• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

14 settembre – 2 ottobre 2022, a Isola della Scala (VR) torna la Fiera del Riso

Riso coe nose

“Dopo due anni di pandemia il piatto tipico della tradizione contadina, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, ritorna protagonista di uno degli appuntamenti fieristici più longevi del Veneto. Nata nel 1967 nella pianura veronese, la Fiera del Riso di Isola della Scala (VR) è espressione di un territorio capace dì mettere insieme il binomio turismo-agricoltura ed enogastronomico celebrando il riso Nano Vialone Veronese Igp. Una materia prima fortemente identitaria e di altissima qualità, che consolida la storia della cucina regionale nella quale il risotto, appunto, ha saputo confermarsi come il piatto delle feste, il primo delle cerimonie e dei riti famigliari”. A dirlo il presidente della Regione del Veneto, nel corso della presentazione avvenuta nei giorni scorsi a Palazzo Balbi a Venezia della 54^ edizione della Fiera del Riso, in programma dal 14 settembre al 2 ottobre nel quartiere fieristico isolano.

“In Veneto sono 35mila le tonnellate di riso prodotte mediamente in un anno, in quasi 1500 ettari coltivati nei 25 comuni della provincia di Verona”. La kermesse, prima in Italia per numero di presenze e seconda in Europa dopo l’Oktoberfest, valorizza un’arte antica che ha reso celebre il riso veronese Igp anche nel panorama internazionale. Oggi, infatti, questa eccellenza dell’agroalimentare veneto è considerato non solo il capostipite dei risi da risotto, ma è anche il primo in Europa ad essersi aggiudicato il riconoscimento Igp”. Assieme all’assessore regionale all’Agricoltura, presenti al lancio della Fiera del Riso 2022, tra gli altri, il Sindaco e l’assessore alle Manifestazioni del Comune di Isola della Scala, l’amministratore unico dell’Ente Fiera e il presidente del Consorzio di Tutela della Igp del Riso Nano Vialone Veronese.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

10-11 Settembre 2022, Festa del Formaggio: i caseifici aprono le porte al pubblico per approfondire la conoscenza del formaggio

210518_Categorie-Formaggi-165

La filiera lattiera-casearia italiana è uno dei fiori all’occhiello del nostro Paese, tanto che con quasi cinquecento varietà di formaggi (tra freschi, spalmabili e stagionati), l’Italia è il terzo produttore dell’Unione Europea, preceduta solo da Germania e Francia. Nello specifico, sono ben cinquanta le eccellenze casearie Made in Italy riconosciute e tutelate dall’Unione Europea con il marchio Dop (Denominazione di origine protetta), una voce sempre più importante del food italiano, anche dal punto di vista dell’export. E in questo scenario il Veneto gioca un ruolo di assoluto protagonista: Asiago DOP, Casatella Trevigiana DOP, Montasio DOP, Monte Veronese DOP, Piave DOP, Burro, Grana Padano DOP, Stracchino, Morlacco, Pecorino dell’Adige, Caciotte speziate e classiche, Inbriago sono solo alcuni dei prodotti caseari di alta qualità che nascono dalla passione e dalla maestria degli esperti casari veneti.

Numerosi sono anche i caseifici e le latterie degni di essere visitati per le specialità casearie prodotte, da gustare a tutte le ore e in ogni stagione. Ciò che spesso manca nei consumatori, però, è il desiderio di approfondire la cultura del formaggio, la conoscenza legata alla storia, alla tradizione e alle lunghe lavorazioni che stanno dietro a questo meraviglioso prodotto. Eppure, la conoscenza e l’informazione consentirebbero di effettuare delle scelte mirate all’acquisto di prodotti di alta qualità, magari ottenuti da un latte con caratteristiche chimiche e microbiologiche del tutto uniche. Per fortuna, da qualche anno esistono eventi ed iniziative che permettono a tutti, dai foodies e appassionati ai curiosi, grandi e piccini, la possibilità di partecipare e immergersi nella produzione del formaggio. Perchè il formaggio è arte, il formaggio è cultura e come tale dev’essere divulgato nel rispetto degli attori che prendono parte al suo ciclo di vita e a quello dell’animale allevato a produrne il latte, questo elemento così prezioso quanto spesso bistrattato. A questo proposito, un appuntamento da non perdere è la  Festa del Formaggio, che quest’anno si svolgerà nei giorni 10 e 11 Settembre, quando 60 caseifici agricoli e artigianali di 15 regioni apriranno le porte a curiosi, appassionati, professionisti e neofiti del settore.

Open Day? Green Day! Una giornata dedicata alla natura, all’aria buona, agli animali, al latte e allo stare insieme, a cui aderisce anche Latteria Perenzin, l’azienda casearia del trevigiano, da sempre nota per l’alta qualità dei suoi prodotti biologici.  “Abbiamo con piacere aderito all’open day, – spiega la titolare Emanuela Perenzin – perché siamo convinti che la cultura casearia si diffonde anche e soprattutto tramite il turismo. Da molti anni la nostra azienda ha aperto le porte al visitatore, con visite guidate, degustazioni, cheese making experience, questo perché crediamo che il visitatore appassionato sia il migliore veicolo di diffusione della nostra eccellenza. In questa speciale occasione, apriremo anche le sale di produzione, evento più unico che raro in quanto, per motivi sanitari le aree produttive sono interdette al pubblico. Inoltre, poiché il mondo del formaggio ha un fascino particolare per i più piccoli, da sempre accogliamo scolaresche dalla scuola materna fino ai ragazzi che frequentano l’università. E proprio perché i più piccolini sono i più sensibili e curiosi, abbiamo pensato di far loro fare un’esperienza a 360°, facendogli provare l’emozione di far coagulare il latte e creare con le proprie mani una piccola caciotta”. Programma. Sabato 10 settembre: ore 11.00 tour caseificio, museo, magazzini e degustazione 6 formaggi, ore 15.00 Cheese Making Experience per i più piccoli, ore 17.30 Tour caseificio, museo, magazzini e degustazione di 6 formaggi. Domenica 11 settembre: ore 10.30 tour caseificio, museo, magazzini e degustazione 5 formaggi (ore 11.30), ore 11.30 La Cantastorie dei formaggi Miglior Assaggiatrice d’Italia, Valentina Bergamin racconta Perenzin nella degustazione di 5 Formaggi, ore 17.00 Il miglior formaggio d’Italia Roberto Guermandi, gli altri finalisti del concorso ed un rappresentante di PER Bottega Cheese Bar, si sfideranno a chi farà il più bel tagliere a tema Le meravigliose colline del Prosecco DOCG (Grand Plateau), alle 19.00 gran finale con degustazione per tutti (3,50€ con calice di Prosecco DOCG e gettone per votare il migliore).

Fonte: Servizio stampa Latteria Perenzin

Al via la campagna di produzione bieticolo-saccarifera 2022 di zucchero 100% italiano. Durerà 70 giorni e vedrà 2.630 aziende agricole conferire ai soli due zuccherifici rimasti in Italia a Pontelongo (PD) e a Minerbio (BO) le bietole coltivate su 26.600 ettari.

ItaliaZuccheri COPROB campagna barbabietola

Dopo la lavorazione, iniziata il 18 luglio scorso, di circa 45.000 tonnellate di bietole biologiche coltivate su poco meno di 2.000 ettari in sei regioni, è iniziata la produzione dello zucchero 100% italiano negli zuccherifici Italia Zuccheri-COPROB – Cooperativa Produttori Bieticoli – di Minerbio (BO) e Pontelongo (PD) che saranno chiamati a lavorare circa un milione e mezzo di tonnellate di barbabietole provenienti da 26.600 ettari coltivati da soci e produttori conferenti della Cooperativa.

Buona qualità nonostante la siccità. Le prime settimane hanno messo in evidenza una buona qualità delle barbabietole, nonostante le avverse condizioni climatiche: le elevate temperature unite alla persistente mancanza di precipitazioni non sono, infatti, le condizioni ottimali per molte produzioni agricole. In questo scenario, la barbabietola si conferma però competitiva rispetto alle altre colture, grazie alla costante ricerca e innovazione nel campo della genetica. Le nuove varietà oggi disponibili consentono, infatti, una maggiore resistenza ai cambiamenti climatici e rendono più semplice la coltivazione. Di grande interesse anche la semina autunnale, che permette un risparmio di acqua e minori trattamenti di diserbo e antiparassitari, con conseguente riduzione dei costi di oltre il 30%.

Sostenibilità. La barbabietola da zucchero ricopre un ruolo fondamentale all’interno di una corretta rotazione perché migliora la fertilità dei terreni e agevola la gestione delle infestanti e degli insetti nocivi nelle colture in successione. Questo consente una miglior produzione di cereali con margini che aumentano dal 10 al 30%. Oltre alla produzione di zucchero, vengono recuperati tutti i sottoprodotti di lavorazione delle bietole, fornendo materie prime (polpe e melasso) essenziali e strategiche per garantire una filiera tutta italiana per l’industria del lievito e per il settore dell’alimentazione animale. Le polpe, inoltre, trovano ampio utilizzo per la produzione di bioenergia e, in un futuro prossimo, anche di biometano. A questi prodotti si aggiungono anche le calci che vengono utilizzate come ammendante per i terreni e come basi per fertilizzanti. “La sostenibilità” – afferma Claudio Gallerani, presidente di Italia Zuccheri-COPROB –, “non è solo questione di ambiente: da sessant’anni ricopriamo anche un ruolo sociale sul territorio, garantendo da un lato agli agricoltori la possibilità di coltivare una coltura che dà reddito e dall’altro l’occupazione di circa 270 lavoratori che quasi raddoppiano nel periodo di campagna. Il ritorno economico è poi completato da tutte le imprese dell’indotto (circa 1.500) tra agromeccanici, fornitori di mezzi tecnici e sementieri. Ogni anno ciascuno dei due stabilimenti riversa sul proprio territorio circa 100 milioni di euro che intendiamo aumentare grazie a progetti di sviluppo in partnership con altre realtà”.

Fonte: Servizio stampa Italia Zuccheri Coprob

Ais Veneto: Gianpaolo Breda è il nuovo presidente

gianpaolo-breda-ais-1280x640

Già consigliere regionale e delegato per la provincia di Venezia con la sua lista “Vino e Cultura. Avanti tutta!”, Gianpaolo Breda è stato eletto nuovo presidente regionale dell’Associazione Italiana Sommelier Veneto. Breda ha raccolto 1225 voti, espressi per la prima volta con il voto elettronico.

Il direttivo regionale. Accanto a lui, per il mandato 2022-2026, la squadra composta dai consiglieri regionali Giancarlo Cestaro, Emanuela Pregnolato, Sergio Castagna, Marco Visentin e Marco Comunian e dai delegati provinciali Lorena Ceolin per Venezia, Rossano Moretto per Padova, Luca Grezzani per Vicenza, Paolo Bortolazzi per Verona, Wladimiro Gobbo per Treviso, Ivan Del Puppo per Belluno e Giovanni Geremia per Rovigo. All’organo di controllo dei Revisori Legali sono stati nominati invece Bettina Solimando (Verona), Mauro Carazzai (Belluno) e Alberto Matteazzi (Vicenza).

Fonte: Garantitaly.it

Report agroalimentare 2021: tiene la corazzata del vino, cedono cereali e ortofrutta. Sull’inizio 2022 pesano le incognite siccità, alte temperature e guerra in Ucraina. 

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi

Alla luce dei risultati ottenuti dal comparto agricolo veneto nel 2021, gli effetti economici negativi legati al Covid sembrano solo un ricordo lontano. Lo confermano i dati appena pubblicati da Veneto Agricoltura che, alla voce produzione lorda agricola complessiva, riportano un incoraggiante 6,4 miliardi di euro, in crescita del +2,9% rispetto al 2020.

Nel 2021, i risultati raggiunti dall’agroalimentare veneto avrebbero potuto essere ancora più interessanti, ma purtroppo al generale miglioramento dei prezzi di mercato ha fatto da contraltare un calo delle produzioni dovuto all’andamento climatico avverso registrato in primavera (gelate tardive) e in estate (siccità e alte temperature). Di conseguenza, le coltivazioni erbacee hanno segnato una riduzione del valore del -0,8% mentre quello delle coltivazione legnose addirittura del -15,6% (a soffrire di più sono state le frutticole colpite dalle gelate di aprile). Per quanto riguarda gli allevamenti, si segnala un leggero miglioramento sia delle quantità prodotte che dei prezzi di mercato, per un valore della produzione del +5,6%. Il report completo “Congiuntura del settore agroalimentare veneto 2021” è disponibile al seguente link: https://bit.ly/39ZqYWG.

Prime stime per il 2022. Il Report di Veneto Agricoltura lancia anche un primissimo sguardo sull’agricoltura veneta nel 2022, che purtroppo si ritrova a fare i conti con una prolungata siccità, altissime temperature e la guerra in Ucraina, che getta incertezze sui mercati e causa incrementi dei costi di produzione (energetici). Le prime indicazioni raccolte presso gli operatori locali sulle intenzioni di semina per l’annata agraria 2022 evidenziano, per quanto riguarda i cereali autunno-vernini, un ulteriore incremento delle superfici coltivate a frumento tenero, che si prevede possano superare i 100.000 ettari (+5/10% rispetto al 2021) e a frumento duro a circa 15.000 (+5%). Per le colture orticole non si registrano particolari problemi di tipo fitosanitario, ma la scarsità di piogge ha costretto ad interventi di irrigazione inusuali per il periodo, senza tuttavia penalizzare le rese produttive, per cui si stima che la produzione possa attestarsi sugli stessi livelli del 2021. L’andamento climatico primaverile nella norma ha favorito un normale sviluppo vegetativo delle colture frutticole, per le quali si può prevedere il raggiungimento di rese nello standard produttivo delle diverse colture. Lo stato fitosanitario del vigneto veneto si presenta buono, ma l’assenza di piogge sta creando non poche preoccupazioni tra i produttori. La produzione di latte in Veneto, nei primi mesi del 2022, si conferma sui livelli del 2021, grazie a Verona (+3,5% nel 1° trimestre), mentre calano un po’ tutte le altre province, in particolare Belluno e Rovigo. Sul fronte del prezzo del latte alla stalla vi è un chiaro aumento, con quotazioni ben sopra i 40 euro/hl e massime anche a 45 euro/hl. Il trend nazionale delle macellazioni del bovino da carne risulta in crescita nel primo trimestre del 4% circa, rispetto allo stesso trimestre del 2021, cosi anche in Veneto. Per il comparto suinicolo i dati del primo trimestre sulle macellazioni indicano una discreta riduzione dei capi macellati intorno al 5,3% (variazione sul primo trimestre 2021). La riduzione delle macellazioni ha contribuito ad un recupero delle quotazioni rispetto agli ultimi mesi del 2021, riportando i prezzi su valori intorno e superiori a 1,6 euro/kg, che risultano più alti rispetto al primo semestre dell’anno scorso. L’aspetto più evidente della filiera avicola nei primi mesi del 2022 è la forte crescita dei prezzi di mercato all’origine sia per i polli da carne che per i tacchini da carne (oltre il 50%), non del tutto spiegabile con l’aumento dei costi di produzione, il cui indice segna aumenti più contenuti (intorno al +30/35%).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Sviluppo rurale, presentato il quadro strategico e gli interventi per il Veneto dei prossimi cinque anni

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi

Lo scorso 1 luglio a Padova, l’Autorità di Gestione del PSR Veneto ha presentato il nuovo quadro strategico regionale, lo stato di approvazione del Piano strategico nazionale PAC 2023-2027 e la definizione del Complemento regionale per lo sviluppo rurale.

Nello specifico, sono 12 tipi di intervento destinati agli investimenti in agricoltura, mentre 16 saranno quelli legati agli impegni ambientali e climatici. Saranno inoltre 2 gli interventi per i nuovi insediamenti di giovani in agricoltura e l’avvio di imprese forestali, 7 quelli dedicati alla cooperazione, 6 quelli riservati alla conoscenza e all’innovazione in agricoltura, e infine 2 di indennità per i vincoli naturali e le aree svantaggiate. Gli interventi saranno finanziati con 824 milioni di euro, provenienti dall’Unione europea (40,7%, fondo europeo FEASR), dallo Stato italiano (41,5%) e dalla Regione del Veneto (17,8% ), secondo il riparto approvato il 21 giugno dalla Conferenza Stato-Regioni.

Fino al 31 luglio sarà, inoltre, aperta la consultazione online attivata dalla Regione, con cui i componenti del Partenariato PAC2030 potranno formulare osservazioni sugli elementi fondamentali degli interventi per lo sviluppo rurale proposti per il periodo 2023-2027.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Ciliegie, pronti alla raccolta con piante cariche di frutti 

albero ciliegie

Si respira aria di ottimismo tra i frutticoltori veronesi per la raccolta delle ciliegie, che prenderà il via, dalla pianura alla collina, in questi giorni. Le piante, infatti, sono cariche di frutti come da anni non si vedeva, premessa per una produzione abbondante, che tutti si augurano possa ripagare delle forti perdite causate dalle gelate dello scorso anno. “Tiriamo un sospiro di sollievo, perché quest’anno il gelo non ci ha colpito – sottolinea Francesca Aldegheri, presidente del settore frutta di Confagricoltura Verona -. Il freddo, tra marzo e aprile, ha solo rallentato un po’ il processo di fioritura, e pure la siccità ha causato qualche problema e perciò inizieremo la raccolta in ritardo di qualche giorno rispetto alla tabella di marcia. Però l’assenza di gelate ha favorito la fioritura e la crescita dei frutti, con una produzione abbondante anche grazie al fatto che l’anno scorso le piante, a causa delle forti perdite, sono state praticamente a riposo. Partiamo, quindi, con ottime prospettive, anche se bisogna stare attenti alla gestione della pianta perché il mercato oggi chiede frutti di 28-30 millimetri di calibro e le ciliegie piccole non valgono niente. Attenzione anche alle concimazioni e al fabbisogno di acqua, per non mandare in stress idrico le piante. Infine, occorrerà monitorare i soliti nemici: cimice asiatica e drosophila. La cimice sta già cominciando a uscire e va combattuta per tempo, con le armi che abbiamo a disposizione, perché non si diffonda e faccia strage di frutti”.

Anche dal punto di vista del mercato i presupposti sono ottimi. “La Spagna, che in questo periodo ci invade solitamente con la sua produzione, in aprile è stata colpita da una forte ondata di maltempo, che ha causato danni a parecchie produzioni, dalle drupacee agli ortaggi – spiega Aldegheri -. La Puglia ha già iniziato a vendere il suo prodotto, ma finirà prima di noi, che in collina andremo avanti con la raccolta fino ai primi di luglio. Abbiamo parecchie varietà che ci consentono maturazioni differenziate nel tempo: Ferrovia, Regina, Kordia, Durone, Mora, Carmen e vari cloni del gruppo Sweet. Si cerca di diversificare anche per non trovarci con la raccolta concentrata in poche settimane, che ci metterebbe in difficoltà anche per quanto riguarda la manodopera, che è sempre più difficile da reperire”.

Si spera in un’annata che riporti il sorriso dopo un 2021 praticamente a reddito zero. A causa delle gelate, le perdite di produzione furono fortissime, soprattutto in pianura e negli impianti sforniti di sistemi antibrina. Anche il 2020 fu flagellato dal gelo, mentre nel 2019 fu la grandine a causare la spaccatura dei frutti precoci. Tra maltempo e perdita di valore i ciliegi, in provincia di Verona, hanno subito una forte riduzione. Secondo i dati di Veneto Agricoltura, la superficie produttiva dei ciliegeti veneti si è ridotta dai 2.784 ettari del 2008 ai 1.968 ettari del 2021, di cui il 77% in provincia di Verona (1.510 ettari). “La grande distribuzione deve capire che se si vuole vedere prodotto italiano bisogna che i frutticoltori ricevano il giusto compenso – avverte il presidente -, altrimenti smetteranno di produrre e sugli scaffali rimarrà solo frutta straniera, con minori garanzie di freschezza e qualità. Lavorare tanto, rischiare, pagare in anticipo le spese e tirare i conti a fine anno per scoprire che il bilancio è in perdita non conviene a nessuno”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Pnrr, bando regionale per l’architettura rurale. Coldiretti veneto: 43mln per restauro di casoni, edifici e corti, domande fino al 20 maggio

Fabbricati rurali

C’è tempo fino al 20 maggio per poter accedere ai fondi previsti per la protezione e valorizzazione dell’architettura e paesaggio rurale. Il bando predisposto dalla Regione del Veneto su un portale appositamente reso disponibile da AVEPA è una opportunità inserita nell’Investimento 2.2 del PNRR  – spiega Coldiretti – aperta a circa 290 interventi che possono interessare gli immobili con particolari caratteristiche: che siano costruiti da almeno 70 anni, censiti nelle banche dati regionali e comunali di pianificazione territoriale per la loro valenza, o soggetti a vincolo paesaggistico.

A disposizione 43milioni di euro per edifici rustici, ville venete, casoni e corti per valorizzare un importante patrimonio culturale della campagna veneta. Questa occasione di finanziamento consente di restituire il giusto valore all’eredità contadina – commenta Coldiretti Veneto – per preservarla quale esaltazione del paesaggio e della sua bellezza, anche al fine di legare le comunità locali in un contesto identitario e storico. Le misure previste riguardano anche l’efficientamento energetico quale valore aggiunto di sostegno al contesto attuale. Gli uffici di Coldiretti diffusi sul territorio sono a disposizione per l’assistenza e consulenza personalizzata. I contenuti sono consultabili al seguente link 

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Stagione irrigua in Veneto: derivazioni ridotte anche del 50%. Consorzi di bonifica: “A rischio 6 miliardi di euro di produzione agricola”.

siccita

Le sporadiche piogge di questi ultimi giorni non hanno compensato il grave stato di siccità nel quale versano le campagne venete in questo inizio di stagione irrigua 2022. I dati presentati il 13 aprile scorso nel corso dell’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici presso l’Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali indicano uno stato di siccità conclamata, che nella scala ideata dall’Autorità stessa è salita dal livello di severità bassa al livello di severità media.

Significativi i dati medi degli ultimi 4 giorni di marzo: per il Brenta, a Bassano, si è registrata una portata pari a 16,5 mc/s, vicina il minimo storico del periodo; per il fiume Bacchiglione a Montegalda la portata media ha toccato i 7,2 mc/s, costituente minimo storico assoluto del periodo; per il fiume Astico a Pedescala la portata media è scesa a 0,4 mc/s, vicina il minimo storico del periodo. Desta allarme anche l’Adige, a rischio di intrusione del cuneo salino: le portate medie misurate a Boara Pisani nelle ultime 2 settimane oscillano tra valori di 75 e 110 mc/s e quelle dell’ultima settimana oscillano tra valori di 75 e 85 mc/s e quindi, talvolta, di poco inferiori alla soglia minima di deflusso per contrastare l’intrusione del cuneo salino.

Le riduzioni di prelievo irriguo che si profilano sono significative: dell’ordine del 50% sui bacini dell’Adige e del Piave, del 40% su quello del Brenta e del 50% sulle restanti aree irrigue regionali. Sul bacino dell’Adige potrebbero derivare ulteriori problematiche per il fatto che, in caso permanesse la presente congiuntura climatica, le portate suddette potrebbero essere raggiunte solo con l’apporto aggiuntivo di risorse invasate nei bacini montani delle Province autonome di Trento e Bolzano. A tal proposito, va evidenziato che sulla base del Decreto Legislativo 152/2006, in una scala di priorità dell’utilizzo della risorsa, al primo posto figura il potabile, al secondo l’agricoltura e di seguito tutti gli altri scopi. “Alla luce dell’attuale quadro di severità, i Consorzi di Bonifica sono impegnati nel sensibilizzare gli agricoltori sull’attuale scenario di criticità invitandoli a utilizzare software per il consiglio irriguo – tra i quali Irriframe, sistema messo a disposizione da ANBI e previsto tra le misure del Piano di Sviluppo Rurale Veneto – e a prepararsi a una possibile futura razionalizzazione della risorsa – spiega il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro. – È comunque surreale che in una regione piovosa come il Veneto, 6 miliardi di euro di produzione agricola siano a rischio perché le piogge si concentrano in determinati periodi e non scendono quando servono alle campagne. È evidente che non possiamo più perdere neanche una goccia di pioggia e che è necessario avviare un piano per la realizzazione di bacini di invaso per lo stoccaggio della risorsa.”

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Micro birrifici artigianali: una realtà che in Veneto vale 100 milioni di euro

Trbicchiere birra

L’argomento “microbirrifici” è di grande attualità sia perché durante la bella stagione il consumo di birra cresce fortemente, sia perché anche in Italia il numero degli estimatori di birra artigianale sta crescendo in maniera esponenziale. Quello dei micro birrifici è dunque un tema di grande interesse, in particolare per gli operatori del mondo agricolo, visto che la produzione artigianale di birra presenta dei legami sempre più stretti con l’attività agricola. Non a caso negli ultimi anni, in questo settore, le normative nazionali e regionali hanno favorito i piccoli produttori, soprattutto quelli che utilizzano materia prima agricola autoprodotta.

Il comparto in cifre. A fine 2020 erano ben 128 le imprese attive in questo settore nel Veneto. Per il 37% si tratta di birrifici, mentre i brew pub, cioè locali che producono e vendono direttamente la birra, e i beer firm, cioè aziende che producono birra a proprio marchio ma che usano impianti di terzi, rappresentano in entrambi i casi il 12%. Un dato sorprendente riguarda gli agribirrifici, cioè quei produttori di birra che sono anche imprenditori agricoli in quanto si auto producono una parte delle materie prime utilizzate. Questo gruppo rappresenta quasi il 39% delle realtà attive nel Veneto; si tratta di una percentuale davvero sorprendente, considerato che questi imprenditori realizzano oltre il 60% della produzione artigianale di birra a livello veneto. Sulla base dei dati raccolti da Veneto Agricoltura, si stima che complessivamente la partita dei micro birrifici veneti valga circa 100mila ettolitri di birra, per un fatturato complessivo di 100 milioni di euro, con buone prospettive di un ulteriore sviluppo e incremento.

ziAziende e imprenditori. Nel Veneto, il comparto dei micro birrifici è costituito prevalentemente da società di capitali (40%), condotte per lo più da due o tre soci, e in misura minore da ditte individuali (31% circa) o società di persone (29%). I titolari o i soci delle imprese produttrici di birra artigianale risultano essere prevalentemente maschi (84,8%), dato che le donne rappresentano solo il 15,2%. L’età media degli imprenditori birrai è relativamente bassa (45 anni): il 29% ha meno di 39 anni e il 33% ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. La loro scolarizzazione è medio-alta, dato che oltre il 50% ha conseguito un diploma di scuola media superiore e oltre il 30% anche la laurea. Nel complesso, si stima che il comparto della produzione artigianale di birra nel Veneto impieghi quasi 500 addetti, il 62% a tempo pieno, il 27% a tempo parziale e circa l’11% in maniera stagionale.

Le birre venete. La gamma di produzione è ampia e diversificata: la maggior parte delle realtà artigianali produce tre o più tipologie diverse di birra. Tuttavia, in termini quantitativi, quasi i tre quarti della produzione è costituita da birre chiare a bassa fermentazione (41% del totale) e ad alta fermentazione (33%); le birre rosse (ambrate) costituiscono il 17,5% della produzione mentre sono residuali le scure o le speciali.

Il mercato. Ad oggi, i micro birrifici artigianali veneti si rivolgono per lo più al mercato regionale (55%) e nazionale (40%), mentre la quota destinata all’esportazione è inferiore al 5%. Sebbene quasi tutti i produttori vendano la birra in un loro punto vendita diretto o attraverso il canale ho.re.ca, il principale canale di sbocco della birra artigianale veneta rimane ancora quello dei grossisti/distributori. Se da un lato ciò sta ad indicare che le dimensioni raggiunte dai produttori veneti sono piuttosto ragguardevoli, dall’altro ne consegue una penalizzazione in termini di valore aggiunto ritraibile, che si viene inevitabilmente a contrarre per l’aumento degli anelli e dei passaggi lungo la filiera. Per ovviare a questo aspetto, un numero sempre maggiore di produttori si sta dotando di una “tap room” aziendale, dove i consumatori possono sorseggiare e degustare il prodotto prima di acquistarlo.

Luci e ombre. Dal report di Veneto Agricoltura emerge che negli ultimi anni il comparto regionale dei micro birrifici artigianali registra purtroppo anche alcune criticità, evidenziate dal fatto che le nuove aperture diminuiscono mentre aumentano le chiusure. L’arena competitiva sta iniziando dunque ad essere troppo affollata, mentre i vincoli burocratici e la forte concorrenza preoccupano non poco gli operatori. Una concreta semplificazione delle normative e della burocratica, un maggior sostegno pubblico e incentivi fiscali sono invece gli interventi che maggiormente vengono richiesti. Tuttavia, gli operatori del comparto stanno continuando ad investire, in particolare nell’ampliamento degli impianti di produzione, ma anche in strumenti di comunicazione e visibilità (siti internet) e innovando la gamma di prodotto e le modalità di vendita (e-commerce). In definitiva, nel Veneto il business dei micro birrifici artigianali rappresenta ancora una buona opportunità di investimento e che le capacità imprenditoriali e le strutture produttive degli operatori sono adeguate ad affrontarlo con buone possibilità di successo, tanto che la maggior parte degli operatori intravede buone se non ottime prospettive di sviluppo della loro attività nel prossimo futuro.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura