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Quote latte, rischio di nuove multe, allarme nelle aziende dell’Alta Padovana

latte_16492E’ allarme fra gli allevatori padovani, in particolare nell’Alta, la zona a maggior vocazione lattiero casearia della provincia, alla notizia di un possibile ritorno di nuove multe.

Quote latte, regime in scadenza. Nell’ultimo anno di attuazione del regime delle quote latte, che terminerà il 31 marzo 2015, c’è il rischio concreto di nuove sanzioni per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Unione Europea, dopo quattro anni in cui nessuna multa è stata dovuta dagli allevatori italiani. Per gli allevatori già alle perse con la “guerra” dei prezzi e l’invasione di prodotti stranieri a basso costo e bassa qualità sarebbe un ulteriore duro colpo. “Venti giorni fa abbiamo protestato in massa a Venezia – ricorda Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova – e subito sono arrivati i primi segnali positivi, come il decreto che il ministero delle politiche agricole sta mettendo a punto per rendere operativo il piano latte qualità che porta ad uno stanziamento di 108 milioni di euro, divisi in tre anni, per gli allevamenti italiani. Però non basta, per questo non abbassiamo la guardia. Ora infatti occorre intervenire a livello comunitario e nazionale per preparare con strumenti adeguati un atterraggio morbido all’uscita del sistema delle quote”.

In provincia di Padova la zootecnia è un settore cruciale: 40.000 vacche da latte e 2.600.000 quintali di latte prodotto, in stragrande maggioranza destinato, proprio per la sua elevata qualità, alla produzione dei formaggi veneti a marchio Dop come il Grana Padano, l’Asiago e il Montasio. In costante ascesa anche il consumo di latte fresco, di yogurt, formaggi e latticini attraverso i canali della vendita diretta e dei mercati di Campagna Amica. Il “polo” padovano del latte si localizza nell’Alta e conta centinaia di aziende che hanno affrontato notevoli difficoltà ed elevati investimenti per restare sul mercato con un prodotto di assoluta qualità. Ora però si riaffaccia lo spettro delle sanzioni. “Con la fine del regime delle quote latte – spiega Simone Solfanelli, direttore di Coldiretti Padova – è prevedibile un aumento della produzione lattiera italiana e  comunitaria che potrebbe aumentare del 5 per cento, secondo le nostre stime, con il rischio di ripercussioni negative sui prezzi del latte alla stalla, con notevoli difficoltà soprattutto per gli allevamenti da latte che risiedono nelle zone più fragili e sensibili. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’ultimo aggiornamento dei dati Agea, dai quali si evidenzia un aumento della produzione del 3,24 per cento rispetto allo scorso anno, con un incremento in valori assoluti di  2,561 milioni di quintali, sulla base dei primi nove mesi della campagna relativa al periodo che va dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015. Quello che si preannuncia è quindi il primo splafonamento dopo l’introduzione della legge 33 del 2009 la quale prevede la possibilità di compensazione solo agli allevamenti di montagna e delle zone svantaggiate, a quelli che non hanno superato il livello produttivo 2007-2008  e ultimi, in ordine prioritario, a quegli allevamenti che producono entro e non oltre il 6 per cento della quota loro assegnata. Ora è importante che le risorse previste dal “Fondo latte di qualità” vadano agli allevatori”.

Un po’ di storia. La questione quote latte iniziò 30 anni fa nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia – conclude la Coldiretti – fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992, con la legge 468, poi il 2003, con la legge 119, e infine il 2009, con la legge 33, sono state le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte che ha consentito alla stragrande maggioranza degli allevatori di mettersi in regola.

Fonte: Coldiretti Padova

 

Approda anche in Veneto la Fondazione Italiana Sommelier

FIS Veneto

Presentazione Fis Veneto, da sx Raul D’Alessandro (presidente Fis Veneto), Franco Maria Ricci (presidente Fis), Mariucia Pelosato (vice presidente Fis Veneto)

Sempre più diversificato il mondo del vino e dell’enogastronomia, che acquista un’altra autorevole voce. Insieme alla storica AIS e alla più recente Fisar, è nata FIS, approdata ora anche in Veneto.

Presentazione FIS Veneto

Presentazione Fis Veneto, pubblico

A guidare la compagine veneta, il presidente Raul D’Alessandro insieme alla vicepresidente Mariucia Pelosato. “Iniziamo questa nuova avventura in Veneto – hanno affermato Raul D’Alessandro e Mariucia Pelosato – in un momento in cui l’interesse nei confronti del vino e della grande varietà enogastronomica italiana sta conoscendo un vero e proprio secondo Rinascimento. Saper comunicare e promuovere le eccellenze tipiche del paese, valorizzando il fondamentale rapporto con i territori e le culture da cui nascono, è la nostra missione principale per contribuire a formare un pubblico sempre più consapevole e anche professionisti capaci di raccontare e promuovere questo grandissimo patrimonio italiano su scala nazionale e internazionale”.

Fonte: Fis Veneto

26 febbraio 2015, Agrinsieme manifesta a Venezia

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi Nuova PAC, prezzi, costi, redditività, aggregazione delle imprese: la protesta e le richieste dell’agricoltura veneta saranno al centro della manifestazione organizzata giovedì 26 febbraio 2015 da CIA e da Confagricoltura Veneto unite in Agrinsieme, e che si snoderà da piazzale Roma sino a Campo S. Maurizio dove una delegazione delle Organizzazioni, guidata dal presidente nazionale della CIA Secondo Scanavino e dal membro di Giunta della Confagricoltura Nazionale Giangiacomo Bonaldi, consegnerà agli esponenti della Regione del Veneto un documento contenete le richieste del mondo agricolo veneto.

Imu agricola. “Vogliamo sollecitare il mondo politico nazionale e regionale a intervenire su questioni urgenti che stanno penalizzando pesantemente le aziende agricole venete”. Così si esprime il presidente di Confagricoltura Veneto Lorenzo Nicoli che aggiunge:” Un esempio di come il mondo politico non sappia cogliere le esigenze del mondo agricolo è quello dell’IMU. L’IMU è una patrimoniale che viene applicata ad un bene strumentale che è la terra. E’ come se si tassasse il tornio di una officina o il forno del panettiere. Nel Veneto, se non si interviene prontamente, si  corre il rischio che settori importanti, come la zootecnica, siano fortemente ridimensionati come è successo per il settore saccarifero.”

Competitività. Per il presidente regionale della CIA Flavio Furlani “Il nodo del problema è che non si incide sulla competitività. Quando si tagliano le assegnazioni del gasolio nel settore agricolo non c’è la coscienza che questo settore ha la capacità di lavorare e noi stiamo pagando la non competitività che ne deriva. Purtroppo dobbiamo constatare che il non lavoro premia mentre il lavoro viene penalizzato”.

Nuova PAC: un’occasione perduta? La riforma della Politica Agricola Comunitaria “verso il 2020” rischia di rappresentare un’occasione perduta. Ad un impianto superato si aggiunge un grave ritardo nell’approvazione delle norme attuative, ritardo che lascia nell’incertezza gli agricoltori che devono predisporre i piani produttivi. La nuova PAC, poi, danneggerà fortemente la zootecnia da carne, comparto fondamentale nell’economia agricola veneta, che dovrà sopportare un ingente decremento delle risorse disponibili. A ciò si aggiunge la vicenda kafkiana dei pascoli magri, con AGEA che prima ha vietato il pascolamento di terzi, poi l’ha ripristinato per il 2014 e quindi l’ha vietato nuovamente con effetto retroattivo per quello stesso anno, anno di riferimento per la nuova PAC, con la conseguenza che la perdita preventivata di 16 milioni a carico degli allevatori veneti va moltiplicata per 6.

Prezzi, costi, redditività: i conti non tornano. La redditività degli agricoltori italiani è piazzata stabilmente al di sotto del 2005:  nel 2014 addirittura dell’11%. Questa situazione richiede di agire sui due fattori che la determinano: i prezzi e i costi. I prezzi sono in calo nella maggior parte dei comparti agricoli e   oggi preoccupa la situazione del latte: con la conclusione del regime delle quote il prezzo del prodotto è abbandonato alle quotazioni del mercato mondiale che lo fissa su valori decisamente inferiori rispetto al passato. I costi sono in costante lievitazione, a causa di scelte politiche che non tengono conto delle esigenze di competitività delle imprese agricole. Pesa un regime fiscale sempre più esoso e sempre più instabile, preoccupato solo di recuperare nuove risorse e incapace di fornire all’agricoltore i necessari punti di riferimento come dimostra la recente vicenda dell’IMU agricola. Anche il peso burocratico rappresenta un costo per l’agricoltore, sia per il tempo impiegato nei vari adempimenti che per gli ostacoli e i ritardi che ne derivano.

Aggregazione delle imprese: mancano gli strumenti. Al mondo agricolo mancano gli strumenti normativi necessari perché possa riprendere quel processo di aggregazione in strutture orientate al mercato, processo indispensabile per confrontarsi in maniera credibile e autorevole con l’industria agroalimentare e la grande distribuzione organizzata. Le Organizzazioni dei produttori e gli Organismi Interprofessionali vanno rivisti per essere adeguati alle nuove esigenze. Il Veneto ha bisogno di una filiera agricola più competitive e organizzata, la cui governance deve rimanere il più possibile nelle mani dei produttori.

Le richieste per la Regione di oggi e del post elezioni.  Le imprese agricole venete subiscono questi problemi e si attendono che vengano affrontati in modo incisivo con politiche mirate allo sviluppo ed alla competitività delle imprese. Lo snodo di un approccio pragmatico e concertato a questi problemi deve essere rappresentato dal Tavolo Verde, da convocare con regolarità a scadenze prefissate, e da valorizzare come il luogo in cui si decidono gli orientamenti di politica economica da seguire. Non vogliamo essere semplicemente informati di decisioni già prese. Alla Regione chiediamo anche un’attenta vigilanza su quanto viene discusso a livello comunitario e un’azione conseguente in Italia e  a Bruxelles. Chiediamo sia valorizzata la ricerca e la sperimentazione in modo che la nuova Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario diventi il polo aggregativo di una rete sinergica che raccolga tutti i soggetti che si occupano di questa materia. Va rilanciato l’impegno regionale, ormai azzerato con il bilancio di previsione 2015, per sostenere l’accesso al credito delle imprese agricole, prima condizione per poter investire ed innovare.

Fonte: Agrinsieme

Ulteriore passo in avanti della Regione per la distribuzione dei terreni agricoli incolti

terreno incolto“I terreni abbandonati o incolti, insieme ai terreni messi a disposizione dai proprietari pubblici e privati, ed i terreni confiscati alla criminalità organizzata e mafiosa, costituiscono le tre categorie di appezzamenti che verranno catalogati e ridistribuiti dalla Regione ai giovani agricoltori veneti, al fine di ridare vitalità alla coltivazione su queste terre altrimenti improduttive”. A darne comunicazione l’assessore all’Agricoltura Franco Manzato, che ha approvato l’invio in Commissione consiliare per il previsto parere del provvedimento che stabilisce le procedure operative per la creazione della Banca della terra veneta, voluta con la legge regionale 26 dello scorso 8 agosto.

Verso la delimitazione dei terreni agricoli incolti . “Ai Comuni la legge regionale affida l’importante incarico di eseguire il censimento dei terreni – dice Manzato – al fine di inserirli nella Banca della terra veneta, ossia l’inventario completo ed aggiornato, con il dettaglio dei terreni coltivabili e delle aziende agricole di proprietà pubblica o privata”. Al fine di supportare i Comuni nell’operazione di ricognizione, AVEPA – Agenzia Veneto per il Settore Primario – metterà a disposizione i propri database, fornendo indicazione dei terreni che risultano coltivati negli ultimi due anni, nonché di altre informazioni relative all’uso del suolo e alla copertura forestale e di ogni altra informazione utile ai fini del censimento.

Campi incolti, i proprietari hanno 60 giorni di tempo per opporsi. I proprietari o gli altri soggetti conduttori dei terreni individuati come incolti, entro 60 giorni dalla notifica del possibile inserimento nella Banca della terra veneta dei propri terreni, possono opporsi all’inserimento, qualora si impegnino a coltivare direttamente le superfici individuate entro la campagna agraria successiva e presentino il relativo piano di coltivazione, oppure se dimostrano che la mancata coltivazione sia dovuta a cause di forza maggiore indipendente dalla loro volontà, a vincoli ed impegni di natura comunitaria o ad altri vincoli che limitino l’uso agricolo. In assenza di volontà espressa del proprietario o dei conduttori, i terreni saranno inseriti nella Banca della terra veneta e la Regione Veneto potrà assegnarli con  bandi per lotti e sulla base di un canone annuo a favore dei proprietari.

Chiunque, ma soprattutto i giovani e chi intende ampliare la propria azienda, potrà fare domanda e partecipare ai bandi, purché presenti un piano di coltivazione per dimostrare l’utilizzo agricolo dei terreni da assegnare. La Banca della terra veneta sarà resa disponibile all’interno del Portale Integrato per l’Agricoltura veneta – PIAVe -.

Fonte: Regione Veneto

Dal 5 febbraio 2015, corso base di apicoltura nel Padovano

apiL’Associazione Patavina Apicoltori A.P.A Pad, in collaborazione con l’Istituto d’Istruzione Secondaria “I.F.Kennedy” di Monselice (Pd), organizza un corso base di Apicoltura con 5 incontri teorici di 2h 30’ ciascuno ed un’uscita in apiario di 3h 30’.

Programma. Gli incontri si svolgeranno nell’istituto “J.F. Kennedy” in via De Gasperi 20 a Monselice (PD) al giovedì sera (20.00-22.30). Questo il calendario: giovedì 5 febbraio, giovedì 12 febbraio, giovedì 19 febbraio, giovedì 26 febbraio e giovedì  5 marzo. Uscita in apiario: sabato 18 aprile: 09.00-12.30. Costo iscrizione (comprensivo di libro di testo): soci APA € 40; non soci APA € 50; studenti (senza libro di testo) € 10. Il versamento della quota dovrà essere effettuato la prima serata del corso.

Argomenti del corso. Le lezioni verteranno su: Il mondo delle api; Attrezzatura apistica e tecnica di conduzione dell’alveare; Patologia apistica e norme di sicurezza dell’apicoltore; Flora apistica e prodotti dell’alveare; Pratica in azienda, smielatura e confezionamento. E’ previsto il rilascio di un attestato di partecipazione con almeno l’80 % della frequenza. Informazioni ed iscrizioni: prof. Emmanuele Bertazzo cell. 380-7175972;  es020803@gmail.com

Fonte: Ecopolis Newsletter Legambiente Padova

Agroalimentare Veneto 2014, crisi e meteo fattori limitanti

mix_agricoltura“Per l’agricoltura veneta il 2014 non è stato un anno del tutto positivo, in particolare a causa dell’andamento climatico, ma sta per partire il nuovo Programma di Sviluppo Rurale che fino al 2020 metterà a disposizione dei nostri imprenditori agricoli  un miliardo e duecento milioni di euro circa”. L’assessore all’Agricoltura del Veneto, Franco Manzato, ha esordito così a Legnaro (PD) nel presentare le prime valutazioni sull’andamento del settore agroalimentare veneto nel 2014, elaborate da Veneto Agricoltura.

Presto in uscita i primi bandi. “Il PSR Veneto – ha detto Manzato – sarà tra i primi in Italia ad ottenere il via libera dalla Commissione europea, per cui presto usciranno i primi bandi orientati al rafforzamento delle nostre imprese agricole, alla competitività, alla banda larga, ai giovani (per i quali si sta organizzando – il 13 Marzo prossimo a Legnaro – un’intera giornata informativa). Nei prossimi anni, 850 milioni di euro saranno dunque destinati all’imprenditoria agricola veneta, ben 100 milioni ai giovani. Insomma, una grande opportunità da sfruttare al meglio”. Anche il Commissario Straordinario di Veneto Agricoltura, Giuseppe Nezzo, ha puntato il dito sui cambiamenti climatici nonché sulla crisi economica in atto, che sempre più vanno ad incidere in maniera purtroppo negativa sui risultati delle annate agrarie. “Fortunatamente – ha ricordato Nezzo – la qualità che contraddistingue i prodotti della nostra agricoltura riesce spesso a contenere le difficoltà che i nostri imprenditori incontrano sui mercati”.

Il fattore meteo, da che mondo e mondo è una “variabile fissa” per la produzione agricola. La sua incertezza va messa sempre in conto. Anche nel 2014, ce ne siamo accorti tutti, si sono riscontrate delle anomalie climatiche che hanno condizionato, in negativo e in positivo, i risultati produttivi delle varie colture. In particolare, si è osservato un inverno con precipitazioni e temperature molto superiori alla norma, un’estate assai fresca e piovosa, un autunno molto caldo nei valori minimi e con precipitazioni nuovamente abbondanti a novembre. Ma andiamo per gradi e vediamo subito i macroindicatori a cominciare dal valore complessivo della produzione lorda agricola veneta nel 2014 che segna un leggero incremento del 2% rispetto al 2013, il che corrisponde a circa 5,6 miliardi di euro. Un aumento dovuto quasi esclusivamente al miglioramento delle performance produttive. Ecco perché abbiamo detto che il fattore meteo è una “variabile fissa”…

Mais favorito dalla piovosità. Restando in “campo positivo”, favorito dal fattore meteo, va riconosciuto che l’eccezionale piovosità del periodo estivo ha certamente favorito una coltura divoratrice di acqua come il mais, che resta la coltura più diffusa in Veneto, nonostante una contrazione della superficie di 234.000 ettari (-6%), la cui produzione però è aumentata (ben +35%), raggiungendo quasi i 3 milioni di tonnellate (esattamente 2,9 mio/t). Come da manuale però, i mercati hanno reagito a questo surplus (anche mondiale) con un ribasso dei prezzi: si calcola infatti un valore medio annuo in calo del 16%.

Gli altri cereali hanno avuto alterna fortuna dal punto di vista produttivo e commerciale: il frumento tenero ha mantenuto la produzione dell’anno precedente ma ha registrato un prezzo mediamente inferiore del 9%; il frumento duro ha incrementato sia la quantità raccolta che le quotazioni (rispettivamente del 38% e dell’11%); l’orzo ha subìto un calo di produzione (-5%) e di prezzo (-8%); il riso ha compensato la contrazione produttiva (-3%) con un andamento di mercato favorevole (+14%).    

Aziende e occupati. Ancora in calo il numero di imprese agricole iscritte alle Camere di Commercio del Veneto, sceso a 66.374 unità, con una flessione del –2,7% nei primi nove mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013. In calo anche (notevole) il dato degli occupati in agricoltura, scesi nei primi 3 trimestri del 2014 a circa 61.500 unità (-8,2%), interessando in maggiore misura i lavoratori indipendenti (-10,3%) rispetto a quelle dipendenti (-4%).

Colture industriali. Per la soia, nuovo record produttivo veneto (520.000 t, +77%) in forza del contestuale aumento del 20% della resa e della superficie coltivata, determinando tuttavia (stesse cause del mais) un calo del 13% del prezzo medio annuo; barbabietola da zucchero, più che raddoppiata la produzione (+107%) in seguito a un forte incremento di superficie (+48%) e di resa (+40%); in significativo aumento anche la produzione di tabacco (+22%); tra le colture energetiche il girasole ha subìto un notevole calo di superficie (-44%), mentre il colza ha registrato un cospicuo aumento di produzione (+61%).

Colture orticole. Le bizzarrie climatiche hanno penalizzato invece alcune colture orticole in pieno campo.  In particolare il radicchio, la cui produzione è scesa del -26%; ma ne ha favorite altre: la patata ad esempio, ha aumentato la produzione del +49%.

Frutticoltura. Va segnalata la crisi commerciale sofferta dalla frutta estiva, soprattutto dalle pesche, a causa del calo dei consumi e della pesantezza dei mercati che ha costretto la Commissione europea ad intervenire con misure urgenti di sostegno. Però, rispetto al 2013, la produzione è risultata in crescita per melo (+40%) e pero (+10%); stazionaria per actinidia.  In calo per ciliegio (-22%) e olivo (-25%), quest’ultimo fortemente colpito come in quasi tutto il territorio nazionale ed europeo (con riduzioni di produzione al sud di anche il 50%), dagli attacchi di mosca e altro. 

Vitivinicoltura. Annata difficile, penalizzata da un’estate eccessivamente umida e piovosa che ha creato non pochi problemi alla difesa fitosanitaria e alla gestione dei vigneti. Le produzioni di uva e vino sono stimate in calo dell’11% rispetto all’anno precedente; ribasso che vale pure per i prezzi di uve e vini (circa il 5-10%).

Zootecnia. Si registra un aumento della produzione e del prezzo del latte intorno al 3-4%, ma la congiuntura favorevole di mercato è andata scemando nella seconda parte dell’anno. Quotazioni generalmente in calo per la carne, sia bovina (-2%) che suina (-2%) e avicola (-5%), anche a causa della contrazione dei consumi. La riduzione dei costi per l’acquisto di mangimi e prodotti energetici ha tuttavia parzialmente preservato la redditività degli allevamenti.

Pesca. Ancora in calo la flotta peschereccia veneta (-1,7%) ma i quantitativi prodotti nei primi 6 mesi del 2014 dalla pesca marittima sono stimati in aumento del 12%.

Bilancio. Infine si registra un nuovo deficit della bilancia commerciale veneta dei prodotti agroalimentari (relativa al terzo trimestre 2014), che si stima in aumento del +23,4% rispetto allo stesso periodo del 2013, che passa da 684 a 874 milioni di euro; un risultato dovuto ad un aumento delle importazioni (+5,2%) più che proporzionale rispetto alla crescita delle esportazioni (+1,8%). Rimane invece invariato, dato confortante, il numero delle imprese attive nell’industria alimentare (3.662). Il Report è consultabile sul sito di Veneto Agricoltura al seguente link http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=4897

Fonte: Veneto Agricoltura

 

 

Influenza “suina” (H1N1), nessun collegamento con il consumo di carne di maiale

Carne griglia Festa Agricoltura Mirano“Il ceppo influenzale H1N1, conosciuto dal punto di vista mediatico come “influenza suina”, che sta circolando nell’ambito dell’influenza stagionale anche in Veneto, non ha alcun collegamento con la carne di maiale”. Lo precisa l’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato.

Inutili allarmismi. “L’Istituto Zooprofilattico di Padova – sottolinea Manzato –  ha infatti assicurato che questa patologia non è trasmessa dal suino all’uomo, semmai allo stato attuale potrebbe essere possibile un contagio inverso dall’uomo al suino”.  Manzato ritiene doveroso, per non ingenerare inutili allarmi, dare rassicurazioni ai consumatori di carne di maiale “, che potranno continuare ad includerla nella propria dieta alimentare, in tutte le sue forme, senza alcun genere di pericolo, anche in forza dell’azione quotidiana di sorveglianza veterinaria negli allevamenti e di controllo sugli animali alla macellazione”.

Fonte: Regione Veneto

Regione Veneto sostiene la candidatura delle Colline di Conegliano Valdobbiadene a Patrimonio dell’Umanità UNESCO

Conegliano-Valdobbiadene-Colline-Prosecco-DOCGLa Giunta regionale del Veneto sostiene con un contributo di 50 mila euro le attività di promozione turistica, di marketing territoriale e di valorizzazione economica delle colline di Conegliano Valdobbiadene, paesaggio del Prosecco Superiore a patrimonio mondiale dell’Umanità in occasione della presentazione della candidatura a patrimonio UNESCO, presentazione prevista per il primo trimestre del 2015. Ne dà notizia l’assessore regionale al Turismo Marino Finozzi, che ha portato all’approvazione della Giunta un provvedimento che concede il contributo all’Associazione Temporanea di Scopo (ATS) “Le Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità”, composto dal Consorzio Tutela Vino Conegliano Valdobbiadebe Prosecco, Provincia di Treviso, Camera di Commercio, Intesa programmatica d’Area (IPA) “Terre alte della Marca Trevigiana”.

Sinergia tra assessorato Turismo e Agricoltura. “In coerenza con quanto prevede la legge sul turismo n.11 del giugno 2013 – sottolinea Finozzi – l’iniziativa che la Giunta regionale sostiene rappresenta un’occasione significativamente importante per proporre il territorio veneto quale elemento imprescindibile per uno sviluppo armonico e coordinato delle attività economiche e produttive. La candidatura valorizza un modo di interpretare l’attività turistica, come attività produttiva capace  davvero di sviluppare una strategia della valorizzazione complessiva del territorio e dell’ambiente veneto, nonché delle produzioni enogastronomiche, agroalimentari e artigianali tipiche e di qualità, in grado di proporre innovative risorse turistiche e nuovi prodotti turistici da presentare sui mercati internazionali”. Nell’ambito del percorso avviato per il riconoscimento da parte dell’UNESCO, la Regione è intervenuta anche con un provvedimento dell’assessore all’Agricoltura Franco Manzato che ha destinato al Comitato Promotore 50 mila euro di contributo per la zonizzazione dei terreni vocati all’attività vitivinicola.

Fonte: Regione Veneto

Latte. In Veneto, cresce la concentrazione produttiva

latte_1649216.000 tonnellate di latte in meno, 3.662 allevamenti iscritti all’anagrafe bovina (-4%) e un aumento della concentrazione produttiva. E’ l’istantanea della campagna latte nel Veneto 2013-2014, il quadro delle consegne ai cosiddetti “primi acquirenti” (trasformatori e commercianti del latte), la cartina al tornasole del settore, scattata da Veneto Agricoltura.

I dati. Come detto, il quantitativo consegnato ai primi acquirenti è diminuito di circa 16.000 tonnellate (-1.4%), rispetto alla campagna precedente. La quantità commercializzata quindi (rettificata in funzione della materia grassa) è stata pari a poco più di un milione di t. (1.090.311), inferiore a quella assegnata a inizio campagna 1.124.055 t) ma leggermente superiore alla quota disponibile a fine campagna, pari a 1.058.916 tonnellate, diminuita in seguito alla movimentazione delle quote e la chiusura di numerosi allevamenti. I tecnici di Veneto Agricoltura hanno rilevato inoltre come, a dispetto del trend negativo della produzione che ha caratterizzato l’ultimo decennio, facendo perdere al Veneto nel complesso circa 100.000 tonnellate (circa -8% della produzione), le ultime campagne hanno visto la produzione commercializzata stabilizzarsi intorno a 1,1 milione di tonnellate, con variazione modeste sia in positivo che in negativo intorno all’1%.

I numeri dell’allevamento da latte in Veneto. L’indagine registra una diminuzione delle stalle, ma un aumento della produzione media per azienda. Il numero di allevamenti iscritti all’anagrafe bovina erano a inizio campagna 3.833, mentre gli iscritti iniziali della campagna in corso sono 3.662 (-4%). Nonostante il calo, la produzione nei primi sei mesi della campagna in corso ha segnato una crescita delle consegne in Veneto di quasi +5%, che potrebbe cambiare l’andamento negativo degli ultimi anni. L’effetto “concentrazione produttiva risulta evidente poi con l’analisi sul decennio: nella campagna 2003/04 il numero di allevamenti era di 7.254, mentre ora sono il 50% in meno, ma la produzione “persa” è stata solo dell’8%. Ad ulteriore conferma c’è anche il dato relativo al quantitativo medio di consegne per allevamento, che ha superato le 300 tonnellate, valore doppio rispetto alla campagna di dieci anni fa.

La classifica provinciale della produzione. In testa Vicenza (30%) e Verona (25%), che raggiungono la vetta anche grazie al Grana Padano e all’Asiago, che le rendono le province con il maggior quantitativo di produzione di formaggi a marchio DOP; seguono Padova con il 19% e Treviso con il 15%, decisamente distanziate le altre province. Tutti i dati della campagna sulla produzione di latte in Veneto sono disponibili online nella newsletter n.19 di “Itinerari nel lattiero caseario”.

Fonte: Veneto Agricoltura

 

 

 

Olio Garda Dop, corretto il disciplinare

olio“Insieme al Consorzio di Tutela Olio Extra Vergine di Oliva Garda Dop abbiamo vinto la battaglia per correggere il disciplinare di produzione dell’Olio Garda Dop, che ora include tra la varietà ammesse anche il “Frantoio”, coltivato prevalentemente nell’area orientale del bacino”. A darne l’annuncio l’assessore all’agricoltura Franco Manzato, che ritiene questi aspetti “importanti per  le microeconomie locali, che fondano la loro attività sulle produzioni che il territorio e il clima favoriscono”, come l’olio nel Lago di Garda.

“Un percorso lunghissimo e tortuoso, iniziato 18 anni fa – racconta l’assessore – durante il quale il Veneto è stato capofila di una cordata degli enti confinanti, quali Lombardia e Provincia di Trento”. Il disciplinare è stato modificato anche in altri aspetti, come la possibilità di utilizzare la denominazione unica «Garda» per tutta la produzione ottenuta nella zona geografica delimitata. Sono stati inoltre migliorati alcuni parametri produttivi e qualitativi dell’olio, e implementate le informazioni in etichetta a maggiore garanzia dei consumatori.

Fonte: Regione Veneto