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Prezzi del latte alla stalla in Veneto: la cooperazione paga di piú, in crescita la produzione di formaggi Dop

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Nel primo semestre del 2024 i prezzi del latte alla stalla hanno mostrato una sostanziale stabilità, seguita da una lieve crescita. In Veneto, i valori sono leggermente aumentati, passando da 50,25 euro/hl a gennaio a 51,50 euro/hl a giugno (IVA esclusa), con un trend positivo seppur contenuto. Nonostante questo incremento, secondo i dati dell’Osservatorio Latte dell’Ismea, la media dei primi sei mesi del 2024 risulta inferiore dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.

La cooperazione veneta remunera più del mercato

Secondo l’analisi che l’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura realizza annualmente sui prezzi del latte pagato alla stalla dalle cooperative lattiero-casearie venete, emerge che il prezzo medio ponderato di liquidazione si è attestato a 62,7 euro/hl (incluso di IVA e premio produzione), registrando un aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente e proseguendo nel trend di leggera crescita dei pagamenti riconosciuti ai soci. L’aspetto più importante da evidenziare, in ogni caso, è che questo valore è superiore di circa l’11,8% rispetto al prezzo di mercato del latte alla stalla, a conferma della capacità della cooperazione veneta di remunerare più del mercato il prodotto conferito dagli allevamenti associati.

Per i formaggi Dop luci e ombre

Il 75-80% del latte prodotto viene trasformato in prodotti caseari e oltre la metà di questa produzione è costituita da formaggi a Denominazione di Origine Protetta (Dop). L’andamento della produzione di formaggi Dop nel Veneto rivela un quadro contrastante: nel lungo periodo, gli ultimi dieci anni, i quantitativi evidenziano solo una leggera flessione (-0,3%), rimanendo sostanzialmente invariati. Nel dettaglio si osserva una crescita in particolare nella produzione di Monte Veronese Dop (+13,2%) e Provolone Valpadana Dop (+7%), mentre dall’altro lato risultano in calo le produzioni di Montasio Dop (-14,7%) e Casatella Trevigiana Dop (-16,3%). Nel breve periodo, invece, la produzione di formaggi a Denominazione risulta essere in ripresa dopo le riduzioni registrate nel biennio 2021/22 post-Covid: nel 2023 i quantitativi certificati si sono riportati a circa 50.300 tonnellate, +2,2% rispetto al 2022. In crescita soprattutto la produzione di Grana Dop (+5,7%), Piave Dop (+25,4%), Casatella Dop (+11,4%) e Monte Veronese Dop (+8,3%), mentre presentano una riduzione il Montasio Dop (-11,8%), e in misura meno rilevante il Provolone Valpadana Dop (-2,8%) e l’Asiago Dop (-1,6%). Nel complesso, si stima che nel 2023 il valore della produzione dei formaggi a Denominazione di origine in Veneto si sia attestato a circa 435 milioni di euro, un dato in crescita di circa l’8,8% rispetto all’anno precedente.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Giornata agroalimentare Cna: necessità di maggiore sostegno alle imprese femminili e flessibilità del lavoro le esigenze del settore

(di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav) Anche in un contesto difficile come quello odierno, chi opera nel mondo della ristorazione può avere successo. L’importante è avere le idee chiare, la voglia di fare e la capacità di essere originali. Come ce l’hanno i titolari degli esercizi che i soci Argav hanno potuto incontrare durante la Giornata dell’Agroalimentare Cna Veneto, svoltasi a Treviso lo scorso 23 ottobre.

Una tradizionale occasione di confronto

Un appuntamento che è ritornato, dopo quello del 2023, e che ha visto un momento di condivisione e confronto tra rappresentanti della stampa e alcuni associati e dirigenti del settore alimentare Cna di varie città del Veneto. Un settore questo che raggruppa oltre 35mila imprese in Italia per un ampia gamma di lavorazioni, dalla panificazione alle paste fresche, dalla gastronomia ai formaggi, dalle lavorazioni di carne e pesce alle conserve vegetali fino ai distillati e ai liquori, alla pasticceria e alla gelateria.

Le realtà agroalimentari incontrate

Due le imprese della ristorazione che hanno ospitato l’incontro veneto, in territorio trevigiano: la Pasticceria Sarti di Gianandrea Salvestrin a San Vito di Altivole (piazza S. Vito, 7), una vera istituzione nel territorio, e Castelli in Aria, aperto da due giovani, Max (Massimo Cecchin) e Denj, a Castelfranco Veneto (via Romanina, 14), un “concept” ristorativo che punta alla qualità e si propone contemporaneamente, in ambienti separati, sia come spazio per aperitivo che per cenare. Due perle nei rispettivi settori, capaci di attraversare un momento critico come quello del covid e del suo post, e di ripartire con vero e proprio slancio.

I problemi di fare impresa al femminile

Un tema che è emerso dall’incontro è quello dell’imprenditoria femminile e della conciliazione delle esigenze familiari con la famiglia. La grande maggioranza delle 1.211 pasticcerie artigiane venete, ad esempio, è ancora oggi a conduzione familiare. Non solo: secondo i dati forniti da Cna, quasi la metà è a conduzione femminile, ben 523 (43% del totale). Lo ha confermato Catia Olivetto, presidente Cna Dolciari e Panificatori Veneto, che ha spiegato come il trend sia confermato anche dalle iscrizioni negli istituti professionali. «Questo settore – ha detto la Olivetto – si dimostra una volta di più come una vera opportunità di lavoro per le donne come imprenditrici. Perché non sia un trend passeggero, però, è nostro compito cercare di creare una flessibilità diversa da quella esistente, per conciliare le esigenze sia della famiglia, sia dei giovani. E puntare su una formazione sempre più qualificante». Non solo donne, ma anche “giovani” donne: nelle iscrizioni all’Ebav, l’Ente Bilaterale Artigianato Veneto, nella categoria degli alimentaristi, le under 35 rappresentano il 60,9% del totale delle iscritte, che a loro volta sono il 52,5% del totale.

Flessibilità nei contratti un obiettivo da raggiungere

Flessibilità è anche la parola usata per il capitolo lavoro, in particolare giovanile. Perché i giovani di oggi hanno esigenze e aspettative diverse. «Si dovrebbe dare respiro più ampio a strumenti come i voucher, sotto il profilo del monte ore e del compenso massimo. Strumenti che aiutano le imprese nei picchi di lavoro, ma anche il lavoratore in cerca di un impiego extra; mediamente infatti le persone che vengono a fare catering o a lavorare al ristorante nel fine settimana hanno un altro lavoro e quindi lo fanno per pagare il mutuo, poter andare in vacanza o avere qualche soldo in più per i figli», ha spiegato Mirco Froncolati, presidente Cna Ristorazione Veneto.

In Veneto, 25 mila imprese Cna attive nei servizi di ristorazione

Quella di contratti meno ingessati è quindi una battaglia che Cna promette di portare avanti con più forza nei prossimi anni, soprattutto per preservare, in tutti i settori dell’alimentare, le famiglie: perché anche tra le 25mila imprese attive nei servizi di ristorazione venete queste sono preponderanti. Non solo: sono esse a difendere la tradizione della cucina italiana, candidata a diventare patrimonio Unesco, facendo da argine e offrendo alternative alle proposte delle catene, la cui offerta troppo spesso si basa sul contenimento del prezzo piuttosto che sul fornire l’alta qualità e nel promuovere la gastronomia territoriale. «Per sostenere il patrimonio culturale enogastronomico italiano – ha aggiunto Mirco Froncolati,  – si deve fare comprendere al cliente che un determinato servizio e una determinata qualità devono avere come corrispettivo un giusto prezzo, che permetta ai ristoratori di investire non solo in attrezzature, ma anche nella possibilità di offrire prospettive di carriera al personale, capitale umano preziosissimo».

La filiera agroalimentare artigianale incentiva il turismo sostenibile

Secondo CNA, la filiera agroalimentare si intreccia a quella del turismo, in particolare quello sostenibile: che, al di là dei numeri positivi, deve puntare alla crescita qualitativa. Una crescita che deve passare in particolare dalle piccole imprese, che di questo comparto sono l’ossatura, e che per l’organizzazione artigiana deve puntare – contro eccessi e ingolfamenti come quelli che stanno portando a proteste contro il “troppo turismo” e a ticket per limitarne i numeri – a favorire un decentramento territoriale, valorizzando i centri che sono minori solo sulla carta, e la destagionalizzazione.

4 ottobre 2024, a Caorle (VE) giornata dimostrativa di Veneto Agricoltura a Vallevecchia delle tecniche di agricoltura sostenibile

Programma GIORNATA A VALLEVECCHIA 4-10-24

Venerdì 4 ottobre prossimo, i soci Argav parteciperanno alla giornata dimostrativa di Veneto Agricoltura a Vallevecchia di Caorle (Venezia), in occasione dell’iniziativa “Azienda aperta – Protocolli aperti: tecniche di agricoltura sostenibile”. con focus particolare sul progetto Interreg Bee2gether. Sarà l’occasione per approfondire le pratiche dell’agricoltura rigenerativa e conservativa flessibile olistica (Acfo), con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale.

Programma della giornata: mattina (9:00 – 13:00)

Presentazioni e discussioni teoriche seguite da dimostrazioni sul campo. Gli argomenti si concentreranno sull’uso delle arnie elettroniche, seguiti dalla presentazione dell’app Bee2gether per tenere sotto controllo da remoto la salute ambientale, e del Progetto Lens per l’agricoltura rigenerativa, oltre alla gestione delle colture di copertura e le tecniche di valutazione della struttura del terreno.

Pomeriggio (14:30 – 17:30)

Approfondimenti pratici su richiesta, con esercitazioni sul campo per l’uso dell’app Bee2gether e osservazione delle arnie elettroniche, nonché dimostrazioni sulla terminazione delle colture di copertura e la semina della coltura principale.

Come partecipare

Per iscriversi all’evento accedere al link, scegliendo tra partecipazione solo mattutina, solo pomeridiana o per l’intera giornata. L’evento è accreditato dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Venezia e dal Collegio dei Periti Agrari. Saranno riconosciuti crediti formativi ai partecipanti.

5-6 ottobre, a Caseus 2024 anche l’edizione autunnale del Festival delle Dop venete

e88b6e76-87c4-4650-b877-b0b1c8125042La 20^ edizione di Caseus 2024 si svolgerà il 5 e 6 ottobre a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD). Con l’occasione, Veneto Agricoltura presenterà nella stessa sede l’XI^ il Festival delle Dop Venete, edizione autunno: un momento ideale per scoprire e gustare le eccellenze del territorio veneto, incontrare i produttori e partecipare a interessanti workshop e degustazioni guidate.

Caseus riunisce grandi caseifici e piccoli produttori di malga

Anche per l’edizione 2024 verrà mantenuto lo spirito internazionale avviato due anni fa, ospitando e presentando tre percorsi: Caseus Veneti, Caseus Italie e Caseus Mundi. Saranno due giornate importanti, a ingresso libero, con degustazioni guidate, abbinamenti enogastronomici, incontri con i casari, masterclass e momenti di formazione e confronto.

Fonte: Veneto Agricoltura

21 settembre, alla Biblioteca La Vigna di Vicenza gli “Stati generali” sulla cucina veneta, tra tradizione e futuro

Il 21 settembre 2024 alle ore 9.30 si terrà alla Biblioteca “La Vigna” di Vicenza (in contra’ Porta S. Croce, 3) una tavola rotonda su “La cucina veneta tra tradizione e futuro”. L’evento, che si configura come una sorta di Stati Generali della cucina veneta, è inserito nell’ambito delle iniziative del Progetto Cities2030 e rappresenta un’occasione unica per esplorare l’evoluzione della cucina regionale dalle sue radici storiche fino alle sfide e opportunità del presente, approfondendo il legame tra cibo, territorio e identità culturale.

Non c’è dubbio che il cibo è luogo, ed è paesaggio

Un luogo in cui, ormai da vent’anni, è facile “ammalarsi” di una particolare febbre: l’”heritage fever”, più nota come febbre da patrimonio, che ha iniziato a diffondersi a partire dalla Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (2003). La tradizione gastronomica e culinaria è una delle colonne portanti di questo patrimonio, elevata a bene giuridicamente tutelato (Reg. 1151/2012). Come scrive M. A. Fino: «Da trent’anni è iniziato un processo che fa del cibo, e della sua cultura, un potente strumento per rappresentare il legame tra origine e territorio, per rivendicare una protezione esclusiva, laddove “esclusiva”, come nel diritto di proprietà, indica innanzitutto il potere di dire “extra omnes”: la tradizione è mia, mi rende unico e nessuno di voi ha diritto di considerarla propria». Partendo da questa riflessione, la tavola rotonda si propone di fare il punto sul “caso veneto”. Esiste una cucina veneta come valore identitario? Oppure è più corretto parlare di una cucina basata sui prodotti? E ancora: quali sono state le tappe storiche che hanno portato alla formazione di una tradizione gastronomica?

Interventi

Ore 9.30 Saluti istituzionali. Ore 10.00 Tavola rotonda, introduce e coordina: Giancarlo Saran, Accademia Italiana della Cucina, Alberto Grandi, Università di Parma, Tipico, tradizionale… in tavola tra mito e realtàDanilo Gasparini, Università di Padova, La costruzione dell’identità culinaria veneta, Roberto Robazza, direttore Centro Studi Territoriale del Veneto – Accademia Italiana della Cucina,L’Accademia Italiana della Cucina e la difesa della tradizione, Marina Scopel, studiosa di Storia della gastronomia, Che ce ne facciamo delle radici storiche? Il caso dell’Anonimo padovano, Tiziana Agostini, presidente della Confraternita del Baccalà alla Vicentina di Sandrigo, Le confraternite del cibo: il caso della Confraternita del Baccalà alla Vicentina, aperitivo e cicchetti veneti. Modalità di partecipazione: in presenza, è gradita la registrazione: https://bit.ly/47dpJMG

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

23 settembre, Argav alla Giornata dell’Agroalimentare CNA Veneto: focus sulle imprese artigiane della Marca Trevigiana

Lunedì 23 settembre p.v., a partire dalle 14:15, i soci Argav saranno nella Marca Trevigiana per partecipare alla giornata dell’Agroalimentare CNA Veneto, realizzata dall’associazione per valorizzare le imprese artigiane del territorio. In particolare, conosceremo due realtà dell’alimentare, la pasticceria gelateria Sarti di Altivole (piazza San Vito 7, pasticceriasarti.it) e l’impresa attiva nella ristorazione Castelli in aria di Castelfranco Veneto (via Romanina 14, castelliinaria.info).

Pomodoro da industria, buona produzione grazie all’estate asciutta

L’estate calda e senza piogge in Veneto consente buone performance al  pomodoro da industria, che recupera il gap primaverile e riduce le perdite. Le piogge intense di aprile e maggio avevano causato, infatti, problemi di asfissia e fitopatie, mentre i mesi successivi, molto asciutti, hanno favorito una buona maturazione del prodotto.

Calo di produzione

“In generale registriamo un calo di produzione del 10% – sottolinea l’agricoltore Camillo Brena, presidente della sezione pomodoro da industria e orticole di Confagricoltura Veneto, titolare di un’azienda a Taglio di Po -, dovuto a problemi causati soprattutto dalle bombe d’acqua primaverili, che hanno riguardato in particolar modo il Basso Veronese. Lì, a macchia di leopardo, i pomodori precoci sono andati in asfissia e non sono più riusciti a riprendersi, anche a causa degli attacchi di peronospora, che erano stati assenti nel 2023. Meglio è andata in Polesine, dove nella parte di territorio a Sud è piovuto con minore intensità. In giugno tanti hanno ripiantato e il pomodoro, grazie al meteo favorevole, è maturato bene, nonostante qualche attacco di alternaria, dal quale però ci siamo difesi senza patemi d’animo. In linea di massima la qualità è buona e al momento la stagione è soddisfacente. Ci auguriamo che si continui a raccogliere fino a fine settembre, dato che il caldo si protrae sempre più a lungo”.

La produzione regionale

In Veneto la regina del pomodoro da industria è la provincia di Verona, che nel 2023 ha confermato una netta leadership con 1.130 ettari, seguita da Rovigo (465 ettari) e Venezia (145 ettari). In Veneto sono 1.810 gli ettari coltivati, che conferma il trend di crescita delle annate precedenti. La bacca rossa invoglia alla coltivazione in quanto la resa è molto buona: un ettaro produce circa 800 quintali di pomodori. La maggior parte dei produttori veneti è associata alle Op, organizzazioni di produttori e alle cooperative, sia venete che dell’Emilia Romagna, che è la prima regione in Italia per la produzione del pomodoro da industria.

Unico neo, il mancato accordo con l’industria sul prezzo

La prima offerta calata in primavera sul tavolo con i produttori del Nord Italia era stata di 125 euro alla tonnellata, una cifra di ben 25 euro in meno rispetto all’annata 2023. Ma una mediazione poi non è stata trovata. “Il contratto non è mai stato firmato – puntualizza Brena -. Non è mai successo, nelle annate precedenti, ed è una situazione che non ci piace, perché si naviga a vista. Il prezzo, infatti, varia a seconda dell’acquirente, delle partite di merce o del mercato. Se i quantitativi sono minori oppure se l’industria ha bisogno di prodotto, il prezzo sale.  Il massimo che hanno pagato, ad alcuni produttori, è stato 135 euro alla tonnellata. Ma per quanto riguarda il futuro viviamo nella più grande incertezza”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Vacca Rendena, razza resiliente, longeva, fertile ma vulnerabile all’estinzione

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La vacca Rendena è conosciuta per la sua longevità, fertilità, resistenza alle malattie e adattabilità ai ripidi pascoli alpini. Nonostante queste qualità eccezionali, è classificata come “vulnerabile all’estinzione”, essendo stati registrati nel 2022 solo 6057 esemplari. Una carta di identità sulla razza emerge dallo studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Genetics Selection Evolution”. Il lavoro, condotto dalle Università di Piacenza, Padova e Pavia in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach (Fem), è la prima analisi dettagliata della diversità molecolare di questa razza e si concentra sulla genetica e l’evoluzione della Rendena, una risorsa zootecnica di grande rilevanza per il territorio trentino.

Una razza presente in gran parte in Veneto e Trentino

Complessivamente ad oggi si hanno poco più di 200 allevamenti in tutto il Nord Italia, distribuiti prevalentemente in Trentino (32% dei capi, dato riferito ai controlli per il latte 2021) ed in Veneto (oltre 60% dei capi), e con presenze minime anche il Lombardia, Friuli, Emilia Romagna e Piemonte (dati Associazione nazionale allevatori bovini razza Rendena).

Lo studio

Dal titolo “Eredità genetica e firme adattative: indagare la storia, la diversità e le firme di selezione nei bovini Rendena resistenti alle epidemie di peste bovina del XVIII secolo”, l’analisi descritta nello studio ha rivelato che questa razza condivide componenti genetiche con altre razze alpine e della valle del Po e possiede una prossimità genetica alla razza Original Braunvieh. Il dato rifletterebbe gli sforzi storici di ripopolamento di questa razza in Trentino, in particolare dopo la seconda guerra mondiale. Nel corso dello studio, che vede il coinvolgimento per Fem del Centro ricerca e Innovazione e del Centro trasferimento tecnologico, in particolare di Heidi Hauffe, Erika Partel e Matteo Komjanc, sono emerse evidenze delle differenze di composizione e della frequenza con cui si rinvengono le varianti di sequenza del Dna, indice del fatto che la selezione praticata dai Rendeneri nel corso dei secoli ha lasciato un segno nel genoma, che nel caso della Rendena è orientata alla produzione di latte e carne, all’adattamento all’ambiente alpino e alla risposta immunitaria, quest’ultima probabilmente indotta dalle epidemie di peste bovina che hanno colpito le Alpi qualche centinaio di anni fa. Lo studio suggerisce che la razza Rendena ha spiccati tratti distintivi che le permettono di prosperare nell’ambiente alpino, accrescendone il valore per gli allevatori locali. Preservare queste caratteristiche di adattamento è essenziale non solo per mantenere la diversità genetica e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali, ma anche per garantire la resilienza e la sostenibilità del sistema zootecnico e delle comunità che su di esso insistono nell’area della Val Rendena.

Fonte: Fem, foto Wikipedia


Gal Patavino, circa due milioni di euro di contributi per il territorio che va dai Colli Euganei all’Adige

Parco Colli Euganei

Grazie al Programma di sviluppo locale, finanziato dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, a luglio il Gal Patavino ha attivato 5 nuovi bandi destinati a imprese agricole e non, enti pubblici, fondazioni e associazioni senza scopo di lucro.

Bando per migliorare la qualità di vita 

Durante la fase di costruzione della strategia, il territorio ha espresso la necessità di incrementare i servizi che migliorano la qualità della vita della popolazione, e per questo il Gal ha pubblicato un bando di oltre 900.000 euro. Al bando possono partecipare gli enti locali, le fondazioni e le associazioni senza scopo di lucro, proponendo investimenti dedicati a servizi alla persona, sociali, servizi culturali e ricreativi e per le reti di prossimità. Il contributo copre al 100 per cento le spese sostenute per realizzare il progetto.

Bando per imprese artigianali e dei servizi

Per le imprese dell’artigianato e dei servizi, il Gal destina quasi 260.000 euro, con due bandi a cui potranno accedere le imprese di nuova costituzione (persone fisiche che hanno un progetto imprenditoriale e imprese avviate da meno di 6 mesi) e imprese che intendono investire per migliorare la propria attività. Il finanziamento per le imprese che investono su immobili e attrezzature è del 50 per cento.

Bando per imprenditori e cooperative agricole a favore di ambiente e clima

Il settore agricolo tra Colli e pianura padovana è destinatario di 300.000 euro, e li riceveranno imprenditori e cooperative agricole che sosterranno costi per l’ambiente e il clima. Con un contributo dell’ottanta per cento, il Gal sostiene le imprese agricole che investono nella riduzione dell’emissione di gas climalteranti e altri agenti inquinanti.

Invito a imprese, enti e realtà del terzo settore a candidarsi

Il Gal ha infine pubblicato anche il bando a gestione diretta che consentirà di realizzare informative per la fruibilità di tutto il territorio dei 43 Comuni interessati dall’azione del Gal Patavino. Il presidente del Gal Patavino, Federico Miotto, fornisce ulteriori elementi “con i bandi aperti finora, compreso quello per l’innovazione agricola pubblicato a giugno e il prossimo previsto ad agosto sul Progetto di Comunità, rendiamo disponibili quasi due milioni di euro per lo sviluppo locale, per contrastare lo spopolamento e sostenere lavoro ed economia. Il Gal pubblica i bandi, ma dietro c’è un lavoro di squadra per cui ringrazio Regione Veneto e Avepa della collaborazione. Come sempre, inoltre, le Associazioni di categoria economica socie del Gal sono in prima linea insieme a noi per lo sviluppo dell’area. L’invito a imprese, enti e realtà del terzo settore è quello a candidare i progetti per ottenere il finanziamento”. Ulteriori info: tel.0429 784872 www.galpatavino.it

Fonte: Gal Patavino

Settore agricolo in Veneto, il rapporto 2023 di Veneto Agricoltura, tra luci e ombre

Nel 2023 il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta viene stimato in 7,7 miliardi di euro, in leggero calo del -2,3% rispetto al 2022. Ad incidere negativamente sono state sia la riduzione dei quantitativi prodotti per numerose colture, sia una generale tendenza alla riduzione dei prezzi, dopo l’impennata inflazionistica registrata nel 2022, anche in seguito alle instabilità che si sono create nell’economia a livello mondiale in seguito allo scatenarsi della crisi tra Russia e Ucraina.

In flessione soprattutto il valore prodotto dalle coltivazioni agricole (-8,8%), in particolare quello generato dalle coltivazioni legnose (-15,9%), sui cui hanno influito in maniera molto negativa le variazioni quantitative della produzione, mentre le coltivazioni erbacee hanno presentato una diminuzione del valore prodotto più contenuta (-2,0%).

Per quanto riguarda gli allevamenti, si rileva un lieve peggioramento in termini di quantità prodotte, controbilanciato dall’incremento dei prezzi di mercato, con un valore della produzione che si stima in aumento del +2,2%. In ulteriore crescita (+8,4% circa) vengono stimate le attività di supporto all’agricoltura (contoterzismo, attività post-raccolta, servizi connessi, ecc).

A incidere positivamente sul risultato economico degli agricoltori è la diminuzione dei consumi intermedi, ossia i beni e servizi consumati o trasformati dai produttori che, in linea con la generale riduzione dei prezzi e quindi anche delle materie prime e dei costi produttivi, evidenziano una diminuzione del -4,3% rispetto all’anno precedente. Di conseguenza ciò si traduce in un leggero incremento del valore aggiunto (+0,6% rispetto al 2022), che costituisce una nota positiva in quanto segnala che gli agricoltori hanno trattenuto una maggior quota del risultato economico generato dalla produzione.

Fonte: Veneto Agricoltura