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25 maggio, a Feltre (BL) un convegno in occasione della Giornata europea dei parchi (24 maggio)

9602_141_PNDBL-1I Parchi e le Aree protette costituisco un patrimonio unico e prezioso da vivere e da tutelare. Ogni anno il 24 maggio si festeggia la Giornata Europea dei Parchi e si rinnova l’iniziativa della Federazione Europea dei Parchi (EUROPARC) per ricordare il giorno in cui, nel 1909, venne istituito in Svezia il primo parco nazionale in Europa. In Italia i primi Parchi furono creati nel 1922: il Gran Paradiso e il Parco d’Abruzzo, divenuto poi Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

Ogni anno la Giornata Europea dei Parchi è dedicata a un tema specifico, solitamente individuato l’anno precedente nel corso della Conferenza Internazionale di Europarc che si svolge ai primi di autunno in forma itinerante.La celebrazione della Giornata Europea dei Parchi si sviluppa su più giorni (detta anche “Settimana dei Parchi”) con un incremento delle iniziative delle aree protette nei due fine settimana a cavallo della data al fine di consentire una più ampia partecipazione. I calendari prevedono, in genere, dei ricchi programmi di incontri tematici, escursioni, mostre ed attività ambientali nei Parchi e nelle Aree Protette.

Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi aderisce all’iniziativa e, assieme ai Carabinieri Forestali, organizza un convegno dal titolo “Il ruolo dei Parchi Nazionali nella tutela e nel ripristino degli ecosistemi naturali”. L’evento si svolgerà sabato 25 maggio 2024, alle 9.30, a Feltre, nella sala conferenze del Museo Diocesano, in via Paradiso 19. Dopo i saluti istituzionali sono previsti quattro interventi. Marialuisa Dal Cortivo, del Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno, illustrerà le ricerche condotte sui Coleotteri delle Riserve Naturali Statali all’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
I tecnici del Parco, Stefano Mariech ed Enrico Vettorazzo presenteranno, assieme ai Carabinieri del Reparto CC del Parco Nazionale, le attività e i risultati del progetto LIFE Wolfalps EU, nato allo scopo di migliorare la coesistenza fra lupo e attività umane sulle Alpi. A seguire il professor Lucio Bonato, del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova illustrerà il progetto di citizen science “Neptis”, frutto della collaborazione tra il Parco e l’Università di Padova. Il progetto “Neptis” ha lo scopo di studiare le farfalle presenti nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e nel resto delle Alpi orientali e vede il coinvolgimento di decine di volontari, che hanno già raccolto migliaia di dati. Il convegno sarà chiuso dall’intervento di Gianni Poloniato, tecnico del Parco, che presenterà le attività condotte in questi anni per il monitoraggio e la conservazione della flora nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

Fonte: Garantitaly.it/foto Parco nazionale Dolomiti Bellunesi

Disponibilità risorsa idrica in Veneto, continua la stagione dei meteo-record: marzo 2024 piovoso e straordinariamente caldo

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La stagione irrigua, iniziata in Veneto il 15 aprile, è caratterizzata nella sua prima fase da un’abbondanza di risorsa che non si registrava da anni: a preoccupare sono però le temperature sempre più alte. Le precipitazioni medie sono state superiori circa del 150% rispetto al valore atteso (media ultimi 30 anni). Anche la neve caduta sulla regione contribuisce ad accrescere l’abbondante diponibilità di risorsa idrica.

Complessivamente la temperatura media è stata più alta della media degli ultimi 30 anni di 1,3°C. Il dato di temperatura è sempre più importante e mantenendosi a questi livelli di anomalia, determinerà enormi problemi per le colture agricole e per la qualità della vita in città. A livello globale, il marzo 2024 è stato più caldo di 0,73°C rispetto alla media 1991-2020 o di 1,68°C rispetto alla media preindustriale 1850-1900. È stato il marzo più caldo mai registrato, prima del marzo 2016. Si tratta anche del decimo mese consecutivo (da giugno 2023) ad essere costantemente il più caldo della storia.

Nello specifico:

Risorse nivali. Il mese di marzo si è caratterizzato per temperature miti, soprattutto nella seconda decade con valori di due gradi sopra la media climatica dei trent’anni precedenti. Le nevicate, seppure intervallate da piogge che hanno contribuito ad inumidire la neve fresca,sono state abbondanti e diffuse tanto che sulle Dolomiti al 31 marzo l’anno idrologico in corso risulta essere il più abbondante di risorsa nivale degli ultimi 15 anni. L’equivalente in acqua della neve attualmente presente sulle montagne regionali al 2 aprile è di 310 Mm3 nel bacino del Piave chiuso a Soverzene, 205 Mm3 nel bacino del Cordevole e di 220 Mm3 nel bacino del Brenta (dati ARPAV).

Piovosità. In media in Regione sono caduti 163 mm di pioggia contro una media storica 1991 – 2020 di 63 mm. I mesi da gennaio a marzo hanno portato in positivo la quantità di precipitazioni occorse, sin ora, nel corso dell’anno idrologico (iniziato ad ottobre).

Acque sotterranee. Deficit in calo nell’area veronese ma con dinamica di ripresa meno sostenuta che nel resto della Regione. È un acquifero caratterizzato da grande inerzia che necessita di tempi lunghi. Per il resto, falde sui valori attesi per il periodo con conferma della dinamica di forte ricarica già in corso, nel mese precedente, legata alle abbondanti precipitazioni.

Anomalia di temperatura. Il mese di marzo si è chiuso con temperature medie superiori alla media storica su tutta la regione. Si deve prestare particolare attenzione al parametro temperatura, anche in condizioni di abbondanza di risorsa idrica, dal momento che inciderà fortemente sui fattori dell’evapotraspirazione e sull’alterazione dei cicli vegetativi indotti dalla possibile presenza di precoci temperature quasi estive.

L’indice S.P.E.I. contempla anche l’effetto della componente evapotraspirativa nel monitoraggio degli eventi siccitosi. Per questo è più «solido» nel descrivere la realtà rispetto all’indice SPI che contempla invece solo le precipitazioni. In questo senso si nota come l’effetto delle abbondanti precipitazioni da gennaio a marzo induca generalizzati segnali di normalità.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Nuovo hub Alì, sabato 11 maggio, a Granze di Camin (PD) conferenza/dibattito sulle ragioni del sì e del no

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“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta”. E’ all’insegna di quanto disse Margareth Mead (1901-1978), antropologa statunitense pioniera degli studi di genere, la genesi della conferenza/dibattito in programma sabato 11 maggio p.v. dalle ore 17 alle 18 in piazzetta Beffagna a Granze di Camin (PD) sulle ragioni del sì e del no della possibile costruzione di un nuovo hub Alì nel Padovano.

Gli organizzatori dell’evento, il Comitato Cittadini Granze di Camin e Wigwam Presidio, invitano la cittadinanza a partecipare, e ribadiscono che non si possa continuare a cementificare i terreni agricoli, anche alla luce degli articoli della Costituzione italiana 41 (“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute alla salute, all’ambiente…” e 9 “La Repubblica italiana tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni…”.

Fonte: Comitato Cittadini Granze di Camin/Wigwam Presidio

Ripristino delle cave dismesse, iniziato un progetto pilota a Valeggio sul Mincio (VR)

70d85eee-e2f8-4de7-8275-6f91be6b2511Veneto Agricoltura in collaborazione con l’Associazione Albo dei Cavatori del Veneto e l’azienda Cave Ghiaia Nardi srl sta realizzando un progetto pilota per il ripristino di una cava di ghiaia dismessa nel comune di Valeggio sul Mincio (VR).

L’attività prevede la realizzazione di un sistema agroforestale sostenibile nell’area pianeggiante di fondo cava, coltivabile senza l’impiego di fitofarmaci o fertilizzanti, oltre alla sistemazione di una scarpata di cava con piante erbacee, arboree ed arbustive autoctone e di interesse mellifero. Di interesse mellifero anche i filari di paulownia che compongono la parte arborea del sistema agroforestale e le fasce che verranno seminate con dei miscugli di specie erbacee a fiore lungo i filari stessi e l’erba medica come coltura agraria nelle aree di interfilare. Inoltre, la cava diventerà un serbatoio verde per lo stoccaggio della CO2, dal momento che la paulownia riesce a stoccare mediamente 100 kg all’anno di CO2 per ciascuna pianta. 

Tempistica. A fine marzo 2024 sono state messe a dimora quasi 500 giovani piantine arboree ed arbustive autoctone nella parte bassa della scarpata di cava, prodotte dal Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (VI), sempre di Veneto Agricoltura. La realizzazione del sistema agroforestale è invece prevista per la prima metà del maggio prossimo.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Ridurre le emissioni delle auto: più facile a dirsi che a farsi

autostradaSecondo una relazione pubblicata lo scorso gennaio dalla Corte dei conti europea gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dell’Unione Europea per le autovetture nuove non saranno raggiungibili finché mancheranno prerequisiti importanti. Nonostante le grandi ambizioni e i requisiti stringenti, la maggior parte delle autovetture che circolano sulle strade europee emette ancora la stessa quantità di CO2 di 12 anni fa. I veicoli elettrici possono aiutare l’Ue ad avvicinarsi a un parco auto a zero emissioni. Tuttavia, la Corte avverte che gli sforzi profusi in questa direzione devono cambiare marcia.

Premessa. Sebbene negli ultimi trent’anni l’Ue sia riuscita a ridurre le emissioni di gas a effetto serra in molti settori, le emissioni di CO2 prodotte dal settore dei trasporti hanno continuato ad aumentare. Nel 2021 costituivano il 23 % del totale delle emissioni di gas a effetto serra in Europa e più della metà di esse era prodotta dalle autovetture. I costruttori possono ridurre le emissioni di CO2 producendo auto che consumano quantità minori di carburante (ad esempio, diesel o benzina), producendo veicoli a zero emissioni (ad esempio, auto elettriche) o combinando le tecnologie (ad esempio, auto ibride ricaricabili). Il regolamento sui livelli di performance in materia di emissioni di CO₂ delle autovetture nuove è l’atto legislativo di riferimento a livello Ue per ridurre le emissioni prodotte dalle autovetture nuove: è stato adottato nel 2009 ed è stato oggetto di modifiche importanti nel 2019. Ai fini del regolamento, le emissioni di CO₂ prodotte dalle singole auto sono basate sulle misurazioni effettuate in condizioni di laboratorio standardizzate, a differenza di quelle misurate su strada.

Eleffricare il parco Ue un’impresa impegnativa. Dal 2010, il regolamento sulle emissioni di CO₂ delle auto ha fissato un valore-obiettivo Ue, a livello di flotta, per le emissioni medie di CO₂ delle autovetture di nuova immatricolazione. Inoltre, ogni costruttore, che è tenuto a dichiarare le emissioni di CO₂ di un veicolo sul certificato di conformità, deve pagare un’indennità per le emissioni se non raggiunge valori-obiettivo specifici per le emissioni. Le ambizioni sono cresciute nel tempo, con l’obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2035. “La rivoluzione verde dell’Ue può compiersi solo se si riducono di molto i veicoli inquinanti, ma si tratta di una grande sfida”, ha affermato Pietro Russo, che ha diretto l’audit della Corte dei conti europea. “Una riduzione reale e tangibile delle emissioni di CO2 prodotte dalle auto non sarà realizzabile finché prevarranno i motori a combustione, ma allo stesso tempo elettrificare il parco auto dell’Ue costituisce un’impresa impegnativa”.

Nel 2010, i costruttori di auto hanno sfruttato aree grigie dei requisiti delle prove per ottenere valori di emissioni inferiori in laboratorio. Il divario con le emissioni reali, cioè quelle prodotte guidando su strada, era enorme. Di conseguenza, e a seguito dello scandalo “Dieselgate”, a settembre 2017 è diventato obbligatorio un nuovo ciclo di prova in laboratorio, che riflette meglio le condizioni di guida reali. Questo nuovo ciclo ha ridotto (ma non azzerato) il divario tra le emissioni di laboratorio e quelle reali.

La Corte osserva che le emissioni reali prodotte dalle auto tradizionali, che costituiscono ancora quasi tre quarti delle immatricolazioni di veicoli nuovi, non sono diminuite. Negli ultimi dieci anni, le emissioni delle auto a diesel sono rimaste costanti, mentre quelle delle auto a benzina sono diminuite in modo marginale (-4,6 %). Il progresso tecnologico in termini di efficienza del motore è controbilanciato dall’aumento della massa dei veicoli (in media circa +10 %) e della potenza dei motori (in media +25 %). La stessa cosa succede alle auto ibride, le cui emissioni reali di CO₂ tendono a essere molto superiori a quelle registrate in laboratorio. Nel tentativo di riflettere meglio la situazione reale, le proporzioni tra l’uso del motore elettrico e di quello a combustione saranno riadattate, ma solo a partire dal 2025. Fino ad allora, le auto ibride ricaricabili continueranno a essere considerate veicoli a basse emissioni, a beneficio dei costruttori di auto. Fino ad allora, inoltre, i costruttori di auto continueranno ad applicare alcune delle disposizioni introdotte con il regolamento sulle emissioni di CO2, che hanno consentito loro di risparmiare quasi 13 miliardi di euro di indennità per le emissioni in eccesso per il solo 2020.

Secondo la Corte, solo i veicoli elettrici (che sono passati da un veicolo ogni 100 nuove immatricolazioni nel 2018 a quasi uno su sette nel 2022) hanno trainato la riduzione della media delle emissioni di CO₂ reali degli ultimi anni. Tuttavia, la strada da percorrere è dissestata, in quanto l’Ue incontra notevoli difficoltà nell’accelerare la diffusione dei veicoli elettrici. Il primo ostacolo da superare è l’accesso alle materie prime per costruire un numero sufficiente di batterie, come evidenziato da una recente relazione della Corte dei conti europea. In precedenza, la Corte ha espresso preoccupazione anche per l’inadeguatezza delle infrastrutture di ricarica: il 70 % di tutte le stazioni di ricarica nell’Ue è concentrato in soli tre paesi (Paesi Bassi, Francia e Germania). Infine, l’accessibilità economica è fondamentale: dati i costi iniziali più elevati delle auto elettriche, i consumatori potrebbero preferire mantenere più a lungo i loro vecchi veicoli inquinanti.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

I “Pensieri obliqui” di Fabrizio Stelluto, presidente Argav, per Verde a nordest: quello del 2024 è il marzo più caldo della storia con 14,11 °C sulla crosta terrestre

Fabrizio Stelluto

La scorsa Pasqua, Italia divisa a metà, tra il Nord ricco di pioggia e neve e il Sud assetato, con temperature estive e comuni già con l’acqua razionata. Ne parla in modo approfondito Fabrizio Stelluto, presidente Argav, nella rubrica “Pensieri obliqui” tenuta per la trasmissione Verde a nordest.

Piovuta in Veneto a febbraio una quantità d’acqua pari a quella utilizzata nell’intera stagione irrigua, ma in gran parte è già finita in mare

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3 miliardi di metri cubi d’acqua, più o meno la quantità che serve per l’intera stagione irrigua in Veneto da marzo ad ottobre. Nel mese di febbraio, caratterizzato nell’ultima settimana da una perturbazione di straordinaria intensità, nella nostra regione si sono registrati 170 mm di pioggia contro i 58 della media storica, pari cioè al 190% del valore atteso (dati Arpav).

Febbraio 2024, il secondo più caldo dal 1991. “Di quest’acqua, inutile dirlo, pochissimo rimane nel territorio, il resto è già tutto finito a mare:  un patrimonio di risorsa che speriamo di non dover rimpiangere nella stagione irrigua che entrerà nel vivo ad aprile” spiega Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, nel commentare il Bollettino sulla disponibilità della risorsa idrica relativo al mese di febbraio, disponibile online su anbiveneto.it. In epoca di record, febbraio 2024 sarà ricordato anche per le significative e allarmanti temperature che hanno registrato una media di +4,1 °C rispetto al periodo, facendone il secondo più caldo dal 1991 (il record è del 1998) e superando di poco il febbraio del 2019.

Falde in ripresa, ma la neve in quota destinata a sciogliersi velocemente. I depositi nivali in quota, a causa delle temperature elevate, presentano un alto contenuto d’acqua e sono pertanto destinati a sciogliersi molto velocemente. In ripresa, ovunque, gli acquiferi che stanno beneficiando delle forti piogge di fine mese: incrementi importanti si registrano nella stazione di Dueville (VI) con addirittura un metro di innalzamento del livello. Ripresa dei livelli tra 5 e 20 cm nell’area Trevigiana. In ripresa anche le falde del Veronese con dinamiche tuttavia molto più lente che nel resto della regione trattandosi di un acquifero caratterizzato da grande inerzia che necessita di tempi lunghi.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Alluvione a Vicenza febbraio 2024: bene i bacini di laminazione ma fermare il consumo del suolo è una priorità, oltre a lavorare con la Natura e non contro

Retrone 28-2-2024(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Nel 2010 c’è stata la grande alluvione a Vicenza; e si è ripetuta anche in questi giorni di fine febbraio 2024. Secondo diversi residenti è stata una alluvione tanto quanto quella del 2010. Secondo il governatore Zaia i bacini di laminazione (in particolare quello di Caldogno, realizzato a seguito dell’alluvione del 2010), hanno salvato la città e sarà necessario realizzarne altri ancora. Bisognerebbe essere più precisi. Sicuramente i bacini di laminazione hanno reso meno disastrosa l’alluvione di questi giorni ma il consumo di suolo (impermeabilizzazione del territorio), è un altro punto cardine sul quale non ci si interroga ancora e non si vuole incidere in nessun modo.

Ogni metro quadrato di suolo impermeabilizzato e morto è un metro quadrato di suolo in meno per l’assorbimento di acqua piovana. Se pensiamo che una casetta monofamiliare può impermeabilizzare centinaia di metri quadrati di suolo, immaginiamo cosa possono fare grandi centri commerciali ed industriali. E Vicenza ha una storia importante. Nel 2004 l’Accademia Olimpica di Vicenza ha certificato, con dati scientifici inequivocabili, che l’urbanizzazione aveva superato di 10 volte le reali necessità della Provincia di Vicenza di avere edifici (di tutti i tipi). Nel 2017 la Confartigianato ha censito i capannoni abbandonati e solo per la provincia di Vicenza il numero era 2.170! Sono passati vent’anni e durante questo periodo l’impermeabilizzazione sistematica del territorio non si è mai fermata, anzi. L’indice demografico non è in attivo, anzi!

Dopo questa ennesima alluvione (anche se non totale), bisognerebbe essere onesti e dire che si è affrontato un problema complesso solo in modo monodisclipinare, cioé idraulico, senza considerare altri aspetti. Così, considerato solamente da un punto di vista idraulico, il Retrone (nella foto in alto) è stato rettificato negli anni ’60 e all’inizio del secolo in corso è stata confermata questa rettifica senza pensare di recuperare vecchi meandri del fiume che assolvevano lo scopo di rallentare e trattenere l’acqua anziché spedirla velocemente a valle come avviene ora (anche se è stato realizzato un piccolo bacino di laminazione a Creazzo).

Se vediamo il problema in modo multidisciplinare, come ci insegnano i manuali e le pubblicazioni di questi ultimi anni (ma ancora poco conosciuti o non resi operativi da tutti), bisogna dire che fermare il consumo di suolo è la priorità.

Poi lavorare con la Natura e non contro, sfruttando le innumerevoli potenzialità della vegetazione di infiltrare acqua piovana in profondità. Non avete mai visto quando piove cosa succede agli alberi? Diventano dei corsi d’acqua verticali; l’acqua scorre attraverso i rami, il tronco e l’acqua si infiltra nel terreno attraverso un apparato radicale che è sempre molto più esteso di quanto vediamo sopra la superficie del terreno. Sicuramente sarà necessario anche realizzare nuovi bacini di laminazione ma se pensiamo solo a questi crediamo davvero che una risposta semplice e monodisciplinare possa affrontare e risolvere un problema complesso?

Se è vero che alcune pavimentazioni delle aree urbanizzate sono state realizzate in materiali permeabili è anche vero che ciò non è sufficiente. Una giusta presenza di alberi che, attraverso apparati radicali estesi possono aiutare notevolmente all’efficacia di infiltrazione di acqua in profondità, sono indispensabili (anche per il miglioramento microclimatico, e soprattutto nei parcheggi che si vedono ancora realizzati senza alberi o con alberelli striminziti in spazi insufficienti per poter svilupparsi secondo le caratteristiche della specie).

Esperienze come il progetto Beware dell’alto vicentino non possono essere progetti sperimentali isolati e volontari ma diffusi e obbligatori per rendere il territorio urbanizzato una sorta di spugna con tanti interventi diffusi di infiltrazione d’acqua. La narrazione è complessa e articolata e così devono essere le risposte: multidisciplinari, articolate, non mono direzionali.

Soci Argav a Creazzo alla scoperta di giardini didattici e specialità al broccolo fiolaro

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Oramai una tradizione. Sabato 3 febbraio scorso Argav ha fatto visita a Creazzo (VI) per un pranzo a base di broccolo fiolaro alla pizzeria Bellavista, da Graziano Cortese (nella foto in alto, credits A. Bedin).

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L’occasione è stata anticipata da una breve visita al percorso ciclo-pedonale lungo il fiume Retrone per vedere la semplificazione della sistemazione idraulica, un bacino di laminazione e il relitto di un vecchio meandro del fiume, quand’era ancora meandriforme. Prima di salire in collina per il pranzo è stata fatta una breve visita all’area di pertinenza della scuola A. Manzoni (foto in alto), che è stata oggetto di un finanziamento del Ministero dell’Istruzione nel 2022, per “la realizzazione o la risistemazione di orti didattici e di giardini a fini didattici, innovativi e sostenibili, all’interno di uno più plessi delle istituzioni scolastiche del primo ciclo, volti anche a riqualificare giardini e cortili, trasformandoli in ambienti di esplorazione e di apprendimento delle discipline curricolari, delle scienze, delle arti, dell’alimentazione, degli stili di vita salutari, della sostenibilità, favorendo nelle studentesse e negli studenti una comprensione esperienziale e immersiva del mondo naturale e una educazione ambientale significativa e duratura”.

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I giardini didattici consentono di poter apprendere in modo cooperativo, assumendo responsabilità di cura nei confronti dell’ambiente e dell’ecosistema, con impatti emotivi positivi e gratificanti. La cura di questi spazi scolastici può, altresì, favorire anche il coinvolgimento dei genitori e dei volontari, rafforzando il ruolo della scuola nella comunità. Un’opportunità di poter portare gli alunni, bambini e ragazzi del paese, a fare esperienze nella Natura, magari con il coinvolgimento dei genitori e quindi della comunità.

Disponibilità della risorsa idrica in Veneto nel mese di gennaio 2024

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Nel mese di gennaio le precipitazioni medie sono state superiori del 40% rispetto al valore atteso, anche se concentrate soprattutto nella fascia pedemontana della regione. Nell’anno idrologico la situazione della bassa pianura è infatti assai diversa dalle aree pedemontane, con ad es. 171 mm a Rovigo da ottobre ad oggi, contro un valore medio regionale di 436 mm. Inoltre le precipitazioni si concentrano in pochi eventi distanziati l’uno dall’altro, con diversi giorni successivi senza precipitazioni.

La copertura nevosa al termine del mese vede un’annata che si sta riportando faticosamente sulla fascia bassa di un range di normalità. La parte iniziale della stagione è stata scarica di risorsa, ovvero di quella neve che a seguito di processi di ricongelamento sarebbe la più duratura all’arrivo della primavera.

Temperature. Gennaio ha fatto registrare, in particolare nella parte finale del mese, su tutta la regione temperature abbondantemente superiori alla media storica del periodoPeraltro il mese si chiude complessivamente con un’anomalia in eccesso di temperatura rispetto alla media dopo che le due prime decadi si erano attestate appena sotto la media. È il sintomo che l’ultima parte del mese è stata caldissima, con grande rischio per la tenuta della risorsa nivale.

E’ sempre più importante contemplare il ruolo della componente evapotraspirativa ai fini della valutazione sulla disponibilità di risorsa idrica: l’indice SPEI a 3 mesi infatti segnala la presenza di diffusi fenomeni siccitosi; le falde sono generalmente in lenta ripresa, ad eccezione del comprensorio veronese ancora in grave crisi.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto