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22-27/9 e 17-22/11/14, a Bagnolo (TV) tornano i corsi per aspiranti casari

Corsi casaroQuello del casaro è forse uno dei mestieri più antichi al mondo, che per essere svolto oggigiorno necessita di preparazione, formazione e soprattutto passione e fantasia. Con lo scopo di preparare a 360 gradi il moderno casaro-professionista, l’Accademia Internazionale dell’Arte Casearia, con sede alla Latteria Perenzin di Bagnolo (Tv), ritorna dal 22 al 27 settembre e dal 17 al 22 novembre con il corso base per apprendere l’arte e le tecniche di produrre formaggi artigianali d’eccellenza.

Teoria e pratica. Il corso base prevede un metodo di insegnamento intensivo e diretto: a lezioni di teoria, tenute da esperti del settore e docenti universitari, sono applicate lezioni pratiche in latteria tenute dal mastro casaro Carlo Piccoli; in questo modo gli aspiranti casari, dal primo all’ultimo giorno, si troveranno a vivere in prima persona l’arte di produrre formaggi, imparando direttamente da chi giornalmente svolge questo mestiere con passione.  L’Accademia Internazionale dell’Arte Casearia, fondata alcuni anni fa dall’Associazione Famiglie Rurali Sinistra Piave e da Latteria Perenzin, sostiene l’innovazione nel settore caseario supportando attivamente progetti formativi e didattici finalizzati alla promozione della cultura e al recupero delle tradizioni artigianali di qualità. Alla fine del corso viene rilasciato un attestato di partecipazione. Per info e costi sui prossimi corsi di settembre e novembre: tel. 0438-21355 oppure mail a: accademia.artecasearia@gmail.com

Fonte: Accademia Internazionale Arte Casearia

Terranostra Rovigo, Cristiano Pasqualin eletto alla presidenza

Cristiano Pasqualin Terranostra Rovigo

Cristiano Pasqualin, presidente Terranostra Rovigo

Elezioni di rinnovo cariche per Terranostra Rovigo, l’associazione che raggruppa le aziende agrituristiche di Coldiretti in Polesine. Lo scorso 28 agosto,il nuovo consiglio direttivo ha compiuto il primo atto ufficiale con la nomina della presidenza per il prossimo quadriennio. Neo presidente è Cristiano Pasqualin dell’agriturismo Casa Ramello di Ariano nel Polesine. Pasqualin succede a Stefania Rasi del Fondo Madonnina di Gaiba, la quale rimarrà a grande richiesta del neo eletto, come suo vice per il prossimo quadriennio.

Chi è Pasqualin. Terranostra è il motore degli agriturismi polesani, le aziende agricole più note fra i cittadini e quelle che più di tutte tramandano e conservano la cultura enogastronomica del territorio.Cristiano Pasqualin, 40 anni, una precedente esperienza di direttore di filiale bancaria, è entrato in agriturismo nel 2011, quando la famiglia Belloni di cui Cristiano fa parte, ha inaugurato l’attività agrituristica Casa Ramello, affiancandola all’azienda agricola che già si occupava di allevamento polli, fattoria didattica con percorsi di conoscenza dall’uovo alla gallina, progetti di inserimento professionale dei disabili attraverso l’agricoltura.

Sviluppare l’agriturismo in Polesine tra gli obiettivi di Pasqualin. “Avere ottenuto la fiducia degli altri consiglieri, che hanno tutti un’esperienza agrituristica più lunga della mia, mi ha fatto enormemente piacere – ha commentato Cristiano Pasqualin a caldo. – La mia presidenza sarà nel segno della continuità con quella di Stefania Rasi ed insieme ed anche col direttivo, cercheremo di valorizzare ancora di più il Polesine attraverso le nostre aziende e, soprattutto, di fare rete tra noi, presentandoci al grande pubblico con un ricco ventaglio di iniziative e di attività collegate”. “Ci piacerebbe sviluppare l’agriturismo in Polesine – ha detto – perché riteniamo che sia un territorio che più di altri riesce ad offrire i beni che oggi il turista ricerca sopra ogni cosa: l’ambiente salubre, l’atmosfera familiare, il verde, il silenzio, gli spazi ampi della nostra campagna e, ovviamente, il cibo genuino che prepariamo coi nostri prodotti aziendali”. Oltre a Pasqualin e Rasi, il nuovo consiglio direttivo di Terranostra è composto da Benvenuto Fecchio dell’agriturismo L’Ocarina di Ariano, Mauro Girello de La Faterna di Tolle e Felice Sichirollo di Corte Bussari di Arquà Polesine.

Fonte: Coldiretti Rovigo

Coldiretti: piano faunistico senza cassa per i danni all’agricoltura causati da fauna selvatica. Nutria ora cacciabile per legge.

Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia IMG00617-20121127-1139 (1)

Danni al terreno causato dai cinghiali

“Forse ci sono più lupi che pecore in Italia visto che i danni da selvaggina, in particolare quelli provocati da ungulati,  superano il valore di 100 milioni di euro per circa 3 mila ovini sbranati”. Sono i dati del 2013 a cui vanno aggiunti quelli di quest’anno dove la presenza di grandi carnivori ha sicuramente aggravato la situazione. Gli agricoltori veneti – commenta Pietro Piccioni direttore di Coldiretti –  non hanno certo bisogno di un censimento per contare questi animali, vedono ogni giorno i disastri: dalle nutrie che forano gli argini ai cervi che distruggono la biodiversità, dai cinghiali che grattano i terreni alle lepri che mangiano le piante seminate fino agli orsi e lupi che sbranano bovini”.

Assenza di un adeguato rimborso economico all’agricoltore. Ma se dopo anni di protezione sul destino della nutria interviene il legislatore nazionale, rendendola specie cacciabile, dimostrando cosi piena coscienza della tutela del territorio rispetto alla presenza di un roditore importato allo scopo di allevamento da pelliccia e poi diventato colonizzatore degli ambienti fluviali, Coldiretti Veneto continua a rimarcare l’assenza dal 2010 di un adeguato ristoro economico all’agricoltore,  che fa prima a vincere la burocrazia per ottenere i finanziamenti europei che farsi rimborsare un vitello divorato da un canide. “Un piano faunistico regionale senza innovazione nella strumentazione e con l’erogazione di risorse in tempi biblici – sostiene Piccioni  -. Nel 2012 il contributo ammissibile era più di un milione trecento mila euro, ma la disponibilità era meno del 20%. Il danno è sempre superiore al contributo ammissibile perché per norma non si può che erogare fino al 60% , cosi che in realtà,  la disponibilità copre appena il 6 per cento. Un intervento irrisorio per certi versi offensivo: ad esempio per valore di 2 mila euro, l’imprenditore si vede recapitare un bonifico di 120 euro circa. In prospettiva con il nuovo piano faunistico  – conclude Coldiretti –  si dovrebbe porre rimedio in quanto la percentuale lievita all’ 80% e le procedure responsabilizzano gli ambiti territoriali di caccia: ma il problema resta lo stesso da tre anni:  la cassa è vuota nonostante i versamenti della tassa di concessione regionale depositata annualmente dai cacciatori è pari a 5 milioni di euro.

Fonte: Coldiretti Veneto

Caccia: Giunta veneta adotta piano faunistico venatorio 2014-2019

CacciaLa Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Caccia Daniele Stival, ha adottato il nuovo Piano Faunistico Venatorio 2014-2019, trasmettendolo al Consiglio regionale per il prosieguo dell’iter.

Gli obiettivi del Piano. 1) Conseguire gli obiettivi di conservazione e tutela della fauna e degli habitat posti dalle Direttive comunitarie in base ad una razionale programmazione del territorio e delle risorse naturali. 2) Valorizzare le attività gestionali e venatorie e le tradizioni venatorie regionali legate alle peculiarità territoriali e faunistiche. 3) Ottenere un misurabile miglioramento dei parametri di autosufficienza della produzione di selvaggina cacciabile e una riduzione dei contingenti di selvaggina “importata” da altri territori. 4) Gestire il naturale ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi attraverso il coordinamento a livello intra ed extra regionale. 5) Ricondurre il fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica alle attività agricole a livelli di sostenibilità economica e di tollerabilità, favorendo le attività di prevenzione. 6) Contenere l’espansione, tendendo all’eliminazione, di specie estranee al panorama faunistico regionale, in particolare se la loro presenza è in conflitto con le attività antropiche e con la salvaguardia delle specie autoctone, con particolare riferimento al cinghiale e alla nutria.7) Valorizzare il prelievo venatorio come strumento di equilibrio nella gestione degli ungulati per favorire il miglioramento qualitativo e l’equilibrio numerico fra le diverse classi di età. 8) Promuovere un miglioramento in termini qualitativi e quantitativi del livello di conoscenza delle componenti faunistiche regionali, dei parametri relativi all’attività venatoria e a tutte le attività connesse alla gestione faunistica. 9) Attenuare i livelli di “conflitto” e di “percezione negativa” rispetto alla caccia da parte dell’opinione pubblica e del mondo agricolo ponendo attenzione al riconoscimento della proprietà privata e alle attività economiche e socio culturali in ambito agro-silvo-pastorale che manifestano livelli di criticità nella compatibilità con l’attività venatoria. 10) Promuovere più sinergia negli obiettivi ed un maggior coordinamento delle scelte tra la gestione privatistica della caccia (nella Aziende faunistico-venatorie e agro-turistico-venatorie) e la gestione programmata (negli Ambiti Territoriali di Caccia – ATC).

Fonte: Regione Veneto

8 settembre 2014, ad Eraclea (VE) VeGal organizza un workshop sulle guide digitali al verde pubblico

logoVeGAL, l’Agenzia di sviluppo dell’area orientale del Veneto, oganizza lunedì 8 settembre il workshop “Le Guide digitali al verde pubblico della Venezia Orientale“. L’incontro è realizzato nell’ambito del progetto SiiT, progetto triennale destinato a potenziare la conoscenza della biodiversità nell’area dell’Alto Adriatico, fornendo degli innovativi strumenti in rete per l’identificazione di piante, animali e funghi. A sua volta, “SiiT si sviluppa nell’ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013.

Il workshop, teoria e pratica. L’incontro si svolgerà a partire dalle ore 14 presso il Centro di educazione ambientale La Fornace di Eraclea (VE), in via Abeti 3, e sarà strutturato in due parti: la prima di presentazione degli strumenti di progetto e la seconda con la possibilità di testare sul campo le guide digitali.

Programma. Ore 14.00 registrazione partecipanti e inizio workshop; Ore 14.15 presentazione generale del progetto e del ruolo di Vegal – Annalisa Arduini, presidente di Vegal; Ore 14.30 presentazione delle guide digitali al verde pubblico della Venezia Orientale – Pier Luigi Nimis, professore di Botanica Sistematica all’Università di Trieste e coordinatore del progetto SiiT; Ore 15.30 presentazione delle guide dedicate alle farfalle del Nord Est d’Italia e ai pesci della laguna di VeneziaElisa Cenci e Silvia Bertollo, ricercatrici del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova; Ore 16.00 proiezione del video “La natura in palmo di mano” realizzato da Arpa FVG che illustra l’impiego delle app e delle guide; Ore 16.30 coffee break; Ore 17.00 sperimentazione pratica nella pineta adiacente con l’impiego di tablet per il riconoscimento degli alberi presenti; Ore 18.00 conclusioni.

Conferma partecipazione (gratuita) entro il 3 settembre.  La adesioni devono essere inviate entro il 3 settembre, inviando la propria adesione a questo link.  Per informazioni sul workshop: Arte Laguna info@artelaguna.it T. 041 5937242 – 041 5937242.

Fonte: VeGal

Pubblicati gli Atlanti dei 36 prodotti agroalimentari a Denominazione e dei 371 sapori della tradizione veneta

GalliVeneto Agricoltura, in collaborazione con la Regione Veneto, ha curato la pubblicazione di due Atlanti analitici dedicati rispettivamente alle produzioni DOP e IGP e ai prodotti agroalimentari tradizionali del Veneto.

18 Dop e 18 Igp. “La nostra è regione di sapori genuini straordinari e qualità al massimo livello – sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – grazie a centinaia di prodotti che esprimono tradizione, innovazione e lavoro dei nostri agricoltori e dei nostri artigiani. Si tratta di 18 specialità a Denominazione d’Origine Protetta, che spaziano dai prodotti a base di carne o di origine animale ai formaggi, dagli oli all’ortofrutta, dai cereali ai prodotti del mare, e di altrettanti prodotti a Indicazione Geografica Protetta: 36 prodotti di punta che fanno del veneto la prima regione italiana nelle specialità agroalimentari con riconoscimento e tutela comunitaria. A questi si aggiungono 371 prodotti agroalimentari tradizionali, figli del territorio, talora vere e proprie rarità, che spaziano dalle bevande alle carni dio ogni tipo, dai grassi ai formaggi, dalle produzioni vegetali naturali o trasformate alla pasta e alla panetteria, dalle produzioni ittiche al miele”.

Compendio unitario. Di questi prodotti erano disponibili l’elenco e notizie “disperse” approfondendone la conoscenza uno per uno. Ora gli Atlanti presentano un compendio unitario, di facile e omogenea consultazione. “In vista di Expo 2015, momento nel quale il Veneto si presenterà al mondo attraverso le proprie peculiarità agroalimentari e vitivinicole – conclude Manzato – è doveroso avere a disposizione uno strumento che permetta di conoscere tutte assieme queste eccellenze che rappresentano autenticamente il nostro territorio e che sono un patrimonio di sapori a livello mondiale”.

Fonte: Regione Veneto

Export agroalimentare italiano ed europeo in crisi per il blocco della Russia dopo le sanzioni UE pro Ucraina

Verdura paniereLa crisi Ucraina, che si sta ripercuotendo in maniera inaspettata sul settore agroalimentare europeo, sta colpendo anche le produzioni italiane e venete, a causa del blocco delle importazioni di beni agroalimentari attuata dalla Russia. Primo Anselmi, presidente di Fedagri Veneto, ha inoltrato i giorni scorsi una lettera aperta al Governatore Luca Zaia affinché possa attivarsi nelle sedi più opportune per salvaguardare un comparto così importante in Veneto.

Black list russa: carne di manzo e maiale, pollo, pesce e frutti di mare, latte e latticini, frutta e verdura. «La Russia – spiega il Presidente di Fedagri – è infatti uno dei principali sbocchi commerciali dell’agroalimentare regionale, sia in modo diretto che in modo indiretto attraverso le cosiddette “triangolazioni commerciali”, vendite indirette che transitano attraverso società commerciali con sede in UE. Siamo fortemente preoccupati perché il blocco russo delle importazioni rischia di mettere ancora più in difficoltà le nostre produzioni, in particolare quella ortofrutticola già duramente colpita in questo momento dalla crisi dei prezzi della frutta estiva. Per quanto riguarda i prodotti che figurano nella “black list” russa (carne di manzo e maiale, pollo, pesce e frutti di mare, latte e latticini, frutta e verdura), il valore dell’’export italiano verso la Russia nel 2013 è stato di 163 milioni di euro. La sola provincia di Verona nel 2013 ha esportato in modo diretto verso la Russia prodotti ortofrutticoli per un valore di più di 15 milioni di euro, cioè quasi il 10% del totale delle esportazioni nazionali».

Fonte: Fedagri Veneto

Veneto e Brasile insieme per la produzione di un formaggio tipico

 

latte_16492Grazie all‘esperienza dell’Istituto per la Qualità e le Tecnologie Agroalimentari di Veneto Agricoltura, lo Stato brasiliano del Paranà potrà ora produrre un formaggio a marchio tipico di quei territori dove, nonostante l’elevata produzione di latte, non vi è ancora una tradizione e un’abitudine al consumo di formaggi stagionati.

I partener. L’importante risultato è il frutto di una collaborazione sorta nell’ambito del progetto “Rete” sostenuto dalla Regione Veneto e coordinato dall’Associazione Bellunesi nel Mondo e al quale partecipano anche Veneto Agricoltura con il suo Istituto di Thiene (Vi) e Bioagro Srl. Il progetto si pone l’obiettivo di realizzare una serie di attività di collaborazione in ambito zootecnico e lattiero-caseario tra l’Agencia de Desenvolvimento Regional do Sudoeste do Paraná, le Università di Pato Branco e Francisco Beltrao, il Dipartimento DAFNAE dell’Università degli Studi di Padova, la Provincia di Belluno, Bioagro srl e Veneto Agricoltura. In particolare, l’Università di Pato Branco, Veneto Agricoltura e Bioagro hanno sviluppato delle colture starter autoctone selezionate da latte raccolto presso alcuni caseifici del Paranà.

Le fasi del progetto. La prima fase di selezione delle colture è stata sviluppata presso i laboratori dell’Università di Pato Branco mentre le fasi successive di caratterizzazione, individuazione e produzione dei fermenti autoctoni si sono svolte presso i laboratori e il Centro Produzione Fermenti di Veneto Agricoltura-Bioagro. Sono state così selezionate e prodotte due colture starter che, testate attraverso  prove di caseificazione condotte in Paranà, si sono integrate con la flora batterica originale presente nel latte. Successivamente sono state pilotate le fasi di caseificazione e maturazione del formaggio a marchio territoriale “Santo Giorno”, che verrà prodotto nella zona a maggior produzione lattiero-casearia del Brasile. Questo successo ha stimolato alcune imprese venete a partecipare alla presentazione ufficiale del formaggio, avvenuta nei giorni scorsi in Brasile, e a proporre i propri prodotti nell’immenso mercato della filiera casearia che abbraccia settori che vanno dall’alimentazione e dalla termomeccanica fino a quello dei macchinari.

Fonte: Veneto Agricoltura

 

 

 

Treviso, riapre il locale dove fu creato il Tiramisù

Tiramisu“Si riaccende uno dei fari della storia e della cultura della cucina trevigiana. L’ho auspicato quando ho appreso dell’addio della famiglia Campeol al locale che aveva reso famoso nel mondo, dove è stato creato il Tiramisù, e sono lieto che a settembre “Le Beccherie” riaprano i battenti, grazie all’impegno del nuovo titolare Paolo Lai, che ha già dimostrato le sue capacità in altri locali del capoluogo della Marca”. Con queste parole il presidente del Veneto Luca Zaia ha salutato la notizia della prossima riapertura del famoso ristorante, che per un sessantennio ha scandito la storia stessa di Treviso dal punto di vista della cucina “che è espressione della civiltà e della cultura di una comunità – ha ribadito Zaia rifacendosi a Mario Soldati – e della sua capacità di valorizzare il territorio e le tradizioni esprimendole nell’armonia dei gusti, in un’ottica sempre attenta alle innovazioni e alla qualità della vita”.

Fonte: Regione Veneto

 

Mais, allarme diabrotica in provincia di Treviso e Vicenza

Diabotrica

Diabotrica

Non bastava il maltempo a mettere in difficoltà le aziende agricole del Nord Est in questa annata climaticamente anomala. In questi giorni i maiscoltori, specialmente delle province di Treviso e Vicenza, sono alle prese con un attacco senza precedenti di Diabrotica: le popolazioni di questo insetto sono arrivate in alcuni appezzamenti a densità elevatissime, causando danni anche importanti sul cereale.

Perdite di raccolto pari al 30%. Si può infatti stimare che saranno numerose le aziende, nelle zone più colpite, a subire perdite di raccolto superiori anche al 30%, specie sui terreni in mono successione e a semina “tardiva”. Nello stesso tempo i viticoltori, a causa della costante bagnatura delle viti, devono fare i conti con numerosi ed importanti casi di Peronospora non sempre facili da contenere con i trattamenti fitosanitari. Questo il quadro riscontrato dai tecnici di Condifesa Treviso che, in collaborazione con Condifesa Friuli VG, Condifesa Padova e Condifesa Rovigo,  ha organizzato nei giorni scorsi un incontro tecnico di aggiornamento, coinvolgendo circa 20 ispettori delle principali compagnie assicurative. Obiettivo dell’incontro, svoltosi in due aziende del trevigiano, definire un metro comune all’attività di quantificazione dei danni assicurati per le principali colture del nostro territorio.

Danni, alcuni coperti da assicurazione, altri no. I lavori, in particolare, hanno focalizzato l’attenzione sulla distinzione tra danni causati da eventi atmosferici (coperti da polizza assicurativa) e concomitanti fitopatie (malattie delle piante). I tecnici dei consorzi di difesa si sono confrontati in campo con gli ispettori delle compagnie assicurative discutendo sulle tecniche da adottare per imputare correttamente i danni rilevati alle specifiche avversità. «Il nostro obiettivo è garantire alle aziende agricole associate al Consorzio un corretto metodo di valutazione dei danni sulle colture – spiega il presidente del Condifesa di Treviso, Valerio Nadal – non tutte le tipologie di danno infatti godono di copertura assicurativa, pertanto insieme agli altri Consorzi di Difesa e alle compagnie assicurative abbiamo cercato di stabilire un metro di valutazione comune, facendo presente agli ispettori che quando si recano nelle aziende danneggiate trovano un imprenditore che ha subito non solo un danno economico, che andrà risarcito con la polizza, ma anche un danno morale per la perdita del raccolto. Ai nostri associati vogliamo ricordare che i Consorzi di Difesa sono sempre a disposizione con il loro personale per rispondere ad ogni tipo di dubbio ed effettuare eventualmente sopralluoghi in azienda».

Fonte: Condifesa Treviso