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Influenza “suina” (H1N1), nessun collegamento con il consumo di carne di maiale

Carne griglia Festa Agricoltura Mirano“Il ceppo influenzale H1N1, conosciuto dal punto di vista mediatico come “influenza suina”, che sta circolando nell’ambito dell’influenza stagionale anche in Veneto, non ha alcun collegamento con la carne di maiale”. Lo precisa l’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato.

Inutili allarmismi. “L’Istituto Zooprofilattico di Padova – sottolinea Manzato –  ha infatti assicurato che questa patologia non è trasmessa dal suino all’uomo, semmai allo stato attuale potrebbe essere possibile un contagio inverso dall’uomo al suino”.  Manzato ritiene doveroso, per non ingenerare inutili allarmi, dare rassicurazioni ai consumatori di carne di maiale “, che potranno continuare ad includerla nella propria dieta alimentare, in tutte le sue forme, senza alcun genere di pericolo, anche in forza dell’azione quotidiana di sorveglianza veterinaria negli allevamenti e di controllo sugli animali alla macellazione”.

Fonte: Regione Veneto

Regione Veneto sostiene la candidatura delle Colline di Conegliano Valdobbiadene a Patrimonio dell’Umanità UNESCO

Conegliano-Valdobbiadene-Colline-Prosecco-DOCGLa Giunta regionale del Veneto sostiene con un contributo di 50 mila euro le attività di promozione turistica, di marketing territoriale e di valorizzazione economica delle colline di Conegliano Valdobbiadene, paesaggio del Prosecco Superiore a patrimonio mondiale dell’Umanità in occasione della presentazione della candidatura a patrimonio UNESCO, presentazione prevista per il primo trimestre del 2015. Ne dà notizia l’assessore regionale al Turismo Marino Finozzi, che ha portato all’approvazione della Giunta un provvedimento che concede il contributo all’Associazione Temporanea di Scopo (ATS) “Le Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità”, composto dal Consorzio Tutela Vino Conegliano Valdobbiadebe Prosecco, Provincia di Treviso, Camera di Commercio, Intesa programmatica d’Area (IPA) “Terre alte della Marca Trevigiana”.

Sinergia tra assessorato Turismo e Agricoltura. “In coerenza con quanto prevede la legge sul turismo n.11 del giugno 2013 – sottolinea Finozzi – l’iniziativa che la Giunta regionale sostiene rappresenta un’occasione significativamente importante per proporre il territorio veneto quale elemento imprescindibile per uno sviluppo armonico e coordinato delle attività economiche e produttive. La candidatura valorizza un modo di interpretare l’attività turistica, come attività produttiva capace  davvero di sviluppare una strategia della valorizzazione complessiva del territorio e dell’ambiente veneto, nonché delle produzioni enogastronomiche, agroalimentari e artigianali tipiche e di qualità, in grado di proporre innovative risorse turistiche e nuovi prodotti turistici da presentare sui mercati internazionali”. Nell’ambito del percorso avviato per il riconoscimento da parte dell’UNESCO, la Regione è intervenuta anche con un provvedimento dell’assessore all’Agricoltura Franco Manzato che ha destinato al Comitato Promotore 50 mila euro di contributo per la zonizzazione dei terreni vocati all’attività vitivinicola.

Fonte: Regione Veneto

Latte. In Veneto, cresce la concentrazione produttiva

latte_1649216.000 tonnellate di latte in meno, 3.662 allevamenti iscritti all’anagrafe bovina (-4%) e un aumento della concentrazione produttiva. E’ l’istantanea della campagna latte nel Veneto 2013-2014, il quadro delle consegne ai cosiddetti “primi acquirenti” (trasformatori e commercianti del latte), la cartina al tornasole del settore, scattata da Veneto Agricoltura.

I dati. Come detto, il quantitativo consegnato ai primi acquirenti è diminuito di circa 16.000 tonnellate (-1.4%), rispetto alla campagna precedente. La quantità commercializzata quindi (rettificata in funzione della materia grassa) è stata pari a poco più di un milione di t. (1.090.311), inferiore a quella assegnata a inizio campagna 1.124.055 t) ma leggermente superiore alla quota disponibile a fine campagna, pari a 1.058.916 tonnellate, diminuita in seguito alla movimentazione delle quote e la chiusura di numerosi allevamenti. I tecnici di Veneto Agricoltura hanno rilevato inoltre come, a dispetto del trend negativo della produzione che ha caratterizzato l’ultimo decennio, facendo perdere al Veneto nel complesso circa 100.000 tonnellate (circa -8% della produzione), le ultime campagne hanno visto la produzione commercializzata stabilizzarsi intorno a 1,1 milione di tonnellate, con variazione modeste sia in positivo che in negativo intorno all’1%.

I numeri dell’allevamento da latte in Veneto. L’indagine registra una diminuzione delle stalle, ma un aumento della produzione media per azienda. Il numero di allevamenti iscritti all’anagrafe bovina erano a inizio campagna 3.833, mentre gli iscritti iniziali della campagna in corso sono 3.662 (-4%). Nonostante il calo, la produzione nei primi sei mesi della campagna in corso ha segnato una crescita delle consegne in Veneto di quasi +5%, che potrebbe cambiare l’andamento negativo degli ultimi anni. L’effetto “concentrazione produttiva risulta evidente poi con l’analisi sul decennio: nella campagna 2003/04 il numero di allevamenti era di 7.254, mentre ora sono il 50% in meno, ma la produzione “persa” è stata solo dell’8%. Ad ulteriore conferma c’è anche il dato relativo al quantitativo medio di consegne per allevamento, che ha superato le 300 tonnellate, valore doppio rispetto alla campagna di dieci anni fa.

La classifica provinciale della produzione. In testa Vicenza (30%) e Verona (25%), che raggiungono la vetta anche grazie al Grana Padano e all’Asiago, che le rendono le province con il maggior quantitativo di produzione di formaggi a marchio DOP; seguono Padova con il 19% e Treviso con il 15%, decisamente distanziate le altre province. Tutti i dati della campagna sulla produzione di latte in Veneto sono disponibili online nella newsletter n.19 di “Itinerari nel lattiero caseario”.

Fonte: Veneto Agricoltura

 

 

 

Olio Garda Dop, corretto il disciplinare

olio“Insieme al Consorzio di Tutela Olio Extra Vergine di Oliva Garda Dop abbiamo vinto la battaglia per correggere il disciplinare di produzione dell’Olio Garda Dop, che ora include tra la varietà ammesse anche il “Frantoio”, coltivato prevalentemente nell’area orientale del bacino”. A darne l’annuncio l’assessore all’agricoltura Franco Manzato, che ritiene questi aspetti “importanti per  le microeconomie locali, che fondano la loro attività sulle produzioni che il territorio e il clima favoriscono”, come l’olio nel Lago di Garda.

“Un percorso lunghissimo e tortuoso, iniziato 18 anni fa – racconta l’assessore – durante il quale il Veneto è stato capofila di una cordata degli enti confinanti, quali Lombardia e Provincia di Trento”. Il disciplinare è stato modificato anche in altri aspetti, come la possibilità di utilizzare la denominazione unica «Garda» per tutta la produzione ottenuta nella zona geografica delimitata. Sono stati inoltre migliorati alcuni parametri produttivi e qualitativi dell’olio, e implementate le informazioni in etichetta a maggiore garanzia dei consumatori.

Fonte: Regione Veneto

Il marchio “Qualità Verificata” applicato a nuovi disciplinari di produzione

Qualità Verificata“Grazie a una delibera della Giunta regionale, il marchio ‘Qualità Verificata’ (QV) ha ampliato  il parterre dei prodotti mediante l’introduzione di nuovi disciplinari di produzione, quali il basilico (uso industriale), cicoria, cipolla (tipologie Borettana e Maggiolina), finocchio, pisello, prezzemolo, ravanello, scalogno, castagno da frutto, melograno, olivo (produzione di olive da olio), piccoli frutti, vite, barbabietola da zucchero, riso, tabacco, erba medica da foraggio e rosmarino”. A renderlo noto è l’assessore regionale all’agricoltura, Franco Manzato.

L’iniziativa ha una doppia finalità: orientare i consumatori verso prodotti agroalimentari più controllati e sostenere gli agricoltori impegnati a migliorare le tecniche di coltivazione e allevamento. Si tratta di un sistema aperto a tutti i produttori, che assicura tracciabilità completa nelle fasi di lavorazione. Il marchio individua un sistema di qualità istituzionale pubblico conforme alle normative dell’Unione Europea, includendo quei prodotti che hanno una qualità superiore rispetto alle norme commerciali correnti.

I quattro settori interessati sono: carne, lattiero–caseario, ortofrutta e prodotti ittici. I prodotti vegetali (ortofrutticoli, funghi, cereali ecc.) sono ottenuti nel rispetto dei principi della produzione integrata: un insieme di tecniche agronomiche e di difesa fitosanitaria orientate a mantenere la biodiversità, a proteggere l’ambiente e senza l’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM), per garantire la salute dei consumatori. I prodotti zootecnici presentano dei requisiti di qualità superiore alle normative obbligatorie, specifici per ogni tipologia di prodotto e che qualificano le produzioni a marchio regionale. Dal 2009 a oggi sono stati approvati dalla Giunta regionale, dopo aver acquisito il parere delle Commissione consiliare competente, 66 disciplinari di produzione, tutti notificati alla Commissione europea ai sensi della Direttiva 98/34/CE.

Oltre 800 aziende agricole aderenti. Dal 2010 ad oggi hanno aderito al sistema regionale di qualità QV più di 800 tra aziende agricole, cooperative e organizzazioni di produttori, singole e organizzate in filiera. La compatibilità del sistema regionale con i due sistemi nazionali permetterà ai produttori veneti di poter aderire anche ai citati Sistemi Nazionali e di beneficiare di azioni di promozione per l’ingresso in nuovi mercati o per sviluppare nuove strategie distributive. Il prossimo obiettivo della Regione per lo sviluppo del Sistema di qualità QV sarà l’approvazione dei disciplinari di produzione per i prodotti trasformati (olio, salumi e insaccati, prodotti lattiero caseari, trasformati di cereali come la pasta, ecc.) ottenuti a partire da materie prime agricole certificate QV.

Fonte: Regione Veneto

Padova, decine di trattori Al Santo per celebrare il termine dell’annata agraria

Coldiretti Padova trattori Al SantoDecine di trattori con le bandiere di Coldiretti, provenienti da tutta la provincia di Padova , hanno sfilato per la prima volta nel cuore della città del Santo, dal Prato della Valle alla Basilica di Sant’Antonio, schierandosi sul sagrato, sotto alla statua del Gattamelata, per la tradizionale benedizione impartita dal Rettore Enzo Poiana,  al termine della messa solenne in occcasione della Giornata del Ringraziamento, la celebrazione che segna la fine dell’annata agraria.
Il Creato, meraviglia da conservare. Durante l’omelia, Mons. Dino De Antoni, arcivescovo emerito di Gorizia e delegato della Conferenza Episcopale Triveneto per i Santuari,  ha sottolineato il ruolo degli agricoltori: “Il Signore ci vuole custodi del creato, non tiranni. Riconosciamo che noi siamo nella mani della natura, che la natura non è nelle nostre mani. Per questo rendiamo grazie anche al termine di un’annata non facile, segnata dalle avversità climatiche, sulle quali dobbiamo comunque riflettere. Guardando all’ormai vicino Expo, il cui tema è “nutrire il pianeta, energia per la vita”, ricordiamo che il cibo è il dono di vita nell’alleanza dell’uomo con la terra. L’agricoltore è chiamato a conservare e custodire la terra per sfamare l’uomo, per questo non possiamo accettare che l’agricoltura industriale e la finanza si considerino il cibo come pura merce, spesso da destinare ad altri scopi, minacciando la salubrità dei prodotti. Dobbiamo pensare l’agricoltura come spazio in cui la giusta ricerca della remunerazione del lavoro si intrecci con la solidarietà e un modello di produzione agricola attento alla salvaguardia del territorio. La terra va custodita e preservata contro il degrado e la cementificazione, senza l’agricoltura la terra è meno curata ed esposta anche alle conseguenze degli eventi atmosferici. Il mondo agricolo deve diventare creativo e recuperare spazi, riparare errori e curare le ferite del nostro territorio. La custodia della terra richiama anche alle responsabilità delle singole persone nell’adottare comportamenti e stili vita in cui l’uso del cibo sia più lungimirante. Attraverso gli acquisti i consumatori responsabili possono dare sostegno all’agricoltura locale ed evitare gli sprechi. Il cibo che si butta è come se venisse rubato dalla mensa dei poveri”.
Agricoltore, custode del territorio. “Ringrazio il Vescovo De Antoni per questo richiamo autorevole – ha affermato Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova – che sottolinea il ruolo dell’agricoltore custode del territorio, un tema molto sentito in questo periodo nel quale siamo chiamati a rinnovare la rappresentanza nei Consorzi di Bonifica veneti. I nostri agricoltori hanno a cuore la tutela e la salvaguardia dell’ambiente in cui vivono e lavorano, che si esercita tutti i giorni in azienda ma anche attraverso l’impegno nel governo del territorio attraverso realtà come i Consorzi di Bonifica, fondamentali per la sicurezza idraulica non solo delle nostre campagne ma anche delle città, di tutti i centri abitati e delle zone produttive. Attraverso questa giornata vogliamo mettere in primo piano l’attenzione verso il territorio e le sue criticità”.
Prodotti della terra, un’idea utile per i regali natalizi. La festa è proseguita in Prato della Valle, al mercato regionale di Campagna Amica. Lungo i viali dell’Isola Memmia più di trenta aziende agricole arrivate da tutto il Veneto hanno presentato il meglio dell’agricoltura di casa nostra. In primo piano soprattutto le idee regalo per le festività natalizie, a partire dalle classiche ma sempre molto gradite ceste con i prodotti del territorio e della migliore agricoltura “made in Veneto”.
Fonte: Coldiretti Padova

 

 

18/11/14, a Palazzo Ferro-Fini presidio dei dipendenti di Veneto Agricoltura

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dalle Segreterie regionali OO.SS.

Domani, martedì 18 novembre, la RSU di Veneto Agricoltura e le OO.SS. di categoria incontreranno i gruppi politici del Consiglio Regionale a Palazzo Ferro Fini per un confronto in merito al progetto di legge 275 di riforma di Veneto Agricoltura, azienda regionale che promuove e realizza interventi in campo agricolo, forestale, e agro-alimentare.

Le OO.SS. lamentano il totale disinteresse degli estensori del progetto alle osservazioni e proposte presentate in passato dalle rappresentanze sindacali e stigmatizzano l’improvvisa accelerazione imposta alla  discussione in aula dopo 2 anni di attesa e il mancat coinvolgimento delle parti sociali. Il progetto presenta diverse criticità in merito a questioni che riguardano il personale; il loro inquadramento che si sta incanalando verso un doppio binario contrattuale; le risorse messe a bilancio che a prima vista paiono insufficienti al funzionamento dell’ente; l’incertezza di un piano industriale appena abbozzato e privo di contenuti concreti.

Inoltre si teme che la smania di un annunciato ma non assicurato risparmio possa colpire, attraverso la loro vendita a privati, anche società partecipate di sicura efficienza e quotate nel mercato della certificazione di qualità che, ricordiamolo, occupano personale qualificato. Non vorremmo che l’apertura della campagna elettorale e la malcelata richiesta di qualche associazione di categoria abbia condizionato la presentazione di questo provvedimento sul merito del quale avremmo voluto e potuto dire la nostra. In attesa degli esiti dell’incontro il 18 dalle 12 alle 16 sarà  organizzato un presidio delle lavoratrici e dei lavoratori di Veneto Agricoltura sotto Palazzo Ferro Fini.

Valbelluna, invito agli agricoltori a coltivare più orzo, utile per produrre la birra locale

24/6/11, Pedavena, soci ARGAV in visita allo stabilimento Birreria Pedavena

24/6/11, Pedavena, soci ARGAV in visita allo stabilimento Birreria Pedavena

“Mi unisco all’appello della Birreria Pedavena e della cooperativa “La Fiorita”: coltivate più orzo in Valbelluna per produrre la birra Dolomiti, e non solo. E’ una produzione il cui valore non si misura solo nel reddito pur buono che spunta, ma nella promozione complessiva di un territorio e di un birrificio che ha oltre un secolo di storia e che ho fortemente voluto salvare, quando poco meno di un decennio fa c’era il pericolo reale di una chiusura dello stabilimento”. Luca Zaia, presidente del Veneto, fa suo l’invito della famosa birreria e della cooperativa di produttori che fornisce l’orzo locale per una birra ottima a km zero.

Agricoltori, destinate i campi alla produzione di orzo. “Ci fu allora un impegno comune per ridare futuro alla birreria e lavoro a quanti erano impegnati nel processo di produzione – afferma Zaia – e oggi condivido in pieno l’esigenza di fare un ulteriore passo che faccia crescere la produzione di birra Dolomiti, tutta bellunese nella formula e nei suoi ingredienti, a partire dall’acqua e soprattutto dall’orzo. Ricordo che l’impegno della birreria ha avvantaggiato questa produzione e invito quanti hanno terreno adatto a coltivare questo cereale, materia prima di una grande bevanda che non teme la concorrenza dei nomi internazionali più blasonati”.

Birra “ambasciatrice” del territorio. “Non solo: le Dolomiti sono un nostro “brand” e la birra che ne porta il nome, prodotta localmente con ingredienti di territorio, è uno splendido ambasciatore per tutti coloro che apprezzano questo genere di bevanda. Che in questo caso ha una qualità di alto spessore, prodotta in casa e in grado di andare ovunque nel mondo, confermando il valore delle produzioni a km zero e la loro capacità di vincere anche la sfida dell’export senza per questo contraddirsi. La birra di Pedavena smentisce quei benpensanti che si domandano come conciliare esportazioni e caratteristiche locali, è lo fa – conclude il governatore – proprio perché non ha un sapore anonimo e omogeneo, ma perché esprime il cuore, l’anima, il gusto, le caratteristiche e le capacità del luogo dove si ottiene”.

Fonte: Regione Veneto

Nel padovano, Imprese agricole in affanno, prezzi al di sotto dei costi di produzione

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiPrezzi di quasi tutti prodotti agricoli ai minimi storici, consumi e domanda interna fermi, importazioni dall’estero senza controlli: sono i temi che stanno angosciando le imprese agricole e che hanno acceso la discussione all’interno del consiglio direttivo di Confagricoltura Padova.

“Un’altra annata amara – conferma il presidente dell’Associazione Giordano Emo Capodilista – che si aggiunge alle due precedenti, segnate da eventi climatici negativi, e che porterà ad ulteriori contrazioni dei ricavi e dei redditi delle imprese agricole. C’è sofferenza nelle campagne – continua il presidente di Confagricoltura – soprattutto perché non si intravedono prospettive di miglioramento dei mercati e condizioni di ripresa dei consumi interni. Basta osservare il calo degli acquisti alimentari segnalato quotidianamente dai supermercati”. Cereali, soia, frutta, bovini e suini da macello registrano prezzi alla produzione mai visti prima, nettamente al di sotto dei costi. Ma anche le quotazioni dell’uva e del vino sono stagnanti e per il latte si sta assistendo nelle ultime settimane ad un crollo del prezzo del prodotto importato che preoccupa molto gli allevatori, soprattutto in prospettiva dell’abolizione nel 2015 delle quote di produzione. Non va meglio ai florovivaisti, le cui produzioni  sono compresse da un mercato asfittico dovuto alla crisi dei consumi e – secondo Older Pandolfo coordinatore della sezione florovivaistica di Confagricoltura – “anche da acquirenti poco affidabili, che non pagano i prodotti”.

Standard di qualità alti per l’agroalimentare italiano, non premiati sugli scaffali. Claudio Voltan, presidente della Stalla sociale di Terrassa Padovana e dirigente di Confagricoltura afferma che in queste condizioni per ogni capo bovino allevato e macellato la sua cooperativa registra una perdita di oltre 200 €. “Purtroppo aumentano i costi dei mezzi tecnici, dei servizi ed aumentano anche i vincoli a cui sono sottoposte le nostre aziende a garanzia della qualità e della salubrità del prodotto. Ma poi la nostra carne non viene riconosciuta e valorizzata negli scaffali dei supermercati” ha dichiarato Voltan. In Italia le aziende agricole e di allevamento garantiscono standard qualitativi elevati, ma purtroppo il loro sforzo non è premiato dal mercato e nemmeno dall’industria alimentare e dalla distribuzione, aggiunge Michele Barbetta, presidente dei produttori di avicoli e di uova della Confagricoltura del Veneto. “Gli operatori – aggiunge il dirigente di Confagricoltura – tendono ad approvvigionarsi da Paesi terzi, acquistando a prezzi inferiori prodotti agricoli e zootecnici ottenuti in condizioni meno restrittive di quelle previste in Italia e senza adeguati controlli alle frontiere. Ricordiamo per tutti il rischio che ha sfiorato i nostri  allevamenti per la diffusione di mangimi prodotti con cereali importati dall’Ucraina contenenti diossina”.

Burocrazia, lotta impari. “Sono questi i problemi delle nostre aziende agricole – conclude il Emo Capodilista – problemi che meriterebbero più attenzione da parte della classe politica e dei governi nazionale e regionale, ma anche di tutta la filiera agroalimentare italiana, dell’industria alimentare e degli operatori della distribuzione”. Nella sostanza gli agricoltori chiedono una burocrazia meno opprimente che permetta loro di concorrere con gli altri Paesi e soprattutto una corretta valorizzazione commerciale delle loro produzioni che – sottolinea Emo Capodilista –  “costituiscono la base insostituibile del successo dell’agroalimentare italiano nel mondo”.

Fonte: Confagricoltura Padova

A Padova, la prima birra accreditata ufficialmente “a Km zero” in Veneto

Birra AntonianaE’ ufficiale: la “birra Antoniana” è la prima a kmzero, almeno in Veneto, dove è nata la prima legge regionale che disciplina l’orientamento al consumo di prodotti locali. Nonostante non ci sia ancora una circolare applicativa, i fan di questo stile di vita, perché di questo si tratta, sono in continuo aumento come le richieste rivolte alla commissione per essere “accreditati”.

Gruppo specialisti “kmzero”. E’ stato cosi anche per il Birrificio Antoniano di Villafranca Padovana che oggi, lunedì  13 ottobre, ospiterà in azienda il gruppo degli  specialisti del ‘kmzero’ (rappresentante di Federconsumatori, il presidente di  Coldiretti Veneto, il dirigente dell’ente certificatore Csqa, il referente dei giornalisti enogastronomici, uno per l’Accademia della Cucina, oltre che i funzionari della Regione Veneto)  che esaminata la documentazione dichiarerà questa realtà a tutti gli effetti idonea all’iscrizione, targandola ufficialmente e inserendola nella rete dei locali che hanno deciso di impiegare nella loto attività in prevalenza la produzione agroalimentare ‘a breve distanza’.

Orzo padovano e luppolo veneziano. “Dubbi non ce ne sono” – sostiene Coldiretti Veneto, l’associazione che in pochi mesi raccolse 25mila firme per fare approvare una norma che orientasse il consumo dei prodotti di stagione e di provenienza regionale nelle mense collettive come nella ristorazione privata, anticipando già allora esigenze ancora attuali, come una corsia dedicata alla produzione locale nella Grande Distribuzione Organizzata.” La documentazione consegnata dai titolari – continua Coldiretti – attesta che l’orzo è padovano, il luppolo arriva dalla provincia di Venezia e che tutto il processo di trasformazione avviene integralmente in Veneto”. Insieme al Birrificio Antoniano, i tecnici dovranno valutare l’istanza presentata dalla Macelleria Mattarollo di Paese (Tv), dal Ristorante Il Concerto di Silea (Tv) e dalla Gastronomia Da Carlo Alberto di San Giovanni Lupatoto (Vr).  Il circuito composto da 73 locali e 22 panifici si potrebbe dunque arricchire di altri tre esercizi pronti a testimoniare con il loro lavoro e la loro scelta,  scritta nero su bianco, che tutelare l’ambiente, salvaguardare il territorio, promuovendo qualità e tipicità a favore dei clienti è possibile, basta volerlo.

Fonte: Coldiretti Veneto