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Micro birrifici artigianali: una realtà che in Veneto vale 100 milioni di euro

Trbicchiere birra

L’argomento “microbirrifici” è di grande attualità sia perché durante la bella stagione il consumo di birra cresce fortemente, sia perché anche in Italia il numero degli estimatori di birra artigianale sta crescendo in maniera esponenziale. Quello dei micro birrifici è dunque un tema di grande interesse, in particolare per gli operatori del mondo agricolo, visto che la produzione artigianale di birra presenta dei legami sempre più stretti con l’attività agricola. Non a caso negli ultimi anni, in questo settore, le normative nazionali e regionali hanno favorito i piccoli produttori, soprattutto quelli che utilizzano materia prima agricola autoprodotta.

Il comparto in cifre. A fine 2020 erano ben 128 le imprese attive in questo settore nel Veneto. Per il 37% si tratta di birrifici, mentre i brew pub, cioè locali che producono e vendono direttamente la birra, e i beer firm, cioè aziende che producono birra a proprio marchio ma che usano impianti di terzi, rappresentano in entrambi i casi il 12%. Un dato sorprendente riguarda gli agribirrifici, cioè quei produttori di birra che sono anche imprenditori agricoli in quanto si auto producono una parte delle materie prime utilizzate. Questo gruppo rappresenta quasi il 39% delle realtà attive nel Veneto; si tratta di una percentuale davvero sorprendente, considerato che questi imprenditori realizzano oltre il 60% della produzione artigianale di birra a livello veneto. Sulla base dei dati raccolti da Veneto Agricoltura, si stima che complessivamente la partita dei micro birrifici veneti valga circa 100mila ettolitri di birra, per un fatturato complessivo di 100 milioni di euro, con buone prospettive di un ulteriore sviluppo e incremento.

ziAziende e imprenditori. Nel Veneto, il comparto dei micro birrifici è costituito prevalentemente da società di capitali (40%), condotte per lo più da due o tre soci, e in misura minore da ditte individuali (31% circa) o società di persone (29%). I titolari o i soci delle imprese produttrici di birra artigianale risultano essere prevalentemente maschi (84,8%), dato che le donne rappresentano solo il 15,2%. L’età media degli imprenditori birrai è relativamente bassa (45 anni): il 29% ha meno di 39 anni e il 33% ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. La loro scolarizzazione è medio-alta, dato che oltre il 50% ha conseguito un diploma di scuola media superiore e oltre il 30% anche la laurea. Nel complesso, si stima che il comparto della produzione artigianale di birra nel Veneto impieghi quasi 500 addetti, il 62% a tempo pieno, il 27% a tempo parziale e circa l’11% in maniera stagionale.

Le birre venete. La gamma di produzione è ampia e diversificata: la maggior parte delle realtà artigianali produce tre o più tipologie diverse di birra. Tuttavia, in termini quantitativi, quasi i tre quarti della produzione è costituita da birre chiare a bassa fermentazione (41% del totale) e ad alta fermentazione (33%); le birre rosse (ambrate) costituiscono il 17,5% della produzione mentre sono residuali le scure o le speciali.

Il mercato. Ad oggi, i micro birrifici artigianali veneti si rivolgono per lo più al mercato regionale (55%) e nazionale (40%), mentre la quota destinata all’esportazione è inferiore al 5%. Sebbene quasi tutti i produttori vendano la birra in un loro punto vendita diretto o attraverso il canale ho.re.ca, il principale canale di sbocco della birra artigianale veneta rimane ancora quello dei grossisti/distributori. Se da un lato ciò sta ad indicare che le dimensioni raggiunte dai produttori veneti sono piuttosto ragguardevoli, dall’altro ne consegue una penalizzazione in termini di valore aggiunto ritraibile, che si viene inevitabilmente a contrarre per l’aumento degli anelli e dei passaggi lungo la filiera. Per ovviare a questo aspetto, un numero sempre maggiore di produttori si sta dotando di una “tap room” aziendale, dove i consumatori possono sorseggiare e degustare il prodotto prima di acquistarlo.

Luci e ombre. Dal report di Veneto Agricoltura emerge che negli ultimi anni il comparto regionale dei micro birrifici artigianali registra purtroppo anche alcune criticità, evidenziate dal fatto che le nuove aperture diminuiscono mentre aumentano le chiusure. L’arena competitiva sta iniziando dunque ad essere troppo affollata, mentre i vincoli burocratici e la forte concorrenza preoccupano non poco gli operatori. Una concreta semplificazione delle normative e della burocratica, un maggior sostegno pubblico e incentivi fiscali sono invece gli interventi che maggiormente vengono richiesti. Tuttavia, gli operatori del comparto stanno continuando ad investire, in particolare nell’ampliamento degli impianti di produzione, ma anche in strumenti di comunicazione e visibilità (siti internet) e innovando la gamma di prodotto e le modalità di vendita (e-commerce). In definitiva, nel Veneto il business dei micro birrifici artigianali rappresenta ancora una buona opportunità di investimento e che le capacità imprenditoriali e le strutture produttive degli operatori sono adeguate ad affrontarlo con buone possibilità di successo, tanto che la maggior parte degli operatori intravede buone se non ottime prospettive di sviluppo della loro attività nel prossimo futuro.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Da UE il via alla semina di altri 200mila ettari in Italia, oltre 12 mila in Veneto. Coldiretti: “Sì a import ma senza pericoli per la salute”.

 

agricoltura-biologica

Dall’Unione Europea arriva il via libera alla semina in Italia di altri 200mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, necessari per ridurre la dipendenza dall’estero. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti al vertice con il Ministro Stefano Patuanelli in riferimento alle misure europee adottate per fronteggiare la crisi per la guerra in Ucraina con la messa a coltivazione di ulteriori quattro milioni di ettari nella Ue per ridurre la dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi, che sta mettendo in difficoltà la capacità di approvvigionamento in Italia e nell’Unione Europea. Tra le regioni più interessate – sottolinea la Coldiretti – ci sono la Campania con 10.500 ettari, la Lombardia con 11.000, il Veneto con 12.300 ettari, il Piemonte con 17.544 e l’Emilia-Romagna con 20.200.

Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue può essere garantita all’Italia una produzione aggiuntiva stimata in circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e di tenero per fare il pane secondo l’analisi della Coldiretti, che sottolinea come nel medio periodo si tratti di un quantitativo che può aumentare di almeno cinque volte con la messa a coltura di un milione di ettari lasciati incolti per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica e a causa della siccità che va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua. Un obiettivo raggiungibile per l’Italia che – secondo la Coldiretti – ha abbandonato negli ultimi 25 anni più di un appezzamento agricolo su quattro (il 28% della superficie coltivabile), perché molte industrie hanno preferito approvvigionarsi all’estero speculando sui bassi prezzi degli ultimi decenni anziché fare accordi di filiera con compensi equi come propone la Coldiretti per stabilizzare le quotazioni e garantire nel tempo l’approvvigionamento. Una soluzione che consentirebbe di limitare fortemente la dipendenza dell’Italia dall’estero da dove arriva ora – continua la Coldiretti – circa la metà (47%) del mais necessario all’alimentazione del bestiame il 35% del grano duro per la produzione di pasta e il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali. 

Appare però del tutto insufficiente – evidenzia la Coldiretti – l’annunciato impiego della riserva di crisi della Politica Agricola Comune che per l’Italia significa un importo inferiore ai 50 milioni di euro i quali, anche se possono essere cofinanziati per il 200%, sono assolutamente inadeguati a dare risposte concrete alle difficoltà che stanno subendo aziende agricole e della pesca e gli allevamenti, costretti ad affrontare aumenti insostenibili per energia, mangimi, concimi. Insufficienti secondo la Coldiretti anche i livelli di aiuto previsti dal Quadro temporaneo aiuti di Stato per la crisi Ucraina, appena pubblicato, che prevede un tetto massimo di 35.000 per azienda agricola, ampiamente al di sotto delle reali esigenze. “A livello comunitario servono più coraggio e risorse per raggiungere l’obiettivo fissato dai capi di Stato a Versailles di “migliorare la nostra sicurezza alimentare riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare però come sia necessario che “alle importazioni venga applicando il concetto della reciprocità negli standard produttivi in modo che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Al contrario, va avversato – precisa Prandini – ogni tentativo di ridurre gli standard di sicurezza alimentare con l’autorizzazione di importazioni che mettono a rischio la salute, dal glifosate utilizzato in preraccolta nel grano in Canada alle aflatossine cancerogene in eccesso nei mangimi dagli Usa fino alla concessione di pericolose deroghe ai prodotti contaminati con principi chimici vietati perché pericolosi. “A questo proposito – conclude Prandini – preoccupa il richiamo della Commissione alla flessibilità temporanea ad alcune norme sulle importazioni ma anche le deroghe concesse in Italia dove è già stato consentito di non indicare nelle etichette degli alimenti la provenienza degli olii di semi indicati mettendo a rischio la trasparenza dell’informazione ai consumatori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

1-4 aprile 2022, torna Formaggio in Villa e per la prima volta si svolge a Cittadella (PD)

Formaggio in Villa

Dopo la pausa forzata dovuta alla pandemia, ritorna “Formaggio in Villa”, manifestazione a ingresso gratuito, che si presenterà per la prima volta a Cittadella (PD), dall’1 al 4 aprile. Le vie del centro storico ospiteranno più di 140 espositori provenienti tutte le regioni. La più rappresentata è il Veneto con 37 espositori, a seguire Campania e Lombardia con 15, il Piemonte 14 a seguire Puglia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia con 6. Il rimanente è frazionato tra tutte le altre. Oltre ai migliori formaggi nazionali si potranno assaggiare ed acquistare salumi, birre artigianali, vini e prodotti di tendenza per la cucina.

Si potranno assaggiare più di 200 formaggi di caseifici e affinatori diversi disponibili nei banchi della mostra mercato e nelle degustazioni. Masterclass. Formaggi rari, distribuiti localmente e piccole produzioni artigianali. Di tendenza ed in incremento la categoria degli aromatizzati, sempre più presenti sui banchi di degustazione e di vendita. Presenti sia nei banchi della mostra mercato, sia nelle masterclass, i formaggi che hanno ricevuto i più importanti riconoscimenti nei primi nazionali ed internazionali. Da non perdere: l’incontro con Renato Brancaleoni che racconterà la sua storia di affinatore legata al formaggio di fossa; la degustazione dell’Asiago DOP con vini TOP italiani Sassicaia, Ornellaia, Cervaro della Sala e Annamaria Clementi di Cà del Bosco. 

Gli incontri di degustazione daranno la possibilità di conoscere i più importanti formaggi europei, tra cui l’appuntamento con i formaggi svizzeri per conoscere la storia ed il gusto dell’Emmentaler, Gruyère DOP, Tête de Moine DOP, Appenzeller e lo Sbrinz. Ed ancora, “Chèvre!”, il laboratorio dedicato ai formaggi francesi, per assaggiare il Pouligny St Pierre A.O.C. della Loira celebre per la forma forma piramidale allungata, il Sainte-Maure De Touraine A.O.P dalla forma cilindrica rivestito di carbone, il Coeur de Chevre del Boulonnais  dei Paesi del Nord ed il Cathare dalla Croce Occitana. The Fine Cheese Co. importatore e distributore di formaggi di Bath del Regno Unito presenterà la masterclass con 4 formaggi inglesi pluripremiati nei concorsi caseari internazionali, tradizionali e moderni: Bath Soft, Pitchfork Cheddar riconosciuto come uno dei migliori formaggi al mondo, Sparkenhoe Red Leicester ed lo Colston Bassett Stilton. Formaggio simbolo della produzione britannica. Le masterclass, le degustazioni guidate si svolgeranno nei locali storici della Torre di Malta, vicino all’ingresso di Porta Padova. La durata è di 60minuti a corso e saranno tenute da Pasquale Riga. Per informazioni: segreteria@ gurucomunicazione.it. All‘ingresso di Porta Treviso Despar sarà presente con uno speciale Track Bus che ospiterà un programma di incontri e laboratori con i produttori di formaggi. Le degustazioni saranno abbinate a vini e cocktail presentati e realizzati da Roberto Pellegrini.

Il premio Italian Cheese Awards, giunto alla 2° fase delle selezioni, propone la degustazione libera di 100 formaggi dove anche il pubblico potrà assaggiarli e votare il preferito. Le degustazioni si terranno nella Chiesa (sconsacrata) del Torresino sabato 1 e domenica 2 aprile dalle ore 11:00 alle 17:00. Le prenotazioni si effettuano on line sul sito dell’evento. L’Asiago Bistrot, in Piazza Pierobon, proporrà gustose focacce con il formaggio Asiago DOP con i vini Cantina Zaccagnini, od un cocktail con il Gin scozzese Upperhand. Non mancherà la musica. L’appuntamento con l’aperitivo musicale è giorno dalle 18:30 in poi con il DJ Luciano Gaggia.  Una visita a Formaggio in Villa darà la possibilità di godere in relax le atmosfere medioevali della città murata e scoprire le bellezze di Cittadella: La Casa del Capitano ed il camminamento tra le mura storiche, unico nel suo genere, il Museo del Duomo, Palazzo Pretorio, il Teatro Sociale, la Chiesa del Torresino e la Torre di Malta. Main partner della manifestazione è il Consorzio Tutela Formaggio Asiago. Partecipano anche il Consorzio Tutela Formaggio Monte Veronese, Consorzio Parmigiano Reggiano ed il Consorzio Tutela del Formaggio Pecorino Romano.

Fonte: Servizio stampa Formaggio in Villa

 

 

25 febbraio 2022, incontro Argav-Wigwam all’insegna dello zucchero biologico

Barbabietole da zucchero

Venerdì 25 febbraio p.v., dalle ore 18.30 alle ore 20.30, nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), terremo il corso di formazione accreditato dall’Ordine dei Giornalisti (2 crediti) sul tema “Zucchero biologico: una buona carta da giocare per il veneto e l’italia”. Il corso è gratuito ed il numero massimo di partecipanti ammessi è 20 nel rispetto dei protocolli anti Covid. Per chi desiderasse i crediti, le iscrizioni vanno fatte obbligatoriamente attraverso la nuova piattaforma formazionegiornalisti.it.

Programma. Ore 18.30 – Saluti: Ordine Giornalisti Veneto/Sindacato Giornalisti Veneto Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Relatori: Alessandro Benincà, direttore generale  Italia Zuccheri/Coprob, “Il mercato dello zucchero italiano dopo la riforma saccarifera comunitaria, prospettive future“; Piergiorgio Stevanato, ricercatore Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente – DAFNAE Università di Padova, “I vantaggi ambientali ed economici della coltivazione della barbabietola da zucchero“; Giovanni Campagna, responsabile agronomico Coprob , “Dalla teoria al campo, lo zucchero italiano che ama le api”; Emidio Pichelan, storico locale e Roberto Franco, sindaco di Pontelongo, “Il ruolo dello storico zuccherificio  nello sviluppo sociale ed economico dell’area”; Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef, presidente Wigwam Clubs Italia, “I Burci, dolcetti di Pontelongo, che parlano di un territorio”. Coordinatrice: Marina Meneguzzi, giornalista, direttivo Argav.

Al termine del corso, ci sarà il consueto “secondo tempo”, avendo ospiti Luca Stevanato, ceo Finapp, spin off dell’Università di Padova per parlare di un tema di grande attualità: le più moderne tecnologie per la ricerca dell’acqua sotterranea. Lorenzo Busetto, pescatore titolare marchio Mitilla – Chioggia e Settimo Pizzolato, titolare Cantina Pizzolato – Valdobbiadene per presentare il progetto “Back to Basic”. A conclusione, sarà data illustrazione dello stato dell’arte del progetto CEP – Cantieri di Esperienza Partecipativa 2021-22 cui aderisce anche ARGAV., cui seguirà un “terzo tempo” con accompagnamento di cozze e vino.

Bottega apre in Friuli-Venezia Giulia una distilleria di whisky, nel Trevigiano il progetto di un nuovo liquorificio

Bottega

“Non potevamo, dopo aver immesso sul mercato grandi vini, grappe, gin e cognac, non pensare all’whisky”: lo dice con grande soddisfazione Sandro Bottega (sax nella foto con il presidente Argav Fabrizio Stelluto) a capo dell’azienda che porta il suo nome, intervenuto lo scorso 28 gennaio all’incontro Argav nel circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco(PD). L’investimento previsto dalla casa vinicola trevigiana, che già esporta in 148 Paesi nel mondo, è di quasi 3 milioni di euro all’interno del sito produttivo di Fontanafredda, nel pordenonese, uno dei 5 stabilimenti di proprietà di Bottega spa. Una parte dei 12 mila mq della sede friulana verrà adibita a distilleria.

Connotazione tutta tricolore. “Avremo il vantaggio – spiega Bottega – di avere a disposizione materie prime, quali luppolo, orzo, grano e cereali tutti italiani. Materie prime che garantiranno la differenza. Impianti sofisticati, realizzati da aziende italiane e metodi di produzione molto complessi ci permetteranno di creare sin dall’inizio circa 200 mila bottiglie che, nell’arco di 5 anni, porteremo a un milione. Gli impianti verranno completati entro l’estate del 2022 e questo porterà automaticamente ad assumere un bel po’ di persone oltre a quelle che stiamo individuando per la nostra sede principali di Bibano di Sant’Urbano (TV). Inizialmente con l’whisky punteremo a 7 milioni di euro di ricavi l’anno”. Il nuovo distillato di Bottega avrà un gusto che ricorderà i migliori vini prodotti dall’azienda veneta (dall’Amarone al Brunello, dal Cabernet al Chianti) poiché verrà invecchiato nelle botti che hanno ospitato i vini e quindi l’whisky avrà caratteristiche ancor più particolari.

Ulteriori aperture. Bottega aprirà un nuovo liquorificio di 10 mila mq in una località, al momento top secret, del trevigiano. Si andrà ad incrementare il numero dei Prosecco e terrazze Bar nel mondo, sette le nuove inaugurazioni, dall’hotel Principe a Lazise a 6 nuovi ippodromi dell’Inghilterra dopo quelli di Windsor e Bath (previsione di 20-22 milioni di euro d’incassi). Come azienda Bottega ha chiuso il 2021 con un fatturato di 67,7 milioni di euro, +50% rispetto al 2020 e con 8 milioni in più del 2019.

Fonte: Garantitaly.it

Rigoni di Asiago (VI) acquisisce un’azienda francese specializzata nel cioccolato biologico

ANDREA RIGONI AD

Rigoni di Asiago (VI), l’azienda italiana leader nel biologico della famiglia Rigoni, ha acquisito Saveurs & Nature, azienda francese specializzata in cioccolato biologico. Partner dell’operazione Crédit Agricole FriulAdria, che ha erogato un finanziamento ESG linked collegato al raggiungimento di precisi obiettivi di sostenibilità da parte dell’azienda.

Fondata nel 1923, Rigoni di Asiago è una delle più importanti aziende produttrici di biologico in Europa, segmento nel quale è stata pioniera. I suoi marchi, realizzati con materie prime biologiche di alta qualità,hanno conquistato milioni di consumatori non solo in Italia ma anche a livello internazionale. Oggi, la Francia è il mercato export più importante per l’Azienda veneta; qui la sua crema spalmabile di nocciole, priva di olio di palma, è diventata la seconda nel ranking delle creme spalmabili (la prima per quanto riguarda il bio).  Nella foto in alto, Andrea Rigoni.

Fondata nel 2001, Saveurs & Nature, incarna i valori dei suoi fondatori, Valérie e Jean-Michel Mortreau, appartenenti a una famiglia di agricoltori biologici . L’azienda è nata nel retrocucina del ristorante biologico “RestObio”, a St Herblain, in cui i cioccolatini bio venivano offerti come accompagnamento al caffè. Il successo di questi cioccolatini fu talmente grande che la famiglia Mortreau decise di dedicarsi completamente alla produzione di cioccolato 100% bio. Nel corso degli anni, i loro prodotti si sono affermati presso la distribuzione specializzata. La società, che si trova in Vandea, nel comune di Saint Sulpice Le Verdon, impiega oggi 70 dipendenti tra cui 32 Maitres Chocolatier.

Fonte: Servizio Stampa Rigoni di Asiago

Gal Patavino, nuovi bandi per oltre 1 milione di euro di contributi

Turismo Sostenibile Tarvisiano

Il GAL Patavino ha aperto i termini per la presentazione delle domande di aiuto – il 22 marzo 2022 scadono i termini di invio – per i seguenti tipi di intervento:

Bando 3.2.1 Informazione e promozione sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, rivolto a Consorzi di tutela delle denominazioni di origine protetta (DOP), delle indicazioni geografiche protette (IGP) dei prodotti agricoli e alimentari; b) consorzi di tutela delle DOP e IGP dei vini.Contributi a fondo perduto per: azioni d’informazione e promozione riguardanti i prodotti agricoli che rientrano tra i regimi di qualità. Percentuale del contributo: 70% per azioni di informazione e di promozione. Minimo e massimo investimento: 10.000- 35.000 euro. Chi ottiene il contributo partecipa allo sviluppo locale del territorio: aumenta il valore aggiunto delle produzioni e sviluppa le filiere corte locali.

Bando 6.4.2 Creazione e Sviluppo di Attività extra-agricole nelle aree rurali, rivolto a microimprese e piccole imprese; persone fisiche. Contributi a fondo perduto per: creare e sviluppare attività extra agricole (artigianali, turistiche, commercio, di servizio…) a favore dello sviluppo locale nelle zone rurali. Percentuale del contributo: dal 35 al 40%. Minimo e massimo investimento: 15.000 – 80.000 euro. Chi ottiene il contributo partecipa allo sviluppo locale del territorio: Avviando o sviluppando attività imprenditoriali, l’area rurale diventa più attrattiva e competitiva, e accogliente per la comunità locale.

Bando 7.5.1 Infrastrutture e informazione per lo sviluppo del turismo sostenibile  nelle aree rurali rivolto agli Enti locali territoriali e all’Ente Parco Regionale dei Colli Euganei per la valorizzazione, la riqualificazione e la messa in sicurezza di “infrastrutture su piccola scala” costituite da percorsi e itinerari esistenti, comprese le infrastrutture adiacenti ossia complementari. Il bando rinnova il sostegno ai progetti degli Enti che si aggregano per promuovere lo sviluppo del turismo sostenibile nell’area del GAL Patavino. Percentuale del contributo: 100% Minimo e massimo investimento: 140.000 – 200.000 euro

Bando 7.6.1 “Recupero e riqualificazione del patrimonio architettonico dei villaggi e del paesaggio rurale”rivolto agli Enti Locali per investimenti di carattere edilizio volti al recupero e riqualificazione di strutture e infrastrutture costituite da immobili ed elementi tipici dell’architettura e del paesaggio rurale. Percentuale del contributo: 100% Minimo e massimo investimento: 25.000 -150.000 euro. I testi integrali dei bandi possono essere scaricati alla sezione Bandi e finanziamenti – Bandi Pubblici. Per informazioni contattare il GAL Patavino: Tel.+39 0429.784872; email: servizio.tecnico@galpatavino.it; pec: galpatavino@pec.it

Fonte: Gal Patavino

Premio “Cucina – Identità del Territorio”, Antica Trattoria al Bosco di Saonara (PD) miglior ristorante 2020 per il periodico “Con i piedi per terra” 

Venturato, Gambin con Stefania Deniele e Renato Malaman

Lunedì 8 novembre scorso,  l’Antica Trattoria al Bosco, storico ristorante di Saonara (PD), è stato proclamato miglior ristorante 2020 dal periodico “Con i piedi per terra”, diretto dal socio Argav Mauro Gambin, per essere riuscito a rappresentare al meglio la tradizione e i valori enogastronomici del proprio territorio.

Premio Cucina Identità del Territorio. Nel corso di un incontro conviviale organizzato nel locale premiato, Mauro Gambin e Giampaolo Venturato, editori del periodico che guida alla conoscenza di arte, storia, natura e prodotti tipici della Bassa Padovana, hanno consegnato nelle mani della titolare, Stefania Daniele, davanti ad un numeroso pubblico, costituito dai migliori ristoranti padovani e da diversi produttori dell’agroalimentare, la targa con l’alberello simbolo della testata. La scelta è ricaduta sullo storico ristorante dopo aver valutato i risultati delle “pagelle” delle recensioni redatte dal giornalista Renato Malaman, socio Argav, nel corso del 2020. Il critico enogastronomico, da anni “firma” della testata, ha visitato anche lo scorso anno alcuni ristoranti della Bassa Padovana e dei territori limitrofi per valutarne la proposta.

A portare in alto il punteggio assegnato all’Antica Trattoria al Bosco, che proprio nel 2020 ha compiuto 40 anni di attività, sono stati il largo impiego in cucina di materie prime locali, la stretta osservanza della stagionalità, la rielaborazione della tradizione secondo fantasia e creatività, l’accoglienza, l’abbinamento ai vini e – ovviamente – il rapporto qualità-prezzo. A fianco della consegna della targa con l’alberello, la serata di premiazione ha visto l’assegnazione anche di due Menzioni Speciali, la prima al ristorante Heros di Piove di Sacco (PD) e l’altra alla pizzeria Mama di Lendinara (PD), entrambi ritenuti dalla giuria del premio, costituita dalla redazione del magazine, sicuri presidi dell’identità gastronomica e capaci innovatori nell’elaborazione di una proposta di ristorazione in chiave moderna e originale.

Premio arrivato alla quinta edizione. Le precedent isono state vinte dal ristorante La Torre di Monselice, dall’Hostaria San Benedetto di Montagnana, dal Ristorante La Montanella di Arquà Petrarca e dal Ristorante Boccadoro di Noventa Padovana.

Fonte: Servizio stampa “Con i piedi per terra”

Nuove varietà di riso e viti resistenti ai cambiamenti climatici

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Nuove varietà di riso e viti  resistenti, pomodori con tolleranza a stress, meli con cicli vegetativi più lunghi. E ancora: flussimetri, stazioni meteo, elettrovalvole e modelli predittivi che indicheranno come comportarsi nei campi in caso di carenze idriche e situazioni meteo anomale. L’agricoltura si affida alla ricerca per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, che stanno stravolgendo le stagioni e i cicli delle colture, causando danni e perdita di redditività. Una ricerca che ha già un piede nel futuro con interessanti sperimentazioni, presentate nei giorni scorsi al convegno di Verona “Cambiamenti climatici e frutticoltura: subirne le conseguenze o gestirle?”, promosso da Confagricoltura Verona in collaborazione con Crédit Agricole, e moderato da Antonio Boschetti, direttore dell’Informatore Agrario.

Interventi. “I cambiamenti climatici, con frutta e orticole falcidiate da eventi sempre più violenti e imprevedibili, stanno mettendo a dura prova l’agricoltura, che anche quest’anno ha pagato un prezzo altissimo con intere colture decimate da grandine e tempeste, oltre che da gelate tardive e lunghi periodi di siccità – ha detto Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Abbiamo già parziali risposte dalle tecnologie più avanzate per cercare di gestire gli eventi imprevedibili, ma la strada è ancora lunga. Dovremo sempre di più puntare su strumenti innovativi come app, big data, sensori, immagini satellitari e droni, che potranno rendere le coltivazioni italiane più adatte al clima che cambia”. Secondo Davide Leonardi, vicedirettore regionale di Crédit Agricole, “sarà importante garantire forme di sostegno dedicate in questo delicato passaggio, che sta avendo un impatto enorme sui bilanci delle aziende agricole”. Giordano Emo Capodilista, vicepresidente nazionale di Confagricoltura e Paolo Ferrarese, vicepresidente regionale, hanno auspicato più attenzione e sostegno per le imprese agricole e un’accelerazione sulla ricerca, che in Italia e in Europa vede ancora molti pregiudizi nei confronti delle tecniche più innovative. Stefano Vaccari, direttore del Crea, Consiglio per la ricerca e l’economia in agricoltura, ha spiegato che 2.213 persone stanno lavorando nell’istituto per la ricerca italiana, di cui buona parte impegnata sulle nuove frontiere che sono  la genomica, la precisione, l’energia e la sostenibilità. “I cambiamenti climatici stanno spostando i paradigmi e i punti di riferimento – ha chiarito -. Le gemme anticipano i tempi, le gelate arrivano in tarda primavera, tornano fitopatie che non si vedevano da vent’anni, come la maculatura bruna delle pere. Stiamo perciò lavorando per produrre nuove varietà di piante che si adattino alle nuove condizioni, senza però cambiare il prodotto, perché anche tra vent’anni i consumatori vorranno il Prosecco, i kiwi e le mele veronesi, l’Amarone.  Con il genome editing, che non è ogm perché si rafforzano le piante utilizzando il loro dna, stiamo ottenendo piante di glera resistenti alle malattie, altre allo stress idrico e altre ancora agli eccessi di calore. Stiamo lavorando anche sull’agricoltura di precisione con sistemi previsionali per la difesa delle colture, di simulazione per ottimizzare le risorse idriche, di previsione delle rese per i seminativi”.

Risparmio idrico. Raffaele Giaffreda, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, ente di ricerca al top in Italia con oltre 400 ricercatori e 11 centri dedicati alle tecnologie e all’innovazione, ha sottolineato che il 20 per cento del territorio europeo è già interessato da condizioni di scarsità d’acqua. “Dobbiamo mettere a punto sistemi di risparmio della risorsa – ha precisato – utilizzando sensori che monitorano il contenuto di acqua nelle piante, ma anche reti ad ampia copertura, stazioni meteo, big data. La sensoristica potrà aiutarci anche con le gelate, per capire quando e dove intervenire, oppure nel monitorare le temperature. Tutto questo, però non può ricadere solo sulle spalle degli agricoltori: serve un approccio multidisciplinare che veda in campo istituzioni, enti di ricerca e altri attori del settore”. Oltre a Lucio Fedrigo, direttore di Gestifondo Impresa, che ha illustrato i nuovi strumenti che affiancheranno gli agricoltori nella gestione dei rischi, erano presenti nel parterre numerosi esponenti della politica. Oltre a Elisa De Berti, vicepresidente della Regione Veneto, che vede nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) un’opportunità per spingere l’acceleratore sulla sostenibilità, era presente Marco Andreoli, presidente della Terza commissione della Regione Veneto, che ha puntualizzato come il Veneto abbia il 23% della superficie agricola assicurata per 1,25 miliardi, prima regione in Italia per valore. “I risarcimenti e gli interventi compensativi sono però sempre insoddisfacenti – ha chiosato -, basti pensare che per i danni da gelate di quest’anno, stimati in 220 milioni solo per il Veneto, il ministero ha stanziato160 milioni per tutta Italia, peraltro non ancora assegnati. Nel Psr noi continueremo a dare un sostegno per realizzazione di impianti antibrina, antigrandine e antinsetto. In dicembre lanceremo un bando da 150 milioni con il quale finanzieremo, tra l’altro, attrezzature per il risparmio idrico e investimenti volti alla prevenzione”. Infine l’eurodeputato Paolo Borchia ha espresso preoccupazione per la nuova Pac, la Politica agricola comune, “che dà sempre più oneri e compiti agli agricoltori, tirando però il cordone della borsa sui contributi. Anche gli obiettivi Ue sull’impatto climatico zero entro il 2050 sono poco credibili, in quanto non siamo dotati delle tecnologie necessarie per attuare la rivoluzione verde”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Verona

Profumo di rododendro, tiglio e tarassaco, ecco il miele delle Dolomiti bellunesi Dop

MieledelleDololmitiBellunesi_DOPSono ben 6 le tipologie di miele, l’unico tra i tre mieli a denominazione italiani con questa particolarità che, come sottolinea il presidente di Apidolomiti Luca Stefani,  cooperativa che ha promosso la dolce Dop bellunese, riconosce la complessità della biodiversità floricola delle valli dolomitiche.

Tempo di rinnovare il disciplinare. Il miele delle Dolomiti Bellunesi è prodotto, recita il disciplinare della Dop, con il nettare dei fiori del territorio della provincia di Belluno, da sottospecie indigene della specie Apis mellifera. Un disciplinare che festeggia quest’anno i 10 anni. Una decade di Dop è un risultato importante e proprio per questo Luca Stefani sottolinea che è giunto il tempo di rimodulare, rivedere questi importanti vincoli, in quanto molto è cambiato dal 2011. In particolare, sottolinea, i metodi di produzione si sono evoluti, come hanno avuto delle modifiche i parametri chimico-fisici del prodotto. “Assieme alla Regione Veneto stiamo riscrivendo il disciplinare e speriamo al più presto di avere una nuova “Magna Charta” funzionale alle esigenze dei produttori e dei consumatori”.

Un miele che ha sempre saputo essere al passo coi tempi. La tradizionale cultura culinaria locale sull’uso del miele è testimoniata da documenti apocrifi con ricette databili attorno al 1580 e altre, più numerose, dal Seicento in avanti. Un documento del 1712 ne riporta, catalogati, tre diversi tipi: “miele di fiori d’alta alpe”, “miele di brugo”, “miele de bosco misto”. E questo è rimasto, anzi ampliato.

Le tipologie. Il miele delle Dolomiti Bellunesi Dop si contraddistingue per l’ampio assortimento di colori e sapori del territorio. A seconda della fioritura periodica nel disciplinare si distinguono le tipologie: millefiori con colore che varia dal giallo chiaro all’ambrato; acacia, colore giallo paglierino trasparente, sapore delicato e molto dolce (per l’avverso andamento climatico quest’anno la produzione di acacia è stata minima o nulla); tiglio, dal sapore dolce con leggero retrogusto amaro e colore variabile dal giallo chiaro al verdolino; castagno, bruno scuro, poco dolce e amarognolo; tarassaco, miele con riflessi gialli, poco o normalmente dolce, solitamente acido, leggermente amaro; rododendro, delicato e pressoché trasparente.

Solo tre i produttori che oggi producono questa Dop, per una produzione totale di nicchia di 3-400 kg/anno. Le arnie in cui viene prodotto sono di tipo stanziale, anche se possono essere periodicamente spostate, ma sempre all’interno della provincia di Belluno. L’estrazione del miele avviene dai melari mediante centrifugazione e le api devono essere allontanate solo con metodi che escludono l’impiego di sostanze che potrebbero alterare il prodotto, che è immesso in commercio tutto l’anno nelle diverse tipologie in contenitori di vetro da 250, 500, 1000 g, con tappo metallico e sigillati con l’etichetta Dop.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura