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Giornate formative Argav: 2 e 3 dicembre 2010 visita in Trentino-Alto Adige

foto Museo Civico di Rovereto (TN)

Destinazione Trentino-Alto Adige per la prossima uscita formativa destinata ai soci Argav, prevista il 2 e il 3 dicembre p.v. Di seguito l’interessante programma (per seguirlo in entrambe le giornate, si consiglia il pernottamento in uno dei B&B indicati), le conferme di partecipazione sono da inviare entro le ore 14,00 del 30 novembre 2010, mail argav@fastwebnet.it –  cel 3396184508. Per il programma, max 20 partecipanti.

Programma 2 dicembre 2010. Museo civico di Rovereto (TN) e menù degustazione olio: ore 14.30 ritrovo uscita autostrada Rovereto Sud; ore 15.00 Museo Civico di Rovereto, visita guidata al museo, incontro biodiversità: interverrà il direttore del Museo e verranno presentati i progetti di tutela della biodiversità in Trentino che fanno a capo al Museo e alla
Fondazione Edmund Mach (ex Iasma); ore 18.30 conclusione visita; ore 19.30 cena presso ristorante Bosco dei Pini Neri (Trambileno) con menu degustazione olio (5 portate abbinate a 5 oli della nostra Penisola, 25 euro a persona, interverrà il responsabile della ditta Toniolli olio per presentare le varie portate; pernottamento presso B&B (a scelta, Casa Bettini – 0464/422907 – 347/1051839, 1 camera con due posti – 35 euro a persona – 2) Diele – 342/0307744 – 2 stanze matrimoniali – 60 euro per due persone, 40 uso singola; 3) Relais Mozart – 339/1772173  – 3 stanze doppie – 90 euro per due persone – 60 uso
singola); 4) Villa Dordi – 389/9819695  – 1 stanza doppia – senza colazione 60 euro a camera; 5) A due passi – 347/8846416  – 35 euro a persona.

Programma 3 dicembre 2010. Melinda e Trentingrana. Ore 9:00 ritrovo presso casello autostrada San Michele-Mezzocorona; ore 9:45 arrivo presso Mondo Melinda per visita guidata: azienda, impianto di cernita, confezionamento, magazzino; ore 13:00 pranzo presso ristorante pizzeria Alla Diga, 20 euro a persona; ore 14:30 visita Trentingrana: struttura produttiva, incontro con il direttore; ore 17:30 degustazione formaggi Trentini, saluti e rientro.

La Pac dopo il 2013: ad Agripolis (Legnaro, Padova), il 18 novembre incontro-dibattito in diretta con Bruxelles

Si avvicina la data del 18 novembre, giorno in cui la Commissione europea presenterà la sua Comunicazione sul futuro della PAC dopo il 2013. Il dibattito si sta animando su alcune questioni chiave: mantenimento dei due Pilastri, riorganizzazione dei pagamenti diretti, implementazione delle politiche rurali e ambientali, ecc.  Anche Veneto Agricoltura, con il suo sportello Europe Direct Veneto, intende partecipare al dibattito in corso organizzando, in collaborazione con la Rappresentanza a Milano della Commissione europea e l’ARGAV, un evento al quale tutti sono invitati a partecipare.

Programma dell’incontro. L’appuntamento, fissato per le ore 11,30 di giovedì 18 novembre 2010 presso la sede centrale di Veneto Agricoltura (Agripolis) a Legnaro-Pd, prevede: breve introduzione dell’argomento; collegamento con Bruxelles per seguire in diretta (tramite la TV Europe By Satellite) la conferenza stampa di presentazione della Comunicazione da parte del Commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos; collegamento in diretta con un rappresentante della Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea, che commenterà a caldo i punti salienti della Comunicazione; discussione in sala con l’apporto di esperti. L’incontro si concluderà attorno alle ore 13,30. Gli interessati a partecipare all’iniziativa sono invitati a segnalarlo allo 049 8293716 oppure via e-mail.

Si segnala, infine, che presso lo sportello europeo di Veneto Agricoltura è disponibile una bozza (in lingua inglese) della Comunicazione della Commissione europea sul futuro della PAC. Gli interessati possono farne richiesta (tel. 049 8293716 oppure e-mail).

(fonte Europe Direct Veneto)

Alluvione in Veneto: le risposte dei giornalisti al presidente Argav

Fabrizio Stelluto, presidente Argav

Alcuni giorni fa Fabrizio Stelluto, presidente dell’Argav, aveva scritto una lettera aperta ai colleghi giornalisti in cui chiedeva conto della sostanziale disattenzione con cui, a livello nazionale, si sta seguendo il dramma delle migliaia di sfollati veneti a seguito di un alluvione peggiore che nel ’66 e tutt’ora non risolta in diverse zone della Regione. Ecco le risposte dei colleghi giornalisti pervenute a Fabrizio Stelluto.

(Gianluca Atzeni) Gentile Fabrizio, non ti posso più rispondere in qualità di giornalista dell’agenzia APcom, per la quale non lavoro più, ma come giornalista del Gambero Rosso (quotidiano Tre bicchieri). E ti dico, bonariamente, che Tre bicchieri è stato tra i primi – se non il primo – quotidiano di settore che si è occupato dei danni alle aziende venete legati al maltempo, soprattutto in zona del Soave dove molte cantine sono ancora sott’acqua. Certo, non è compito di un giornale del vino occuparsi degli sfollati (penso infatti che la lettera – che condivido – si riferisca a quotidiani e telegiornali) ma ci siamo occupati delle aziende alluvionate, e solo poche ore fa ho sentito al telefono l’assessore Manzato a seguito del via libera del cdm allo stato di emergenza. Per quanto ci riguarda, penso che la nostra parte l’abbiamo fatta. E non dimenticheremo di certo il problema. In generale, è vero, come fate notare, che la notizia è andata troppo rapidamente nel dimenticatoio.  un caro saluto.

(Daniele Martini, Il Fatto Quotidiano) Bravo Fabrizio, hai ragione! Per quel poco che potevo ho cercato di darvi una mano, ma è chiaro che devono essere i direttori a crederci magari muovendo gli inviati. Purtroppo, non è una novità, lo fanno sempre meno spesso e sempre meno per faccende che valgono. Ciao.
(Maria Gabriella Giannice, Ansa) Caro Stelluto hai ragione, te ne do atto, sul nostro sito non c’e’ nulla. Ciao e buon lavoro anche a te.
(Angelo Squizzato) Per il Presidente Fabrizio Stelluto. Sono d’accordo con te. Una osservazione però: il Veneto miete quello che ha seminato….Non è questione di pianto, ma di incapacità di essere nei media. Le responsabilità sono evidenti, se le si volesse vedere.  E te lo dice uno che una qualche esperienza la ha avuta. Detto questo, una calorosa stretta di mano.
(Maurizio Previati)  Caro Fabrizio, è certamente scandaloso  quanto è successo e per certi versi sta succedendo ancora. Infatti non si vede nè si sente ancora in tv o radio, pubblicizzare un dannato “numero verde” o simili per il Veneto, come accade, sempre e sollecitamente, in altre occasioni drammatiche! Il Veneto si è dovuto arrangiare da solo, vedi l’encomiabile lavoro svolto per es. dalla tv Rete Veneta e anche da radio Padova. Ma non sono meravigliato più di tanto! Chi ha un pò di memoria storica sa bene che fin dall’Unità d’italia, i Veneti sono stati sempre considerati una “specie” di sottospecie! Gente da sfruttare, carne da cannone, bigotti, scioccamente onesti e ingenui. Peggio anche dei “terroni”, almeno loro sono furbi! Sempre derisi nella cultura (De Sica, Germi, Monicelli, ci individuano solo come il carabiniere tonto o la servetta poco seria); imbrogliati nella politica (i voti del veneto “bianco” erano necessari per salvare la dc dal comunismo, ma i fondi per le infrastrutture andavano da altre parti); truffati nella ripartizione del reddito prodotto (Lega docet). Quello che invece addolora e indispettisce è che i nostri politici, tutti, non si decidano ancora a reagire , ad iniziare un progetto di “riscatto”culturale della nostra dignità di Veneti. E l’occasione dell’ennesimo trattamento riservatoci dopo questo disastro sarebbe più che giustificata.Diciamo la verità: i nostri politici si sono dimostrati, nella fattispecie, assenti, tardivi, titubanti, quasi che ci dovessimo vergognare dell’accaduto! Il Governatore, i nostri ministri (ben tre) dovevano, per esempio, apparire in tv, occupare i media e” battere i pugni” fin da subito, lunedi 2 novembre! Il Veneto, tra le altre cose, è al primo posto anche per il volontariato e per il pagamento di tasse. E’ quindi  preciso dovere di chi ci rappresenta rimarcarlo, sempre, con forza e pretendere adeguato rispetto e riscontro, in alto “loco” anche e sprattutto se si chiama Berlusconi e Bossi. Cordialmente.
(Luisa Codato) Ciao Fabrizio, ho letto la tua lettera aperta sull’alluvione nel veneto e non posso che condividerla in tutta la sua drammaticità. Anch’io sono  scandalizzata per il comportamento dei media, dei telegiornali, dei giornali, dei giornalisti, dei politici, che stanno trattando un dramma come quello che stiamo vivendo in Veneto, in totale solitudine, con tanto…ma tanto …. meno peso  rispetto ai servizi sulle  escort a servizio di questa “bella” classe nazional-politica.Mi piacerebbe tanto gridare il mio sdegno!!! Tutta la mia solidarietà alla tua iniziativa che spero serva a smuovere un po’ di coscienze. Provvederò a far girare la lettera a più persone possibili. Ciao e grazie ancora.

(Daniela Fusella) Sono in accordo. Perchè in televisione giungono prima le notizie sul delitto di Avetrana e poi qelle dell’alluvione? Somo più importanti le notizie sulle ninfette di Berlusconi rispetto a quelle sul  lavoro perduto di parecchie persone nel Vicentino o nell’Abruzzo? Perchè non si apre una discussione su come riparare alla cementificazione selvaggia delle rive dei  fiumi italiani avvenuta nel corso di una generazione e di cui gli abitanti a valle pagano adesso le conseguenze ad ogni pioggia?

(Cristiana Moldi Ravenna) Sono perfettamente d’accordo. Ho visto che solo le emittenti regionali hanno dato notizie del disastro. C’è qualche cosa di strano che sembra preordinato come se, dopo aver chiesto il federalismo fiscale, il Veneto debba ora pagare una penale per questa grave “colpa”. Troppa confusione in ambito dirigenziale non può che aumentare le incapacità diffuse di cui soffre e soffrirà sempre di più l’Italia per mancanza di istruzione prima di tutto. Quella “istruzione” ancora una volta più povera di fondi che tanto per confondere ancora di più le idee viene nominata “educazione” all’inglese. Inoltre i fondi per l'”istruzione” devono andare nella colonnina INVESTIMENTI e NON SPESE. Come i fondi per riassettare i letti dei fiumi, gli argini, le paratoie e tutte quelle strutture che permettono alle popolazioni di vivere nella loro terra sono INVESTIMENTI. Sono a disposizione per appoggiare ogni iniziativa che il Presidente di ARGAV Fabrizio Stelluto voglia intraprendere. Con cari saluti.

Lettera aperta ai giornalisti italiani sull’alluvione nel Veneto del presidente Argav

Fabrizio Stelluto, presidente Argav

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Preg.mi Colleghi, cosa sta succedendo ai mass-media italiani?

Come giornalisti agroalimentari ed ambientali di Veneto e Trentino Alto Adige siamo avviliti e sbalorditi di fronte alla sostanziale disattenzione, con cui, a livello nazionale, si sta seguendo il dramma delle migliaia di sfollati (un termine, persino, desueto) veneti a seguito di un alluvione peggiore che nel ’66.

Sulle prime pagine dei quotidiani (non quelli locali), nella migliore delle ipotesi, c’è solo un richiamo; nelle pagine interne, i pezzi si fanno con le agenzie; ci si affida ai collaboratori locali, non ci sono inviati (almeno fino ad oggi); i servizi radiotelevisivi non sono in apertura; i talk-show (salvo qualche encomiabile eccezione) parlano d’altro. Eppure, qui, c’è un esodo di persone costrette a cercare ospitalità da amici e parenti o in ricoveri d’emergenza. Chiunque abbia vissuto l’incidente domestico della rottura di un tubo, sa cosa vuol dire avere una perdita d’acqua in casa; provate a pensare abitazioni, negozi, case rurali invase dall’acqua per giorni… e poi ci sono gli scantinati, che spesso raccolgono le memorie di una vita.

Professionalmente mi occupo, da anni, di comunicare i temi legati alla salvaguardia idrogeologica (sono Responsabile Comunicazione dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) e quindi so a quanti colleghi ho indicato situazioni di emergenza e quanti ne ho accompagnati in occasione di eventi calamitosi. Qui, invece, sul Veneto, è evidente un’ingiustificata incomprensione nazionale della tragedia. Eppure, con tutto il rispetto, non è franato un versante scosceso: si è allagata una città come Vicenza ed è stata messa in ginocchio una delle aree economicamente più vivaci del “mitico” Nordest (senza dimenticare le vittime). Vorrà pure dire qualcosa?

Ma quale colpa hanno i veneti per meritare questo ostracismo? A Roma, tra il serio ed il faceto, mi hanno detto che è perchè non sono piagnoni. Allora è bene che si sappia: il veneto si rimbocca le maniche, ma piange il proprio dolore ed  è più amaro degli altri. Se davvero crediamo in un Paese unitario, aiutateci a farlo capire.

Il presidente Argav, Fabrizio Stelluto, è stato ospite di Radio Vaticana sabato 6 novembre scorso. Ad intervistarlo sulla situazione idrogeologica del Veneto è stato il giornalista, Federico Piana.

Alluvioni in Veneto e Toscana. Senza il contributo della campagna non c’è salvezza per le città: intervento del presidente nazionale Unaga

Vigneti sommersi nel Soave (foto Consorzio tutela Vini Soave)

(di Mimmo Vita, Presidente Nazionale Unaga) Unanimi ieri a Verona, all’inaugurazione della 112^ edizione di Fieracavalli, il Ministro Galan ed il Governatore veneto Zaia hanno commentato, forse meglio stigmatizzato, il comportamento dei media nazionali che avevano già archiviato la notizia dell’alluvione in Veneto e anche in Toscana. Ci sono stati dei morti, cosa gravissima, e per quanto riguarda la regione padana, sono ancora presenti situazioni di crisi per interi comuni della fascia Padova-Vicenza.

La visione dall’elicottero del territorio, mostra con chiarezza un dato. Senza il contributo della campagna non c’è salvezza per le città. Il tributo più alto, come sempre, lo hanno dato i territori agricoli e quindi l’imprenditore agricolo. Se l’acqua non esondasse sui campi, le opere di regimazione (dissennate?) richieste dall’urbanizzazione non sarebbero in grado di contenere le piene, e le città diverrebbero tutte piccole Venezia…come del resto è successo al centro storico di Vicenza. Morti e danni, qualcuno parla di un miliardo di euro per il Veneto, diverrebbero inevitabili.

Due considerazioni quindi. La prima, già introdotta: diciamo grazie al mondo agricolo ed all’agricoltura. Questa volta non hanno subito danni enormi, a parte per l’allevamento avicolo soprattutto nel padovano, per la fortunata coincidenza
che l’alluvione è avveunuta dopo la vendemmia – la zona del Soave ad esempio avrebbe avutoi danni ingentissimi; va perciò rivista la programmazione dell’uso del territorio prevedendo da una parte piani di difesa idrogeologica lungimiranti (case di espansione, alluvionamenti programmati, etc.), e dall’altro indennizzi e riconoscimenti economici per il lavoro quotidianamente svolto dai “contadini”; che sfalciano le rive, sfalciano l’erba, sistemano strade e con il loro lavoro quotidiano curano il paesaggio, un bene immateriale che ancora non trova adeguato risonoscimento e relativa quantificazione. Non si perda questa occasione. I media, forse anche loro a questo punto, apriranno gli occhi…

Giornalisti Argav in Cansiglio, ospiti di Veneto Agricoltura

I soci Argav in visita alla foresta demaniale reg.le del Cansiglio gestita da Veneto Agricoltura (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Umberto Tiozzo, socio Argav) Il 2011 sarà l’anno delle foreste, così Veneto Agricoltura ha inserito, tra le novità dei percorsi didattici per le scuole della Regione, anche la foresta del Cansiglio. E una “scolaresca” abbastanza singolare, costituita da una delegazione di giornalisti dell’Argav, è stata qui ospitata in anteprima lo scorso 11 ottobre, accolta dall’Amministratore unico, Paolo Pizzolato, e dal Capo ufficio stampa, Mimmo Vita, promotore e organizzatore dell’iniziativa.

La Dr.ssa Paola Berto "fa lezione" ai soci Argav. Alla sua sx, Paolo Pizzolato, Amm.me Unico Veneto Agricoltura (foto Umberto Tiozzo)

Un bosco pubblico da sempre. Dei circa 4.500 ettari di foresta del Cansiglio, la cosa più interessante è la fustaia di faggio, che la rende unica in Italia e che, all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia, le è valso l’appellativo di “Gran Bosco da remi di San Marco”. Un bosco che è stato sempre pubblico – ha spiegato Paola Berto nella “lezione” introduttiva tenuta presso gli uffici di Veneto Agricoltura situati proprio al centro della piana – sin dall’epoca dell’imperatore Berengario I, ben prima dell’anno mille. Oltre al faggio ci sono abete rosso, abete bianco (pur se in quantità ridotta), e qualche acero, che in mezzo all’ocra scuro dei faggi si riesce ad apprezzare bene in questo periodo in cui si tinge di oro. Dalla foresta gestita in maniera sostenibile certificata è nato il progetto “Assi del Cansiglio” per la produzione di pavimenti in legno, una vera novità nel comparto forestale, che valorizza tutto il territorio.

Effetto visibile dellinvesione termica conifere verdi in basso e latifoglie bruno ocra piu in alto (foto Umberto Tiozzo)

Cansiglio (Canséi, in dialetto locale) non è solo foresta, ma anche agricoltura di montagna. Ci sono cinque aziende a conduzione familiare con indirizzo zootecnico, il cui latte (anche biologico) viene lavorato nella latteria di Tambre, i cui prodotti si fregiano dell’appellativo “Cansiglio”, e in quella di Fregona (latte alta qualità). L’attività turistica riveste nel luogo una certa importanza solo nei fine settimana: con l’autostrada si arriva velocemente ai piedi della foresta, quindi in una mezz’oretta si sale nell’altopiano. La forte pressione del sabato e domenica, con pochissima gente infra-settimana, non crea condizioni economiche favorevoli per uno sviluppo significativo dell’offerta turistica. I ristoranti sono numerosi, ma c’è carenza di strutture ricettive; inoltre la stagionalità è breve, con inverni estremamente rigidi ma senza neve ed estati piovose. Si registrano precipitazioni intorno ai 1800 mm/anno, concentrate in piogge intense: il Cansiglio è il primo contrafforte alpino che incontrano le correnti d’aria umida provenienti dalla pianura. Il microclima dell’altopiano è particolare, la forma a catino impedisce il movimento dell’aria, per cui quella fredda, che è più pesante, si deposita sul fondo, generando il fenomeno dell’inversione termica. Un fenomeno che ben si apprezza nella stagione autunnale, quando le latifoglie virano dal verde all’ocra evidenziando la loro presenza nella parte più alta del catino che sale verso i 1.400 metri, mentre i margini della piana a quota mille si mantengono verdi per le conifere.

"lama" dove ristagna l'acqua piovana (foto Umberto Tiozzo)

La morfologia dell’altopiano è tipicamente carsica, per cui qui non ci sono corsi d’acqua, che percola nel terreno permeabile e va ad alimentare le falde della pianura. L’unica acqua presente da quando qui ha iniziato ad insediarsi l’uomo è quella delle “lame”, piccoli avvallamenti detti doline che si formano, appunto, per il carsismo e si riempiono poi di sostanze argillo-limose, che, impermeabilizzandone il fondo, permettono il ristagno dell’acqua piovana. Questi sistemi umidi sono estremamente importanti per l’abbeveraggio del bestiame e perché spesso costituiscono l’unico rifornimento idrico per la fauna selvatica.

Faggeto del Cansiglio (foto Umberto Tiozzo)

Cansiglio, terra di Cimbri. Ritrovamenti archeologici testimoniano che l’uomo preistorico ha visitato il Cansiglio, successivamente (12mila anni fa) oggetto di frequentazioni stagionali da parte di cacciatori seminomadi provenienti dalla vicina pianura. L’uomo ha iniziato a fermarsi più stabilmente quando qui sono arrivati per lavorare il legname i Cimbri, popolazione di abili taglialegna provenienti dall’altopiano di Asiago, di origine bavarese. (Cimbro è italianizzazione dal dialetto medievale bavaro-tirolese “zimberer”: boscaiolo, carpentiere e ancor oggi, in tedesco carpentiere si dice “zimmerer”, n.d.r.). Il loro primo insediamento è stato a Vallorch, con una famiglia Azzalini nel 1796. Gli insediamenti erano di minime dimensioni, costituiti dalla casa e dalla “hutta”, piccolo fabbricato dove veniva lavorato il legno, con il quale d’inverno si costruivano scatole e setacci che venivano venduti per sopravvivere. Inizialmente si fermavano solo stagione estiva, poi, alla decadenza di Venezia che non permetteva il soggiorno stanziale, i Cimbri iniziarono ad essere un po’ più stabili, anche se si racconta che fino alla fine del 1800 le donne andassero ancora a partorire a Roana (oggi circa 120 km per la via più breve, 25-30 ore di cammino, percorribili ragionevolmente in 3-4 giorni). Oggi i Cimbri del Cansiglio, riuniti in associazione, hanno ricostruito alcuni dei villaggi e mantengono viva la memoria delle tradizioni conservando ancora il loro dialetto, riconosciuto come minoranza linguistica.

Sul sentiero forestale in mezzo ai faggi (foto Umberto Tiozzo)

Ogni anno si ricavano 5-6mila metri cubi di faggio e 4mila di abete rosso. Terminata la “lezione in aula”, dopo una veloce visita alla retrostante “Casema Bianchin”, base missilistica Nato ormai dismessa, che Veneto Agricoltura intende riqualificare per scopi dimostrativo-didattici, tutti in jeep su, lungo una stradina forestale, per una escursione in mezzo alla fustaia di faggio. Le aree a faggeta sono costituite da piante tutte più o meno della stessa età. Il ciclo vitale dura 160 anni, che inizia dalla germinazione spontanea del seme, quindi si interviene col taglio ogni 15 anni, fino ai 140, togliendo le piante più brutte e sofferenti, lasciando quelle più grosse e più belle, che devono arrivare verso il 160esimo anno d’età. Gli alberi vengono tagliati in modo tale che il vento passi tra loro modellandoli ben dritti (fronti di correnti forti piegherebbero, rovinandoli, i fusti). Partendo da 3000 piante ettaro si arriva a 50, di un’altezza attorno ai 30 metri. Dalle chioma espanse cade giù tutt’intorno il seme, che origina la “rinnovazione”: alcune piante si lasciano ed altre si levano e ricomincia il ciclo. I tagli di piante in giovane età danno legna da ardere, successivamente si ottiene legna da opera (imballaggi, tavolame per pavimenti, le già ricordate “Assi del Cansiglio”).

Vivaio Pian del Spin (foto Umberto Tiozzo)

Faggi: tutti simili ma sempre diversi. Dopo la gradita e gustosa pausa pranzo al rifugio Col Indes, raggiunto percorrendo la strada che lambisce la riserva orientata Pian di Landro-Baldassarre, la giornata è proseguita con la visita al vivaio Pian dei Spin. Il vivaio è diretto da Roberto Fiorentin, il quale ha spiegato ai giornalisti che qui si producono piante per la rinaturalizzazione e la ricomposizione ambientale e specie adatte agli ambienti montani, partendo da seme raccolto direttamente nei boschi e in aree ecologicamente omogenee. Sono circa 150 le specie legnose, tra alberi ed arbusti, che qui si producono e recentemente l’attività si è ampliata alle specie erbacee (fiori, erbe) che hanno più problemi di sopravvivenza; spesso, infatti, le specie più rare albergano tra quelle erbacee. L’attività vivaistica di Veneto agricoltura si propone di contemplare tutta la biodiversità geografica che c’è nella nostra Regione. Si parte perciò da piante che vivono nelle dune del litorale per arrivare a quelle che vanno oltre il limite della vegetazione arborea. L’obiettivo è mettere a disposizione degli utenti alberi e arbusti con la garanzia della diversità genetica degli ecotipi locali, cioè provenienti da specie legnose autoctone. Un esempio: alberi di faggio se ne trovano anche in Danimarca e non si riesce a distinguerli visivamente dai nostri, ma il loro corredo genetico è stato diversificato dai millenni di selezione genetica che c’è stata per l’adattamento ai diversi ambienti naturali. Se dicessimo che un faggio vale l’altro non si tutelerebbe l’aspetto genetico: una parte della biodiversità è proprio quella che non si vede, cioè quella scritta nel codice genetico selezionato dalla natura, e che fa la differenza.

Conifera al 3° anno di vita (foto Umberto Tiozzo)

Una talea, per radicare, deve avere piedi al caldo e testa al fresco. Dopo questa presentazione generale, il gruppo è stato guidato tra i diversi appezzamenti dal responsabile Massimo Cason, il quale ha spiegato che in questo vivaio di quota (Pian dei Spin è situato a 1.077 metri sul livello del mare) vengono sviluppate la filiera delle conifere, quella delle latifoglie e quella della propagazione vegetativa. Le conifere necessitano di almeno 1-2 anni di semenzaio prima del trapianto, dato che i primi stadi della plantula sono molto lenti. Ad esempio, per l’abete bianco ci vogliono tre anni in semenzaio per avere una piantina trapiantabile e poi almeno altri due in contenitore per ottenere una pianta di altezza idonea e un buon apparato radicale nel pane di terra. Le latifoglie, invece, vengono seminate direttamente in contenitore perché nel giro di 1-2 anni sviluppano bene apparato radicale e parte epigea. La moltiplicazione vegetativa si effettua in serra, ponendo le talee nei “letti caldi” cioè su bancali con base riscaldata e irrigazione nebulizzata. Gli addetti ai lavori dicono: “una talea, per radicare, deve avere piedi al caldo e testa al fresco”. Le foglie, cioè, non devono disidratarsi, mentre, perché si sviluppino gli ormoni che servono per la formazione delle radici, il substrato che ospita la talea deve essere tenuto a determinate temperature (18-25°).

I cervi in Cansiglio (foto Mirka Cameran Schweiger)

Il bramito dei cervi in amore. Ultima tappa, quando il sole già scivolava dietro le montagne, al giardino botanico alpino “G. Lorenzoni” dove, in un solo ettaro e mezzo, si trova il compendio della vegetazione presente in Cansiglio. Gli ambienti, realisticamente e sapientemente riprodotti, sono quelli della foresta, degli arbusteti, dei prati, dei pascoli, dei macereti, delle vallette rivali, delle rupi, degli ambienti umidi (lame e torbiere). Giornata finita? Macché! Rientrando oramai all’imbrunire dalla fugace visita al villaggio Cimbro, mentre ci si accingeva a risalire in auto per rientrare, ecco lo spettacolo unico e insperato: numerosi branchi di cervi scesi sui prati ai margini del bosco, il maschio circondato dalle sue femmine, quasi incuranti della presenza umana. E allora fuori di nuovo le macchine fotografiche e via con gli scatti. Infine, finalmente davvero tutti in partenza, accompagnati dal bramito dei cervi in amore.

Visita dei soci Argav a Redoro Frantoi Veneti di Grezzana: qualità e aggregazione i punti cardine

22/10/10, Grezzana (VR) I soci Arga in visita a Redoro Frantoi Veneti (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Pietro Bertanza, socio Argav). Lo scorso 22 ottobre 2010 a Grezzana (VR) il mondo dell’olio Redoro ha aperto le porte ai giornalisti Arga, tra i quali non poteva mancare una rappresentanza dell’Argav. Incontro tenutosi per la presentazione alla stampa del nuovo impianto produttivo eco-sostenibile per la molitura a freddo delle olive. Un’attrezzatura all’avanguardia, ma che rispetta le antiche tradizioni della molitura con macine che, grazie alla spremitura a freddo, riescono a migliorare le qualità organolettiche e nutrizionali dell’olio extravergine, tutto questo rispettando l’ambiente.

Dall’oliva all’olio (dop). Nell’innovativo impianto le olive, conferite dagli oltre 600 associati e provenienti dalla zona di Grezzana e Mezzane (VR), vengono pesate, classificate in base alla qualità e versate nella tramoggia che le porta a subire un lavaggio neutro. Dopo la pulizia da foglie e picciolo le olive affrontano una macinatura morbida al fine di non alterare le caratteristiche intrinseche del frutto. La polpa di oliva viene conservata in ambiente con atmosfera e temperatura controllata (specificatamente in azoto, per evitare ossidazioni del prodotto, e mai sopra i 27 °C come imposto dal disciplinare dop). In seguito avviene la separazione della parte solida (circa l’87%) da quella oleosa (il 13 %) che andrà a costituire l’olio extravergine di oliva.

Il nuovo impianto della Redoro Frantoi Veneti (foto Redoro)

Uno sguardo all’ambiente. La tecnologia implementata da Redoro tiene conto anche dell’impatto sull’ambiente: infatti, lo scarto della produzione dell’olio viene utilizzato per produrre energia pulita tramite una caldaia a biomassa e l’elettricità richiesta per trasformare l’oliva in olio viene generata da un impianto fotovoltaico. Alcuni numeri dell’impianto: 30 q/ora di olive, 13% resa media in olio, 15-18 °C temperatura del magazzino, 10% del fatturato Redoro costo dell’investimento.

La qualità parte dal campo. Daniele Salvagno – responsabile vendite e marketing Redoro, nonché vicepresidente di Federdop olio – subito ha voluto spiegare l’importanza della qualità per Redoro. L’ha fatto svelandoci i tre segreti che stanno alla base di un buon olio. Il primo è la letamazione con letame di bovino che avviene negli oliveti degli associati Redoro, il secondo sta nella potatura che deve essere fatta tutti gli anni e non ad anni alternati come succede in molti casi; infine, l’uso di atomizzatori e acqua durante la fioritura per aumentare l’allegagione dei frutti. L’importanza del legame con il campo è ovvia, infatti l’olio di qualità si fa in campo.

22 ottobre 2010: i soci Argav in visita a Redoro Frantoi Veneti per “Prime Olive 2010”

Venerdì 22 ottobre 2010 i soci Argav saranno in visita all’azienda Redoro Frantoi Veneti di Grezzana (VR) in occasione di “Prime Olive 2010“. Durante l’incontro, i colleghi giornalisti avranno modo di conoscere le previsioni stagionali di raccolta, l’andamento di mercato del settore olivicolo in funzione delle nuove normative introdotte in Italia sulla certificazione dell’origine del prodotto, un’analisi sulla previsione produttiva dell’Olio Extra Vergine di Oliva DOP Veneto Valpolicella e un excursus sulle varie DOP italiane in collaborazione con FederDOP. Avranno anche modo di vedere le nuove tecnologie di produzione Redoro a “Km zero”, tra cui il nuovo impianto per la molitura delle olive eco-sostenibile a risparmio energetico.

Grazie al gruppo alimentaristi Confartigianato Veneto, anche Argav sostiene il gruppo “Paddi, gioco e benessere in Pediatria”

il "gruppo di lavoro" che ha realizzato la cena di gala benefica ad Alimentazione su Misura, PadovaFiere 8/10/10 (foto Maurizio Drago)

(di Marina Meneguzzi, socio Argav) Grande successo di partecipazione venerdì 8 ottobre scorso alla cena di gala organizzata dal gruppo alimentaristi di Confartigianato Veneto in occasione di Alimentazione su Misura, kermesse che ha visto impegnati dall’8 al 10 ottobre scorso in Fiera a Padova gli artigiani del gusto veneti, guidati a livello regionale e nazionale da Giacomo Deon. Grazie all’ospitalità del socio Argav Andrea Saviane, i consiglieri Argav erano presenti in fiera in occasione del Direttivo dell’associazione e hanno potuto così cogliere l’opportunità di contribuire all’iniziativa benefica partecipando alla cena, i cui proventi sono stati totalmente devoluti al gruppo “Paddi – gioco e benessere in Pediatria, presieduta dal Dott. Carlo Moretti del Dipartimento di Pediatria dell’ospedale di Padova.

Il direttivo Argav alla cena benefica di Alimentazione su Misura (foto Maurizio Drago, socio Argav)

Di altissimo livello la cena, realizzata grazie al coordinamento di Vasco Mazzari, leader degli alimentaristi dell’Upa di Padova insieme al gruppo alimentaristi Confartigianato Veneto  e in collaborazione con l’Associazione Cuochi di Padova e l’AIS del Veneto.

Lunedì 11 ottobre 2010 i giornalisti Argav in visita in Cansiglio in collaborazione con Veneto Agricoltura

 

foresta demaniale del Cansiglio

 

Un gruppo di giornalisti Argav visiterà lunedì prossimo la foresta regionale demaniale del Cansiglio in gestione a Veneto Agricoltura. Ritrovo alle ore 10.00 presso gli uffici di Veneto Agricoltura in Pian Cansiglio. Da qui il programma prevede un tour che partirà dall’ex Caserma Bianchin e relativo progetto di ripristino ambientale, proseguirà con la visita alla foresta, giro del Taffarel e sosta al villaggio cimbro. Si proseguirà nel pomeriggio verso il vivaio Pian dei Spini. La giornata si concluderà con un saluto e con assaggi di formaggi locali.