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Giovani (under 40) in agricoltura, luci e ombre

Manzato all'Agro Open Day

Franco Manzato, assessore all’Agricoltura del Veneto, all’Agro Open Day

“Una giornata imperdibile, un successo che la dice lunga sull’attenzione dei giovani verso l’impresa agricola e i temi dell’agricoltura, un’iniziativa che sicuramente sarà ripetuta”. Con queste parole l’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato, intervenuto ieri alla Corte Benedettina di Legnaro (PD), ha commentato gli straordinari risultati dell’”Agro Open Day Giovani”, organizzato dalla Regione Veneto in collaborazione con Veneto Agricoltura per illustrare agli studenti di tutti gli Istituti Agrari del Veneto e agli imprenditori agricoli under 40, le occasioni messe a disposizione dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, dotato di un miliardo e 200 milioni di finanziamenti.

AGRO OPEN DAY LA SALA GREMITA

Agro Open Day, la sala gremita

Oltre 4 mila le aziende agricole under 40 in Veneto. Nel Psr 2014-2020, in serbo per i giovani 100 milioni. “Oggi abbiamo visto l’entusiasmo e la serietà di 300 giovani, potenziali imprenditori o già tali, oltre che di 250 ragazzi degli Istituti Agrari  – ha detto Manzato – e altre 150 prenotazioni sono purtroppo rimaste in attesa: il segno che abbiamo visto giusto e che su questa strada continueremo a camminare sin dal prossimo anno”. “I giovani imprenditori veneti – ha detto anche l’Assessore – stanno dimostrando una forte capacità di stare sul mercato, colgono le opportunità, costruiscono strategie, sanno innovare meglio di chiunque altro. Sono un patrimonio prezioso per l’intera economia del Veneto e il Programma di Sviluppo Rurale saprà dare loro appoggio e i giusti sostegni”. Manzato ha ricordato che “in Veneto le Aziende Agricole Under 40 sono ben 4.300”. “Nel nuovo Psr 2014-2020 – ha evidenziato l’Assessore – ci saranno a disposizione altri 100 milioni riservati ai giovani che vogliono avviare un’azienda agricola, oltre a quanto previsto da tutte le varie misure d’investimento. Una leva che sapremo sfruttare nel migliore dei modi per il miglior futuro dell’economia agricola veneta”.

Chi sono i giovani agricoltori veneti. Ma è poi vero che gli under 40 sono interessati all’imprenditoria nel settore primario? Ecco alcuni dati che possono essere utili a comprendere il trend in atto. Anzitutto va segnalato che secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istat, analizzato dagli esperti di Veneto Agricoltura, gli occupati agricoli in Veneto sono in calo dell’1,7% e scendono al di sotto delle 63.000 unità. Di queste, le donne sono circa 16.100 (26% del totale), mentre i maschi, pur essendo in calo del -2,4% (circa 46.900 unità), rappresentano ancora il 74% circa degli occupati in agricoltura.

Vecchi PSR, effetti dei contributi. Anche tra i nuovi giovani imprenditori con meno di 40 anni, che hanno beneficiato di un contributo nella misura per il primo insediamento nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013, si ritrovano la medesima distribuzione di genere sopra riportata: le donne sono circa il 25% del totale. A tutto il 2014, le domande di contributo per il primo insediamento finanziate sono state 2.200 circa.  Da sottolineare, che negli ultimi due anni, questo sostegno alla nuova imprenditoria ha raggiunto la sua massima efficacia: infatti nel 2012-13, l’incidenza di beneficiari sulle nuove imprese giovani iscritte nel Registro delle Imprese è stata stabilmente sopra il 70%, mentre nei quattro anni precedenti aveva assunto valori compresi tra il 40% e il 55%. Considerando i comparti di attività delle nuove imprese, il 31% del totale è costituito da aziende con poli-coltivazioni, poli-allevamenti o miste seminativi-allevamenti; seguono le aziende del comparto grandi colture (26%), vino (19%) e ortofrutta (14%). I principali interventi effettuati con il contributo percepito con il primo insediamento hanno riguardato l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature (40% del valore totale degli investimenti), seguono la costruzione/acquisizione o ristrutturazione/miglioramento di fabbricati e impianti aziendali (39%); infine gli interventi di tipo ambientale hanno riguardato il 18% degli investimenti realizzati, in crescita rispetto ai primi bandi finanziati nei primi tre anni della programmazione 2007-2013.

La situazione delle imprese agricole condotte da giovani. La situazione delle imprese agricole condotte da giovani (imprenditori di età inferiore a 40 anni) in Veneto si inquadra in un contesto generale che a partire dal 2000, ma anche da prima, vede una situazione strutturale di continua diminuzione del numero di imprese agricole attive iscritte nel Registro delle Imprese delle Camera di Commercio provinciali del Veneto (65.988 nel 2014, -2,5% rispetto al 2013). Considerando solo la categoria delle “ditte individuali” (escludendo quindi le altre forme giuridiche: società di capitali, di persone, altre forme societarie), la diminuzione è stata pari al 3,2% rispetto al 2013. Ma nel lungo periodo, la flessione rispetto al 2002 è stata del 39%: nel dettaglio, il calo è stato percentualmente maggiore per le imprese delle fasce dai 18 ai 29 anni (-48,8%) e dai 30 ai 49 anni (-51,5%). E’ diminuita quindi la loro incidenza sul totale delle imprese, passando rispettivamente dal 2,3 all’1,9% e dal 26,9% al 21,4%, mentre aumentano leggermente la propria quota di incidenza le altre fasce di età e in particolar modo quella con conduttori over 70, passata da 25,8% a 31,4% del totale delle imprese agricole venete. Va peraltro evidenziato che negli ultimi anni, la quota delle imprese più giovani è leggermente migliorata: il numero di imprese di fascia 18-24 anni ha infatti raggiunto un minimo nel 2009 (1.061 imprese) e negli anni successivi ha mantenuto una leggera tendenza di crescita/stabilizzazione, laddove invece le altre classi di età hanno evidenziato un calo del numero di aziende. Estendendo la categoria di imprese giovani a quelle condotte da imprenditori under 40 anni, che possono accedere ai finanziamenti previsti dal Piano di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Veneto, nel 2014 il loro numero è stato di 4.301 unità, pari al 7,7% del totale.

Le politiche regionali di sostegno all’imprenditoria giovanile. Analizzando l’andamento del numero di iscrizioni di nuove imprese per fasce di età nel corso degli anni, è possibile individuare una correlazione di dipendenza con le politiche di sostegno all’imprenditoria giovanile attivate dalla Regione Veneto. Emerge infatti, soprattutto negli ultimi anni, una sempre maggior incidenza delle imprese beneficiarie di contributo al primo insediamento (riservato ad imprenditori con meno di 40 anni) sul numero di nuove imprese giovani iscritte presso il Registro delle imprese. Negli ultimi dieci anni, l’incidenza delle imprese under 40 è comunque in continuo calo rispetto al numero totale di imprese agricole attive, poiché le nuove imprese non riescono ad essere in numero tale da “sostituire” le cessazioni di imprese delle fasce di età più elevata. In sintesi, negli ultimi dieci anni c’è stato un invecchiamento del settore agricolo veneto, che è costituito in misura sempre maggiore da imprese con titolari di età superiore ai 50 anni e in particolar modo da quelli aventi un’età maggiore di 70 anni, mentre sono sempre meno le imprese “giovani” e in particolare proprio quelle della fascia di età 18-29 anni, anche se dal 2009 si può notare un miglioramento dell’incidenza delle imprese giovani sul totale. Tuttavia, per la prima volta, negli ultimi due anni le nuove iscrizioni di imprese giovani sotto i 40 anni sono in numero superiore alle nuove iscrizioni di imprese con titolari over 65 anni, motivate spesso da fenomeni di successione, divisioni o cambiamenti di ragione sociale, o ancora da motivi di emersione/regolarizzazione di imprese, già esistenti, che provvedono ad iscriversi al Registro delle Imprese al fine di poter conseguire un contributo pubblico o da un ritorno alla terra da parte di persone che una volta in pensione tornano a dedicarsi all’attività agricola in maniera prevalente.

Fonte: Regione Veneto/Veneto Agricoltura

Ghisetti e Abafoods: a Badia Polesine (Ro), due (verdi) “isole felici” nel panorama economico veneto e italiano

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20 febbraio 2015, i soci ARGAV in visita all’azienda Ghisetti 1870 a Badia Polesine (Ro)

(di Marina Meneguzzi). Secondo l’Istat, il clima nel Paese sta cambiando: a febbraio l’indice di fiducia delle imprese ha raggiunto il valore più alto da gennaio 2011 e quello dei consumatori addirittura da giugno 2002. Sono piccoli segnali ma importanti, in un periodo come quello attuale in cui, anche nel Nordest, un tempo locomotiva d’Italia, molte aziende sono in stato di crisi o hanno addirittura chiuso i battenti. Ma in cui, per fortuna, hanno continuato a esistere tante isole felici.

20 febbraio 2015, i soci ARGAV alla presentazione aziendale Ghisetti 1870, Badia Polesine

I soci ARGAV in Polesine. Due di queste realtà imprenditoriali si trovano a Badia (RO), importante centro dell’Alto Polesine, e rappresentano un esempio di eccellenza italiana nel campo dell’agroalimentare. Grazie al socio consigliere Paolo Aguzzoni, autore anche delle foto che vedete a commento dell’articolo, lo scorso venerdì 20 febbraio i soci ARGAV hanno avuto la possibilità di visitarle. Si tratta delle aziende Ghisetti 1870 e Abafoods, che distano pochi metri l’una dall’altra. Ad  accoglierci nella visita agli stabilimenti di Ghisetti 1870, Andrea Bertolaso, responsabile commerciale e Maddalena Meneghetti, responsabile qualità. Per Abafoos, diretta da Andrea Tomelieri, passato per un saluto, a farci da cicerone c’era Andrea Vernucci, rsponsabile marketing, accompagnato da Nicola Calgaro, responsabile commerciale estero.

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20 febbraio 2015, i soci ARGAV visitano gli stabilimenti dell’azienda Ghisetti 1870, Badia Polesine

Ghisetti 1870, una storia che parla di innovazione e investimenti. Parlare di prodotti di V gamma in Italia (verdure fresche tagliate, pulite e cotte o precotte sottovuoto) significa parlare di Ghisetti 1870, pioniere nel Belpaese per quanto riguarda questo tipo di lavorazione dell’ortofrutta, da loro introdotta fin dalla fine degli anni ’80. Ma andiamo per ordine. L’azienda, fondata a fine ‘800 nel modenese dal bresciano Ghisetti, dopo la grande crisi economica del ’29 concentra la produzione dall’agroalimentare all’ortofrutticolo. Negli anni ’60, l’impresa viene trasferita a Badia Polesine, e diviene centro di logistica per l’approvvigionamento delle materie prime, prese da un’azienda francese, nonché per la distribuzione alla GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e ristorazione italiana dei prodotti lavorati. Forti del successo aziendale, nel 2000 Ghisetti acquisisce l’azienda francese e, nel 2012, viene inaugurato l’attuale nuovo stabilimento di Badia Polesine, costruito con l’intento di produrre, e non solo distribuire, in Italia. Quella dell’azienda polesana è quindi una storia di successo, che parla di crescita e di continui investimenti, anche in termini di personale, visto che nel corso del 2015 sono previste 10 nuove assunzioni, che andranno ad aggiungersi ai 20 dipendenti attuali. “In un periodo di crisi economica, la nostra azienda rappresenta un’isola felice”, conferma Andrea Bertolaso. Che aggiunge: “Attualmente abbiamo una capacità produttiva di 6 mila tonnellate di lavorato da confezionare (patate, rape, carote, castagne, zucca, carciofi, radicchio, frutta, ecc.), corrispondenti a 12 milioni di piccole confezioni, contiamo di portare la produzione a 10 mila tonnellate nell’arco di qualche anno, grazie all’installazione di nuovi macchinari. Siamo leader nazionali per quanto riguarda gli alimenti cotti e precotti in sottovuoto, ma lavoriamo anche prodotti orticoli freschi, che vengono tagliati e puliti, pronti per l’uso”. Per quanto riguarda i prodotti, Maddalena Meneghetti, nell’interessante presentazione generale, ci ha riferito: “L’ortofrutta da noi prodotta presenta indubbi vantaggi nutrizionali oltre a una grande conservabilità (fino a 6 mesi) e nel prossimo futuro la nostra attenzione sarà verso un’ulteriore riduzione dei conservanti negli alimenti. Tra le nostre caratteristiche, c’è la scelta di non portare il prodotto a fine cottura in modo da lasciare al consumatore il piacere di cuocerlo come preferisce”.

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da sx Andrea Vernucci, responsabile marketing e Nicola Calgaro, responsabile commerciale estero di Abafoods, Badia Polesine

Da Abafodds, cibarsi diventa ancor più “semplice”. Anche Abafoods, fondata nel 1999 dalla famiglia Bartoli e rilevata di recente da una società olandese, ha ampliato da poco il proprio stabilimento, che produce oltre 60 bevande vegetali biologiche (senza lattosio, colesterolo, zuccheri aggiunti) con i marchi Isola Bio (leader nei negozi Natura Sì) e Sole del Mattino Bio, ottenute da cereali e leguminose con un metodo estrattivo da loro brevettato. Il mercato di riferimento è vario: persone attente alla propria salute, all’ecologia e all’etica, vegetariani e vegani, persone allergiche.

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20 febbraio 2015, i soci ARGAV alla presentazione aziendale Abafoods, Badia Polesine

Coltivazione diretta. Parola d’ordine dell’azienda, che si prepara ad agire nel mercato globale, è “riportare il cibo alla natura” usando solo prodotti freschi, di stagione e, quando possibile, prodotti nelle vicinanze. La coltivazione delle materie prime è in prevalenza diretta (nel 2007 hanno fondato in Molise l’azienda agricola La Goccia, che fornisce avena, farro, miglio e soia) ed i fornitori esterni sono selezionati e sottoposti a rigorosi controlli. Molto attenti alla sostenibilità (l’azienda si serve di un impianto di cogenerazione per il risparmio energetico, utilizza solo imballaggi riciclabili e riciclati, e monitorizza le emissioni di CO2 allo scopo di ridurne la quantità emessa), prossimamente è prevista l’uscita di un’etichetta “green” per le bevande Isola Bio rilasciata, attraverso il Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit, dal Ministero dell’Ambiente.

 

7-9 marzo 2015, al via l’Antica Fiera di San Gregorio a Valdobbiadene (TV)

hdrimg-SanPietro_HOME_01Si avvicina il taglio del nastro per l’Antica Fiera di San Gregorio, dal 7 al 9 marzo a Valdobbiadene (Treviso). Nella città del Prosecco Superiore, incastonata nella magnifiche colline che concorrono al riconoscimento di patrimonio Unesco, si terrà l’evento di richiamo nazionale per le tecnologie e le buone pratiche nel settore enologico, motore dell’economia locale dell’Altamarca grazie allo straordinario successo internazionale del Prosecco DOCG. Alle 11,30 si terrà in piazza Marconi la cerimonia inaugurale, atteso il governatore Luca Zaia, che con il sindaco Luciano Fregonese e il neo campione italiano di cioccolateria, il valdobbiadenese Massimo Carnio, daranno il via a questa edizione 2015.

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Gelato al Prosecco Docg

Concorso gelato al Prosecco Superiore. Una ventina di gelaterie del Nordest sono pronte a sfidarsi per la terza edizione del Concorso Gelato al Prosecco Superiore. La giuria di maestri gelatieri si riunirà domani pomeriggio per decretare il nuovo vincitore che sarà svelato in piazza domenica mattina. Si rinnova così il sodalizio tra la città di Valdobbiadene e Longarone Fiere, Mostra Internazionale del Gelato Artigianale, con la collaborazione di Val d’Oca, Cantina Produttori di Valdobbiadene. Un gelato, quello al Prosecco Superiore che ha riscosso negli ultimi anni un crescente successo e che rappresenta uno straordinario biglietto da visita per Valdobbiadene: il Prosecco è infatti il vino che più si presta alla realizzazione di sorbetto e con il gelato di qualità rappresenta una espressione del Made in Italy nel mondo. L’evento è una vera anteprima della Giornata Europea del Gelato Artigianale (24 Marzo) e si trasformerà in una festa di piazza, con la distribuzione gratuita di gelato nella giornata di domenica. I prodotti tipici saranno protagonisti anche del Mercato dei Sapori, che offrirà una vetrina del meglio del gusto locale (dai formaggi agli insaccati del territorio), mentre l’enoteca (nella loggia del Municipio di piazza Marconi) con la cicchetteria veneta (allestita al piano terra di Villa dei Cedri), consentiranno di degustare tutte le migliori etichette del DOCG Valdobbiadene.

Enologica Valdo Expo. Cuore dell’Antica Fiera Enologica Valdo Expo che porta in piazza un centinaio di aziende specializzate nel settore dell’agricoltura di collina, del settore vitivinicolo e del settore enologico. Le grandi novità riguardano gli atomizzatori e i macchinari per il contenimento dell’irrorazione di fitosanitari nei vigneti. Anche sul fronte del diserbo meccanico interfilare, saranno presentate le ultime novità che eliminano l’utilizzo di prodotti chimici per contrastare le erbe infestanti. Per la prima volta sarà presente in Fiera anche una azienda specializzata per la certificazione delle produzioni agricole biologiche oltre ai droni per il controllo aereo dei parametri fogliari delle viti. Non mancheranno naturalmente i trattori e gli automezzi agricoli adatti per questo particolare territorio con vigneti situati in pendii molto ripidi. Dal vigneto alla cantina, saranno presenti anche aziende leader nel settore enologico e di macchinari tecnologicamente avanzati.

IMG-20150305-WA0013La cittadella dei taglienti. E’ sbarcata di fronte a Villa dei Cedri l’antica gondola veneziana simbolo di questa nuova edizione. La manifestazione che celebra la tradizione della forgiatura nelle terre dell’Altamarca, è ormai un evento di richiamo internazionale vuole mettere al centro i saperi antichi dell’artigianato veneto con un viaggio ideale dalla Laguna alle Dolomiti, dove le colline rappresentano il trait d’union. Il pubblico potrà ammirare le tecniche di taglio del legame e di scultura del legno, la tradizione degli zattieri che trasportavano i legnami fino a Venezia e la sapienza dei maestri d’ascia dell’Arsenale. Mostra del Coltello (con 60 espositori a Palazzo Piva) e Villa dei Cedri con simposi di forgiatura e intaglio del legno, saranno il cuore di questo appuntamento che richiama da solo quasi 200 espositori nazionali e stranieri.

 L’accoglienza si tinge di rosa col Giro. Marzio Bruseghin (ex ciclista professionista 2007-2012, Campione Italiano a cronometro 2006 e vincitore di due tappe del Giro d’Italia nel 2007 e 2008) e Alessandra Prosdocimo (judoka valdobbiadenese vincitrice dell’European Cup nel 2012 e del campionato italiano nel 2012 e 2014) saranno i due testimonial della presentazione della maglietta celebrativa per l’arrivo a Valdobbiadene della 14^ tappa del Giro d’Italia (la Treviso-Valdobbiadene del 23 maggio prossimo). La presentazione si terrà domenica, alle 20,30 in piazza Marconi. Per tutta la durata della fiera di San Gregorio il Comitato Tappa allestirà un info point dedicato alla corsa rosa.

Fonte: Antica Fiera di San Gregorio

10-11 marzo 2015, “Il piacere di mangiare all’italiana” va di scena a Montegrotto Terme (PD)

RINGRAZIAMENTI FINALI (7)

da dx, Marinella Argentieri Maggiano insieme agli chef del gemellaggio gastronomico Trento- Alghero realizzato al rist. Da Pino di San Michele all’Adige TN il 5 febbraio 2015

Spazieranno da nord a sud, isole comprese, le eccellenze agroalimentari che gli chef di Ristoranti Regionali – Cucina DOC utilizzeranno per preparare le loro specialità al convegno: ”Il piacere di mangiare all’italiana” indetto dalla segreteria dell’associazione,  il 10 e 11 marzo prossimi, al Best Western Hotel Terme Imperial di Montegrotto Terme (Pd).  La struttura alberghiera ospiterà per due giorni  i ristoratori dell’associazione che, dai primi anni ’70, promuove la conoscenza dell’enogastronomia regionale intesa come espressione di cultura ed importante componente dell’offerta turistica.

Convivi Doc. Il radicchio veneto, le mele del Trentino, i coniglietti del Monte Epomeo di Ischia, gli agnelli, i carciofi  e il prelibato pecorino sardo saranno alcuni degli ingredienti dei piatti che comporranno i  Convivi DOC : menù realizzati con specialità di diverse regioni, in armoniosa successione, sposate a vini che esaltano la loro bontà. Nei due giorni del convegno enogastronomico, che vedrà la presentazione in anteprima  del completo restyling del portale, si assaggeranno ricette classiche come i Casoncelli, la pasta ripiena contesa tra Bergamo e Brescia, tanto da indurre la Camera di Commercio di Bergamo a definire la loro preparazione con un disciplinare; le Crestagliate, antica minestra dell’entroterra marchigiano; piatti creati dalla fantasia dello chef  come lo sformato di patate all’elicriso e ancora dessert tradizionali come lo strudel o il semifreddo al torroncino. Non mancheranno le bollicine di Barone Pizzini, che produce da agricoltura biologica in Franciacorta, i formaggi F.lli Pinna di Thiesi (SS),  leader del settore caseario ovi-caprino sardo per storia e dimensioni, che esporta in vari Paesi ogni anno oltre 10.000 tonnellate di formaggi e ricotte tra cui primeggia per volume il pecorino romano Dop e per notorietà il pecorino Brigante. Nel corso del convegno, l’azienda sarda proporrà in degustazione alcuni formaggi scelti nella vasta gamma delle sue specialità in abbinamento al Vermentino della Cantina Santa Maria la Palma di Alghero, altro esempio di imprenditorialità  sarda, con una produzione  di circa 4.000.000 di bottiglie l’anno. Il Veneto sarà rappresentato dal ristorante dell’hotel ospitante, che presenterà il piatto “Sformatino di radicchio e caprino su vellutata di piselli di Baone e San Daniele croccante“.

Saranno in degustazione anche prodotti di nicchia come i vini della cantina D’Ambra di Forio di Ischia e della Cantina Pievalta di Maiolati Spontini dei Colli di Jesi, tra le prime in Italia a produrre da agricoltura biodinamica , il pluripremiato Moscato d’ Asti, proposto anche nella sua versione “ passito”, della Bera di Neviglie, territorio d’elezione per un vino sempre più apprezzato all’estero. Sarà un festival di sapori, dove imprenditori, giornalisti e gourmet si incontreranno scambiandosi le reciproche conoscenze, in un clima di amicizia a sostegno della civiltà della tavola.

Fonte: Ristoranti Regionali-Cucina Doc

Quote latte, rischio di nuove multe, allarme nelle aziende dell’Alta Padovana

latte_16492E’ allarme fra gli allevatori padovani, in particolare nell’Alta, la zona a maggior vocazione lattiero casearia della provincia, alla notizia di un possibile ritorno di nuove multe.

Quote latte, regime in scadenza. Nell’ultimo anno di attuazione del regime delle quote latte, che terminerà il 31 marzo 2015, c’è il rischio concreto di nuove sanzioni per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Unione Europea, dopo quattro anni in cui nessuna multa è stata dovuta dagli allevatori italiani. Per gli allevatori già alle perse con la “guerra” dei prezzi e l’invasione di prodotti stranieri a basso costo e bassa qualità sarebbe un ulteriore duro colpo. “Venti giorni fa abbiamo protestato in massa a Venezia – ricorda Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova – e subito sono arrivati i primi segnali positivi, come il decreto che il ministero delle politiche agricole sta mettendo a punto per rendere operativo il piano latte qualità che porta ad uno stanziamento di 108 milioni di euro, divisi in tre anni, per gli allevamenti italiani. Però non basta, per questo non abbassiamo la guardia. Ora infatti occorre intervenire a livello comunitario e nazionale per preparare con strumenti adeguati un atterraggio morbido all’uscita del sistema delle quote”.

In provincia di Padova la zootecnia è un settore cruciale: 40.000 vacche da latte e 2.600.000 quintali di latte prodotto, in stragrande maggioranza destinato, proprio per la sua elevata qualità, alla produzione dei formaggi veneti a marchio Dop come il Grana Padano, l’Asiago e il Montasio. In costante ascesa anche il consumo di latte fresco, di yogurt, formaggi e latticini attraverso i canali della vendita diretta e dei mercati di Campagna Amica. Il “polo” padovano del latte si localizza nell’Alta e conta centinaia di aziende che hanno affrontato notevoli difficoltà ed elevati investimenti per restare sul mercato con un prodotto di assoluta qualità. Ora però si riaffaccia lo spettro delle sanzioni. “Con la fine del regime delle quote latte – spiega Simone Solfanelli, direttore di Coldiretti Padova – è prevedibile un aumento della produzione lattiera italiana e  comunitaria che potrebbe aumentare del 5 per cento, secondo le nostre stime, con il rischio di ripercussioni negative sui prezzi del latte alla stalla, con notevoli difficoltà soprattutto per gli allevamenti da latte che risiedono nelle zone più fragili e sensibili. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’ultimo aggiornamento dei dati Agea, dai quali si evidenzia un aumento della produzione del 3,24 per cento rispetto allo scorso anno, con un incremento in valori assoluti di  2,561 milioni di quintali, sulla base dei primi nove mesi della campagna relativa al periodo che va dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015. Quello che si preannuncia è quindi il primo splafonamento dopo l’introduzione della legge 33 del 2009 la quale prevede la possibilità di compensazione solo agli allevamenti di montagna e delle zone svantaggiate, a quelli che non hanno superato il livello produttivo 2007-2008  e ultimi, in ordine prioritario, a quegli allevamenti che producono entro e non oltre il 6 per cento della quota loro assegnata. Ora è importante che le risorse previste dal “Fondo latte di qualità” vadano agli allevatori”.

Un po’ di storia. La questione quote latte iniziò 30 anni fa nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia – conclude la Coldiretti – fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992, con la legge 468, poi il 2003, con la legge 119, e infine il 2009, con la legge 33, sono state le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte che ha consentito alla stragrande maggioranza degli allevatori di mettersi in regola.

Fonte: Coldiretti Padova

 

Approda anche in Veneto la Fondazione Italiana Sommelier

FIS Veneto

Presentazione Fis Veneto, da sx Raul D’Alessandro (presidente Fis Veneto), Franco Maria Ricci (presidente Fis), Mariucia Pelosato (vice presidente Fis Veneto)

Sempre più diversificato il mondo del vino e dell’enogastronomia, che acquista un’altra autorevole voce. Insieme alla storica AIS e alla più recente Fisar, è nata FIS, approdata ora anche in Veneto.

Presentazione FIS Veneto

Presentazione Fis Veneto, pubblico

A guidare la compagine veneta, il presidente Raul D’Alessandro insieme alla vicepresidente Mariucia Pelosato. “Iniziamo questa nuova avventura in Veneto – hanno affermato Raul D’Alessandro e Mariucia Pelosato – in un momento in cui l’interesse nei confronti del vino e della grande varietà enogastronomica italiana sta conoscendo un vero e proprio secondo Rinascimento. Saper comunicare e promuovere le eccellenze tipiche del paese, valorizzando il fondamentale rapporto con i territori e le culture da cui nascono, è la nostra missione principale per contribuire a formare un pubblico sempre più consapevole e anche professionisti capaci di raccontare e promuovere questo grandissimo patrimonio italiano su scala nazionale e internazionale”.

Fonte: Fis Veneto

26 febbraio 2015, Agrinsieme manifesta a Venezia

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi Nuova PAC, prezzi, costi, redditività, aggregazione delle imprese: la protesta e le richieste dell’agricoltura veneta saranno al centro della manifestazione organizzata giovedì 26 febbraio 2015 da CIA e da Confagricoltura Veneto unite in Agrinsieme, e che si snoderà da piazzale Roma sino a Campo S. Maurizio dove una delegazione delle Organizzazioni, guidata dal presidente nazionale della CIA Secondo Scanavino e dal membro di Giunta della Confagricoltura Nazionale Giangiacomo Bonaldi, consegnerà agli esponenti della Regione del Veneto un documento contenete le richieste del mondo agricolo veneto.

Imu agricola. “Vogliamo sollecitare il mondo politico nazionale e regionale a intervenire su questioni urgenti che stanno penalizzando pesantemente le aziende agricole venete”. Così si esprime il presidente di Confagricoltura Veneto Lorenzo Nicoli che aggiunge:” Un esempio di come il mondo politico non sappia cogliere le esigenze del mondo agricolo è quello dell’IMU. L’IMU è una patrimoniale che viene applicata ad un bene strumentale che è la terra. E’ come se si tassasse il tornio di una officina o il forno del panettiere. Nel Veneto, se non si interviene prontamente, si  corre il rischio che settori importanti, come la zootecnica, siano fortemente ridimensionati come è successo per il settore saccarifero.”

Competitività. Per il presidente regionale della CIA Flavio Furlani “Il nodo del problema è che non si incide sulla competitività. Quando si tagliano le assegnazioni del gasolio nel settore agricolo non c’è la coscienza che questo settore ha la capacità di lavorare e noi stiamo pagando la non competitività che ne deriva. Purtroppo dobbiamo constatare che il non lavoro premia mentre il lavoro viene penalizzato”.

Nuova PAC: un’occasione perduta? La riforma della Politica Agricola Comunitaria “verso il 2020” rischia di rappresentare un’occasione perduta. Ad un impianto superato si aggiunge un grave ritardo nell’approvazione delle norme attuative, ritardo che lascia nell’incertezza gli agricoltori che devono predisporre i piani produttivi. La nuova PAC, poi, danneggerà fortemente la zootecnia da carne, comparto fondamentale nell’economia agricola veneta, che dovrà sopportare un ingente decremento delle risorse disponibili. A ciò si aggiunge la vicenda kafkiana dei pascoli magri, con AGEA che prima ha vietato il pascolamento di terzi, poi l’ha ripristinato per il 2014 e quindi l’ha vietato nuovamente con effetto retroattivo per quello stesso anno, anno di riferimento per la nuova PAC, con la conseguenza che la perdita preventivata di 16 milioni a carico degli allevatori veneti va moltiplicata per 6.

Prezzi, costi, redditività: i conti non tornano. La redditività degli agricoltori italiani è piazzata stabilmente al di sotto del 2005:  nel 2014 addirittura dell’11%. Questa situazione richiede di agire sui due fattori che la determinano: i prezzi e i costi. I prezzi sono in calo nella maggior parte dei comparti agricoli e   oggi preoccupa la situazione del latte: con la conclusione del regime delle quote il prezzo del prodotto è abbandonato alle quotazioni del mercato mondiale che lo fissa su valori decisamente inferiori rispetto al passato. I costi sono in costante lievitazione, a causa di scelte politiche che non tengono conto delle esigenze di competitività delle imprese agricole. Pesa un regime fiscale sempre più esoso e sempre più instabile, preoccupato solo di recuperare nuove risorse e incapace di fornire all’agricoltore i necessari punti di riferimento come dimostra la recente vicenda dell’IMU agricola. Anche il peso burocratico rappresenta un costo per l’agricoltore, sia per il tempo impiegato nei vari adempimenti che per gli ostacoli e i ritardi che ne derivano.

Aggregazione delle imprese: mancano gli strumenti. Al mondo agricolo mancano gli strumenti normativi necessari perché possa riprendere quel processo di aggregazione in strutture orientate al mercato, processo indispensabile per confrontarsi in maniera credibile e autorevole con l’industria agroalimentare e la grande distribuzione organizzata. Le Organizzazioni dei produttori e gli Organismi Interprofessionali vanno rivisti per essere adeguati alle nuove esigenze. Il Veneto ha bisogno di una filiera agricola più competitive e organizzata, la cui governance deve rimanere il più possibile nelle mani dei produttori.

Le richieste per la Regione di oggi e del post elezioni.  Le imprese agricole venete subiscono questi problemi e si attendono che vengano affrontati in modo incisivo con politiche mirate allo sviluppo ed alla competitività delle imprese. Lo snodo di un approccio pragmatico e concertato a questi problemi deve essere rappresentato dal Tavolo Verde, da convocare con regolarità a scadenze prefissate, e da valorizzare come il luogo in cui si decidono gli orientamenti di politica economica da seguire. Non vogliamo essere semplicemente informati di decisioni già prese. Alla Regione chiediamo anche un’attenta vigilanza su quanto viene discusso a livello comunitario e un’azione conseguente in Italia e  a Bruxelles. Chiediamo sia valorizzata la ricerca e la sperimentazione in modo che la nuova Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario diventi il polo aggregativo di una rete sinergica che raccolga tutti i soggetti che si occupano di questa materia. Va rilanciato l’impegno regionale, ormai azzerato con il bilancio di previsione 2015, per sostenere l’accesso al credito delle imprese agricole, prima condizione per poter investire ed innovare.

Fonte: Agrinsieme

Ulteriore passo in avanti della Regione per la distribuzione dei terreni agricoli incolti

terreno incolto“I terreni abbandonati o incolti, insieme ai terreni messi a disposizione dai proprietari pubblici e privati, ed i terreni confiscati alla criminalità organizzata e mafiosa, costituiscono le tre categorie di appezzamenti che verranno catalogati e ridistribuiti dalla Regione ai giovani agricoltori veneti, al fine di ridare vitalità alla coltivazione su queste terre altrimenti improduttive”. A darne comunicazione l’assessore all’Agricoltura Franco Manzato, che ha approvato l’invio in Commissione consiliare per il previsto parere del provvedimento che stabilisce le procedure operative per la creazione della Banca della terra veneta, voluta con la legge regionale 26 dello scorso 8 agosto.

Verso la delimitazione dei terreni agricoli incolti . “Ai Comuni la legge regionale affida l’importante incarico di eseguire il censimento dei terreni – dice Manzato – al fine di inserirli nella Banca della terra veneta, ossia l’inventario completo ed aggiornato, con il dettaglio dei terreni coltivabili e delle aziende agricole di proprietà pubblica o privata”. Al fine di supportare i Comuni nell’operazione di ricognizione, AVEPA – Agenzia Veneto per il Settore Primario – metterà a disposizione i propri database, fornendo indicazione dei terreni che risultano coltivati negli ultimi due anni, nonché di altre informazioni relative all’uso del suolo e alla copertura forestale e di ogni altra informazione utile ai fini del censimento.

Campi incolti, i proprietari hanno 60 giorni di tempo per opporsi. I proprietari o gli altri soggetti conduttori dei terreni individuati come incolti, entro 60 giorni dalla notifica del possibile inserimento nella Banca della terra veneta dei propri terreni, possono opporsi all’inserimento, qualora si impegnino a coltivare direttamente le superfici individuate entro la campagna agraria successiva e presentino il relativo piano di coltivazione, oppure se dimostrano che la mancata coltivazione sia dovuta a cause di forza maggiore indipendente dalla loro volontà, a vincoli ed impegni di natura comunitaria o ad altri vincoli che limitino l’uso agricolo. In assenza di volontà espressa del proprietario o dei conduttori, i terreni saranno inseriti nella Banca della terra veneta e la Regione Veneto potrà assegnarli con  bandi per lotti e sulla base di un canone annuo a favore dei proprietari.

Chiunque, ma soprattutto i giovani e chi intende ampliare la propria azienda, potrà fare domanda e partecipare ai bandi, purché presenti un piano di coltivazione per dimostrare l’utilizzo agricolo dei terreni da assegnare. La Banca della terra veneta sarà resa disponibile all’interno del Portale Integrato per l’Agricoltura veneta – PIAVe -.

Fonte: Regione Veneto

Dal 5 febbraio 2015, corso base di apicoltura nel Padovano

apiL’Associazione Patavina Apicoltori A.P.A Pad, in collaborazione con l’Istituto d’Istruzione Secondaria “I.F.Kennedy” di Monselice (Pd), organizza un corso base di Apicoltura con 5 incontri teorici di 2h 30’ ciascuno ed un’uscita in apiario di 3h 30’.

Programma. Gli incontri si svolgeranno nell’istituto “J.F. Kennedy” in via De Gasperi 20 a Monselice (PD) al giovedì sera (20.00-22.30). Questo il calendario: giovedì 5 febbraio, giovedì 12 febbraio, giovedì 19 febbraio, giovedì 26 febbraio e giovedì  5 marzo. Uscita in apiario: sabato 18 aprile: 09.00-12.30. Costo iscrizione (comprensivo di libro di testo): soci APA € 40; non soci APA € 50; studenti (senza libro di testo) € 10. Il versamento della quota dovrà essere effettuato la prima serata del corso.

Argomenti del corso. Le lezioni verteranno su: Il mondo delle api; Attrezzatura apistica e tecnica di conduzione dell’alveare; Patologia apistica e norme di sicurezza dell’apicoltore; Flora apistica e prodotti dell’alveare; Pratica in azienda, smielatura e confezionamento. E’ previsto il rilascio di un attestato di partecipazione con almeno l’80 % della frequenza. Informazioni ed iscrizioni: prof. Emmanuele Bertazzo cell. 380-7175972;  es020803@gmail.com

Fonte: Ecopolis Newsletter Legambiente Padova

Agroalimentare Veneto 2014, crisi e meteo fattori limitanti

mix_agricoltura“Per l’agricoltura veneta il 2014 non è stato un anno del tutto positivo, in particolare a causa dell’andamento climatico, ma sta per partire il nuovo Programma di Sviluppo Rurale che fino al 2020 metterà a disposizione dei nostri imprenditori agricoli  un miliardo e duecento milioni di euro circa”. L’assessore all’Agricoltura del Veneto, Franco Manzato, ha esordito così a Legnaro (PD) nel presentare le prime valutazioni sull’andamento del settore agroalimentare veneto nel 2014, elaborate da Veneto Agricoltura.

Presto in uscita i primi bandi. “Il PSR Veneto – ha detto Manzato – sarà tra i primi in Italia ad ottenere il via libera dalla Commissione europea, per cui presto usciranno i primi bandi orientati al rafforzamento delle nostre imprese agricole, alla competitività, alla banda larga, ai giovani (per i quali si sta organizzando – il 13 Marzo prossimo a Legnaro – un’intera giornata informativa). Nei prossimi anni, 850 milioni di euro saranno dunque destinati all’imprenditoria agricola veneta, ben 100 milioni ai giovani. Insomma, una grande opportunità da sfruttare al meglio”. Anche il Commissario Straordinario di Veneto Agricoltura, Giuseppe Nezzo, ha puntato il dito sui cambiamenti climatici nonché sulla crisi economica in atto, che sempre più vanno ad incidere in maniera purtroppo negativa sui risultati delle annate agrarie. “Fortunatamente – ha ricordato Nezzo – la qualità che contraddistingue i prodotti della nostra agricoltura riesce spesso a contenere le difficoltà che i nostri imprenditori incontrano sui mercati”.

Il fattore meteo, da che mondo e mondo è una “variabile fissa” per la produzione agricola. La sua incertezza va messa sempre in conto. Anche nel 2014, ce ne siamo accorti tutti, si sono riscontrate delle anomalie climatiche che hanno condizionato, in negativo e in positivo, i risultati produttivi delle varie colture. In particolare, si è osservato un inverno con precipitazioni e temperature molto superiori alla norma, un’estate assai fresca e piovosa, un autunno molto caldo nei valori minimi e con precipitazioni nuovamente abbondanti a novembre. Ma andiamo per gradi e vediamo subito i macroindicatori a cominciare dal valore complessivo della produzione lorda agricola veneta nel 2014 che segna un leggero incremento del 2% rispetto al 2013, il che corrisponde a circa 5,6 miliardi di euro. Un aumento dovuto quasi esclusivamente al miglioramento delle performance produttive. Ecco perché abbiamo detto che il fattore meteo è una “variabile fissa”…

Mais favorito dalla piovosità. Restando in “campo positivo”, favorito dal fattore meteo, va riconosciuto che l’eccezionale piovosità del periodo estivo ha certamente favorito una coltura divoratrice di acqua come il mais, che resta la coltura più diffusa in Veneto, nonostante una contrazione della superficie di 234.000 ettari (-6%), la cui produzione però è aumentata (ben +35%), raggiungendo quasi i 3 milioni di tonnellate (esattamente 2,9 mio/t). Come da manuale però, i mercati hanno reagito a questo surplus (anche mondiale) con un ribasso dei prezzi: si calcola infatti un valore medio annuo in calo del 16%.

Gli altri cereali hanno avuto alterna fortuna dal punto di vista produttivo e commerciale: il frumento tenero ha mantenuto la produzione dell’anno precedente ma ha registrato un prezzo mediamente inferiore del 9%; il frumento duro ha incrementato sia la quantità raccolta che le quotazioni (rispettivamente del 38% e dell’11%); l’orzo ha subìto un calo di produzione (-5%) e di prezzo (-8%); il riso ha compensato la contrazione produttiva (-3%) con un andamento di mercato favorevole (+14%).    

Aziende e occupati. Ancora in calo il numero di imprese agricole iscritte alle Camere di Commercio del Veneto, sceso a 66.374 unità, con una flessione del –2,7% nei primi nove mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013. In calo anche (notevole) il dato degli occupati in agricoltura, scesi nei primi 3 trimestri del 2014 a circa 61.500 unità (-8,2%), interessando in maggiore misura i lavoratori indipendenti (-10,3%) rispetto a quelle dipendenti (-4%).

Colture industriali. Per la soia, nuovo record produttivo veneto (520.000 t, +77%) in forza del contestuale aumento del 20% della resa e della superficie coltivata, determinando tuttavia (stesse cause del mais) un calo del 13% del prezzo medio annuo; barbabietola da zucchero, più che raddoppiata la produzione (+107%) in seguito a un forte incremento di superficie (+48%) e di resa (+40%); in significativo aumento anche la produzione di tabacco (+22%); tra le colture energetiche il girasole ha subìto un notevole calo di superficie (-44%), mentre il colza ha registrato un cospicuo aumento di produzione (+61%).

Colture orticole. Le bizzarrie climatiche hanno penalizzato invece alcune colture orticole in pieno campo.  In particolare il radicchio, la cui produzione è scesa del -26%; ma ne ha favorite altre: la patata ad esempio, ha aumentato la produzione del +49%.

Frutticoltura. Va segnalata la crisi commerciale sofferta dalla frutta estiva, soprattutto dalle pesche, a causa del calo dei consumi e della pesantezza dei mercati che ha costretto la Commissione europea ad intervenire con misure urgenti di sostegno. Però, rispetto al 2013, la produzione è risultata in crescita per melo (+40%) e pero (+10%); stazionaria per actinidia.  In calo per ciliegio (-22%) e olivo (-25%), quest’ultimo fortemente colpito come in quasi tutto il territorio nazionale ed europeo (con riduzioni di produzione al sud di anche il 50%), dagli attacchi di mosca e altro. 

Vitivinicoltura. Annata difficile, penalizzata da un’estate eccessivamente umida e piovosa che ha creato non pochi problemi alla difesa fitosanitaria e alla gestione dei vigneti. Le produzioni di uva e vino sono stimate in calo dell’11% rispetto all’anno precedente; ribasso che vale pure per i prezzi di uve e vini (circa il 5-10%).

Zootecnia. Si registra un aumento della produzione e del prezzo del latte intorno al 3-4%, ma la congiuntura favorevole di mercato è andata scemando nella seconda parte dell’anno. Quotazioni generalmente in calo per la carne, sia bovina (-2%) che suina (-2%) e avicola (-5%), anche a causa della contrazione dei consumi. La riduzione dei costi per l’acquisto di mangimi e prodotti energetici ha tuttavia parzialmente preservato la redditività degli allevamenti.

Pesca. Ancora in calo la flotta peschereccia veneta (-1,7%) ma i quantitativi prodotti nei primi 6 mesi del 2014 dalla pesca marittima sono stimati in aumento del 12%.

Bilancio. Infine si registra un nuovo deficit della bilancia commerciale veneta dei prodotti agroalimentari (relativa al terzo trimestre 2014), che si stima in aumento del +23,4% rispetto allo stesso periodo del 2013, che passa da 684 a 874 milioni di euro; un risultato dovuto ad un aumento delle importazioni (+5,2%) più che proporzionale rispetto alla crescita delle esportazioni (+1,8%). Rimane invece invariato, dato confortante, il numero delle imprese attive nell’industria alimentare (3.662). Il Report è consultabile sul sito di Veneto Agricoltura al seguente link http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=4897

Fonte: Veneto Agricoltura