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29-31 maggio 2015, i luoghi del gusto di Treviso si mobilitano per festeggiare i 7 anni di Dop della Casatella

Casatella Trevigiana anniversarioLa casatella, formaggio fresco tradizionale della provincia di Treviso, dal 29 al 31 maggio 2015 sarà protagonista di “Buon compleanno Casatella Trevigiana DOP”, festa per celebrare i sette anni dall’ottenimento della Denominazione di Origine Controllata (il 2 giugno 2008). Il programma della tre giorni, realizzato dal Consorzio di Tutela con patrocinio di Regione Veneto, Provincia di Treviso e Comune di Treviso, prevede festa di piazza, ma anche spacci aperti e piatti tipici realizzati dagli esercenti della provincia di Treviso, grazie al sostegno di Unascom Confcommercio: panifici, pasticcerie, ristoranti tipici, pizzerie e gelaterie.

Un tempo si chiamava “casata”. Sotto la Loggia di Palazzo dei Trecento, domenica 31 maggio, si terranno degustazioni grazie allo chef Giancarlo Pasin dell’Osteria alla Pasina, con la presenza di altri due grandi prodotti tipici grazie alla collaborazione con Consorzio Prosecco DOC e Consorzio Asparago di Badoere IGP. Quella che un tempo era la “casata”, formaggio contadino veneto fatto in casa, oggi è Casatella Trevigiana DOP, celebre formaggio a pasta molle consumato sulle tavole di tutta Italia. Nell’evoluzione di questo prodotto, che ha mantenute intatte nel tempo molte delle sue caratteristiche tradizionali, a fare la differenza è stato proprio l’ottenimento del marchio di Denominazione di Origine Protetta. Un risultato voluto dal Consorzio per la tutela della Casatella Trevigiana DOP fin dal momento della sua costituzione, avvenuta nel 2001. “Tradizione, forte legame col territorio, filiera controllata, latte prodotto esclusivamente negli allevamenti della provincia di Treviso, controllo dell’alimentazione delle bovine da parte del disciplinare, questo è il valore aggiunto della nostra qualità – dichiara il presidente del Consorzio di Tutela Lorenzo Brugneraun prodotto sempre più apprezzato sui mercati nazionali e anche all’estero. Farlo conoscere sempre di più ai consumatori è l’obiettivo del Consorzio e anche di questa manifestazione. I nostri caseifici sono fieri di produrre la Casatella Trevigiana DOP  e ne rispettano anno dopo anno la genuinità, consapevoli di offrire ai consumatori e alle nostre famiglie un formaggio fresco e cremoso, versatile a tavola, prodotto con ingredienti rigorosamente provenienti dalla nostra terra“.

Spacci aperti sabato 30 maggio. Sono 26 gli spacci dei caseifici soci produttori di Casatella Trevigiana DOP dove sabato 30 maggio si potrà festeggiare il formaggio fresco degustando gratuitamente una gustosa cheesecake prodotta dalle pasticcerie trevigiane. Per scoprire lo spaccio più vicino basta consultare il link al sito del Consorzio di Tutela:  http://www.casatella.it/news/820/

Tre giorni di gusto: dalla pizza al gelato. Nei giorni venerdì 29, sabato 30 e domenica 31 maggio, Casatella Trevigiana sarà protagonista nelle pasticcerie: 300 e Ardizzoni di Treviso, Alpago di Conegliano e Antico Forno di Cimadolmo. La pizzeria Da Pino in piazza Dei Signori, proporrà pizze trevigianissime e nelle gelaterie Il Gelatiere, a Sant’Agostino e Calmaggiore, il mastro gelataio Stefano D’Assie proporrà una speciale versione di gelato alla Casatella Trevigiana. Il formaggio DOP sarà inoltre presente nei panifici Giacomo Pasqualato, San Biagio di Callalta, Fontan Dino a Treviso, Dalle Mule Annalisa & Marfia a Treviso, Pezzato snc a Treviso, Bosco Giovanni & C. –a Treviso e nei ristoranti L’Incontro a Treviso, Trattoria Toni del Spin a Treviso, Vecio Portego a Treviso, Alfredo El Toulà a Treviso.

Domenica 31 maggio: grande festa di piazza. Sotto la Loggia dei Trecento in Piazza dei Signori a Treviso, domenica 31 Maggio, il settimo compleanno di Casatella Trevigiana DOP si trasformerà in festa di piazza. Dalle 10 alle 19 saranno a disposizione di tutti assaggi, degustazioni guidate, mostra mercato, show cooking. Alle 11, inaugurazione ufficiale con brindisi, naturalmente a base di Prosecco DOC e taglio della torta. Alle 15:30 spettacolo del Gruppo Folkloristico Trevigiano e alle 16:30 il laboratorio col mastro casaro che realizzerà in diretta la Casatella Trevigiana a partire dal latte fresco.  Dalle 11 alle 15, show cooking con preparazione di risotto alla Casatella Trevigiana e Asparago di Badoere IGP grazie allo chef Giancarlo Pasin dell’Osteria alla Pasina.

Festa anche on line con le cheesecake delle blogger. Una selezione tra le più qualificate food blogger del Nordest ha accettato la sfida: festeggiare la Casatella Trevigiana DOP mettendo alla prova fantasia e creatività. Sarà la pagina Facebook ufficiale di Casatella Trevigiana DOP, assieme ai blog delle autrici, ad ospitare le ricette per una gustosa torta di compleanno a base del formaggio fresco e cremoso che ben si presta anche a preparazioni dolci. Il Consorzio ha infatti investito anche nella comunicazione social per promuovere la fresca bontà di Casatella Trevigiana: le ricette saranno pubblicate nella settimana dell’evento sulla fan page Facebook Casatella Trevigiana DOP.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio di Tutela Casatella Trevigiana

Eurocarne, la zootecnia veneta rilancia la linea vacca-vitello

quote_latteParte dal Veneto, che con oltre 532 mila capi bovini macellati contribuisce per il 18 per cento alla produzione di carne bovina a livello nazionale, la riscossa della carne nata, allevata e macellata in Italia, grazie alla collaborazione dell’Associazione italiana allevatori con l’Associazione regionale degli allevatori veneti (Arav), la Regione Veneto, l’Università di Padova e i consorzi di produttori Unicarve e Azove.

Collaborazione di stalle da latte e da carne. Il progetto pilota lanciato si chiama «Meetbull» ed è stato presentato nel corso della 26ª edizione di Eurocarne.  La sperimentazione è già partita e vede la collaborazione di stalle da latte e da carne, con l’obiettivo di sostenere il comparto delle carni, attraverso la linea vacca-vitello, ottimizzando cioè la rimonta interna delle stalle da latte con il seme sessato. «In questo modo – spiega il presidente di Arav, Floriano De Franceschi sostituiamo le nascite di vitelli maschi dalle razze da latte, che non hanno alcun ritorno in chiave economica, con capi meticci da carne, di valore commerciale nettamente più alto, in modo da avere un prodotto al 100 per cento italiano». In termini economici, anche se il seme sessato ha un costo del 30 per cento superiore rispetto al seme convenzionale (circa 100 euro contro i 70 per il convenzionale), il ritorno è di circa 300 euro per animale allevato, al termine del ciclo di accrescimento. Il progetto pilota ha già coinvolto 150 stalle da latte e da carne e i primi 800 capi sono già nati. L’obiettivo è arrivare a fine novembre con 3.000 meticci di Frisona e razza Blu belga allevati per la produzione di carne. In una seconda fase dovrebbe essere coinvolta anche la razza Piemontese.

Lo scenario Veneto. Secondo le elaborazioni Ismea su dati Istat, la produzione di carne bovina realizzata in Veneto, il cui valore ai prezzi di base è pari a circa 475 milioni di euro, rappresenta il 14 per cento del valore della produzione a livello nazionale e incide per oltre il 9 per cento su quello dell’agricoltura regionale complessivamente considerata. Il numero dei bovini da carne allevati in Veneto rappresenta il 26,1 per cento del totale nazionale ed è secondo in ordine di importanza con una quota appena inferiore a quella della Lombardia (29,2 per cento).

Fonte: Servizio Stampa Eurocarne-Veronafiere

E’ nato “Forno di qualità”, marchio veneto a tutela del consumatore e del vero pane fresco

pane neroQualità e tradizione dei prodotti veneti hanno da oggi una tutela in più. I cittadini potranno meglio apprezzare passione e professionalità dei nostri panificatori e avere un punto di riferimento sulla qualità e la genuinità del pane che comprano. Lo ha detto Maria Luisa Coppola, assessore regionale alle Attività produttive e al Commercio, presentando nei giorni scorsi a Padova il disciplinare e il marchio “Forno di qualità” istituito dalla Regione. Si è infatti conclusa positivamente la procedura di notifica alla Commissione Europea, con la conseguente approvazione, del testo definitivo del “Disciplinare per la qualificazione delle imprese di panificazione” e del Regolamento d’uso del marchio.

logo_forno_qualitaMarchio a forni che producono esclusivamente pane fresco. Il marchio consentirà al consumatore, circondato oggi da innumerevoli prodotti con caratteristiche e cicli di lavorazione non sempre ben definiti e tracciati, di trovare un segno di riconoscimento definito e individuabile a garanzia della freschezza e della qualità del prodotto panificato. Il marchio “Forno di qualità” sarà attribuito ai forni che producono esclusivamente pane fresco, secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione o alla conservazione prolungata delle materie prime e venduto, comunque, non oltre le 48 ore dal completamento del processo di produzione.

Un registro regionale delle specialità da forno tipiche del Veneto. “Nel raggiungere questo risultato – ha sottolineato l’assessore Coppola – sono stati coinvolti  coloro che operano in questo settore e conoscono la realtà della panificazione e la produzione tradizionale artigiana della nostra regione. Da oggi potrà essere concretamente tutelato il prodotto “pane fresco”, garantendo la qualità e la genuinità e valorizzandone tipicità e tradizione. Non è solo mestiere ma vera passione.” Nel disciplinare è dato anche ampio risalto alla valorizzazione delle specialità da forno locali che potranno essere inserite nel “Registro regionale delle specialità da forno tipiche della tradizione del Veneto”.

Pane 1Incontro moderato dal presidente ARGAV, Fabrizio Stelluto. Alla presentazione del marchio e delle modalità per ottenerlo hanno partecipato anche i rappresentanti della Federpanificatori, e delle organizzazioni artigianali regionali, delle Camere di Commercio del Veneto. “Negli ultimi due anni in Veneto (ed in Italia) è letteralmente esploso l’import di prodotti da forno e farinacei dall’Est Europa (Ungheria, Slovenia, Polonia Repubblica Ceca Slovacchia e Romania). Siamo passati da 4 a 8 milioni di euro (+100%). Fenomeno che si lega, e spiega, al boom della produzione di “pane appena sfornato” da parte soprattutto della grande distribuzione. Un inganno vero e proprio, visto che si tratta di prodotto surgelato e solo cotto nel luogo di distribuzione, incentivato dalla assenza di regole e possibilità di distinzione che sta facendo imporre –come troppo spesso accade- la logica del prezzo a discapito della qualità”, ha detto Luigi Curto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. “Grazie al marchio “Forno di Qualità”, almeno l’inganno, non sarà più possibile”, ha affermato Nicola Trentin, presidente regionale dei panificatori. Che ha aggiunto: “E’ questo un grande risultato per i consumatori, che potranno finalmente comperare pane consapevolmente ma anche per i produttori. In particolare quelli artigiani del Veneto che, anche in questi anni di crisi e calo dei consumi, hanno comunque tenuto, con forza e determinazione, sorretti dalla loro qualità. Sopravvivenza messa in pericolo però, negli ultimi due anni, dalla concorrenza sleale del falso pane fresco”.

Panificatori artigiani del Veneto, tutti in numeri. Negli ultimi 6 anni sono calati del 4,8%, in valore assoluto – 84 imprese con una media di 10 all’anno, ma una progressione doppia negli ultimi due anni in cui la contrazione è passata a 20 forni in meno. Oggi lavorano in regione 1.655 imprese, la maggior parte delle quali sono forni che producono pane fresco (1.544), tipologia di azienda, quest’ultima, che regge meglio la crisi. Venezia è la provincia con il numero maggiore di imprese di panificazione (348), Belluno quella con il numero minore (89)ma in ragione di una popolazione molto inferiore. Rovigo, Padova e Verona sono le province dove si è concertata maggiormente la riduzione di imprese negli ultimi 6 anni rispettivamente -9,4%, -7,6% e – 6,1%. Bene invece Belluno e Venezia con rispettivamente una variazione del +2,3% e -1,4%.  La spesa media mensile delle famiglie venete per generi alimentari e bevande è calata negli ultimi anni regredendo ben oltre i livelli del 2007: 436,3 euro. Quella specifica per pane e creackers è invece calata rispetto al 2007 del -7,6%: 29,3 euro. I Veneti spendono ogni anno 10 milioni 400 mila euro all’anno -2,4% dal 2007 per alimentari e bevande. 700 mila euro per pane grissini e crackers  -5,6% sempre rispetto al 2007.

Marchio rilasciato, previa verifica, ai forni che ne fanno richiesta. “Per salvare tutto questo –ha concluso Curto- abbiamo chiesto ed ottenuto il marchio che veicoli il messaggio di offerta locale, tipica e di qualità. Attraverso un disciplinare sono state fissate regole chiare e precise tutte orientate al principio della qualità che le imprese che vogliono poter fregiarsi del marchio devono rispettare. Il disciplinare quindi definisce il processo di selezione delle materie prime, il ciclo produttivo e le tecniche di lavorazione del pane con l’obiettivo di garantire al consumatore un’offerta che risponda il più possibile alle tradizioni e alle specialità locali e sia coerente al fattore qualità. Il marchio verrà rilasciato alle imprese che ne faranno richiesta alla Regione Veneto previa la verifica dei requisiti previsti dal disciplinare. Il provvedimento, infine, istituisce il registro regionale delle specialità da forno tipiche della tradizione del Veneto elencando tutti quei prodotti di pasticceria, panetteria e biscotteria che fanno parte della storia della nostra Regione al fine di tutelarne le ricette e salvaguardarli da fenomeni di imitazione e contraffazione”.

Fonte: Regione Veneto/Confartigianato Imprese Veneto

“Dalla parte dell’agricoltura veneta”, i candidati a governatore del Veneto sottoscrivono il documento Coldiretti che li impegna in 7 punti da qui a fine 2015

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiSicurezza alimentare, sburocratizzazione, riorganizzazione degli enti strumentali agricoli, accesso ai mercati, ruolo guida dei poli tecnologici, fondi strutturali europei commisurati alle imprese e tutela del territorio rurale, questi i temi ricorrenti all’incontro con i candidati alla presidenza della Regione Veneto organizzato ieri da Coldiretti all’Hotel Russot di Mestre (Ve). Alessandra Moretti, Flavio Tosi e Luca Zaia si sono alternati sul palco davanti a 250 imprenditori agricoli rispondendo alle domande dei dirigenti dell’associazione rappresentata dal presidente regionale Giorgio Piazza e dal direttore Pietro Piccioni.

firma bertiJacopo Berti (M5S) , gestione delle acque e Ogm. Il candidato per il Movimento 5 Stelle Jacopo Berti ha sottolineato l’importanza della gestione delle acque ai fini della prevenzione dei fenomeni di inquinamento generati dalle fonti extra agricole, nell’interesse della qualità della vita dei cittadini. Gradita dal pubblico presente in sala la condivisione sulla necessità di non omologazione delle produzioni attraverso l’uso di Organismi Geneticamente Modificati vera e propria pietra tombale sulla biodiversità vanto del Veneto ed espressione del Made in Italy nel mondo. Tra le parole usate l’espressione “umiltà politica” citata più volte per spiegare il senso del rapporto con le forze sociali.

firma morettiAlessandra Moretti (Centrosinistra), attenzione al consumo del suolo e semplificazione burocratica.  A seguire l’intervento di Alessandra Moretti per lo schieramento di Centro Sinistra che ha già nel cassetto una proposta di legge sul consumo di suolo azzerato e sulla necessità di ricostruire riqualificare e rigenerare il tessuto urbano senza sprecare più zolle di terra. Sulla semplificazione burocratica serve una riduzione delle norme e l’organizzazione di un sistema unico dove convergano le innumerevoli informazioni a disposizione degli enti di controllo per evitare le perniciose visite ispettive: 8 controllori a cui corrisponde un verbale moltiplicato per gli stessi enti. Alla fine la candidata ha lanciato una sfida a Coldiretti ovvero quella di preparare una rosa di nomi  per il futuro assessore all’agricoltura e alla caccia.

firma tosiFlavio Tosi, caccia, prodotti a denominazione e distretti.  Con il pragmatismo di un ‘sindaco abituato a non promettere ma a fare’,  Flavio Tosi terzo in ordine alfabetico, provato dall’esperienza dei lupi della Lessinia, ha affermato che non va demonizzata la caccia, anzi, se programmata assicura l’equilibrio dell’ecosistema considerato che non abitiamo in una foresta amazzonica e nemmeno nella savana africana. Per l’accesso al mercato di prodotti come il latte che soffrono ora della libera concorrenza, secondo Tosi,  occorre puntare tutto sulla trasformazione e sui marchi caseari a denominazione. La competizione dal lato dei costi è perdente, mentre molto ancora si può fare sulla valorizzazione delle tipicità. Ha quindi detto ‘si’ ai distretti definendoli  luoghi ideali per calibrare l’offerta e la domanda.

firma zaiaLuca Zaia (Lega e FI): PSR, ricerca e innovazione nel primario. Il governatore uscente Luca Zaia, molto pratico della materia, ha promesso un confronto serrato con Coldiretti sulla scrittura dei bandi del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. Richiamando lo slogan del documento di Coldiretti “L’agricoltura al centro dell’Europa” ha commentato come sia difficile armonizzare una terra di grande identità e diversità produttiva con gli schemi dell’agricoltura standardizzata pro transgenico e senza specialità, vocata al puro profitto. Il percorso sulla riorganizzazione degli enti collaterali agricoli ha rilevato come sia stato duro affrontare l’iter amministrativo. “A processo avviato – ha detto – con la prossima legislatura si riuscirà nell’obiettivo di rendere più rispondenti alla realtà le varie attività di ricerca e innovazione nel primario”.

Sette punti in 100 giorni. Tutti, dopo la loro esposizione, hanno firmato digitalmente il documento di Coldiretti “Dalla parte dell’agricoltura” con il quale si impegnano a perseguire sette punti nell’arco di cento giorni fino a dicembre 2015. Nel sito www.veneto.coldiretti.it  l’estratto con le sigle di Berti, Moretti, Tosi e Zaia.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

I Consorzi vicentini dei prodotti a indicazione geografica comunitaria uniti per la valorizzazione del territorio. Prima uscita del sodalizio ad Expo 2015.

ConsorziVicentiniaEXPO2015Prende operativamente il via ad EXPO 2015, il nuovo accordo che unisce i Consorzi di Tutela del Formaggio Asiago DOP, Asparago Bianco di Bassano DOP, Vini Breganze DOC, Ciliegia di Marostica IGP, Vini Colli Berici e Vicenza DOC, Sopressa Vicentina DOP e Vini Gamberallara DOC in un percorso comune di promozione e valorizzazione dei prodotti tipici vicentini.

16 maggio, ad Expo “Capindo la Late”. Il primo appuntamento del nuovo sodalizio è fissato per sabato 16 maggio nell’area Coldiretti ad Expo (Cascina Perlasca), dove i Consorzi, introdotti dall’evocativo documentario “Capindo la Late” dedicato all’Altopiano dei 7 Comuni e al suo patrimonio di biodiversità, proporranno una serie di percorsi tematici e approfondimenti sul tema dell’alimentazione e delle eccellenze del territorio, con degustazioni, elaborazioni gastronomiche a cura di rinomati chef e momenti divulgativi.

Il nuovo sodalizio tra Consorzi esprime oltre 9.500 addetti nell’intera filiera produttiva, 510 aziende trasformatrici associate, più di 130 milioni di fatturato, oltre 5.200.000 di bottiglie a DOC prodotte e 24.000 tonnellate di prodotti DOP/DOC/IGP e si distingue per la forte vocazione internazionale, con quote di mercato destinate all’export che oscillano dal 10 a 40% del totale prodotto. Forti di questo patrimonio, i Consorzi di Tutela si propongono di lavorare insieme per coordinare eventi e attività a favore di una ancora maggiore conoscenza delle denominazioni d’origine ed indicazioni geografiche.

I prodotti DOP/DOC/IGP sono l’unica forma riconosciuta dalla Comunità Europea di marchio con valore qualitativo superiore, espressamente collegato all’origine della materia prima o del luogo della sua trasformazione. Solo per questi prodotti, infatti, ai quali è assegnata l’”Indicazione Geografica Comunitaria”, si può parlare propriamente di Denominazione. A questa ricchezza fanno riferimento i Consorzi vicentini, che uniscono le forze con l‘obiettivo di aumentare la consapevolezza da parte dei consumatori del valore della materia prima di qualità certificata e della stretta correlazione tra cibo e territorio di origine; un legame che diventa leva per la valorizzazione, anche turistica, dei prodotti e dei territori, capaci di generare importanti riflessi sull’intera economia.

Tutela a favore del mercato e del consumatore. La collaborazione rappresenta un esempio positivo di aggregazione e di sinergia in un settore, quello agroalimentare, nel quale i Consorzi di tutela delle indicazioni geografiche DOP/IGP e DOC per i vini ed i prodotti agro-alimentari svolgono, su delega del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, un importante ruolo di tutela a favore del mercato e del consumatore al quale sono rivolte azioni di promozione e divulgazione del valore del prodotto di qualità certificata e di conoscenza della storia e della cultura produttiva tradizionale.

Fonte: Consorzi Vicentini Dop/Doc/Igp

Verona capitale della cooperazione agroalimentare, seguita da Treviso e Padova

agricolturaSono 313 le cooperative agroalimentari attive in Veneto a fine 2013, in calo del 13,8% rispetto al 2011. Risulta invece in crescita, nel medesimo periodo, il fatturato totale aggregato dal sistema cooperativo regionale, che supera i 6,3 miliardi/€ (+17,6%).   Secondo i dati forniti dalle centrali cooperative operative in Veneto (Fedagri, Legacoop, Agci…), risulta pure in diminuzione (-9,5%) il numero delle aziende agricole associate dal sistema cooperativo veneto, che scende a 60.527 soci nel 2013. In calo (-2,3%) anche il numero di occupati (10.512 addetti nel 2013). L’aspetto più significativo del Report realizzato ad hoc sul comparto agroalimentare dai tecnici di Veneto Agricoltura, (visibile al link http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=3320) è la tendenza delle strutture cooperative a consolidarsi e raggiungere dimensioni più consistenti.

Anticipiamo le conclusioni: i dati indicano quindi che le Cooperative rimaste alla fine della lunga crisi economica sono probabilmente le più solide, meglio organizzate e dinamiche, ma trattandosi ancora per lo più di realtà con meno di 50 soci e 20 addetti, è chiaro che tanto può essere ancora fatto per aumentare la competitività del sistema cooperativo agroalimentare veneto. Dall’analisi delle “classi” di fatturato, infatti, nell’ultimo biennio si registra un calo della quota prodotta dalle classi di cooperative più piccole, con fatturato inferiore a 500mila € (-2,3%) o compreso tra uno e dieci milioni di € (-4,2%), mentre risulta in aumento la quota di fatturato creata dalle cooperative rientranti nelle classi più grandi, sopra i 10 milioni di € (+4,2%). Tuttavia, prevalgono ancora le realtà cooperative con un ridotto numero di soci (oltre il 63% delle cooperative rientra nella classe più piccola, con meno di 50 soci) e di occupati (l’85% delle cooperative si collocano nella classe con meno di 20 addetti).

I comparti. Il 32% del fatturato della cooperazione agroalimentare regionale viene realizzato dal settore vitivinicolo (1 miliardo di euro, +16,3%), mentre il 22% (706 milioni di euro, +21%) dal settore dei servizi. Seguono, con valori in crescita, il lattiero-caseario (579 milioni di euro), la zootecnia (477 milioni di euro) e in lieve calo l’ortofrutticolo (382 milioni di euro, -5%). La maggioranza delle cooperative rientra nel comparto dei servizi (26%), in quello ortofrutticolo (23%) e lattiero-caseario (18%); ma per quanto riguarda le aziende agricole associate, l’80% è suddiviso tra il comparto dei servizi (47%) e il vitivinicolo (34%).

Verona la provincia più propensa all’aggregazione. A livello territoriale, il 35% delle cooperative regionali è veronese, provincia più propensa all’aggregazione, dove si concentra anche il 41% delle aziende agricole associate e il 51% del fatturato aggregato. Seguono Treviso e Padova. La diminuzione del numero delle cooperative e di aziende associate non va comunque letto negativamente. Il fine principale della cooperazione è infatti la valorizzazione del prodotto dei soci e vanno in tal senso sia l’aumento del fatturato medio per cooperativa, che sale a 10,3 milioni di euro (+29% rispetto al 2011), che il valore della produzione riconosciuto e liquidato alla singola azienda agricola associata, che passa da circa 43 mila euro a 53 mila euro nel 2013 (+23%). Pertanto, nel biennio 2012-13 le Cooperative sono riuscite a valorizzare meglio la produzione delle aziende agricole aggregate, rispetto al passato.

Fonte: Veneto Agricoltura

 

 

Agriturismi veneti penalizzati nella ristorazione rispetto ad altre regioni italiane? A sollevare la questione, Confagricoltura Veneto.

prodotti tipiciConfagricoltura Veneto segnala un’anomalia nella legge regionale sull’agriturismo (n. 28/2012, integrata dalla 35/2013), rispetto a quanto succede in altre regioni italiane: “In fatto di rstorazione agrituristica, il Veneto è la regione italiana in cui viene richiesta la percentuale più alta di prodotto di provenienza aziendale, cioè il 65% del valore totale di ciò che viene somministrato. In Emilia Romagna, ad esempio la percentuale di prodotto aziendale previsto è del 35% (il 45% può essere costituito da prodotti Dop, Igp o Tipici della regione, il restante 20% può provenire dal libero mercato), come in Lombardia (35% del prodotto di provenienza aziendale, 35% deve essere prodotto locale, 30% viene dal libero mercato)”.

Agriturismi veneti disincentivati a rispettare le regole? “Nel Veneto – continua la confederazione veneta – la scelta operata dal legislatore non solo penalizza in modo indiscriminato tutta una categoria, ma comporta una serie di conseguenze negative di cui forse non si è tenuto conto nel momento in cui la norme è stata approvata.
In primo luogo, se si considera che alla elevata percentuale da rispettare si aggiunge la complessità del meccanismo richiesto per dimostrarne il rispetto, è facile immaginare che gli operatori non saranno in questo modo aiutati a rispettare la legge ma saranno indotti, se non costretti, a cercare delle scappatoie, degli escamotage. Questa situazione non può piacere ad una categoria che ha sempre isolato i casi irregolari, che certo ci sono stati ma che non sono mai stati coperti dalle associazioni professionali; una categoria che chiede solo di essere posta nella condizione di lavorare serenamente rispettando le norme”.

Penalizzata la singergia con le produzioni del territorio. “Inoltre – continua nella nota Confagricoltura Veneto – la previsione di una così alta percentuale di prodotto di provenienza aziendale ha come conseguenza un’insufficiente valorizzazione dell’offerta agroalimentare del territorio, che potrebbe invece trovare un valido canale di promozione attraverso le aziende agrituristiche della zona. Né va trascurato che al turista usualmente non interessa che gli ingredienti del piatto che sta consumando provengano strettamente dall’azienda in cui si trova in quel momento. Ciò cui tiene, invece, e più che giustamente, è che si tratti di prodotti genuini, gustosi, di provenienza sicuramente agricola all’interno di una zona geograficamente limitata. L’indicazione dell’origine del prodotto nel menù può rappresentare una garanzia di trasparenza sufficiente a rassicurare il consumatore circa il fatto che sta mangiando “agricolo” e le altre aziende che offrono il prodotto non sono poi così lontane”.

Le possibili soluzioni secondo Confagricoltura Veneto. “Su questi presupposti – conclude la Confederazione veneta – sembra inevitabile ritornare ad una percentuale di prodotto di provenienza aziendale più vicina a quelle previste dalle leggi delle altre Regioni e quindi più alla portata della normale azienda agrituristica. Ma se a questa soluzione, la più semplice e logica, si opponessero ostacoli insormontabili come il niet di ristoratori ed albergatori, incapaci di aprirsi ad una visione più larga e lungimirante di offerta turistica,  allora suggeriamo un’altra strada, l’estrema, che comunque non va vista solo in alternativa alla precedente: sbloccare la situazione per quanto riguarda i contratti di rete, riconoscendo che il prodotto ottenuto dalle altre aziende in rete può essere assimilato a quello aziendale. La stessa soluzione potrebbe essere adottata per i contratti di soccida e cooperazione, definendo ovviamente con chiarezza a quali condizioni questo passaggio potrebbe essere possibile. Se, invece, anche quest’ultima ipotesi si rivelasse non praticabile, si dovrebbe trarne una conclusione amara: evidentemente, per ragioni ignote, si vuole impedire all’agriturismo veneto non solo di sviluppare tutte le proprie potenzialità ma addirittura di esistere, negandogli i presupposti fondamentali per poter operare in modo imprenditoriale e secondo le regole. E’ questo che si vuole? O forse qualcuno pensa che questo mercato, se deluso, resterà in Veneto rivolgendosi semplicemente ad altre tipologie ricettive? Non è più probabile che questo turismo andrà a cercare altrove quello che sempre più desidera?”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

E’ nato al “Passo con le api”, progetto di crowdfunding per far nascere un museo del miele e dell’apicoltura a Passo San Boldo (TV)

ApiUn anno fa l’Osteria La Muda di San Boldo, storico edificio del ‘400 a Cison di Valmarino (TV), ha riaperto sotto la guida di una coppia di appassionati trentenni, Federica Romitelli ed Enrico Perin. Oggi i giovani “mudari” hanno un progetto: adeguare l’antica sala degli archi medievali del locale per trasformarla in museo del miele e dell’apicoltura di montagna.

Per questo hanno creato ProduzioniDalBasso.com, progetto di crowdfunding (dall’inglese crowd, folla, e funding finanziamento), ovvero, una modalità di raccolta fondi online che, attraverso una piattaforma, consente a chiunque e in modo completamente autonomo e disintermediato di pubblicare un progetto determinandone gli scopi, il tempo di raccolta, le eventuali ricompense per i sostenitori e il budget. Se il progetto raccoglie consensi e sostegno da parte delle persone nel tempo stabilito – visibile nel sito – sarà poi possibile realizzarlo.

Entrata La MudaPremessa. La località di Passo San Boldo è conosciuta per l’omonimo Passo e la strada dei 100 giorni che da Tovena porta fino a Trichiana. Questa strada rappresenta una straordinaria opera d’ingegneria realizzata dall’esercito austroungarico che, durante l’occupazione del 1918, necessitava di una via diretta con la linea del Piave. L’impresa è avvenuta con l’impiego di circa 7000 persone che in soli 100 giorni hanno scavato nella roccia le 5 gallerie che si possono oggi visitare. La Muda si trova immediatamente all’uscita delle gallerie, nella direzione verso Trichiana. Nei secoli, l’edificio è stato dogana, locanda e osteria (dal 1470) non perdendo mai il suo ruolo strategico sul Passo San Boldo in termini militari, commerciali e turistici. Coi suoi 600 mq, comprende alcuni spazi, di recente restaurati, che hanno riportatoalla luce elementi storici importanti quali ad esempio l’antico Larin ottagonale del 1600, la fondamenta romanica della torre medievale del San Boldo e i 3 stemmi presenti sul fronte (Città di Belluno, il Leone di San Marco e le insegne del Capitanio Leonardo Venier).

Interno La Muda

L’ala dedicata alla ristorazione dell’Osteria La Muda

L’idea de “Al Passo con le Api”. Oggi l’attività di ristorazione dell’antica Muda occupa una metà dell’edificio. Le altre stanze, corrispondenti all’area che occupava un tempo il dazio – la stanza degli archi- e il negozio di alimentari attivo fino agli anni ’80, sono in disuso. Il sogno di Federica ed Enrico è, quindi, di recuperare l’antica sala degli archi medievali per adibirla a Museo delle Api e punto informativo di riferimento per gli amanti della montagna e gli appassionati di storia. “Gli oggetti in mostra saranno recuperati con l’aiuto e la collaborazione delle Associazioni di Apicoltori del trevigiano e del bellunese. I testi e gli eventuali supporti video saranno realizzati grazie ai fondi che riusciremo a raccogliere“, racconta Federica. Che aggiunge: “L’intenzione è quella di creare un museo adatto ad adulti e bambini, con la possibilità di effettuare percorsi guidati in collaborazione con esperti apicoltori. Sarà inoltre possibile visitare l’apiario di Confos posto a 600 m s.l.m. Vorremmo anche realizzare un piccolo e moderno shop per fornire materiale turistico e prodotti tipici del territorio quali miele, salumi e formaggi“.

Percorso di sensibilizzazione sul mondo delle api. Perchè aprire un museo delle Api alla Muda? Alla domanda risponde Enrico: “La vita delle api dipende dalla qualità dell’ambiente in cui vivono. A questo proposito, il museo nascerebbe in un’area strategica, le Prealpi Venete. Che a Nord confinano con un’area di grande pregio ambientale, ricca di biodiversità, in cui si trovano Limana, detto il paese del Miele, e Passo San Boldo. Beninteso, il museo a cui vorremmo dar vita non vuole essere un luogo di memoria dell’ape ma un punto di sensibilizzazione verso il mondo delle api e un’alimentazione rispettosa dell’ambiente, buona, pulita e giusta come insengna anche Slow Food“.

Se amate le api, la montagna e il buon vivere,  non vi resta che cliccare e donare, potrete essere anche ricompensati con degustazioni di miele e formaggio locali, fare un’esperienza in apiario e sala smielatura, oppure con l‘adozione di un’arnia.

Fonte: La Muda

 

Fino al 3 maggio 2015, a Conche (Pd) si tiene la Festa dell’Asparago. Ad aprire la manifestazione, un “Galà multidisciplinare”

image006Prodotti tipici agroalimentari, cucina, moda, musica e formazione: questi gli ingredienti del Galà della XXVII Festa dell’Asparago di Conche (PD), che si è svolto lo scorso 15 aprile all’interno del padiglione gastronomico della festa e che ha aperto il calendario della manifestazione, il cui termine è previsto domani, domenica 3 maggio.

Delizie della Saccisica. Ideatore del “Galà multidisciplinare” è stato Efrem Tassinato, giornalista e chef nonché presidente del Circuito Wigwam, che sta portando nel mondo le delizie della Saccisica, tanto vicina a Venezia quanto sconosciuto scrigno di cultura e di cibi prelibati. “I piatti del menu sono stati ideati per far giungere lontano le produzioni tipiche e le valenze turistiche di questo territorio, sono costituiti essenzialmente con materie prime locali, si prestano per essere preparati al momento ma anche per la quarta e quinta gamma. Inoltre, l’abbinamento con la moda ad essi ispirati ne aumenta l’enfatizzazione e il coinvolgimento degli istituti di istruzione superiore tende a determinare un forte imprinting in tale dinamica, già da ora, nelle nuove generazioni di operatori dell’alimentazione, della ristorazione e dell’accoglienza turistica” dice Efrem Tassinato.  L’evento è stato presentato da Mimmo Vita, presidente UNAGA – l’Unione Nazionale delle Associazioni dei Giornalisti Agroalimentari e Ambientali (Gruppo di specializzazione della FNSI – Federazione Nazionale della Stampa Italiana), di cui ARGAV fa parte.

I partecipanti della serata. Il Galà è stato aperto da Claudio Ferro, presidente CAPO – Cooperativa Agricola Produttori Orticoli di Conche e da Renato Nalin, presidente Gruppo Culturale Ricreativo di Conche,  esponenti dei due principali enti organizzatori della Festa dell’Asparago di Conche.  Gli abiti del defilée ispirati ai piatti sono stati creati e presentati dalla stilista Piera Gabrieli mentre la partecipazione degli allievi degli Istituti di Istruzione Superiore Andrea Barbarigo di Venezia e 8 Marzo – K.Lorenz di Mirano è stata presentata dai rispettivi presidi Claudio Marangon e Roberta Gasparini. Gli abiti sono stati indossati dagli studenti dell’Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e Ristorazione A. Barbarigo di Venezia. Le musiche sono state eseguite dal gruppo Motocycle Mama. L’accoglienza e la presentazione sono state a cura degli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “8 Marzo – K.Lorenz” di Mirano. La Brigata di Cucina sarà costituita dai volontari dell’Associazione Culturale e Ricreativa di Conche e la Brigata di Sala dagli studenti dell’Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e Ristorazione A. Barbarigo di Venezia.

Il menu. Protagonista, naturalmente, “L’Asparago di Conche e i suoi Amici”. Antipasti: asparagi e lardo della Saccisica, crocchette di patate all’asparago verde, palline di mais all’asparago bianco, supplì di riso agli asparagi, vino in abbinamento, Vespaiolo Spumante Extra Dry Breganze DOC. Primi piatti: gnocchi farciti con asparago bianco e risotto di asparagi, vino in abbinamento Fior d’Arancio Secco Colli Euganei DOCG. Secondo piatto: brasato di pecora con asparago bianco e verde, vino in abbinamento Rosso Colli Euganei DOC. Dessert: mousse d’asparago verde e formaggio Asiago Mezzano Dop con asparago bianco e verde  bianco e verde e miele di barena, vino in abbinamento Verduzzo Friulano Passito Friuli Aquileia DOC.

Fonte: Wigwam

Consorzio Asiago Dop, per la prima volta dalla sua nascita, la presidenza va ad un asiaghese

Fiorenzo_Rigoni_Presidente_Consorzio_Tutela_Formaggio_Asiago

Fiorenzo Rigoni presidente Consorzio Tutela Formaggio Asiago Dop

Fiorenzo Rigoni, 49 anni, asiaghese e direttore del Caseificio Pennar Asiago, è il nuovo presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago. Rigoni è stato eletto all’unanimità martedì 21 aprile scorso dal nuovo Consiglio di Amministrazione uscito dopo l’Assemblea dei Soci svoltasi lo scorso 20 marzo.

Ribadito il legame con il territorio. Fiorenzo Rigoni è il primo asiaghese e altopianese nominato alla presidenza del Consorzio Tutela Formaggio Asiago dal 1979, anno della fondazione dell’organizzazione che riunisce oggi 41 caseifici produttori e 4 aziende di stagionatura nel territorio della DOP veneto-trentina delle province di Vicenza, Padova, Treviso e Trento. “Ringrazio per la fiducia tutti i Consiglieri” -, afferma il neopresidente Rigoni – ”che hanno scelto di ribadire, con la mia nomina, l’inscindibile legame di Asiago Dop con il suo territorio e quell’inimitabile combinazione di fattori locali non replicabili che fanno della nostra DOP un importante presidio della biodiversità ambientale da preservare, valorizzare e promuovere anche attraverso un legame sempre più stretto con le sue origini. Su questa strada, iniziata dal mio predecessore, Roberto Gasparini, che ringrazio a nome di tutti i soci per il grande impegno e lavoro svolto in questi anni, proseguiremo con costanza a partire dall’imminente presenza a EXPO 2015, occasione di promozione universale dei nostri valori” .

Il nuovo CdA. Oltre a Fiorenzo Rigoni, il nuovo consiglio di amministrazione è composto dal riconfermato vicepresidente Fabio Finco (Casearia Monti Trentini) e dai consiglieri Gilberto Bertinazzo (Caseificio San Vito Povolaro), Sebastiano Bolzon (Caseificio San Rocco), Antonio Bortoli (Lattebusche), Enrico Chiomento (Latterie Venete), Gianfranco Giuriato (Latteria Villa), Mariano Panozzo (Panozzo Giovanni), Mauro Toniolo (Toniolo Casearia), Andrea Trentin (Latterie Vicentine) e Antonio Zaupa (Brazzale) che saranno in carica dal 2015 al 2019.

Fonte: Consorzio Tutela Formaggio Asiago