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A Montebelluna (TV), nella mostra Futuro Agenda 2030, esposti anche dei reperti preistorici del Cansiglio

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La Foresta Demaniale Regionale del Cansiglio, gestita da Veneto Agricoltura, meta domenicale per migliaia di turisti in tutte le stagioni, è conosciuta soprattutto per la sua straordinaria biodiversità e importanza storica (era l’antico “Bosco da reme” della Repubblica Serenissima). Non tutti però conoscono il Cansiglio quale luogo di importanti ritrovamenti preistorici.

Mostra aperta sino al 30 giugno. Presso il Museo Regionale dell’Uomo in Cansiglio (MUC), da poco impreziosito con nuovi allestimenti e aree tematiche, tali testimonianze della presenza nella Foresta di insediamenti preistorici sono esposte nella sezione archeologica, dov’è presente un ricco repertorio di selci preistoriche, e in quella paleobotanica, che illustra in maniera divulgativa la storia della dinamica della vegetazione nei millenni. Nel corso del 2022, sono state tantissime le iniziative rivolte sia alle scuole che ai visitatori della Foresta incentrate proprio sui temi del “Cansiglio preistorico”. Si è trattato di eventi, focus, visite guidate, ecc. che sempre si sono integrate con azioni di informazione riguardanti quella che rappresenta la principale attività svolta da Veneto Agricoltura in Cansiglio, ovvero la gestione integrata del patrimonio forestale, alla quale si affiancano azioni di sostegno al turismo naturalistico e culturale, di stimolo alla sostenibilità e alla conservazione della biodiversità, in linea con quanto previsto dall’Agenda 2030 dell’ONU. Ed è proprio in questo contesto che Veneto Agricoltura ha accolto la richiesta del Museo Civico di Montebelluna – Sezione di Storia Naturale ed Archeologia, di contribuire all’allestimento della Mostra “Futuro Agenda 2030” (aperta fino al prossimo 30 giugno) nell’ambito della quale ieri è stata trasferita dal MUC una selezione di armature litiche paleolitiche (punte di freccia) provenienti dagli scavi effettuati nella Foresta del Cansiglio (in località Palughetto) dagli archeologi dell’Università di Ferrara. Scavi archeologici per i quali l’anno prossimo saranno celebrati i 30 anni di attività (1993-2023).

La Mostra “Futuro Agenda 2030”, di assoluto spessore scientifico e culturale, rappresenta anche un’importante occasione per approfondire le tante tematiche che animano l’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, che dovranno integrarsi con le Agende urbane per lo Sviluppo locale. In particolare, la Mostra di Montebelluna dedica un innovativo spazio espositivo e didattico ai temi dell’economia circolare. Le sale sono state trasformate in spazi dinamici in cui sperimentare, dialogare e confrontarsi proprio sui temi dell’Agenda 2030: dall’ecosistema Terra, che getta uno sguardo sia al passato che al futuro, all’importanza del riciclo. Le diverse tematiche vengono presentate con percorsi che mettono sempre al centro la relazione uomo-ambiente dove scienza e archeologia del territorio si incontrano. È auspicabile che il prestito dei reperti del MUC dia inizio ad una futura collaborazione tra i due Musei veneti, da sempre in stretta relazione con enti e cittadini. Per saperne di più sulla mostra “Futura Agenda 2030”: https://www.museomontebelluna.it/esplora-museo/2030-2/

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

IZSVe festeggia i 10 anni della “Banca del sangue” e oltre 2 mila animali salvati

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La Banca del Sangue dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie,  ovvero il servizio di raccolta, controllo sanitario e commercializzazione di sangue intero canino e felino, a disposizione dei medici veterinari e dei proprietari di animali che necessitano di trasfusione, compie 10 anni.

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Nata nel 2012 per tutelare la salute dei cani donatori e dei cani riceventi, senza fini di lucro, con partecipazione su base volontaria da parte dei proprietari dei soggetti donatori, destina tutti gli introiti derivanti dalla vendita delle sacche al sostegno e al mantenimento del servizio stesso. Nata come una sfida,  si è affermata velocemente sul territorio, offrendo all’utenza un servizio sempre più efficiente volto a sostenere e migliorare le terapie in ambito di medicina trasfusionale veterinaria. “Abbiamo creduto fin dall’inizio in questo progetto – dichiara Marta Vascellari, medico veterinario responsabile della Banca del sangue IZSVe – alla necessità di rendere disponibile sul territorio sangue ad uso trasfusionale, presidio sanitario salva vita, mettendo in primo piano la tutela e la salute dei soggetti donatori e dei riceventi. Il successo della Banca del sangue è il frutto della collaborazione tra medici veterinari e una rete di proprietari molto sensibili alla causa, che ci hanno sostenuto con le donazioni anche in momenti piuttosto complicati, come durante la pandemia. È doveroso ringraziare i tantissimi donatori e i loro proprietari, che in questi anni si sono affidati a noi e con il loro contributo hanno reso possibile e continuano a sostenere questa attività così importante e utile per salvare la vita di animali in condizioni cliniche critiche. Un ringraziamento sincero va anche a quanti, personale IZSVe e colleghi liberi professionisti, ogni giorno a vario titolo si impegnano perché la Banca del Sangue prosegua il suo percorso di qualità ed efficienza”.

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In questi dieci anni di attività, sono stati aiutati più di 2.000 animali grazie alla distribuzione di 2.400 sacche di sangue canino e 130 sacche di sangue felino su tutto il territorio nazionale. Ad oggi la Banca del Sangue IZSVe conta più di 200 cani e circa 50 gatti iscritti al registro donatori, è dotata di una rete di otto centri di prelievo distribuiti nel territorio del Triveneto e di due sportelli H24 per il ritiro delle sacche (sede centrale di Legnaro e sezione di Villorba a Treviso), e può a buon titolo considerarsi un centro di eccellenza unico nel suo genere. Negli ultimi anni si è registrata una crescita delle attività che ha portato ad ampliare l’offerta all’utenza e a consolidare l’organizzazione e la gestione del servizio. Nel 2018 è stato attivato il servizio di produzione di sacche di sangue felino; nel 2019 la Banca del Sangue ha ottenuto la certificazione di qualità ISO 9001; infine, novità del 2022 la recente autorizzazione di un centro prelievi presso la Sede centrale dell’IZSVe a Legnaro (Padova). Informazioni per i veterinari: https://www.izsvenezie.it/servizi/servizi-specifici/banca-del-sangue/per-veterinari/ Informazioni per i proprietari/donatori:https://www.izsvenezie.it/servizi/servizi-specifici/banca-del-sangue/per-proprietari/

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Colli Euganei premiati con la Carta Europea del Turismo Sostenibile

Parco Colli Euganei

Il riconoscimento come area protetta accessibile premia anche l’impegno e il lavoro degli operatori agrituristici e delle centinaia di agricoltori di tutta la zona, impegnati quotidianamente nell’accoglienza degli ospiti e nella promozione del  territorio. E’ il commento di Coldiretti Padova alla novità annunciata dall’assessore regionale all turismo Federico Caner in occasione del riconoscimento della Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle are protette ottenuta dal Parco dei Colli Euganei

Tra gli assi strategici che hanno accompagnato il progetto premiato dall’Europa spiccano la valorizzazione dei prodotti tipici e della cucina euganea, la manutenzione del territorio, la realizzazione di esperienze inclusive e accessibili, il dialogo con le comunità locali. Tutti ambiti, sottolinea Coldiretti Padova, nei quali sono attivi sia gli oltre 120 agriturismi dell’area euganea che gli agricoltori impegnati nelle attività di vendita diretta, fattoria didattica, promozione delle tipicità del territorio. Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova ricorda che “il presidio degli agricoltori nelle aree come i Colli Euganei o altri angoli della provincia permette di promuovere nuovi flussi turistici come coesione tra città e campagna in una logica di nuove geografie territoriali. Gli agriturismi e con essi le aziende agricole svolgono una funzione vitale sul territorio dei Colli Euganei e contribuiscono a qualificare l’offerta turistica e ricettiva proprio in un’ottica di sostenibilità e accessibilità, privilegiando un’accoglienza a misura di famiglie e di turisti alla ricerca di un contatto vero e genuino con l’ambiente naturale, con i gusti e le eccellenze dei nostri Colli Euganei. L’agriturismo è stato particolarmente colpito durante l’emergenza sanitaria ma ha saputo ripartire di slancio e qualificare la propria offerta. Ora questo riconoscimento conferma che siamo sulla strada giusta”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Il Premio Argav nel 2022 si fa doppio per premiare il silenzioso lavoro della Bonifica, a favore (anche) dell’ambiente e al comune di Cavallino Treporti, che ha saputo trasformare la vocazione agricola in un’opportunità di sviluppo. La cerimonia si è svolta nel salone di Villa Contarini a Monselice, città millenaria che oggi decreta il vincitore della 2a edizione del “Piatto di Federico II”.

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(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) “Se gran parte dei territori di pianura e costieri, nel Veneto come in Italia, sono oggi vivibili è grazie alla Bonifica, che dai tempi dei monaci benedettini ha saputo rendere e mantenere vivibili aree altrimenti acquitrinose e di cui quest’anno si celebra il centenario di un congresso, che a San Donà di Piave seppe disegnare il futuro del nostro Paese. A delinearlo furono tecnici e politici di diversa estrazione, capaci però di superare le divisioni per aprire nuove prospettive di sviluppo. Di quell’afflato sono interpreti i Consorzi di bonifica, espressione di autogoverno del territorio ed unico esempio di federalismo fiscale applicato nel nome del principio costituzionale di sussidiarietà; per questo, il premio Argav 2022 è assegnato a “Uomini e donne della bonifica”, qui rappresentati da ANBI Veneto “per il quotidiano, silenzioso ed attento lavoro a servizio del territorio, ancora più prezioso in quest’anno straordinariamente siccitoso”.

Riuscire ad andare avanti con lo sguardo rivolto all’indietro è pratica sconsigliabile e quasi impossibile, in cui però il Comune di Cavallino Treporti è impegnato daanni con successo, grazie all’impegno nella valorizzazione dell’entroterra, accompagnandola alle più note opportunità balneari, dove comunque la chiave del successo sta in quello, che altrove sarebbe indicato come elemento di debolezza, cioè la ridotta ricettività alberghiera. A congiungere tutto questo c’è non solo una visione di sviluppo, ma l’intelligente disponibilià di una comunità, che sa trasformare le difficoltà in opportunità, riuscendo in un’altra improba scommessa: quella di far convivere l’uomo con l’ambiente. A Cavallino Treporti chiunque impara ad essere sostenibile. Per questo, il  Premio Argav 2022 è assegnato al Comune di Cavallino Treporti “per fare dell’ospitalità un segno distintivo tra valorizzazione del territorio e del patrimonio umano”.

assemblea Premio Argav 2022Queste le due motivazioni alla base dell’assegnazione del Premio Argav 2022, riconoscimento attribuito annualmente dal Direttivo a personaggi e realtà, che con la loro attività illustrino il territorio veneto. Ed è stata una cerimonia di consegna molto partecipata, avvenuta nello splendido salone affrescato del ristorante Villa Contarini a Monselice (PD), in cui erano presenti i soci Argav, presieduti da Fabrizio Stelluto, Matteo Guarda, socio Argav nonché vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, Antonino Padovese, direttivo Sindacato Giornalisti Veneto – fiduciario Padova, i premiati e i nostri “anfitrioni”, il vice sindaco di Monselice Andrea Parolo (a sinistra nella foto seguente) con l’assessore al Turismo Francesca Fama  (a destra nella foto seguente), presentati dal consigliere Maurizio Drago, che ha favorito la nostra presenza nella città, ricca di 7 mila anni di storia e che figura tra le Città Murate del Veneto (nelle foto in alto, da sinistra Padovese, Stelluto, Tagliaferri, Valleri e Guarda, seconda foto da sinistra Padovese, Stelluto, Cazzaro e Guarda). 

Vice Sindaco Monselice Assessore Monselice

I premiati. A ritirare il premio per l’associazione dei 10 Consorzi di bonifica veneti è stato il presidente Francesco Cazzaro, che ha ricordato come il lavoro della bonifica sia un lavoro silente, che ha bisogno di essere più conosciuto all’esterno, in quanto si tratta di un servizio necessario non solo al settore agricolo ma a tutta la società, visti i risvolti ambientali importanti che ricopre sempre più. Giorgia Tagliaferri, assessore al Sociale di Cavallino Treporti, portando i saluti dell’amministrazione e del sindaco Roberta Nesto, ha ribadito come il segnale distintivo di Cavallino sia ancora quello “dell’ortaggio porta a porta”, mentre la consigliera Anna Valleri, ha ricordato la nascita agricola del comune sempre più integrata con il turismo, un territorio foriero di prodotti di eccellenza fortemente contraddistinti nei sapori dall’ambiente lagunare e frutto del lavoro di imprese famigliari.

sala da pranzo premio Argav 2022

L’incontro si è concluso con il tradizionale pranzo di Natale dei soci Argav, quest’anno allietato in una delle portate da uno dei piatti in gara al concorso “Piatto di Federico II”, in vista del forum “Stupor Mundi” – Federico II di Svevia a Monselice, che si svolgerà oggi alle ore 11 nella sala della Loggetta a Monselice. Dopo i saluti del sindaco di Monselice Giorgia Bedin, daranno vita all’incontro: Virio Gemignani (Giostra della Rocca), Riccardo Ghidotti (storico), Franca Tacconi (Fondazine Federico II di Jesi), Anna Maria Pellegrino (Geo&Geo Rai 3) e Federica Pagliarone (Eat Parade Rai2). Al termine, alle 12.30, ci sarà il momento conviviale “A pranzo con Federico II” all’Origini Osteria Contemporanea a Monselice, con pietanze preparate dai cuochi dei ristoranti monselicensi in gara, in abbinamento ai villi dei Colli Euganei. Al termine, la giuria decreterà il vincitore della seconda edizione del “Piatto di Federico II 2022”.

Il sostegno dell’UE alle regioni carbonifere ha fatto poco per la transizione climatica

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L’assistenza finanziaria dell’Unione Europea alle regioni carbonifere ha avuto un impatto limitato sulla creazione di posti di lavoro e sulla transizione energetica, si afferma nella relazione pubblicata lo sorso 9 novembre dalla Corte dei conti europea. Malgrado i progressi generali, il carbone rimane una fonte significativa di emissioni di gas a effetto serra in numerosi paesi dell’UE. La Corte invita pertanto ad usare il nuovo Fondo per una transizione giusta in modo efficace ed efficiente, per alleviare l’impatto socioeconomico sulle regioni carbonifere della transizione dell’UE verso la neutralità climatica.

Il settore europeo del carbone è stato in costante declino negli ultimi decenni. Per sostenere la transizione socioeconomica ed energetica nelle regioni carbonifere, erano disponibili fondi della politica di coesione dell’UE: per il 2014‑2020, sono stati forniti circa 12,5 miliardi di euro alle sette regioni carbonifere oggetto dell’audit. Sebbene la produzione sia stata notevolmente ridotta, nel 2019 alla combustione di carbone era ancora imputabile il 15 % delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. Il graduale abbandono del carbone a fini di generazione di energia è stato considerato di recente nel Green Deal europeo un fattore essenziale per conseguire gli obiettivi climatici per il 2030 e realizzare la neutralità climatica entro il 2050. Il Fondo per una transizione giusta, istituito nel giugno 2021, mette a disposizione 19,3 miliardi di euro nel periodo 2021‑2027 per le regioni ed i settori più colpiti dalla transizione verso la neutralità climatica. “Il Fondo per una transizione giusta, una componente fondamentale del Green Deal europeo, fornisce notevoli risorse aggiuntive alle regioni carbonifere”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, responsabile dell’audio all’interno della Corte dei conti europe. “La Commissione europea dovrebbe far sì che i fondi dell’UE sostengano un chiaro percorso di graduale abbandono del carbone, tenendo conto delle tensioni sul mercato dell’energia seguite all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”.

La riduzione della produzione di carbone ha inevitabilmente determinato un calo del numero di lavoratori in tale settore. In alcune regioni, come la Lusazia (Germania) e la Slesia (Polonia), tali riduzioni di personale sono state realizzate attraverso fluttuazioni naturali di occupati e pensionamenti, mentre in altre regioni, ad esempio nella Moravia-Slesia (Repubblica Ceca), le imprese carbonifere hanno dovuto licenziare i propri lavoratori. Per i lavoratori del settore del carbone licenziati erano disponibili attività di formazione finanziate dall’UE; tuttavia, stante l’indisponibilità dei dati riguardanti la partecipazione, gli auditor della Corte non hanno potuto stabilire se queste misure abbiano aiutato detti lavoratori a trovare una nuova occupazione. Gli auditor della Corte non hanno neanche constatato alcun impatto significativo dei finanziamenti sulla capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili nelle regioni esaminate. Anche gli investimenti finanziati dall’UE volti a conseguire risparmi di energia hanno avuto un impatto modesto o non hanno potuto essere quantificati.

La Corte segnala il rischio che i fondi potrebbero essere spesi senza che la transizione abbia luogo. Prima di proporre il Fondo per una transizione giusta, da destinare alle regioni e ai settori più colpiti, la Commissione non ha svolto un’analisi adeguata delle realizzazioni conseguite in queste regioni grazie ai precedenti finanziamenti dell’UE, né delle necessità ancora da soddisfare. La durata limitata del programma accentua tale rischio, poiché la maggior parte dei fondi devono essere impegnati entro la fine del 2023 ed utilizzati entro la fine del 2026. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022 e i relativi effetti sul mercato dell’energia potrebbero inoltre comportare ritardi nel graduale abbandono del carbone.

Paesi Ue producono meno carbone ma ne importano di più da altre nazioni. La Corte ha osservato che, in alcuni paesi dell’UE, il carbone prodotto a livello nazionale era stato sostituito da importazioni o da altri combustibili fossili. La Germania e la Polonia, ad esempio, hanno aumentato in misura significativa le loro importazioni di carbone negli ultimi 15 anni. Di conseguenza, il carbone rimane una fonte significativa di emissioni di gas a effetto serra, specie in Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Germania, Slovenia e Romania. La Corte ha inoltre constatato che non si era prestata sufficiente attenzione alle emissioni di metano derivanti dalle miniere di carbone chiuse o abbandonate.

Fonte: Corte dei conti europea

 

Trento. Agricoltura biologica e biodiversità nel territorio, i risultati del progetto Terra, Aria e Acqua.

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Sono stati presentati lo scorso 25 novembre presso la sala Falconetto di Palazzo Geremia a Trento i primi risultati del progetto promosso dal Biodistretto di Trento con il supporto del Comune e la consulenza scientifica del MUSE dedicato alla realizzazione di un grande catalogo della biodiversità che insiste nel territorio agricolo del comune capoluogo.

Terra, Aria e Acqua. Sono questi i tre elementi attorno ai quali l’omonimo progetto ha concentrato i suoi sforzi: ricerca, azioni condivise a favore della biodiversità, analisi di dettaglio e a scala di paesaggio, attività di divulgazione e coinvolgimento dei cittadini. Approcci e proposte diverse, indirizzati però ad una visione comune, basata sulla tutela e valorizzazione partecipata del territorio, sulla sostenibilità e sul buon uso degli ambienti agricoli e urbani, con un’attenzione ai paesaggi che li caratterizzano e alla loro biodiversità. 

Interventi. Presentando la serata il presidente dell’Associazione Biodistretto di Trento Giuliano Micheletti si è soffermato sull’importanza del ruolo dell’agricoltura biologica in favore della comunità cittadina sottolineando il valore del contadino inteso come custode della terra. Il vicesindaco e assessore all’agricoltura del comune di Trento Roberto Stanchina ha insistito nell’inserire il ruolo dell’agricoltura biologica nel tema più generale della transizione ecologica confermando l’impegno dell’amministrazione comunale nel portare avanti questo progetto che punta alla crescita della biodiversità nell’ambito cittadino. Il tutto in coerenza con l’Ordine del giorno recentemente approvato dal Consiglio comunale per il sostegno al settore biologico. Massimo Bernardi, sostituto direttore Ufficio ricerca e collezioni museali del MUSE ha ribadito la disponibilità del museo nel proseguire un’esperienza che ha anche l’obiettivo di far conoscere al grande pubblico angoli di natura e di biodiversità presenti nel sistema agricolo cittadino di inestimabile valore naturalistico e sociale. Numerosi sono anche gli attori coinvolti nel progetto: le aziende del Biodistretto di Trento (Azienda agricola Foradori, Cantina Aldeno, Cantina La-Vis, Cantina Moser Trento, Cantina Sociale di Trento, Cantine Ferrari, Cooperativa Samuele, Maso Cantanghel, Maso Martis e Società Frutticoltori Trento), l’amministrazione comunale, le Cooperative sociali Progetto 92 e La Sfera, la cittadinanza e, non ultimi, i ricercatori e le ricercatrici del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, affiancati da molti appassionati volontari che hanno contribuito alla raccolta di preziose informazioni.

300 cassette nido nelle aziende a favore di specie insettivore a rischio habitat. Grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, le indagini condotte su paesaggi, avifauna e insetti impollinatori hanno permesso di approfondire le conoscenze sulla biodiversità delle aree agricole e verdi del territorio del Comune di Trento, individuando i fattori e gli elementi che influenzano la presenza delle specie al loro interno. I risultati ottenuti hanno quindi fornito spunti per la proposta e sperimentazione di specifiche misure di conservazione e buone pratiche. Tra queste, l’installazione di quasi 300 cassette nido all’interno delle aziende che hanno aderito al progetto a favore di importanti specie insettivore che nel recente passato hanno risentito della perdita di habitat e di opportuni siti di nidificazione legata ai cambiamenti nelle pratiche agricole. I dati raccolti nel corso del primo anno di monitoraggio fanno ben sperare: diverse coppie di codirossi comuni e cince si sono riprodotte nelle cassette nido, riuscendo a portare all’involo fino a 7 piccoli, mentre il ritorno di specie più rare come il torcicollo e l’upupa conferma la bontà dell’azione.

Altri approfondimenti sono stati dedicati ai suoli, grazie al supporto del pedologo Giacomo Sartori. Le analisi condotte hanno permesso di ricavare importanti informazioni per la caratterizzazione delle unità di paesaggio più rappresentative della città di Trento e dei suoi ambiti collinari e per la definizione di linee guida per una gestione sostenibile di questa preziosa risorsa. Un tema che proseguirà con specifiche ricerche relative alla biodiversità dei suoli, assieme a nuove indagini su altre forme di vita come le formiche, le farfalle e gli insetti impollinatori. Alle attività di ricerca si sono quindi affiancate quelle di divulgazione e di coinvolgimento della comunità e delle scuole, invitate a riscoprire la ricchezza di vita che popola gli ambienti urbani e a contribuire con le proprie osservazioni naturalistiche alla descrizione della biodiversità presente all’interno del Comune di Trento. I dati così raccolti hanno permesso di analizzare come le caratteristiche del paesaggio influenzino la frequentazione dei cittadini e la fornitura di particolari servizi ecosistemici, quali l’impollinazione e quelli di tipo culturale. La serata di è conclusa con la piena soddisfazione degli organizzatori e con la convinzione condivisa di proseguire in questa esperienza di scoperta e miglioramento del territorio agricolo e naturale. A tale proposito è stata anche individuata una nuova pista di lavoro tesa alla definizione di alcuni percorsi cittadini legati alla biodiversità e all’agricoltura da realizzare nei prossimi anni.

Fonte: Servizio stampa Progetto Terra, Aria, Acqua. 

2 e 16 Dicembre 2022, in Saccisica due serate di approfondimento a carattere ambientale organizzate dal “Gruppo per l’Idrovia”. Tra i relatori, il socio Argav Renato Malaman, che parlerà dei “colli” ritrovati.

serate del 2 e 16 dicembre

Dopo le due iniziative organizzate a Ponte San Nicolò (PD) e Camponogara (VE), il “Gruppo per l’Idrovia” composto da Gigizip (Gruppo imprenditori zona industriale di Padova),  Legambiente con i circoli di Piove di Sacco, Albignasego, Selvazzano, Cia – Agricoltori di Venezia-, Rete Wigwam, Comitato spontaneo alluvionati di Montegrotto Terme, Associazione Intercomunale Brenta Sicuro -, invita a partecipare ad altri due appuntamenti in cui saranno presentate due pubblicazioni a carattere ambientale e che si terranno alle ore 20.30 (entrata gratuita fino ad esaurimento posti) il prossimo Dicembre nella sede direzionale di Banca Patavina (via Alessio Valerio, 79/80) a Piove di Sacco (PD).

Il 2 DicembreGianfranco Bettin, attivista ambientale e saggista, ex deputato e prosindaco di Venezia, attualmente consigliere del comune lagunare, presenterà l’ultima sua opera letteraria “I tempi stanno cambiando”- clima, scienza, politica. Un agile libro, definito una “piccola guida ambientalista per umani consapevoli”, in cui Bettin dialoga con Marco Rabito, meteorologo e divulgatore scientifico di alto livello, sul docufilm prodotto dall’attore Leonardo Di Caprio “Before the flood” che parla dei cambiamenti climatici.

Il 16 Dicembre Antonio Mazzetti e Renato Malaman, co-autori insieme a Claudio Grandis e Toni Grossi, presenteranno il volume “I colli ritrovati”- gli Euganei a cinquant’anni dalla Legge che fermò le cave. Il libro ricorda quel che successe con la Legge che li salvò, mettendo al centro i colli con le loro straordinarie specificità ambientali e culturali. I due autori dialogheranno con Fabrizio Brancoli, direttore dei quotidiani veneti del gruppo Gedi Il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, la Nuova di Venezia e Mestre, il Corriere delle Alpi. A far da spunto per la discussione, le immagini, pressochè esclusive, degli anni ‘70 tratte da trasmissioni televisive. Antonio “Toni” Mazzetti è naturalista e profondo conoscitore ed amante dei Colli Euganei che costantemente presenta con visite guidate e consulenze. Di rilievo, oltre a “I colli ritrovati”, le altre sue opere “La flora dei Colli Euganei ed “I nomi della terra – Toponomastica dei Colli Euganei”. Renato Malaman è giornalista, socio Argav, specializzato in reportage ambientali, culturali e culinari che unisce in modo magistrale. Ha viaggiato in ben 122 paesi, ha, quindi, una eccezionale visione del mondo e dei nostri Colli Euganei.

Fonte: “Gruppo per l’Idrovia”

Influenza aviaria, nel 2021-2022 la più grande epidemia in Europa

integrazione-dati-epidemiologici-aviaria-2016-2017L’epidemia 2021–2022 di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) è la più grande finora mai osservata in Europa. A dirlo sono i dati contenuti nel report congiunto EFSA, ECDC e Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria dell’IZSVe: 2.467 focolai nel pollame, 48 milioni di uccelli abbattuti negli stabilimenti colpiti, 187 rilevamenti negli uccelli in cattività e 3.573 eventi HPAI negli uccelli selvatici. Anche l’estensione geografica dell’epidemia è senza precedenti: dalle isole Svalbard al Portogallo meridionale e ad est fino all’Ucraina, colpendo 37 paesi europei.

Solo negli ultimi tre mesi, tra giugno e settembre 2022, è stato segnalato in Europa un numero mai registrato prima di casi di infezione da virus ad alta patogenicità (HPAI) di influenza aviaria in volatili selvatici e domestici. Come riporta il comunicato ufficiale di EFSA:sono 788 casi di virus HPAI in 16 Paesi dell’UE/SEE e nel Regno Unito: 56, 22 e 710 rispettivamente nel pollame, nei volatili in cattività e in quelli selvatici. L’insolita persistenza negli uccelli selvatici si è protratta per tutta l’estate verificandosi in 15 Paesi europei. Il virus ha raggiunto le colonie di riproduzione di uccelli marini sulle coste atlantica settentrionale e del Mare del Nord, causando una massiccia mortalità, in particolare in Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.”Contestualmente è stato pubblicato anche il report congiunto sui test per il rilevamento delle infezioni da virus dell’influenza zoonotica negli esseri umani e sulle misure di sicurezza sul lavoro per i lavoratori esposti. Il documento mira a fornire una guida su come identificare tempestivamente le infezioni umane trasmesse da virus influenzali animali, al fine di fornire un’allerta rapida e implementare le necessarie misure di prevenzione e controllo. Illustra inoltre gli obblighi dei datori di lavoro per la protezione dei lavoratori dall’infezione o in caso di focolai.

Rischio basso per l’uomo. “Nonostante la situazione eccezionale che si è verificata in Europa, al momento il rischio di spillover di un virus influenzale aviario dagli animali all’uomo è basso – dichiara Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo per l’influenza aviaria presso l’IZSVe – “ma la situazione necessita di essere costantemente monitorata perché il virus è molto diffuso e può evolvere in senso negativo in ogni momento”. Infatti i virus zoonotici dell’influenza animale, principalmente aviaria e suina, possono trasmettersi dagli animali all’uomo e causare epidemie o addirittura pandemie, come è già successo in passato. Le persone più esposte ad eventi di spillover sono quelli in prima linea nei focolai: gli allevatori di specie sensibili ai virus influenzali, il personale negli zoo e nei macelli, nei laboratori, nelle strutture sanitarie e gli addetti alla gestione dei rifiuti zootecnici o alla conservazione della fauna selvatica.

Fonte: IZSVe

Agricoltura urbana e periurbana a Vicenza, seminario sabato 19 Novembre alla Biblioteca La Vigna. Tra i partecipanti all’iniziativa, il consigliere Argav Alessandro Bedin.

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Sabato 19 Novembre alle ore 15.00 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” il seminario “Agricoltura urbana e periurbana a Vicenza”, organizzato nell’ambito del corso di Geografia del Paesaggio, parte del Laboratorio Città e Territorio del corso di laurea triennale in Architettura dell’Università IUAV di Venezia. L’incontro è coordinato dalla prof.ssa Viviana Ferrario, titolare del corso ed esperta di paesaggi agrari, e dell’arch. Raffaella Lioce, IUAV Venezia | CDA Bibl. Int. “La Vigna”, con la collaborazione di Eugenia Spinelli e Leonardo Rossi, assistenti del corso.

Il corso di Geografia del Paesaggio ha l’obiettivo di formare gli studenti sui concetti di base della geografia, nello specifico quelli di territorio e di paesaggio. Quest’ultimo è osservato come oggetto di studio e, al contempo, utilizzato come strumento d’indagine al fine di produrre strategie per il territorio, in particolare agricolo. L’area di studio scelta quest’anno è proprio la città di Vicenza sulla quale è stata avviata un’esercitazione che punta a comporre un’analisi complessiva del paesaggio agrario urbano e periurbano, che possa essere interrogata e utilizzata per la produzione di strategie e progetti per il territorio. Al mattino, gli studenti saranno accompagnati a visitare le aree di studio dai rappresentanti delle associazioni Laboratorio spazi rurali e boschi urbani e Comunità Vicentina per l’Agroecologia Davide Primucci, Pierangelo Miola e Alessandro Bedin, anche consigliere Argav. L’incontro pomeridiano, coordinato dalla prof.ssa Ferrario e con la presenza di alcuni esperti e rappresentanti di progetti e realtà del settore, avrà lo scopo di raccontare i progetti attivi sul territorio e di creare un dialogo tra volontari e studenti.  L’appuntamento viene proposto come Living Lab del progetto europeo “Cities 2030” – Co-creating resilient and susTaInable food systEms towards FOOD2030”, a valere sul bando “FOOD 2030 – Potenziare le città come agenti di trasformazione del sistema alimentare”, nell’ambito del Programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Il progetto, incentrato sui temi dell’economia circolare e della creazione di laboratori sull’urban food, si concluderà nel 2024.

Interventi.  Pierangelo Miola (Lab. spazi rurali e boschi urbani), Il bosco, il campo, le acque. Dalla segregazione al connubio. Filippo Fortuna (Lab. spazi rurali e boschi urbani | Comunità Vicentina per l’Agroecologia), I capisaldi del verde periurbano di Vicenza. Davide Primucci (Lab. spazi rurali e boschi urbani | Comunità Vicentina per l’Agroecologia), Strategia di valorizzazione territoriale attraverso il Parco Agricolo di Carpaneda. L’incontro è aperto al pubblico, entrata libera fino ad esaurimento posti disponibili.

Fonte: Biblioteca La Vigna

Muri in pietra a secco, in Trentino organizzato un corso per la loro costruzione, obiettivo recuperare quelli in stato di abbandono, importanti per migliorare la biodiversità

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(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Nel 2018 l’UNESCO ha inserito l’arte di costruire muri in pietra a secco nella lista dei “Patrimoni culturali immateriali dell’umanità” motivando la decisione con il fatto che le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa tra l’uomo e la natura e perché i muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.

L’Italia è uno dei paesi dove queste strutture sono da sempre molto presenti e la provincia di Trento non fa eccezione, con i suoi circa 4.500 km di muri a secco a sostegno dei terrazzamenti recentemente censiti dall’Osservatorio del paesaggio trentino. L’”Atlante dei paesaggi terrazzati del Trentino sud-orientale” ci dice che nelle tre Comunità di Alta Valsugana e Bersntol, Valsugana e Tesino, Primiero la superficie terrazzata è di oltre 2.600 ettari, oltre la metà dei quali in stato di abbandono, con circa 840 km di strutture di contenimento, costituite in buona parte da muri in pietra a secco.

Oltre che per il sostegno dei terrazzamenti questi tipi di muri sono diffusi anche come muri perimetrali per delimitare appezzamenti e proprietà o ai lati della viabilità rurale. Si tratta di strutture estremamente solide che sono al loro posto da secoli e al contempo estremamente “vive” perché grazie alla presenza di spazi vuoti, interstizi e  sostanza organica, ospitano una gran quantità di vita, sia vegetale che animale, arricchendo il territorio di biodiversità. Soprattutto per quest’ultimo motivo il piano di attività della Rete di Riserve del fiume Brenta ha previsto una specifica azione legata al recupero dei muri in pietra a secco che sostengono prati ricchi di specie e un apposito bando recentemente chiuso sta portando alla realizzazione di alcuni interventi in questo senso.

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Il corso. Considerato l’interesse per l’argomento, nei mesi scorsi la Conferenza della Rete aveva deciso di proporre ai cittadini un corso introduttivo teorico e pratico per la costruzione di muri in pietra a secco, assegnando il compito di organizzarlo all’associazione “Sassi e non solo” di Terragnolo, da anni impegnata in questo settore. La risposta all’invito è stata assolutamente positiva con i 21 posti disponibili occupati in breve tempo e con il via fissato per il 4 ottobre scorso. Quattro le lezioni teoriche di tre ore ciascuna nella Sala Rossa della Comunità Valsugana e Tesino con Antonio Sarzo, Massimo Stoffella, Ermanno Savoi e Giancarlo Manfrini che hanno toccato svariati aspetti dei muri in pietra a secco: dai paesaggi terrazzati in Trentino e nel mondo, alle importantissime funzioni ambientali ed ecologiche che queste strutture svolgono, per passare poi agli aspetti più tecnici legati alle tecniche costruttive e con un interessante primo approccio alla costruzione grazie a dei modellini che hanno portato gli entusiasti partecipanti a realizzare delle mini strutture, in granito piuttosto che in calcare o in porfido.

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E poi la messa in pratica di quanto appreso: la ricostruzione di una ventina di metri di muro in pietra a secco degradato che delimita la via Claudia Augusta Altinate tra Marter e Roncegno. Tre giornate di lavoro in gruppo, armati di mazzetta e scalpello e guidati dai maestri costruttori di “Sassi e non solo” con il risultato di un muro realizzato a regola d’arte, seguendo passo passo le nozioni apprese nelle lezioni teoriche, partendo dalla scelta delle pietre, passando alla preparazione delle fondamenta, al posizionamento delle modine assicurando un’adeguata pendenza verso monte. E poi la posa delle pietre più grosse al piede per passare a quelle meno ingombranti a mano a mano che si sale verso la testa del muro, avendo la cura di smussarle dove necessario per riuscire a ottenere la massima superficie combaciante e sfalsando i giunti lungo i piani di posa per evitare le “fughe sorelle”. E ancora la costruzione del “contromuro”, la posa del drenaggio, e infine delle pietre grosse e ben sagomate per formare la “testa”. Risultato finale di ottima qualità e grande soddisfazione dei corsisti che ora potranno avviare la costruzione dei propri muri in pietra a secco.

Chiusura con la consegna degli attestati e con la richiesta dei “neo diplomati” di un corso di “secondo livello”, che insegni a costruire manufatti in pietra a secco più impegnativi, come possono essere scale, volte e elementi di arredo. Ma ecco i nomi dei primi “diplomati” in costruzione di muri in pietra a secco: Manuela Borsato, Cristiano Bortolato, Stefano Crosara, Manola Dalmaso, Antonio Danieli, Luca Dezulian, Simone Franzoni, Andrea Frisanco, Alberto Lopez, Nicolò Lorenzi, Ivano Lorenzon, Stefano Martinelli, Piero Mori, Stefano Natali, Filippo Quaiatto, Lorenzo Pradel, Mattia Rossi, Ermanno Stefani, Chiara Tomaselli, Andrea Valentini, Remo Zeni.