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Al via in Veneto il I° Festival della Biodiversità, a dicembre la conclusione

Si aprirà oggi con un convegno presso l’Orto Botanico di Padova il primo Festival Regionale della Biodiversità. La manifestazione, articolata in una serie di eventi diffusi sul territorio, si concluderà ad Asolo in dicembre. Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2010 “Anno Internazionale della Biodiversità” per focalizzare l’attenzione sul ruolo della biodiversità per la vita sulla Terra e a livello internazionale sono state programmate numerose iniziative di sensibilizzazione su questo tema.

Oggi il convegno “Biodiversità. Natura e artifizio nel disegno pianificatoria regionale. “Con il Festival della Biodiversità – fanno rilevare il vicepresidente e assessore al territorio Marino Zorzato e l’assessore ai parchi Franco Manzato – la Regione Veneto si fa promotrice di un’iniziativa che ha come finalità di aumentare la consapevolezza sui rischi derivanti dalla perdita della biodiversità, promuovendo sul territorio azioni positive per mantenerla intatta”. A livello veneto, il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, recentemente adottato, ha prefigurato la realizzazione di un’estesa rete ecologica, in cui la tutela della biodiversità viene messa in relazione con le esigenze di sviluppo sociale delle comunità presenti sul territorio. Il convegno di oggi (con inizio alle ore 9.00) avrà come tema “Biodiversità. Natura e artifizio nel disegno pianificatorio regionale”. Insieme a quello di Zorzato, sono previsti gli interventi dei rettori dell’Università di Padova Giuseppe Zaccaria e dell’IUAV di Venezia Amerigo Restucci, del prefetto d’Orto Botanico di Padova Carlo Andreoli, del segretario regionale per le infrastrutture Silvano Vernizzi, del geobotanico Cesare Lasen e del Direttore per i beni culturali e paesaggistici del Veneto Ugo Soragni.

Gli altri appuntamenti del Festival. Il programma del festival proseguirà con gli appuntamenti a Vo’ Euganeo (Padova) il 18 nell’ambito della Festa dell’uva, sul tema biodiversità e alimentazione, mentre il 19 settembre è previsto il Film Festival; a Cortina (Belluno) il 24 settembre nella sede municipale, sul tema bioversità e qualità del paesaggio; ad Adria (Rovigo) il 27 settembre presso il Museo Archeologico Nazionale sul tema biodiversità, archeologia e natura; a Venezia il 4 ottobre presso l’Auditorium S. Margherita giornata della biodiversità con riflessione su contenuti e valori di una disciplina per il Veneto del futuro; a Belluno l’11 ottobre a Palazzo Crepadona sul tema biodiversità: da vincolo ad opportunità; ad Auronzo (Belluno) il 16 ottobre all’Hotel Kursal su biodiversità e contesti alpini; a Crespano del Grappa (Treviso) il 18 ottobre sul tema biodiversità: un’alleanza virtuosa per mettere al centro del Veneto il Monte Grappa, gente natura e storia; a Treviso il 25 ottobre nella sede dell’amministrazione provinciale su bioversità: tra lo Storga e il Sile la natura fuori porta; a Teolo (Padova) presso l’Abbazia di Praglia convegno internazionale sulle praterie secondarie e sulla carta della natura del veneto; a Porto Viro (Rovigo) il 30 ottobre nella Sala Eracle su biodiversità e diritti umani; nella Valletta del Silenzio (Vicenza) il 15 novembre sul tema biodiversità: architettura e natura; a Caorle (Venezia) il 29 novembre sul tema bioversità: Vallevecchia e lo sviluppo del turismo. Infine, il 6 dicembre appuntamento conclusivo ad Asolo (Treviso), nella sede unicipale, per sviluppare il tema paesaggio, coltire e biodiversità.

(fonte Regione Veneto)

La Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario ha sequenziato il genoma del melo

Dopo la decodifica del genoma della vite, la Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario di San Michele all’Adige consegue un altro importante risultato. I ricercatori del Centro ricerca e innovazione hanno effettuato, infatti, l’intera sequenza del genoma del melo, per l’esattezza della varietà Golden Delicious. I risultati del progetto, durato due anni e finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, sono riportati in un articolo scientifico firmato da 85 autori pubblicato su Nature Genetics, prestigiosa rivista scientifica che all’importante risultato di portata mondiale dedicherà anche la copertina della versione cartacea di ottobre.

Il progetto. Nel corso del 2007 e 2008 sono state prodotte le sequenze del DNA di melo (circa 13 miliardi di nucleotidi sequenziati) e nel 2009 i ricercatori hanno effettuato l’assemblaggio e la ricostruzione del contenuto ordinato dei geni dei 17 cromosomi del melo. Le sequenze coprono 17 volte il genoma del melo con oltre l’82% del genoma assemblato nei cromosomi ed oltre il 92% dei geni ancorati ad una precisa posizione dei cromosomi. Le sequenze del DNA saranno disponibili da lunedì 30 agosto sulle banche dati internazionali, liberamente consultabili da parte della comunità scientifica.

Le scoperte.  Il sequenziamento del genoma del melo ha consentito di fare nuove scoperte e aumentare il grado di conoscenza sulla pianta del melo e sulla sua storia. In particolare:
– il melo coltivato è stato addomesticato 3-4000 anni fa a partire da un progenitore selvatico recente, Malus sieversii, specie ancora diffusa nei boschi tra il Kazakistan e la Cina;
-il genoma del melo ha subito una duplicazione databile a circa 50 milioni di anni fa, che ha portato i suoi cromosomi dai 9 dell’antico progenitore americano ai 17 attuali;
-il numero dei geni, 57 mila, è il più elevato riportato per i genomi di piante finora considerate. Tra questi geni la pubblicazione individua il completo assetto dei 992 geni responsabili della resistenza alle malattie: un arsenale potenzialmente molto utile al miglioramento genetico;
– è disponibile un elenco di tre milioni di posizioni del genoma (marcatori molecolari) utilizzabili come riferimento per orientarsi nel genoma e scoprire le funzioni dei suoi geni;
– sono state identificate alcune famiglie di geni correlabili con lo sviluppo del pomo, nome botanico del frutto del melo e dei suoi parenti stretti (ad es. pero, cotogno, sorbo).

Le ricadute. Il risultato è di portata mondiale. Si potranno ottenere in tempi rapidi nuove varietà di melo, accelerando i tempi del miglioramento genetico convenzionale e ottenendo piante che si autodifendono dalle malattie e dagli insetti e in grado di produrre frutti più salubri e gustosi. L’obiettivo è costituire varietà di mele che riducano gli interventi agrotecnici, realizzando così una frutticoltura più sostenibile: un filone di ricerca che l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige persegue da alcuni anni. Il sequenziamento del genoma del melo amplifica di almeno mille volte le nostre conoscenze relativamente a questa importante pianta agraria, in particolare le sue proprietà nutrizionali, l’impatto ambientale, l’esplorazione della biodiversità, gli studi filogenetici ed evolutivi.

Una mela su cinque in Italia è trentina. La mela è il frutto più importante delle regioni temperate. Delle 3000 varietà note circa dieci coprono oltre il 70 per cento della produzione mondiale. L’Italia è il sesto produttore al mondo, il secondo il Europa, con 2,2 milioni di tonnellate di mele prodotte. La scelta di sequenziare il genoma di Golden Delicious è stata dettata dall’importanza che questa varietà, originaria della Virginia, riveste a livello mondiale (è la seconda più diffusa al mondo) e, in particolare, in Trentino. Che, territorio tra i più vocati per la frutticoltura di qualità, dedica alla produzione della mela una superficie di circa diecimila ettari per un totale di circa 450 mila tonnellate (2009), rappresentando il 21 per cento del mercato nazionale (una mele su cinque consumate in Italia è trentina) ed raggiungendo assieme all’Alto Adige oltre il 60 per cento della produzione italiana.

Le collaborazioni. Il progetto coordinato dal Centro Ricerca e Innovazione di San Michele è stato realizzato in collaborazione con altre istituzioni internazionali: Myriad Genetics inc., Salt Lake City, Utah (USA), 454/Roche, Branford, Connecticut (USA), Amplicon Express, Pullman, Washington (USA), Washington State University, Pulllman, Washington (USA), University of Washington, Seattle, Washington (USA), INRA Anger (Francia), Plant and Food Research (New Zealand), Università di Gent, Gent, (Belgio), Parco Tecnologico Padano, Lodi (Italia), Università di Padova e Milano (Italia).

(fonte: Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario di San Michele all’Adige)

Onu: bocciati in biodiversità i Paesi del mondo

Tutti bocciati in biodiversità i Paesi del mondo. A pronunciare la sentenza è Ahmed Djoghlaf, segretario esecutivo della Convenzione Onu sulla Biodiversità, che durante una conferenza ai Kew Gardens di Londra ha accusato i governi di non fare abbastanza, ammonendoli sul fatto che se non si interviene ora si rischia di dover spendere molto di più fra qualche anno.

Raggiunto presto il punto di non ritorno. “Quello a cui assistiamo oggi è un totale disastro – afferma Djoglaf ripreso dal Guardian – nessun Paese ha raggiunto i propri obiettivi su questo tema, e stiamo perdendo biodiversità ad un tasso senza precedenti. Se continuiamo così il punto di non ritorno verrà raggiunto molto presto”. Secondo le cifre fornite dagli scienziati, il pianeta perde dalle 150 alle 200 specie di piante o animali ogni giorno, un’estinzione 1.000 volte superiore a quella naturale. Secondo l’esperto non c’é ‘concorrenza’ tra la tutela delle specie e la lotta ai cambiamenti climatici: “sono problemi strettamente legati, e non si può risolvere l’uno senza affrontare anche l’altro – spiega Djoghlaf -, invece la biodiversità è materia sempre dei ministri con meno fondi e i governi non la mettono mai ai primi posti delle loro politiche.

Piani di salvaguardia lasciati sulle scrivanie dei Ministri. Molti piani sono stati elaborati su questo tema all’inizio degli anni ’90 – sottolinea il segretario – ma sono ancora sulle scrivanie dei ministri. I vari Paesi sono legalmente obbligati ad agire, ma solo 140 hanno una qualche bozza di piano, e solo 16 lo hanno rivisto dal 1993”.

In Italia, a rischio animali simbolo come la rondine. Fra gli inadempienti c’é anche l’Italia, che aspetta una legge quadro sulla biodiversità da 16 anni, come denunciano molte associazioni ambientaliste.Una strategia è stata presentata dal ministro Stefania Prestigiacomo lo scorso maggio, e dovrebbe essere adottata formalmente entro il 2010. Nel frattempo le notizie sulle specie italiane non sono confortanti: secondo l’annuario dei dati ambientali dell’Ispra in pericolo di estinzione nel nostro paese ci sono il 40% delle piante, il 15% dei mammiferi, il 23% degli uccelli e il 66% dei rettili, e stanno scomparendo anche animali simbolo come la rondine.

I prossimi incontri. A fine anno a Nagoya, in Giappone, ci sarà una grande conferenza dei Paesi aderenti alla convenzione Onu sulla biodiversità, preceduta a ottobre da un rapporto sugli effetti economici della perdita di animali e piante, che dimostrerà come proteggere le specie adesso sia in realtà un guadagno. Una delle conclusioni sarà che salvare i benefici derivanti dalla biodiversità, dall’impollinazione alla scoperta di nuovi farmaci, costerà da 10 a 100 volte di più che salvare piante e animali che ora li forniscono.

(fonte Ansa)

L’ambiente? Una risorsa economica pari al Pil globale

Chi dice che proteggere la natura comporta solamente costi si sbaglia di grosso. Lo certifica l’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che ha recentemente pubblicato un rapporto sull’importanza economica della protezione ambientale.

Un profitto a livello globale tra i 21 e i 72 miliardi di dollari. I ”servizi” offerti dalla Natura alle attivita’ umane, infatti,- tra fornitura di acqua, riduzione di C02 nell’atmosfera, ”ingredienti” posti a vario titolo in farmaci e prodotti cosmetici – portano a un profitto, a livello globale, pari ad una somma compresa tra i 21 mila miliardi e i 72mila miliardi di dollari. Ovvero, l’equivalente circa del Pil mondiale quantificato per il 2010 intorno ai 60mila miliardi di dollari. Le sole aree umide, il cui ruolo risulta tra i piu’ ignorati dal pubblico generale, tra le piu’ danneggiate dalle attivita’ umane secondo l’UNEP, assicurano un contributo economico alle attivita’ umane diretto e indiretto superiore ai 7 mila miliardi di dollari l’anno.

Foresta tropicale

Salvaguardare la Natura è anche un buon affare. La cattiva gestione delle risorse naturali, ricorda l’UNEP, taglia lo sviluppo ad un livello decisamente superiore rispetto a quello della recente crisi economica. Ma restaurare gli ecosistemi, oltre a rappresentare una protezione rispetto al caos climatico incombente, puo’ rappresentare anche un buon affare. Secondo il programma delle nazioni Unite un solo ettaro di foresta tropicale puo’ fornire servizi fondamentali quali cibo, acqua, materie prime, sostanze farmacologiche, mitigazione climatica, purificazione dell’acqua, turismo, per un valore di oltre 16 mila dollari l’anno. Per ogni ettaro di area costiera ripristinata la comunita’ avrebbe una rendita di circa 73.900 dollari, 14.200 per un ettaro di zone umide, e fino a 129 mila dollari per le barriere coralline.

(fonte Asca)

Parchi ancora a rischio chiusura nel 2011

Gran Sasso

Con la manovra estiva hanno rischiato di vedersi dimezzare gli investimenti pubblici per l’anno in corso, ma grazie ad una sollevazione generale di operatori, Autorita’ locali e ad un intervento correttivo del ministero dell’Ambiente, per il 2010 gli stanziamenti per Parchi e Aree protette rimangono gli stessi dell’anno precedente. Con il 2011 pero’, stando sempre al testo della manovra, il ministero dell’Ambiente dovra’ ridurre del 50% i trasferimenti economici che sostengono Parchi ed Aree protette del nostro Paese.

Gli investimenti dell’Italia per le aree protette? Una tazzina di caffè per ogni italiano all’anno. In una prima versione il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva inserito nel testo 19 dei 24 Enti che gestiscono le grandi aree naturali protette tra quelli inutili da abrogare. Un errore che e’ stato corretto in corso di stesura. Poi la ”dieta” dei trasferimenti, corretta per il 2010 ma ancora prevista per il 2011. Un taglio che se venisse davvero confermato porterebbe questi Enti, che ad oggi proteggono biodiversita’ e comunita’ di piu’ dell’11% del territorio italiano, a non riuscire piu’ nemmeno a pagare le bollette e gli stipendi del personale. Quanto investe l’Italia per contribuire a mantenere questi spazi in cui vengono tutelate oltre 57mila specie animali, e oltre il 50% della flora europea? Poco piu’ di 50 milioni di euro l’anno, cioe’ circa una tazzina di caffe’ per ogni abitante del Belpaese.

Legambiente: Ecomafie premono per privatizzare i Parchi. Secondo Antonio Nicoletti, responsabile di Legambiente per le politiche sui parchi, “a guadagnarci dal possibile mancato finanziamento del Governo saranno ecomafie e clan del mattone, considerando che sono state 28 mila le case abusive tirate su nel 2008 ed e’ stato registrato un numero impressionante di illeciti urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio paesaggistico del Paese”.

“Non solo isole naturalistiche, ma un pezzo rilevante del fatturato del Paese”. cosi’ Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, descrive il settore del turismo naturalistico che, nonostante la crisi, ha continuato a crescere. ”Nel 2008 – spiega Sammuri – le presenze negli esercizi delle aree protette sono aumentate dell’1,79%, mentre il fatturato del comparto (oltre 9 miliardi di euro) e’ pari a circa il 9% del fatturato nazionale complessivo del settore turistico con un incremento, rispetto all’anno precedente, del 3%. Siamo passati da 4.610.000 visitatori nel 1995 a ben 64 milioni nel 2009”. In Italia, insomma, le aree protette non rappresentano una risorsa ‘conservativa’ che promuove soltanto la biodiversita’, ma sono strettamente integrate all’insediamento e all’attivita’ umana: ”nelle aree dei parchi nazionali – ricorda Sammuri – si possono contare circa 1.700 centri storici, per una popolazione stimata in 901.495 abitanti, mentre il numero dei residenti in tutti i parchi italiani e’ di quasi 4,5 milioni e il 33% dei comuni italiani ha nel proprio territorio un parco, percentuale che sale al 68% con i piccoli comuni sotto i 5mila abitanti”.

(fonte Asca)

Scoperta nuova pianta endemica, il “cavolo del Baldo”

Monte Baldo

Una pianta spontanea ed endemica non imparentata con alcuna specie esistente in Italia e’ stata scoperta sul Monte Baldo.
A picco sul lago di Garda, una sorta di fiordo delle Alpi tra Trentino e Veneto, considerata un giacimento botanico non del tutto decifrato, sulla montagna i ricercatori del Museo Civico di Rovereto hanno trovato la Guenthera Repanda, una sorta di cavolo non commestibile che il Willdenowia di Berlino, massimo organo botanico mondiale, ha certificato.

(fonte Ansa)

5 giugno 2010: Giornata mondiale dell’ambiente all’insegna della biodiversità

Sabato 5 giugno 2010 si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale dell’ambiente, il World enviroment day, istituita dall’Onu per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano del 1972, nel corso della quale prese forma il Programma ambiente delle Nazioni Unite, l’Unep. Il paese ospitante delle celebrazioni della Giornata mondiale dell’ambiente 2010 è il Ruanda, in Africa. L’Unep, infatti, ha deciso di celebrare la Giornata in concomitanza con la cerimonia Kwita Izina, celebrata ogni anno in Ruanda: Kwita Izina è il battesimo dei gorilla di montagna nati durante l’anno, ad ognuno di essi viene dato un nome durante una solenne cerimonia. Il battesimo dei gorilla sarà la cerimonia principale celebrata dall’Onu, ma ci saranno tantissime manifestazioni, concerti, escursioni che ci ricorderanno che la nostra terra ha bisogno degli uomini, proprio come gli uomini hanno bisogno di lei.

Durante questo 2010 la Giornata mondiale dell’ambiente si unisce all’Anno internazionale della biodiversità e concentra la sua attenzione sulla tutela e la salvaguardia delle specie, animali e vegetali, in pericolo di estinzione. Nonostante gli sforzi fatti per salvaguardare l’ambiente in tutto il mondo, infatti, le specie si stanno estinguendo a una velocità mai registrata nella storia geologica, e la maggior parte di queste estinzioni è strettamente legata alle attività umane. Con lo slogan “Molte Specie, Un Pianeta, Un Futuro”, la Giornata mondiale dell’ambiente 2010 vuole mobilitare più persone possibile per realizzare un’ampia gamma di azioni finalizzate alla conservazione della biodiversità. Saranno piantati alberi nelle scuole, ripulite le zone degradate delle città, organizzate escursioni di birdwatching, mostre ed esposizioni tematiche, “campagne verdi” nazionali.

(fonte APCOM)

28-30 maggio: a Rovigo Fiere c’è Terre d’acqua

Dal 28 al 30 maggio, a Rovigo Fiere, Slow Food Italia e la Regione del Veneto lanciano “Terre d’Acqua”, un nuovo appuntamento interamente dedicato alla salvaguardia degli ecosistemi di delta, stagni e lagune. Tema centrale sarà la risorsa acqua e la complessa e affascinante biodiversità dei delta fluviali, raccontata attraverso la cultura, la tradizione e i sapori di questi ambienti grazie a esposizioni, incontri tecnici, momenti didattici e degustazioni gastronomiche.

Il programma. La tre giorni si aprirà il 28 maggio alle ore 17.00 con un importante convegno che porterà all’attenzione le problematiche delle zone salmastre: “Riflessioni e visioni sull’elemento cardine della vita sul pianeta. Quanta, quale, e di chi sarà l’acqua del futuro.” Il programma proseguirà il 29  maggio, dalle 10 alle 22 ed il  30 maggio, dalle 10 alle 20 offrendo un’immersione nel mondo delle Terre d’Acqua con numerosi appuntamenti. Nell’Area delle Scuole, divise in 5 settori distinti, dalle elementari all’università, ognuno degli istituti coinvolti presenterà una tematica diversa, tra percorsi sensoriali, attività teatrali e di laboratorio didattico, proposte enogastronomiche, dispute filosofiche e giuridiche, pianificazione del territorio e tutela delle biodiversità. Attraverso i Percorsi del Gusto, seminari interattivi che coinvolgeranno i cinque sensi, i visitatori potranno  conoscere i delicati ecosistemi delle terre d’acqua con le proprie economie, tradizioni, culture e sapori. Ogni percorso si concluderà con la degustazione di alcune specialità di quel territorio. Nella colorata Area Mercato saranno proposte alcune selezioni dei migliori prodotti delle aree salmastre italiane. Non mancherà poi lo spazio dedicato all’Enoteca e ai Microbirrifici del Veneto.

(fonte: Slowfood Veneto)

Dal 7 al 9 maggio, nel piacentino “Le giornate della biodiversità”

A livello mondiale viene ampiamente dibattuto l’argomento relativo alla salvaguardia della biodiversità nell’ambito zootecnico e nell’ambito vegetale. Le minacce alla biodiversità derivano principalmente dalle gravi interferenze operate dall’uomo, dal tentativo di incrementare le produzioni per colmare esigenze alimentari.

In nome della produzione, impoverimento del materiale biologico. Limitatamente alla zootecnia, l’utilizzo di poche razze selezionate, soprattutto in nome della produttività, è avvenuto a scapito di quelle meno produttive, determinando un calo di interesse e, in molti casi, un vero e proprio abbandono delle popolazioni meno remunerative. La scelta dei caratteri produttivi economicamente più interessanti e, necessariamente il lavoro di miglioramento genetico, ha portato a un progressivo impoverimento del materiale biologico tanto che gli stessi ricercatori sono stati i primi ad accorgersi del grave rischio di perdita della biodiversità. L’esodo rurale dalle aree svantaggiate ha prodotto anch’esso danni verso la perdita di germoplasma determinando un distacco crescente dall’ambiente.

Secondo il rapporto FAO, delle 2179 razze identificate tra le principali specie d’interesse zootecnico ne sono state individuate 391 a fortissimo rischio d’estinzione. Il 2010 è stato proclamato dall’Onu “Anno Internazionale della biodiversità” per evidenziare al mondo intero la questione dell’impoverimento ambientale del pianeta a seguito della distruzione di habitat ed ecosistemi con inevitabili conseguenze sul benessere umano.

Di questo si parlerà al convegno “Multifaria Vita Le giornate della biodiversità” organizzato dal 7 al 9 maggio 2010 a Gariga di Podenzano (Pc) presso “La Faggiola”

(fonte Biozootec)

Da San Michele un importante contributo alla tutela delle Alpi

foto Alparc

Nell’anno internazionale della biodiversità l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige inizia un importante percorso di collaborazione con la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi. Il ricercatore Rocco Scolozzi farà parte, infatti, del gruppo di 184 esperti che si occuperà di studiare la conservazione della natura nelle Alpi attraverso il ripristino e il mantenimento della cosiddetta “connettività ecologica”, ovvero della possibilità per le specie selvatiche, sia animali e vegetali, di muoversi e migrare attraverso diversi ambienti.

Tra poche settimane, a Dobbiaco, si svolgerà una tavola rotonda all’interno del progetto  “Ecological Continuum Initiative”. In quell’occasione il gruppo di lavoro condividerà le esperienze di regioni pilota nella realizzazione di reti ecologiche che fungono da collegamento tra aree protette e altri habitat dell’arco alpino, definendo anche progetti e strumenti applicativi. Rocco Scolozzi opera all’interno dell’area ambiente del Centro ricerca e innovazione; studia e valuta il “capitale naturale” nella prospettiva di supportare scelte e decisioni di sviluppo e pianificazione territoriale. In particolare, si occupa di servizi eco-sistemici cioè di quelle funzioni che gli ambienti naturali svolgono fornendo utilità e benessere all’uomo. In questi rientrano, ad esempio, la ricarica delle falde, l’impollinazione, la protezione dagli eventi di piena e dissesto idrogeologico.

(fonte Istituto Agrario di San Michele all’Adige)