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Rapporti Africa-Europa. Nel “Nord-est” africano, opportunità per l’Italia

Incontro Argav-Wigwam 18/06/10: a parlare, da sx Katia Mazzucato, Fabrizio Stelluto, Giancarlo Scottà

(di Pietro Bertanza, Vice Presidente Argav) In questo caso lo dobbiamo proprio dire: il mal d’Africa esiste! Lo ha dimostrato Katia Mazzucato (manager italiana a capo del progetto Greenoil) durante l’incontro Argav-Wigwam di venerdì scorso (18/06/2010) moderato da Fabrizio Stelluto, Presidente Argav, nella splendida cornice del circolo di campagna ad Arzerello (Padova).

Benin e Togo : ad Ovest il “nordest” dell’Africa. L’imprenditrice italiana ha illustrato, ad una platea attenta e preparata, il suo progetto per la realizzazione in Togo e Benin di un’impresa agroenergetica per la produzione di olio da piante di Jatropha curcas destinato ad alimentare gli impianti dei consorziati Greenoil per la generazione in Italia di energia elettrica. Il programma di lavoro prevede la coltivazione di 15.000 ettari con una pianta non food, la Jatropha curcas appunto, nei territori lasciati incolti dell’Africa occidentale, che si potrebbe definire “il Nord-est africano”, e la commercializzazione dell’olio combustibile in Italia per una produzione totale di energia pari a 25MW. Progetto che prevede investimenti sino a 20 milioni di euro. Mazzucato non ha lasciato nulla al caso e lo dimostra con numeri, dati e competenza rispondendo alle continue domande degli astanti incuriositi e rapiti dal progetto.

Jatropha curcas

Utilità sociale. Non solo aspetti economici per il progetto: infatti, è stata dedicata particolare attenzione anche all’aspetto occupazionale e di sviluppo socio economico del comparto agricolo nei paesi africani. In particolare, le piantagioni sono state progettate per essere coltivate e gestite interamente manualmente e per consentire all’agricoltore e alla sua famiglia di realizzare proprie coltivazioni agricole nella modalità Intercropping (coltivazione di specie intrafilare) nelle aree dell’azienda agroenergetica. Ciò favorirà inoltre una maggiore fertilità del terreno.

La visione europea. L’incontro è proseguito con l’intervento di Giancarlo Scottà (deputato al Parlamento Europeo, vicepresidente della Delegazione all’assemblea parlamentare paritetica ACP-UE – ndr Africa Caraibi Pacifico, Unione Europea) che ha portato la sua esperienza in campo europeo. Scottà ha raccontato le sue visite in Africa e le varie opportunità anche per gli imprenditori italiani. L’onorevole ha continuato il suo intervento toccando un problema assai annoso: la definizione del rischio nei Paesi in via di sviluppo. Infatti molte sarebbero le potenzialità del territorio africano per l’agricoltore, ma che spesso non conosce bene la realtà o è legato a stereotipi di vecchia data che vuole l’Africa “il Paese nero”.

Incontro Argav-Wigwam 18/06/10: da sx, Katia Mazzucato, Fabrizio Stelluto, Giancarlo Scottà

La questione DO. La serata Argav è continuata all’insegna delle denominazione di origine e della nuova legge in via di approvazione in sede europea. Infatti Scottà è anche membro della commissione agricoltura europea. L’europarlamentare ha subito rassicurato che le diciture doc, docg e igt saranno mantenute e che non c’è pericolo per la Nutella. Ultima questione affrontata e che tiene banco in Europa è la Pac (Politica agricola comune) post 2013. Scottà ci ha solo riferito che sono stati presentati più di 1.200 emendamenti alla proposta di legge… Sarà un bel dibattito.

Alcuni numeri del progetto greenoil. 15.000 ettari piantati a Jatropha Curcas, 48.000.000 piante messe a dimora,
355.958 tonnellate di olio combustibile, 917.855 tonnellate di panello da usare come combustibile, 2.743 nuovi posti di lavoro fissi in Africa.

Come di consueto, al termine dell’incontro i presenti hanno potuto godere dell’ospitalità dello chef e padrone di casa Efrem Tassinato.

Incontri formativi Argav: il 18 giugno ad Arzerello si parla di rapporti agroambientali Europa-Africa

Venerdì 18 giugno p.v. alle ore 19:00 è previsto un altro incontro formativo per i soci Argav al circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Pd). Questa volta si parlerà di rapporti agroambientali fra Europa ed Africa insieme agli europarlamentari Sergio Berlato (componente Commissione Ambiente) e Giancarlo Scottà (vicepresidente Delegazione Assembela Paritetica Acp-Ue) nonché alla manager Katia Mazzucato, promotrice dell’Expo permanente fra Italia e West Africa e di un’innovativa produzione per biocombustibili vegetali in Benin.

Agroenergia: dal Governo un freno allo sviluppo

Il Gestore dei Servizi energetici non sarà più obbligato a riacquistare i “certificati verdi” in eccesso. Lo stabilisce il decreto legge 78/10 contenente misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica che, con l’articolo 45, elimina i meccanismi di regolazione del mercato di questi titoli, introdotti recentemente, che ne hanno consentito la stabilizzazione del prezzo, evitando dannose speculazioni.

Si allonta l’obiettivo di utilizzare per il 2020 il 17% di energia da fonti rinnovabili. Agroenergia, associazione del settore aderente a Confagricoltura, non nasconde la propria preoccupazione per una misura che provocherà certamente il blocco di nuovi investimenti e ingenti problemi economici agli impianti in produzione, con particolare riferimento a quelli a biomasse e biogas già in esercizio alla data del 31 dicembre 2007. “Si tratta di una modifica del sistema legislativo – commenta Agroenergia – decisamente in controtendenza rispetto all’obiettivo per l’Italia di utilizzare, al 2020, almeno il 17% di energia da fonti rinnovabili”.

Incoerenze da sanare. Una decisione, che viene peraltro, presa nel momento in cui l’Italia si accinge a presentare a Bruxelles il piano di azione nazionale sulle rinnovabili, in cui saranno indicati gli strumenti e le misure per raggiungere questo obiettivo. “Ancora una volta – continua l’Associazione che riunisce i produttori di energia associati a Confagricoltura – nel settore delle rinnovabili si agisce in modo incoerente: da una parte il Parlamento approva la legge comunitaria 2009, delegando il Governo a recepire entro fine anno la Direttiva Comunitaria 2009/28/CE sulle rinnovabili prevedendo l’adeguamento, il riordino ed il potenziamento del sistema di incentivazione, soprattutto in riferimento alle biomasse ed al biogas; dall’altra viene smontato uno strumento indispensabile per lo sviluppo delle agroenergie, per la tutela dell’ambiente e per la crescita dell’occupazione”. Agroenergia auspica che tali incongruenze possano essere superate nell’iter di approvazione del provvedimento in Parlamento attraverso l’abrogazione dell’articolo 45.

(fonte Agi)

Il mercato orticolo di Chioggia pensa in grande

Chioggia Ortomercato del Veneto

Giro di boa per il radicchio rosso precoce primaverile di Chioggia. Iniziata il 7 aprile, la stagione dei conferimenti dovrebbe concludersi dopo la metà di giugno. E al mercato orticolo di Brondolo si fanno le prime valutazioni. Il prezzo spuntato dalle prime partite (2,32 euro al chilo) non è stato mai più raggiunto e le quotazioni sono progressivamente scese all’aumentare dei conferimenti giornalieri. Il mese di aprile può comunque vantare una quotazione media di poco superiore a 1,40 euro al chilo.

Meglio del 2007-2008, ma peggio del 2009. Pur non essendosi ripetuta l’ottima performance dello stesso mese del 2009 (2,20 euro/kg di media), è andata comunque meglio del precedente biennio 2007-2008, quando le medie dello stesso periodo si sono attestate molto in basso, tra i 24 e i 37 centesimi. Per quanto riguarda i quantitativi, a fine aprile mancavano all’appello circa mille quintali rispetto allo scorso anno, quando i conferimenti del mese avevano di poco superato i 23mila quintali. Alla fine della seconda settimana di maggio però, nonostante il perdurare di un andamento climatico tipicamente marzolino, il gap è stato ampiamente superato, mentre i prezzi tengono ancora e sono attestati alcuni centesimi sotto l’euro.

I progetti per il futuro. Per Chioggia Ortomercato del Veneto, la società che da poco più di due mesi ha avuto in gestione il mercato, questo è anche tempo di mettere in campo i progetti per il futuro. «L’attenzione principale in questa prima fase è necessariamente rivolta all’impresa agricola – spiega il presidente Giuseppe Boscolo Palo – alla quale ci proponiamo di offrire una serie di servizi: dalla informatizzazione all’approvvigionamento dei mezzi tecnici per la produzione, dalla nuova asta ad orologio al laboratorio di analisi, dalla piattaforma logistica alla frigoconservazione. Serve inoltre la formazione degli operatori e l’anagrafe delle aziende. Il passo successivo sarà un patto di valorizzazione territoriale tra produzione e commercializzazione per attuare iniziative promozionali, fino alla creazione di un polo agroalimentare al servizio della città».

Dal polo agroalimentare all’energia fotovoltaica. «Siamo pronti ad accogliere investitori privati che vogliano sviluppare in quest’area le loro attività – prosegue Boscolo – ed alcune richieste ci sono già pervenute, come l’insediamento di una piattaforma logistica per prodotti ortofrutticoli, ma anche in settori completamente nuovi, come quello di una ditta del settore ittico o quello di un paio di ditte della logistica alimentare. Stiamo anche valutando diverse ipotesi per installare sopra le coperture della centrale un impianto fotovoltaico, per coprire il fabbisogno energetico delle diverse attività che si andranno insediando, senza alcuna emissione di sostanze inquinanti: ricavando l’energia elettrica dall’irraggiamento solare, ogni anno risparmieremmo oltre 400 tonnellate di olio combustibile ed eviteremmo di immettere in atmosfera circa 1.300 tonnellate di anidride carbonica. Il nostro “libro dei sogni” – conclude il presidente – sarà presto tradotto in un masterplan e in un piano finanziario triennale che interesserà tutti gli 8 ettari di competenza del mercato, la cui redazione sarà affidata ad un professionista attraverso un bando di evidenza pubblica».

(fonte Chioggia Ortomercato del Veneto)

Ribadisce Coldiretti Rovigo: i terreni agricoli servono agli agricoltori

«Coldiretti non è contraria a uno specifico impianto fotovoltaico, ma è contraria, in generale, a che si usi il terreno agricolo per insediamenti industriali da parte di soggetti non-imprenditori agricoli, senza alcuna limitazione o salvaguardia, cosa che è stata invece consentita da una delibera della giunta veneta (la numero 2204 del 2008), che Coldiretti Veneto ha impugnato davanti al Tar regionale già dal 12 novembre 2008. Fra l’altro si è chiesto al giudice di provvedere prima possibile, per non bloccare od ostacolare chi vuole fare investimenti nel fotovoltaico».

Valentino Bosco, presidente di Coldiretti Rovigo, interviene così per chiarire la posizione dell’organizzazione agricola, all’indomani del nuovo ricorso di Coldiretti Veneto, presentato contro la delibera della giunta che autorizza l’impianto fotovoltaico di Canaro. «Quest’ultimo è soltanto un atto dovuto, come lo sono state (o lo saranno) le altre impugnazioni di altrettante delibere autorizzative di impianti fotovoltaici in giro per il Veneto – spiega il presidente – La nostra posizione è chiara fin dal 2008: non è un problema di tipo di impianto, ma di luogo dove viene istallato. Gli impianti industriali, e fra questi quelli per la produzione di energia – dichiara Bosco – devono andare all’interno delle aree destinate, appunto, alle attività economiche non-agricole, oppure sui tetti dei capannoni. Non per nulla Coldiretti non si è opposta al mega parco fotovoltaico di San Bellino che sorgerà in zona artigianale, come non si opporrà mai al fatto che i propri soci, imprenditori agricoli, decidano di realizzare impianti per la produzione di energia elettrica sui propri terreni, ma in collegamento con la propria attività agricola e con dimensioni di nessun impatto sulla destinazione dell’area circostante».

I terreni agricoli non sono aree vuote in attesa di edificazione. «Il problema è nato – spiega ancora Bosco – con la delibera 2204/2008, perché ha derogato, secondo noi illegittimamente, alla legge regionale 11/2004, la quale, al contrario, prevede che nelle zone agricole, soltanto gli imprenditori agricoli possano edificare strutture produttive ed esclusivamente in funzione dell’attività agricola, sulla base di un piano aziendale obbligatorio per gli agricoltori, ma che non è stato reso altrettanto obbligatorio per gli altri». «In altre parole – chiarisce ancora Bosco – si è creata una disparità di trattamento tutta a svantaggio degli agricoltori proprio sui loro terreni e, contemporaneamente, non si è tutelata la funzione dei terreni agricoli stessi, che non sono aree vuote in attesa di edificazione, ma hanno un preciso valore intrinseco, legato alla produzione agricola, costituiscono il polmone degli insediamenti urbani e conservano i valori naturalistici del paesaggio».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Bio-impianti in aree rurali: la posizione di Coldiretti Veneto

cippato

L’impresa agricola ha molteplici opportunità nel settore agro-energetico: ri-utilizzo di biocombustibili solidi come biomasse forestali, residui agricolo e agroindustriali per la produzione di energia termica ed elettrica. Un ambito più specifico, ma non meno promettente, è rappresentato dal recupero di energia da effluenti zootecnici, anche in codigestione con materiali vegetali (biogas). Inoltre la diffusione del fotovoltaico in ambiente rurale può rappresentare una prospettiva interessante.

Necessaria una regolamentazione in Veneto. Per favorire la generazione di energia da fonti rinnovabili inserite in una filiera locale e limitare la diffusione di iniziative slegate dalle potenzialità produttive dell’agricoltura serve una regolamentazione in Veneto. I provvedimenti regionali, invece, vanno nel verso opposto evidenzia Coldiretti Veneto. Infatti la delibera della Giunta regionale del Veneto n. 2204/2008 disapplica l’art. 44 della legge regionale n. 11/2009, consentendo a tutti i soggetti la collocazione in aree rurali di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Priorità agli agricoltori. Di conseguenza, gli impianti più grandi, alimentati da biomasse non necessariamente locali, derogano totalmente, mentre quelli di dimensioni minori, devono dimostrare la connessione con le biomasse prodotte prevalentemente dall’azienda agricola e i requisiti fissati dalla legge urbanistica. Paradossalmente, quindi, le imprese che nulla hanno a che vedere con l’ambito produttivo agricolo, possono realizzare impianti alimentati con biomasse non locali o, addirittura, di provenienza estera, proprio in zona agricola.

Governare la diffusione del fotovoltaico in ambito agricolo. Coldiretti ha chiesto il  ripristino della norma regionale che consentirebbe di governare anche la diffusione del fotovoltaico, dato che l’impresa agricola, garantendo la connessione tra impianti e terreni, assicura una maggiore sostenibilità delle installazioni in ambito agricolo. Nel frattempo l’Organizzazione agricola è già ricorsa al Tar per bloccare quella che dovrebbe essere la distesa di pannelli solari  più grande d’Italia ovvero un progetto che andrà ad occupare oltre 100 ettari nella provincia di Rovigo.

(fonte Coldiretti Veneto)

Agroenergie: a Vallevecchia si sperimenta per le aziende. E il 28 marzo, a Pasqua e Pasquetta, Museo aperto al pubblico

trattori all'olio di colza

Veneto Agricoltura, l’azienda della Regione per i settori agricolo, forestale e agroalimentare, ha attivato un’area operativa sulle agroenergie, dotata di sportello informativo cui il mondo agricolo può rivolgersi, e sta avviando una serie di sperimentazioni concrete.

Colza: dalla produzione all’utilizzo nei mezzi agricoli. A ValleVecchia, una delle 16 sedi sedi dell’Azienda regionale sita tra Caorle e Bibione in provincia di Venezia, è attiva da tempo la “filiera dell’olio vegetale puro”, che dimostra la fattibilità ed economicità di questa attività per aziende con certe dimensioni o per consorzi tra aziende. Il ciclo dimostrativo di ValleVecchia è completo, ovvero si parte dalla produzione e raccolta del colza, l’essicazione, la spremitura (in azienda è attivo un apposito minifrantoio), e il suo utilizzo attraverso i mezzi agricoli. A ValleVecchia inoltre è al lavoro l’unico trattore in Italia appositamente creato (dalla Fendt) per l’utilizzo dell’olio di colza. Sono una settantina i mezzi di questo tipo operativi in Europa, specialmente in Germania e Francia. E’ possibile anche utilizzare trattori convenzionali ai quali è stato applicato il kit di modifica per l’olio vegetale, mezzi presenti anche a ValleVecchia.

ambiente di Vallevecchia

Aperto per Fai. Nell’ambito della 18^ Giornata di Primavera, il FAI (Fondo per l’ambiente Italiano) propone delle visite guidate al Museo di ValleVecchia, in quanto area unica nel suo genere di riqualificazione ambientale, dove convivono agricoltura e natura. La proposta è per domenica 28, ore 10.00 – 17.00. Previste corsie preferenziali per Iscritti FAI; possibilità di iscriversi in loco. Visite guidate con partenza ogni ora in pullman; ritrovo c/o Piazzale Ristorante Tulliopane – Sindacale (vicinanze Idrovora).

MAV

Apertura straordinaria a Pasqua e Pasquetta . Il MAV (Museo Ambientale di ValleVecchia) rimane aperto anche il 4 e 5 aprile 2010 (dalle 10 alle 17). All’interno del Museo sono trattati gli aspetti storici, naturalistici, gestionali e produttivi dell’area di ValleVecchia e della Laguna di Caorle, con pannelli, diorami, plastici, postazioni interattive e la ricostruzione di un casone realizzato con le tradizionali tecniche dei pescatori. Dopo la visita al MAV, si può continuare la scampagnata andando alla scoperta dei sentieri di ValleVecchia.

(fonte Veneto Agricoltura)