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Agromafie, in Veneto un progetto regionale per promuovere la legalità

IMG-20241126-WA0031“Quello di Coldiretti è un impegno costante per la legalità a tutela di tutti, agricoltori e consumatori. A livello nazionale opera l’Osservatorio Agromafie con un progettualità territoriale che proprio in Veneto ha favorito la programmazione di azioni mirate che continuano a coinvolgere enti ed istituzioni nel comune obiettivo di promuovere la trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare”. E’ quanto è stato puntualizzato a Verona nei giorni scorsi in occasione del convegno organizzato da Unioncamere e Regione del Veneto dal titolo:”Come studiare le mafie: analisi interdisciplinare” a cui ha partecipato Alberto Bertin dell’area legislativa di Coldiretti Veneto portando uno spaccato della realtà del settore primario.

La mafia arriva a controllare intere catene di supermercati e ristoranti

L’attività intrapresa con il coordinamento del comitato scientifico dell’Osservatorio stesso insieme all’ex Ispettorato Interregionale del lavoro, ai carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, al nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est ha permesso la realizzazione di studi e ricerche sulla realtà regionale e soprattutto una capillare promozione nelle scuole di ogni grado e ordine di interventi per favorire comportamenti attenti e virtuosi di fronte ai segnali della presenza confermata di un sistema malavitoso anche in Veneto. “Le infiltrazioni mafiose  compromettono la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del Made in Italy nel mondo – ha spiegato Bertin riportando il quadro generale raccolto nei dossier. Le mafie nelle campagne operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, pratiche commerciali sleali, caporalato, truffe nei confronti dell’Unione europea fino al controllo di intere catene di supermercati e ristoranti con un business criminale stimato – secondo Coldiretti – in oltre 24,5 miliardi di euro”.

Cibo settore di investimento della malavita

“Il cibo – ha ricordato Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto che recentemente ha partecipato all’audizione in 4^ commissione consiliare  –  è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana delle persone. È fondamentale conoscere le criticità che possono toccare l’agroalimentare sotto il profilo delle illegalità e della criminalità; altrettanto importante è però prevenire le condizioni che possono esporre le aziende agricole a questi fenomeni – conclude Salvan –  è necessario quindi garantire l’equa distribuzione del valore sugli attori della filiera, a partire dal produttore, e creare politiche attive che consentano alle imprese di non trovarsi in difficoltà ad esempio nel reperimento della manodopera, che spesso è straniera e senza possibilità di trovare banalmente un alloggio dove abitare”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Presentato a Verona il 2° dossier sulle infiltrazioni mafiose nelle filiere agroalimentari venete, i primati regionali fanno gola al malaffare

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I primati dell’agroalimentare veneto fanno gola al malaffare. I fenomeni illegali non risparmiano le filiere del sistema regionale proprio per le ottime perfomance del comparto che rappresentano una ricchezza, terreno fertile per gli interessi illeciti. A confermarlo, il secondo rapporto promosso dall‘Osservatorio Agromafie-Fondazione promosso da Coldiretti con il contributo della Regione Veneto e presentato all’Università di Verona a fine novembre 2023.

Come quello precedente, il dossier è frutto di un lavoro collettivo, messo in campo da un tavolo cui hanno partecipato attivamente l’ex Ispettorato Interregionale del lavoro del Nord-Est, i carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est, oltre ai dirigenti della Coldiretti regionale e dell’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa  e la promozione della trasparenza.

Nel  dossier sono sono stati affrontati temi importanti che i relatori hanno esposto quali le nuove forme di caporalato,  ma anche  il tema delle pratiche commerciali sleali con il ruolo di vigilanza dell’ICQRF, e le indebite appropriazioni di fondi comunitari. Il volume racchiude inoltre  il punto di vista dei cittadini, delle imprese, delle istituzioni sulla percezione del malaffare nel comparto agroalimentare.

Un business che in Italia vale 24,5 miliardi di euro con una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. Dal rapporto emerge un quadro dove si evidenzia che il settore agricolo in Veneto cresce e genera occupazione, come testimonia l’incremento di oltre l’11% del numero di occupati nel settore, in controtendenza rispetto all’andamento complessivo della Regione, pressoché stabile (-0,2%). Una crescita che interessa tutte le province ad eccezione di Belluno con un trend in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, che perde il 2,1%. “Serve garantire la legalità a tutela di tutti gli agricoltori e dei consumatori – ha detto Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto –. Gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agricolo sono in crescita. Il cibo è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone”.

Con oltre 82mila le imprese agricole censite nella Regione, il 7%del totale nazionale, il settore agricolo genera un fatturato di oltre 6 miliardi di euro in aumento dell’8% nell’ultimo quinquennio. Un ruolo cruciale è assunto dalle attività connesse con la Regione Veneto che si colloca al 5° posto in Italia con 5.698 aziende, subito dopo la Toscana al primo posto (7.624), la Lombardia (6.347), il Trentino Alto-Adige (6.203) e l’Emilia-Romagna (5.725). Tra le principali attività al primo posto l’attività agrituristica con 1.454 realtà dislocate sul territorio regionale. Inoltre, con 9 miliardi di prodotti agroalimentari regionali destinati sui mercati internazionali, l’export regionale contribuisce ad alimentare i buoni risultati raggiunti dal cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. Le performance della Regione coprono il 14% dell’export agroalimentare complessivo italiano, che nel 2022 ha raggiunto il record storico di 61 miliardi di euro. Crescono in questa direzione tutte le Province venete, dai migliori risultati di Vicenza (+60%) a Rovigo (+7%).

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Agromafie, i tentacoli della nuova “mala” sul Veneto delle eccellenze

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“Ad ogni commemorazione prende forma l’idea dei magistrati come rivoluzionari in quanto portatori di legalità, tanto da restituire al Paese un po’ di fiducia di modo che i cittadini possono dire lo Stato Siamo Noi come qualcosa di veramente sentito”. Con un ricordo personale dedicato alle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con gli uomini e donne delle rispettive scorte, a 30 anni dalla strage di Capaci e Via D’Amelio, il Procuratore Gian Carlo Caselli ha presentato lo scorso 20 luglio il 1° Dossier sul fenomeno dell’illegalità e criminalità nelle filiere agroalimentari regionali. Un lavoro realizzato dalla Fondazione di Coldiretti Osservatorio Agromafie grazie alla Regione del Veneto e svolto in collaborazione con gli Istituti di ricerca Eurispes ed Ixè, con i contributi delle forze dell’ordine che hanno permesso di dettagliare il rapporto attraverso i  numerosi dati che fanno emergere il grande lavoro quotidiano di controllo e repressione nei confronti delle attività illecite.

Secondo i dati della Dia riportati nella relazione del 2021, a “condannare” il Veneto alle infiltrazioni criminali – ha sottolineato Caselli –  sono proprio i primati conquistati che portano la regione ai vertici nazionali del “Made in Italy”, in particolare quelli legati all’agroalimentare, settore da alcuni decenni diventato il nuovo campo di interesse malavitoso. “Un patrimonio di eccellenze regionali che producono un fatturato di 6,3 miliardi di euro, di cui oltre la metà del valore rappresentato da eccellenze con denominazioni certificate Ue, fiore all’occhiello di un sistema imprenditoriale tra i più ricchi del Paese. Con un turismo da record, distretti industriali di rilevanza internazionale, marchi campioni dell’export, il comparto è diventato obiettivo di penetrazione mafiosa sempre più radicata e capillare. Una vera riorganizzazione del mondo criminale – ha affermato Caselli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione – dopo la dissoluzione della vecchia Mala del Brenta di Felice Maniero, con nuovi ingressi, riposizionamenti e nuove strategie. Dai furti nei campi allo sfruttamento del lavoro, dalle frodi alimentari ai prodotti contraffatti il malaffare si aggira con modalità conosciute: estorsione, usura, intimidazione, spesso favorito dalla complicità di una parte del mondo imprenditoriale che per profitto pratica evasione fiscale, giri di fatture false, smaltimento illecito di rifiuti, riciclaggio di denaro sporco.

Canali di credito “paralleli”. Le associazioni mafiose attive in Veneto (come nel resto del Paese) si sono abituate a raggiungere i loro obiettivi più con la corruzione e con la forza del loro denaro che con la violenza, costruendo una rete più vasta possibile di “amici” e partner con pochi scrupoli in grado di agevolare e incentivare i loro affari. Una strategia abituale dei sodalizi – ha spiegato Caselli – è quella di costituire un canale di credito parallelo, rispetto a quello bancario, spesso inaccessibile, per le aziende in affanno. Lungo la filiera agroalimentare occorre registrare che la ristorazione dimostra una certa vulnerabilità dovuta soprattutto alla pandemia che ha indebolito questo settore facilitando meccanismi di prestanome presentabili e scatole cinesi, acquisto e vendita delle licenze, aperture, ristrutturazioni, chiusure e nuove acquisizioni. I dati elaborati da Libera su fonte Cerved individuano 312 imprese della ristorazione in Veneto diventate in questo biennio più sensibili a infiltrazioni criminali, pari al 14,8% di quelle attive nella Regione. Inoltre quando si tratta di cibo la preoccupazione sale tra i cittadini – ha aggiunto Alex Buriani di Ixè illustrando l’indagine svolta su un campione di 600 veneti – la reazione infatti è sempre di allerta. E nonostante il 58,2% degli intervistati ritiene mediamente sicuri i prodotti in vendita, sufficientemente controllati, l’83% non pranzerebbe ne cenerebbe in un locale gestito dalla criminalità organizzata e oltre la metà imporrebbe pene più dure con la chiusura delle attività a coloro che ingannano il consumatore con le frodi e contraffazioni alimentari.

Presa di coscienza della situazione. “Nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una presa di coscienza delle dinamiche agromafiose, del loro impatto nefasto su tutto il sistema agricolo, in ogni suo snodo e della drammatica capacità di ramificazione ed espansione. E per questo sono aumentati l’impegno e gli strumenti di contrasto, in ambito normativo, giudiziario e di controllo – ha detto l’assessore regionale alla Sicurezza e Territorio Cristiano Corazzari – Protocolli d’intesa, tavoli e accordi tra le parti costituiscono un costante confronto tra operatori, istituzioni e forze dell’ordine impegnati nell’applicazione e controllo delle regole non ultimo  l’accordo – primo in Italia ha sottolineato Corazzari –  firmato in Prefettura a Venezia tra Regione e Coldiretti Veneto che fa riferimento al Decreto sulle pratiche sleali considerato una pietra miliare della giustizia”.  Un atto importante  volto a contrastare una serie di operazioni che vanno dal rispetto dei termini di pagamento (non oltre 30 giorni per i prodotti deperibili) al divieto di modifiche unilaterali dei contratti e di aste on line al doppio ribasso, dalle limitazioni delle vendite sottocosto alla fine dei pagamenti non connessi alle vendite fino ai contratti rigorosamente scritti.

“Favorire un sistema virtuoso in questo senso significa creare una equa distribuzione del valore lungo tutta la filiera.  In particolare – ha aggiunto Marina Montedoro direttore di Coldiretti Veneto – il provvedimento mira a reprimere il fenomeno di acquisto dei prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, nonché la previsione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il fornitore quali la vendita a prezzi al di sotto dei costi di produzione. “L’impegno delle parti è rivolto a creare una sinergia attivando sul territorio regionale specifici momenti di confronto, formativi e divulgazione volti a spiegare alle imprese agricole  l’importanza della nuova normativa esaminando i casi di irregolarità. La redazione corretta dei contratti di vendita dei prodotti, con attenzione particolare ai prezzi di cessione, ad alcune clausole che in particolare la Grande Distribuzione Organizzata tende ad inserire particolarmente gravose, affrontando anche la pratica diffusa delle vendite sotto costo, fino poi a soffermarsi sulla possibilità di denunciare i fenomeni  all’ente di controllo ICQRF organo deputato al controllo con funzioni di vigilanza. I firmatari hanno anche istituito una Cabina di regia che svolge il ruolo di indirizzo, coordinamento e monitoraggio nell’attuazione complessiva del Protocollo.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Agromafie, “piatto ricco mi ci ficco”, 5mila ristoranti in mano alla malavita

La malavita è arrivata a controllare almeno cinquemila locali della ristorazione con il business delle agromafie che è salito a 24,5 miliardi di euro nell’alimentare dal campo alla tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base del rapporto agromafie nell’esprimere apprezzamento per l’ultima operazione della polizia di Milano contro il crimine organizzato con il sequestro di quote societarie di alcuni ristoranti e pizzerie per oltre 10 milioni di euro e l’arresto di 9 persone legate alla ‘Ndrangheta calabrese che riciclavano i soldi sporchi della criminalità organizzata nella grande ristorazione nel Nord Italia.

Agroalimentare area d’investimento per la malavita. La criminalità organizzata – sottolinea la Coldiretti – approfittando della crisi economica, penetra in modo massiccio e capillare nell’economia legale ricattando o acquisendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi in Italia e all’estero. L’agroalimentare è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone.

Nell’ultimo decennio aumentata del 70 per cento la produzione di falso italiano” commenta l’ex procuratore Gian Carlo Caselli e presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Agromafie” presente al convegno promosso nei giorni scorsi da Coldiretti Vicenza e Veneto, l’Associazione Libera, con il patrocinio del Comune, della Regione del Veneto ed il contributo della Camera di commercio di Vicenza. “La legalità conviene sempre, non è un fastidio avere delle regole, non è un optional e questo vale anche per l’intera filiera dell’agroalimentare. Il made in Italy tira, vale 340 miliardi di euro, con 2,5 milioni di persone impiegate al suo interno, ed è il migliore ambasciatore del nostro Paese all’estero. Ma questi numeri attirano anche fenomeni mafiosi, come appunto l’agromafia, una mafia cioè sempre più liquida, capace di inserirsi dovunque, dal campo agli scaffali fino alla distribuzione”. Grazie ad una collaudata politica della mimetizzazione, le organizzazioni criminali riescono a tutelare i patrimoni finanziari accumulati con le attività illecite muovendosi ormai come articolate holding finanziarie, all’interno delle quali gli esercizi ristorativi rappresentano efficienti coperture, con una facciata di legalità dietro la quale è difficile risalire ai veri proprietari ed all’origine dei capitali.

Riforma dei reati in materia agroalimentare. Le operazioni delle Forze dell’Ordine svelano gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agroalimentare ed in modo specifico nella ristorazione nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda fino alle pizzerie. In questo modo la malavita si appropria – sottolinea la Coldiretti – di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. “Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative- sostiene Coldiretti – gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare. L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta dallo stesso Giancarlo Caselli”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Firmato protocollo d’intesa tra Istituzioni, enti e organizzazioni agricole per contrastare le infiltrazioni mafiose in Veneto

i tre rappresentanti di Confagricoltura (Bonaldi), Cia (Passarini) e Coldiretti (Salvagno) che hanno siglato l’accordo come organizzazioni agricole insieme ai rappresentanti istituzionali del Veneto

Ieri, martedì 30 luglio 2019,  è stato firmato a Venezia un Protocollo d’Intesa con la Regione Veneto e altre organizzazioni sindacali ed enti per contrastare il fenomeno delle infiltrazioni criminali nel tessuto sociale e produttivo, che si sta diffondendo anche in Veneto.

Uniti contro le mafie e per sostenere le vittime del racket in Veneto. Al riguardo, Confagricoltura Veneto, esprimendo soddisfazione per l’intesa, commenta: “Come organizzazioni agricole lo scorso maggio abbiamo siglato il protocollo di intesa in materia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura – sottolinea Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presente per l’organizzazione agricola come membro del direttivo-. Ora compiamo un ulteriore sforzo per combattere le mafie, che minacciano l’economia veneta e di conseguenza la sicurezza lavorativa e la competitività. Come agricoltori vogliamo impegnarci a fondo per promuovere servizi e progetti sui temi della legalità, adottando anche percorsi formativi rivolti agli imprenditori agricoli e assistendo chi cade nella rete criminale. Intendiamo avviare anche azioni di supporto finanziario alle aziende in difficoltà, per ridurre il rischio che chi è vittima della mafia cada anche in mano agli strozzini. Infine, non esiteremo a segnalare i comportamenti illeciti alle forze di polizia e alla magistratura”.

Veneto non immune dal malaffare, specie nel settore primario. Daniele Salvagno (Coldiretti Veneto) ha evidenziato la costituzione dell’Osservatorio contro la criminalità nell’agroalimentare presieduto dall’ex Procuratore Giancarlo Caselli avvenuta nel 2014. “Studi, dossier, ricerche e indagini svolte dal Comitato Scientifico della Fondazione rivelano che il Veneto non è immune al malaffare – ha sottolineato Salvagno – in particolare per quanto riguarda il settore primario dove il patrimonio enogastronomico, con tipicità blasonate conosciute ai vertici mondiali, è copiato e scimmiottato in Europa come a livello internazionale. Il rischio è che per le Olimpiadi invernali, tra fake news e infiltrazioni, turisti ed atleti chiedano nelle tavole dei ristoranti locali il ‘Parmesan’ al posto del Parmigiano Reggiano o ‘Kresecco’ come spumante italiano. L’industria dei tarocchi – ha concluso – è più furba della buona reputazione delle nostre aziende agricole. Gli agricoltori meritano la stessa disciplina e il rispetto che mettono ogni giorno nel loro lavoro”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

Corteo a Padova per la “Giornata della memoria per le vittime della mafia” organizzato da Libera, ai partecipanti in dono le “mele della legalità”

un momento del corteo in occasione della giornata della memoria per le vittime della mafia organizzata a Padova da Libera (foto Coldiretti Padova)

Decine di migliaia di mele coltivate nel Padovano per dire no ad ogni forma di sfruttamento, corruzione e contraffazione, in agricoltura come nel resto del mondo del lavoro. A donarle, oggi, giovedì 21 marzo, a tutti coloro che hanno partecipato alla marcia avvenuta in occasione della “Giornata della memoria per le vittime della mafia” organizzata a Padova dall’associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti, sono stati gli agricoltori di Coldiretti Padova.

foto Coldiretti Padova

Un mondo agricolo a favore della legalità. Una delegazione guidata da giovani e donne imprenditrici hanno partecipato alla marcia e, all’arrivo in Prato della Valle, hanno distribuito le mele, fresche, di stagione e del territorio, raccolte nei frutteti della Bassa Padovana tramite la Cofruca, la Cooperativa Frutta di Castelbaldo. Un piccolo segno per confermare la solidarietà e la vicinanza del mondo agricolo alle iniziative di Libera a favore della legalità e del contrasto contro ogni forma di criminalità. Ribattezzate come le “mele della legalità” sono il simbolo della giornata – commenta Coldiretti Padova- si tratta di uno dei prodotti più diffusi sul territorio, ogni famiglia in giardino può averne una pianta. Dietro ad ogni frutto c’è il lavoro di tanti agricoltori per proporre un prodotto sano, genuino, dall’origine certa, che fa bene alla salute e anche al territorio. Un impegno che però troppo spesso viene “ricompensato” con pochi centesimi al chilo, costringendo le aziende a lavorare anche in perdita.

La garanzia di un prezzo equo a chi vive e lavora in campagna è anche una battaglia per la trasparenza, perché dare un futuro alle imprese agricole significa togliere anche il più piccolo spazio alle infiltrazioni della criminalità, che come abbiamo visto fa leva proprio sulle difficoltà economiche degli imprenditori per sfruttare il lavoro altrui e lucrare su sporchi affari. L’impegno di Coldiretti sul fronte del contrasto alla criminalità parte da lontano e si concretizza nell’Osservatorio delle Agromafie, presieduto dall’ex procuratore Giancarlo Caselli, a Padova sul palco di Libera al termine della marcia. In Italia – conclude Coldiretti – si calcolano 120 miliardi l’anno di evasione fiscale, 60 miliardi sono il costo della corruzione, il volume d’affari dell’economia mafiosa è stimato, per difetto, in 150 miliardi, facendo la somma quante cose si potrebbero fare con 330 miliardi di euro all’anno per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la correttezza di un mercato che premi la serietà delle fattorie oneste”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Agromafie, presentata a Padova la strategia per tutelare il Made in Veneto

L’agropirateria e la contraffazione di prodotti del Made in Italy valgono ogni anno un fatturato da 60 miliardi di euro. Un fenomeno, quello dell’italian sounding, che non risparmia il Veneto. L’elenco del cibo fake non è di poco conto: tra il falso Prosecco, il finto Asiago, persino la “povera” polenta che viene venduta nei supermercati stranieri confezionata con svariati nomi, per non dimenticarci dell’Amarone che addirittura in Canada viene distribuito con un wine kit che nulla ha a che fare con il vero vino, ma piuttosto una miscela di fantasia “insaporita” con i trucioli per dare quel che di barricato: insomma tutto nel mondo, in qualsiasi modo, è “BelPaese”.

Il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. “Il grande valore economico e culturale del nostro agroalimentare – spiega Daniele Salvagno, presidente regionale di Coldiretti – ha paradossalmente un suo rovescio della medaglia che si manifesta nel vizioso operato delle agromafie le quali, sfruttando la fertilità della filiera del cibo, danneggiano produttori agricoli e cittadini. I fenomeni distorsivi del mercato, la concorrenza sleale e l’illegalità compromettono ogni giorno il nostro settore così importante per la crescita e la stabilità dei nostri territori”. Dal terreno alla commercializzazione, le attuali strutture normative a livello nazionale, comunitario e internazionale stanno giocando un ruolo chiave nella proliferazione dei fenomeni distorsivi, il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. Per questi motivi è sempre più urgente l’approvazione della riforma dei reati agroalimentari che ha la finalità di rivedere l’intera materia penale riguardante il settore, la piena attualizzazione dell’etichettatura di origine, il rifiuto di ogni processo che implichi l’omologazione produttiva, l’efficacia dei controlli e l’attuazione di sanzioni adeguate.

In Italia si calcolano 120 miliardi l’anno di evasione fiscale, 60 miliardi sono il costo della corruzione, il volume d’affari dell’economia mafiosa è stimato, per difetto, in 150 miliardi, facendo la somma quante cose si potrebbero fare con 330 miliardi di euro all’anno per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la correttezza di un mercato che premi la serietà delle aziende oneste”. “Le eccellenze venete – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – debbono misurarsi con la concorrenza sleale di imitatori stranieri che si affacciano al di qua o al di là del confine orientale, occhieggiando da Austria, Slovenia e Croazia per intercettare ignari consumatori, ma anche più strutturati ristoratori con una bottiglia di “Secco” dalla forma panciuta, una vassoio di “Radizzo” celofanato in viola, un prosciutto “Dulze”, con l’immagine di una città murata che nell’etichetta fa da sfondo al nome: certo, l’Austria abbonda di castelli, ma le robuste mura rosse di mattoni sono un’altra cosa, estranea alla cultura della Carinzia”. La Regione non sta a guardare, continua Pan, e ha commissionato all’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare la predisposizione di uno strumento giuridico agile e di pronto intervento per ottenere la rimozione dagli scaffali d’oltre confine di quei prodotti contraffatti, d’imitazione servile, che danneggiano il comparto regionale. Una cosa non facile, che deve muoversi fra la libertà di concorrenza predicata dall’Unione europea, la sovranità degli Stati esteri ed un certo protezionismo di cui godono i produttori esteri. Non di meno, la via è stata trovata, le collaborazioni estere ottenute, le disponibilità comunitarie raccolte.

Come, quando e cosa fare è stato illustrato agli operatori del settore da chi sta già lavorando in stretto legame con le Autorità estere, nel convegno organizzato da Coldiretti Veneto lo scorso 4 febbraio alla CCIAA di Padova. Lo studio operativo è stato presentato da Andrea Baldanza della Corte dei Conti e vice presidente vicario del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie” e da Marcello Maria Fracanzani della Corte Suprema di Cassazione e anche componente dello stesso Comitato Scientifico, moderati dal professore Francesco Saverio Marini dell’Università di “Tor Vergata”.

Il primo passo è individuare il soggetto, totalmente pubblico, che possa accreditarsi presso il sistema giudiziario di Austria, Slovenia e Croazia e agire per conto dei produttori locali, compresi quelli piccoli che non hanno la forza di affrontare complicate cause internazionali. “Qui entra in gioco la Regione – spiega Fracanzani- che diventa braccio operativo per la difesa dei prodotti, in grado di togliere materialmente dagli scaffali dei supermercati esteri i prodotti similari che richiamano le nostre tipicità. In sostanza, bisogna individuare una società totalmente pubblica che ha come scopo istituzionale tutelare i prodotti made in delle aziende venete. È una “portaerei” che agisce per conto dei produttori con i tempi rapidi del commercio rivolgendosi direttamente ai tribunali amministrativi per rivalersi nei confronti di chi mette in vendita prodotti che richiamano i nostri originali. È dunque un soggetto pubblico a tutela di un interesse pubblico superiore, in grado di agire con rapidità perché già accreditato in quei Paesi come sostituto processuale.

Il consumatore deve essere libero di scegliere con consapevolezza. “Questa soluzione – conclude Fracanzani – messa in atto con l’apporto di Coldiretti in stretto contatto con la Regione, permetterà di avere l’assist dall’autorità amministrativa per togliere dal mercato i prodotti mimetici che danneggiano i nostri originali. La vera concorrenza infatti funziona sulla comparazione e sull’informazione, ma con una precisa distinzione, tenendo presente che la qualità si paga. In tutto questo il consumatore deve essere libero di scegliere con consapevolezza e sapere che il radicchio che sta comprando non è radicchio. In questo modo abbiamo tutta l’accelerazione di una causa che dall’ambito privatistico investe quello pubblico, senza dimenticare la tutela della salute“.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Testo unico forestale, riforma Agea e DDL reati agroalimentari, il Consiglio dei Ministri dà il via libera

Via libera dal Consiglio dei Ministri al disegno di legge contro i reati agroalimentari, approvati i decreti legislativi del Mipaaf sul riordino di Agea e sulla riforma della legislazione forestale con la creazione del Testo unico foreste.

Bosco, da una visione museale a una gestione sostenibile. Ha dichiarato il Ministro Martina: “Con il via libera al disegno di legge contro i reati agroalimentari, frutto del lavoro della Commissione guidata dal presidente Giancarlo Caselli, l’Italia propone un modello nuovo di contrasto al crimine in questo settore strategico. L’agropirateria diventa reato, le frodi commesse dalle organizzazioni mafiose vengono punite più duramente, la tutela della salute dei consumatori si rafforza. Dopo la legge contro il caporalato, serve una svolta per la massima legalità nella filiera del cibo. Questa legge può dare un contributo decisivo. Il Testo unico forestale è uno strumento essenziale per un Paese come il nostro che ha 12 milioni di ettari di boschi. Mancava da 17 anni una norma organica, ora possiamo davvero valorizzare di più e meglio le nostre foreste. Vogliamo fare del bosco una risorsa, che aiuti a difenderci dal dissesto idrogeologico e dia un contributo alla lotta allo spopolamento delle aree rurali grazie al rilancio dell’attività vivaistica forestale. Con la riforma di Agea avviamo un percorso di riforma attesa da tempo e ci dotiamo di strumenti più utili per rendere più puntuali ed efficienti i pagamenti degli aiuti europei agli agricoltori. È uno dei nodi più difficili con i quali ci siamo confrontati in questi anni, ma puntiamo a un miglioramento complessivo del sistema”.

Le principali novità/Testo unico forestale. La norma prevede: una Strategia forestale nazionale, nuovo strumento di programmazione e pianificazione che avrà durata ventennale; il rilancio delle attività della filiera vivaistica forestale nazionale, con posizione centrale del Ministero nel coordinamento stretto tra tutti gli Enti competenti per la raccolta e la divulgazione di dati quantitativi e qualitativi sulle foreste; le definizioni chiave, tra cui quella di bosco, valide ai fini dell’applicazione delle norme statali e delle aree che a bosco sono assimilate; criteri minimi uniformi e sostenibili per le attività di gestione forestale, demandando alle singole Regioni il compito di declinarli tenendo conto della ricchezza e varietà degli ecosistemi forestali lungo tutta la Penisola; una più stretta disciplina sulla trasformazione di aree boscate in altra destinazione d’uso, mantenendo saldo il principio dell’obbligo di compensazione; innovativi principi per facilitare ed incentivare la gestione di superfici forestali accorpate, anche quando i proprietari siano molti e le superfici unitarie piccole e piccolissime.

Le principali novità/Riforma Agea. I punti cardine della riforma: migliorare la qualità dei servizi erogati alle imprese agricole. A questo scopo si interviene per valorizzare il ruolo dei Centri di assistenza agricola (CAA), con maggiore trasparenza, efficienza e tutela degli agricoltori; rendere più efficienti e tempestivi i pagamenti. Per questo si rafforza l’integrazione anche informatica tra Agea e gli organismi pagatori regionali e si interviene con modifiche sostanziali sul SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) che diventa sistema unico per la gestione dei servizi essenziali trasversali; razionalizzare e contenere la spesa con la riorganizzazione di Agecontrol all’interno di Agea.

Fonte: Servizio stampa Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Corruzione e infiltrazioni mafiose in ambito sanitario e veterinario, se ne parla a Legnaro (PD) martedì 7 marzo ore 19

convmedvetmafieMartedì 7 marzo, a partire dalle ore 19.00, presso l’Aula Magna Pentagono di Agripolis a Legnaro (PD), in viale dell’Università 16, la Federazione Regionale Medici Veterinari del Veneto (FROV), in sinergia con il Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute (MAPS), il Dipartimento di Biomedicina Comparata ed Alimentazione (BCA) dell’Università degli Studi di Padova e con la collaborazione di “Libera: Associazioni, nomi e numeri contro le mafie (Libera Padova)”, realizzerà il convegno “Percorsi di integrità nella professione veterinaria e nelle scuole veterinarie italiane“, evento rivolto a tutti i medici veterinari ed agli studenti delle scuole di veterinaria (partecipazione gratuita).

Necessario il cambiamento culturale degli operatori. La corruzione è un fenomeno presente in tutti gli ambiti della società, a livello internazionale e in Italia. Si manifesta anche nel sistema sanitario e nel settore veterinario mettendo a rischio la salute degli animali, la sicurezza alimentare e dunque la salute dei cittadini minando, la credibilità dell’intera professione. E’ importante quindi conoscere il fenomeno e assumere degli impegni per la tutela dei professionisti e del benessere della società. Uno degli strumenti che si ritiene più importanti per limitare il fenomeno è il cambiamento culturale degli operatori. Per fare questo, una delle prime attività è quella della formazione e del confronto su questi temi. Ecco perché da tempo, la Federazione Nazionale degli Ordinii Veterinari Italiani (FNOVI) ha intrapreso – nelle 13 scuole di veterinaria italiane, tra cui Padova – un percorso di “peer education“, ossia di educazione tra pari, sui temi dell’integrità, dell’etica e della prevenzione della corruzione e delle infiltrazioni mafiose nella professione veterinaria. Il convegno di martedì 7 marzo, si inserisce proprio in questo quadro.

Apertivo etico. Nel corso della serata, che inizierà alle 19.00 con un “aperitivo etico” realizzato con i vini e i prodotti delle aziende agricole sorte sui terreni confiscati alle mafie, dopo l’introduzione ai lavori, i saluti delle autorità e la presentazione del progetto “peer education”, verranno affrontati diversi temi inerenti l’etica, il ruolo e le criticità nell’esercizio della professione veterinaria – in ambito sia pubblico che privato – nei territori del Veneto. Al termine, sintesi dei presidenti degli Ordini dei Medici Veterinari del Veneto e dei dirigenti veterinari ASL 6 del Sistema Sanitario Nazionale (programma del convegno a questo link.)

Fonte: Ordine Medici Veterinari della Provincia di Padova

 

Gli affari sporchi delle mafie a Nordest

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L’ex procuratore Giancarlo Caselli

Gli interessi illeciti nel settore agroalimentare con l’infiltrazione nei mercati ortofrutticoli dei Nord Italia e nel commercio di prodotti oleari da parte di soggetti riconducibili alla cosca Piromalli sono la punta di un iceberg del business della criminalità organizzata nell’agroalimentare che vale 16 miliardi all’anno. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il blitz eseguito dai Ros qualche giorno fa contro la potente cosca dell’’ndrangheta con 33 provvedimenti di fermo e di sequestro di beni emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

Prezzi aumentati anche del 300 per cento dal campo alla tavola. “Il fatto che i tentacoli delle agromafie arrivino fino a Nordest non ci stupisce”, commenta Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova. Che aggiunge: “La malavita si appropria di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromette in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. La presenza di attività criminali nella filiera agroindustriale non fa che aggravare gli aspetti patologici dell’indotto agroalimentare, come la lievitazione dei prezzi di frutta e verdura nella filiera che va dal produttore al consumatore. Sono la conseguenza non solo dell’effetto dei monopoli, ma anche delle distorsioni e speculazioni dovute alle infiltrazioni della malavita nelle attività di intermediazione dai mercati ortofrutticoli ai trasporti. L’ortofrutta è sottopagata agli agricoltori su valori che non coprono neanche i costi di produzione, ma i prezzi moltiplicano fino al 300% dal campo alla tavola anche per effetto del controllo monopolistico dei mercati operato dalla malavita in certe realtà territoriali”.

Servono armi efficaci per combattere criminalità. Il fenomeno non può lasciare indifferenti, tanto che Coldiretti da anni sta tenendo alto il livello di attenzione con l’attività dell’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura. E proprio da Padova, l’anno scorso, l’ex procuratore Giancarlo Caselli, alla guida del comitato scientifico dell’Osservatorio, aveva messo in guardia sull’effetto devastante delle agromafie. “Nel Nordest c’è una mafia “silente” – aveva ricordato Caselli – che applica il proprio metodo di assoggettamento senza fare troppo rumore e senza far scorrere sangue. E’ interessata al denaro, alla ricchezza presente in queste terre per realizzare i sui traffici. L’agricoltura è un settore che fa gola alla criminalità perché il made in Italy è conosciuto in tutto il mondo e perché mettere le mani sull’agroalimentare significa assicurarsi ampli margini di guadagno con le contraffazioni, le falsificazioni e ogni genere di frode. Per combattere le agromafie servono delle armi efficaci, per questo l’Osservatorio ha proposto un disegno di legge”. Gli interessi criminali sono rivolti anche alle forme di investimento nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nelle aree agro-turistiche, nella gestione dei circuiti illegali delle importazioni/esportazioni di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull’origine e sulla tracciabilità non curandosi delle gravi conseguenze per la catena agroalimentare, per l’ambiente e la salute.

mafiaanordestUn libro inchiesta. A proposito di malavita organizzata in Veneto, interessante anche la lettura del libro “Mafia a Nordest” (Bur Biblioteca Univ. Rizzoli 2015), in cui gli scrittori Luana de Francisco, Ugo Dinello e Giampiero Rossi squarciano il velo di silenzio interessato che da troppo tempo lascia campo libero all’azione dei clan e dei loro alleati, raccontando senza tabù i loschi interessi che mafia e imprenditori locali condividono: dal riciclaggio di denaro sporco al pericoloso mal costume del “nero”, dal traffico di droga e armi ai disastri ambientali, dall’infiltrazione nelle ditte appaltatrici di Fincantieri al business del tarocco.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova/Bur