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Produzioni sostenibili, nella Marca trevigiana si rilancia (con incentivi) la coltivazione di mais bianco

Mais biancoMais sempre più in crisi nella provincia di Treviso. Gli ultimi tre anni nella Marca sono stati disastrosi per la produzione del cereale, crollata a un -15% secondo le stime calcolate dal Consorzio Agrario di Treviso e Belluno sulla base degli ordini effettuati presso le case sementiere e la rete di agenzie del Consorzio.

Un problema di reddito. «C’è grande scetticismo tra gli agricoltori nei confronti della coltivazione del mais – spiega il direttore del Consorzio, Pietro Carniato – la coltura negli ultimi anni è stata vessata da diverse calamità, dalle micotossine alle avversità atmosferiche, che ne hanno compromesso la resa e la qualità del prodotto. Una situazione che ha spinto molte aziende ad abbandonarne la produzione, convertendola alla soia, coltura certamente più redditizia». Un problema di reddito, dunque, che il Consorzio Agrario ha deciso di affrontare con una soluzione economica in grado di rilanciare la coltivazione del mais nella Marca Trevigiana.

Incentivi per l’imminente stagione di semina. Per il raccolto di quest’anno, infatti, il Consorzio corrisponderà per il mais bianco un prezzo pari a quello stabilito dalla borsa merci per il mais giallo, con in aggiunta un incentivo di 10 euro per ogni tonnellata di prodotto raccolto e essiccato. L’incentivo verrà garantito sulla base di accordi commerciali di filiera, che valorizzano la produzione di mais bianco “sostenibile”, certificato con standard CSQA “DTP112 Cereali e Semi Oleosi Sostenibili”. «Si tratta di un protocollo che tutela la sostenibilità ambientale, sociale ed economica – commenta il presidente del Consorzio Fulvio Brunetta – e che ci permette di garantire ai distributori un prodotto di maggiore qualità. L’obiettivo è rilanciare una coltivazione importante per la nostra agricoltura, offrendo un incentivo economico significativo. Stiamo già promuovendo questa opportunità tra le aziende in vista dell’imminente stagione di semina».

Già coinvolte 150 aziende. La soluzione è già stata sperimentata l’anno scorso, coinvolgendo 150 aziende del territorio per una superficie coltivata complessiva di circa mille ettari. «Mille ettari di coltivato rendono mediamente 12mila tonnellate di prodotto – prosegue il direttore Pietro Carniato – e infatti l’anno scorso abbiamo corrisposto circa 120mila euro di premi complessivi. Si tratta di una cifra importante, abbiamo riscontrato grande soddisfazione tra le aziende che ne hanno beneficiato: confidiamo che quest’anno potremmo contare su un numero maggiore di adesioni».

3,5 miliardi di euro al Veneto: Pac e Psr al via, convegno a Legnaro (Pd) il 1° aprile 2015

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiDa qui al 2020 il Veneto potrà contare su risorse finanziarie pari a 3,5 miliardi di euro provenienti dalla Politica Agricola Comune (PAC). Una bella cifra che nello specifico sarà destinata, sottoforma di aiuto, ai pagamenti diretti agli agricoltori (2,3 miliardi), mentre la parte restante (1,184 miliardi) sarà a disposizione del nuovo Programma di Sviluppo Rurale, per il quale la Regione Veneto sta attendendo il via libera da parte della Commissione europea (vedi paragrafo sottostante). Come si può facilmente capire, per il mondo agricolo è dunque in arrivo un’iniezione di linfa vitale che consentirà il rafforzamento e l’ammodernamento delle imprese, il ricambio generazionale e una maggiore attenzione alle questioni ambientali. Attorno a questi importanti temi ruoterà il convegno “PAC e Sviluppo rurale verso il 2020” che Veneto Agricoltura, tramite il suo sportello Europe Direct Veneto, con Regione, poli universitari regionali e CRA-INEA, organizzerà a Legnaro (PD) il prossimo 1° aprile in Corte Bendettina a partire dalle ore 9,15.

I relatori. Per conoscere nei dettagli tutte le novità, le opportunità, ma anche le difficoltà applicative della nuova programmazione agricola e rurale europea 2014-2020, i promotori dell’evento hanno invitato in qualità di relatori i massimi esperti in circolazione: Angelo Frascarelli, dell’Università di Perugia, affronterà i temi più scottanti della PAC riformata; Vasco Boatto, dell’Università di Padova, presenterà le prime ipotesi d’impatto della nuova PAC e del PSR Veneto sull’economia regionale, messe a punto in collaborazione con l’Università di Verona; Andrea Povellato, di CRA-INEA, inquadrerà i possibili scenari di cambiamento climatico e i relativi impatti sull’agricoltura veneta, si tratta di un atteso lavoro messo a punto in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia; Andrea Comacchio, direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Veneto, presenterà il nuovo PSR Veneto. Al convegno di Legnaro è previsto anche l’intervento dell’assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato, nonché la presentazione della pubblicazione “L’Italia di fronte alla riforma della PAC 2014-2020”, Quaderno della Collana editoriale curata da Europe Direct Veneto, una cui copia sarà consegnata ai partecipanti. La partecipazione al convegno è gratuita e non richiede la pre-registrazione.

Psr del Veneto inviato alla Commissione Europea. “Gli uffici del Dipartimento agricoltura e sviluppo rurale hanno provveduto  al caricamento  sul sistema informativo della Commissione Europea e al successivo invio del testo revisionato del nuovo Programma di Sviluppo Rurale. Siamo i primi in Italia insieme a Bolzano. La fase finale del negoziato tra Regione Veneto e Europa si chiuderà a maggio con l’auspicata approvazione definitiva del nuovo PSR 2014-2020 da parte della Commissione Europea”.  A darne notizia è l’assessore all’Agricoltura del Veneto, Franco Manzato, che sta seguendo tutti gli step necessari all’approvazione definitiva del testo, che consentirà al Veneto di avviare tutte le misure di bando rivolte alle aziende agricole. “Nei limiti di quanto i regolamenti consentivano – riferisce Manzato – abbiamo intanto avviato le procedure per attivare il primo bando da 144 milioni di euro, approvato ieri in Commissione agricoltura del Consiglio regionale”. L’operazione è stata possibile in quanto il negoziato sul nuovo PSR in Veneto è avanzato. In questi casi la Commissione europea consente alle Regioni di approvare i primi bandi per le misure che non richiedono applicazione di “criteri di selezione”, condizionando comunque le domande a recepire le eventuali ultime minime correzioni. Nello specifico si tratta delle misure 10.1 (Agroambiente), 11 (Agricoltura biologica) e 13 (Indennità compensativa a favore delle zone montane), con scadenza della presentazione delle domande al 15 maggio 2015.

Fonte: Veneto Agricoltura/Regione Veneto

1 aprile 2015, a Legnaro (Pd) confronto tra Pac e Sviluppo rurale verso il 2020, incontro organizzato in collaborazione con Unaga-Argav

programma 27 settembre PAC bozza 3Il 2015 è l’anno di avvio sia della nuova Politica Agricola Comune (PAC) che della nuova Politica di Sviluppo rurale, in vigore fino al 2020. Il convegno organizzato mercoledì 1 aprile 2015 a Legnaro (PD alla Corte Benedettina da Veneto Agricoltura, tramite il suo sportello Europe Direct Veneto, con Regione Veneto, Università, CRA-INEA e UNAGA-ARGAV, intende approfondire la rilevanza per l’agricoltura e le aree rurali del Veneto di questa nuova programmazione pluriennale.

Le due politiche sotto la lente. Il decollo della PAC riformata e del nuovo PSR è un fatto importante, di quelli che si ripetono ogni sette anni. Vale la pena dunque dedicargli un momento di confronto e dibattito, che sarà moderato da Renzo Michieletto, ufficio stampa Europe Direct Veneto di Veneto Agricoltura. Il convegno, che comprende anche una sessione di approfondimento dei temi per la stampa (ore 11.50-12.45) condotta da Mimmo Vita, ufficio stampa di Veneto Agricoltura, porrà le due politiche sotto la lente: la PAC da una parte – compromesso tra una visione produttivistica e una visione ambientalista dell’agricoltura; lo Sviluppo rurale dall’altra, che sempre più deve fare i conti con scenari globali in rapida mutazione, quali i cambiamenti climatici e i possibili impatti che ne conseguono sul settore primario. La nuova politica di Sviluppo rurale dovrà, infatti, tenere in grande considerazione il clima, un fattore di incertezza che potrà influire in modo determinante sugli effetti delle scelte di programmazione dei nostri agricoltori. L’integrazione della cultura della gestione del cambiamento, del rischio e della transizione nella gestione dell’agricoltura a livello regionale diverrà infatti una delle sfide più importanti per limitare i possibili danni futuri e cogliere anticipatamente le opportunità.

Proiezioni impatto nuova Pac e Psr sull’economia veneta. Nell’occasione sarà presentato, a cura dei poli universitari regionali, uno studio che illustrerà i tratti salienti dell’economia del Veneto, con particolare riguardo all’economia agricola e agro-industriale regionale rappresentata da una matrice input-output. Sulla base delle simulazioni che terranno conto di alcune ipotesi delle condizioni di mercato, verranno fatte delle prime valutazioni sull’impatto della nuova PAC e del PSR sull’economia veneta.

Fonte: Europe Direct Veneto

Regione Veneto, nuovo PSR 2014-2020, in aprile il primo bando da 144 milioni

Manzato all'Agro Open Day

Franco Manzato

“In aprile verrà  approvato il primo bando del nuovo Programma di Sviluppo Rurale, con uno stanziamento di 144 milioni di euro. Il Veneto ancora una volta è il primo in Italia, grazie all’efficienza dell’apparato amministrativo regionale”. Lo ha annunciato l’assessore all’agricoltura Franco Manzato, alla luce  dell’approvazione in Giunta regionale della delibera relativa al bando delle misure 10.1 (Agroambiente), 11 (Agricoltura biologica) e 13 (Indennità compensativa a favore delle zone soggette a vincoli naturali), con scadenza della presentazione delle domande al 15 maggio 2015. L’iter prevede l’invio dell’atto al Consiglio Regionale per l’approvazione definitiva.

Veneto primo in Italia ad approvare i bandi. “Laddove il negoziato sul nuovo PSR è avanzato  – ha spiegato Manzato – la Commissione europea consente alle Regioni di approvare i primi bandi per le misure che non richiedono applicazione di “criteri di selezione”, per le quali invece occorrerà attendere la formale approvazione del PSR e la costituzione del Comitato di sorveglianza”. “Ricordo peraltro – ha aggiunto Manzato – che siamo stati anche la prima Regione che, avvalendosi del regolamento “di transizione”,  ha approvato già nel 2014 bandi per oltre 130 milioni di euro destinati agli investimenti e all’insediamento dei giovani, utilizzando risorse del nuovo periodo di programmazione con le regole del vecchio PSR. Questo non è solamente il frutto di una forte volontà strategica, ma rappresenta  anche il risultato di una grande operatività, propria del Dipartimento agricoltura della Regione. Un grazie pertanto a tutti i funzionari, dirigenti e collaboratori che hanno reso possibile il raggiungimento di questo obiettivo e che con il loro impegno quotidiano contribuiscono a posizionare il Veneto tra le best practice nel panorama italiano ed europeo”. Informazioni sul bando potranno essere ottenute nelle prossime settimane nel portale dell’agricoltura veneta PIAVe  e nella sezione bandi-agricoltura del sito della Regione Veneto

Veneto Agricoltura, quale futuro? I lavoratori dell’Azienda Regionale in presidio a Venezia.

Riceviamo e pubblichiamo dalla RSU di Veneto Agricoltura
Questa mattina, martedì 17 marzo 2015, i lavoratori di Veneto Agricoltura terranno un presidio davanti al Consiglio Regionale, a Palazzo Ferro Fini, Venezia, dalle ore 11 alle ore 12.30, in occasione dell’incontro di RSU e Organizzazioni Sindacali con il presidente del Consiglio Regionale, Clodovaldo Ruffato, e i Capigruppo delle Forze politiche del Consiglio. L’incontro, richiesto dalle Segreterie FIT-CISL e FP-CGIL, è finalizzato al confronto sulle possibili soluzioni da adottare per superare l’attuale blocco applicativo  della Legge regionale n° 37/2014″ istituzione AVISP” in seguito al ricorso per incostituzionalità presentato dalla Avvocatura dello Stato. Sempre oggi, alle ore 16, a Palazzo Balbi, sede della Giunta Regionale, l’assessore Franco Manzato riceverà la delegazione sindacale.

Le istanze dei lavoratori. I dipendenti di Veneto Agricoltura manifestano la loro preoccupazione per lo stato di impasse giuridico-istituzionale in cui si trovano. Ad oggi, l’incertezza sul futuro delle attività e la mancanza di adeguate garanzie occupazionali, generate dall’approvazione della Legge Regionale n. 37/2014, istitutiva dell’Agenzia Veneta per l’Innovazione e i Servizi in Agricoltura, creano una situazione di attesa e disagio tra i lavoratori di Veneto Agricoltura, che chiedono lo sblocco di questa situazione di stallo. Per questo motivo sollecitano l’assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato, più volte pubblicamente impegnatosi a trovare una soluzione che garantisca il mantenimento delle attività e dei posti di lavoro, a portare a termine questa travagliata transizione. Come? Ciò potrebbe realizzarsi o attraverso una modifica della Legge che permetta di dar avvio alla nuova Agenzia garantendo, anche per mezzo di un’adeguata copertura finanziaria, le attività e le professionalità presenti in Veneto Agricoltura o, in alternativa, attraverso il ritiro della Legge stessa.

Fraccaro Spumadoro, “più che un’azienda dolciaria, una grande pasticceria di tradizione famigliare”

Benvenuto Fraccaro(di Marina Meneguzzi) Semplicità, genuinità e qualità: i soci ARGAV hanno potuto toccare con mano i valori portanti di Fraccaro Spumadoro di Castelfranco Veneto (Tv), “più che un’azienda dolciaria d’importanza nazionale, una grande pasticceria di tradizione famigliare”, come amano descriversi gli stessi titolari. L’occasione è stata la visita agli stabilimenti di produzione dell’impresa, nonché al neonato Fraccaro Cafè, lo scorso 13 marzo. Ad accoglierci con calorosa simpatia, Luca e Michele Fraccaro e Paolo Pietrobon, rispettivamente terza e quarta generazione della famiglia Fraccaro.

Luca Fraccaro Fabrizio Stelluto Paolo Fraccaro

da sx Luca Fraccaro, Fabrizio Stelluto che dona la penna ricordo ARGAV e Paolo Fraccaro

Una “fragrante” chiave di successo. 1932, 2000, 2010: le tre annate segnano tre tappe importanti per la famiglia Fraccaro. Il 1932 è l’anno della fondazione, dovuta all’iniziativa di Giovanni Fraccaro che, insieme alla moglie Elena, aprì un panificio sotto l’antica torre del castello della “Città del Giorgione”. Nell’arco di qualche anno, complice il maggior benessere economico che spingeva i castellani, così si chiamano gli abitanti di Castelfranco, al consumo di beni più “voluttuari”, il panificio cominciò a sfornare anche dolci, divenuti con il passare degli anni “core business” aziendale. Nel 2000, l’azienda, trasferitasi fin dagli anni ’70 nell’attuale sede in via Circonvallazione, sempre a Castelfranco, introduce la linea Bio, che tanto successo ha in Italia e all’estero (in particolare in Francia). Nel 2010, per rispondere alle richieste di un consumatore sempre più attento alla salute e all’etica, arriva la linea Vegana al farro. Tre tappe importanti, si diceva, nella storia dell’azienda dolciaria che hanno in comune un “fragrante” filo conduttore: il “lievito madre” originale del 1932. Che in barba a guerra e crisi economiche, continua da ottant’anni a far “vivere” i prodotti dolciari Fraccaro, divenendone la chiave del successo.

Michele Fraccaro lievito madre 1932

Michele Fraccaro tiene tra le mani il Lievito Madre del 1932

I prodotti dolciari Fraccaro vengono ancor oggi realizzati in modo del tutto artigianale. Certo, alcune fasi di lavoro sono state automatizzate, ma la manualità e l’attenzione artigianale restano ancora predominanti in tutta la produzione. “Il Lievito Madre Fraccaro viene tenuto vivo giornalmente, grazie alla fermentazione naturale di farina e acqua nel quale sono presenti microrganismi che si riproducono e trasformano gli zuccheri in anidride carbonica”, racconta con dovizia di particolari Michele Fraccaro, accompagnandoci nella visita ai reparti di produzione. “Il nostro lievito madre dà il vantaggio dell’estensibilità durante la lavorazione della pasta, che con questo ingrediente diventa liscia più velocemente, ottenendo una migliore alveolatura e maggiore sofficità con un gusto e un aroma più intensi. Inoltre, con l’impiego del nostro lievito naturale anche la digeribilità ci guadagna”. L’azienda conta oltre 100 prodotti, suddivisi in tre linee: la linea Pasticceria (dolci legati alle festività natalizie e pasquali), la linea Spumadoro (dolci e merende realizzate con 12 ore di lievitazione, e contengono mediamente il 50% di grassi in meno rispetto ad un classico croissant di pari peso) e la linea Pasticceria Bio, con anche proposte vegane.  Tutti i prodotti lievitati sono realizzati con il lievito madre e materie prime selezionate, preferibilmente locali, come, ad esempio, nella produzione di panettoni “speciali”, in cui viene utilizzato il Prosecco Docg Valdobbiadene e il radicchio variegato di Castelfranco.

Panettone dei Presìdi Fraccaro Slow Food con ingredientiA proposito di panettoni. Da Natale 2014, l’azienda è stata scelta da Fondazione Slow Food per la produzione del primo “panettone dei Presìdi” prodotto in edizione limitata, senza conservanti e aromi, e che ha tra gli ingredienti i datteri dell’oasi di Siwa (Egitto), che hanno la particolarità di essere meno dolci dei datteri tradizionali, la vaniglia di Mananara (Madagascar) e i canditi provenienti dagli agrumi del Gargano (Puglia), tutti Presìdi Slow Food. Che, assieme all’antico lievito madre e alla farina tipo 0 prodotta da un mulino di Vicenza, al miele italiano e alle uova fresche, rendono questo panettone un dolce della tradizione natalizia “Eccellente e Solidale”, proposto in belle scatole di latta in acciaio riciclato realizzate da Ricrea (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero dell’Acciaio), con “l’etichetta narrante” dove si racconta descrivendo chi lo produce e tutta la filiera. Una curiosità: perché Spumadoro. Dal 1940 Fraccaro Dolceria usa nella produzione dei dolci l’Aroma Spumadoro (in vendita nelle principale insegne di supermercati), miscela di oli essenziali di agrumi mescolata ad acqua e aromi naturali e con aggiunta di curcuma, che ne conferisce una colorazione 100% naturale.

Rendering-FraccaroCafe-FraccaroStoreTutti i numeri di Fraccaro Dolciaria. L’azienda impiega 40 collaboratori, senza contare i lavoratori stagionali. Altri 23 collaboratori sono stati assunti nel nuovo Fraccaro Cafè. La produzione consta di 120.000 pezzi finiti al giorno, con un fatturato nel 2014 di 6,2 milioni di euro: il 58% derivante dal mercato Italia e il restante 22% da mercati esteri quali Australia, Francia, Canada, Germania e Svizzera. L’azienda, certificata Bio, è una realtà a basso impatto ambientale grazie all’utilizzo di energie rinnovabili. Altro passo verso la completa ecosostenibilità è la progressiva diminuzione dell’impatto del packaging sull’ambiente, attraverso l’utilizzo di incarto totalmente riciclabile per i prodotti.

Cuoco Fraccaro

Luca Pibiri, chef del Fraccaro Cafè, insieme a una collaboratrice

Fraccaro Cafè. L’innovativo spazio, diretto dal padovano Simone Cecchinato, ha aperto i battenti a fine ottobre 2014. L’intenzione della famiglia Fraccaro era quella di proporre un ponte diretto tra il consumatore e l’azienda, un obiettivo ampiamente raggiunto, visto il grande successo di pubblico. “Siamo convinti di offrire una formula originale, incentrata sulla pasticceria di qualità e con una forte identità italiana. E’ ancora presto per dirlo, ma consideriamo il Fraccaro Caffè  un punto di partenza di un progetto che ha la velleità di aprire nel futuro altri spazi come questo” sottolineano Luca e Paolo Fraccaro. Il Fraccaro point comprende in un unico locale caffetteria, gelateria, ristorante e pizzeria (80 posti, pizza alla pala, pasta fresca fatto a mano ogni giorno, ai fornelli della cucina a vista lo chef sardo Luca Pibiri coadiuvato dal suo valido team) e punto vendita. Tutti i lievitati sono fatti, naturalmente, con il lievito madre. Le brioche possono essere farcite con confetture a scelta, anche con il gelato artigianale privo di additivi, coloranti e aromi artificiali, il caffè servito, miscela 100% arabica, è di una rinomata torrefazione veneta. Tra i dolci, vale la pena provare il classico tiramisù nella versione “Fraccaro” con il pandoro, le brioches salate farcite con la soppressa vicentina Dop e una notevole varietà di formaggi veneti. Nella cantina a vista, una vasta selezione di vini come prosecco e spumanti Doc e Docg da uve biologiche servite al calice. E prima di uscire, impossibile non fare una capatina al “Fraccaro Store”, per portarsi a casa ogni sorta di leccornia.

 

Giovani (under 40) in agricoltura, luci e ombre

Manzato all'Agro Open Day

Franco Manzato, assessore all’Agricoltura del Veneto, all’Agro Open Day

“Una giornata imperdibile, un successo che la dice lunga sull’attenzione dei giovani verso l’impresa agricola e i temi dell’agricoltura, un’iniziativa che sicuramente sarà ripetuta”. Con queste parole l’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato, intervenuto ieri alla Corte Benedettina di Legnaro (PD), ha commentato gli straordinari risultati dell’”Agro Open Day Giovani”, organizzato dalla Regione Veneto in collaborazione con Veneto Agricoltura per illustrare agli studenti di tutti gli Istituti Agrari del Veneto e agli imprenditori agricoli under 40, le occasioni messe a disposizione dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, dotato di un miliardo e 200 milioni di finanziamenti.

AGRO OPEN DAY LA SALA GREMITA

Agro Open Day, la sala gremita

Oltre 4 mila le aziende agricole under 40 in Veneto. Nel Psr 2014-2020, in serbo per i giovani 100 milioni. “Oggi abbiamo visto l’entusiasmo e la serietà di 300 giovani, potenziali imprenditori o già tali, oltre che di 250 ragazzi degli Istituti Agrari  – ha detto Manzato – e altre 150 prenotazioni sono purtroppo rimaste in attesa: il segno che abbiamo visto giusto e che su questa strada continueremo a camminare sin dal prossimo anno”. “I giovani imprenditori veneti – ha detto anche l’Assessore – stanno dimostrando una forte capacità di stare sul mercato, colgono le opportunità, costruiscono strategie, sanno innovare meglio di chiunque altro. Sono un patrimonio prezioso per l’intera economia del Veneto e il Programma di Sviluppo Rurale saprà dare loro appoggio e i giusti sostegni”. Manzato ha ricordato che “in Veneto le Aziende Agricole Under 40 sono ben 4.300”. “Nel nuovo Psr 2014-2020 – ha evidenziato l’Assessore – ci saranno a disposizione altri 100 milioni riservati ai giovani che vogliono avviare un’azienda agricola, oltre a quanto previsto da tutte le varie misure d’investimento. Una leva che sapremo sfruttare nel migliore dei modi per il miglior futuro dell’economia agricola veneta”.

Chi sono i giovani agricoltori veneti. Ma è poi vero che gli under 40 sono interessati all’imprenditoria nel settore primario? Ecco alcuni dati che possono essere utili a comprendere il trend in atto. Anzitutto va segnalato che secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istat, analizzato dagli esperti di Veneto Agricoltura, gli occupati agricoli in Veneto sono in calo dell’1,7% e scendono al di sotto delle 63.000 unità. Di queste, le donne sono circa 16.100 (26% del totale), mentre i maschi, pur essendo in calo del -2,4% (circa 46.900 unità), rappresentano ancora il 74% circa degli occupati in agricoltura.

Vecchi PSR, effetti dei contributi. Anche tra i nuovi giovani imprenditori con meno di 40 anni, che hanno beneficiato di un contributo nella misura per il primo insediamento nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013, si ritrovano la medesima distribuzione di genere sopra riportata: le donne sono circa il 25% del totale. A tutto il 2014, le domande di contributo per il primo insediamento finanziate sono state 2.200 circa.  Da sottolineare, che negli ultimi due anni, questo sostegno alla nuova imprenditoria ha raggiunto la sua massima efficacia: infatti nel 2012-13, l’incidenza di beneficiari sulle nuove imprese giovani iscritte nel Registro delle Imprese è stata stabilmente sopra il 70%, mentre nei quattro anni precedenti aveva assunto valori compresi tra il 40% e il 55%. Considerando i comparti di attività delle nuove imprese, il 31% del totale è costituito da aziende con poli-coltivazioni, poli-allevamenti o miste seminativi-allevamenti; seguono le aziende del comparto grandi colture (26%), vino (19%) e ortofrutta (14%). I principali interventi effettuati con il contributo percepito con il primo insediamento hanno riguardato l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature (40% del valore totale degli investimenti), seguono la costruzione/acquisizione o ristrutturazione/miglioramento di fabbricati e impianti aziendali (39%); infine gli interventi di tipo ambientale hanno riguardato il 18% degli investimenti realizzati, in crescita rispetto ai primi bandi finanziati nei primi tre anni della programmazione 2007-2013.

La situazione delle imprese agricole condotte da giovani. La situazione delle imprese agricole condotte da giovani (imprenditori di età inferiore a 40 anni) in Veneto si inquadra in un contesto generale che a partire dal 2000, ma anche da prima, vede una situazione strutturale di continua diminuzione del numero di imprese agricole attive iscritte nel Registro delle Imprese delle Camera di Commercio provinciali del Veneto (65.988 nel 2014, -2,5% rispetto al 2013). Considerando solo la categoria delle “ditte individuali” (escludendo quindi le altre forme giuridiche: società di capitali, di persone, altre forme societarie), la diminuzione è stata pari al 3,2% rispetto al 2013. Ma nel lungo periodo, la flessione rispetto al 2002 è stata del 39%: nel dettaglio, il calo è stato percentualmente maggiore per le imprese delle fasce dai 18 ai 29 anni (-48,8%) e dai 30 ai 49 anni (-51,5%). E’ diminuita quindi la loro incidenza sul totale delle imprese, passando rispettivamente dal 2,3 all’1,9% e dal 26,9% al 21,4%, mentre aumentano leggermente la propria quota di incidenza le altre fasce di età e in particolar modo quella con conduttori over 70, passata da 25,8% a 31,4% del totale delle imprese agricole venete. Va peraltro evidenziato che negli ultimi anni, la quota delle imprese più giovani è leggermente migliorata: il numero di imprese di fascia 18-24 anni ha infatti raggiunto un minimo nel 2009 (1.061 imprese) e negli anni successivi ha mantenuto una leggera tendenza di crescita/stabilizzazione, laddove invece le altre classi di età hanno evidenziato un calo del numero di aziende. Estendendo la categoria di imprese giovani a quelle condotte da imprenditori under 40 anni, che possono accedere ai finanziamenti previsti dal Piano di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Veneto, nel 2014 il loro numero è stato di 4.301 unità, pari al 7,7% del totale.

Le politiche regionali di sostegno all’imprenditoria giovanile. Analizzando l’andamento del numero di iscrizioni di nuove imprese per fasce di età nel corso degli anni, è possibile individuare una correlazione di dipendenza con le politiche di sostegno all’imprenditoria giovanile attivate dalla Regione Veneto. Emerge infatti, soprattutto negli ultimi anni, una sempre maggior incidenza delle imprese beneficiarie di contributo al primo insediamento (riservato ad imprenditori con meno di 40 anni) sul numero di nuove imprese giovani iscritte presso il Registro delle imprese. Negli ultimi dieci anni, l’incidenza delle imprese under 40 è comunque in continuo calo rispetto al numero totale di imprese agricole attive, poiché le nuove imprese non riescono ad essere in numero tale da “sostituire” le cessazioni di imprese delle fasce di età più elevata. In sintesi, negli ultimi dieci anni c’è stato un invecchiamento del settore agricolo veneto, che è costituito in misura sempre maggiore da imprese con titolari di età superiore ai 50 anni e in particolar modo da quelli aventi un’età maggiore di 70 anni, mentre sono sempre meno le imprese “giovani” e in particolare proprio quelle della fascia di età 18-29 anni, anche se dal 2009 si può notare un miglioramento dell’incidenza delle imprese giovani sul totale. Tuttavia, per la prima volta, negli ultimi due anni le nuove iscrizioni di imprese giovani sotto i 40 anni sono in numero superiore alle nuove iscrizioni di imprese con titolari over 65 anni, motivate spesso da fenomeni di successione, divisioni o cambiamenti di ragione sociale, o ancora da motivi di emersione/regolarizzazione di imprese, già esistenti, che provvedono ad iscriversi al Registro delle Imprese al fine di poter conseguire un contributo pubblico o da un ritorno alla terra da parte di persone che una volta in pensione tornano a dedicarsi all’attività agricola in maniera prevalente.

Fonte: Regione Veneto/Veneto Agricoltura

Ghisetti e Abafoods: a Badia Polesine (Ro), due (verdi) “isole felici” nel panorama economico veneto e italiano

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20 febbraio 2015, i soci ARGAV in visita all’azienda Ghisetti 1870 a Badia Polesine (Ro)

(di Marina Meneguzzi). Secondo l’Istat, il clima nel Paese sta cambiando: a febbraio l’indice di fiducia delle imprese ha raggiunto il valore più alto da gennaio 2011 e quello dei consumatori addirittura da giugno 2002. Sono piccoli segnali ma importanti, in un periodo come quello attuale in cui, anche nel Nordest, un tempo locomotiva d’Italia, molte aziende sono in stato di crisi o hanno addirittura chiuso i battenti. Ma in cui, per fortuna, hanno continuato a esistere tante isole felici.

20 febbraio 2015, i soci ARGAV alla presentazione aziendale Ghisetti 1870, Badia Polesine

I soci ARGAV in Polesine. Due di queste realtà imprenditoriali si trovano a Badia (RO), importante centro dell’Alto Polesine, e rappresentano un esempio di eccellenza italiana nel campo dell’agroalimentare. Grazie al socio consigliere Paolo Aguzzoni, autore anche delle foto che vedete a commento dell’articolo, lo scorso venerdì 20 febbraio i soci ARGAV hanno avuto la possibilità di visitarle. Si tratta delle aziende Ghisetti 1870 e Abafoods, che distano pochi metri l’una dall’altra. Ad  accoglierci nella visita agli stabilimenti di Ghisetti 1870, Andrea Bertolaso, responsabile commerciale e Maddalena Meneghetti, responsabile qualità. Per Abafoos, diretta da Andrea Tomelieri, passato per un saluto, a farci da cicerone c’era Andrea Vernucci, rsponsabile marketing, accompagnato da Nicola Calgaro, responsabile commerciale estero.

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20 febbraio 2015, i soci ARGAV visitano gli stabilimenti dell’azienda Ghisetti 1870, Badia Polesine

Ghisetti 1870, una storia che parla di innovazione e investimenti. Parlare di prodotti di V gamma in Italia (verdure fresche tagliate, pulite e cotte o precotte sottovuoto) significa parlare di Ghisetti 1870, pioniere nel Belpaese per quanto riguarda questo tipo di lavorazione dell’ortofrutta, da loro introdotta fin dalla fine degli anni ’80. Ma andiamo per ordine. L’azienda, fondata a fine ‘800 nel modenese dal bresciano Ghisetti, dopo la grande crisi economica del ’29 concentra la produzione dall’agroalimentare all’ortofrutticolo. Negli anni ’60, l’impresa viene trasferita a Badia Polesine, e diviene centro di logistica per l’approvvigionamento delle materie prime, prese da un’azienda francese, nonché per la distribuzione alla GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e ristorazione italiana dei prodotti lavorati. Forti del successo aziendale, nel 2000 Ghisetti acquisisce l’azienda francese e, nel 2012, viene inaugurato l’attuale nuovo stabilimento di Badia Polesine, costruito con l’intento di produrre, e non solo distribuire, in Italia. Quella dell’azienda polesana è quindi una storia di successo, che parla di crescita e di continui investimenti, anche in termini di personale, visto che nel corso del 2015 sono previste 10 nuove assunzioni, che andranno ad aggiungersi ai 20 dipendenti attuali. “In un periodo di crisi economica, la nostra azienda rappresenta un’isola felice”, conferma Andrea Bertolaso. Che aggiunge: “Attualmente abbiamo una capacità produttiva di 6 mila tonnellate di lavorato da confezionare (patate, rape, carote, castagne, zucca, carciofi, radicchio, frutta, ecc.), corrispondenti a 12 milioni di piccole confezioni, contiamo di portare la produzione a 10 mila tonnellate nell’arco di qualche anno, grazie all’installazione di nuovi macchinari. Siamo leader nazionali per quanto riguarda gli alimenti cotti e precotti in sottovuoto, ma lavoriamo anche prodotti orticoli freschi, che vengono tagliati e puliti, pronti per l’uso”. Per quanto riguarda i prodotti, Maddalena Meneghetti, nell’interessante presentazione generale, ci ha riferito: “L’ortofrutta da noi prodotta presenta indubbi vantaggi nutrizionali oltre a una grande conservabilità (fino a 6 mesi) e nel prossimo futuro la nostra attenzione sarà verso un’ulteriore riduzione dei conservanti negli alimenti. Tra le nostre caratteristiche, c’è la scelta di non portare il prodotto a fine cottura in modo da lasciare al consumatore il piacere di cuocerlo come preferisce”.

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da sx Andrea Vernucci, responsabile marketing e Nicola Calgaro, responsabile commerciale estero di Abafoods, Badia Polesine

Da Abafodds, cibarsi diventa ancor più “semplice”. Anche Abafoods, fondata nel 1999 dalla famiglia Bartoli e rilevata di recente da una società olandese, ha ampliato da poco il proprio stabilimento, che produce oltre 60 bevande vegetali biologiche (senza lattosio, colesterolo, zuccheri aggiunti) con i marchi Isola Bio (leader nei negozi Natura Sì) e Sole del Mattino Bio, ottenute da cereali e leguminose con un metodo estrattivo da loro brevettato. Il mercato di riferimento è vario: persone attente alla propria salute, all’ecologia e all’etica, vegetariani e vegani, persone allergiche.

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20 febbraio 2015, i soci ARGAV alla presentazione aziendale Abafoods, Badia Polesine

Coltivazione diretta. Parola d’ordine dell’azienda, che si prepara ad agire nel mercato globale, è “riportare il cibo alla natura” usando solo prodotti freschi, di stagione e, quando possibile, prodotti nelle vicinanze. La coltivazione delle materie prime è in prevalenza diretta (nel 2007 hanno fondato in Molise l’azienda agricola La Goccia, che fornisce avena, farro, miglio e soia) ed i fornitori esterni sono selezionati e sottoposti a rigorosi controlli. Molto attenti alla sostenibilità (l’azienda si serve di un impianto di cogenerazione per il risparmio energetico, utilizza solo imballaggi riciclabili e riciclati, e monitorizza le emissioni di CO2 allo scopo di ridurne la quantità emessa), prossimamente è prevista l’uscita di un’etichetta “green” per le bevande Isola Bio rilasciata, attraverso il Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit, dal Ministero dell’Ambiente.

 

7-9 marzo 2015, al via l’Antica Fiera di San Gregorio a Valdobbiadene (TV)

hdrimg-SanPietro_HOME_01Si avvicina il taglio del nastro per l’Antica Fiera di San Gregorio, dal 7 al 9 marzo a Valdobbiadene (Treviso). Nella città del Prosecco Superiore, incastonata nella magnifiche colline che concorrono al riconoscimento di patrimonio Unesco, si terrà l’evento di richiamo nazionale per le tecnologie e le buone pratiche nel settore enologico, motore dell’economia locale dell’Altamarca grazie allo straordinario successo internazionale del Prosecco DOCG. Alle 11,30 si terrà in piazza Marconi la cerimonia inaugurale, atteso il governatore Luca Zaia, che con il sindaco Luciano Fregonese e il neo campione italiano di cioccolateria, il valdobbiadenese Massimo Carnio, daranno il via a questa edizione 2015.

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Gelato al Prosecco Docg

Concorso gelato al Prosecco Superiore. Una ventina di gelaterie del Nordest sono pronte a sfidarsi per la terza edizione del Concorso Gelato al Prosecco Superiore. La giuria di maestri gelatieri si riunirà domani pomeriggio per decretare il nuovo vincitore che sarà svelato in piazza domenica mattina. Si rinnova così il sodalizio tra la città di Valdobbiadene e Longarone Fiere, Mostra Internazionale del Gelato Artigianale, con la collaborazione di Val d’Oca, Cantina Produttori di Valdobbiadene. Un gelato, quello al Prosecco Superiore che ha riscosso negli ultimi anni un crescente successo e che rappresenta uno straordinario biglietto da visita per Valdobbiadene: il Prosecco è infatti il vino che più si presta alla realizzazione di sorbetto e con il gelato di qualità rappresenta una espressione del Made in Italy nel mondo. L’evento è una vera anteprima della Giornata Europea del Gelato Artigianale (24 Marzo) e si trasformerà in una festa di piazza, con la distribuzione gratuita di gelato nella giornata di domenica. I prodotti tipici saranno protagonisti anche del Mercato dei Sapori, che offrirà una vetrina del meglio del gusto locale (dai formaggi agli insaccati del territorio), mentre l’enoteca (nella loggia del Municipio di piazza Marconi) con la cicchetteria veneta (allestita al piano terra di Villa dei Cedri), consentiranno di degustare tutte le migliori etichette del DOCG Valdobbiadene.

Enologica Valdo Expo. Cuore dell’Antica Fiera Enologica Valdo Expo che porta in piazza un centinaio di aziende specializzate nel settore dell’agricoltura di collina, del settore vitivinicolo e del settore enologico. Le grandi novità riguardano gli atomizzatori e i macchinari per il contenimento dell’irrorazione di fitosanitari nei vigneti. Anche sul fronte del diserbo meccanico interfilare, saranno presentate le ultime novità che eliminano l’utilizzo di prodotti chimici per contrastare le erbe infestanti. Per la prima volta sarà presente in Fiera anche una azienda specializzata per la certificazione delle produzioni agricole biologiche oltre ai droni per il controllo aereo dei parametri fogliari delle viti. Non mancheranno naturalmente i trattori e gli automezzi agricoli adatti per questo particolare territorio con vigneti situati in pendii molto ripidi. Dal vigneto alla cantina, saranno presenti anche aziende leader nel settore enologico e di macchinari tecnologicamente avanzati.

IMG-20150305-WA0013La cittadella dei taglienti. E’ sbarcata di fronte a Villa dei Cedri l’antica gondola veneziana simbolo di questa nuova edizione. La manifestazione che celebra la tradizione della forgiatura nelle terre dell’Altamarca, è ormai un evento di richiamo internazionale vuole mettere al centro i saperi antichi dell’artigianato veneto con un viaggio ideale dalla Laguna alle Dolomiti, dove le colline rappresentano il trait d’union. Il pubblico potrà ammirare le tecniche di taglio del legame e di scultura del legno, la tradizione degli zattieri che trasportavano i legnami fino a Venezia e la sapienza dei maestri d’ascia dell’Arsenale. Mostra del Coltello (con 60 espositori a Palazzo Piva) e Villa dei Cedri con simposi di forgiatura e intaglio del legno, saranno il cuore di questo appuntamento che richiama da solo quasi 200 espositori nazionali e stranieri.

 L’accoglienza si tinge di rosa col Giro. Marzio Bruseghin (ex ciclista professionista 2007-2012, Campione Italiano a cronometro 2006 e vincitore di due tappe del Giro d’Italia nel 2007 e 2008) e Alessandra Prosdocimo (judoka valdobbiadenese vincitrice dell’European Cup nel 2012 e del campionato italiano nel 2012 e 2014) saranno i due testimonial della presentazione della maglietta celebrativa per l’arrivo a Valdobbiadene della 14^ tappa del Giro d’Italia (la Treviso-Valdobbiadene del 23 maggio prossimo). La presentazione si terrà domenica, alle 20,30 in piazza Marconi. Per tutta la durata della fiera di San Gregorio il Comitato Tappa allestirà un info point dedicato alla corsa rosa.

Fonte: Antica Fiera di San Gregorio

10-11 marzo 2015, “Il piacere di mangiare all’italiana” va di scena a Montegrotto Terme (PD)

RINGRAZIAMENTI FINALI (7)

da dx, Marinella Argentieri Maggiano insieme agli chef del gemellaggio gastronomico Trento- Alghero realizzato al rist. Da Pino di San Michele all’Adige TN il 5 febbraio 2015

Spazieranno da nord a sud, isole comprese, le eccellenze agroalimentari che gli chef di Ristoranti Regionali – Cucina DOC utilizzeranno per preparare le loro specialità al convegno: ”Il piacere di mangiare all’italiana” indetto dalla segreteria dell’associazione,  il 10 e 11 marzo prossimi, al Best Western Hotel Terme Imperial di Montegrotto Terme (Pd).  La struttura alberghiera ospiterà per due giorni  i ristoratori dell’associazione che, dai primi anni ’70, promuove la conoscenza dell’enogastronomia regionale intesa come espressione di cultura ed importante componente dell’offerta turistica.

Convivi Doc. Il radicchio veneto, le mele del Trentino, i coniglietti del Monte Epomeo di Ischia, gli agnelli, i carciofi  e il prelibato pecorino sardo saranno alcuni degli ingredienti dei piatti che comporranno i  Convivi DOC : menù realizzati con specialità di diverse regioni, in armoniosa successione, sposate a vini che esaltano la loro bontà. Nei due giorni del convegno enogastronomico, che vedrà la presentazione in anteprima  del completo restyling del portale, si assaggeranno ricette classiche come i Casoncelli, la pasta ripiena contesa tra Bergamo e Brescia, tanto da indurre la Camera di Commercio di Bergamo a definire la loro preparazione con un disciplinare; le Crestagliate, antica minestra dell’entroterra marchigiano; piatti creati dalla fantasia dello chef  come lo sformato di patate all’elicriso e ancora dessert tradizionali come lo strudel o il semifreddo al torroncino. Non mancheranno le bollicine di Barone Pizzini, che produce da agricoltura biologica in Franciacorta, i formaggi F.lli Pinna di Thiesi (SS),  leader del settore caseario ovi-caprino sardo per storia e dimensioni, che esporta in vari Paesi ogni anno oltre 10.000 tonnellate di formaggi e ricotte tra cui primeggia per volume il pecorino romano Dop e per notorietà il pecorino Brigante. Nel corso del convegno, l’azienda sarda proporrà in degustazione alcuni formaggi scelti nella vasta gamma delle sue specialità in abbinamento al Vermentino della Cantina Santa Maria la Palma di Alghero, altro esempio di imprenditorialità  sarda, con una produzione  di circa 4.000.000 di bottiglie l’anno. Il Veneto sarà rappresentato dal ristorante dell’hotel ospitante, che presenterà il piatto “Sformatino di radicchio e caprino su vellutata di piselli di Baone e San Daniele croccante“.

Saranno in degustazione anche prodotti di nicchia come i vini della cantina D’Ambra di Forio di Ischia e della Cantina Pievalta di Maiolati Spontini dei Colli di Jesi, tra le prime in Italia a produrre da agricoltura biodinamica , il pluripremiato Moscato d’ Asti, proposto anche nella sua versione “ passito”, della Bera di Neviglie, territorio d’elezione per un vino sempre più apprezzato all’estero. Sarà un festival di sapori, dove imprenditori, giornalisti e gourmet si incontreranno scambiandosi le reciproche conoscenze, in un clima di amicizia a sostegno della civiltà della tavola.

Fonte: Ristoranti Regionali-Cucina Doc