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In Alto Adige applicata una tecnica innovativa per lo stoccaggio di mele

In Europa una mela su dieci proviene dall’Alto Adige, per un raccolto totale annuo di un milione di tonnellate di mele, che vengono immagazzinate per diversi mesi. Affinché la mela altoatesina possa essere sempre presente sui mercati europei e mondiali, il Centro di sperimentazione di Laimburg ha sviluppato una tecnologia all’avanguardia nello stoccaggio che viene applicata in tutta la provincia di Bolzano.

Per ogni varietà di mela la giusta conservazione. Con una tecnica innovativa, la così detta “atmosfera a controllo dinamico” (Dca), lo stato di salute e di conservazione delle mele nelle celle frigorifere è tenuto sotto costante controllo. In questo modo, le condizioni di stoccaggio possono essere tagliate su misura per ogni diversa varietà di mela in modo da ottenere un’alta qualità del frutto anche dopo mesi di stoccaggio nelle celle frigorifere. Il metodo altoatesino di stoccaggio delle mele è tra i più avanzati al mondo e permette di gustare mele raccolte in autunno anche durante l’estate senza perdita di qualità.

(fonte Adn Kronos)

Al via il programma 2010-2011 “Frutta nelle scuole”

Prende il via il secondo anno del programma dell’Unione europea “Frutta nelle scuole”, nato con l’obiettivo di educare a una sana alimentazione fin da piccoli, coordinato dal ministero delle Politiche agricole, che ha avuto inizio nell’anno scolastico 2009-10 e che interesserà anche il prossimo anno 2010-11. Il programma è finalizzato a incentivare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini, ma anche ad educarli ad assumere abitudini alimentari corrette e a sviluppare uno spirito critico nei confronti dell’enorme pressione della pubblicità, facendo loro conoscere i prodotti naturali nella varietà e nelle diverse tipologie.

Coinvolte 8.400 scuole primarie in Italia. “Frutta nelle scuole” provvede alla distribuzione di frutta e ortaggi al momento della merenda di metà mattina, con lo scopo di sostituire agli snack preconfezionati prodotti naturali e salutari. Ad affiancare questa distribuzione, una campagna di comunicazione e di informazione, sempre a cura del Ministero delle politiche agricole, rivolta non solo agli alunni, ma anche a genitori e insegnanti, affinché tutti possano conoscere in maniera chiara ed esaustiva gli aspetti nutrizionali di frutta e verdura, oltre che quelli legati alla sicurezza e al rispetto dell’ambiente. Ad essere distribuiti nelle scuole saranno prodotti ortofrutticoli di qualità certificati (DOP, IGP e biologici), nel rispetto della stagionalità e del territorio dal quale provengono. Tutti saranno dati ai bambini in confezioni singole, così da poter essere mangiati subito, garantendo i dovuti standard igienico-sanitari. Protagonisti del programma saranno anche macedonie, centrifughe e spremute, preparate sul momento e senza aggiunta di zuccheri. Per l’anno scolastico 2010-11 saranno coinvolte un totale di 8400 scuole primarie di tutta Italia e distribuiti circa 7.400.000 kg di frutta e verdura a 1.340.000 bambini.

(fonte Agricoltura Italiana on line)

Pesticidi: in Italia aumentano i prodotti contaminati

Secondo le conclusioni del rapporto di Legambiente Pesticidi nel piatto 2010“, aumentano i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%) e salgono anche i campioni irregolari (da 1,2 a 1,5%)”. Dal rapporto, elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e Laboratori zooprofilattici, emerge che tra le verdure il 76,4% dei campioni risulta senza residui contro l’82,9% del 2009, mentre l’1,3% dei campioni è considerato “fuori legge”. Diminuiscono i campioni di frutta irregolari, con residui oltre i limiti o molecole non autorizzate, dal 2,3% di un anno fa all’attuale 1,2%, mentre aumentano quelli regolari ma contaminati da uno (22%) o più residui (26,4%) che passano nel complesso dal 43,9% al 48,4%. Per quanto riguarda i prodotti derivati, come ad esempio pane, miele e vino, la percentuale dei prodotti “regolari”, con la presenza di un solo residuo, è scesa dall’80,5% del 2009 all’attuale 77,7%, mentre è balzato al 2,7% la parte di prodotti irregolari, “segnalando una novità rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero”. Rispetto allo scorso anno, il rapporto ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo, ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.

(Fonte: Legambiente)

Bolzano: nuovo master internazionale in Scienze Frutticole

Un nuovo master in Scienze Frutticole sara’ attivato dalla Libera Universita’ di Bolzano a partire dal prossimo anno accademico. Esso consentira’ agli studenti di seguire un corso di studi fuori dall’ordinario, in tre Paesi specialisti in frutticoltura: Italia (Bolzano), Repubblica Ceca (Brno) e Slovenia (Lubiana).  Gli studenti trascorreranno un semestre in ciascuna citta‘, tornando alla propria universita’ di origine per scrivere la tesi di laurea.

Pre-iscrizioni fino al 10 settembre. “Il corso ha lo scopo di formare ‘manager’ con un’elevata preparazione tecnico-scientifica, qualificati per svolgere attivita’ connesse alla progettazione, gestione e valutazione dei sistemi produttivi arborei ed alla valorizzazione delle produzioni frutticole, capaci di operare in un contesto internazionale”, ha spiegato il preside della facolta’ di scienze e tecnologie della Lub, Massimo Tagliavini. Il master dura due anni e partira’ in autunno. Preiscrizioni fino al 10 settembre. La lingua ufficiale del corso sara’ l’inglese.

(fonte Ansa)

Agroalimentare Veneto: un 2009 discontinuo

Discontinuo, ecco il termine utilizzato dai tecnici di Veneto Agricoltura per disegnare l’andamento del settore primario veneto lo scorso anno. Il “Rapporto 2009 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto”,  presentato oggi, giovedì 24 giugno 2010, dall’Amministratore Unico dell’Azienda regionale Paolo Pizzolato, nella ormai tradizionale conferenza stampa di fine giugno. Pizzolato non si è soffermato solo al 2009, ma ha anche fornito alcuni dati, alcune proiezioni relative al primo semestre 2010, ormai al termine.

Riorganizzazione di Veneto Agricoltura. Il 2009 – ha detto Pizzolato – è stato un anno difficile per tutti i settori produttivi. Anche l’agricoltura non ha potuto sottrarsi a questo trend negativo. Comunque, il primario ha reagito meglio e quindi si cominciano già ad intravvedere segnali di ripresa. Veneto Agricoltura, azienda della Regione, si sta riorganizzando per rispondere alle richieste provenienti dal mondo agricolo e dalla stessa Regione. L’ente avrà una struttura più flessibile, più veloce nel dare feedback agli input della nostra imprenditoria agricola e agroalimentare, rendendosi sempre più struttura di servizio. Siamo anche un’azienda di ricerca applicata, al fine di portare l’innovazione al mondo agricolo, forestale e agroalimentare: i nostri progetti saranno sempre più finalizzati all’utilità concreta dell’imprenditoria per renderla sempre piú competitiva sui mercati europei e internazionale. Da tempo siamo all’avanguardia in vari settori, ad esempio quello delle agroenergie; procederemo spediti anche in altri tra cui la pesca e l’acquacoltura.

I dati 2009. Con una flessione dell’8,4% rispetto al 2008 per un totale di 4,5 miliardi di euro il fatturato del primario veneto sconta la diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli che ha interessato molte colture e allevamenti. Continua il calo delle imprese agricole venete, scese a 79.500 unità (-3,2% rispetto al 2008) e degli occupati in agricoltura (-1,8%). Positiva invece la bilancia commerciale, che registra una diminuzione delle importazioni (-13%), proporzionalmente maggiore di quella delle esportazioni (-8%), con una conseguente  riduzione del deficit di circa il 28% rispetto al 2008.

Attività colturali. Per il mais variazioni lievi rispetto all’anno precedente, che rimane la principale coltura del Veneto. Gli ettari sono scesi a 234.700 (-1,3%) mentre la produzione, grazie all’incremento della resa, è salita a 2.250.000 tonnellate (+1%). Il prezzo medio annuo è invece calato notevolmente attestandosi su circa 130 euro/t (-30%). Non è andata meglio per il frumento tenero: subisce una significativa contrazione della superficie coltivata (-9%) e della produzione (560.000 t, -14,6%), e registra un ribasso dei listini del 32% con un prezzo medio annuo sceso a 146 euro/t. Non dissimili i risultati del frumento duro con una contrazione produttiva del 12% e picchiata dei prezzi pari in media al -44%. Ride il riso, la cui produzione torna a crescere (18.500 t, +17%) e il cui prezzo, in un’annata commerciale particolarmente sfavorevole per i cereali, ha registrato un lieve aumento (+1,5%). Boom della superficie coltivata a colza più che raddoppiata in un anno, raggiungendo i 3.400 ettari, fatto che conferma l’interesse dei coltivatori per le agroenergie. Se cresce il colza, scende la soia, la cui coltivazione è calata 15% (61.000 ettari) come anche il prezzo (-14%); comunque  l’andamento climatico favorevole ha fatto lievitare la resa e di conseguenza la produzione (222.700 t, +26,5%). Superficie e produzione sostanzialmente stabili invece per la barbabietola da zucchero: gli ettari coltivati sono stati 15.700 (+3%) e la produzione 965.000 t (-1%).

Le orticole. Nel 2009 si è registrato un ulteriore calo delle superfici (ora  34.900 ettari, -1%). La variazione riguarda quasi esclusivamente le orticole in serra, scese a 3.650 ha, -8%. Il valore della produzione degli ortaggi segna invece una variazione moderatamente positiva (+1% circa), raggiungendo i 635 milioni di euro.  Bene il radicchio, salito a 9.750 ettari (+3%), con una produzione complessiva pari a 135.000 tonnellate (+2%). Il prezzo medio annuo è risultato in aumento del +15-20% a seconda della varietà con un’impennata dei prezzi nei primi mesi dell’anno, superiori anche del 60%, successivamente scesi a valori nella norma.  Si mangia più verdura? Forse. Si è visto che anche la lattuga ha registrato un significativo aumento di produzione (39.200 t, +7,5%) ma, come insegnano i manuali di economia, con la conseguente flessione delle quotazioni (-6%). Uguale sorte per la fragola, per la quale a una produzione di 225.00 tonnellate (+18%) ha fatto da contraltare una diminuzione di prezzo del -25%. Invariate invece la superfici coltivate a patata (3.200 ha, 126.000 t), con il prezzo in calo del 10%.

Florovivaismo. E’ una bella realtà produttiva regionale. Infatti sono ancora in crescita le superfici che hanno raggiunto i 3.200 ettari (+7%), con un incremento in particolare di quelle in coltura protetta (+11%). Cresce anche il numero delle aziende (1.733, +1%) per una produzione complessiva regionale di 1,38 miliardi di piante (+2,5%) di cui il 76% è costituito da materiale vivaistico. Le quotazioni dei fiori recisi sono risultate in aumento del +14%.

Frutta. Se da una parte la produzione delle principali colture è apparsa in significativa crescita, per effetto di un andamento climatico in molti casi favorevole, dall’altra si è assistito durante l’anno a un crollo dei prezzi all’origine. Qualche esempio? Il melo (produzione +10%) che ha visto abbassare le proprie quotazioni del -17%, ed ancor di più le pesche e le nettarine (produzione +19%, prezzi – 43%). Il pero invece, pur avendo prodotto il 7% in più, ha leggermente incrementato le quotazioni dell’anno precedente (+2%). Listini al ribasso anche per actinidia (-30%) e ciliegio (-15%). Le difficoltà a livello commerciale hanno messo in evidenza le carenze strutturali del comparto frutticolo e la necessità di riorganizzare l’offerta, stipulare accordi con la Grande Distribuzione ed espandere le esportazioni.

Vigne e vini. 70.000 sono all’incirca gli ettari del vigneto veneto. La vendemmia 2009 è da considerare moderatamente favorevole sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Sono stati raccolti circa 1,1 milioni di tonnellate (+1,5%) di uva che hanno consentito di ottenere 8,1 milioni di ettolitri di vino (+0,7%). Significative le variazioni riscontrate nella ripartizione delle tipologie di prodotto: sono aumentate del +25% le produzioni DOC-DOCG e del +71% quelle per i vini da tavola, mentre scendono del – 22% i vini IGT. Variazioni che vanno interpretate come conseguenza della riforma della OCM vino e delle modifiche apportate in alcune importanti denominazioni, in particolare nella DOC Prosecco. Le note stonate arrivano dal versante commerciale: sia per i prezzi delle uve – calati mediamente del -10-20%, con punte anche del 30-40% a seconda delle zone e delle tipologie -, sia per i prezzi dei vini (in particolare i bianchi alla borsa merci di Treviso hanno subìto un calo del -25%; i vini rossi DOC invece, alla borsa merci di Verona, hanno spuntato mediamente un +3% rispetto al 2008). Un miliardo di euro è il valore del vino veneto esportato nel 2009, una bella cifra ma in calo del -5,5% sul 2008.

Latte. La produzione di latte è stata pari a 11 milioni di quintali (-2%, fonte Agea), ma il comparto ha dovuto subire una diminuzione di prezzo notevole (-11%, mediamente 37 euro/100 litri Iva compresa). Il numero degli allevamenti è sceso di un ulteriore -3%, mentre l’annoso problema delle quote latte sembra avviato ormai a una soluzione considerando che gli esuberi di quota individuale sono diminuiti del 73% passando da 137.000 a 37.000 tonnellate. Oltre il 75% del latte prodotto in Veneto è destinato alla trasformazione casearia, con una netta prevalenza per i formaggi DOP (circa il 40%).

Carne. La produzione veneta di carne bovina nel 2009 è di circa 209.000 tonnellate (-2,3%), mentre il prezzo medio dei vitelloni è sceso del -3%. Per quanto riguarda la carne suina, a un moderato aumento della produzione (137.600 t, +1,5) è corrisposto il calo dell’8% dei prezzi, analogamente alla carne avicola che ha registrato una crescita produttiva del +2,4% rispetto al 2008, raggiungendo le 444.000 tonnellate, ma anche una flessione delle quotazioni pari al -2,3%.

Pesca. Nel 2009 si è registrato un aumento delle aziende attive nella pesca e acquacoltura del +3%, con un incremento più che proporzionale delle aziende dedite all’acquacoltura (+4,8%). Ma il numero dei pescherecci è diminuito del -5,4%, scendendo a 730 unità, mentre il prodotto transitato nei 6 mercati ittici regionali è diminuito dello 0,1% in quantità e dell’1,8% in valore, per un fatturato complessivo di circa 117 milioni di euro.

(fonte Veneto Agricoltura)

Caccia all’insetto dagli occhi rossi che attacca i piccoli frutti

foto Istituto Agrario San Michele all'Adige

Ricercatori e tecnologi dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige stanno studiando con una certa attenzione il nuovo insetto che attacca i piccoli frutti rinvenuto recentemente in Trentino, in particolare in Primiero, in val di Cembra, sulla collina a nord di Trento e in Valsugana.

“Drosophila suzukii” (foto) proviene dal Sud-est Asiatico, con buona probabilità dalla Cina, e si caratterizza per la presenza di grandi occhi rossi. L’Istituto di San Michele in collaborazione con l’Ufficio Fitosanitario provinciale ha  avviato un piano di monitoraggio territoriale che prevede l’esposizione in alcuni impianti di trappole per la cattura degli adulti.

Prima negli States, ora in Europa. Negli Stati Uniti l’insetto è stato rinvenuto nel 2008 mentre per quanto riguarda l’Europa,è stato trovato recentemente in Spagna dove, tuttavia, non sembra aver causato danni alle colture. Anche il Servizio Fitosanitario della Regione Toscana ha denunciato qualche tempo fa il rinvenimento del fitofago sul proprio territorio.

Cosa prevede il piano di monitoraggio.  L’esposizione in alcuni impianti di fragole e piccoli frutti (mirtillo, lampone, mora) di flaconi in plastica, forati sul fianco e caricati con 150-200 ml circa di aceto di mela, quale esca attrattiva. Nell’eventualità di una riconferma della presenza delle infestazioni, si prevedono anche ulteriori rilievi da parte dei tecnici dell’Istituto Agrario per indagare sulla biologia dell’insetto e verificare le possibilità di controllo delle popolazioni.

L’insetto. L’adulto misura circa tre millimetri di lunghezza, ha grandi occhi rossi e il corpo color bruno-miele, con bande scure sulla parte dorsale dei segmenti addominali. La femmina, essendo dotata di un ovopositore fortemente seghettato, incide l’epidermide dei frutti maturi ancora sulla pianta (lampone, mora, mirtillo, fragola) inserendo l’uovo nella polpa. Dopo 2-3 giorni, nella zona interessata dalle lacerazioni si forma un’area depressa e molle, rapidamente il frutto va incontro a disfacimento.

(fonte Istituto Agrario San Michele all’Adige)

Frutticoltura, le tecniche per l’uso razionale degli agrofarmaci

Frutteti Valli del Noce (foto Facoltà Scienze Università di Trento)

Dal contenimento delle dispersioni degli agrofarmaci nell’ambiente durante i trattamenti al controllo nei frutteti della “cicalina bufalo”, dall’accelerazione dei rinnovi alle indicazioni per difendere le piante di melo nella prossima annata: anche quest’anno l’incontro tecnico frutticolo promosso dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige per le valli del Noce ha proposto tematiche attuali e ha fatto il pieno di pubblico all’auditorium del Polo scolastico di Cles. Più di 600 frutticoltori hanno ascoltato con attenzione gli interventi dei tecnici e sperimentatori del Centro trasferimento tecnologico. L’incontro, aperto con i saluti del presidente Francesco Salamini, è stato moderato dal tecnico Fabrizio Dolzani. Diversi gli argomenti affrontati, vediamoli uno ad uno.

Le indicazioni tecniche per contenere la “dispersione” nell’ambiente degli  agrofarmaci. Nelle valli del Noce, dove la frutticoltura è molto parcellizzata e spesso contigua alle zone abitate, la dispersione di questi prodotti nell’ambiente, chiamata tecnicamente “deriva”, può essere contenuta operando con macchine “a basso impatto ambientale”, in condizioni climatiche favorevoli (assenza di vento) e con un utilizzo corretto, adottando cioè un comportamento responsabile sia in fase di manipolazione che distribuzione in campo. All’Istituto Agrario gli studi sulla corretta distribuzione degli agrofarmaci sono iniziati alcuni anni fa. Daniel Bondesan e Piergiorgio Ianes hanno spiegato, in particolare, che lo scorso anno è stata avviata una specifica attività sperimentale per verificare, in maniera precisa, i fattori che consentono di  contenere al massimo la “deriva”. Già dai primi risultati, è possibile confermare l’efficacia di alcuni dispositivi (convogliatore d’aria a torretta ed ugelli antideriva) nel contenimento delle dispersioni.

Estirpazione meli in un frutteto large (foto Vita Trentina)

Accelerazione dei rinnovi, diversificazione delle varietà e riduzione delle taglie dei frutteti. Il distretto produttivo delle Valli del Noce, negli ultimi 10 anni, è stato oggetto di profondi e significativi cambiamenti che hanno portato tutti gli attori della filiera a modificare il modo di produrre, gestire e commercializzare la mela. L’architettura degli impianti coltivati a melo è cambiata: gli agricoltori si sono trovati costretti a sostituire rapidamente (il rinnovo prima del 2000 era del 2%,  mentre negli  ultimi tre- quattro anni arriva al 7 %) i meli che erano affetti dagli scopazzi o che presentavano una taglia o un’età tali da non rendere economicamente vantaggiosa la loro coltivazione. “Da questo notevole sforzo –ha spiegato Massimiliano Gremes, responsabile qualità di Melinda- è nata l’opportunità di ridurre in modo permanente la taglia dell’albero da frutto e in alcuni casi sostituire la varietà di mele precedentemente coltivate con varietà più adatte a un determinato ambiente di coltivazione piuttosto che commercialmente più interessanti. Un esempio su tutte quello di Gala e Fuji che hanno rosicchiato terreno alla Golden varietà che comunque rimane la regina indiscussa  delle Valli del Noce”.

Corretta irrigazione, potatura, concimazione e diradamento per piante più produttive. A partire dal 2002 nelle Valli del Noce si è assistito ad un forte rinnovo dei frutteti; negli ultimi otto anni, infatti, sono stati messi a dimora circa 3500 ettari, che rappresentano oltre la metà della superficie frutticola. I nuovi impianti realizzati a densità  elevata ( 3000-3600 piante ad ettaro) e con materiale vivaistico ben ramificato permettono di ottenere produzioni iniziali precoci, ma necessitano di un’attenta gestione delle pratiche agronomiche. La problematica principale che si deve affrontare è la scarsa vigoria degli impianti nei primi anni, che si traduce nella difficoltà a riempire i sesti a disposizione e porta ad un ritardo nell’entrata in piena produzione. La preparazione del terreno, la scelta del portinnesto e la gestione del frutteto nei primi anni sono fattori in grado di condizionare la vigoria delle piante. Di qui l’importanza della corretta irrigazione, potatura, concimazione e diradamento per raggiungere la piena produzione.

Cicalina del bufalo (foto agraria.org)

La cicalina bufalo nelle campagne della valle di Non. Questo parassita è un insetto di origine americana, diffuso in Italia soprattutto nelle regioni settentrionali. E’ presente da alcuni anni in Trentino sulle piante di melo e il suo nome riflette la singolare forma del corpo dell’insetto. Matteo de Concini e Andrea Branz hanno spiegato che nella scorsa stagione hanno provocato in valle di Non particolari danni su rami delle giovani piante con presenza di funghi che colpiscono il tessuto e formano marcescenze e cancri. Per contenere l’insetto occorre attuare le normali pratiche agronomiche di pulizia dell’interfilare: soprattutto nell’anno d’impianto è opportuno effettuare ripetuti sfalci, evitare la realizzazione di orti nell’interfilare o nelle immediate vicinanze dei frutteti e mantenere puliti i fossati al limite degli impianti. L’eventuale danno dovuto a cancri che possono svilupparsi è facilmente contenibile con prodotti rameici.

Ticchiolatura, ricamatori e petecchia: come difendere i frutteti. La ticchiolatura si conferma la principale malattia del melo da combattere e nelle ultime due stagioni è stata registrata una recrudescenza. Maurizio Chini, Andrea Branz, Evelin Conter, Mario Springhetti, Matteo De Concini hanno spiegato che si è cercato di valutare le cause che hanno portato a una così forte virulenza del fungo e come sarà possibile migliorare la difesa per le prossime annate, sia dal punto di vista della strategia sia per quanto riguarda le modalità di intervento. “L’altra problematica –spiegano- che ha interessato la Valle di Non nella scorsa annata, sono stati i ricamatori: i tecnici hanno valutato la loro diffusione negli ultimi anni e proposto alcune strategie di difesa per il 2010.  Una malattia che ha provocato un certo danno in Valle, è la butteratura amara, volgarmente detta petecchia“.  Sono stati presi in esame i fattori predisponenti verificatesi nell’annata 2009 e gli accorgimenti per il contenimento sia per quanto riguarda i trattamenti fogliari a base di calcio che i mezzi agronomici.

(fonte: Ufficio Stampa Fondazione Edmund Mach Istituto Agrario di San Michele all’Adige)