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Occupati agricoli 2014: in Veneto, difficile il ricambio generazionale nella guida delle aziende, ma aumenta il numero di giovani assunti come dipendenti

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiDopo la consistente ripresa degli addetti registrata nel periodo 2009/12, nel biennio 2013/14 i dati sugli occupati agricoli veneti registrano un calo del 16% rispetto al 2012 e del 27% nell’ultimo decennio. Gli occupati in agricoltura in Veneto nel 2014 sono ulteriormente scesi a poco meno di 63.000 unità (-3,9% rispetto al 2013). Rispetto al dato nazionale, che nel 2014 è rimasto sostanzialmente sugli stessi livelli dell’anno precedente (circa 815 mila occupati agricoli), il Veneto ha subìto una perdita di addetti più consistente.

Un calo diventato oramai strutturale? Sono questi alcuni degli aspetti più interessanti che emergono dal continuo monitoraggio degli occupati nel settore agricolo e dalle analisi realizzate dagli esperti di Veneto Agricoltura sui dati Istat. La tendenza di fondo degli ultimi dieci anni è quindi sostanzialmente negativa, tranne alcuni anni in cui si sono verificate delle temporanee riprese, a conferma che la perdita di occupati in agricoltura sembra essere una caratteristica fisiologica e strutturale del sistema, al pari della diminuzione delle imprese agricole.

Luci e ombre. Nel lungo periodo (2004-2014) ciò riguarda in particolare i maschi, che negli ultimi dieci anni sono scesi in Veneto del 28,7%, mentre in Italia sono diminuiti “solo” del 14,1% e gli indipendenti, costituiti quasi del tutto da imprenditori agricoli (-36,5% nella nostra regione, con un risultato sopra la media per i maschi, rispetto ad una flessione del 28,9% a livello italiano). In controtendenza invece il dato degli occupati dipendenti, che rispetto al 2004 sono aumentati in Veneto del +8,1% (generato da una crescita del 4,8% dei maschi e del 18% delle femmine), mentre in Italia la variazione è negativa (-2,3%).

Calo dovuto all’effetto “sostituzione”?La perdita di occupati non è di per sé un dato negativo, va interpretato – affermano gli analisti economici dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura. Ad esempio, il fatto che diminuiscano gli indipendenti e ci sia un “effetto sostituzione” con gli occupati dipendenti, può significare la fuoriuscita dal mercato di quelle aziende agricole più piccole e marginali e con conduttori in età molto avanzata, realtà non in grado di competere e incidere in maniera significativa sulla realtà produttiva e che è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro nel settore agricolo veneto”. Si va quindi verso imprese sempre più strutturate (costituite in forma societaria), che utilizzano manodopera dipendente, con qualche forma di organizzazione e gestione per funzioni aziendali manageriali“.

Giovani agricoltori, aumenta il numero di occupati dipendenti. Nel Report 2014 di Veneto Agricoltura (integrale su www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=4938) vengono inoltre analizzati anche i dati forniti da Veneto Lavoro e ricavati dal Silv (Sistema informativo sul lavoro veneto), e dalla banca dati Inps, che fornisce informazioni sugli occupati agricoli dipendenti, autonomi e sulle aziende con dipendenti per regione, oltre che ai dati sull’utilizzo dei voucher lavoro. Interessante l’analisi sull’età degli occupati in agricoltura: se dal punto di vista del tessuto imprenditoriale c’è un difficile ricambio generazionale e un progressivo invecchiamento dei titolari di aziende, per l’occupazione dipendente l’agricoltura rappresenta ancora un settore di interesse capace di attirare forza lavoro giovane. Infatti, mentre i lavoratori autonomi di età inferiore ai 35 anni rappresentano una quota di appena il 10% del totale, e prevalgono gli occupati indipendenti con più di 50 anni (58%), i lavoratori agricoli dipendenti “giovani” con meno di 35 anni sono il 39% del totale (quota invariata nel 2013 rispetto ai 5 anni precedenti) e quelli con più di 50 anni sono solo il 23% (in diminuzione di quattro punti percentuali), mentre prevalgono i lavoratori di età compresa tra 35 e 49 anni (38%).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Agricoltura in rosa. A Cona (Ve), alla Corte Gemma c’è la “regina delle noci” veneta

Barbara Sturaro

Barbara Sturaro

(di Maurizio Drago) Si chiama Barbara Sturaro, imprenditrice agricola, titolare della Corte Gemma di Monsole, frazione di Cona, ai confini tra la bassa padovana e la provincia di Venezia.  Classe 1960, è definita dagli amici la “donna di ferro”, sin da quando i suoi genitori (agricoltori anche loro) le avevano imposto di studiare per diventare maestra.

Inizio difficile. Lei, a cui non le andava giù a insegnar ai bimbi, nonostante il diploma da maestra continuò gli studi sino alla laurea in agraria. Proprio così, Barbara Sturaro voleva fare l’agricoltrice, nonostante i continui pareri contrari di mamma e pap. Che, perdendo un po’ le staffe per quella figlia indisciplinata, le imponeva di fare duri lavori nei campi per dimostrare che il lavoro della terra (e soprattutto quello di gestire e condurre una tenuta agricola) era esclusivo lavoro per uomini e non certo per donne!

Noci Lara Corte Gemma

La noce “Lara”

Alla ricerca di nuove attività colturali. Ma la tenace Barbara continuava per la sua strada, lavorando sodo la terra e diventando un’imprenditrice agricola con tanto di laurea, alla ricerca di nuove attività colturali.  Oggi, chi passa per la bassa e attraversa la strada che da Pegolotte porta a Ca’ Bianca e poi a Chioggia, trova una ventina di ettari pieni di piante di noci.  Di solito le noci vengono dal Sud Italia o dalla costiera amalfitana (le famose noci di Sorrento). Barbara è andata oltre iniziando con la coltura delle noci Lara, quelle a pezzatura grande.  Il cultivar “Lara” proviene dalla Francia, dalla regione del Bordeaux, piu’ conosciuta per i vini. Questa cultivar ha trovato un clima adatto in queste zone e si è così sviluppata fornendo un ottimo prodotto che viene consegnato al mercato veneto e del Nord Italia.

piante noci Corte Gemma

Il noceto di Barbara Sturaro

Grande successo di mercato. Alla Corte Gemma c’è un enorme numero di piante di noci Lara, per la precisione 12 mila piante, in continuo aumento per le esigenze del mercato, una “ragion di vita” che Barbara Sturaro ha realizzato. Tra l’altro questo frutto secco è consigliato da medici e dietologi, al punto che consigliano di mangiarne al giorno almeno 3-4 gherigli. Una volta, nelle case contadine, era sempre presente  almeno un albero di noci che venivano raccolte in autunno  in un sacco e conservate per l’inverno. Ma qui, sia la raccolta sia la potatura, vengono eseguite con moderne e apposite macchine. Tecnologia all’avanguardia che permette, inoltre, di debellare il nemico numero uno delle noci, il carpocapsa, o “verme delle mele” (il termine scientifico è cydia pomonella), un insetto  parassita che distrugge il frutto. Ma è stato trovato il sistema per debellarlo. Barbara Sturaro ci mostra le casette poste sopra gli alberi che emanano degli spruzzi creando una “confusione sessuale” che disorienta il maschio nel cercare la femmina per accoppiarsi. Il maschio, sviato dai falsi richiami, non riesce a localizzare la femmina e pertanto gli accoppiamenti non sono possibili.

Il cagnolino Argo e la signora Barbara Sturaro

Barbara Sturaro con Argo

Non solo noci.. L’imprenditrice di “ferro”, tra l’altro molto gentile e ospitale,  oltre che la produzione di noci, alleva nelle sue moderne stalle un migliaio di vitelloni da ingrasso tutti di razze francesi limousine, charolaise e aubrac (quelli con le macchie nere attorno agli occhi, detti anche “uccioni”). Si alza ogni mattina alle 6.30 ma è il normale orario  di chi ha la campagna, si segue il ritmo delle stagioni e delle giornate, il lavoro c’è sino al calar del sole e ci si innamora di questo lavoro anche se a volte risulta duro. La sua azienda di 45 ettari l’ha totalmente sotto controllo. A percorrere la sua tenuta sale su una moto da motocross inseguita dal cagnolino Argo che vuole gareggiare e verifica tutta la tenuta. A sostenerla il marito Antonio, il figlio Marianoalcuni operai.

nordic walking nel nocetoA metà ottobre, passeggiata nordic-walking nel noceto. Ci dice che la sua è una passione. Si diverte cosi’. E per gli amici c’è un campo con piante di grandi giuggiole (quelle provenienti dalla Cina, 5 volte piu’ grandi delle nostre tradizionali). Chiunque può prenderle, non sono in vendita!  C’è una scala a disposizione, chi vuole può salire sulle piante e staccare i succulenti frutti, anche questi pronte a settembre. Inoltre, nel grande noceto vuole organizzare il secondo sabato di ottobre,  con la sua amica Barbara Ferrara, istruttrice ufficiale di nordic walking, una passeggiata di 8-10 km nel noceto. Poi, come ogni buon finale, una ghiotta merenda con tante, tante noci.

Lotta alle nutrie, la Regione Veneto fornisce le direttive ai Comuni

NutriaLa Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità Luca Coletto e di concerto con l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, ha dato le direttive ai Comuni per disciplinare la lotta alle nutrie, il roditore originario del Sud America che tanti danni causa a colture e corsi d’acqua del Veneto.

Riconosciute come specie nociva. “In base alla nuova normativa nazionale – spiega Pan – le nutrie non sono più considerate fauna selvatica, e quindi controllabile solo con piani di abbattimento selettivo predisposti dalle Province, ma sono state riconosciute “specie nociva”, alla stregua di altri animali infestanti e dannosi, come topi e talpe. La gestione del problema passa quindi ai Comuni, che ora possono impiegare tutti gli strumenti consentiti per eliminare questi animali, che rappresentano un grave pericolo per le produzioni agricole, l’incolumità pubblica, la circolazione stradale e la tenuta arginale dei corsi d’acqua”.

I rimedi. Nel fornire alle amministrazioni comunali indicazioni uniformi su come contrastare il pericoloso roditore, la Regione vieta di fare ricorso a veleni e rodenticidi “in quanto metodi non selettivi” e suggerisce, invece, la cattura mediante gabbie-trappole e la soppressione in loco delle nutrie catturate con carabine, fucili ad aria compressa o altri mezzi che “non comportino il maltrattamento degli animali”. La soppressione dei roditori dovrà essere “eutanasica”, cioè nel minor tempo possibile dal momento della cattura, con strumenti che non ne comportino il maltrattamento. Il provvedimento regionale fornisce ai Comuni anche indicazioni specifiche per la raccolta e lo smaltimento delle carcasse, che potrà avvenire negli stessi luoghi di cattura, quando il posizionamento delle trappole avviene in luoghi di difficile accesso. “Via libera alla caccia alle nutrie – concludono Pan e Coletto – ma i Comuni dovranno intervenire con modalità sostanzialmente analoghe a quelle adottate sinora dalle Province, secondo le indicazioni dell’Ispra e l’ordinamento ministeriale vigente”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Psr Veneto 2014-2020, sostegno a giovani agricoltori e agricoltura di montagna

Agricoltura montagnaGuarda ai giovani agricoltori e alla montagna la strategia di investimento del nuovo programma di sviluppo di rurale della Regione Veneto.  Lo ha assicurato l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan. “Ai giovani imprenditori del settore primario – ha riferito l’assessore – è riservata l’80 per cento della dotazione finanziaria del programma, che per il settennio 2014-2020 mette in campo 1,18 miliardi di euro, di cui 202 derivati dal bilancio regionale. Il Psr riserva inoltre una attenzione speciale allo sviluppo dell’agricoltura di montagna, al quale destina oltre il 35 per cento delle risorse. Risorse che la Regione Veneto ha già cominciato a utilizzare, con l’attivazione di bandi per l’insediamento dei giovani, gli investimenti aziendali e nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, la promozione agroalimentare , utilizzando circa 120 milioni di euro”.

Oltre 12 mila domande di finanziamento. “Quest’anno a fine marzo – ha riferito Pan – sono stati messi a bando ulteriori 144 milioni di euro per le misure 10 – agroambiente, 11 agricoltura biologica e 13 indennità compensativa”. “Per l’autunno – ha aggiunto il responsabile per le politiche agricole del governo regionale – una volta risolti alcuni problemi relativi al cofinanziamento, contiamo di attivare nuovi bandi per la selezione dei GAL, l’insediamento dei giovani e gli investimenti, nonché per la formazione e la consulenza. In questo senso abbiamo già cominciato a lavorare con il Comitato di sorveglianza per la definizione dei relativi criteri di selezione”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Ocm vino, approvati dalla Regione Veneto 22 progetti per la promozione all’estero di vini di qualità

bottiglie-di-vinoSi è conclusa anche quest’anno la fase di valutazione dei progetti presentati dalla imprese venete per l’utilizzo di risorse comunitarie destinate alla promozione all’estero dei vini di qualità. Ad annunciarlo è l’assessore regionale al turismo, alla promozione e al commercio estero, Federico Caner, che insieme al collega assessore all’agricoltura, Giuseppe Pan, segue l’applicazione della normativa europea relativa all’Organizzazione Comune di Mercato del settore vitivinicolo e in particolare la misura relativa alla promozione dei vini nei Paesi extraeuropei.

Approvati 22 progetti per un importo pari a 10 milioni di euro. “Complessivamente sono stati approvati 22 progetti a valere sulla quota regionale – spiega Caner –: 18 relativi alla promozione commerciale diretta da parte delle imprese singole o riunite in associazioni temporanee, 4 relativi alla promozione delle denominazioni, presentate dai relativi Consorzi di Tutela. La Regione per queste iniziative destina ogni anno oltre 10 milioni di euro, un investimento importante e un piano di interventi impegnativo”. “Ai progetti di quest’anno – prosegue l’assessore – aderiscono 170 piccole e medie imprese vitivinicole venete, molte delle quali da anni fortemente orientate all’export. Forte è l’impegno verso i mercati tradizionali, come quelli statunitense, canadese e svizzero, caratterizzati da una forte competitività con altri Paesi produttori. Ma le imprese venete sono orientate anche verso nuove piazze, alcune già affermate, come quelle di Cina, compresa Hong Kong, Giappone e Russia, altre in fase di espansione commerciale: Sud Est Asiatico, America Latina e Centro America”. . “Complessivamente a questi progetti sono stati destinati oltre 9 milioni di euro – sottolinea l’assessore – mentre per la promozione delle denominazioni sono stati investiti poco meno di 1 milione di euro. Rimangono da definire i progetti multiregionali, ai quali stiamo lavorando per chiuderli entro la fine dei questo mese di agosto”. L’assessore Caner ricorda che l’export del vino veneto, nel 2013, valeva 1.588 milioni di euro, pari al 32% dell’intero export enologico nazionale e interessa oltre 1.380 aziende esportatrici.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Nel vicentino, prodotta la prima generazione di patate da seme derivata da cinque antiche cultivar italiane a rischio estinzione

Gruppo coltivatori patate

Il gruppo di produttori patata Monte Faldo De.Co. impegnato nella prima raccolta delle antiche cultivar di patate a rischio estinzione (foto Efrem Tassinato)

(di Marina Meneguzzi) E’ stata una raccolta di patate a carattere eccezionale quella effettuata lo scorso 9 agosto sul monte Faldo, cima d’avvio della dorsale Lessinica che segna lo spartiacque tra le valli dell’Agno e del Chiampo. Un’eccezionalità data non tanto dalla quantità – in tutto sono stati raccolti 15 q di patate – quanto dal fatto che i tuberi appartengono a cinque antiche cultivar italiane a rischio estinzione che, grazie ad alcune accortezze tecnico-scientifiche, oggi costituiscono una prima generazione di patate da seme di varietà italiane, fattore quest’ultimo da considerare tutt’altro che scontato nel panorama dell’orticoltura del Bel Paese. Ad effettuare la raccolta, nonché la semina, è stato un gruppo di produttori iscritti al registro della Patata Monte Faldo De.Co (Denominazione Comunale).

mano patate

parte del raccolto di patate (foto Efrem Tassinato)

5 antiche cultivar. A raccontare l’evento, interviene Enrico Corato, vicesindaco di Nogarole Vicentino, comune che, insieme alle amministrazioni comunali di Trissino, Brogliano, Valdagno e Cornedo Vicentino, ha dato vita nel 2010 alla De.Co Patata Monte Faldo. “Invece che far pervenire i tuberi-seme dall’Olanda, abbiamo voluto auto-produrre delle sementi di patata ricorrendo a varietà italiane molto rare. In questo modo, con il nostro progetto di coltivazione abbiamo conseguito due risultati: innanzitutto abbiamo salvato dall’estinzione delle cultivar italiane di patate pressoché scomparse, ed in secondo luogo, possiamo garantire ai consumatori un prodotto di qualità 100 per cento italiano“, racconta Corato. Che aggiunge una dettagliata descrizione del progetto: “Grazie all’interessamento della Commissione intercomunale della De.Co. e all’indispensabile collaborazione di Giovanni Guarda, già direttore dell’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria “N. Strampelli” di Lonigo (Vi), abbiamo avviato un programma di moltiplicazione della patata Rossa Vicentina, originaria come rivela il nome dalla nostra area (forma ovale, buccia rossa, pasta gialla, ottima par tutti gli usi), della patata Alba, selezionata dal dottor Guarda (forma tondo-ovale, buccia gialla, pasta giallo-chiara, ottima per insalata e arrosto) e di tre cultivar autoctone della Val Formazza (valle alpina nel nord del Piemonte), vale a dire la patata Formazza (forma tonda, buccia rossa, pasta gialla, eccellente per gli gnocchi), la patata Walser (forma ovale, buccia gialla, pasta giallo-chiara, ottima per tutti gli usi e arrosto) e  la patata Occhi Rossi (conosciuta nel dialetto locale come Roti Öigjè, forma tonda, buccia gialla, occhi rossastri, pasta gialla, ottima per tutti gli usi e gnocchi)”.

raccolta patate

Un momento della raccolta (foto Efrem Tassinato)

Il progetto. “Le cultivar recuperate sono state sanificate in laboratorio da possibili virosi attraverso delle delicate tecniche di micropropagazione messe in atto dalla dottoressa Luisa Andrenelli, ricercatrice della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze – continua Corato – quindi, abbiamo curato la propagazione delle plantule sanificate dapprima in un ambiente controllato e poi, nel 2015 è stata eseguita la prima coltivazione dei tuberi virus-esenti in un campo di montagna secondo il metodo biologico. Per la coltivazione di questa prima generazione di patate da seme è stato scelto un campo al di sopra degli 800 metri, poiché oltre questa altezza si evita la proliferazione di afidi e virosi. Il terreno adatto è stato individuato nei pressi di Cima Marana, nel territorio comunale di Valdagno (Vi).  La raccolta è stata fatta leggermente in anticipo, perché si tratta di tuberi da seme. Delle cinque varietà, l’Alba si è rivelata per essere la cultivar più delicata e precoce, mentre le altre hanno risposto in maniera più che positiva. Ora le patate saranno selezionate per calibro e sanità e conservate in appositi frigoriferi al naturale, senza anti-germoglianti, in modo da poter essere piantate a marzo 2016. Chi vorrà acquistare patate di eccezionale qualità al 100 % italiane – conclude Corato – l’anno prossimo potrà trovarle unicamente dai produttori iscritti alla nostra De.Co

terreno patate

Le antiche cultivar di patate raccolte sul monte Baldo (foto Efrem Tassinato)

Coltivazione delle patate sul monte Faldo, una storia di lungo corso. Gli appezzamenti di terreno coltivato che interessano la zona del Faldo, strappati nei secoli all’incolto, sono adatti per l’orticoltura di qualità ed in particolar modo per la patata, grazie alla natura del suolo, vulcanico e quindi assai mineralizzato, e al clima, reso fresco dalle correnti che discendono dalle Piccole Dolomiti, con una discreta piovosità estiva. Per la patata, poi, la forte escursione termica tra notte e giorno favorisce l’accumulo dell’amido nei tuberi, rendendoli più saporiti, più consistenti e meno acquosi. La produzione di patate, alimento essenziale per la popolazione contadina, è documentata nelle contrade dell’area fin dagli inizi dell’Ottocento, ed ancor oggi è affidata a molte piccole aziende a carattere familiare. La rosa delle varietà coltivate nel territorio del Monte Faldo comprende patate a pasta gialla e bianca, dal gusto delicato o più deciso, e si presta a soddisfare ogni esigenza in cucina, dalla patata farinosaper gli gnocchi, a quella a pasta compatta per insalate, da cucinare al forno o per farne purè.

volantino_festa_del_gnocco_selva_di_trissino-Il progetto De.Co. Il valore e la qualità delle patate prodotte sul monte Faldo sono da sempre riconosciuti, ma con l’avvento del boom economico e lo sviluppo artigianale e industriale nel fondovalle l’attività agricola, un tempo prevalente, si è trasformata gradualmente in un’attività da svolgere nel tempo libero. La tradizione e la qualità della produzione sono tuttavia rimaste inalterate, così, una decina d’anni fa, nella frazione di Selva di Trissino è nata l’idea di celebrare le patate con una manifestazione dedicata allo gnocco di patata, la Festa del Gnoco, la cui 11^ edizione si tiene quest’anno in due fine settimana, 29-31 agosto e 4-8 settembre. Dal successo della manifestazione, nel 2010 i cinque Comuni che condividono nel proprio territorio la presenza del Monte Faldo hanno scelto di riconoscere il valore e la qualità delle patate qui prodotte creando la Patata De.Co. Monte Faldo. Fu così individuato un preciso areale di produzione, ben definito per la tipologia di terreno (non tutto il territorio di tutti e cinque i Comuni è adatto alla coltivazione), e fu stilato il “Disciplinare di identificazione, produzione e commercializzazione delle Patate De.Co. Monte Faldo” che detta le regole fondamentali da seguire per consentire la vendita di patate sotto il marchio De.Co.

Agriturismo in Veneto, una modifica alla legge consente l’adeguamento entro il 2017

Agriturismo LE COLLINE“Abbiamo allineato la cronologia della normativa regionale alle esigenze degli operatori agrituristici, una norma tanto semplice quanto importante per le aziende che operano in un segmento significativo dell’offerta turistica del Veneto”. Con queste parole l’assessore regionale al turismo, Federico Caner, ha salutato l’approvazione della norma con la quale viene modificata la legge quadro in materia di agriturismo.

Oltre 1.350 gli agriturismi riconosciuti in Veneto, di cui 800 offrono alloggio.In sostanza, con la modifica della legge regionale n. 28/2012, si ricalcolano i tre anni entro i quali gli imprenditori agrituristici che erano già operativi quando è entrata in vigore la legge ed erano regolarmente iscritti negli albi provinciali, devono adeguarsi alle nuove disposizioni stabilite dalla suddetta norma. I tre anni avrebbero dovuto iniziare dal 2012, ma a gennaio 2014 il Consiglio regionale aveva apportato delle modifiche sostanziali alla normativa, cambiando profondamente le regole di gestione di un’azienda agrituristica, non prevedendo però di dare il tempo agli agriturismi stessi di adeguarsi, facendo ripartire i tre anni da quell’ultima data. “Con questa modifica – ha precisato Caner – il Consiglio regionale ha stabilito che gli agriturismi che già operano devono adeguarsi alle nuove regole a partire dalla data di entrata in vigore della legge regionale n. 35 e quindi i tre anni scadranno il 12 gennaio 2017”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Regione Veneto, passo avanti verso i nuovi bandi di finanziamento Psr 2014-2020

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLo scorso 23 luglio, il Comitato di Sorveglianza del PSR 2014-2020 ha definito i criteri di priorità che orienteranno i bandi di finanziamento del nuovo Programma di Sviluppo Rurale del Veneto, e che daranno, quindi, attuazione alla politica di sviluppo rurale regionale dei prossimi anni.

L’incontro  è stato un momento di confronto sul merito tra la Regione del Veneto, la Commissione europea, il Ministero delle politiche agricole e i rappresentanti dei diversi settori dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. I componenti del Comitato sono stati consultati sui criteri proposti dall’Autorità di gestione (Dipartimento Agricoltura e sviluppo rurale) per quanto riguarda i seguenti interventi: Sostegno per azioni di formazione professionale e acquisizione di competenze (1.1.1); Sostegno per l’utilizzo dei servizi di consulenza da parte delle aziende (2.1.1); Investimenti strutturali e dotazionali che migliorino le prestazioni e la sostenibilità globali dell’azienda agricola (4.1.1); Investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli (4.2.1); Insediamento di giovani agricoltori (6.1.1); Creazione e sviluppo della diversificazione delle imprese agricole (6.4.1).

Terreni e produzioni agricole danneggiati da calamità naturali, inseriti i criteri per gli interventi. Il rappresentante della Commissione europea ha richiamato in particolare i principi di concorrenza, non discriminazione e libera circolazione in ambito economico. La Commissione ha inoltre sottolineato la necessità di garantire criteri trasparenti e coerenti con il programma approvato. Per quanto riguarda invece i soggetti del settore sono intervenuti i rappresentanti delle Organizzazioni regionali dei produttori agricoli, degli Ordini e dei collegi professionali, dell’Unione delle Province, delle Organizzazioni regionali delle imprese artigiane, del commercio e dell’industria, del Coordinamento regionale dei Gruppi di azione locale e delle Organizzazioni regionali delle Cooperative. Di particolare importanza è stato l’inserimento all’ordine del giorno dei criteri anche per l’intervento “5.2.1 – Investimenti per il ripristino dei terreni e del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali”. In questo modo sarà possibile attivare un bando di finanziamento che possa garantire una parte delle risorse necessarie al ripristino e alla ricostruzione delle realtà agricole colpite dal tornado che ha interessato l’area della Riviera del Brenta lo scorso 8 luglio.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

A Rosà (Vi), un tris d’assi “rosa” con la passione per la qualità alla guida del Caseificio Castellan

famiglia castellan

La famiglia Castellan

(di Maurizio Drago) Sonia, Sara e Manola Castellan: sono le tre sorelle, molto unite tra loro, che producono nel loro caseificio di  Rosà, in provincia di Vicenza, uno dei più buoni stracchini d’Italia, premiato e riconosciuto a livello nazionale.

Spirito imprenditoriale per un prodotto artigianale. Manola segue la produzione, Sara la clientela e Sonia l’amministrazione. Dotate di un forte spirito imprenditoriale, le tre sorelle, insieme ai mariti, seguono con tenacia tutti gli aspetti aziendali (nel caseificio, che registra 4 milioni di euro di fatturato, lavorano oltre 20 persone), puntando da sempre  sulla qualità e ora sulla differenziazione nella vendita:  più che nella grande distribuzione, i prodotti del caseificio, come la “linea oro” e la “linea gourmet”, nel prossimo futuro si troveranno, infatti, nei negozi specializzati o nei corner di qualità.

Lavorazine stracchino1Una famiglia affiatata che guarda alla solidarietà. Le tre sorelle  hanno ereditato il lavoro caseario  dal padre Urbano, che segue con orgoglio l’evoluzione del suo caseificio, nato nel 1969. Urbano ora segue il parco da lui creato, coltivato con piante di frutta (alcune rientranti tra i “frutti dimenticati”) ed in cui c’è un  laghetto con le carpe e altri pesci. Quest’oasi  la utilizza anche per momenti di festa e di benefica raccolta fondi per la Città della Speranza di Padova, di cui è socio fondatore, a seguito della triste scomparsa della quarta figlia per una grave malattia. Per quello,  lui e la moglie Armida vogliono sostenere la ricerca nella Città della Speranza, loro sanno quanto hanno fatto per quella figlia scomparsa, portandola in cliniche specializzate di mezza Italia e negli Stati Uniti.

Stracchino CastellanUn caseificio che attrae gli appassionati del buon cibo. Lo stracchino è il loro prodotto di eccellenza,  che ha ottenuto l’ambito “Oscar  dei Formaggi” del maestro Alberto Marcomini a “Formaggio in Villa” e il riconosciuto “Biancone” a Caseus Veneti. Il loro prodotto va in giro per l’Italia. Chi mangia le famose focacce liguri (la focaccia di Recco è entrata nel mondo delle IGP) o chi degusta una piadina con lo squacquerone in Emilia Romagna, può incontrare  il prodotto del caseificio Castellan.  Su 100 litri di latte si ricavano 15-17 kg di stracchino (mentre sulle caciotte la resa scende a 10 – 11 kg per ogni 100 litri). A  sovrintendere il processo di lavorazione e a metterci il “la” è il maestro casaro Walter Milani:  da 14 anni lavora da Castellan, conosce i trucchi e molto altro per fare del formaggio di Castellan un ottimo prodotto.

Lavorazione StracchinoQualità più importante della quantità. Il processo lavorativo dello stracchino impone la raccolta del latte e il controllo in giornata, poi si procede alla cagliatura e alla messa nelle forme che vengono poste in celle frigo. Dopo 7 giorni sono pronte per il taglio, confezionamento e spedizione. Al caseificio arrivano 200 quintali di latte al giorno da cui si ricavano quasi 30 quintali, tutto lavorato a mano. Sonia, Sara e Manola non vogliono puntare sulla quantità.  Lo stracchino di Castellan non vuole prendere le ali e volare in alto, ma rimanere quello che è: un buon formaggio prodotto nella sfera “artigianale” continuando sulla qualità.

8 agosto 2015, a Mira (Ve), Calici di Stelle solidale

Villa Fini Dolo prima_dopo tornadoDopo qualche anno torna a villa Widmann Foscari di Mira (Ve) l’appuntamento con “Calici di Stelle”, manifestazione nazionale promossa dal Movimento Turismo del Vino alla scoperta delle eccellenze enologiche, ma non solo, in occasione della notte di San Lorenzo.

Protagonista lo street food. Quest’anno, la data dell’evento è leggermente anticipata rispetto alla “notte delle stelle cadenti”: il “cin cin” collettivo si terrà infatti il prossimo sabato 8 agosto secondo un collaudato format di abbinamenti enogastronomici. Confermate le partecipazioni di produttori di birra ed olio, la novità sarà la presenza dello “street food” al centro oggi di grande attenzione. Organizzato da My Venice Food and Wine” in collaborazione con Fondazione Italiana Sommelier (F.I.S.), l’appuntamento in Riviera del Brenta non poteva dimenticare un gesto di solidarietà per le vittime del recente tornado: parte del ricavato andrà infatti all’Amministrazione Comunale di Mira per interventi a sostegno di chi ha subito danni.

Fonte: Servizio Stampa My Venice Food and Wine