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Se il prezzo è conveniente, i consumatori chiudono un occhio sul falso

Nell’ambito della collaborazione tra la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione del Ministero dello Sviluppo Economico e le 8 associazioni dei consumatori (ACU – Associazione Consumatori Utenti; ADICONSUM, ADOC, ASSOUTENTI, CODICI, FEDERCONSUMATORI, MOVIMENTO CONSUMATORI; MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO) è stata realizzata un’indagine su un campione di 4000 consumatori rappresentativo del territorio nazionale.

Ad essere analizzata la percezione del fenomeno della contraffazione da parte dei consumatori. Il 90% degli intervistati (con punte del 93% nel Nord Est) dichiara di essere a conoscenza del rischio di sanzioni amministrative derivanti dall’acquisto di prodotti contraffatti, tuttavia l’elemento “prezzo” gioca un ruolo fondamentale nella motivazione di acquisto, per cui afferma di essere disposto a correre rischi sia pecuniari che di salute pur di ottenere un effettivo risparmio economico.

Ma anche andando oltre lo stesso fattore prezzo, la larga maggioranza degli intervistati dichiara di non riscontrare difetti di qualità nei prodotti falsi anche se paragonati a quelli originali. Inoltre il 72,9% degli intervistati non si sente in colpa nei confronti del fisco, né nel contribuire ad alimentare gli interessi della criminalità organizzata, né per il danno economico arrecato al Paese”, badando dunque ad un aspetto puramente di convenienza personale. Sorprendentemente, chi dichiara di aver acquistato merce contraffatta, esprime soddisfazione rispetto ai prodotti acquistati e intende anche in futuro ricorrere a questi prodotti per i propri acquisti.

Nell’ambito di possibili interventi per arginare il fenomeno, da parte del campione, emerge la richiesta di inserire nel mercato linee di prodotti originali a prezzi più accessibili (91,5%). Alta anche la percentuale di quanti si dicono favorevoli alla comminazione di sanzioni per i venditori di prodotti contraffatti (79,6%), ma assai più bassa è la percentuale di chi vuole punire i consumatori:  solo il 50%!

(fonte www.garantitaly.it)

Sicurezza alimentare: nel nordest, tre su quattro sono preoccupati

Cresce l’attenzione dei consumatori per quel che arriva sulle nostre tavole e la richiesta è quella di una sempre maggiore garanzia circa la qualità dei prodotti agroalimentari. I dati relativi al nordest sono stati pubblicati da Il Gazzettino nella pagine solitamente dedicate all’osservatorio e realizzate sulla base delle rilevazioni demoscopiche realizzate tra il 31 gennaio e il 2 febbraio dalla società Demetra. L’osservatorio sul nordest è diretto da Ilvo Diamanti e curato da Demos &Pi: in questo caso l’indagine statistica ha interessato 1024 persone rappresentative della popolazione di Veneto, Friuli e Trentino.

I dati certificano che in tutto il nordest il 76,1% si dice molto o abbastanza preoccupato per la sicurezza degli alimenti. Analizzando le risposte i cittadini più preoccupati sono quelli del Friuli, mentre nel Veneto la percentuale è del 74%. Il problema è ovviamente più sentito dalle donne (80,2%) rispetto agli uomini (71,7%) segno che ancora l’onere della spesa e in generale della gestione domestica ricade più frequentemente sulle madri di famiglia. Infatti se si divide il campione per attività, la preoccupazione pressoché totale è tra le casalinghe (93,2%), mentre gli studenti proprio si disinteressano della questione (63,9%).

C’è anche una distinzione per orientamento politico che viene fatta dall’indagine e qui il risultato appare per certi versi sorprendente. I più preoccupati sono infatti gli elettori dell’UDC (90,2%) e di Futuro e Libertà (83,6%) che sopravanzano anche le formazioni ‘storicamente’ più schierate sui temi ambientali della sinistra. Le percentuali minori vengono invece fatte registrare tra gli elettori che si sono dichiarati della Lega (74,1%) e e del PDL (72,3%). E dire che proprio i due ministri veneti, prima il leghista Zaia e poi il pidiellino Galan, sono stati i protagonisti della nuova legge sull’indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti alimentari destinati alle nostre tavole.

(fonte www.garantitaly.it)

Il trentino Giovanni Kessler a capo Ufficio antifrodi UE

Dal 14 febbraio il trentino Giovanni Kessler è a capo dell‘OLAF, l‘Ufficio che lotta contro le frodi a livello europeo. ” In un momento in cui l’Europa si trova a fronteggiare tagli al bilancio e piani di austerità, il compito dell’OLAF di combattere le frodi e tutelare gli interessi finanziari dell’UE è più importante che mai. Mi adopererò pertanto per gestire l’OLAF con efficienza salvaguardandone al tempo stesso l’indipendenza operativa. Intendo altresì collaborare strettamente con la Commissione europea, il Parlamento e gli Stati membri dell’UE e partecipare attivamente al processo di riforma definito nel trattato di Lisbona”: queste le prime parole di Kessler dopo la nomina.

Kessler sarà a capo di una direzione generale che comprende quattro direzioni e un organico di circa 500 persone, con una dotazione finanziaria di circa 50 milioni di euro annui. Come direttore generale dell’OLAF, Kessler è pienamente responsabile delle indagini amministrative indipendenti dell’Ufficio, e gestirà l’assistenza per la lotta antifrode agli Stati dell’UE, attraverso una stretta e costante collaborazione tra le autorità nazionali competenti, per coordinare le attività volte a proteggere dalle frodi il bilancio dell’UE. Sarà chiamato infine a contribuire alla strategia antifrode della Commissione.

Giovanni Kessler, 54 anni, è stato Alto Commissario per la lotta alla contraffazione in Italia e pubblico ministero. Prima di giungere all’OLAF è stato Presidente dell’Assemblea legislativa della Provincia autonoma di Trento, nonché della Conferenza delle assemblee legislative regionali europee (CALRE), incarichi da cui si è dimesso. La missione dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) consiste nel tutelare gli interessi finanziari dell’Unione europea, lottando contro la frode, la corruzione e qualsiasi altra irregolarità, comprese le inadempienze all’interno delle istituzioni europee. Pur facendo parte della Commissione europea, l’OLAF svolge le sue attività operative e investigative nella più completa indipendenza.

(fonte Asterisco Informazioni)

Approvato il ddl sull’etichettatura degli alimenti

E’ stato approvato ieri, martedì 18 gennaio 2011, il disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria con l’indicazione della provenienza dei cibi. Il provvedimento pone una premessa fondamentale per la tutela dei consumatori e degli stessi produttori onesti che puntano alla qualità. Un elemento questo di cui il made in Italy si è fatto da sempre portabandiera.

La norma è per così dire in controtendenza rispetto all’orientamento europeo, laddove la commissione Ue ha mostrato sempre contrarietà a norme che ritiene possano frenare la libera circolazione delle merci, animata da varie anime e soggetta a pressioni di paesi non propriamente agricoli e comunque meno attenti alla salubrità degli alimenti. Tuttavia potrebbe allentare le resistenze, in questo momento così particolare alla nuova legge italiana, a fronte dell’allarme in corso per la diossina in Germania nelle uova e nella carne di maiale.

Contenuto legge etichettatura. Cuore del provvedimento è l’articolo 4, che rende obbligatorio riportare nell’etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti agroalimentari. Grazie alla nuova disciplina introdotta, infatti, sarà possibile fornire informazioni chiare e precise ai consumatori sulla provenienza degli alimenti che si comprano e mangiano quotidianamente. I consumatori italiani potranno così essere sicuri di acquistare prodotti Made in Italy, senza possibilità di confusione dovuta ad etichette ingannevoli, contribuendo così anche a valorizzare le produzioni tradizionali di cui è ricco il nostro Paese. Ad integrazione dell’obbligo di etichettatura, inoltre, l’articolo 5 prevede che l’omissione delle informazioni relative al luogo di origine o di provenienza dei prodotti alimentari costituisca pratica commerciale ingannevole ai sensi del codice del consumo.

Altro punto cardine del provvedimento è la tracciabilità dei prodotti agroalimentari e la definizione di nuove sanzioni per garantire il loro rispetto. Oltre alle disposizioni sull’etichettatura sopra ricordate, infatti, all’articolo 2 il ddl contiene sanzioni relative alla violazione delle norme che limitano l’utilizzo di latte in polvere, raddoppiando tali sanzioni qualora la violazione riguardi prodotti DOP, IGP o riconosciuti come specialità tradizionali garantite (STG). Rilevanti anche le nuove sanzioni in materia di sementi e di oli (articolo 3), la normativa relativa alla rilevazione della produzione giornaliera di latte di bufala (articolo 7) e l’istituzione del “Sistema di qualità nazionale di produzione integrata” dei prodotti agroalimentari (articolo 2, commi 3-9), volto a garantire una qualità superiore del prodotto agroalimentare finale, contraddistinto da un basso uso di sostanze chimiche, controllato da organismi terzi accreditati e identificato con uno specifico logo, al quale i produttori potranno aderire su base volontaria. L’adesione al Sistema è quindi aperta a tutti gli operatori che si impegnino ad applicare la disciplina di produzione integrata e si sottopongano ai relativi controlli. Il provvedimento, infine, contiene importanti norme per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare, tra cui l’estensione all’intero territorio nazionale delle disposizioni che promuovono la stipula di contratti di filiera e di distretto (articolo 1), la cui operatività è attualmente limitata alle aree sottoutilizzate.

L’eurodeputato Scottà all’assemblea plenaria di Strasburgo. «Solo un’agricoltura trasparente può garantire il diritto alla sicurezza alimentare a tutti i cittadini e contrastare emergenze sanitarie, come quella della diossina scoppiata in Germania. Se vogliamo evitare altri casi simili, dobbiamo puntare sulla qualità, quindi sulla tracciabilità di ogni genere di prodotto alimentare». Questo il commento dell’onorevole della Lega Nord, Giancarlo Scottà, membro in Commissione Agricoltura, dopo il voto favorevole, espresso dall’Aula di Strasburgo, sulla relazione di Dacian Octavia Sârbu, “Agricoltura come settore strategico per la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare“. «Ieri la Camera – ha proseguito Scottà – ha dato il via libera al decreto legge sull’etichettatura alimentare obbligatoria che prevede la piena tracciabilità dei cibi, dal luogo di produzione iniziale al consumo finale, seguendo così la linea del Parlamento europeo, alla quale ho contribuito attraverso il mio rapporto sulla “qualità dei prodotti agricoli” approvato dalla stragrande maggioranza dell’Assemblea legislativa continentale». «La freschezza e l’origine del prodotto non sono solo indice di benessere, ma rappresentano anche i valori più autentici delle nostre terre. È proprio da un patrimonio enogastronomico di qualità che dipende lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile».

(fonte AdnKronos e Ministero Politiche Agricole/segreteria on. Scottà)

Cibi adulterati: una “bufala” la cancellazione della legge

“Vorrei ribadire quanto già sottolineato ieri dal ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, con cui abbiamo appurato oltre ogni ragionevole dubbio che il problema dell’abrogazione della legge sulle frodi alimentari non sussiste, perché la L.283 reca in epigrafe la dicitura di ‘testo unico’, e come tale non deve ritenersi abrogata”.

A dirlo è stato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, a margine della presentazione dei quaderni della Salute sugli anziani. “C’é un percorso già tracciato dal ministero della Salute – ha continuato – che dimostra la volontà espressa dal mio ministero, e quindi anche dal Governo, di non abolire questa legge“. Una volontà ulteriormente confermata, secondo Fazio, dal fatto che “la legge 441/63, che è la legge sanzionatoria e porta modifiche e integrazioni alla legge 283, è stata espressamente mantenuta in vigore. In particolare sono rimangono in vigore gli articoli 1, 12 e 14, perché il legislatore vuole che siano questi gli articoli a integrazione della legge 283”. Il ministro ha infine rassicurato sul fatto che i carabinieri dal Nas “dopo mezza giornata di sconcerto hanno ripreso subito la loro attività dopo le nostre dichiarazioni di chiarimento”.

(fonte Ansa.it)

Cancellata la legge sui cibi adulterati: notizia vera o errata interpretazione?

Da qualche giorno circola la notizia della cancellazione della legge 283 del 1962 considerata la principale norma contro le frodi alimentari in Italia.

Per farsi un’idea a questo riguardo, ecco l’informazione data dall’agenzia Asca il 15 gennaio scorso: ”La furia cieca del ministro Calderoli ha colpito ancora, e questa volta rischia di mandare gli italiani al pronto soccorso. Tra le leggi tagliate e’ finita incredibilmente la 283 del 1962, la norma sulla tutela degli alimenti che ha permesso nel corso degli anni di scoprire e punire veri e propri attentati alla salute pubblica, dalle cozze infettate dal vibrione del colera alle mozzarelle blu, passando per il vino adulterato chimicamente e le farine alimentari col prione. Questa cancellazione scellerata non sappiamo se sia frutto di distrazione,incompetenza o atto volontario, resta il fatto che il governo deve subito correre ai ripari”. Lo dichiara il senatore del Pd Francesco Ferrante, che aggiunge: ”Il Procuratore di Torino Guariniello, che tante volte ha applicato la legge 283, ha segnalato al ministro Fazio come attualmente ci sia una pericolosa zona franca, una deregulation del settore alimentare che non permette di procedere a sequestri preventivi e che consente che nel nostro Paese arrivino prodotti contraffatti dall’estero, con buona pace della tutela della salute e del Made in Italy.Per riparare al guaio del Ministro Calderoli, che ha gia’ mandato al rogo leggi utili e funzionali – conclude Ferrante – presenteremo un emendamento al decreto milleproroghe per ristabilire la legge sulla tutela degli alimenti e salvaguardare la salute a tavola degli italiani”.

La questione però non è così chiara come appare. Nel cercare informazioni per i lettori del nostro sito, ci siamo imbattuti in due posizioni: importanti quotidiani nazionali riportano infatti la notizia lanciando l’allarme, come fanno il Corriere della Sera e La Repubblica, altri evidenziano “una svista d’interpretazione” come fa Il Sole 24 Ore, che rimanda allo scritto più esaustivo di Dario Dongo sul sito Ilfattoalimentare.it. Poiché il confronto e il dibattito sono gli strumenti migliori di conoscenza, abbiamo preferito riportare le diverse opinioni attraverso i link ai relativi articoli, certi che presto gli addetti ai lavori (il Ministro Calderoli e giudici) chiariranno la questione, molto importante per la salute degli italiani.

(fonte Asca.it, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il fatto alimentare)

A Natale, all’estero vola il Made in Italy alimentare

Con un aumento del 10 per cento vola il Made in Italy alimentare sulle tavole delle festività di tutto il mondo con l’export di vini, spumanti, grappa e liquori, panettoni, formaggi, salumi e pasta che questo Natale toccherà i 2,2 miliardi di euro. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare il grande successo nel mese delle feste natalizie dei prodotti alimentari italiani all’estero dove nonostante  la crisi cresce la domanda di prodotti tipici nazionali da regalare a se stessi a agli altri.

A guidare la classifica di questo Natale è senza dubbio lo spumante italiano che all’estero fa segnare un aumento record del 21 per cento nelle spedizioni. Un successo che – sottolinea la Coldiretti – è il frutto della forte crescita in Germania (+10 per cento) che è il principale importatore, seguito dagli Stati Uniti (+15 per cento) e dal Regno Unito (+ 30 per cento). Tra i nuovi clienti del Made in Italy – precisa la Coldiretti – si fa luce la Russia che si classifica al quarto posto con un aumento record del 200 per cento e il Giappone che rimane però sostanzialmente stabile, sulla base degli andamenti registrati nei primi otto mesi del 2010. Complessivamente si stima che saranno circa 150 milioni le bottiglie si spumante Made in Italy consumate all’estero nel 2010 su una produzione complessiva di circa 340 milioni

Il Made in Italy più richiesto. Si tratta di risultati che – precisa la Coldiretti – trainano l’intero settore dei vini per i quali si registra complessivamente un aumento del 9 per cento che potrebbe far sfiorare a fine anno i 3,5 miliardi di euro il valore del fatturato realizzato nel 2010 sui mercati esteri dove rappresenta la principale voce dell’export agroalimentare nazionale. Ad essere richiesti molto richiesti sono anche i dolci nazionali prodotti della panetteria, della pasticceria o della biscotteria a partire dal panettone per il quale si stima che saranno consumati all’estro dieci milioni di pezzi, una quantità piu’ che raddoppiata negli ultimi venti anni. Ottimi risultati anche per la domanda di formaggi italiani che fanno registrare un aumento in valore delle esportazioni del 13 per cento e si stima che nel mese di Natale saranno spesi all’estero piu’ di 130 milioni di euro per gustarli, con il parmigiano reggiano ed il  grana padano in testa.  Sulle tavole mondiali delle feste – precisa la Coldiretti – si mangerà anche molta pasta italiana per un importo superiore a 150 milioni di euro che sancisce il primato nazionale a livello mondiale nella produzione e nell’esportazione di pasta.

Agropirateria in agguato. L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: All’estero – stima la Coldiretti – il falso Made il Italy a tavola fattura 50 miliardi di euro e sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le piu’ copiate nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma in vendita c’è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania. Per non parlare del Romano, dell’Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. Un fenomeno che frena la diffusione del Made in Italy e che è causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.

Il made in Italy vola, ma gli agricoltori…I risultati positivi delle esportazioni alimentari non si sono ancora adeguatamente trasferiti alle imprese agricole dove – conclude la Coldiretti – si registrano ancora in molti settori quotazioni al di sotto dei costi di produzione, a conferma delle pesanti distorsioni che permangono nel passaggio degli alimenti lungo la filiera dal campo alla tavola. La Coldiretti sta promuovendo un progetto per una filiera agricola tutta italiana con l’obiettivo di tagliare le intermediazioni e arrivare ad offrire, attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, mercati degli agricoltori di campagna amica, agriturismi e imprese agricole, prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

22 ottobre 2010: a Legnaro (PD) si parla di crisi economica, globalizzazione dei mercati e posizioni delle imprese

Domani, 22 ottobre secondo appuntamento con la Conferenza regionale dell’Agricoltura dalle ore 9,00, presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura a Legnaro (Pd), presente l’Assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato; si discuterà di crisi economica, globalizzazione dei mercati e della posizione delle imprese. Tematiche di grande interesse affrontate con l’aiuto di esperti e accademici con l’intento di creare nuovi strumenti di intervento per un’agricoltura competitiva.

Coldiretti Veneto: luci e ombre del mercato globale. I numeri del Veneto sono di tutto rispetto – ricorda Coldiretti – la nostra regione ricopre a livello nazionale un ruolo di assoluto rilievo nelle esportazioni agroalimentari (gestisce il 13% del totale nazionali). Il contributo regionale è elevato sia nel settore primario che in quello industriale. Tuttavia, il deficit agroalimentare (esportazioni – importazioni) non è indifferente (-739 milioni di euro), e non si discosta  dalla situazione strutturale italiana, che da sempre manifesta questo fattore di debolezza. Da decenni l’industria di trasformazione ha operato utilizzando grandi quantitativi di materie prime estere, delegando la comunicazione di certezza alimentare ai grandi marchi commerciali. Un carosello di immagini che ormai fanno parte della collettività, tanto che il “Made in Italy” è sinonimo di qualità, stile di vita e benessere, così da essere esibito come lascia passare per ogni possibile acquisto taroccato. Spiccano per competitività i prodotti della viticoltura, che rappresentano quasi un terzo delle esportazioni regionali. Il Veneto è primo nell’export vitivinicolo: il 29,1 per cento del totale nazionale nel 2009. Per contro, gli acquisti dall’estero di formaggi rappresentano quasi il 13% delle importazioni alimentari italiane. Questo dato è stupefacente, visto che, sui bancali dei supermercati, molto raramente si trovano formaggi esteri. Né possiamo pensare di essere privi di produzioni lattiero-casearie, con più di 11 milioni di quintali di latte prodotto, per la gran parte trasformati proprio in formaggi (62% DOP). Evidentemente, intorno al commercio di latte e derivati si realizzano importanti profitti dell’industria che derivano, in parte, anche dalla mancanza dell’obbligo di indicazione dell’origine dei prodotti lattiero-caseari. “Un quadro frutto di un mercato molto liberalizzato e con deboli regole internazionali a garanzia del reddito delle imprese agricole – spiega Coldiretti, che non  chiede di evitare i rischi insiti nell’esercizio dell’attività dell’imprenditore, ma il rispetto delle produzioni tutelate (agro pirateria), la salubrità delle tipicità e non per ultima la prevenzione del dumping sociale.

(fonte Veneto Agricoltura/Coldiretti Veneto)

Pasta italiana…made in Grecia

La scandalosa importazione di pasta con falso marchio Made in Italy proveniente dalla Grecia mette a rischio l’immagine dell’agroalimentare nazionale in tutto il mondo e danneggia consumatori e agricoltori italiani, che vedono sottopagato il proprio grano. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’operazione della Guardia di Finanza e della dogana di Ancona che ha portato al sequestro, su tre rimorchi sbarcati da una traghetto greco e diretti nel Nord Italia, di sessantatre tonnellate di pasta che, benche’ prodotta all’estero riportava sulle confezioni la scritta “Made in Italy”’ oltre ad altri simboli e  iscrizioni tali da indurre il consumatore a ritenere la merce di origine italiana.

Italiani primi consumatori al mondo di pasta con 26 chili a testa. La pasta è il prodotto simbolo dell’alimentazione mediterranea e dell’Italia che detiene il primato nella produzione e nel consumo che è fissato – sottolinea la Coldiretti – attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese. Ad essere danneggiati insieme ai consumatori ci sono gli agricoltori ai quali – precisa la Coldiretti – il grano duro  viene pagato intorno ai 22 centesimi al chilo mentre la pasta arriva a 1,4 euro al chilo secondo il servizio sms consumatori.

Frodi alimentari: danno per l’economia, il gusto e la salute degli italiani. L’azione delle forze dell’ordine è importante per contrastare il furto di immagine e di identità che subisce il vero Made in Italy, che rappresenta – sostiene la Coldiretti – il vero ostacolo alla crescita economica del settore agricolo e dell’intero Paese . Un danno incalcolabile per l’agricoltura italiana che – precisa la Coldiretti – vede sottopagati i propri prodotti senza alcun beneficio per i consumatori, anche per l’effetto della concorrenza sleale che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano. Un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo – conclude la Coldiretti – e’ fatto in Italia che è leader nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1 milione di tonnellate) e della Russia (858 mila tonnellate).

(fonte Coldiretti)

Mozzarelle blu: Germania garantisce, problema risolto

Tutti i prodotti provenienti dallo stabilimento all’origine del caso delle ‘mozzarelle blu’ sono ora ”sicuri”. Lo ha reso noto il 16 luglio scorso la Commissione europea dopo aver ricevuto tutte le assicurazioni richieste alle competenti autorita’ tedesche. Dalla Germania, si legge in una nota di Bruxelles, sono arrivate ”tutte le necessarie garanzie” sull’eliminazione della fonte di contaminazione delle cosiddette ‘mozzarelle blu’. Inoltre, si precisa nella nota, e’ stato anche garantito l’ avvenuto ripristino della qualita’ batterologica dei prodotti a base di latte provenienti dallo stabilimento all’origine del fenomeno. Dopo la scoperta in Italia, all’inizio di giugno, di ingenti quantitativi di ‘mozzarella blu’ provenienti da un’industria tedesca, la Commissione Ue – si legge nella nota – si era attivata e aveva chiesto l’intervento delle autorita’ tedesche per monitorare l’effettivo rispetto delle norme sanitarie vigenti.

(fonte Ansa)