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Agricoltura di montagna. Nel PSR 2014-2020 del Veneto destinato il 35,15% delle risorse

Agricoltura montagna“All’agricoltura della montagna veneta abbiamo destinato il 35,15 per cento delle risorse complessive del Programma di Sviluppo Rurale: oltre 416 milioni di euro su un totale di 1 miliardo 184 milioni. E’ una scelta precisa, politica, economica e ambientale, condivisa da pressoché l’intero consiglio regionale, per sostenere attività strategiche in territori difficili dove la presenza di imprese agricole attive è indispensabile per tutti”. Lo ha ricordato l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, intervenendo a Sedico, in provincia di Belluno, al confronto sul tema “Nuovo PSR veneto e sviluppo del territorio montano”, al quale hanno partecipati i responsabili dei settori operativi regionali interessati alla applicazione del piano, i presidenti delle organizzazioni professionali agricoli e numerosi imprenditori rurali dell’area montana.

I pilastri. “Abbiamo costruito un Programma di Sviluppo Rurale indirizzato su quattro pilastri fondamentali: la competitività delle imprese, l’innovazione, la sostenibilità ambientale e la governance. Abbiamo ridotto da 37 a 13 le misure strategiche da finanziare – ha aggiunto Manzato – e da 102 a 45 gli interventi finanziabili, puntando a concentrare e ottimizzare la spesa. In questo processo di revisione, razionalizzazione e sburocratizzazione, al centro del confronto preparatorio e nel risultato finale sono sempre stati le imprese, i giovani e appunto la montagna, cui è dedicata la quota più significativa tra i temi strategici individuati”. “L’incontro avvia la preparazione al migliore utilizzo delle risorse da parte dei destinatari – ha concluso Manzato – perché possano investire bene, con il massimo rendimento e la massima utilità per la loro attività, sapendo che le strutture regionali sono sin d’ora a loro disposizione per spianare ogni problema e chiarire ogni dubbio , pur in attesa dell’ok definitivo di Bruxelles sul nostro PSR”.

Fonte: Regione Veneto

Banca della terra, il Consiglio regionale veneto approva la legge, ora si attendono regolamento, gare e assegnazioni terreni

giovani al ffTre mesi esatti son passati dalla richiesta ufficiale con tanto di corteo acqueo in Canal Grande per chiedere la banca della terra al Consiglio regionale. Sono ancora increduli i giovani agricoltori di Coldiretti Veneto che ieri hanno alzato un cartello con la scritta “GRAZIE” e sventolato i loro fazzoletti gialli dopo aver assistito in diretta all’approvazione della legge 403, ovvero la norma che svincola gli appezzamenti di proprietà pubblica e le parcelle incolte o abbandonate.

Prossime mosse: regolamento, gare e assegnazioni dei terreni.  “Siamo pronti a ridare fertilità a questi campi – ha detto il delegato degli under 30 Andrea Barbetta ancora studente e già imprenditore agricolo – ora attendiamo il regolamento e di conseguenza le gare per l’assegnazione dei terreni. Confidiamo nella priorità alle nuove generazioni perché non possiamo competere con le grandi disponibilità economiche di aziende ben strutturate, ma in cambio diamo l’intraprendenza e prospettive occupazionali di lungo termine”.

15 mila ettari. Secondo i dati dei neo coltivatori di Coldiretti si tratta di almeno 15 mila ettari gestiti da 135 enti pubblici su un totale di una superficie pari a 811.440 ettari lavorata da circa 120 mila aziende. Queste proprietà, seppur utilizzate, sono un patrimonio che da questo momento in poi possono essere messe in trasparenza e magari addirittura on line cosi da individuarle e addirittura partecipare ad eventuali appalti. Il provvedimento è in linea con il decreto applicativo della legge del 2012  che prevede la  cessione dei fondi al fine di togliere allo Stato il compito improprio di coltivare la terra. Questo atto renderà disponibili risorse per lo sviluppo, ma soprattutto avrà il vantaggio di calmierare il prezzo degli ettari, stimolare la crescita, l’occupazione e la redditività delle imprese agricole che rappresentano una leva competitiva determinante per la crescita del Paese.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

3 agosto 2014, i formaggi della montagna italiana in mostra a Borso del Grappa (TV)

Rassegna AprolavTutti coloro che amano la montagna e i suoi prodotti tipici non possono perdere l’appuntamento di domenica 3 agosto 2014 a Campocroce di Borso del Grappa (TV), presso i locali della Malga omonima, dove si terranno la mostra e i concorsi dedicati non solo alle produzioni del Monte Grappa, Morlacco e Bastardo in primis ma anche Monte Cesen, ricotte fresche e affumicate e formaggi affinati tra fieni ed erbe dai profumi inebrianti. Da questa edizione, la rassegna si apre anche al panorama nazionale ospitando anche una finestra sul panorama del Formaggi di Malga Italiani.

Le origini. La Rassegna dei Formaggi del Grappa compie 18 anni. Nata con lo scopo di salvaguardare l’attività zootecnica e casearia delle malghe locali, garantire una corretta remunerazione dell’attività di alpeggio e valorizzare le produzioni agroalimentari tipiche, come Morlacco e Bastardo del Grappa che – anche grazie a questa rassegna – hanno potuto vivere una vera riscoperta. Oggi, la Rassegna organizzata da A.Pro.La.V. l’Associazione Produttori Latte del Veneto, presieduta da Terenzio Borga, con il sostegno della Provincia e della Camera di Commercio di Treviso e del Comune di Borso del Grappa e il patrocinio del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, vuole porsi come motore di un movimento culturale che, attraverso la riscoperta della produzione casearia montana, promuova valori come la produzione di formaggi tradizionali di qualità superiore, la tutela della biodiversità (quella microbica che rende ciascun formaggio di malga unico e inimitabile), una zootecnia lontana dai ritmi industriali più giusta e sana, oltre che la conservazione dell’ambiente montano attraverso il mantenimento degli alpeggi. L’inaugurazione della rassegna con le premiazioni dei concorsi è prevista alle 12:00, alle 14:30 lo spettacolo del gruppo folkloristico trevigiano, alle 16 la lavorazione in diretta del formaggio Morlacco del Grappa e dalle 15 le degustazioni guidate dei formaggi di malga sotto la guida di esperti.

I concorsi: Il Concorso dei Formaggi Morlacco e Bastardo del Grappa, alla 14^ edizione, mira a “mettere in competizione” i malghesi di tutto il massiccio, per promuovere la qualità e il valore delle due produzioni “d’eccellenza” che caratterizzano il Monte Grappa. Tra questi un posto di riguardo meritano Morlacco e Bastardo del Grappa di Vacca Burlina, formaggi “sperimentali” realizzato grazie ad un progetto promosso da A.Pro.La.V., con la collaborazione di APA Treviso, l’Università di Padova e Centro Veneto Formaggi, sostenuto dalla Regione Veneto tramite il Piano di Sviluppo Rurale e promosso dalla catena di supermercati ALI’ spa. Questa squadra eccellente ha condiviso l’obiettivo della valorizzazione della Vacca Burlina, unica razza autoctona del Veneto considerata in via di estinzione e tuttavia dalle pregiate caratteristiche per la produzione di latte montano. Quest’anno si svolgerà anche la 1^ edizione del Concorso dei Formaggi di Malga Italiani, realizzata in collaborazione con Fata Assicurazioni e ONAF, l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi. Da tutta Italia, dunque, e dalle malghe del Veneto i migliori formaggi di montagna, che saranno “assaggiati” mercoledì 30 luglio da maestri assaggiatori ONAF che individueranno i tre formaggi meritevoli del podio che sarà svelato domenica, quando il pubblico potrà anche imparare a distinguere i formaggi montani d’Italia attraverso la mostra e le degustazioni.

Presidi Slow Food. Questa edizione 2014 segna anche il gemellaggio con il Consorzio Tutela del Bitto Storico, formaggio che condivide con il Morlacco del Grappa di Malga il riconoscimento da parte di Slow Food quale “Presidio”. I Presidi sono progetti di Slow Food che tutelano piccole produzioni di qualità da salvaguardare, realizzate secondo pratiche tradizionali. E il Bitto, uno dei simboli della produzione casearia lombarda, ha impostato il suo futuro sulla difesa delle propria storia a partire dai metodi di produzione, rifiutando l’uso di mangimi e fermenti selezionati. Due produzioni, quella del Bitto e del Morlacco, diverse (duro, con un invecchiamento anche oltre i 10 anni, il Bitto, tenero ma dalla forte personalità, il Morlacco) ma che hanno in comune la determinazione dei propri produttori di difendere le produzioni d’alpeggio. Durante la rassegna vi sarà dunque la disponibilità di assaggiare, degustare, comprare anche il prestigioso formaggio Bitto Storico, direttamente dai malgari.

Le grandi Dop venete. Ospiti prestigiosi anche i formaggi DOP del Veneto, Asiago, Casatella Trevigiana, Montasio, Monte Veronese, Grana Padano, Piave e Provolone Valpadana, che saranno a disposizione per gli assaggi e per ricordare che, la produzione lattiero casearia regionale è vocata alla qualità e alla certificazione.Non solo mostra, l’appuntamento a Campocroce è anche una grande festa del gusto. Dalle 15 alle 17 si potrà infatti partecipare alle degustazioni sotto la guida di esperti per imparare a distinguere le caratteristiche dei formaggi e i migliori abbinamenti. Alle 16 la tradizionale realizzazione in dirette del Morlacco del Grappa: latte, sale e caglio nel grande cagliere di rame si trasformeranno in formaggio sotto le mani esperte del malgaro. Lo scorso anno toccò a Gerolamo Savio che un mese dopo conquistò il podio d’onore a Caseus Veneti 2013, meritando il posto di miglior formaggio veneto dell’anno per il suo Morlacco. Per tutto il pomeriggio poi si potrà assistere alla realizzazione di ricette inedite a base di formaggi in concorsograzie ad Ilenia Bazzacco, finalista della prima edizione di Master Chef Italia, e ormai chef affermata che, da buona Asolana, ha una passione per i prodotti della Pedemontana.  Come arrivare: Per raggiungere la località Campocroce, partite da Semonzo del Grappa (TV) e seguite le indicazioni per le Malghe. Proseguire dopo il ventesimo tornante oltre le gallerie nella roccia. Info: A.Pro.la.V. da lunedì a venerdì, tel. 0422-422040. La manifestazione si svolgerà anche in caso di maltempo.

Fonte: Aprolav

Peschicoltura in crisi, ai produttori riconosciuti 20 centesimi al kg

Pesche Coldiretti Verona“C’è apprensione per i coltivatori di pesche e nettarine– ha affermato Claudio Valente, presidente di Coldiretti Verona che, nei giorni scorsi, ha incontrato in Prefettura il Viceprefetto Gerardino Mattia con una delegazione di produttori e il direttore Giuseppe Ruffini il Prefetto di Verona Perla Stancari. 

Pesche pagate ai produttori meno di 14 anni fa. Il nostro obiettivo è invertire la tendenza in atto, per cui ai produttori viene riconosciuto un prezzo di solo 20 centesimi al chilogrammo. Si tratta di un prezzo assolutamente insufficiente a ripagare i costi di produzione e che per di più rappresenta una beffa non solo per chi produce, ma anche per chi consuma che si trova spesso a pagare un prezzo decuplicato.Pesche e nettarine vengono pagate meno di quattordici anni fa. Si tratta di un prezzo scandaloso se paragonato ai prezzi di alcuni prodotti di uso corrente: ci vogliono 5,5 Kg di pesche per una tazzina di caffè, 20 Kg per un bitter, 49 Kg per una crema abbronzante”. E’ urgente un intervento del Ministero per le Politiche agricole alimentari e forestali. Coldiretti, infatti, presenterà al Governo una serie di proposte per interventi che diano al settore migliori prospettive per il futuro.

Le richieste al Governo. In particolare, chiederà una corretta riconversione varietale; il coordinamento unico per l’immissione del prodotto sul mercato; la regolamentazione del sistema degli sconti e delle vendite sottocosto nella grande distribuzione organizzata; regole in materia di confezionamento che riducano i costi evitando il moltiplicarsi di formule diverse; lo sviluppo di fondi mutualistici per affrontare le situazioni eccezionali; la progettazione di nuove forme assicurative multirischio che comprendano le situazioni di crisi; l’esclusione della frutta più facilmente deperibile dal sistema del libero servizio nella Gdo.

Pesco, comparto importante per Verona. Anche se in diminuzione, raggiunge all’anno circa i 550.000 quintali tra pesche e nettarine per un valore di 29,5 milioni di euro in 2700 ettari coltivati. Una parte consistente delle produzioni, intorno al 40% è destinata all’esportazione anch’essa purtroppo in diminuzione. Il rischio del mercato locale, se persiste questa situazione, è di una perdita di 6 milioni di euro  per quest’anno non considerando l’indotto (imballaggi trasporti manodopera). “Sono più di una le ragioni che hanno determinato questo calo dei prezzi. Innanzitutto – ha precisato Giuseppe Ruffini, direttore della Coldiretti di Verona – la crisi di mercato che sta attraversando il settore ortofrutticolo, con particolare riferimento alle pesche e alle nettarine, è dovuta a una componente congiunturale che si somma a una pesante crisi strutturale: le condizioni climatiche hanno portato a un’anticipata maturazione dei frutti con una conseguente sovrapposizione di produzioni italiane, locali e straniere. La crisi economica ha portato a un forte calo dei consumi alimentari, che nel 2014 sono tornati indietro di oltre 30 anni.E’ necessario mettere in atto urgenti cambiamenti se non vogliamo rischiare il futuro delle produzioni di pesche e nettarine locali”. Per l’immediato, al fine di dare maggiore soddisfazione a chi produce la buona frutta veronese, rilanciare i consumi di più alta qualità e far ripartire mercato e prezzi negli ultimi 60 giorni di campagna, Coldiretti propone che il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, chieda (in accordo con altri Paesi) alla Commissione Ue l’utilizzo di quanto previsto dal Regolamento comunitario 1308/2013 (Ocm Unica) per un ritiro straordinario di frutta estiva (pesche e nettarine, angurie, meloni, etc.) per due settimane, che riguardi sia soci sia non soci di organizzazioni ortofrutticole.

Fonte: Coldiretti Verona

 

Allevare lumache, una storia imprenditoriale polesana al femminile

 

Roberta Pellegrini

Roberta Pellegrini

Fanno la doccia nebulizzata al calar del sole, escono nella frescura della notte alla velocità di 8 metri all’ora, ma se le perdi di vista un attimo ti hanno già seminato. Sono le chiocciole dell’azienda agricola “La lumaca birichina”, associata Coldiretti di San Martino di Venezze (RO), dove Roberta Pellegrini, aiutata dal fratello Lorenzo, alleva chiocciole da gastronomia della specie Elix aspersa Müller, a ciclo biologico completo, dirette al mercato della ristorazione.

Primo raccolto di chiocciole. “Sono timide e curiose; si muovono di notte e si chiudono di giorno; hanno bisogno di una metodica irrigazione nebulizzata per mantenere l’umidità. E non si creda che siano tanto lente – racconta Roberta Pellegrini. – Tante volte mi è successo di lasciarne lì una un attimo, pensando di ritrovarla con la scusa che va piano: niente da fare”. La storia imprenditoriale di Roberta Pellegrini e delle sue chiocciole è affascinante e parla di amore per quel piccolo mollusco: “Io osservo molto le mie lumache – racconta – per studiarle e capirle, e anche per potenziare al meglio il mio allevamento aumentando la produzione, ma, soprattutto, per portare le mie chiocciole alle caratteristiche ottimali di un’alta qualità delle carni”. L’idea è assolutamente innovativa per il Polesine. Due anni fa, Paolo, genero di Roberta, emiliano con in mente la Sagra della lumaca di Casumaro, nel ferrarese, la butta lì: “Facciamo un allevamento di chiocciole?”. “Facciamolo!” E’ la risposta di Roberta, imprenditrice di mente aperta che pensa a come valorizzare l’azienda agricola di famiglia. “Allora – racconta Roberta Pellegrini – non mi rendevo conto che sarei andata incontro a qualcosa che non conoscevo assolutamente e che ha richiesto importanti investimenti, energie e tempo”.

chiocciola al vivaio80 mila chiocciole riproduttrici in 1 h di terreno. I fratelli Pellegrini studiano, visitano le realtà produttive siciliane, allestiscono un ettaro di terreno con recinti seminati con vegetali selezionati e, nel marzo 2013, con grande emozione, vi immettono 80 mila chiocciole riproduttrici. La prima raccolta avviene proprio nei mesi di maggio e giugno di quest’anno: 30-35 chili al giorno, a mano, alle 5 di mattina; ma l’impianto è ancora giovane e ci vorranno tre anni per andare in piena produzione. “Una volta raccolte – spiega Pellegrini – le lasciamo una decina di giorni nei cesti senza cibo, dove si purificano ed espellono i residui, quindi si opercolano, cioè chiudono con la bava l’entrata della casetta per preservare l’umidità, ed entrano in una sorta di letargo forzato. A quel punto vengono sistemate in sacchetti di rafia e sono pronte per la commercializzazione”.

Tracciabilità. L’impianto è stato controllato dall’azienda sanitaria locale che ha analizzato anche l’acqua. In sostanza le chioccioline de “La lumaca birichina” hanno una carta d’identità certa: si sa dove sono nate, dove son cresciute, cosa hanno mangiato e perfino da quale recinto sono state prelevate. “Purtroppo – spiega Roberta Pellegrini – anche noi elicicoltori subiamo la concorrenza sleale di importatori stranieri, che vendono a prezzi stracciati, lumache selvatiche raccolte nei giardini spesso senza controllo. Niente a che vedere con la nostra Elix aspersa Muller, che è più piccola, di colore più chiaro e molto apprezzata in gastronomia per la delicatezza e la morbidezza delle carni, ricche di proteine e di sali minerali”.

Fonte: Coldiretti Rovigo

Orticoltura. Tra i pomodori più richiesti in Veneto ci sono le varietà cuor di bue, ramati, ciliegino e datterino, di nicchia il nasone e l’insalataro

030185ILVENETO_18I pomodori nasoni e gli insalatari tondi lisci sono due chicche dell’orto veneto. Ne è cominciata la raccolta e il mercato li sta accogliendo molto bene. Sono ortaggi per amatori: la coltivazione, nelle sue aree tradizionali (la zona di Cavallino e Treporti, sul litorale veneziano) e in minori quantità nel Trevigiano, si sta restringendo per il prevalere di altre varietà commercialmente più richieste, ma in compenso le quotazioni reggono bene così come resiste una fetta di consumatori che li prediligono.

Il nasone, in particolare, è un ecotipo autoctono particolarmente saporito, piuttosto voluminoso (raggiunge e supera i 200 grammi) e resistente alle malattie. Ha una polpa abbondante, con pochi semi e gustosa. Si raccoglie a partire dalla seconda metà di luglio ed è immesso in commercio quando la bacca comincia appena a rosseggiare, mentre quando è matura è di colore rosa rosso intenso.

Gli insalatari. Un analogo andamento produttivo e di mercato, rilevano a OPO Veneto, hanno gli insalatari tondi lisci, una varietà coltivata in particolare nella zona del Cavallino Tre Porti (Venezia) e nel Polesine a Lusia e dintorni. Essi rappresentano la tradizione orticola, che è sempre suggestiva, affascina, ma ha difficoltà a mantenere le posizioni nel grande mercato. Il consumo è soprattutto regionale. Come si intuisce dal nome popolare insalataro è un pomodoro consumato soprattutto fresco nelle insalate, alle quali dona un sapore leggermente acidulo. Si presenta rotondeggiante, compatto e resistente.

Trend di mercato: cuor di bue, ramati a grappolo, datterini e ciliegini. Il grosso della produzione veneta di pomodori da consumare freschi si è spostata negli ultimi anni verso le varietà cuor di bue, i ramati a grappolo e, in parte, verso i datterini e i ciliegini. Sono tutte varietà coltivate soprattutto in serra. “E’ questo il momento in cui il pomodoro sta entrando in piena produzione, rileva Sergio Tronchin, responsabile commerciale di OPO Veneto; le quotazioni sono sulla media stagionale, mentre i consumi sono un po’ freddi, condizionati negativamente dalle piogge e dall’abbassamento della temperatura di questi giorni. Il pomodoro è un ortaggio solare, che ama il caldo. La qualità è eccellente per cui, entrando nel cuore dell’estate, si dovrebbero avere maggiori consumi, i quali comunque devono fare i conti con l’impoverimento delle capacità di spesa delle famiglie, una situazione che pesa su tutti i settori, compresa la verdura”.

Fonte: http://www.ortoveneto.it

 

 

Riso, Governo richiede a UE di adottare misure di salvaguardia

riso03“Con la richiesta di adozione di misure di salvaguardia europee nei confronti dell’importazione di riso greggio cambogiano del tipo indica, il Governo ha mantenuto l’impegno assunto al termine della nostra mobilitazione”. E’ quanto ha affermato il direttore di Coldiretti Verona, Giuseppe Ruffini, nel commentare il documento tecnico sull’impatto delle importazioni a dazio zero inviato alla Commissione europea, dal vice ministro dello Sviluppo Economico, con delega al Commercio estero Carlo Calenda, in collaborazione con il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che ha incontrato la delegazione della Coldiretti proveniente da tutte le regioni.

In 5 anni import Ue riso da Cambogia aumentato da t 5mila a 181mila. Nel documento si legge che la richiesta di adozione di misure di salvaguardia è giustificata dal fatto che “nelle ultime 5 campagne le importazioni di riso dalla Cambogia nell’ Unione Europea sono aumentate da 5mila a 181mila tonnellate raggiungendo il 23 per cento di tutto l’import Ue grazie alla completa liberalizzazione tariffaria avvenuta il primo settembre 2009 a favore dei Paesi beneficiari del sistema di preferenze tariffarie generalizzate di cui all’articolo 1, paragrafo, lettera C (EBA) del regolamento UE n.987. Il persistente aumento delle importazioni dalla Cambogia continua a creare pressione sul mercato UE con conseguente ulteriore riduzione dei prezzi del riso di tipo indica e disincentivo a coltivare questo tipo di riso”.

Fonte: Coldiretti Verona

IL PSR Veneto 2014-2020 verso la conclusione

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiMercoledì 23 luglio (ore 9,30) a Legnaro-PD (Corte Benedettina) appuntamento con il Partenariato del sistema dello sviluppo rurale del Veneto. Quasi 1,2 miliardi di euro a disposizione del settore agricolo e del territorio rurale. L’incontro potrà essere seguito in diretta streaming su www.piave.veneto.it.

Il percorso. Notevoli i numeri che hanno portato la Regione Veneto e il Partenariato a definire il nuovo PSR 2014-2020: 90 i soggetti coinvolti (59 quelli intervenuti attivamente), 10 gli incontri preparatori, 1.993 le presenze registrate (di cui 1.151 in streaming), 143 i documenti elaborati, 5.022 i visitatori del sito internet appositamente creato, 728 le proposte pervenute dai partner.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Riso amaro per gli agricoltori italiani, l’UE sostiene il riso asiatico

riso delta

Riso Delt del Po Igp

Ha i chicchi più lunghi e arriva dalla Cambogia libero e senza dazi: è il riso che minaccia il Vialone Nano, il Baldo e il Carnaroli, ovvero le varietà italiane che fanno del risotto il principe dei piatti.

In Veneto, oltre 3 mila ettari coltivati a riso da 120 aziende. L’allarme è di Coldiretti che oggi ha incontrato a Venezia il governatore Luca Zaia e  gli assessori all’Agricoltura Franco Manzato e al Bilancio Roberto Ciambetti, insieme al presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato e il vice  presidente della IV Commissione consiliare Graziano Azzalin, al fine di spiegare le ragioni della mobilitazione che ha coinvolto i risicoltori del nord delle vicine regioni di Piemonte e Lombardia. “Le tre tipicità coltivate in Veneto occupano oltre 3 mila ettari gestiti da 120 aziende – hanno spiegato i risicoltori del corteo che ha raggiunto Palazzo Balbi sul Canal Grande –  a causa delle riduzioni di prezzo determinate dalla crisi di mercato interno, negli ultimi anni sono state soppiantate dalla specie “Indica”, che sembra incontrare meglio le esigenze dei consumatori, soprattutto Europei, attratti forse dal gusto esotico ma comunque  coltivato a kmzero , nel rispetto della tutela sociale ed ambientale”.

Riso asiatico, moltiplicati i rischi per la salute dei consumatori. Una risposta senza dubbio intelligente da parte della professionalità agricola, ma non sufficiente a resistere alla spregiudicata concorrenza asiatica. Dalla Cambogia abbiamo importato nel solo primo trimestre 2014 il 360 per cento del prodotto, mentre si sono moltiplicati i pericoli per la salute con il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) che ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e derivati con presenza di pesticidi non autorizzati e assenza di certificazioni sanitarie

A rischio anche un patrimonio agroalimentare, della tradizione gastronomica. Le massaie ben sanno e sicuramente lo possono ammettere meglio gli chef stellati che per fare un risotto coi fegatini o un’insalata di riso fresca è meglio questo o quell’altro tipo di chicco. Una distintività messa in discussione da un accordo comunitario, che ha il pregio di aiutare 49 Paesi in via di sviluppo a scapito del made in italy provocando così la scomparsa della coltura del riso dai nostri territori. Per questo oggi l’appello di Coldiretti Veneto è indirizzato alla Regione, ma va dritto a Bruxelles tramite il semestre italiano affinchè sia attivata la clausola di salvaguardia che ogni Stato può chiedere viste le gravi ripercussioni al sistema economico, che si dia attuazione finalmente alla legge di etichettatura d’origine per tutti i prodotti oltre che l’applicazione di severi controlli delle merci in entrata.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

11-13 luglio 2014, a Caorle (VE) in mostra i formaggi Dop e le produzioni casearie tipiche del Veneto

formaggi veneti2I formaggi tipici del Veneto si mettono in mostra nel centro storico di Caorle (VE) da venerdì 11 luglio a domenica 13 luglio 2014, per far conoscere le peculiarità dell’eccellente produzione casearia veneta. Si potrà imparare a conoscere le numerose Denominazioni di Origine Protetta: dal celebre Grana Padano, alla Casatella Trevigiana, dal Monte Veronese, al Montasio, fino all’Asiago, in un viaggio ideale tra i territori della regione.

Formaggi Dop e di nicchia. Un incontro tra grande pubblico e produttori che A.Pro.La.V. (Associazione Produttori Latte del Veneto) promuove per aiutare i consumatori a saper riconoscere le grandi produzioni tipiche, i marchi che li distinguono, i processi di lavorazione unici legati a disciplinari che danno certezza di qualità, imparando anche a apprezzarne le diverse gradazioni di gusto legate alla stagionatura o al territorio. Non solo grandi DOP, A.Pro.La.V. è impegnata a anche a promuovere le produzioni tipiche di nicchia, fortemente legate alla storia e alla tradizione dei territori. Formaggi come l’Inbriago, affinato in vinacce o il Monte Cesen. Oppure il Morlacco e Bastardo del Grappa entrambi legati ad un progetto regionale di recupero della vacca burlina, unica razza autoctona del Veneto di cui sopravvivono nelle aree pedemontane poche centinaia di capi. Sicuramente meno produttive, ma adatte alle aree montane e capaci di dare latte di grande qualità. Naturalmente si potranno seguire le degustazioni guidate dei formaggi in abbinamento a marmellate e composte.

Orari ingresso. Sotto la tensostruttura realizzata in piazza Giovanni XXIII, saranno presenti per degustazione e vendita anche 5 caseifici trevigiani e 1 dal veneziano: Lovagricola, Caseificio Tomasoni, Caseificio f.lli Castellan, Centro Veneto Formaggi e Latteria Sant’Andrea. Dalla provincia di Venezia sarà presente il Caseificio Cozzi Stefano. Orari: venerdì 11 luglio dalle 18:00 alle 23:00, mentre sabato 12 e domenica 13 luglio dalle 10:30 alle 12:00 e dalle 18:00 alle 23:00.

(Fonte: A.Pro.La.V.)