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Il consigliere Argav Alessandro Bedin nominato presidente dell’Associazione italiana direttori e tecnici pubblici giardini

Alessandro Bedin

In occasione del Congresso nazionale dell’Associazione Italiana direttori e tecnici pubblici giardini, che si è tenuto a Lecce dal 10 al 12 ottobre 2024, il direttivo nazionale ha eletto i nuovi organismi nazionali: presidente nazionale dott. for. Alessandro Bedin (Comune di Montecchio Maggiore – Vicenza ), consigliere Argav, vice presidente dott. agr. Giuseppe Sarracino (Comune di Frosinone), segretario nazionale l’arch. Valerio Costantino (Comune di Leverano – Lecce). L’Assemblea nazionale ha ringraziato il presidente Roberto Diolaiti, il vice presidente Mauro Ianese, il segretario, Ciro Degl’Innocenti e tutto il direttivo uscente per il loro impegno e il lavoro svolto in questi anni che hanno visto crescere l’Associazione pubblici giardini.

Il chi è dell’Associazione

Fondata il 27 marzo del 1955 per volontà dei Direttori dei servizi giardini di alcune città, tra le quali Roma, Firenze, Torino, Genova, nel gennaio 1982 ne è stato registrato l’atto costitutivo alla presenza dei direttori e tecnici delle città di Roma, Torino, Milano, Genova, Bolzano, Caltagirone. Negli anni successivi aderiscono all’associazione direttori e tecnici dipendenti di innumerevoli città grandi e piccole fino a raggiungere l’attuale numero di circa 350 soci. L’associazione è impegnata attraverso i suoi soci a contribuire, direttamente o indirettamente, alla salvaguardia e al miglioramento del verde pubblico, del paesaggio e dell’ambiente, a valorizzare le figure professionali addette al settore del verde pubblico e dell’ambiente operanti nell’ambito di enti pubblici nonché di società e altri enti di diritto privato a prevalente partecipazione pubblica. L’associazione organizza importanti convegni a livello locale, nazionale e internazionale tra i quali i convegni e seminari dal titolo “L’albero in città” tenutisi in varie sedi italiane, è presente alle principali mostre e fiere nazionali ed internazionali, partecipa alla giuria di importanti premi nazionali come il Premio “La città per il verde”, promuove la cultura del fiore e del giardino attraverso la presenza dei soci alle più importanti manifestazioni floreali nazionali e internazionali.

Un ruolo oggi ancora più importante

Attraverso i propri soci, l’associazione gestisce e cura il più grande patrimonio a verde del nostro Paese. I direttori e tecnici dei pubblici giardini oggi, come in passato, intendono promuovere lo sviluppo del verde pubblico urbano e periurbano attraverso l’azione quotidiana dei propri soci proponendosi come competente punto di riferimento tecnico per sensibilizzare gli enti pubblici, nonché le società e gli altri enti di diritto privato a prevalente partecipazione pubblica, e gli operatori di settore alle tematiche del verde pubblico, del paesaggio e dell’ambiente e a informare i cittadini.

Fonte: servizio stampa Associazione italiana direttori e tecnici pubblici giardini

Presentato a Monselice (PD) un progetto sperimentale per la cattura dell’anidride carbonica emessa dal cementificio locale

Lo scorso 10 ottobre lo stabilimento Buzzi Unicem di Monselice (PD) ha presentato alle Istituzioni, alle parti sociali, sindacali e datoriali, e ad altri stakeholder del territorio un innovativo progetto pilota per catturare l’anidride carbonica sprigionata nella produzione del cemento. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’azienda britannica Nuada, specializzata in questa tipologia di tecnologie, è parte della strategia aziendale rivolta a ridurre l’impatto ambientale della produzione e raggiungere obiettivi di sostenibilità. I cementifici rilasciano infatti grandi quantità di CO2, liberata nei processi produttivi dalla scomposizione del calcare, è per questo che l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 risulta particolarmente sfidante e non può prescindere da modalità di cattura dell’anidride carbonica.

Il sistema attuale  

I sistemi attualmente disponibili a livello industriale per la cattura dell’anidride carbonica sono basati sul riscaldamento e sono molto energivori, mentre il progetto pilota realizzato presso lo stabilimento Buzzi Unicem si distingue per l’utilizzo di una tecnologia che sfrutta materiali avanzati e la pressione anziché il calore, con un grande risparmio in termini di energia e di costi. Questo assessorato – afferma l’assessore regionale al lavoro Valeria Mantovan –   ha seguito negli anni la crisi dei cementifici e coordina, con l’Unità di crisi aziendali, un tavolo permanente in sede regionale. Lo stabilimento di Monselice, acquisito da Buzzi Unicem nel 2017, oggi conta oltre 100 addetti, senza considerare l’indotto. Ha superato la crisi grazie ad una strategia industriale di rilancio lungimirante, basata su investimenti produttivi e per la salvaguardia ambientale che oggi gli consentono di essere efficiente e competitivo, ma anche di presentare livelli di emissioni ben al di sotto dei limiti di legge. Il progetto pilota presentato a Monselice ha sperimentato e dimostrato la capacità di catturare una tonnellata di CO2 al giorno dai gas di scarico dello stabilimento con un impiego di energia drasticamente ridotto rispetto ai sistemi tradizionaliE’ un modello che va verso l’unica direzione che oggi riteniamo praticabile, quella che consente di coniugare l’efficienza della produzioni e la salvaguardia dell’occupazione con la massima tutela dell’ambiente, contemperando sostenibilità economica, sociale e ambientale”.

Fonte: Regione del Veneto

 

Trento. Il gambero di fiume torna nelle acque della Valsugana

A pallipes3

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) In passato molto diffuso in tutta l’Europa occidentale, nel corso degli ultimi 50 anni il gambero di fiume europeo (Austropotamobius pallipes) ha subìto anche in Trentino una drastica riduzione dell’areale di distribuzione.

La specie

E’ il crostaceo autoctono più grande presente nei corsi d’acqua e nei laghi della provincia trentina, fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi acquatici. Vive in fiumi, torrenti, ruscelli, fossi, laghi e stagni, dal fondovalle fino ai 1.500 metri di quota, prediligendo luoghi ricchi di massi, ciottoli, radici e detrito vegetale in grado di offrirgli rifugio nelle varie fasi del suo ciclo vitale. La specie presenta attualmente un tasso di estinzione molto elevato a livello nazionale ed europeo e la Direttiva Ue “Habitat”– lo strumento legislativo principe per la conservazione della biodiversità nel territorio dell’Unione Europea – lo elenca tra le specie a elevata priorità di conservazione in quanto ha subìto nel corso degli ultimi dieci anni una riduzione superiore al 50% dovuta al declino degli habitat disponibili, all’inquinamento, all’introduzione di specie alloctone e di parassiti e all’eccessivo prelievo di individui, fino a non molto tempo fa catturati a fini culinari.

In via di estinzione anche in Valsugana

Senza interventi specifici volti alla riduzione delle minacce e all’incremento delle popolazioni, esiste la concreta possibilità della sua estinzione nel medio-breve termine. I dati ci dicono che anche per quanto riguarda la Valsugana la situazione non è rosea: l’A. pallipes è stato censito in sole dodici delle 56 stazioni monitorate dalla Fondazione E. Mach (FEM) negli ultimi cinque anni nei bacini del Brenta e del Fersina. Risulta estinto ad esempio nel Rio Vena (all’interno della riserva naturale di Inghiaie a Levico Terme) dove era presente fino al 2011, nel Rio Resenzuola a Grigno dove i dati storici ci dicono che era presente fino al 1995 e nei canali e negli stagni della riserva naturale del Fontanazzo, ancora a Grigno, dove lo si trovava sicuramente fino al 2006.

Un piano per la reintroduzione

Da queste premesse è nato il progetto della Rete di Riserve del fiume Brenta volto a reintrodurre questo importante crostaceo almeno in una nuova area, individuata sulla base di dati scientifici. A occuparsi di questo tentativo è Maria Cristina Bruno, ricercatrice della FEM che sta seguendo anche il lavoro di contenimento delle specie aliene di gamberi presenti nel territorio e che nelle settimane scorse, assieme al presidente della Rete di Riserve Enrico Galvan e a Marcello Scutari del Servizio Aree protette della Provincia autonoma di Trento, ha presentato a Borgo Valsugana in un incontro pubblico il “Piano per la reintroduzione del gambero di fiume”.

Palude Roncegno per reintroduzione

Che cosa è stato fatto finora?

La prima fase ha riguardato l’individuazione della potenziale popolazione “donatrice” di gamberi di fiume europei, dalla quale prevedere di prelevarne un certo numero da destinare al ripopolamento. Fra le poche popolazioni ancora presenti in Valsugana la scelta è caduta su quella presente da tempo nel Rio Laguna di Grigno e nello stagno artificiale da questo alimentato; si tratta di una popolazione in ottima salute sia dal punto di vista numerico che, aspetto fondamentale, dal punto di vista sanitario, essendo risultata indenne da qualsiasi malattia e quindi non a rischio di trasmissione di patologie in altre zone. A questo riguardo è opportuno ricordare che il gambero di fiume europeo può essere portatore della “peste del gambero” e della “malattia della porcellana”. Individuata la popolazione donatrice si doveva trovare una zona adatta dove provare a traslocare i gamberi e una serie di considerazioni tecniche hanno fatto ricadere la scelta sulla riserva “Palude di Roncegno” (foto in alto) il biotopo che si estende su circa 20 ettari al confine fra i territori di Borgo Valsugana e Roncegno Terme, caratterizzato da una grande abbondanza di corsi d’acqua, stagni e laghetti che lo rendono ideale per accogliere i gamberi di fiume, con la possibilità che in futuro la popolazione del crostaceo si espanda autonomamente risalendo ad esempio parte del rio Chiavona.

I prossimi passi

Ora è arrivato il momento di entrare nel vivo e nel corso del mese di ottobre si passerà alla fase operativa che prevede la raccolta dal rio Laguna di una ventina di gamberi maschi e indicativamente del doppio di femmine. Questo è il rapporto numerico ideale per assicurare il massimo successo della reintroduzione; il numero complessivo di individui prelevati, pari a circa il 10% del totale della popolazione donatrice, è inoltre tale da non creare alcun problema a quest’ultima. I gamberi prelevati verranno immediatamente rilasciati all’interno della Palude di Roncegno distribuendoli in un tratto di qualche decina di metri, in zone di acqua relativamente ferma, permettendo così la dispersione naturale degli individui.

E dopo?

Il lavoro non finisce però qui. Intanto perché la traslocazione di gamberi dal rio Laguna alla Palude di Roncegno si ripeterà per altri due anni e poi perché si renderà necessario il monitoraggio della situazione per almeno cinque anni per stimarne la consistenza, verificarne lo stato sanitario e valutare la qualità dell’ambiente. Il successo dell’intervento potrà essere accertato a partire dall’anno successivo alla prima traslocazione: se alla conclusione del ciclo riproduttivo nella nuova area verranno individuati i cosiddetti “giovani 0+”, cioè i piccoli gamberi nati l’anno precedente, vorrà dire che la reintroduzione del gambero di fiume nella Palude di Roncegno avrà avuto successo.

Articolo già pubblicato dall’autore su “Il Cinque”

Fauna selvatica: Consorzi di bonifica del Veneto, togliere ogni vincolo che limiti la caccia alla nutria 

Nutria

“Nella battaglia per la difesa degli argini da nutrie, tassi, volpi e istrici, il presidente Zaia e il mondo dell’agricoltura possono fare pieno affidamento sui Consorzi di Bonifica, attivi da sempre nella manutenzione della rete idraulica minore e quotidianamente impegnati a far fronte ai danni causati dalla fauna selvatica – ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione regionale dei Consorzi di Bonifica e Irrigazione. “Serve una forte campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui danni che gli animali arrecano ad argini e sponde; le nutrie, in particolare, rappresentano una delle principali minacce per la sicurezza idraulica di centri abitati e campagne, ma anche per coloro che con automobili o mezzi di lavoro percorrono strade sulle sommità arginali a rischio crollo”. “Non devono esserci vincoli per la caccia alla nutria, una specie aliena pericolosa per l’uomo, per l’agricoltura e per l’ecosistema, e che deve pertanto essere completamente eradicata – aggiunge il direttore di Anbi Veneto Andrea Crestani –. Servono risorse per istituire una taglia per ogni capo abbattuto ma anche per ripristinare e tenere in efficienza la rete idraulica. I Consorzi di Bonifica del Veneto gestiscono oltre 25mila km di corsi d’acqua, i costi economici e il personale impiegato per ripristinare argini e sponde danneggiate dalla fauna selvatica sono notevoli e ad oggi insufficienti.”

Ghiacciaio della Marmolada condannato a morte

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Il ghiacciaio della Marmolada, il più grande delle Dolomiti, è ormai un ghiacciaio in coma irreversibile. Dal 1888 è arretrato di 1.200 metri e con un innalzamento della quota della fronte di 3.500 metri, e negli ultimi cinque anni ha perso ben 70 ettari di superficie  passando dai circa 170 ha del 2019 a 98 nel 2023.  A questo ritmo entro il 2040 il ghiacciaio della Marmolada non esisterà più.

Morte condivisa con altri due ghiacciai

Una condanna a morte che condivide con i due ghiacciai più grandi delle Alpi, quello dell’Adamello, situato tra Lombardia e Trentino, e quello dei Forni, in Lombardia, tutti e tre posti sotto i 3.500 metri e segnati da perdite di spessore importanti. Misure sulle condizioni superficiali dei ghiacciai indicano che il ghiacciaio della Marmolada e dei Forni hanno picchi di perdita di spessore a breve termine rispettivamente di 7 e 10 cm al giorno, mentre per il ghiacciaio dell’Adamello le misurazioni a lungo termine rilevano che la perdita di spessore derivata dalla fusione glaciale permette di camminare oggi sul ghiaccio derivato dalle nevicate degli anni ‘80.

Tappa sulla Marmolada

A fare il punto della situazione è Carovana dei ghiacciai 2024, la campagna nazionale di Legambiente in collaborazione con CIPRA Italia (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi-Italia Apas) e con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano, che ha concluso il suo viaggio sull’arco alpino con la sesta. La Carovana dei ghiacciai ha fatto tappa sulla Regina delle Dolomiti già nel 2020 e nel 2022 per poi tornarci nel 2024. Quello che emerge è un ghiacciaio in forte sofferenza: in 136 anni ha registrato una perdita areale superiore all’80% e una perdita volumetrica superiore al 94%. L’accelerata della fusione del ghiaccio ad alta quota sta lasciando il posto ad un deserto di roccia bianca, levigata da quello che un tempo era il grande gigante bianco, e prendono vita nuovi ecosistemi. «Le Alpi sono un luogo fondamentale a livello nazionale ed europeo, ma sono anche sempre più fragili a causa della crisi climatica che avanza. Il ghiacciaio della Marmolada ne è un esempio importante e con Carovana dei ghiacciai abbiamo raccontato la sofferenza di un ghiacciaio morente, segnato da un’accelerazione del processo di fusione che ha numeri impressionanti e che richiede risposte urgenti a partire da una governance sostenibile del territorio – ha dichiarato Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia -. Per questo abbiamo sottoscritto il Manifesto per Un’altra Marmolada per una fruizione sostenibile della montagna presentato da Climbing For Climate».

Ritrovamento di reperti e ordigni storici prima sepolti dalla neve

 «A due anni dal disastro della Marmolada, il ghiacciaio continua a fondersi a ritmi allarmanti. Il ritrovamento di corpi e l’emersione di reperti e ordigni storici in costante aumento ne sono la tragica conferma. Da oltre 50 giorni il termometro non scende sotto zero sulla cima della Marmolada. L’ultimo dato con segno negativo, -0,9 gradi, è stato osservato a Punta Penia (3.343 metri d’altezza) il 5 luglio scorso. Il riscaldamento globale sta mettendo a rischio la sopravvivenza della Marmolada, destinata a scomparire entro i prossimi trent’anni se non prima. Nonostante le naturali fluttuazioni climatiche che fanno esultare qualcuno per qualche saltuario grado in meno, la situazione è tutt’altro che normale ed occorre reagire in frettafrenando le emissioni di CO2, se vogliamo salvare il ghiacciaio» hanno commentato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto e Andrea Pugliese,  presidente di Legambiente Trento.

Altre minacce rappresentate da microplastiche e rifiuti

Sulla Marmolada preoccupa anche l’inquinamento da microplastiche legato anche ai teli geotermici che per Legambiente sono solo un accanimento terapeutico. Attualmente ci sono 4 ettari di teli sul ghiacciaio, un numero che è raddoppiato rispetto all’inizio e l’Università di Padova a luglio ha fatto un primo campionato dell’acqua fusa del ghiacciaio. C’è poi la questione dei rifiuti abbandonati in quota, di ieri e di oggi. Sono circa 400 quelli trovati e raccolti sulla Marmolada dal team di Carovana dei ghiacciai e dai volontari che il 6 settembre, nel primo giorno di tappa, nell’attività di Clean up organizzata in vista di Puliamo il Mondo, la campagna di volontariato ambientale di Legambiente in programma in tutta Italia da oggi fino al 22 settembre.  Infine, c’è la questione della post gestione degli impianti chiusi e da smantellare come quello a Pian dei Fiacconi. L’impianto di risalita, chiuso nel 2019, è stato travolto dalla valanga del 2020. Oggi in quota rimane una struttura abbandonata e sventrata dalla valanga e dal pesante impatto ambientale e paesaggistico in un’area montana che è patrimonio Unesco. Per questo Legambiente chiede si intervenga al più presto per smantellarlo e che non vengano costruiti altri impianti di risalita visto che la zona di Pia dei Fiacconi è considerata zona rossa, ossia zona a pericolosità P-4 elevata, che nella scala di valutazione è la pericolosità massima.

In soccorso dei giganti bianchi, metti una firma per i ghiacciai

Con Carovana dei ghiacciai 2024 Legambiente invita tutti a firmare la petizione on line “Una firma per i ghiacciai” per chiedere al Governo azioni concrete partendo dall’attuazione di 7 interventi indicati nel Manifesto per una governance dei Ghiacciai e salvare il nostro ecosistema. Una petizione che l’associazione ambientalista ha lanciato a settembre. Per firmare basta andare sulla landing page https://attivati.legambiente.it/firmaperighiacciai – attiva sul sito di Legambiente.

Fonte: redazione Ecopolis/Legambiente

13, 18 e 20 settembre, a Treviso gli incontri pubblici de La natura selvatica del giardino 2024

Lago Bullicante_foto di Giulia_FioccaQuanto giardini e paesaggi siano sempre, nel bene e nel male, rappresentazione vivente della società che li produce, e quanto natura, giardino, paesaggio siano termini il cui significato e il valore attribuito sono inevitabilmente soggetti a cambiare e a evolversi, anche nella percezione comune e nel discorso pubblico, sono gli argomenti al centro della rassegna La natura selvatica del giardino, edizione 2024 di Naturale inclinazione, il ciclo di incontri pubblici dedicato alla cultura del giardino nel mondo contemporaneo, organizzato venerdì 13, mercoledì 18 e venerdì 20 settembre negli spazi Bomben di Treviso dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon (responsabile progetti paesaggio), e ispirato a Ippolito Pizzetti (1926-2007), figura luminosa di progettista del paesaggio e del giardino. Il titolo della rassegna rinvia alla sua eredità culturale, riprendendo il titolo della raccolta dei suoi scritti per la rivista «Golem l’Indispensabile».

Sarà proiettato anche un film, Clorofilla

In programma tre incontri pubblici con addetti ai lavori, studiosi, divulgatori e la proiezione di un film, Clorofilla, opera prima della regista Ivana Gloria dedicato alla potenza del mondo vegetale, per aprire nuove prospettive sui paesaggi del futuro e su diverse forme di convivenza fra uomo e natura, dettate da logiche di sostenibilità ecologica e sociale. Dall’esperienza romana del lago Bullicante (nella foto in alto di Giulia Fiocca), che indica la strada per possibili riutilizzi di aree di archeologia industriale dismesse, alle opportunità offerte dalla rinaturalizzazione spontanea e dal selvatico. Con uno sguardo rivolto anche al passato per non dimenticare e tenere sempre a mente i rischi di azioni dettate più da ideologie che non da reali attenzioni ambientali. Ulteriori informazioni a questo link

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

Climate ChanCe, concorso sui cambiamenti climatici 2024, scadenza 30 settembre

LOC Climate chance concorso clima def

Anche nel 2024 si tiene il concorso sui cambiamenti climatici “Climate chance” giunto alla 22a edizione dal titolo “Crisi climatica – the walk“. Il concorso internazionale di comunicazione e creatività per opere edite e inedite sul tema dei cambiamenti climatici è organizzato dall’associazione Shylock-Centro universitario teatrale di Venezia, con la collaborazione di Universita’ Ca’ Foscari di Venezia, Europe Direct Venezia Veneto e con il patrocinio di Cmcc (Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici), Wwf Italia, Legambiente, Isde Italia – medici per l’ambiente. L’iniziativa rientra nel progetto pluriennale “Cambiamenti climatici – the grand challenge” e ha lo scopo di valorizzare le opere e i progetti che propongono un messaggio efficace sul tema della crisi climatica e sugli aspetti ambientali e sociali ad essa connessi.

Il concorso

Possono partecipare al concorso gli autori di qualsiasi nazionalità che abbiano compiuto 18 anni al momento della scadenza. Autori di età inferiore ai 18 anni possono aderire attraverso appositi gruppi scolastici o all’interno di collettivi formali o informali. Possono essere candidate opere e progetti inediti di comunicazione creativa realizzati con tecniche e modalità espressive di ogni genere. I partecipanti possono candidarsi a entrambe le sezioni previste e con più opere per ogni sezione: sezione 1 candidatura di opere e progetti inediti da parte di autori individuali o collettivi; sezione 2 segnalazione di opere edite e progetti realizzati/pubblici a cura di autori, editori o altri soggetti terzi. L’edizione 2024 del concorso richiama un’attenzione particolare, anche se non esclusiva, su alcuni aspetti tematici: il rapporto intergenerazionale tra reale emergenza climatica e politiche governative insufficienti; la realizzazione femminile tra crisi climatica e sociale; rapporto tra parità di genere e politiche per l’ambiente; nuovi stili di vita collettivi o individuali: forme di adattamento sociale e ambientale; Nord Italia di contrasti, da primato economico a hot spot climatico della pianura padana, zone alpine e costiere; Venezia tra città laboratorio ambientale/culturale o deriva speculativa incontrollata; Continente europeo: il rapido aumento delle temperature rispetto alla media del pianeta.

Modalità di partecipazione

La scadenza per la presentazione delle opere è il 30 settembre 2024, ore 24, per tutti i partecipanti. Il 28 novembre 2024 si terrà un evento pubblico di condivisione dei risultati presso la sede dell’ateneo veneto di Venezia, con letture pubbliche di estratti dei testi, videoproiezione ed esposizione delle opere candidate, con la presenza del climatologo Luca Mercalli e di altri esperti del settore scientifico e culturale. Ulteriori info: www.cut.it, mail a concorso@cut.it max 5mb, numero verde 800 496200 www.comune.venezia.it/europedirect infoeuropa@comune.venezia.it

Nel Ferrarese, dimostrato il valore ambientale delle colture idroesigenti (risaie e prati stabili) presenti anche a Nordest, il pensiero obbliquo del presidente Argav Fabrizio Stelluto

Rinvio per l’Italia di altri 2 anni dell’applicazione della normativa europea sul deflusso ecologico, i Pensieri Obliqui del presidente Argav Fabrizio Stelluto

14, 21 e 28 settembre, 5 ottobre gli appuntamenti di Mar de Molada, il teatro lungo il Piave con Marco Paolini

Dopo VajontS 23, Marco Paolini, attore, autore e regista, premio Argav 2010, torna a fare teatro di «prevenzione civile» con il nuovo progetto Mar de Molada, ideato da Paolini per La Fabbrica del Mondo, messo a punto da Arteven, prodotto da Jolefilm e realizzato con il sostegno di Regione del Veneto e Veneto Agricoltura. Si tratta di un racconto corale a tappe che attraverserà i prati del bacino del Piave, dalla Marmolada fino a Venezia. Per quattro fine settimana da metà settembre all’inizio di ottobre, dall’alba al tramonto, chiamerà a raccolta migliaia di persone per creare un racconto del territorio partendo non dalla terra ma dalle acque: le fonti, i torrenti, i fiumi le valle, la laguna, elementi fondamentali della vita, del nostro modello di sviluppo, dell’agricoltura, delle città.

La filosofia del progetto. «Partiremo dai Serrai di Sottoguda, ai piedi della Marmolada. Lì sei anni fa, un piccolo torrente, il Pettorina, affluente del Cordevole, a sua volta affluente del Piave, ha trascinato via tutto quello che caratterizzava il meraviglioso paesaggio di quella gola. Tra poche settimane quella gola, dopo un’opera di restauro realizzata da Veneto Acque in collaborazione con la Regione del Veneto, tornerà visitabile – racconta Marco Paolini -. Mar de Molada partirà proprio da questo simbolo della fragilità del luogo in cui viviamo e scenderà con appuntamenti settimanali lungo il Piave per arrivare sull’Adriatico, a Vallevecchia, l’ultimo pezzo di costa veneta agricola dove ancora si legge un paesaggio diverso da quello del turismo. È stretto lo spazio tra le montagne e il mare: lo stravedo certi giorni, ce le fa vedere vicine, è un luogo denso. Oggi siamo tutti preoccupati di essere vittime di un territorio fragile. Mi chiedo: perché subirne il racconto? Bisogna costruirlo, bisogna essere abitanti e sceglierlo. Il mio lavoro nasce dalla necessità di dar conto del fatto che tutti viviamo in riva al mare. Questa è la filosofia del progetto Fabbrica del Mondo».

Le date. Il primo appuntamento di teatro campestre sarà all’alba (ore 7.30) di sabato 14 settembre sui prati di Malga Ciapela (Belluno) per Mar de Molada Serrai di Sottoguda, il 21 settembre alle 15 a Sospirolo (Tv) dove il Cordevole sta per buttarsi nel Piave ci sarà Mar de Molada Certosa di Vedana, la settimana successiva, il 28 settembre, sempre alle ore 15, ancora lungo il Piave per Mar de Molada Grave del Montello, per chiudere il 5 ottobre alle 16.30 con Mar de Molada Vallevecchia nella Brussa, poco sopra l’estuario del Piave. Gli spettacoli si svolgeranno icon modalità rispettose dell’ambiente ospitante. L’afflusso del pubblico sarà regolato da un biglietto d’accesso “posto prato unico” in vendita su Vivaticket (12 euro più commissioni). Ulteriori informazione www.mardemolada.org

Un lavoro corale. Per creare questo progetto Paolini è partito con lo studio della documentazione dell’Arpav e delle fonti regionali per tutto quel che riguarda l’assetto idrogeologico, si è confrontato con scienziati e tecnici esperti che nelle Università e negli enti regionali si occupano di acqua. Sul palco assieme a Paolini ci saranno Patrizia Laquidara, poliedrica artista, tra le voci più intense e liriche della musica d’autore contemporanea, che accompagnerà il racconto con il canto, Giovanni Frison, musicista e compositore delle arie dello spettacolo e un coro di narratori popolari. E poi ad ogni appuntamento cori, bande, e conversazioni con scienziati e tecnici che racconteranno alcuni aspetti della vita del Piave e degli altri fiumi veneti mettendoli in relazione alla nostra esperienza. «Ogni volta ci sarà lo spettacolo, sempre un po’ diverso, ma anche conversazioni. Non venite col tempo risicato, venite per prendervi una giornata per camminare o andare in bicicletta, per stare sulle rive, per prendere in mano un sasso, per guardare quello che ci sta intorno. Perché lo spettacolo non sarà solo sul palcoscenico, sarà essere noi, 2000 persone sedute sul prato, che senza lasciar dietro di sé nemmeno una carta per terra si porteranno via qualcosa che dura e che ci lega ai fiumi della nostra terra», conclude l’attore Paolini.

Fonte: La Fabbrica del Mondo/Veneto Agricoltura