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Anbi Veneto: l’apporto delle nevicate invernali alla stagione irrigua sarà esiguo

“Ad oggi le riserve nivali sono al di sotto delle medie del periodo e di recente formazione, pertanto, poco utili a garantire uno scioglimento graduale nel corso dell’estate.” Ad affermarlo è Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto commentando i dati raccolti dal Centro Studi di ANBI Veneto nel Bollettino sulla disponibilità di risorsa relativo a gennaio 2025.

“Nessuno allarme ma le avvisaglie per il futuro non sono particolarmente floride”, continua Parizzi, “i depositi nivali languono, le temperature ancora sopra la media confermano il trend di surriscaldamento generale dopo il caldo record del 2024. Non destano preoccupazione le portate dei fiumi, in genere superiori alla media del periodo salvo le eccezioni di Livenza e Gorzone. Tuttavia, non ci stanchiamo di ricordarlo, senza opere d’invaso tutta questa risorsa è destinata ad andare a mare e potremmo rimpiangerla in primavera.”

In un contesto caratterizzato da temperature più alte rispetto alla media del periodo (+1°C a dicembre, +1,9°C a gennaio), ciò che desta attenzione dal punto di vista della risorsa è, dunque, la neve in montagna: Arpav parla di un deficit di precipitazioni nevose tra ottobre e gennaio pari al 34% nelle Dolomiti (-100 cm di neve fresca) e al 43% nelle Prealpi (-77cm). Sempre a gennaio, la copertura nevosa si è ampliata rispetto a dicembre, dal 20% al 45% della superficie montana; a 1.700 m la copertura è addirittura del 90%.  Purtroppo, la densità del manto nevoso in quota formatosi nell’ultimo mese si presenta leggera per il periodo; nel bacino del Piave, sottoforma di ghiaccio e neve sono immagazzinati 130 milioni di metri cubi di acqua, un valore che è tra i più bassi rilevati dal 2000 ad oggi.

Sul fronte delle precipitazioni, a gennaio si è interrotto la piccola tendenza negativa registrata tra novembre (-93%) e dicembre (-28%). Al 31 gennaio, infatti, sono scesi sul territorio regionale 75 mm di pioggia, un +27%, che è però è il risultato della media tra montagna – dove è piovuto anche l’80% in più rispetto al periodo – e pianura, dove le precipitazioni sono state inferiori anche del 40% nella vasta zona a sud dei Colli Euganei e su gran parte del territorio veneziano.

Superiori alla media del periodo le portate di Adige (+27%) e Brenta (+14%), appena sotto la media il Po (-1%), sotto la media Livenza (-10%) e Gorzone (-8%). In ogni caso si tratta di risorsa che finirà a mare in mancanza di invasi.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Treviso, Giornate internazionali di studio sul paesaggio (20-21 febbraio) indagano la superficie più profonda della Terra. Venerdì 14 febbraio speciale conversazione on line

Sotterraneo/underground è il tema della ventunesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, in programma giovedì 20 e venerdì 21 febbraio 2025 nell’auditorium di Palazzo Bomben a Treviso, e organizzate dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e di Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Le giornate saranno precedute, venerdì 14 febbraio, da una conversazione online (sulla piattaforma Zoom) con Robert Macfarlane, scrittore, critico letterario, professore all’Emmanuel College dell’Università di Cambridge, autore del libro Underland. Un viaggio nel tempo profondo (Einaudi, 2020). Il tema individuato per l’edizione 2025 dell’appuntamento pubblico che costituisce il principale momento di riflessione e confronto aperto sulle linee di ricerca nel campo del paesaggio della Fondazione Benetton sarà indagato da esperti, professionisti, studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari, con uno spazio riservato, come di consueto, allo sguardo cinematografico.

Cosa c’è sotto i nostri piedi?

Segreti, schemi, connessioni, tracce, come scrive Robert Macfarlane. Sottoterra la mappa delle relazioni tra gli esseri umani e la natura si fa complessa ma anche più nitida e dal mondo sotterraneo si può emergere con una maggiore consapevolezza.
Raccogliendo una serie di sollecitazioni provenienti dall’architettura del paesaggio, dall’ecologia, dalle scienze naturali, dall’arte ambientale, dall’antropologia e dall’area di studi emergente delle environmental humanities, si propone una riflessione sulla possibilità di spostare il nostro sguardo sul paesaggio dalla superficie alla sua dimensione profonda, suggerendo un’immagine più complessa e interconnessa della vita sulla Terra, fatta di relazioni intricate, invisibili e sotterranee che naturalmente coinvolgono anche Homo sapiens, ma non vedono questa specie protagonista assoluta e dominante. Un cambiamento di rotta che ci invita, ancora una volta, a riflettere sulla necessità di estendere il quadro delle indagini e degli strumenti progettuali che ci permettono di capire il senso contemporaneo del paesaggio, nei suoi aspetti sia teorici che operativi.

Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione Benetton.

La conversazione con Robert Macfarlane si svolgerà sulla piattaforma Zoom, con traduzione simultanea, è richiesta l’iscrizione attraverso il link pubblicato nel sito e nei canali social della Fondazione Benetton.

Fonte testo/foto: servizio stampa Fondazione Benetton

2 febbraio, Giornata mondiale delle zone umide, i Consorzi di bonifica del Veneto richiamano l’attenzione su un patrimonio ambientale quantificabile anche economicamente

Sono 52 le zone umide con finalità di fitodepurazione realizzate, gestite e tenute in efficienza dai Consorzi di bonifica del Veneto, un totale di 433 ettari di superficie regionale a servizio dei cittadini, della fauna e della vegetazione in stretta simbiosi con l’acqua. La Giornata Mondiale delle Zone Umide, che si celebra il 2 febbraio, è dunque occasione per ANBI Veneto, l’associazione che rappresenta gli 11 Consorzi di Bonifica regionali, di richiamare l’attenzione su questo patrimonio di ambienti d’acqua, distribuiti a macchia di leopardo sul tutto il territorio regionale, che nel concreto testimoniano le competenze ambientali che il sistema dei consorzi sta sviluppando a fianco delle storiche missioni legate alla sicurezza idraulica e alla gestione della risorsa irrigua, con visite a zone umide organizzate dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione, dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive e dal Consorzio Adige Euganeo, info nei siti e canali social dei consorzi.

Le funzioni svolte dalle zone umide

Svolgono funzioni di fitodepurazione (disinquinamento delle acque tramite piante), costituiscono habitat ideale per specie animali e vegetali, sono preziose per la sicurezza idraulica di campagne e centri abitati, talvolta rappresentano invasi per l’agricoltura. Le dimensioni sono le più disparate: molte zone umide non arrivano all’ettaro e fungono spesso da compensazione idraulica e ambientale a importanti infrastrutture viarie; altre, estese decine di ettari, sono veri e propri parchi. In ogni caso impreziosisco un territorio e caratterizzano il paesaggio.

I servizi offerti dalle zone umide

I servizi che generano per la collettività sono concretamente stimabili dal punto di vista economico. Uno studio pubblicato nel 2024 da ANBI Veneto, Regione del Veneto ed Etifor, spinoff dell’Università degli Studi di Padova, sul valore dei servizi ecosistemici derivanti dalla risorsa che scorre nei canali e nei fiumi gestiti dai Consorzi di Bonifica, ha stimato in 13.854.667 euro l’anno il valore delle attività di fitodepurazione svolte da queste zone, mentre ammonta a 143.504.299 euro l’anno il valore ecologico delle zone come habitat di biodiversità. “Nella corsa all’adattamento e alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico la realizzazione e gestione di aree umide è fondamentale per la sicurezza idraulica, la tutela della biodiversità e la salvaguardia della qualità delle acque – spiega il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro – è tuttavia un’azione che richiede adeguate dotazioni finanziare. Molte di queste aree, per esempio, sono state realizzate dalla Legge Speciale per la Salvaguardia di Venezia e della sua Laguna che riteniamo vada rifinanziata con risorse adeguate”.

È proprio tra le province di Venezia, Padova e Treviso, territorio solcato da fiumi che si versano nella laguna Veneta, che è stata realizzata gran parte di queste zone umide. La connessa attività di fitodepurazione, infatti, va a supporto del fragile habitat lagunare e molte di queste zone umide non esisterebbero senza la Legge Speciale per la Salvaguardia di Venezia e della sua Laguna.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

31 gennaio, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) corso di formazione giornalisti dal tema: “Dalle cave all’agricoltura di eccellenza, l’esempio dei Colli Euganei”

Si intitola “Dalle cave all’agricoltura d’eccellenza: l’esempio dei Colli Euganei”, il corso organizzato dall’Ordine Giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav per venerdì 31 Gennaio p.v. nella consueta sede del Circolo di Campagna Wigwam, ad Arzerello di Piove di Sacco (via Porto,8); il corso, che avrà inizio alle ore 18.30, garantirà 2 crediti formativi (già presente in piattaforma). 

Il corso vuole aggiornare, a partire dalla narrazione degli eventi, sullo stato di un’area urbanizzata, oggetto della prima legge italiana di tutela ambientale e che ha saputo trasformarsi da terra degradata in meta di turismo internazionale. La realtà di un territorio minacciato anche dalle fake news. Un impegno, che viene da lontano, per la tutela dell’area euganea.

Relatori saranno i giornalisti e colleghi Argav Renato Malaman ed Efrem Tassinato, esperti sulla storia ambientale del territorio. A moderare l’incontro sarà Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

Neve: studio Fondazione Cima-Lab 24 Il sole 24 Ore lancia segnale d’allarme sulla disponibilità idrica nei prossimi mesi

“In previsione della stagione irrigua, il principale indicatore sulla disponibilità della risorsa da tener d’occhio in questa fase dell’anno è dato dai depositi nivali e i numeri presentati in queste ore dalla fondazione CIMA accendono più di qualche segnale d’allarme sulla disponibilità idrica nei prossimi mesi.” Lo afferma il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro in merito alla stima Fondazione Cima- Lab24-Sole 24 Ore che parla, su scala nazionale, di un -63% di presenza di neve in quota (da novembre 2024 al 10 gennaio 2025) rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2011 e il 2023. Sul bacino dell’Adige, che interessa buona parte del Veneto, il dato si attesta su -61%, stesso dato sul bacino del Po.

“Le nevicate più importanti per la formazione dei depositi nivali sono quelle che si verificano nel tardo autunno. Attraverso un processo ripetuto di fusione e solidificazione derivante dalle variazioni di temperatura queste nevi riescono, infatti, a consolidarsi in uno strato di ghiaccio che si scioglie più lentamente contribuendo alle portate dei fiumi anche in primavera inoltrata. Le nevicate di gennaio e febbraio sono meno utili perché il manto nevoso che ne deriva ha difficoltà a compattarsi. Queste nevi sono destinate a sciogliersi molto velocemente con il primo aumento di temperature. Il patrimonio di acqua dolce che defluisce a mare prima ancora dell’avvio della stagione irrigua ci ricorda ancora una volta l’importanza di dotare i territori di opere in grado di invasare la risorsa per riutilizzarla nei periodi di bisogno.”

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Il Giardino Salvi di Vicenza candidato a diventare “luogo del cuore” Fai, un invito a votarlo

Giardino Salvi VicenzaLa Biblioteca internazionale La Vigna invita a votare il Giardino Salvi, cuore verde di Vicenza, tra “I luoghi del cuore” Fai (Fondo ambiente italiano). Si tratta di uno storico parco dai monumenti simbolo – la Loggia Valmarana, la Longhena e l’ex Fiera – che si trova tra stazione, corso Palladio e corso Fogazzaro, e che merita di tornare a essere un luogo sicuro e vivibile per tutti. Partecipare al censimento “I Luoghi del Cuore”, promosso dal Fai e da Intesa Sanpaolo, è un’occasione per garantire interventi concreti di recupero e valorizzazione del Giardino. Il progetto della Delegazione Fai di Vicenza prevede spazi accoglienti per socializzare, leggere, sorseggiare un caffè, come nei parchi delle grandi città, riportando vita e sicurezza nell’area. Si può votare a questo link.

Descrizione del luogo

Voluto dal nobile Giacomo Valmarana verso la metà del’50  come “luogo di delizie” a fianco della sua dimora, il Giardino Salvi è un piccolo polmone elegante, luogo ricco di storia circondato da gioielli architettonici, numerosissime sono le testimonianze letterarie e iconografiche che evidenziano la sua importanza per la città di Vicenza. Nel 1591 vi viene costruita, forse da Leonardo Valmarana, la “Loggia palladiana”, spazio deputato alla gioia e alla spensieratezza. Nel 1592 il Giardino, aperto anche al pubblico e ai visitatori, appare come un luogo suggestivo, ricco di piante, una conigliera, uccelli variopinti e tartarughe. Per poi accrescerne il valore aristocratico, Luigi e Massimiliano Valmarana commissionano a Baldassarre Longhena, sul lato nord del Giardino, la Loggetta, destinata ad accogliere dotte riunioni accademiche. Passato in eredità ai fratelli Salvi nel 1813, il Giardino subisce numerose variazioni e diversi sono gli interventi che mirano al miglioramento del patrimonio di fiori e piante, anche con la costruzione di una serra calda. Nel 1878 il Comune di Vicenza ne diviene proprietario, nel 1897 viene abbattuto il muro di cinta verso corso SS Felice e Fortunato e il Giardino viene reso visibile anche dall’esterno per essere aperto definitivamente al pubblico nel 1907. Nel corso del XX secolo mantiene la sua struttura ottocentesca, ma vengono aggiunte numerose sculture, che lo rendono luogo della memoria e spazio espositivo per mostre d’arte e artigianato. Non è un caso che proprio qui, tra il 1947- 1948, vengano edificati, su proposta del neonato Ente Fiera ad opera dell’architetto Sergio Ortolani, i padiglioni per l’Esposizione della Fiera Campionaria, che, trasferita poi in zona industriale negli anni ’70, fa perdere a questo spazio la vitalità e il desiderio di goderlo appieno. 

Fonte: Biblioteca internazionale La Vigna

Stasera al teatro La Fenice di Venezia l’anteprima nazionale de “Il respiro dell’acqua”, a cura di Andrea Vettoretti. Fra i testimonial sul palco, il presidente Argav Fabrizio Stelluto

Sarà la sala Apollinea grande del teatro La Fenice di Venezia a ospitare stasera, mercoledì 4 dicembre, alle ore 20.00, l’anteprima del nuovo progetto del chitarrista trevigiano Andrea Vettoretti: “Il Respiro dell’Acqua”. I biglietti sono acquistabili a teatro, è comunque consigliata la prenotazione gratuita telefonando al numero dedicato 320 0517000  oppure inviando una email a festival@musikrooms.com

Un viaggio poetico e musicale, che celebra la connessione profonda
tra l’uomo e il primo elemento di vita

Ogni brano (l’uscita dell’album è prevista a fine 2025) si ispira a un’immagine idrica: la danza della pioggia, la forza dei fiumi, l’immensità degli oceani, la purezza delle sorgenti. Andrea Vettoretti, direttore artistico del Festival delle Due Città Treviso-Venezia, mette da tempo la sua musica (l’album Rain uscì nel 2015) a servizio dell’impegno per la tutela delle risorse del Pianeta. Per questo a fargli da testimonial sul palco saranno Lorenzo Furlan, scienziato considerato uno degli entomologi più influenti al mondo e dirigente di Veneto Agricoltura; Eriberto Eulisse, direttore del Global Network of Water Museums; Fabrizio Stelluto, presidente Argav e vicepresidente vicario di Unarga (Unione Nazionale Associazioni Regionali  Giornalisti Agroambientali).

La serata-evento a Venezia

Il concerto, che gode anche del patrocinio RAI, è un viaggio musicale che unisce due progetti artistici di grande profondità: il nuovo lavoro “Il Respiro dell’Acqua” sarà, infatti, accompagnato dall’esecuzione di brani da “Q1-Quantum One”, il precedente lavoro dedicato all’Universo e al futuro della Terra. Attraverso composizioni come “Sound from Stars” e “Serendipity”, il pubblico sarà trasportato in un viaggio tra le stelle, dove la musica diventa un ponte tra l’infinitamente grande e l’intimità delle emozioni umane: un invito alla riflessione sul nostro rapporto con la natura e l’equilibrio del mondo, che ci circonda. A conclusione del Festival Chitarristico Internazionale delle Due Città 2024, l’esibizione rappresenta un incontro tra il macrocosmo celeste e il microcosmo terrestre, celebrando la bellezza e la fragilità del nostro pianeta.

Fonte: servizio stampa Andrea Vettoretti

29 novembre, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti Odg Veneto in collaborazione con Argav su “Pfas gli inquinanti eterni. Un’emergenza da non dimenticare”

Premio Argav foto 3

Venerdì 29 novembre, dalle 18.30 alle 20.30, al Circolo Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova), si svolgerà il corso di formazione giornalisti organizzato dall’Odg Veneto in collaborazione con Argav dal titolo “Pfas, gli inquinanti eterni. Un’emergenza da non dimenticare” (2 crediti, iscrizioni entro il 26 novembre sulla piattaforma di formazione giornalisti).

Il tema trattato

Il corso vuole fare il punto su una grave contaminazione presente in maniera drammaticamente silente nel Veneto, informando, in particolare sulle conseguenze per la salute maschile attraverso la presentazione di appositi studi. Accanto a questo si aggiornerà sull’andamento dell’iter giudiziario e sull’azione delle “Mamme no Pfas”, premio Argav 2022 (nella foto la premiazione).

Relatori

Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav, vicepresidente vicario di Unarga, responsabile ufficio comunicazione di Anbi; Sara Zanferrari, collaboratrice de Il Gazzettino, socia Argav; Francesco Bertola, medico ematologo, presidente Isde (International Society of Doctors for the Environment) Vicenza. E stato premiato da “Medici per l’ambiente “ per aver promosso lo studio su “Pfas e fertilità maschile” che si sta conducendo nell’area rossa nel Veneto; Patrizia Zuccato e Ivana Lonigo dell’associazione Mamme No Pfas, gruppo di genitori del Veneto impegnato per avere acqua pulita, perché i fiumi e le falde del territorio contaminato sono stati irrimediabilmente pregiudicati dalle sostanze tossiche denominate PFAS; Marco Milioni, giornalista a Vicenzatoday.it e Today.it, che si è occupato di inchieste e approfondimenti in materia ambientale, economica, nonché di criminalità organizzata.

28 novembre, a Cavallino-Treporti (Venezia) l’incontro “Le sfide della laguna regolata di fronte ai cambiamenti del clima” con l’intervento di Fabrizio Stelluto, presidente Argav

LagunaRegolata2024

Il Comune di Cavallino-Treporti (Venezia) promuove la decima edizione del “Patentino dell’Ospitalità”, trentuno percorsi di formazione gratuita dedicati alla comunità e in programma da novembre 2024 al 15 marzo 2025: dal progetto “Blue&Green” con i temi della sostenibilità e con un approccio alle prossime sfide che la località dovrà affrontare, agli approfondimenti legati alla storia locale, dal ruolo delle batterie a difesa di Venezia, alle recenti scoperte legate alla Villa Romana sommersa di Lio Piccolo, nonché aneddoti e curiosità sulle isole che circondano Cavallino-Treporti e tante altre tematiche di sicuro interesse per la cittadinanza.

Tra le novità, un corso in partnership con Argav

“Tra le novità proposte quest’anno ci sono i corsi legati al tema del cambiamento climatico, le curiosità sulla produzione della birra locale e sui panificati – spiegano l’assessore al turismo e alla cultura Alberto Ballarin e la consigliera Angela Lazzarini che, assieme alla sindaca Roberta Nesto seguono il progetto. In particolare, giovedì 28 novembre 2024 alle 20:45, nel centro civico di Ca’ Savio (via Concordia 27) si terrà il corso “Le sfide della laguna regolata di fronte ai cambiamenti del clima” e relatori saranno Pierpaolo Campostrini, direttore Corila (Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia) e Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

Il tema trattato

Il 3 ottobre 2020 per la prima volta, grazie all’intervento del MOSE, l’acqua del mare e quella della laguna sono state separate. La laguna di Venezia è diventata una “laguna regolata”, ovvero con un controllo antropico della propagazione della marea. Questo fatto ha conseguenze importanti sia sugli habitat, che su economia e società. I cambiamenti climatici porteranno, inevitabilmente, a un aumento della frequenza delle chiusure del MOSE e, nel lungo periodo, altri interventi dovranno essere posti in essere per la protezione dei centri abitati. Lo sviluppo di nuova conoscenza interdisciplinare, connessa alla capacità di innovazione e di integrazione con i meccanismi di gestione politico-amministrativa, permetterà il mantenimento di preziosi servizi ecosistemici, la salvaguardia del patrimonio culturale, lo sviluppo sostenibile delle società.

Programma e informazioni per l’iscrizione ai corsi a questo link

Fonte: servizio stampa Comune Cavallino-Treporti

L’Unione Europea rischia di rimanere al palo nella corsa all’adattamento ai cambiamenti climatici

La politica di adattamento dell’Unione Europea (Ue) ai cambiamenti climatici rischia di non stare al passo, stando a una relazione pubblicata lo scorso 16 ottobre dalla Corte dei conti europea. Gli eventi climatici estremi, quali ondate di calore, siccità e inondazioni, sono sempre più gravi e frequenti, e hanno anche pesanti ricadute economiche. Benché l’Ue disponga di un solido quadro di riferimento per fronteggiare l’impatto dei cambiamenti climatici, secondo gli auditor è l’attuazione pratica delle politiche di adattamento a porre problemi.

Le perdite economiche

In media, nell’ultimo decennio le perdite economiche dovute a eventi climatici estremi nell’Ue sono ammontate a 26 miliardi di euro l’anno. Anche l’inazione ha un prezzo: se l’attuale economia europea venisse esposta a un riscaldamento globale compreso tra 1,5 e 3 °C al di sopra dei livelli preindustriali (secondo una stima prudente), si verificherebbe una perdita economica annuale compresa tra 42 e 175 miliardi di euro.

Il recepimento delle politiche di adattamento dell’Ue e nazionali
nelle norme locali è un processo difficile

Da un’indagine condotta dagli auditor presso 400 comuni degli Stati membri controllati, è emerso che gli interpellati ignoravano in gran parte le strategie e i piani di adattamento ai cambiamenti climatici e non utilizzavano gli strumenti dell’Ue per tale adattamento (Climate-ADAPT, Copernicus e il Patto dei sindaci dell’UE). Oltre la metà dei progetti sottoposti ad audit ha affrontato efficacemente i rischi climatici e gli auditor hanno individuato anche alcune buone pratiche. Si sono però imbattuti anche in casi in cui le priorità erano in contrasto fra loro e gli obiettivi di adattamento ai cambiamenti climatici dovevano coesistere con altri obiettivi quali la competitività o lo sviluppo regionale. Ad esempio, hanno rinvenuto progetti che rispondevano alla necessità di una maggiore irrigazione ma che rischiavano di aumentare i consumi idrici complessivi o un progetto di protezione dalle inondazioni che prevedeva ancora il rilascio di concessioni edilizie per nuove abitazioni nella stessa area a rischio. Hanno rilevato persino due progetti che possono portare al cosiddetto maladattamento, cioè a un aumento – anziché a una riduzione – della vulnerabilità o dell’esposizione ai cambiamenti climatici. Tra gli esempi di maladattamento si possono citare la promozione dell’irrigazione per colture ad alta intensità idrica invece di passare a quelle a minore intensità, oppure l’investimento in cannoni per l’innevamento artificiale (seppur energeticamente più efficienti) invece di concentrarsi sul turismo durante tutto l’anno. Inoltre, alcuni progetti (come il ripascimento, ossia l’aggiunta di sabbia nelle spiagge) offrono una soluzione di adattamento solo a breve termine.

Difficile il monitoraggio degli investimenti

Quanto all’assegnazione delle risorse, l’adattamento è una politica trasversale e quindi i finanziamenti dell’Ue per realizzarla provengono da varie fonti dell’Unione, connesse ad esempio all’agricoltura, alla coesione e alla ricerca. Diventa così più complicato assicurare il monitoraggio di questi finanziamenti. Le relazioni sull’adattamento vanno migliorate: infatti, secondo gli auditor, allo stato attuale non consentono di valutare i progressi compiuti dagli Stati membri nell’adattamento ai cambiamenti climatici, in quanto sono in gran parte descrittive e sprovviste di dati quantificabili.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea