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Danni all’agricoltura provocati dalla fauna selvatica, Coldiretti presenta a Zaia una proposta di legge regionale

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Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia

Lupi in Lessinia, orsi nel vicentino, cervi in Cansiglio, cinghiali che imperversano sui colli Euganei; ed ancora lepri, gazze e cornacchie ovunque sparsi in tutte le campagne sommano danni che sfiorano i due milioni di euro l’anno solo in Veneto. Coldiretti ha presentato al presidente Luca Zaia una proposta di legge regionale  in materia di prevenzione, contenimento e indennizzi per gli operatori agricoli. A San Vendemiano una delegazione di agricoltori guidata da Pietro Piccioni e Giorgio Piazza, rispettivamente direttore e presidente regionale, ha chiesto l’impegno a tradurre il pdl in norma, coordinandolo con la legislazione vigente al fine di risolvere  alla radice il problema una volta per tutte.

Mantenere l’equilibrio tra agricoltura e fauna selvatica. In primo luogo – si legge nel documento – occorre dare priorità al controllo della fauna selvatica nelle molte aree sensibili: montagna, collina, pianura e zone lagunari con piani ordinari e straordinari, in armonia con l’attività venatoria. Il testo di base, sul quale si è avviato un proficuo confronto con Legambiente, costituisce una prima piattaforma da approfondire e rappresenta l’avvio di un comune percorso di lavoro per arrivare ad una più efficace e ampia analisi degli strumenti finalizzati ad organizzare forme di programmazione di lungo periodo. Comprendere l’importanza del mantenimento dell’equilibrio tra agricoltura e selvatici è cosa non da poco per la valorizzazione della biodiversità.Tra le novità anche la corsia preferenziale agli imprenditori agricoli professionali (coltivatori diretti/IAP)  in caso di rimborso e per la realizzazione di opere di prevenzione.

Risorse, dove trovarle. Per risolvere l’annosa questione della scarsità delle risorse viene proposto di destinare il 50% dei 5 milioni corrispondenti alla tassa di concessione versata annualmente dai cacciatori per rimpinguare la cassa della Regione. Infine, da non sottovalutare, l’introduzione dell’incentivo regionale sulle assicurazioni che i produttori possono stipulare liberamente. La normativa datata 1993, a quei tempi efficace, non è più strumento adeguato per affrontare una situazione incancrenita a causa della pressione venatoria in diminuzione e dal continuo manifestarsi di specie nocive sul territorio. L’operazione coordinata da Coldiretti su tutta la Penisola è stata colta come un’opportunità imnovativa dal Governatore Zaia che ha preso in considerazione  quanto descritto dai vari vertici presenti  per dare una risposta all’altezza delle aspettative delle imprese annunciando l’impegno di valutarla e poi consegnarla alla commissione competente e al Consiglio regionale per l’approvazione.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

Agroalimentare veneto, report 2014 molto altalenante

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl comparto agroalimentare veneto vede alternare grandi soddisfazioni e forti preoccupazioni. E così si presenta anche il 2014.  Bene la produzione (+2,7% rispetto al 2013), favorita da un andamento climatico complessivamente favorevole; meno si può dire per i prezzi, generalmente in calo (-6,1%), che sempre più soffrono il fenomeno dell’internazionalizzazione dei mercati,  non controllabile a livello locale. Ciononostante, la produzione agricola regionale ha raggiunto lo scorso anno l’importante valore di 5,7 miliardi di euro, comunque in calo del 3,6% rispetto al 2013. In contrazione anche la redditività delle imprese agricole. Sono questi, in sintesi, i macrodati che emergono dal “Rapporto 2014 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto”, presentato ieri a Legnaro (Pd) da Veneto Agricoltura.

Luci ed ombre. Giuseppe Nezzo, Commissario Liquidatore dell’Azienda regionale, nell’inquadrare il Report, strumento oramai di riferimento per il mondo agricolo veneto, ha messo in evidenza “quanto siano importanti per le risultanze economiche del comparto, i fattori climatici e della globalizzazione dei mercati. Anche l’annata agricola 2014 ha dovuto sottostare a questi due fattori”. Il neo assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, ha rafforzato il concetto ricordando come “il Report 2014 sulla congiuntura evidenzi la presenza di settori in difficoltà, per via degli alti costi di produzione e dei bassi prezzi spuntati dagli agricoltori, e altri in forte crescita (vino su tutti). Per affrontare le difficoltà che sta vivendo il comparto, dopo l’estate arriveranno i primi bandi del nuovo PSR 2020, che in particolare punterà sui giovani agricoltori”. L’Assessore ha anche voluto esprimere la sua contrarietà alla produzione di formaggio con il latte in polvere.

Nel dettaglioAlessandro Censori, a capo del Settore Economia e Mercati di Veneto Agricoltura, ha ricordato che se da una parte la fresca e piovosa estate scorsa ha penalizzato alcune colture, in particolare la vite, dall’altra ha favorito la produzione di mais (+35%, ma prezzi giù, -16%), soia (+45% di superficie coltivata, -13% prezzi medi), molto bene le barbabietole da zucchero (+48% superficie coltivata, raccolto raddoppiato, resa +40) e di diverse colture ortofrutticole (patate +49%, lattuga +13%, mele +15%, pere +5%, ecc.). Si è detto della difficile passata stagione vitivinicola, caratterizzata da un andamento climatico estivo particolarmente umido e piovoso che ha consentito una raccolta di uva pari a circa 10,4 milioni di quintali (-11% rispetto al 2013). Di conseguenza, la produzione di vino é scesa a 8,2 milioni di ettolitri (-9%). Note positive arrivano però dalle esportazioni di vino dal Veneto che nel 2014 hanno registrato un fatturato di 1,67 miliardi di euro (+5,1%), sostenuto dal boom del Prosecco nei mercati internazionali.

Zootecnia e multifunzionalità in agricoltura. Il 2014 segna una crescita del 2,9% della produzione di latte (11,2 milioni di quintali, prezzo medio annuo +2%; ma forti ribassi, tutt’ora in corso, hanno segnato la seconda parte della’anno). La produzione veneta di carne bovina è invece scesa ulteriormente (-2%, 189.200 tonn.), fotografia di una situazione stagnante dal punto di vista commerciale che si riscontra anche nel comparto suinicolo (produzione e prezzo medio -2%). Le attività di supporto all’agricoltura (contoterzismo, manutenzione del verde, attività post-raccolta, ecc.) si sono invece rafforzate, dimostrando come la multifunzionalità sia uno strumento sempre più adottato dalle aziende agricole.

Imprese e occupazione. L’alternanza di preoccupazioni e soddisfazioni che caratterizzano l’annata 2014 riguarda anche il numero delle imprese attive e l’occupazione. Lo scorso anno, il numero di aziende agricole iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio del Veneto è ulteriormente diminuito, attestandosi su 65.988 aziende (-2,5% rispetto al 2013). Si confermano invece in crescita le imprese agricole costituite nella forma di “società di persone” (+1,8%). In calo la forza lavoro che ha visto ridursi il numero di addetti in agricoltura del 3,9% (62.998 unità). Alternanza anche nei settori dell’import e dell’export: il deficit della bilancia commerciale è salito a 1.301 milioni di euro, ma l’export trainato soprattutto dal vino, in particolare dal prosecco, scatta in avanti del +16,8%.

Pesca e acquacoltura. Nel 2014 il valore regionale della pesca è di 179,1 milioni di euro, -3% sul 2013. In flessione la flotta peschereccia veneta: 652 le imbarcazioni. Continuano le difficoltà per la produzione di vongole di mare.

Prime valutazioni 2015. Le prime indicazioni danno una flessione degli investimenti a frumento tenero e orzo. Al contrario, si stima che gli ettari coltivati a frumento possano triplicare. Previsto per il mais un forte calo pari al 15-20%, compensato dall’aumento della soia. Durante i primi mesi del 2015 si osserva una tendenziale stabilità dei prezzi per frumento tenero e mais, con valori comunque inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente rispettivamente dell’11% e del 20%. L’annata viticola 2015 sembra progredire bene. Ancora bene l’export di vino, grazie soprattutto agli spumanti. Determinante il successo del Prosecco: il settore degli spumanti italiani, dove le bollicine trevigiane fanno la parte del leone, registra nel primo trimestre 2015 aumenti superiori al 30% in valore e al 40% in quantità. Difficile la situazione nel comparto lattiero caseario dovuta anche al termine del regime delle quote latte. Nel primo semestre del 2015 le quotazioni del latte crudo alla stalla sono in calo del 10-15%, su valori considerati critici per la redditività degli allevamenti. In diminuzione le quotazioni dei principali formaggi DOP veneti. Il comparto della carne resta caratterizzato da una condizione recessiva della produzione. In ripresa i consumi alimentari ma solo per i prodotti confezionati.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Il Radicchio di Chioggia Igp trova il proprio ristorante “Ambasciatore” 2015 e la nuova sede all’Ortomercato di Brondolo (Ve)

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da sx Cristina e Luigi Ghirardon, titolari del ristorante Tavernino di Sottomarina, Ambasciatore 2015 del Radicchio di Chioggia Igp, con Giuseppe Boscolo Palo (presidente Consorzio) e Maurizio Drago (presidente Giuria)

(di Marina Meneguzzi) Al suono di un gioioso rap CRC  – carote, radicchi, cipolle -, tre delle principali colture agricole chiozzotte, ben registrato e cantato dagli alunni di II e III D della scuola Don Milani del IV Istituto Comprensivo di Chioggia (Ve), Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp, ha premiato lo scorso 29 giugno Luigi e Cristina Ghirardon nominando il loro ristorante, il Tavernino di Sottomarina, “Ambasciatore del Radicchio di Chioggia IGP”.

Campi e confezione Radicchio di Chioggia IgpMix tra gusto, cultura e tradizioni. Titolo che spettava al loro locale in quanto vincitore, con la ricetta “Crema di mais al radicchio con mazzancolle in saore di Radicchio di Chioggia Igp”, della gara gastronomica indetta dal Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP in partnership con Venezia Opportunità per dimostrare la versatilità in tavola del “Principe Rosso di Chioggia” e per valorizzarne il territorio di produzione, che va dalla Laguna di Venezia fino al Delta del Po (l’area della Denominazione comprende Chioggia, Cona, Cavarzere, Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro, Loreo, Codevigo e Correzzola).

Gruppo ristoranti

La premiazione di alcuni rappresentanti dei ristoranti partecipanti alla gara presenti alla cerimonia

I magnifici dieci. La ricetta vincitrice è stata individuata da una giuria di giornalisti del settore agroalimentare ed enogastronomico, presieduta da Maurizio Drago, socio ARGAV, e chiamata a dare una valutazione dei piatti misurando il giusto apporto del Radicchio di Chioggia IGP, l’abbinamento con gli altri ingredienti, la realizzazione del piatto e la bontà del servizio. Nel ripercorrere le tappe della gara, Boscolo Palo ha rivolto “un sentito ringraziamento ai titolari dei 10 ristoranti partecipanti, che hanno espresso un grande impegno nell’ideare un piatto in grado di esaltare il gusto e le peculiarità del radicchio di Chioggia Igp“. Ha altresì auspicato che “la collaborazione possa continuare e crescere ancor più, e che se ogni gara vuole un vincitore, in questo caso tutti gli altri ristoranti sono arrivati secondi”. A questo riguardo, oltre al Tavernino, i locali che hanno partecipato alla competizione sono: ristorante Mano Amica di Chioggia, ristorante pizzeria Minerva di Sottomarina, Facecook Social-Restaurant di Sottomarina, ristorante pizzeria Medioevo da Raffaele di Rosolina, agriturismo Tenuta Civrana di Pegolotte, ristorante Villa Momi’s di Cavarzere, trattoria Veronese da Gian di Valcerere-Dolfina, ristorante Zafferano di Porto Viro, trattoria La Tavolozza di Torreglia.

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Alcuni rappresentanti – maestre, genitori, alunni – del progetto “Esploratori” condotto dalle classi II e III D scuola Don Milani del IV Istituto Comprensivo di Chioggia

Valorizzare e formare. “La gara non è stata solo un’iniziativa di valorizzazione, ma anche di formazione per far capire, anche e soprattutto qui, nel territorio dove il Radicchio di Chioggia Igp si coltiva, il grande valore aggiunto insito nel prodotto col marchio della Denominazione“, ha aggiunto Boscolo Palo. Il valore della conoscenza è stato caldeggiato anche da Mary Nordio, maestra della Don Milani che ha condotto, insieme ad altre colleghe e ai genitori dei bambini, il progetto scolastico “Esploratori”, che ha portato anche alla realizzazione della performance rap degli allievi. “Si sa, i bambini hanno sempre difficoltà a mangiare le verdure, ma bisogna conoscere per sapere, e con questo progetto abbiamo fatto capire ai bambini, in modo divertente, le salutari virtù offerte dalle colture agricole del nostro territorio“, ha spiegato la Nordio.

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Da sx Giuseppe Boscolo Palo (Consorzio Radicchio di Chioggia Igp) e Marco Dughiero (Assessorato Attività Commerciali di Chioggia)

Ritorno all’antica sede. Oltre alle premiazioni della gara, nel corso della mattinata è stata inaugurata anche la nuova sede operativa del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP all’Ortomercato di Chioggia, in cui aveva trovato spazio inzialmente nel 2009, all’epoca della costituzione del Consorzio, successiva al riconoscimento Igp.  A tagliare il nastro, insieme a Boscolo  Palo, c’era l’assessore alle Attività Economiche e Produttive, Marco Dughiero, che ha propiziato, insieme al presidente Coldiretti Venezia e consigliere della CCIAA veneziana Jacopo Giraldo, il ritorno del Consorzio presso le strutture del Mercato Orticolo di Brondolo. “Il dovere di chi rappresenta le imprese è andare loro incontro e la tutela attraverso il Consorzio è l’unica strada per la valorizzazione del radicchio di Chioggia“, ha detto Giraldo. “Promuovere il marchio radicchio di Chioggia Igp significa anche promuovere la città di Chioggia, ed in questo senso il Consorzio potrà contare sempre sulla nostra fattiva collaborazione“, ha aggiunto Dughiero.

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da sx Jacopo Girardo (presidente Coldiretti Venezia e consigliere CCIAA Venezia) con Giuseppe Boscolo Palo (Consorzio Radicchio di Chioggia Igp)

Verso una Borsa dei Radicchi veneti a Chioggia? Il Consorzio sta conducendo una forte azione di promozione – fiere nazionali e all’estero, manifestazioni regionali e locali, realizzazione di materiale informativo – confortata da successi mediatici. Al momento, purtroppo, mancano i riflessi positivi sulle quotazioni del Radicchio a marchio Igp, i cui quantitativi prodotti e certificati, sia pur incrementati fino al raddoppio negli ultimi due anni, rimangono ancora marginali rispetto alla potenzialità dell’area della denominazione, che si aggira attorno ai 600mila quintali. Di conseguenza, il Consorzio ha riscontrato una certa problematicità nel convincere le aziende agricole del territorio a certificarsi per la produzione di Radicchio a marchio Igp, anche ai fini di un ampliamento della platea sociale. Aspetto, questo, che il Consorzio auspica di superare anche grazie alla presenza all’interno dell’Ortomercato e alla conseguente possibilità di contatto quotidiano con i produttori. Il fatto di trovarsi all’interno dell’Ortomercato, sarà anche elemento catalizzatore nell’evoluzione della gestione dei due mercati contigui di Chioggia e Rosolina, ipotesi conseguente alla fusione tra le Camere di Commercio di Venezia e Rovigo nella Camera Delta-Lagunare. Infine, essendo l’Ortomercato di Chioggia la “piazza mercantile” dove si forma il prezzo dell’unico radicchio presente sugli scaffali tutto l’anno, proprio qui – grazie anche alle Organizzazioni di produttori Consorzio, operanti sul territorio – potrebbe trovare collocazione una “Borsa dei Radicchi Veneti”.

Alta Val di Chiampo, terra di sapori (e cuori) genuini, vanta il primato in Veneto di produzione di carciofi di montagna

Soci Argav

I soci ARGAV a Marana di Crespadoro, nei campi di Agrimea

(di Marina Meneguzzi) Da alcuni anni a questa parte, è tradizione per la nostra Associazione condividere parte della giornata dedicata all’Assemblea sociale di metà anno con coloro ai quali abbiamo attribuito, nell’anno precedente, il Premio ARGAV. Così è stato per l’Assemblea tenutasi il 14 giugno scorso, ospitata a Marana, frazione di Crespadoro (VI), in Alta Val di Chiampo, a 850 metri d’altezza, nella sala riunioni di Villa Santa Rita, struttura nata come casa di preghiera degli Agostiniani, poi passata alla Provincia ed ora sede di Agrimea, la cooperativa agricola sociale a cui è andato il Premio ARGAV 2014 (leggi le motivazioni e lo scopo sociale della Cooperativa).

Terre alte, sole, mani e cuore. Ad accoglierci con un caldo benvenuto c’erano alcuni ragazzi ospiti della Cooperativa, insieme al presidente Giancarlo Sanavio, psicologo ed economista, e al vicepresidente Alessandro Mecenero, già sindaco di Crespadoro.  A parlarci “in campo”, oltre a loro c’era Nicolò Franco, giovane perito agrario che segue i lavori agricoli, coadiuvato da altri consulenti agronomi e dai ragazzi ospiti della cooperativa, che vengono coinvolti in tutte le fasi della filiera agricola.

Campo carciofi

campi di carciofi Agrimea

Nessuno ci credeva. “In tutto coltiviamo 4 mila piante di carciofo – ha raccontato Nicolò – una varietà ibrida pugliese che ben si adatta alla montagna, solo che in Puglia matura a novembre mentre da noi matura in estate, da maggio a settembre. Quando abbiamo iniziato l’attività, neanche i tecnici di Veneto Agricoltura  credevano nella nostra buona riuscita, oggi siamo i primi e gli unici produttori di carciofo di montagna in Veneto. Produzione, questa, a cui abbiamo affiancato quella invernale della Rosa di Marana, radicchio tenero e prelibato che fiorisce anche sotto la neve e che, dopo la raccolta, completa la sua maturazione al chiuso, al buio e al caldo. Coltiviamo anche fagioli – ha concluso Nicolò – soprattutto per arricchire di azoto il terreno“.

Siviero

da sx Alessandro Mecenero e Giancarlo Sanavio, rispettivamente vicepresidente e presidente Agrimea

Pochi minuti di attività agricola al giorno, e già si notano benefici nel temperamento dei ragazzi autistici. L’attività agricola è stata avviata per soddisfare la necessità di autofinanziamento della Cooperativa, ma è molto importante  anche a livello terapeutico. “Da quanto abbiamo iniziato,  circa un anno e mezzo fa, abbiamo avuto risultati più che soddisfacenti sulla ventina di ragazzi ospiti della nostra struttura, che vanno dai 10 ai 22 anni“, ha spiegato Sanavio. Che ha aggiunto: “In Veneto oggi si registra 1 caso di autismo ogni 130 nati, quindi c’è un numero incredibile di bambini autistici, malattia che sembra colpire in prevalenza i maschi (1 femmina su 5), ma che fino ai 3 anni di vita è difficile da diagnosticare e anche dopo, i familiari e la stessa scuola, sono poco attrezzati culturalmente per riconoscerla, mentre sarebbe importante individuarla già nel primo anno di vita“. “L’autismo – ha continuato Sanavio – porta chi ne è colpito a chiudersi in se stesso, a non voler comunicare, è una patologia le cui cause sono ancora da accertare, anche se un recente studio americano della Nasa sembra individuare la causa scatenante nell’alimentazione dei genitori ed in particolare nell’assunzione di oli vegetali, come l’olio di palma, che possono modificare il Dna”. “Siamo una delle poche realtà che si fa “carico”, dal punto di vista psicologico, anche delle famiglie dei ragazzi“, ha concluso Sanavio, aggiungendo: “Il fatto di essere in montagna costituisce uno “splendido isolamento” necessario per la loro cura, condotta da 30 operatori, che lavorano a turno notte e giorno. Al 90% i ragazzi da noi seguiti riescono a integrarsi in famiglia e nella società. E questo, anche grazie al lavoro nei campi“.

Prodotti 2Marana, terra di squisiti tartufi. Una realtà così appagante dal punto di vista umano ha destato nei soci ARGAV molte sensazioni, dalla preoccupazione verso una patologia a cosi alto tasso di incidenza sulla popolazione, all’ammirazione verso coloro che si spendono con tanta energia e passione nella cura, al pizzico di orgoglio per aver premiato una realtà agricola-sociale dall’obiettivo così importante. E che, in fase di conclusione dell’incontro, ha fatto conoscere anche aspetti enogastronomici d’eccellenza dell’alta Val di Chiampo, ad iniziare dal buon tartufo nero di Marana,  promosso dall’Associazione per Marana e Tartufai dei Lessini Vicentini presieduta da Giuseppe Cacciavillani, presente al convivio. Dopo i Colli Berici, il territorio di Marana di Crespadoro è il secondo centro per importanza di produzione di questo scorzone, che si trova in Primavera e in Autunno grazie al fiuto di cani appositamente addestrati. La tradizione locale lo vuole gustato insieme a riso, tagliatelle e spaghetti, se volete averne un assaggio ricordate che la mostra mercato del prelibato tubero si tiene l’11 ottobre 2015 a Marana di Crespadoro (maggiori info cell. 348-8047561).

Sindaco Vice Sindaco Associazione Assemblea Soci Crespadoro

da sx Liliana Monchelato, sindaco di Altissimo, Enrico Corato, vicesindaco di Nogarole Vicentino e Giuseppe Cacciavillani, presidente Ass.ne Tartufo di Marana

Noci Altissimo

Le noci di Altissimo

Sapori (e noci) soprendenti. Oltre al tartufo, abbiamo assaggiato altre prelibatezze, tra cui la trota e il formaggio di montagna del comune di Altissimo, entrambi prodotti De.Co. (Denominazione Comunale), presentati nell’occasione dal sindaco Liliana Monchelato. Altissimo ha una solida tradizione nel settore della troticoltura. Le trote fario e iridea sono allevate in peschiere alimentate dalle acque del fiume Chiampo e vengono nutrite con mangimi naturali. La trota, preparata ai ferri o fritta, è protagonista di una festa che si tiene ogni maggio ad Altissimo ed è curata dall’Associazione GS Molino (maggiori info Adriano Gefry Cracco tel. 335-7755373). Il formaggio, invece, è  prodotto dal Caseificio Cooperativa di Altissimo (tel. 0444-487114), è fatto solo con latte crudo, stagionato da 2 mesi a 2 anni, ed è l’unico autorizzato nel territorio a chiamarsi “formaggio di montagna”, essendo il Caseificio, i pascoli e le aziende agricole che conferiscono il latte situate ad una altitudine superiore ai 600 metri. Parte del formaggio in degustazione era farcito con le noci di Altissimo, la cui grandezza ha colpito tutti i presenti.

IMG_3853-Copia-1024x489Formaggi da concorso. Altra bella località che si trova a cavallo tra le valli del Chiampo e dell’Agno è Nogarole Vicentino che, sempre a maggio, organizza la festa del formaggio e dei prodotti De.Co. “La manifestazione promuove il ricco patrimonio gastronomico del territorio – ha raccontato Enrico Corato, vice sindaco di Nogarole – e consta di un concorso tra i quattro caseifici delle valli Agno-Chiampo (Nogarole, Altissimo, Castelgomberto e Trissino), l’organizzazione di una camminata naturalistica e culturale alla scoperta delle contrade e dei capitelli disseminati sul territorio e la realizzazione di un menù enogastronomico in cui a farla da padrone sono i formaggi locali e gli gnocchi con la “fioretta” prodotta per affioramento in una delle fasi di produzione della ricotta”.

26 giugno-2 luglio, in primo piano ad Expo 2015 l’ecosistema delle malghe dell’Altipiano di Asiago

Capindo la late - BiodiversitàASIAGODOPaEXPODal 26 giugno al 2 luglio Asiago DOP porta la biodiversità al centro della sua presenza a EXPO 2015. Per l’intera settimana, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago intensificherà gli eventi al Padiglione Federalimentare-Cibus è Italia (Pad. 128) con un corner esterno mentre il 30 giugno, alle ore 15.00, entra nel vivo la collaborazione con Slow Food ed Asiago Dop con la presentazione, allo Slow Food Theatre, del documentario “Capindo la late. Transumanza di uomini e bestie attraverso il tempo sull’Altopiano di Asiago 7 Comuni”, il grande affresco della vita e del mondo dell’alpeggio che rende unica questa Dop.

Riflessione sul valore dell’agricoltura di montagna. Promosso dal Consorzio e realizzato da Andrea Colbacchini e Giuliano Cremasco in oltre 18 mesi di ricerca, “Capindo la late” è occasione per riflettere sul valore dell’agricoltura in montagna dove i malgari, con la loro attività di trasformazione del latte in formaggio, diventano i custodi del pascolo e tutori della biodiversità zootecnica, a salvaguardia di quel patrimonio naturale che è valore universale a EXPO 2015.

Prezioso alleato per la salute. Il formaggio Asiago DOP è anche esempio di come un’alimentazione sana sia preziosa per la salute. Infatti, recenti studi dell’Università di Padova, hanno dimostrato come, grazie alla presenza di peptidi bioattivi, apprezzati alleati nella difesa contro i radicali ossidativi, Asiago Dop possa intendersi alimento “nutraceutico naturale”. Un beneficio che rivela la presenza di piccole quantità di  CLA, i coniugati dell’acido linoleico, in grado di ridurre i tessuti adiposi di riserva in soggetti sani in moderato sovrappeso.

Fonte: Consorzio Tutela formaggio Asiago Dop

Diga sull’Adige, Confagricoltura contraria

Emo Capodilista

Giordano Emo Capodilista, presidente Confagricoltura Padova

Confagricoltura Padova contrasterà il progetto per la realizzazione di una diga sul fiume Adige tra Terrazzo e Badia Polesine finalizzato alla produzione di energia elettrica. “Il problema è proprio la finalità esclusiva di sfruttamento del corso d’acqua a fini energetici del progetto -sottolinea il presidente dell’associazione Giordano Emo Capodilista– che non possiamo accettare.

L’uso a fini di lucro dell’acqua non  può prevalere o anche solo condizionare l’ottimale regolazione dei livelli del fiume, indispensabile anzitutto per garantire la sicurezza idraulica e poi per consentire la disponibilità di una adeguata quantità di acqua per gli scopi di potabilizzazione e di irrigazione. Va infatti ricordato che la legge Galli, per quanto riguarda l’impiego dell’acqua, dà priorità agli scopi irrigui prima di quelli industriali”. Confagricoltura, in sintonia con i consorzi di bonifica delle province di Padova, Rovigo e Venezia, è preoccupata per la possibile riduzione del livello del fiume a valle della diga che comprometterebbe l’attingimento di acqua per l’irrigazione, è provocherebbe anche il progressivo depauperamento dei sedimenti e la risalita del cuneo salino.

Rischio di limitazioni acqua per irrigazione anche nel Veronese. “Il fiume va rispettato e amministrato con grande cura; ogni intervento deve essere integrato nella gestione complessiva del corso d’acqua. Già altre centrali idroelettriche che stanno per essere realizzate in provincia di Verona sono state autorizzate senza un’attenta valutazione e probabilmente porteranno alla limitazione dei quantitativi di acqua destinata all’irrigazione proprio nei periodi in cui ci sarà un maggior bisogno per l’agricoltura”, conclude Emo Capodilista.

Fonte: Confagricoltura Padova

Passione e attenzione alla qualità, il segreto (svelato) del successo della storica Latteria Perenzin a Bagnolo di San Pietro di Feletto (TV)

Soci Argav+Perenzin

18 aprile 2015, I soci ARGAV in visita alla Latteria Perenzin, in primo piano Emanuela Perenzin

(di Marina Meneguzzi) Il formaggio in frigo ha fatto la muffa? Contrariamente a quanto potreste pensare, è un buon segno, significa che nel produrlo non sono stati usati conservanti e che, se indicata nell’etichetta di confezionamento la parola “edibile“, potete mangiarvi anche la buccia! Parola di Emanuela Perenzin, titolare insieme al marito Carlo Piccoli dell’omonima storica Latteria a Bagnolo di San Pietro di Feletto (TV), meta della visita dei soci ARGAV lo scorso 18 aprile.

scaffalutura formaggi bio foto Beatrice Tesserin

Scaffalatura formaggio capra bio (foto Beatrice Tessarin)

Innanzitutto, qualche dato: casari da 4 generazioni, Prenzin Latteria ha registrato nel 2014 3milioni di fatturato (+ 13% rispetto al 2013), lavorando 2 milioni di litri di latte proveniente da stalle di Belluno, Brunico, Susegana (il latte di bufala dell’azienda agricola Borgoluce, che i soci ARGAV in passato hanno visitato) e da un’unica stalla di Conegliano (la società agricola biodinamica San Michele Tre Marie). Pionieri nella riscoperta dei formaggi a base di latte di capra, Perenzin Latteria è leader in Italia nella produzione di formaggi caprini da latte biologico.

Museo Perenzin 1Percorsi Enogastronomici di Ricerca. La visita è stata un’esperienza sensoriale davvero coinvolgente, ripetibile da tutti, possibilmente su prenotazione (tel. 0438-21355),  che ha consentito di visitare il caseificio – percorso museale con i cimeli e le glorie di famiglia compreso -, i magazzini e di gustare una selezione di prodotti. La visita è iniziata dal nuovo PER, (Percorsi Enogastronomici di Ricerca), innovativa formula di accoglienza che associa alla vendita di oltre 30 tipologie tra formaggi di vacca, capra, bufala e bio, anche salumi, vini, birre artigianali e una selezione di specialità gastronomiche italiane di qualità.

degustazioneIl formaggio è una creatura che respira, vive e matura giorno dopo giorno. Associata alla vendita, c’è l’attività di ristorazione nel Cheese bar Osteria del Casaro dove è possibile deliziarsi con menù a tema nonché fare interessanti degustazioni guidate, condotte con grazia e maestria anche dalla stessa Emanuela Perenzin (costo 10 euro a persona per gruppi di 5/6 persone con assaggio di circa una decina di formaggi). In occasione della nostra visita, abbiamo assaggiato nove formaggi partendo, in un crescendo di sapori, dalla caciotta senza sale, che odora di burro e di panna, per passare alla specialità della casa, il piccolo fiore di bufala – davvero magnifica la sua scioglievolezza in bocca! – , e ad una serie di formaggi “ubriachi” e affinati al vino, dal bufala ubriacato al Glera (vitigno del Prosecco), dolce e piccante con un retrogusto finale di bufala e “di  cantina”, medaglia d’oro all’ultima edizione del World Cheese Awards di Londra, al capra al Traminer, al Millefoglie ubriaco al Marzemino. Ed ancora, abbiamo assaggiato il formaggio Montagna, dagli aromi di erbe e fiori di prato dei pascoli altoatesini, il formaggio di capra affinato al pepe, il formaggio San Pietro in cera d’api, dai sentori mielati con retrogusto vanigliato e fiorito, ed infine il Castel, libera interpretazione dei Perenzin di come poteva essere un formaggio nel Medievo, fatto con latte crudo non pastorizzato, ricco di grasso e proteine, e lasciato inacidire per un giorno in ambiente igienicamente controllato, morbido nel sottocrosta e sempre più consistente a mano a mano che ci si avvicina al cuore del formaggio.

Soci Argav + Carlo Piccoli

I soci Argav in visita alla Latteria Perenzin, in primo piano a destra Carlo Piccoli, direttore Accademia Int.le dell’Arte Casearia

Con i corsi dell’Accademia dell’Arte Casearia, si dà “forma” ai propri desideri professionali. Tra le attività intraprese da Emanuela Perenzin e, soprattutto, da Carlo Piccoli, c’è la nascita dell’Accademia Internazionale dell’Arte Casearia,  sorta dalla collaborazione con l’Associazione Famiglie rurali Sinistra Piave. L’Accademia è l’unica presente in Italia, dopo quella di Thiene (Vi) istituita nel 1927 ma chiusa anni orsono, ed è ospitata negli spazi dello stabilimento della Latteria. A dirigere l’Accademia è Carlo Piccoli, maestro assaggiatore Onaf dal 1995 e casaro “sperimentatore”, grazie al suo lavoro ventennale in produzione e in negozio, che gli ha permesso negli anni di avere un dialogo diretto con i clienti. “In un momento in cui la crisi si fa sentire in ogni settore – ha affermato Piccoli –, è importante recuperare mestieri della tradizione delle nostre zone. Purtroppo manca la conoscenza pratica di tali lavori. Per questo abbiamo pensato di istituire l’Accademia, che si basa sulla quotidianità e sulle reali dinamiche di un caseificio e dove oltre all’insegnamento sulle varie fasi di trasformazione del latte, ci prefiggiamo di trasmettere una passione, attraverso dei corsi pensati per chi vuole mettere velocemente a frutto ciò che apprende. Le lezioni sono mirate, tecniche, e inserite nel contesto reale lavorativo, viene dato spazio anche all’aspetto del marketing, al fine di insegnare a gestire in autonomia una piccola azienda”. I corsi durano una settimana e si svolgono pressoché ogni mese, al termine delle lezioni viene rilasciato un attestato, principali destinatari sono aziende agricole, malghe con piccoli allevamenti, giovani imprenditori agricoli, addetti al settore caseario e gastronomico e tutti coloro che sono interessati ad imparare un vecchio mestiere artigianale, che si sta sempre più industrializzando (info date e costi attività didattiche, tel. 0438 21355 oppure mail a accademia.artecasearia@gmail.com).

UE approva PSR Veneto 2014-2020, in autunno i primi bandi regionali

Manzato all'Agro Open Day

Franco Manzato

“Il Veneto è pronto a emanare, già in autunno, nuovi bandi del PSR 2014-2020 per una somma complessiva di 1 miliardo e 184 milioni di euro da distribuire nei prossimi cinque anni. I fondi verranno indirizzati in primis alle giovani start-up agricole, alla competitività delle imprese, alla sostenibilità ambientale e agli investimenti innovativi”. Con queste parole l’assessore all’agricoltura della Regione, Franco Manzato, commenta l’Ok arrivato dalla Commissione Europea al nuovo Programma di Sviluppo Rurale Veneto, esprimendo la propria soddisfazione, “e il riconoscimento verso tutti i dirigenti e funzionari che hanno attivamente creduto nel raggiungimento di questo risultato, che ha permesso al Veneto di essere il primo in Italia, ai quali rivolgo un sincero grazie”.

Più nel dettaglio. “Si tratta – dice Manzato –  di un programma meglio finalizzato, che riduce da 37 a 13 le misure strategiche da finanziare da qui al 2020. Rispetto alla passata programmazione i finanziamenti destinati alle aziende private aumentano a 800 milioni. 80 milioni saranno destinati ai giovani per avviare almeno altre 2000 aziende under 40. Un focus particolare riguarderà la montagna, alla quale è destinato oltre il 35 per cento delle risorse, che equivale al valore di 417 milioni di euro. Oltre il 10% delle risorse viene destinato alla competitività delle filiere agroalimentari, il 33,5% agli obiettivi agro-climatico-ambientali, senza tralasciare il sostegno allo sviluppo locale tramite il Leader”. Con questi scopi, la Regione metterà a disposizione un fondo di garanzia, con la funzione di facilitare l’accesso al credito delle aziende agricole, che potranno appoggiarsi a un fondo regionale “garante” presso le banche rispetto agli investimenti delle imprese del settore primario.”Il percorso di definizione e costruzione del nuovo Psr è passato attraverso un’attività partecipata e condivisa con gli stakeholders di tutto il settore primario veneto, a tal punto da essere stato selezionato tra i progetti europei semifinalisti del ‘Premio Comunicazione Pac 2014’, indetto dalla Direzione Agricoltura della Commissione Europea, che lo ha definito un innovativo progetto di “e-democracy”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

27 maggio 2015, i soci ARGAV visitano due aziende produttrici di kiwi e asparagi a cavallo tra Padova e Rovigo

Asparagi PolesineCofrutaMercoledì 27 maggio 2015 i soci ARGAV saranno in Polesine e nel Padovano per la visita a due aziende ortofrutticole, l’O.P. CO.FRU.TA (Consorzio Frutticoltori del Tartaro) di Giacciano con Baruchella (RO, con visita a un’azienda agricola specializzata nella coltivazione del Kiwi e la visita all’azienda agricola “Il Bio di Vasco” di Vasco Franceschi a Castelbado (PD), che in questo periodo produce principalmente asparagi.

Pagamenti agroambientali, premi ricalcolati per gli impegni 2007-2013

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiModifiche ai pagamenti agroambientali, stato del negoziato del nuovo programma e avanzamento del Psr 2007-2013. Sono i tre temi affrontati nel Comitato di sorveglianza del Programma di Sviluppo Rurale, coordinato dalla Regione del Veneto alla presenza del rappresentante della Commissione Europea e delle rappresentanze istituzionali, economiche, sociali e ambientaliste.

Pagamenti agroambientali. Il primo tema affrontato è stato la revisione della Misura 214 (Pagamenti agroambientali) e 215 del Psr 2007-2013. Si è trattato di una verifica dell’impatto sugli impegni ambientali dell’evoluzione del quadro giuridico determinato dalla nuova Politica agricola comune 20014-2020, in particolare il greening e la nuova condizionalità. La conseguenza principale è l’introduzione di un meccanismo di riduzione dei premi per talune azioni per le aziende sottoposte al greening. Il beneficiario, tuttavia, potrà decidere se proseguire con i nuovi impegni, oppure rinunciare senza incorrere nel recupero delle somme ricevute negli anni precedenti. Altro aspetto determinante della modifica, è la revisione biennale dei premi riconosciuti in funzione delle diverse sottomisure, resa necessaria dall’aggiornamento dei premi operato nel 2011. I valori dei maggiori costi e dei mancati redditi sono stati ricalcolati sulla base dei dati 2009-2012 della banca dati Rica (Rete di informazione contabile agricola). La modifica, sulla quale si esprimerà la Commissione Europea entro quattro mesi dalla notifica, riguarda in Veneto una platea di alcune migliaia di aziende agricole, per una portata finanziaria complessiva di circa 16 milioni di euro.

Psr 2014-2020. L’Autorità di gestione ha poi illustrato la situazione del negoziato per l’approvazione del nuovo programma 2014-2020. In questi giorni si stanno infatti chiudendo le ultime modifiche al testo concordate con i servizi della Commissione europea. Il via libera di Bruxelles potrebbe avvenire entro il mese di maggio.

Psr 2007-2013. È stato infine aggiornato lo stato di avanzamento finanziario del Psr 2007-2013: il 90,2% delle risorse del programma risultano già erogate, per un totale di 940 milioni di euro di aiuti liquidati. Entro l’estate sarà presentata un’ultima modifica e convocato un nuovo Comitato di sorveglianza per apportare gli adeguamenti tecnici finali che permetteranno un completo utilizzo dei fondi entro il 31 dicembre 2015, termine ultimo fissato dai regolamenti europei per l’esecuzione della spesa del programma.

Fonte: Regione Veneto