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Stasera riprendono gli incontri Argav al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Anticipando in via eccezionale di una settimana il tradizionale incontro Argav-Wigwam di fine mese, stasera, venerdì 23 settembre, ci ritroveremo alle 19 al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8 per incontrare Marco Negro Marcegaglia, contitolare dell’azienda “The Bridge” di San Pietro Mussolino (VI), che produce bevande, dolci e creme privi di lattosio, Marco Vecchiato, ricercatore all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che presenterà un innovativo studio sull’inquinamento da profumi nella laguna veneziana, Giorgio Prosdocimi Gianquinto, coordinatore del corso di laurea magistrale in Scienze tecnologiche ed agrarie dell’Università di Bologna, che presenterà l'”Italian Inventors Exihibition“, l’unica fiera internazionale degli inventori in Italia, che si terrà dal 13 al 16 ottobre 2016 nel Pala Expo di Venezia e Marco Bertelli, studioso di Reggio Emilia, che parlerà dell’importanza per la salute umana ed ambientale del recupero delle varietà antiche di cereali, fruttiferi ed ortaggi. Al termine delle presentazioni, ci sarà il consueto convivio preparato dallo chef-giornalista Efrem Tassinato, presidente del circuito nazionale Wigwam.

 

 

 

Cristina De Rossi, socia e consigliere Argav, vince il Concorso “Per fiumi e bonifiche del Mondo”, indetto dall’Associazione Naturalistica Sandonatese

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La premiazione di Cristina De Rossi, al centro vestita di bianco, vincitrice del primo premio al Concorso “Per fiumi e bonifiche del Mondo”

Con il racconto “Gli uomini della terra acquosa“, Cristina De Rossi, socia e consigliere Argav, ha vinto il primo premio al Concorso “Per fiumi e bonifiche del Mondo“, indetto dall’Associazione Naturalistica Sandonatese, presieduta da Michele Zanetti. La cerimonia di premiazione è avvenuta nel Centro Cultu­rale “L. Da Vinci” nell’ambito della terza edizione del Fiume Festival,  svoltosi a San Donà di Piave (VE) il 3-4 settembre scorso.

Il Premio si prefigge di raccogliere testimonianze che “raccontino i fiumi e le bonifiche”, scritti che ne descrivano la bellezza, la forza e il valore in forma di racconto, ma anche elaborati che raccontino vicende umane legate alle vie d’acqua e vicende relative alle culture, ai mestieri e alle storie di vita delle bonifiche. Documenti letterari che assumano il valore di testimonianze relative alle culture e alle civiltà fiorite lungo le sponde fluviali e nei territori il cui volto è stato ridisegnato da uomini coraggiosi. La Giuria, che ha decretato vincitrice Cristina De Rossi scegliendo la sua opera tra una trentina di opere, era composta da Antonella Benvenuti, scrittrice, Ulderico Bernardi, professore emerito di sociologia e scrittore, Annalisa Bruni, scrittrice, Edoardo Pittalis, giornalista e scrittore e Michele Zanetti, naturalista e scrittore.

A Cristina De Rossi vanno i più vivi complimenti dei soci e del direttivo Argav. Di seguito, pubblichiamo su sua gentile concessione il bellissimo racconto che l’ha vista vincitrice. Buona lettura

Gli uomini della terra acquosa, di Cristina De Rossi

Ada li aspettava, come ogni giorno. Dalla rampa del Sile, proprio dove l’ansa maestosa raccoglie maternamente il Musestre, seduta sull’erba che profumava di sole e bucato, scrutava in basso la strada che costeggiava i campi. E puntualmente, dopo i rintocchi della campana, arrivavano. Con passo stanco, quasi strascicato, si dirigevano verso l’osteria accoccolata sotto l’argine, che ne proteggeva le antiche pietre. Quei contadini le sembravano nobili cavalli di razza, con gli zoccoli consumati dal tempo e dalla terra. Velocemente scendeva i gradini di pietra dell’argine e raggiungeva la vecchia casa, con l’osteria del padre che si apriva prospiciente la strada principale, vicino alla piccola chiesa del paese.

Dentro era fresco e l’odore del vino si mescolava all’odore del legno sul soffitto. Il pavimento e il bancone, erano composti da centinaia di pietruzze colorate, dal grigio al rosso, formando un mosaico che culminava in una stella. Quelle piccole schegge, sassi frantumati, erano un regalo del Piave, delle cui acque il Sile, dicevano in paese, era figlio nascosto e illegittimo. Ma splendente.  Era possente in quel tratto, il Sile. E i contadini provavano per lui tutto il rispetto, che si deve a un padre e la venerazione, che si nutre per una madre. Ma anche un riverenziale timore. Sembrava sapessero, che la terra che coltivavano con sudore tutti i giorni dell’anno, apparteneva al Sile. Erano stati altri  uomini prima di loro a deviarne il corso, ad innalzare recinti, come per un toro, a privarlo della sua casa, del suo letto secolare. Sapevano però altrettanto che senza quel lavoro immane, in questi luoghi ci sarebbe stata solo miseria e malattia. E per vivere, bisognava sottrarre più terra possibile all’acqua, alle paludi, alla malaria, alla miseria. Venezia, la Serenissima, per prima aveva deviato fiumi e corsi d’acqua per salvarsi. L’acqua era vita, ma la terra rappresentava lo strumento per esprimerla. In osteria, quando si parlava del Sile, le voci degli uomini di terra e di acqua diventavano sommesse, rispettose, come in chiesa. Ma con Dio erano meno riguardosi.

Lo nominavano in ogni momento con cantilene e bestemmie, come preghiere celate per dimostrare potere e virilità, quasi che la terra, l’acqua e la vita fossero donne da comandare. E Ada, mescendo il vino, le sentiva quelle imprecazioni. Suo padre la rassicurava, dicendole che non doveva arrossire. Dio non si offendeva di certo, la rincuorava, vedendo la fatica immane e la fame che mordeva le viscere di quella gente semplice e ruvida, che  aveva visto passare la guerra sul suo Sile. E Dio stesso, la rassicurava il padre, aveva chiesto al fiume di accoglierne le lacrime, di mescolarle con la sua acqua, quasi ad avvolgerle in un abbraccio liquido e vivificatore.

Rideva quindi divertita, quando le mani scure e forti dei contadini battevano sul tavolo di legno consumato, chiudendo le loro dita nodose, dalle unghie cerchiate di terra, mentre “calavano” la carta vincente. Dal sussulto, sembrava che i rubini del vino rosso uscissero dai bicchieri di vetro, quelli piccoli, da ombre, insieme ai pezzetti di formaggio, disposti come soldatini allineati nei piatti bianchi, infilzati negli stuzzicadenti, che poi rimanevano magicamente a un lato della bocca, quasi danzando al muoversi delle labbra secche.

Al crepuscolo, i contadini si avviavano a casa, con il passo quasi meno stanco, come se  il vino li avesse resi più leggeri, con gli zoccoli alati. Ada puliva velocemente i tavoli rigati dalla quotidianità, macchiati dai cerchi dei bicchieri, come enormi occhi. Tavoli odorosi di tabacco trinciato forte, arrotolato pazientemente dentro le cartine bianche da cui usciva, disobbediente, con  fili che si appiccicavano alle labbra, come gli stuzzicadenti. Ada immaginava che i  contadini li ingoiassero e che Dio li premiasse con il Paradiso, a seconda di quanti ne avessero in pancia! Lavava i bicchieri, indovinando il contenuto dai rimasugli sul fondo: birra, mescolata all’anice o al limone, vino che ricordava una spremuta di fragole o il profumo asprigno degli acini di uva bianca e ancora ferrochina, marsala e grappa, regina incontrastata per curare tutti i mali, fisici o dell’umore. E Ada, nella sua immediatezza di ragazzina, riusciva a decifrarli, gli umori di quegli uomini all’apparenza duri come il cuoio vecchio. Penetrava dentro quei silenzi senza parlare, anticipando il cenno della loro mano verso le bottiglie dietro il bancone colorato. Intuiva, dall’espressione dei loro occhi, quale liquore o vino avrebbero bevuto, come un medico con la medicina giusta per curare l’infezione di una ferita, per ritemprare dalla stanchezza, per lenire la disperazione devastante dovuta alla morte prematura di un figlioletto.

Ada capiva i suoi “uomini di terra acquosa” come amava chiamarli. Riconosceva a distanza il loro sudore, un miscuglio di vino cotto dal sole, di erba, di acqua del Sile, fredda e dolce. Riusciva a vederla, quella dolcezza mista a femminilità, nascosta dentro le rughe profonde come i solchi dell’aratro. Uomini, solo uomini. Per le donne, i luoghi della vita erano altri: la chiesa, la casa, il fiume.

Ada, quella mattina, come tante altre albe, aprendo i pesanti scuri di legno scrutava il fiume che le scorreva vicino al cuore, tanto era pregnante la sua  presenza ed era felice, intravvedendo un pallido sole farsi largo tra stracci di nuvole. Dal profumo dell’aria capiva che l’acqua del Sile stava prendendo tepore. Per lei,  pur ragazzina tredicenne, il fiume non aveva segreti. Ne percepiva ogni mutamento, sfumatura, cambiamento di umore. Era come se tra  lei e l’acqua esistesse un filo trasparente e sottile, che li legava in ogni momento della giornata, al cambio di ogni stagione, al passare di ogni anno. Guardando e ascoltando il corso d’acqua, si sentiva ancora immersa nel liquido amniotico materno, come avvolta in un grembo sicuro, protettivo.

Il fiume la affascinava. Ada immaginava che nei gorghi insidiosi, in realtà volteggiassero ballerine in tutù e nelle lunghe e fluttuanti piante che muovevano la riva, si nascondessero angioletti con le gote rigonfie di soffi dispettosi. Il fiume la aspettava ogni mattina e Ada, con il suo lampor, non mancava mai all’appuntamento, come in osteria. Nelle mattine sciroccose o gelide, impugnava con orgoglio la tavola di legno, come fosse una tavolozza da pittore. Arrivava sulla riva del fiume e  camminava leggera sull’erba pulita e bassa, come se i contadini avessero passato la scopa, fatta con i pennacchi del Sile. Ada guardava ammirata i loro volti ruvidi, cotti dal sole e ispessiti dal freddo, nell’immergere i lunghi forconi per dragare il fiume, arpionando arbusti o pezzi di legno che odoravano di montagna. Ne ascoltava le voci roche dal fumo,  raccontare di cose semplici, di pace.

Durante la guerra – appena due anni prima e già sembrava un secolo –  Ada veniva mandata dal  padre a vedere se c’erano morti impigliati nella vegetazione. Per tenere il conto, diceva. Ma ora il fiume sembrava aver capito che la guerra era finita, e si beava dei canti delle donne e del continuo movimento delle barche, con i primi carichi di materiale da costruzione, ancora caldo di fornace. Le donne si chiamavano da una riva all’altra, con la cantilena tipica del miscuglio tra Venezia e Treviso.

Ada portava al lampòr anche la sorella più piccola, sistemandola vicino alle ragazze più grandi, quelle che lavavano da anni per i nobili. Si riconoscevano, svelte nel cercare di nascondere le mani gonfie dai geloni, squamate dal sapone, rosse e indurite dall’acqua del Sile, acqua madre e matrigna insieme. Ada posizionava con cura il lampor, dove finiva la riva e iniziava l’acqua. Con la precisione di una veterana, calcolava la distanza della tavola con la sporgenza al lato opposto, dove appoggiava le esili ginocchia. Sapeva che l’acqua le avrebbe comunque bagnate, ma si illudeva che il fiume capisse quanto dolore provava alla sera, soprattutto d’inverno, quando diventavano rosse e tumefatte.

Dal sacco di iuta da cui spuntavano i lembi della biancheria da lavare, estraeva un pezzo di sapone scuro, grezzo e lo incastrava nel quadrato in rilievo della tavola, così non scivolava. E iniziava a lavare, immergendo i panni nell’acqua, veloce e attenta a non mollare la presa, altrimenti la corrente beffarda se li portava via. Sembrava sorridere, il fiume, quando riusciva a strappare un grembiule, un fazzoletto, un asciugamano, per poi subito pentirsi nel vedere la paura negli occhi di Ada per la punizione, che le avrebbe inflitto la madre. E allora il suo amico fiume faceva impigliare i panni su una canna e li attorcigliava, in modo che lei non dovesse pericolosamente sporgersi per riprenderli. Ada si immaginava che gli angeli dalle gote sbuffanti la  aiutassero, soffiando fortecontrocorrente. E riprendeva a lavare con più vigore, cantando con le altre per non sentire le ginocchia dure come quelle di una vecchia e le mani ormai prive di forma, mani che, lei lo sapeva, avrebbero mostrato per sempre la sua simbiosi con il fiume.

Finito il bucato, dal fondo del sacco di iuta, volgendo lo sguardo intorno quasi con vergogna, estraeva un involto aprendolo solo da un lato, come per celarne il contenuto. Poi, velocissima, immergeva la mano nell’acqua prendendo con l’altra il sapone. E il fiume era pronto ad accogliere la sua intimità, le “sue robe”, come dicevano sottovoce e con pudicizia le donne più anziane. I pannolini, intrisi di sangue rosso vivo e via via più scuro, emanavano l’odore forte, ferroso, pregnante del ciclo, della cadenza, dei ritmi della vita. E l’acqua, in un guizzo, si colorava di quella essenza, diluendo e mescolando vorticosamente tra i gorghi quel liquido acerbo della natura femminile. Non sangue dei morti uccisi dalle pallottole nemiche, ma linfa vitale di una giovane donna, un dono che Ada segretamente consegnava al fiume. Vita in cambio di vita. E  il Sile era vita. Ed ella lo guardava con riconoscenza, provando il sacro rispetto, che si deve a una forza possente e ingovernabile.

Ma improvvisamente capì, con un brivido, che qualcosa sarebbe velocemente cambiato. Avvertiva con timore sconosciuto, che il suo fiume potesse essere in pericolo. Lo immaginava negli anni a venire, con  l’acqua densa e sporca solcata da barche sempre più grandi e potenti, con erbacce fitte e intricate a ricoprirne le rive franate e abbandonate all’incuria, scavato e depredato delle sue ricchezze, ostruito nel suo corso da alberi e vegetazione lasciati in balia della corrente, senza più voci, canti di uccelli, starnazzare di oche o del guizzo dei pesci a burlarsi dei pescatori. Il Sile, il suo fiume padre, le sembrava ora un figlio indifeso. E in quel preciso momento, Ada si sentì donna, adulta. Era questo il suo vero menarca. Lei, figlia del fiume, prese un po’ di acqua tra le mani e la cullò dolcemente, come per rassicurarlo. E si sentì immensamente madre.

 

 

Argav in lutto, è mancato il collega Attilio Trivellato, è stato una colonna portante dell’Associazione

Attilio TrivellatoÉ mancato all’età di 91 anni Attilio Trivellato, una delle colonne portanti dell’Argav, per anni membro del Direttivo e promotore di tante inziative all’interno dell’Associazione. I funerali si terranno lunedì 22 agosto alle 10.45 nella chiesa di Santa Croce a Padova.

Il Direttivo e i soci Argav esprimono sentite condoglianze alla famiglia.

Attilio Trivellato aveva iniziato la carriera nel 1958 nella redazione de Il Resto del Carlino di via Emanuele Filiberto a Padova, collaborando alla rubrica sportiva.Diventato giornalista professionista nel 1969, ha lavorato per numerosi testate locali e nazionali.

Una vita dedicata alla professione che gli ha permesso di segurie un periodo forse tra i più tormentati della vita padovana, caratterizzato da inchieste giudiziarie di grande interesse, sequestri di persona, notti di fuoco, gambizzazioni. E’ stato corrispondente de “La Notte” di Milano, de “La Stampa” di Torino e “Stampa Sera”, dal 1960 ha svolto servizi speciali in tutto il Nordest per Autosprint avviando collaborazioni con la Sicilia di Catania, Il Piccolo di Trieste, il Messaggero di Udine, il Mattino di Napoli e la Difesa del Popolo, settimanale della Diocesi di Padova. Dal 1975 al 1990 è stato corrispondente RAI. Molto attivo nel mondo dell’associazionismo, è stato uno dei soci fondatori dell’UCSI, Unione Cattolica della Stampa Italiana. Per 15 anni è stato segretario de “il Cenacolo”, sodalizio padovano che gli ha riconosciuto il premio “Il Michelangelo”. Grande appassionato di sport e di montagna, ha ricevuto dal CONI la stella d’argento al merito sportivo, presidente della FISI a Padova, giudice di gara, cronometrista è stato anche atleta, medaglia d’argento ai Campionati italiani dei giornalisti di sci nordico. A Cervinia nel 1959 ha vinto il titolo due anni dopo, nel 1961, a Madesimo.

Fonte CV Attilio Trivellato: TV7 gruppo editoriale

Placido Manoli, il “Seminatore”

Placido Manoli

Placido Manoli

Domenica 14 agosto 2016, dopo una lunga malattia, è mancato a Mestre Placido Manoli, uno dei padri del giornalismo agricolo veneto e italiano. Ha fondato e presieduto l’Argav, di cui era tuttora presidente onorario. Nato a Teolo, in provincia di Padova, nel 1934, Manoli è stato per molto anni capo ufficio stampa dell’Esav, l’Ente di sviluppo agricolo del Veneto, antesignano di Veneto Agricoltura, e si era specializzato nel settore del giornalismo agricolo, ambientale e alimentare, tematiche ancora oggi trattate dalla nostra Associazione, operando sia nelle emittenti locali che nel settore della stampa di settore. Le esequie si celebreranno giovedì 18 agosto alle ore 11,00 nel Duomo di Mestre (Ve).

Il direttivo e i soci Argav esprimono il loro sentito cordoglio alla moglie Paulina e alla figlia Emanuela, e si uniscono al pensiero di saluto espresso dal presidente Fabrizio Stelluto.

Per me, Placido Manoli è stata la persona ed il professionista, che mi ha fatto interessare all’agricoltura ed all’ambiente. Lo conobbi, quando era capo ufficio stampa dell’ESAV: lui giornalista affermato, io giovane redattore di emittenti radiotelevisive private; mi vide interessato, mi prese in simpatia e cominciò ad invitarmi alle iniziative di Argav., coinvolgendomi in un mondo a me estraneo, ma che mi affascinava. Di quella simpatia ho goduto negli anni fino ad “insignirmi” della spilla associativa d’oro, una simbolica “A”, che continuo a portare con rispetto; quando me la consegnò, percepii in quel gesto una sorta di “passaggio di testimone”, che sto cercando di onorare, assieme a quanti, a livello regionale e nazionale, si stanno impegnando per far crescere questa associazione, cui lui tanto ha dedicato. Non aveva un carattere facile, spigoloso come si poteva concedere solo a chi aveva i titoli per permetterselo; ma se penso a lui in questo momento, voglio immaginarlo, però, soddisfatto del ruolo di “seminatore”, che ha avuto per tanti di noi.

Fabrizio Stelluto

presidente Argav

 

19 luglio 2016, il direttivo Argav si riunisce a Padova

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Martedì 19 luglio il direttivo Argav si terrà a a Padova presso gli studi di 7 Gold Nord Est Tele Padova (via Venezuela 15, zona Camin). Questo l’ordine del giorno: approvazione verbale precedente, comunicazioni del presidente, comunicazione della segretaria, domande iscrizione nuovi soci, prossime attività, varie ed eventuali.

 

Lieto evento in “casa Argav”

Il socio e consigliere Pietro Bertanza lo scorso maggio è diventato papà di Carlo! Congratulazioni a Pietro e ad Elisa da parte dei soci e del direttivo!

24 giugno 2016, l’enogastronomia protagonista dell’incontro Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Venerdì 24 giugno 2016, alle ore 19, nel circolo Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD), si svolgerà l’ultimo incontro di informazione di fine mese ARGAV-Wigwam prima della pausa estiva.  Per l’occasione, saranno ospiti: Giuseppe Radaelli, presidente della Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria di Agripolis, ed il professor Edi Defrancesco dell’Università di Padova che presenteranno il Master Degree “Italian Food and Wine”; i giornalisti Paolo Cacciari e Renato Malaman presenteranno i loro ultimi libri, rispettivamente “101 piccole rivoluzioni. Storie di economia solidale e buone pratiche dal basso” e la guida “Padova nel piatto, viaggio in 100 locali della città e provincia per il turista a km zero“, a cui hanno collaborato anche due soci Argav, i giornalisti Marina Meneguzzi e Maurizio Drago. Sarà ospite anche il gruppo musicale “I Quarto Profilo“, che presenteranno il loro ultimo disco “Semplice“. A moderare l’incontro sarà il presidente Argav Fabrizio Stelluto, mentre il giornalista-chef Efrem Tassinato, presidente del circuito Wigwam, in collaborazione con i viticoltori soci del Consorzio Tutela Vini Euganei e i casari soci del Consorzio di Tutela Asiago Dop, presenterà il progetto di gemellaggio tra formaggio e vini “The Asiago cubic cheese and the wine of Euganei Hills”.

29 maggio 2016, un parterre di ospiti (quasi) tutto giornalistico all’incontro ARGAV-Wigwam

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Venerdì 29 maggio alle ore 19 si tiene il consueto incontro Argav-Wigwam al Circolo di Campagna “Arzerello” di Piove di Sacco (Pd) in via Porto 8 (tel. 049-9704413).

Persone e argomenti della serata. Introdotti dal presidente ARGAV, il giornalista Fabrizio Stelluto, interverranno: Mario Klein, giornalista, direttore della Rivista “Quatro Ciàcoe” e Michele Cortelazzo, linguista dell’Università di Padova, per presentare la rivista al suo 34° anno di pubblicazione, il socio Vittorio Ingegneri, giornalista e scrittore, per presentare il suo ultimo libro “Grassie Barba!”, Donato Fioriti, giornalista, presidente ARGALAM (Associazione Giornalisti Agroalimentari Abruzzo-Lazio-Molise), Ugo Iezzi e Mario D’Alessandro, giornalisti abruzzesi, per presentare il Lunarjie – Calendarie astrologgiche de l’Appennine 2016 e il libro “La Cucina Afrodisiaca”, Mauro Toniolo, Toniolo Casearia di Borso del Grappa (Tv) e Michele Biolo, azienda agricola con mulino a pietra di Abano Terme (Pd). Sarà presente anche Alessandro Salatin, presidente produttori Torchiato di Fregona. Nel corso della serata, Efrem Tassinato, giornalista, chef e presidente del Wigwam Circuit, preparerà delle pietanze all’insegna del “gemellaggio” gastronomico Veneto-Abruzzo: polenta di mais Marano a base di farina macinata a pietra azienda Biolo con formaj pinciòn di Toniolo Casearia, spaghitte de pasta fresche a le Seccetelle de mare, vini veneti e abruzzesi.

6-8 maggio 2016, a Padova si tiene il Festival dell’Agricoltura, comprensivo anche del Festival delle Dop (7-8 maggio) e di Orti e Giardini

A3_FESTIVASHOWAGRICOLTURA-PD-lowLa 3^ edizione del Festival delle DOP del Veneto, kermesse promossa da Regione e Veneto AgricolturaEurope Direct Veneto, si svolgerà presso l’ippodromo “Le Padovanelle” a Padova nei giorni 7 e 8 maggio nel contesto del Festival dell’Agricoltura (6-8 maggio, ore 10-22), manifestazione su agricoltura, ippica, zootecnia, giardinaggio, fattorie didattiche, prodotti tipici, etc.

Presenti quasi una trentina di Consorzi di tutela. In vetrina quindi le eccellenze dell’agroalimentare regionale, ovvero i prodotti riconosciuti dai marchi europei di qualità DOP, IGP, STG e il marchio regionale Qualità Verificata. Ricco il programma degli eventi con presentazioni dei prodotti e degustazioni guidate a cura dell’Istituto Alberghiero “Pietro d’Abano” di Abano terme (Pd).

Direttivo ARGAV. Nell’occasione, nella tribuna dell’ippodromo delle Padovanelle, sabato 7 maggio si riunirà dalle ore 16 alle ore 18 il direttivo ARGAV, con il seguente ordine del giorno: approvazione verbale precedente; comunicazioni del Presidente; comunicazione della Segretaria; domande iscrizione nuovi soci; bilancio consuntivo 2015; bilancio preventivo 2016; programmazione assemblea 2016 e  prossime attività; varie ed eventuali.

29 aprile 2016, all’incontro ARGAV-Wigwam si parla del caso Pfas, “Agrivillage”, itinerari nelle terre delle Corti Benedettine, asparagi violetti, miele e vino

incontro ARGAV-Wigwam, foto di repertorio

Venerdì 29 aprile 2017 alle ore 19 si tiene al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) il tradizionale incontro di fine mese ARGAV-Wigwam. Saranno con noi Cristina Colombera, giornalista,  per presentare il progetto “Agrivillage” a Musile di Piave (VE), Giorgio Destro, avvocato, e Marina Lecis, consulente ambientale, per un aggiornamento sull’inquinamento di quasi il 50% delle falde acquifere venete, causato dai Pfas, Giampaolo Venturato, giornalista, per presentare “Itinerari a spasso nelle terre delle Corti Benedettine”, Mirco Scudellaro, Vasco Franceschi e Gabriele Gastaldi, produttori agricoli, per presentare i loro prodotti: asparagi violetti, miele e vino.