Siccità, grave deficit pluviometrico, portate dei fiumi nettamente inferiori alle medie storiche. L’emergenza idrica verrà trattata mercoledì 8 marzo nel confronto in programma a Belfiore (VR), dopo l’inaugurazione del primo stralcio del rifacimento del Canale Web

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“È fondamentale tutelare le risorse idriche che abbiamo a disposizione e potenziare la capacità di stoccaggio negli invasi esistenti mettendo in efficienza quelli penalizzati da masse di detriti, incrementare i sistemi di ricarica artificiale della falda e sfruttare la capacità che può assicurare la rete di cave dismesse in pianura. I dati ci dicono che possiamo parlare oggettivamente di emergenza perché lo dice la realtà, non perché si vogliono creare allarmismi. L’ultimo rapporto dell’ARPAV dice che nel mese di febbraio sul Veneto sono mediamente caduti 3 mm di precipitazione; la media del periodo 1994-2022 è di 60 mm”. Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, anticipa alcuni dati del “Rapporto sulla risorsa idrica in Veneto” (al 28 febbraio di quest’anno) in pubblicazione a cura dell’ARPAV (https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/idrologia/file-e-allegati/rapporti-e-documenti/idrologia-regionale/idrologia-regionale-rapporti-sulla-risorsa-idrica/2023).

Elevato deficit pluviometrico. Il documento riferisce che “gli apporti meteorici mensili sul territorio regionale sono pressoché nulli (-96%) e sono stimabili in circa 46 milioni di metri cubi d’acqua”. Per ritrovare una situazione simile bisogna tornare al 1997 con 4 mm. In tutti i bacini idrografici della regione di riscontrano condizioni di elevato deficit pluviometrico che variano dal -90% del Po al -98% di Adige, Lemene, Pianura tra Livenza e Piave, Sile e Tagliamento.  Nel periodo di un mese, l’indice SPI (quantifica l’impatto del deficit di precipitazioni in diverse scale di tempi) delinea segnali di siccità moderata sulla provincia di Rovigo, sulla punta meridionale di quella di Venezia, sulla zona dell’alto Garda e su una fascia tra Bellunese, Vicentino e Trevigiano. Ma sul resto del Veneto mette in evidenza siccità “severa” che diventa “estrema” in alcune aree del Veneziano. Per quanto riguarda i fiumi, alla data del 28 febbraio, le portate “si mantengono ancora nettamente inferiori alle medie storiche su tutti i principali corsi d’acqua”.

Piano irriguo in via di preparazione. “L’acqua è vita e per quanto riguarda la nostra parte per il Veneto la stiamo sostenendo – aggiunge il governatore -.  La Regione sta promovendo interventi e sta preparando un piano irriguo. Ma il problema non è solo di una regione ma comune; di fronte a quello che appare innegabilmente un cambiamento climatico è fondamentale una nuova visione, bisogna guardare ad una strategia a livello nazionale con la definizione di un piano straordinario che tuteli le nostre risorse idriche e indichi precisi interlocutori agli amministratori regionali e territoriali. In questa ottica apprezzo la via presa dal Governo verso la nomina di un commissario”.

Mercoledì 8 marzo, alle ore 9, è prevista l’inaugurazione alla presenza delle autorità del primo stralcio del rifacimento del Canale Leb a Belfiore (VR),  il principale canale irriguo del Veneto. L’intervento è stato sostenuto con fondi Pnrr -Ministero Infrastrutture e Trasporti. Dopo la cerimonia, è previsto anche un confronto tra Massimo Gargano, direttore Generale ANBI, Marina Colaizzi, Segretario Generale Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, Elisabetta Pellegrini, direttore Struttura tecnica di missione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Angelica Catalano,direttore generale per le dighe e le infrastrutture idriche, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Francesco Battistoni, vicepresidente Commissione Lavori Pubblici della Camera, Marina Montedoro, direttore Coldiretti Veneto, Lodovico Giustiniani, presidente Confagricoltura Veneto, Gianmichele Passarini, presidente Cia Veneto, con le conclusioni affidate a Francesco Vincenzi, presidente nazionale ANBI, modera Maurizio Amoroso, vicedirettore News Mediaset, Tgcom24.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/ANBI Veneto

Frumento, in Veneto + 30% di semine a scapito del mais

mais sofferente per la siccità

Meno mais e più frumento. Gli agricoltori veneti quest’anno semineranno più grano, coltura che ha meno bisogno di acqua e che nel 2022 ha sofferto meno la siccità rispetto al granoturco. Si stima un 30% di semine in più, anche grazie alle ottime performance di mercato che nel 2022 hanno segnato un +43% del prezzo medio annuo per il frumento tenero e +34,8% per il frumento duro.

Differenziare le colture. “C’è molta incertezza sulla semina del mais, a causa della siccità – sottolinea Chiara Dossi, presidente della sezione Cereali alimentari di Confagricoltura Veneto -. L’anno scorso le perdite di produzione, in Veneto, sono state superiori al 30% e i costi sono andati alle stelle tra concimi e agrofarmaci. Perciò molte aziende in autunno hanno seminato frumento, che dà più garanzie di produzione e soddisfazione economica, mentre per la primavera stanno valutando di seminare girasole al posto del mais, che richiede meno acqua, ma anche soia, che ha costi minori di coltivazione e soffre meno la sete. Probabilmente aumenteranno anche le superfici di orzo, che ha segnato un ottimo andamento dei prezzi.

pannocchie rovinate dalla siccità

L’anno scorso, secondo i dati di Veneto Agricoltura, la superficie coltivata a frumento tenero in Veneto è stata di 96.000 ettari (+1%), con Rovigo capofila (23.800 ettari) seguita da Padova (20.700 ettari). Quella di frumento duro è stata di 19.400 ettari (+34%), con Rovigo in testa (12.650 ettari), seguita da Verona (2.850 ettari) e Padova (2.450 ettari). Per la soia 148.000 ettari di superficie (+5,3%), con Venezia prima provincia (36.150 ettari) seguita da Padova (33.800) e Rovigo (32.700). Per il mais 143.200 ettari la superficie (-3%), con Padova in testa (30.900 ettari), seguita da Venezia(28.900) e Rovigo (26.100).

I dati nazionali per il mais sono anche peggiori: le superfici sono scese al minimo storico di 564.000 ettari e la produzione si attesta a 4,7 milioni di tonnellate, la stessa del 1972. Un andamento negativo che ha coinvolto tutti i produttori europei, con una diminuzione di 21 milioni di tonnellate (-29%). “La carenza di mais comporterà problemi per gli allevamenti – sottolinea Chiara Dossi -, in quanto la granella viene utilizzata per i mangimi in molte specie di animali da allevamento come pollame, bovini e suini. E la mancanza sarà sentita soprattutto dalle filiere che necessitano di prodotto italiano, come alcune grandi aziende e i consorzi. Del resto, se la siccità e le alte temperature del 2022 dovessero diventare una costante, gli agricoltori saranno obbligati a cambiare rotta. E dovranno farlo anche le aziende dotate di impianti di irrigazione, perché senza acqua sarà difficile farli funzionare. Ma restiamo con la speranza che già quest’anno ci sia qualche precipitazione in più e un clima meno torrido. Al momento la situazione è sotto controllo, perché tra autunno e inverno le piogge non sono mancate e i terreni sono meno in sofferenza rispetto ad un anno fa. Però le falde restano molto scariche”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Soci Argav in visita alle terre del Broccolo fiolaro

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Oggi, sabato 18 febbraio, i soci Argav saranno nelle terre del Broccolo fiolaro per visitare una giovane azienda produttrice della rinomata orticola di Creazzo (VI). Nel contempo, ci sarà modo di fare una passeggiata storico-ambientale e pranzare alla Pizzeria Bellavista. Il ritrovo è alle ore 11.00 in Via S. Chiara a Creazzo, quindi si inizierà con la passeggiata lungo dei percorsi pedonali storici in collina, con  la partecipazione dell’assessore all’Ambiente di Creazzo Massimiliano Dandrea e del presidente della Pro Loco Michael Knapton.

Andamento del settore agricolo veneto del 2022, i dati presentati da Veneto Agricoltura a “Fieragricola Tech”

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Vale 7,7 miliardi di euro il comparto agricolo veneto nel 2022, un dato importante che segna addirittura un +18,4% sul 2021. Ad incidere maggiormente su questo valore non è tanto l’incremento delle produzioni quanto piuttosto l’aumento generale dei prezzi di mercato dovuto all’instabilità economica mondiale causata da una serie di fattori quali la guerra in Ucraina, l’aumento dei costi di produzione e dell’energia, l’inflazione, ecc. Come conseguenza, l’annata agricola 2022 nel Veneto registra buone performance sia per le coltivazioni erbacee (+10,9%) che legnose (+29,1%), mentre il settore zootecnico mostra un calo delle quantità prodotte, controbilanciato però proprio dall’incremento dei prezzi di mercato, con il valore della produzione che si stima in aumento del +18,1%.

Oltre 83 mila aziende agricole, guidate in gran parte da giovani. “In Veneto – sottolinea il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, in occasione della pubblicazione del report di Veneto Agricoltura sull’andamento del comparto agricolo veneto nel 2022 – abbiamo oltre 83mila aziende agricole, il 7,3% di tutte le aziende agricole italiane. Possiamo dire, con orgoglio, che oggi sono perlopiù i giovani a rappresentare il settore, con un contributo importante nell’innovazione, fatta anche di digitalizzazione e informatizzazione, in un settore ritenuto talvolta solo legato agli aspetti più tradizionali e meccanici delle colture. Invece oggi la competitività passa per l’innovazione: il valore nei mercati delle produzioni agricole è infatti dato anche dalla capacità delle aziende di “raccontare” il prodotto, in tutti i suoi aspetti. Sostenibilità, ecologia, proprietà organolettiche, ma anche quel patrimonio intangibile e straordinario che lega i prodotti del Veneto con la propria storia. Quella civiltà contadina che ha saputo guardare al futuro mantenendo salde le proprie radici”.

Nuova Pac. L’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto, Federico Caner, intervenuto alla conferenza stampa, ha ricordato cheti tratta di “Un risultato raggiunto anche grazie al contributo della Regione, che sotto il profilo finanziario, strategico ed operativo ha sempre supportato le imprese agricole venete attive e i suoi 76mila addetti. Nel disegno regionale i fondi pubblici rappresentano un importante sostegno al settore primario. Nella programmazione 2023-2027 della PAC avremo a disposizione circa 500 milioni all’anno, quota importante che andrà ad alimentare la competitività delle nostre imprese agricole. Ora la vera sfida è anche quella di tutelare tutte le nostre produzioni, affinché il ‘Made in Veneto’ non rimanga solo un bello slogan sulla carta, ma diventi un vero e proprio brand capace di comunicare e assicurare qualità e autenticità di quello che di buono e sano viene prodotto nel nostro territorio”.

In dettaglio. Ecco i principali risultati raggiunti nei primi nove mesi del 2022 dai diversi comparti dell’agricoltura veneta, presentati lo scorso 1 febbraio da Alessandra Liviero, responsabile dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, in occasione della prima giornata di “Fieragricola Tech” svoltasi a Verona.

Cereali: l’annata è stata senz’altro positiva per i cereali autunno-vernini, visto che sono aumentati gli ettari coltivati a frumento tenero (96.000 ha, +1%), grano duro (19.400 ha, +34%) e orzo (21.500 ha, +20,4%). In calo invece le rese, compensate però dall’incremento delle superfici coltivate, ad eccezione del grano tenero la cui produzione è stimata in calo (-5,5%). Annata “no” per i cereali a semina primaverile che hanno dovuto fare i conti con il pessimo andamento climatico estivo: per il mais da granella sono calate le superfici coltivate (143.000 ettari, -3%) e soprattutto le rese (7,1 t/ha, -29,6%). L’aumento dei prezzi (+37%) ha solo parzialmente controbilanciato la riduzione della produzione (1 milione di tonnellate, -31,7%).

Colture industriali: anche per queste produzioni il 2022 è stato caratterizzato da un incremento generalizzato dei prezzi, tuttavia l’annata è stata negativa a livello produttivo. Le superfici coltivate a soia sono aumentate (+5,3%), ma le rese sono calate decisamente (2,4 t/ha, -19%) e di conseguenza la produzione (360 mila tonnellate, -15%). In aumento gli ettari a girasole (4.200 ha, +9,4%) e in calo quelli coltivati a colza (3.600 ha, -17%). Annata negativa per la barbabietola da zucchero che ha visto ridursi le superfici (7.000 ha, -21,4%) e soprattutto le rese (46,4 t/ha, -24%). Anche il tabacco ha registrato una riduzione sia degli investimenti (3.000 ha, -27%) che della produzione (-20%), e in questo caso l’aumento dei prezzi non ha controbilanciato l’aumento dei costi di produzione, compromettendo la redditività della coltura.

Orticole: gli investimenti hanno tenuto e sono stati registrati leggeri incrementi per la patata (3.500 ha, +1,4%), il radicchio (4.650 ha, +2%), la lattuga (1.100 ha, +2,6%) e la fragola (370 ha, +2%); incrementi maggiori per asparago (1.830 ha, +4%), zucchina (1.570, +10,5%), aglio (+14,5%). In calo invece le superfici coltivate a meloni (-13,6%), carote (-8,4%), fagiolini (-16,8%) e cocomeri (-12,8%).

Frutticole: ottima annata per tutte le produzioni, con rese in netto rialzo rispetto alla sfortunata stagione 2021: melo (+71,4%), pero (+415,6%), pesco (+669,6%), kiwi (+327,3%), ciliegio (+52,8%) e olivo (+495%). I prezzi unitari hanno avuto variazioni altalenanti, mentre le superfici investite a frutteti sono in calo di circa il 3% a livello regionale.

Vitivinicolo: ancora in crescita la superficie vitata nel Veneto (95.910 ha, +2%), della quale oltre l’83% riguarda aree in zone Doc/Docg, mentre quella a Igt scende al 13,7%. Complessivamente nel 2022 nel Veneto sono stati prodotti 15 milioni di quintali di uva (+7,4%) pari a 12,6 milioni di ettolitri di vino (+7,3% rispetto al 2021). Stabile il prezzo delle uve (0,76 €/kg, +0,7%).

Lattiero-caseario: in calo la produzione di latte (circa 12 milioni di quintali, -1,3%), come pure il numero di allevamenti (2.800). Il prezzo medio annuo del latte è stato di 45,8 €/hl (senza IVA e premi), con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente.

Zootecnia: il comparto sta subendo gli effetti del forte aumento dei costi energetici e alimentari con un importante riflesso sui prezzi delle quotazioni all’origine e anche sulla produzione. Per la carne bovina, il Veneto si caratterizza per la produzione del vitellone da carne e in parte per il vitello a carne bianca. La produzione viene stimata in calo del 3,5%. Il numero di allevamenti da carne è stabile a circa 6mila unità. La produzione di carne suina, concentrata nelle province di Verona e Treviso, pone il Veneto tra le regioni della filiera di alta qualità IGP/DOP. Nel 2022 la produzione si è però ridotta a 779,5mila capi, di cui circa 690 mila grassi (-2%), circa il 7,5% del totale nazionale.

Bilancia commerciale agroalimentare veneta: dopo tre anni di segno positivo, il saldo nei primi nove mesi del 2022 è tornato negativo attestandosi circa a -690 milioni di euro, contro i +140 milioni di euro dello stesso periodo del 2021. Ad influire sul risultato, ancora provvisorio considerato che si riferisce ai primi tre trimestri del 2022, è stato il forte aumento delle importazioni (+32,4%) rispetto alla crescita delle esportazioni (+15,1%). Le cause di queste risultanze negative vanno cercate nell’incremento dei prezzi delle materie prime agricole e dei costi energetici che ha stravolto gli andamenti positivi registrati nel Veneto negli ultimi anni. Il Report “Prime valutazioni sull’andamento del comparto agroalimentare veneto 2022” può essere scaricato dal seguente link: https://bit.ly/3WSS5oF

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Domenica 30 Ottobre, la qualità agroalimentare veneta si ritrova a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD) con il Festival delle Dop 2022

Festival delle DOP prima locandina

Formaggi, radicchio, olio extravergine d’oliva, riso, marroni, sopressa, asparagi, solo per citarne alcuni. Stiamo parlando dei 41 prodotti dell’agroalimentare veneto riconosciuti dai marchi di qualità dell’Unione Europea, vale a dire le DOP (Denominazioni di Origine Controllata), le IGP (Indicazione Geografica Protetta) e le STG (Specialità Tradizionale Garantita), senza tralasciare i 53 vini DOC (Denominazione di Origine Controllata), DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e IGT (Indicazione Geografica Tipica) e i 75 prodotti a marchio nazionale QV (Qualità Verificata). Tradotto: un immenso patrimonio economico e di cultura del territorio che nel Veneto vale quasi 4 miliardi di euro e che pone la nostra Regione ai vertici in Italia in Europa.

Si tratta di un paniere agroalimentare di altissima qualità, frutto del lavoro sapiente dei nostri agricoltori e allevatori, che domenica 30 Ottobre dalle ore 10:00 alle 18:00 farà bella mostra di sé a Piazzola sul Brenta (Pd), a Villa Contarini, in occasione dell’8^ edizione del Festival delle DOP, kermesse promossa da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con la collaborazione dei Consorzi di Tutela, le Strade dei Vini, del Radicchio e del Riso, le Comunità del Cibo, i Distretti Bio, Caseus Veneti e altri enti che hanno a cuore la valorizzazione dell’agricoltura, l’agroalimentare e il territorio veneto. “Il Festival delle DOP – sottolinea Federico Caner, assessore regionale all’Agricoltura – punta a far conoscere ai consumatori, sempre più attenti e consapevoli, l’importanza dell’agricoltura veneta che produce qualità di altissimo livello. Quella di domenica prossima a Villa Contarini sarà una giornata dedicata all’esposizione ma anche alla degustazione delle eccellenze agroalimentari venete rappresentate dai Consorzi di Tutela dei prodotti DOP, IGP e STG, oltre a numerose aziende venete presenti con i prodotti a marchio QV (Qualità Verificata). Non mancheranno i Consorzi di Tutela dei Vini delle principali aree di produzione DOC e DOCG regionali”.

Al Festival delle DOP 2022 i visitatori potranno conoscere da vicino gran parte dei prodotti a Denominazione del Veneto. Sono previste degustazioni guidate gratuite (prenotazioni in loco) di numerosi prodotti a Denominazione (Prosciutto Veneto DOP, Grana Padano DOP, Marroni di San Zeno DOP, Riso Nano Vialone Veronese IGP, Riso del Delta del Po IGP, Vino Amarone della Valpolicella DOCG, ecc.) trasformati e preparati sotto forma di finger food dagli studenti e docenti della Scuola di Ristorazione ENAIP Veneto di Piazzola sul Brenta (ore 10:30, 12,00, 14:00 15:30). Altre degustazioni guidate gratuite riguarderanno gli 8 formaggi veneti DOP abbinati ai migliori vini regionali e al Miele delle Dolomiti DOP, a cura di Caseus Veneti (ore 11:30, 13:00, 15:00, 16:30); le pizze speciali guarnite con i formaggi veneti DOP preparate da Stefano Miozzo, campione mondiale di pizza classica (ore 11:00, 12:30,14:30, 16:00); risotti al Radicchio Rosso di Treviso IGP e Variegato di Castelfranco IGP, a cura dei Consorzi di Tutela e della Strada dei Vini Colli Asolani e Montello, in collaborazione con il Consorzio dell’Aglio Bianco Polesano DOP, Grana Padano DOP e Casatella Trevigiana DOP (ore 11:30, 13:00, 16:00); polentina con Radicchio di Verona IGP e fonduta di Monte Veronese DOP, a cura dei relativi Consorzi di Tutela e dell‘agrichef Fiorella Dal Negro (12:30, 14:00, 15:30). E poi in degustazione ci sarà una straordinaria rappresentanza di vini DOC e DOCG del veneto quali Prosecco DOC, Conegliano-Valdobbiadne DOCG, Garda DOC, Bagnoli e Corti Benedettine, Colli Euganei, Vini Vicenza e Gambellara, Vini DOC delle Venezie e tanti altri. All’evento, che sarà inaugurato ufficialmente alle ore 11:00 alla presenza delle Autorità regionali e locali, è prevista anche l’installazione di una sezione di “Casa Veneto”, il nuovo stand fieristico della Regione Veneto realizzato da Veneto Agricoltura con CSQA, Bioagro e Intermizoo, che aveva già debuttato a Caseus a Piazzola sul Brenta nei primi giorni di ottobre.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

14 settembre – 2 ottobre 2022, a Isola della Scala (VR) torna la Fiera del Riso

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“Dopo due anni di pandemia il piatto tipico della tradizione contadina, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, ritorna protagonista di uno degli appuntamenti fieristici più longevi del Veneto. Nata nel 1967 nella pianura veronese, la Fiera del Riso di Isola della Scala (VR) è espressione di un territorio capace dì mettere insieme il binomio turismo-agricoltura ed enogastronomico celebrando il riso Nano Vialone Veronese Igp. Una materia prima fortemente identitaria e di altissima qualità, che consolida la storia della cucina regionale nella quale il risotto, appunto, ha saputo confermarsi come il piatto delle feste, il primo delle cerimonie e dei riti famigliari”. A dirlo il presidente della Regione del Veneto, nel corso della presentazione avvenuta nei giorni scorsi a Palazzo Balbi a Venezia della 54^ edizione della Fiera del Riso, in programma dal 14 settembre al 2 ottobre nel quartiere fieristico isolano.

“In Veneto sono 35mila le tonnellate di riso prodotte mediamente in un anno, in quasi 1500 ettari coltivati nei 25 comuni della provincia di Verona”. La kermesse, prima in Italia per numero di presenze e seconda in Europa dopo l’Oktoberfest, valorizza un’arte antica che ha reso celebre il riso veronese Igp anche nel panorama internazionale. Oggi, infatti, questa eccellenza dell’agroalimentare veneto è considerato non solo il capostipite dei risi da risotto, ma è anche il primo in Europa ad essersi aggiudicato il riconoscimento Igp”. Assieme all’assessore regionale all’Agricoltura, presenti al lancio della Fiera del Riso 2022, tra gli altri, il Sindaco e l’assessore alle Manifestazioni del Comune di Isola della Scala, l’amministratore unico dell’Ente Fiera e il presidente del Consorzio di Tutela della Igp del Riso Nano Vialone Veronese.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

10-11 Settembre 2022, Festa del Formaggio: i caseifici aprono le porte al pubblico per approfondire la conoscenza del formaggio

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La filiera lattiera-casearia italiana è uno dei fiori all’occhiello del nostro Paese, tanto che con quasi cinquecento varietà di formaggi (tra freschi, spalmabili e stagionati), l’Italia è il terzo produttore dell’Unione Europea, preceduta solo da Germania e Francia. Nello specifico, sono ben cinquanta le eccellenze casearie Made in Italy riconosciute e tutelate dall’Unione Europea con il marchio Dop (Denominazione di origine protetta), una voce sempre più importante del food italiano, anche dal punto di vista dell’export. E in questo scenario il Veneto gioca un ruolo di assoluto protagonista: Asiago DOP, Casatella Trevigiana DOP, Montasio DOP, Monte Veronese DOP, Piave DOP, Burro, Grana Padano DOP, Stracchino, Morlacco, Pecorino dell’Adige, Caciotte speziate e classiche, Inbriago sono solo alcuni dei prodotti caseari di alta qualità che nascono dalla passione e dalla maestria degli esperti casari veneti.

Numerosi sono anche i caseifici e le latterie degni di essere visitati per le specialità casearie prodotte, da gustare a tutte le ore e in ogni stagione. Ciò che spesso manca nei consumatori, però, è il desiderio di approfondire la cultura del formaggio, la conoscenza legata alla storia, alla tradizione e alle lunghe lavorazioni che stanno dietro a questo meraviglioso prodotto. Eppure, la conoscenza e l’informazione consentirebbero di effettuare delle scelte mirate all’acquisto di prodotti di alta qualità, magari ottenuti da un latte con caratteristiche chimiche e microbiologiche del tutto uniche. Per fortuna, da qualche anno esistono eventi ed iniziative che permettono a tutti, dai foodies e appassionati ai curiosi, grandi e piccini, la possibilità di partecipare e immergersi nella produzione del formaggio. Perchè il formaggio è arte, il formaggio è cultura e come tale dev’essere divulgato nel rispetto degli attori che prendono parte al suo ciclo di vita e a quello dell’animale allevato a produrne il latte, questo elemento così prezioso quanto spesso bistrattato. A questo proposito, un appuntamento da non perdere è la  Festa del Formaggio, che quest’anno si svolgerà nei giorni 10 e 11 Settembre, quando 60 caseifici agricoli e artigianali di 15 regioni apriranno le porte a curiosi, appassionati, professionisti e neofiti del settore.

Open Day? Green Day! Una giornata dedicata alla natura, all’aria buona, agli animali, al latte e allo stare insieme, a cui aderisce anche Latteria Perenzin, l’azienda casearia del trevigiano, da sempre nota per l’alta qualità dei suoi prodotti biologici.  “Abbiamo con piacere aderito all’open day, – spiega la titolare Emanuela Perenzin – perché siamo convinti che la cultura casearia si diffonde anche e soprattutto tramite il turismo. Da molti anni la nostra azienda ha aperto le porte al visitatore, con visite guidate, degustazioni, cheese making experience, questo perché crediamo che il visitatore appassionato sia il migliore veicolo di diffusione della nostra eccellenza. In questa speciale occasione, apriremo anche le sale di produzione, evento più unico che raro in quanto, per motivi sanitari le aree produttive sono interdette al pubblico. Inoltre, poiché il mondo del formaggio ha un fascino particolare per i più piccoli, da sempre accogliamo scolaresche dalla scuola materna fino ai ragazzi che frequentano l’università. E proprio perché i più piccolini sono i più sensibili e curiosi, abbiamo pensato di far loro fare un’esperienza a 360°, facendogli provare l’emozione di far coagulare il latte e creare con le proprie mani una piccola caciotta”. Programma. Sabato 10 settembre: ore 11.00 tour caseificio, museo, magazzini e degustazione 6 formaggi, ore 15.00 Cheese Making Experience per i più piccoli, ore 17.30 Tour caseificio, museo, magazzini e degustazione di 6 formaggi. Domenica 11 settembre: ore 10.30 tour caseificio, museo, magazzini e degustazione 5 formaggi (ore 11.30), ore 11.30 La Cantastorie dei formaggi Miglior Assaggiatrice d’Italia, Valentina Bergamin racconta Perenzin nella degustazione di 5 Formaggi, ore 17.00 Il miglior formaggio d’Italia Roberto Guermandi, gli altri finalisti del concorso ed un rappresentante di PER Bottega Cheese Bar, si sfideranno a chi farà il più bel tagliere a tema Le meravigliose colline del Prosecco DOCG (Grand Plateau), alle 19.00 gran finale con degustazione per tutti (3,50€ con calice di Prosecco DOCG e gettone per votare il migliore).

Fonte: Servizio stampa Latteria Perenzin

Al via la campagna di produzione bieticolo-saccarifera 2022 di zucchero 100% italiano. Durerà 70 giorni e vedrà 2.630 aziende agricole conferire ai soli due zuccherifici rimasti in Italia a Pontelongo (PD) e a Minerbio (BO) le bietole coltivate su 26.600 ettari.

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Dopo la lavorazione, iniziata il 18 luglio scorso, di circa 45.000 tonnellate di bietole biologiche coltivate su poco meno di 2.000 ettari in sei regioni, è iniziata la produzione dello zucchero 100% italiano negli zuccherifici Italia Zuccheri-COPROB – Cooperativa Produttori Bieticoli – di Minerbio (BO) e Pontelongo (PD) che saranno chiamati a lavorare circa un milione e mezzo di tonnellate di barbabietole provenienti da 26.600 ettari coltivati da soci e produttori conferenti della Cooperativa.

Buona qualità nonostante la siccità. Le prime settimane hanno messo in evidenza una buona qualità delle barbabietole, nonostante le avverse condizioni climatiche: le elevate temperature unite alla persistente mancanza di precipitazioni non sono, infatti, le condizioni ottimali per molte produzioni agricole. In questo scenario, la barbabietola si conferma però competitiva rispetto alle altre colture, grazie alla costante ricerca e innovazione nel campo della genetica. Le nuove varietà oggi disponibili consentono, infatti, una maggiore resistenza ai cambiamenti climatici e rendono più semplice la coltivazione. Di grande interesse anche la semina autunnale, che permette un risparmio di acqua e minori trattamenti di diserbo e antiparassitari, con conseguente riduzione dei costi di oltre il 30%.

Sostenibilità. La barbabietola da zucchero ricopre un ruolo fondamentale all’interno di una corretta rotazione perché migliora la fertilità dei terreni e agevola la gestione delle infestanti e degli insetti nocivi nelle colture in successione. Questo consente una miglior produzione di cereali con margini che aumentano dal 10 al 30%. Oltre alla produzione di zucchero, vengono recuperati tutti i sottoprodotti di lavorazione delle bietole, fornendo materie prime (polpe e melasso) essenziali e strategiche per garantire una filiera tutta italiana per l’industria del lievito e per il settore dell’alimentazione animale. Le polpe, inoltre, trovano ampio utilizzo per la produzione di bioenergia e, in un futuro prossimo, anche di biometano. A questi prodotti si aggiungono anche le calci che vengono utilizzate come ammendante per i terreni e come basi per fertilizzanti. “La sostenibilità” – afferma Claudio Gallerani, presidente di Italia Zuccheri-COPROB –, “non è solo questione di ambiente: da sessant’anni ricopriamo anche un ruolo sociale sul territorio, garantendo da un lato agli agricoltori la possibilità di coltivare una coltura che dà reddito e dall’altro l’occupazione di circa 270 lavoratori che quasi raddoppiano nel periodo di campagna. Il ritorno economico è poi completato da tutte le imprese dell’indotto (circa 1.500) tra agromeccanici, fornitori di mezzi tecnici e sementieri. Ogni anno ciascuno dei due stabilimenti riversa sul proprio territorio circa 100 milioni di euro che intendiamo aumentare grazie a progetti di sviluppo in partnership con altre realtà”.

Fonte: Servizio stampa Italia Zuccheri Coprob

Ais Veneto: Gianpaolo Breda è il nuovo presidente

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Già consigliere regionale e delegato per la provincia di Venezia con la sua lista “Vino e Cultura. Avanti tutta!”, Gianpaolo Breda è stato eletto nuovo presidente regionale dell’Associazione Italiana Sommelier Veneto. Breda ha raccolto 1225 voti, espressi per la prima volta con il voto elettronico.

Il direttivo regionale. Accanto a lui, per il mandato 2022-2026, la squadra composta dai consiglieri regionali Giancarlo Cestaro, Emanuela Pregnolato, Sergio Castagna, Marco Visentin e Marco Comunian e dai delegati provinciali Lorena Ceolin per Venezia, Rossano Moretto per Padova, Luca Grezzani per Vicenza, Paolo Bortolazzi per Verona, Wladimiro Gobbo per Treviso, Ivan Del Puppo per Belluno e Giovanni Geremia per Rovigo. All’organo di controllo dei Revisori Legali sono stati nominati invece Bettina Solimando (Verona), Mauro Carazzai (Belluno) e Alberto Matteazzi (Vicenza).

Fonte: Garantitaly.it

Report agroalimentare 2021: tiene la corazzata del vino, cedono cereali e ortofrutta. Sull’inizio 2022 pesano le incognite siccità, alte temperature e guerra in Ucraina. 

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Alla luce dei risultati ottenuti dal comparto agricolo veneto nel 2021, gli effetti economici negativi legati al Covid sembrano solo un ricordo lontano. Lo confermano i dati appena pubblicati da Veneto Agricoltura che, alla voce produzione lorda agricola complessiva, riportano un incoraggiante 6,4 miliardi di euro, in crescita del +2,9% rispetto al 2020.

Nel 2021, i risultati raggiunti dall’agroalimentare veneto avrebbero potuto essere ancora più interessanti, ma purtroppo al generale miglioramento dei prezzi di mercato ha fatto da contraltare un calo delle produzioni dovuto all’andamento climatico avverso registrato in primavera (gelate tardive) e in estate (siccità e alte temperature). Di conseguenza, le coltivazioni erbacee hanno segnato una riduzione del valore del -0,8% mentre quello delle coltivazione legnose addirittura del -15,6% (a soffrire di più sono state le frutticole colpite dalle gelate di aprile). Per quanto riguarda gli allevamenti, si segnala un leggero miglioramento sia delle quantità prodotte che dei prezzi di mercato, per un valore della produzione del +5,6%. Il report completo “Congiuntura del settore agroalimentare veneto 2021” è disponibile al seguente link: https://bit.ly/39ZqYWG.

Prime stime per il 2022. Il Report di Veneto Agricoltura lancia anche un primissimo sguardo sull’agricoltura veneta nel 2022, che purtroppo si ritrova a fare i conti con una prolungata siccità, altissime temperature e la guerra in Ucraina, che getta incertezze sui mercati e causa incrementi dei costi di produzione (energetici). Le prime indicazioni raccolte presso gli operatori locali sulle intenzioni di semina per l’annata agraria 2022 evidenziano, per quanto riguarda i cereali autunno-vernini, un ulteriore incremento delle superfici coltivate a frumento tenero, che si prevede possano superare i 100.000 ettari (+5/10% rispetto al 2021) e a frumento duro a circa 15.000 (+5%). Per le colture orticole non si registrano particolari problemi di tipo fitosanitario, ma la scarsità di piogge ha costretto ad interventi di irrigazione inusuali per il periodo, senza tuttavia penalizzare le rese produttive, per cui si stima che la produzione possa attestarsi sugli stessi livelli del 2021. L’andamento climatico primaverile nella norma ha favorito un normale sviluppo vegetativo delle colture frutticole, per le quali si può prevedere il raggiungimento di rese nello standard produttivo delle diverse colture. Lo stato fitosanitario del vigneto veneto si presenta buono, ma l’assenza di piogge sta creando non poche preoccupazioni tra i produttori. La produzione di latte in Veneto, nei primi mesi del 2022, si conferma sui livelli del 2021, grazie a Verona (+3,5% nel 1° trimestre), mentre calano un po’ tutte le altre province, in particolare Belluno e Rovigo. Sul fronte del prezzo del latte alla stalla vi è un chiaro aumento, con quotazioni ben sopra i 40 euro/hl e massime anche a 45 euro/hl. Il trend nazionale delle macellazioni del bovino da carne risulta in crescita nel primo trimestre del 4% circa, rispetto allo stesso trimestre del 2021, cosi anche in Veneto. Per il comparto suinicolo i dati del primo trimestre sulle macellazioni indicano una discreta riduzione dei capi macellati intorno al 5,3% (variazione sul primo trimestre 2021). La riduzione delle macellazioni ha contribuito ad un recupero delle quotazioni rispetto agli ultimi mesi del 2021, riportando i prezzi su valori intorno e superiori a 1,6 euro/kg, che risultano più alti rispetto al primo semestre dell’anno scorso. L’aspetto più evidente della filiera avicola nei primi mesi del 2022 è la forte crescita dei prezzi di mercato all’origine sia per i polli da carne che per i tacchini da carne (oltre il 50%), non del tutto spiegabile con l’aumento dei costi di produzione, il cui indice segna aumenti più contenuti (intorno al +30/35%).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura