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23 settembre, Argav alla Giornata dell’Agroalimentare CNA Veneto: focus sulle imprese artigiane della Marca Trevigiana

Lunedì 23 settembre p.v., a partire dalle 14:15, i soci Argav saranno nella Marca Trevigiana per partecipare alla giornata dell’Agroalimentare CNA Veneto, realizzata dall’associazione per valorizzare le imprese artigiane del territorio. In particolare, conosceremo due realtà dell’alimentare, la pasticceria gelateria Sarti di Altivole (piazza San Vito 7, pasticceriasarti.it) e l’impresa attiva nella ristorazione Castelli in aria di Castelfranco Veneto (via Romanina 14, castelliinaria.info).

Pomodoro da industria, buona produzione grazie all’estate asciutta

L’estate calda e senza piogge in Veneto consente buone performance al  pomodoro da industria, che recupera il gap primaverile e riduce le perdite. Le piogge intense di aprile e maggio avevano causato, infatti, problemi di asfissia e fitopatie, mentre i mesi successivi, molto asciutti, hanno favorito una buona maturazione del prodotto.

Calo di produzione

“In generale registriamo un calo di produzione del 10% – sottolinea l’agricoltore Camillo Brena, presidente della sezione pomodoro da industria e orticole di Confagricoltura Veneto, titolare di un’azienda a Taglio di Po -, dovuto a problemi causati soprattutto dalle bombe d’acqua primaverili, che hanno riguardato in particolar modo il Basso Veronese. Lì, a macchia di leopardo, i pomodori precoci sono andati in asfissia e non sono più riusciti a riprendersi, anche a causa degli attacchi di peronospora, che erano stati assenti nel 2023. Meglio è andata in Polesine, dove nella parte di territorio a Sud è piovuto con minore intensità. In giugno tanti hanno ripiantato e il pomodoro, grazie al meteo favorevole, è maturato bene, nonostante qualche attacco di alternaria, dal quale però ci siamo difesi senza patemi d’animo. In linea di massima la qualità è buona e al momento la stagione è soddisfacente. Ci auguriamo che si continui a raccogliere fino a fine settembre, dato che il caldo si protrae sempre più a lungo”.

La produzione regionale

In Veneto la regina del pomodoro da industria è la provincia di Verona, che nel 2023 ha confermato una netta leadership con 1.130 ettari, seguita da Rovigo (465 ettari) e Venezia (145 ettari). In Veneto sono 1.810 gli ettari coltivati, che conferma il trend di crescita delle annate precedenti. La bacca rossa invoglia alla coltivazione in quanto la resa è molto buona: un ettaro produce circa 800 quintali di pomodori. La maggior parte dei produttori veneti è associata alle Op, organizzazioni di produttori e alle cooperative, sia venete che dell’Emilia Romagna, che è la prima regione in Italia per la produzione del pomodoro da industria.

Unico neo, il mancato accordo con l’industria sul prezzo

La prima offerta calata in primavera sul tavolo con i produttori del Nord Italia era stata di 125 euro alla tonnellata, una cifra di ben 25 euro in meno rispetto all’annata 2023. Ma una mediazione poi non è stata trovata. “Il contratto non è mai stato firmato – puntualizza Brena -. Non è mai successo, nelle annate precedenti, ed è una situazione che non ci piace, perché si naviga a vista. Il prezzo, infatti, varia a seconda dell’acquirente, delle partite di merce o del mercato. Se i quantitativi sono minori oppure se l’industria ha bisogno di prodotto, il prezzo sale.  Il massimo che hanno pagato, ad alcuni produttori, è stato 135 euro alla tonnellata. Ma per quanto riguarda il futuro viviamo nella più grande incertezza”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Vacca Rendena, razza resiliente, longeva, fertile ma vulnerabile all’estinzione

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La vacca Rendena è conosciuta per la sua longevità, fertilità, resistenza alle malattie e adattabilità ai ripidi pascoli alpini. Nonostante queste qualità eccezionali, è classificata come “vulnerabile all’estinzione”, essendo stati registrati nel 2022 solo 6057 esemplari. Una carta di identità sulla razza emerge dallo studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Genetics Selection Evolution”. Il lavoro, condotto dalle Università di Piacenza, Padova e Pavia in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach (Fem), è la prima analisi dettagliata della diversità molecolare di questa razza e si concentra sulla genetica e l’evoluzione della Rendena, una risorsa zootecnica di grande rilevanza per il territorio trentino.

Una razza presente in gran parte in Veneto e Trentino

Complessivamente ad oggi si hanno poco più di 200 allevamenti in tutto il Nord Italia, distribuiti prevalentemente in Trentino (32% dei capi, dato riferito ai controlli per il latte 2021) ed in Veneto (oltre 60% dei capi), e con presenze minime anche il Lombardia, Friuli, Emilia Romagna e Piemonte (dati Associazione nazionale allevatori bovini razza Rendena).

Lo studio

Dal titolo “Eredità genetica e firme adattative: indagare la storia, la diversità e le firme di selezione nei bovini Rendena resistenti alle epidemie di peste bovina del XVIII secolo”, l’analisi descritta nello studio ha rivelato che questa razza condivide componenti genetiche con altre razze alpine e della valle del Po e possiede una prossimità genetica alla razza Original Braunvieh. Il dato rifletterebbe gli sforzi storici di ripopolamento di questa razza in Trentino, in particolare dopo la seconda guerra mondiale. Nel corso dello studio, che vede il coinvolgimento per Fem del Centro ricerca e Innovazione e del Centro trasferimento tecnologico, in particolare di Heidi Hauffe, Erika Partel e Matteo Komjanc, sono emerse evidenze delle differenze di composizione e della frequenza con cui si rinvengono le varianti di sequenza del Dna, indice del fatto che la selezione praticata dai Rendeneri nel corso dei secoli ha lasciato un segno nel genoma, che nel caso della Rendena è orientata alla produzione di latte e carne, all’adattamento all’ambiente alpino e alla risposta immunitaria, quest’ultima probabilmente indotta dalle epidemie di peste bovina che hanno colpito le Alpi qualche centinaio di anni fa. Lo studio suggerisce che la razza Rendena ha spiccati tratti distintivi che le permettono di prosperare nell’ambiente alpino, accrescendone il valore per gli allevatori locali. Preservare queste caratteristiche di adattamento è essenziale non solo per mantenere la diversità genetica e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali, ma anche per garantire la resilienza e la sostenibilità del sistema zootecnico e delle comunità che su di esso insistono nell’area della Val Rendena.

Fonte: Fem, foto Wikipedia


Gal Patavino, circa due milioni di euro di contributi per il territorio che va dai Colli Euganei all’Adige

Parco Colli Euganei

Grazie al Programma di sviluppo locale, finanziato dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, a luglio il Gal Patavino ha attivato 5 nuovi bandi destinati a imprese agricole e non, enti pubblici, fondazioni e associazioni senza scopo di lucro.

Bando per migliorare la qualità di vita 

Durante la fase di costruzione della strategia, il territorio ha espresso la necessità di incrementare i servizi che migliorano la qualità della vita della popolazione, e per questo il Gal ha pubblicato un bando di oltre 900.000 euro. Al bando possono partecipare gli enti locali, le fondazioni e le associazioni senza scopo di lucro, proponendo investimenti dedicati a servizi alla persona, sociali, servizi culturali e ricreativi e per le reti di prossimità. Il contributo copre al 100 per cento le spese sostenute per realizzare il progetto.

Bando per imprese artigianali e dei servizi

Per le imprese dell’artigianato e dei servizi, il Gal destina quasi 260.000 euro, con due bandi a cui potranno accedere le imprese di nuova costituzione (persone fisiche che hanno un progetto imprenditoriale e imprese avviate da meno di 6 mesi) e imprese che intendono investire per migliorare la propria attività. Il finanziamento per le imprese che investono su immobili e attrezzature è del 50 per cento.

Bando per imprenditori e cooperative agricole a favore di ambiente e clima

Il settore agricolo tra Colli e pianura padovana è destinatario di 300.000 euro, e li riceveranno imprenditori e cooperative agricole che sosterranno costi per l’ambiente e il clima. Con un contributo dell’ottanta per cento, il Gal sostiene le imprese agricole che investono nella riduzione dell’emissione di gas climalteranti e altri agenti inquinanti.

Invito a imprese, enti e realtà del terzo settore a candidarsi

Il Gal ha infine pubblicato anche il bando a gestione diretta che consentirà di realizzare informative per la fruibilità di tutto il territorio dei 43 Comuni interessati dall’azione del Gal Patavino. Il presidente del Gal Patavino, Federico Miotto, fornisce ulteriori elementi “con i bandi aperti finora, compreso quello per l’innovazione agricola pubblicato a giugno e il prossimo previsto ad agosto sul Progetto di Comunità, rendiamo disponibili quasi due milioni di euro per lo sviluppo locale, per contrastare lo spopolamento e sostenere lavoro ed economia. Il Gal pubblica i bandi, ma dietro c’è un lavoro di squadra per cui ringrazio Regione Veneto e Avepa della collaborazione. Come sempre, inoltre, le Associazioni di categoria economica socie del Gal sono in prima linea insieme a noi per lo sviluppo dell’area. L’invito a imprese, enti e realtà del terzo settore è quello a candidare i progetti per ottenere il finanziamento”. Ulteriori info: tel.0429 784872 www.galpatavino.it

Fonte: Gal Patavino

Settore agricolo in Veneto, il rapporto 2023 di Veneto Agricoltura, tra luci e ombre

Nel 2023 il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta viene stimato in 7,7 miliardi di euro, in leggero calo del -2,3% rispetto al 2022. Ad incidere negativamente sono state sia la riduzione dei quantitativi prodotti per numerose colture, sia una generale tendenza alla riduzione dei prezzi, dopo l’impennata inflazionistica registrata nel 2022, anche in seguito alle instabilità che si sono create nell’economia a livello mondiale in seguito allo scatenarsi della crisi tra Russia e Ucraina.

In flessione soprattutto il valore prodotto dalle coltivazioni agricole (-8,8%), in particolare quello generato dalle coltivazioni legnose (-15,9%), sui cui hanno influito in maniera molto negativa le variazioni quantitative della produzione, mentre le coltivazioni erbacee hanno presentato una diminuzione del valore prodotto più contenuta (-2,0%).

Per quanto riguarda gli allevamenti, si rileva un lieve peggioramento in termini di quantità prodotte, controbilanciato dall’incremento dei prezzi di mercato, con un valore della produzione che si stima in aumento del +2,2%. In ulteriore crescita (+8,4% circa) vengono stimate le attività di supporto all’agricoltura (contoterzismo, attività post-raccolta, servizi connessi, ecc).

A incidere positivamente sul risultato economico degli agricoltori è la diminuzione dei consumi intermedi, ossia i beni e servizi consumati o trasformati dai produttori che, in linea con la generale riduzione dei prezzi e quindi anche delle materie prime e dei costi produttivi, evidenziano una diminuzione del -4,3% rispetto all’anno precedente. Di conseguenza ciò si traduce in un leggero incremento del valore aggiunto (+0,6% rispetto al 2022), che costituisce una nota positiva in quanto segnala che gli agricoltori hanno trattenuto una maggior quota del risultato economico generato dalla produzione.

Fonte: Veneto Agricoltura

Arte bianca. Molino Rachello di Musestre (TV) fra i primi in Italia nel settore a presentare il bilancio di sostenibilità

Oasi rachello PortegrandiLa sostenibilità è ancora un concetto poco chiaro, percepito soprattutto in riferimento a tematiche ambientali e non viene associato ad aspetti sociali e di “governance”: è quanto emerge da un’indagine di Molino Rachello presso i propri stakeholders e riportata a commento del primo bilancio di sostenibilità dell’azienda molitoria con sede a Musestre, nel trevigiano e presentato in occasione dell’annuale meeting “Terreni d’incontro” con i partner del progetto Oasi.

“Si tratta di una scelta etica e volontaria, perché vogliamo misurare, rendicontare e monitorare le attività ed i progetti collegati alle tematiche ESG, valorizzando il nostro contributo all’Agenda ONU 2030: sono 10 gli obiettivi e 17 i target, che validano le azioni da noi finora intraprese per garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo” dichiara Gabriele Rachello, direttore generale del Molino, giunto alla sesta generazione. Il bilancio è articolato in tre “impegni” per consapevolezza alimentare, ambiente e persone: per ognuno vengono presentate le scelte fin qui messe in atto, nonchè indicati gli orizzonti e gli obbiettivi, che l’azienda vuole raggiungere.

Profilo. Molino Rachello fattura annualmente 31 milioni di euro e macina circa 52.000 tonnellate di grano (di cui 8.000 bio), da cui ne ricava 40.000 di farina; il 97% del mercato è nazionale con preponderanza del Triveneto: il 53% della produzione è destinata all’industria alimentare, il 31% al comparto artigiano, 8% ai distributori, il 5% alla Grande Distribuzione Organizzata ed ai suoi panifici; la linea “Oasi Rachello”, composta da farine di cereali italiani con filiera certificata e controllata, rappresenta al momento circa il 10% del volume e si rivolge sia al canale professionale che a quello del consumatore finale attraverso i supermercati e la vendita on-line. I valori affermati sono quelli di sicurezza e trasparenza, tracciabilità e controllo di filiera, innovazione e ricerca (trasmissione di competenze e “know how”), digitalizzazione (ottimizzazione dell’efficienza produttiva), nutrizione sana (incentivazione di metodi colturali naturali e biologici, nonchè organizzazione di momenti informativi, indirizzati all’opinione pubblica).

L’Oasi Rachello comprende terreni agricoli italiani (attualmente in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana), ubicati lontano da fonti d’inquinamento e dove viene promossa un’agricoltura controllata, secondo un condiviso disciplinare colturale a basso impatto ambientale; ai produttori viene riconosciuto un premio aggiuntivo, che va dal 5% al 7% in più rispetto ai listini della borsa merci di Bologna. Un’interessante conferma arriva dal confronto fra le aree coltivate in modo convenzionale e quelle biologiche: queste ultime hanno una minore incidenza sull’ecosistema, dovuta all’uso limitato di fertilizzanti ed all’assenza di fitofarmaci. Proprio l’esperienza delle Oasi permette di ridurre fortemente le emissioni di anidride carbonica, legate alle attività agricole necessarie alla produzione del grano. Nel ciclo produttivo di Molino Rachello non esistono praticamente scarti di lavorazione, perché anche la crusca ed il cruschello, cioè le parti più esterne del chicco, sono utilizzati per la produzione di farine integrali o destinati a mangime zootecnico (la quantità di rifiuto corrisponde allo 0,05% della materia prima utilizzata, mentre il 72,6% dei rifiuti collegati al ciclo produttivo sono riciclabili).

Grande attenzione viene dedicata all’imballo totalmente riciclabile seppur, per legge, i confezionamenti in carta a diretto contatto con prodotti alimentari devono essere composti da prodotto vergine; ciò significa che i pack non possono derivare da materiali riciclati. Utilizzando un LCA (Life Cycle Assessment) è anche emerso che il ciclo di vita dell’organizzazione aziendale ha impatti significativi sull’ambiente, dovuti per quasi il 92 % alla produzione agricola del grano, e per poco più dell’8% alla fase di produzione farina, packaging e trasporto. Per mitigarli, Molino Rachello si impegna ad attuare azioni mirate ed inserite, per quanto possibile, tra i propri obiettivi futuri.“Questo primo bilancio di sostenibilità – conclude Gabriele Rachello – rappresenta un punto di partenza importante, perché ci ha permesso di prendere piena consapevolezza dell’impatto delle nostre scelte sull’ambiente. Il nostro impegno rimane ora rivolto al miglioramento continuo, al cambiamento ed all’innovazione, perché vogliamo essere riconosciuti come azienda affidabile, credibile e soprattutto sostenibile”.

Fonte: servizio stampa Molino Rachello

Presentata a Noventa Vicentina (VI) la Mappa delle attrattività dell’area Berica

comuni-del-distretto-del-commercio-area-berica-con-associazioni-e-studenti-aderenti-al-progettoIl Distretto territoriale del commercio “Area Berica” che comprende i comuni di Agugliaro, Albettone,  Asigliano, Campiglia dei Berici, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore e Sossano ha presentato lo scorso 20 giugno 2024 la Mappa delle Attrattività dell’Area Berica. La presentazione, svoltasi nel comune di Noventa Vicentina (VI) ha visto la presenza dei Sindaci dei Comuni aderenti, le realtà associative di natura economica, sociale e culturale, gli studenti dell’Istituto “Umberto Masotti” che hanno contribuito alla realizzazione della mappa e alcune realtà commerciali.

Interventi. Mattia Veronese, sindaco del Comune  di Noventa Vicentina che ospita l’evento e funge da capofila, ha sottolineato la qualità del progetto che ha messo in rete i comuni dell’area berica permettendo così delle azioni concordate per l’incremento economico con l’attrattiva del turismo culturale, sportivo, gastronomico. Franco Frazzarin, manager del Distretto del commercio Area Berica, ha evidenziato l’importanza della promozione dell’area e del  commercio, gli obiettivi della Mappa delle Attrattività e del logo che costituisce il marchio di area che deve valorizzare e promuovere le risorse nell’area dei Sette Comuni del Distretto del Commercio. “E’ ancor più importante in questo momento storico che vede mutare la domanda dei viaggiatori con attenzione al turismo lento, esperienziale, a contatto con la natura, usando spesso la bici ecc. È dunque un passaggio per arrivare a costruire il “prodotto turistico dell’area” visto che tutti gli elementi del nuovo turismo sono offribili dall’area”. Importante è stata la scelta di rivolgersi ai giovani studenti per la realizzazione della Mappa delle Attrattività, quelli dell’I.I.S. “Umberto Masotto” di Noventa Vicentina, assistiti dai loro docenti con il coordinamento del prof. Gianni Ciscato. Maurizio Drago, giornalista enogastroturista consigliere Argav, ha puntato sulla comunicazione del turismo e della gastronomia, due formidabili risorse per l’Area Berica. “La gente viene in questo territorio per gustare il territorio stesso in senso lato e per mangiare prodotti e piatti tipici. Il turismo enogastronomico si è sviluppato enormemente in questi anni e i dati del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2024 dimostrano che per oltre il 57% dei turisti si muove per recarsi in territori e provare le tipicità gastronomiche di quei luoghi, oltre che a vivere un’esperienza. È importante fornire a loro una mappa delle attrattività che permetta una rapida visione di quello che può offrire il territorio stesso”. Gianni Ciscato, docente di disegno e storia dell’arte, ha affermato: “La mappa delle attrattività dell’Area Berica che abbiamo predisposto con alcune classi del nostro Liceo identifica alcune pregevoli opere architettoniche del territorio, meritevoli di attenzione e di visita. Due sono i filoni individuati: quello delle Ville venete, alcune addirittura precorritrici della Civiltà di villa, che ci raccontano del raffinato equilibrio tra terra e acqua così risolto dall’uomo che qui ha operato. Ulteriore filone è quello degli edifici religiosi che con la loro presenza in ogni centro sono segni di una fede comune antica.” Giulia Dal Maso, studentessa della classe 4. Liceo scientifico, ha aggiunto: “Io ho approfondito la Villa palladiana “Poiana”, edificio simbolo di Poiana Maggiore. Ho capito che la villa è un grande racconto dell’identità dei committenti e dell’epoca in cui essi hanno vissuto e operato. Quella dei Poiana fu una famiglia anticamente dedita alle imprese militari, poi impegnata nella gestione e bonifica di vasti terreni agricoli e che, nel corso del Cinquecento, ha inoltre abbracciato la cultura dell’umanesimo secondo la sensibilità veneta”. Riccardo Gobbi, studente della classe 4. Liceo scientifico, ha chiosato: “Io ho approfondito Villa Barbarigo, edificio simbolo e sede municipale di Noventa vicentina. Questa è una villa di stampo decisamente nobile, di proprietà di una ricca famiglia veneziana che qui a Noventa Vicentina disponeva di vasti possedimenti. La rilevanza della famiglia la si vede dalle dimensioni dell’opera. Edificio e spazi esterni, e dall’apparato decorativo degli affreschi interni che celebrano l’eroica storia familiare e le virtù umane nonché gli impegni agricoli della famiglia”.

Fonte: Servizio stampa Distretto del commercio Area Berica

44^ rassegna gastronomica dell’Asparago bianco di Bassano Dop: fino al 13 giugno 2024, possibilità di gustare il prelibato germoglio negli esercizi lungo la Strada dell’asparago

L'asparago DOP di Bassano è anche protagonista di una rassegna gastronomica(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Da San Giuseppe (19 marzo) a Sant’Antonio (13 giugno): è fra le due celeberrime ricorrenze di Santi che cade, bizze del meteo permettendo, il periodo di produzione e raccolta quotidiana dell’asparago bianco di Bassano del Grappa Dop, prelibato germoglio che viene coltivato lungo la Strada dell’asparago, ossia il tratto di Pedemontana comprensivo dei 10 Comuni che dal 2007 rientrano nella denominazione di origine protetta (Bassano del Grappa, Cassola, Cartigliano, Marostica, Mussolente, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto e Tezze sul Brenta). Nello stesso periodo di tempo, ristoranti, trattorie, bistrò, pizzerie e persino una gelateria dislocati nel territorio della Dop, consentono agli appassionati del “Re bianco” di Bassano di assaporarlo in tante interpretazioni e consistenze offerte in menu degustazione sempre disponibili o in specifiche cene di gala in occasione della 44^ edizione della rassegna gastronomica dedicata al prezioso ortaggio e organizzata da Confcommercio mandamento di Bassano del Grappa. Non solo. I tipici mazzi da 1 kg o 1,5 kg legati con un ramoscello di salice o vimini (in dialetto veneto stroppa) dal quale pende il bollino con il marchio di riconoscimento, si possono anche acquistare nelle bancarelle di vendita che si susseguono lungo la Strada dell’asparago (info esercizi e date eventi bassanodascoprire.eu).

Il presidente del Consorzio di Tutela Paolo Brotto

Tutti i numeri della Dop. L’asparago bianco di Bassano Dop nasce sotto cumuli di terreno sabbioso coperto da teli per impedire la fotosintesi clorofilliana e farlo rimanere nel suo splendido candore. “Da disciplinare, la Denominazione di origine protetta impone le caratteristiche estetiche che devono possedere gli asparagi di Bassano – spiega il giovane presidente del Consorzio di Tutela (asparagobassano.it), il quarantenne Paolo Brotto (nella foto in alto, credits Germana Cabrelle). Innanzitutto devono essere assolutamente di colore bianco, ben formati, dritti, interi e con apice serrato, teneri e non legnosi, di aspetto e odore freschi, privi di sapori estranei e con delle dimensioni ben precise”. La Dop si compone oggi di quaranta coltivatori certificati per una ventina di ettari di asparagiaie che forniscono, mediamente, 600 quintali di asparagi all’anno. Questa tipologia di asparago ha proprietà nutrizionali notevoli: i germogli contengono moltissimo potassio e risultano benefici per il cuore e la salute dei muscoli, oltre ad avere effetti depurativi e diuretici che si manifestano con la comparsa del tipico odore nelle urine.

Alle spalle, una storia gastronomica di cinque secoliLe particolarità principali della varietà di asparago Dop bassanese sono la tenerezza, il gusto delicato e la possibilità di prepararlo in molte versioni: dal tradizionale piatto di asparagi lessati con le uova, di cui suggeriamo poi la ricetta per prepararli in 25 minuti, al risotto, dalla vellutata alla pizza, dalla tempura al gelato. Il miglior abbinamento in tavola con il vino resta territorialmente in Veneto e nel vicentino, accordando la preferenza al Vespaiolo di Breganze. Ovi e spàrasi è il piatto che tradizionalmente in Veneto va per la maggiore e che è quasi d’obbligo consumare in famiglia o tra amici. Per 4 persone ci vogliono 2 kg di asparagi bianchi di Bassano Dop, uova fresche di gallina. Per la preparazione, si taglia la parte sottostante dura dell’asparago. In una pentola capiente si fa bollire dell’acqua, salandola e immergendovi gli asparagi, cuocendoli coperti per circa 20 minuti. Nel contempo, si cuociono le uova in acqua bollente per circa 5 minuti (barzotte). Dopodiché si tolgono gli asparagi dall’acqua, adagiandoli in un piatto e servendoli con 2 uova intere a persona. Condire con olio extra vergine di oliva, sale, pepe e aceto.

Tour della città. L’assaggio delle specialità a base di asparago di Bassano Dop nelle località della Strada consente la visita alle principali testimonianze culturali del luogo: dalla visita al Museo Civico (fra i più antichi del Veneto) ospitato nell’ex convento dei frati francescani con il bellissimo chiostro e un’ala interna dedicata allo scultore neoclassico Antonio Canova (museibassano.it) alla salita alla Torre Civica con l’orologio dalla cui sommità (43 metri) si ammira un bellissimo panorama alla passeggiata lungo lo storico Ponte degli Alpini, opera in legno dell’architetto cinquecentesco Andrea Palladio e simbolo di Bassano del Grappa.

Asparagi DOP sul Ponte di Bassano

In Polesine, sinergie in atto tra agricoltura e cooperazione per aumentare il reddito delle aziende

Villa Nani 1-02-2024 (2)Creare unione tra le aziende agricole su percorsi comuni. In un momento delicato per l’agricoltura e per la stessa sopravvivenza delle imprese del primario, in cui i malumori esplodono in direzioni diverse, la cooperativa di prodotti e servizi per l’agricoltura Villa Nani di Castelguglielmo, in provincia di Rovigo, lancia il suo messaggio di unità e comincia per prima a dare l’esempio. Tutto il mondo dei soci, dei clienti e dei simpatizzanti che fa rete attorno alla vivace realtà cooperativistica altopolesana, ha mostrato il proprio consenso e approvazione, partecipando in massa all’annuale incontro tecnico primaverile: un approfondimento dei mezzi e delle tecniche di coltivazione più economicamente sostenibili con l’intervento di relatori specializzati, uno sguardo al percorso cooperativistico attuale dal punto di vista del Coordinamento di Confcooperative ed un immancabile momento conviviale, che crea nuove reti e collaborazioni, col tocco di uno chef d’eccezione, il sindaco di Bagnolo di Po, Amor Zeri.

Unirsi per fare massa critica. “La forza sinergica tra agricoltura e cooperazione per aumentare il reddito delle aziende” è il titolo della serata che si è svolta, la scorsa settimana, alla sala Polifunzionale di Runzi a Bagnolo, sede della Pro loco di Bagnolo di Po, che da anni collabora alle iniziative di Villa Nani.  «La cooperativa è sempre più radicata nel territorio e continua a raccogliere adesioni – ha commentato il presidente Damiano Giacometti. – È una grande soddisfazione, ma anche una responsabilità e una sfida entusiasmante. Non credo che ci siano altre strade per difendere il reddito delle nostre aziende agricole, se non unirsi per fare massa critica e, a nostra volta riuniti in cooperativa, creare dei percorsi assieme ad altre strutture cooperativistiche di secondo livello. Dobbiamo valorizzare e difendere la nostra agricoltura e il nostro territorio, che non è l’insieme dei singoli campanili». Oltre ai relatori tecnici, ha partecipato alla serata Emilio Pellizzari della cooperativa vicentina Agriberica e del Coordinamento cerealicolo veneto di Confcooperative, che ha segnalato le nuove opportunità da cogliere in collaborazione tra le coop di un territorio, e anche tracciato l’identikit della cooperativa economicamente sostenibile.

Tra gli interventi tecnici, si è parlato di concimazione, di irrigazione con ala gocciolante per mais e soia, di soluzioni per apportare sostanza organica al terreno, di mappatura satellitare delle campagne. Villa Nani ha presentato i servizi finanziari dedicati all’azienda agricola, con pagamenti rateali specifici e finanziamenti ad hoc.

Fonte: Servizio stampa Villa Nani

Firmato a Verona in occasione di Fieragricola l’accordo quadro per la promozione e la valorizzazione delle piccole produzioni locali venete

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“Ppl Venete, Piccole Produzioni Locali, non è solo un marchio, non è solamente un consorzio ma è una filiera del ‘buono, sicuro e sano’. È il sinonimo di garanzia, tradizioni, autorevolezza di ciò che nasce nel territorio, grazie a piccoli imprenditori che producono e lavorano i loro prodotti alimentari in maniera artigianale, e arriva nelle tavole del consumatore. Perchè mangiare in modo sicuro inizia supportando chi produce nell’ottica di tutelare coloro che acquistano direttamente dai produttori primari agricoli e ittici. Grazie all’accordo sottoscritto come Regione intendiamo vigilare non solo su sicurezza e l’igiene ma anche sulla corretta concorrenza. Con il coinvolgimento delle nostre aziende sanitarie venete, ancora una volta la Prevenzione gioca un ruolo cruciale “. Così l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin, ha annunciato la nascita della cabina di regia che coordinerà le attività definite nell’Accordo Quadro sottoscritto a Veronafiere, in occasione di Fieragricola, con Veneto Agricoltura, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e il Consorzio Ppl Venete.

Trecentomila veneti hanno consumato piccole produzioni locali nel 2023. “Si tratta di un progetto che ha come finalità il miglioramento della qualità della vita, la tutela della biodiversità, la sicurezza alimentare e la salvaguardia del territorio – ha specificato l’assessore -. In sintesi è un investimento per aumentare la consapevolezza su cosa acquistiamo e cosa consumiamo, in quanto grazie a questo percorso offriamo prodotti a kmzero, a filiera corta, che sono espressione della stagionalità e delle tradizioni del nostro territorio”. “Le Ppl sono una grande opportunità, ma soprattutto sinonimo di sostenibilità e sicurezza alimentare: un patrimonio prezioso della nostra produzione agroalimentare locale – ha concluso Lanzarin-. I dati ci dicono che nel 2023 300mila veneti hanno consumato piccole produzioni locali e l’obiettivo è raggiungere il milione di consumatori”.

Il paniere delle Ppl oggi conta 12 categorie agoralimentari e sono 1500 i piccoli imprenditori aderenti al progetto regionale, con la supervisione del personale dei Servizi dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende ULSS. 500 sono le produzioni di Treviso, luogo in cui è nato e si è sviluppato il progetto coinvolgendo a partire dal 2008 tutte le altre province venete.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto, foto Servizio stampa Regione Veneto