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Pnrr: Delta del Po, il museo Ca’ Vendramin abbatte le barriere architettoniche e prepara una nuova stagione di eventi

“L’ex idrovora di Ca’ Vendramin è un monumento vivo e pulsante della bonifica del Delta del Po e rappresenta un simbolo per tutti i territori del nostro Paese riscattati dalle paludi e dalla malaria. È un luogo che intende aprirsi sempre di più al pubblico con eventi di ogni tipo, e senza escludere nessuno. Per questo motivo il Consorzio di Bonifica Delta del Po ha colto l’opportunità fornita dal PNRR di un intervento che la valorizzasse ulteriormente, abbattendo le barriere architettoniche e rendendola così veramente accessibile e fruibile anche a chi ha difficoltà motorie.”

La presidente del consorzio di bonifica Delta del Po Virginia Taschini saluta con queste parole il completamento ad agosto scorso dell’intervento di riqualificazione architettonica del Museo Regionale della Bonifica “Ca’ Vendramin”, a Taglio di Po (Ro) reso possibile grazie a un finanziamento di 420.000 euro stanziati dal Ministero della Cultura tramite PNRR M1C3 misura 1 “Patrimonio culturale per la prossima generazione”.

Realizzato nel 1900, il complesso idrovoro di Ca’ Vendramin è stato il primo e il più importante nell’azione di bonifica dell’Isola di Ariano nel Delta del Po. Ha cessato le sue attività alla fine degli anni ’60 del secolo scorso a causa della subsidenza. Oggi, in virtù del pregio architettonico e dell’ottimo stato di conservazione degli interni, ospita il Museo Regionale della Bonifica ed è sede convegnistica nazionale.

Gli interventi sostenuti con il PNRR hanno consentito di rimuovere barriere architettoniche e riqualificare gli ambienti esterni; nello specifico, il Consorzio di Bonifica Delta del Po, che gestisce la struttura attraverso la Fondazione Ca’ Vendramin, ha provveduto a pavimentare il percorso d’ingresso semplificando l’accesso alla sale e agevolando lo sgrondo delle acque meteoriche, ha posizionato rampe interne per facilitare l’accesso alle sale, ha creato bussole per migliorare la gestione degli ingressi e a protezione delle intemperie, ha realizzato sedute e fontanelle, ripristinato murature storiche e messo a dimora piante e alberi. Il complesso è stato inoltre attrezzato con un nuovo sistema di illuminazione esterna e video sorveglianza.

“Gli interventi forniscono un nuovo impulso alla valorizzazione di questo luogo che attraverso la Fondazione Ca’ Vendramin si candida a diventare un punto d’incontro e confronto nazionale sulle tematiche relative al rapporto tra uomo, acqua, ambiente e paesaggio – spiega Taschini, che assicura – Ca’ Vendramin continuerà ad essere un riferimento per gli abitanti del Delta del Po, con attività culturali e aggregative realizzate dai cittadini per i cittadini.”

Fonte testo e foto: servizio stampa Anbi Veneto

Fara Vicentino (Vicenza). Dal 21 al 31 agosto 2025, una mostra celebra Pietro Laverda, pioniere nella costruzione di macchine agricole

II Comune di Fara Vicentino, in collaborazione con l’Archivio Storico “Pietro Laverda” e con il patrocinio della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, invita a celebrare la figura di Pietro Laverda, pioniere nella costruzione di macchine agricole, con la mostra di documenti e macchine allestita dal 21 al 31 agosto 2025 nella sala “La Chapelle S.L.” a Fara Vicentino (Vicenza) con orario feriale 20.00–22.00, domeniche 10.00–12.00 e 15.00–22.00. Questa sera alle 20.30 si svolgerà l’evento inaugurale della mostra con la presentazione del libro di di Piergiorgio Laverda “Storia e storie del “meccanico” Pietro Laverda”.

Alto Vicentino/2. La tradizione contadina rivive nell’Ecomuseo della Paglia di Crosara di Marostica. Per chi desidera, possibilità di imparare l’arte dell’intreccio.

Cappelli Ecomuseo Crosaradi Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Trecento anni, per la precisione dal 1640 al 1950. Tanto è durata la storia e il primato di Crosara di Marostica in fatto di lavorazione della paglia di frumento utilizzata per creare elegantissimi cappelli e borse di alta moda esportati in Italia e all’estero. A testimoniarne l’antica grandezza, offuscata soprattutto dall’avvento nel secondo dopoguerra delle materie plastiche, oggi è un piccolo e prezioso Ecomuseo, dal 2001 parte della rete museale dell’Alto Vicentino.

Situato al centro del paese, crocevia (da qui il nome Crosara) fra l’antica strada armentaria percorsa dalle greggi che salivano verso l’altopiano dei Sette comuni e le vie che collegano San Luca e Pedalto, altre frazioni di Marostica, l’Ecomuseo è un edificio a tre piani riqualificato (nella foto di apertura un particolare della prima sala, foto Marina Meneguzzi), un tempo sede del Comune e poi della scuola elementare. A custodirlo e ad arricchirlo quando possibile con un lavoro appassionato di ricerca e recupero di testimonianze, è “Terra e Vita”, in convenzione con il comune di Marostica. L’associazione è composta da un gruppo di appassionati desiderosi di non far perdere alla comunità la memoria di una tradizione popolare che ha segnato la vita di migliaia di persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, coinvolte quotidianamente nel faticoso lavoro della coltura e dell’intreccio. In occasione della nostra visita all’Ecomuseo lo scorso 10 giugno, abbiamo avuto modo di incontrare alcuni componenti di “Terra e Vita”, i valenti e infaticabili Enzina Pizzato, referente della struttura museale, Luigi Chiminello e Mario Passarin, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione, Alice Pizzato, voce e volto social dell’Ecomuseo nonché Celestina Pivotto, splendida ottantasettenne, una delle ultime mitiche “Maestre Trecciaiole” rimaste.

Nel museo sono esposti manufatti e attrezzi rari, documenti originali, fotografie storiche. In particolare, è possibile ripercorrere le numerose fasi della lavorazione della paglia: dalla coltivazione del frumento vernisso, cioè invernale, nelle masière, i muretti a secco costruiti per ricavare le banchéte, lingue di terra magra sottratta al declivio del monte, alla preparazione dei fastughi, ricavati dagli steli più sottili del frumento e quindi della drèssa, ossia la treccia, lavorata da abili mani femminili. Quella più importante, sottile e pregiata era chiamata maglina di Marostica (3 mm di larghezza), utilizzata per realizzare cappelli e borse raffinati, mentre le drèsse più grosse venivano usate per borse e cappelli di uso quotidiano. Attorno a questa produzione si sviluppò anche un mercato che viene raccontato mettendo in evidenza, ahimè, lo sfruttamento del lavoro femminile. In mostra anche alcuni momenti caratteristici della giornata del contadino al ritorno dai campi. Inoltre, nell’ultima sala, l’esposizione documenta la produzione di ciliegie di Marostica Igp, attuale eccellenza agricola del territorio.

L’Ecomuseo della paglia nella tradizione contadina di Crosara è custode della tradizione e al contempo è luogo d’incontro e di conoscenza tra generazioni diverse. Viene anche mantenuto un legame profondo con i paesani emigrati altrove che, quando tornano a Crosara, visitano sempre il museo. Ogni Primavera, l’associazione organizza corsi serali di intreccio della paglia, alla fine delle lezioni si sarà in grado di realizzare una borsa o un cappello e magari, chissà se tra i corsisti e le corsiste, si nascondi una nuova Maestra o Maestro d’intreccio!

Apertura solo domenicale, ore 15-18 (aprile, maggio, novembre e dicembre), dalle 16 alle 19 da giugno a ottobre. Chiuso da gennaio a marzo, festività natalizie e pasquali. Possibilità di laboratori didattici per le scuole. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0424 72357 (domenica pomeriggio) Enzina (0424 702140), Luigi (0424 702213), email ecomuseopaglia@libero.it

10 giugno 2023, soci Argav nell’ alto vicentino, tra ciliegie e tradizioni contadine

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I soci Argav sabato 10 giugno p.v. saranno nell’Alto Vicentino per scoprire, oltre alle bellezze artistico-culturali del centro storico di Marostica, un prodotto agricolo importante per il territorio, le ciliegie di Marostica Igp, insieme a una realtà museale che documenta una lavorazione molto importante per la vita di un tempo, quando plastica e materiali sintetici non esistevano, l’Ecomuseo della Paglia,  a Crosara di Marostica.

Programma. Ore 14.45: ritrovo in piazza Castello a Marostica, davanti al Castello Inferiore. Insieme alla guida Ornella Minuzzo (Associazione culturale Terra e Vita), visiteremo il centro storico della città. Ore 17.00: arrivo all’Ecomuseo della Paglia ed incontro con Giuseppe Zuech, presidente Consorzio di Tutela Ciliegia di Marostica Igp, che ci parlerà della produzione 2023. Ore 17.30: visita guidata all’Ecomuseo della Paglia (nella foto in alto di Museialtovicentino.it una sala) guidati da Enzina Pizzato, con dimostrazione della lavorazione della treccia, a cura di una maestra intrecciatrice della paglia.

20 maggio 2023, alla Biblioteca La Vigna “il caso Laverda”, 150 anni di storia di uno dei maggiori produttori italiani di macchine agricole

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In occasione del 150° anniversario della fondazione della storica azienda vicentina Pietro Laverda, la Biblioteca Internazionale “La Vigna” presenta il convegno “Da archivio d’impresa ad impresa culturale: il caso Laverda“, che si terrà il prossimo 20 maggio alle ore 10.00 presso la sede della Biblioteca stessa, in contra’ Porta S. Croce, 3, a Vicenza.

Il convegno sarà l’occasione per presentare il progetto di valorizzazione dell’Archivio Laverda macchine agricole, avviato dalla Biblioteca “La Vigna” nel 2018 dopo la donazione da parte degli eredi, che ha consentito di preservare e promuovere un patrimonio culturale di inestimabile valore. L’archivio Laverda, infatti, conserva la memoria di uno dei maggiori produttori di macchine agricole dell’ultimo secolo, con documenti e testimonianze che raccontano l’evoluzione dell’azienda e della tecnologia agricola italiana. Sarà affrontato anche il tema del valore degli archivi storici industriali e della funzione di tutela come importante strumento per definire il valore pubblico degli archivi stessi, un patrimonio da preservare e valorizzare per le generazioni future. I documenti aziendali sono infatti elementi di importanza storica e culturale che vanno tutelati e valorizzati come patrimonio culturale, in grado di generare valore per la società attraverso la ricerca, la formazione e la divulgazione della cultura d’impresa.

Programma. Saluti iniziali Remo Pedon, presidente della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, Piergiorgio Laverda, storico della meccanizzazione agricola. Interventi: Annalisa Rossi, Soprintendente ai Beni Archivistici e Bibliografici del Veneto e del Trentino Alto Adige “Archivi & Heritage d’impresa: da asset a principio generativo di valore pubblico”, Primo Ferrari, archivista – Archivio Storico SDF “Il valore della memoria: l’Archivio storico SDF e il Museo SAME”, Team Progetto ALma – Archivio Laverda macchine agricole, Alessia Scarparolo, referente di progetto, Valentina Casara, grafico, Paolo Bordin, archivista “Il progetto di valorizzazione dell’Archivio Laverda macchine agricole”, Giovanni Luigi Fontana, presidente dell’Accademia Olimpica di Vicenza e Storico dell’Economia. Conclusioni. Moderatore: Raffaele Cavalli, consigliere scientifico Biblioteca Internazionale “La Vigna”. Partecipazione: in presenza, è gradita la conferma presso la segreteria della Biblioteca Internazionale “La Vigna”: info@lavigna.it |Tel. 0444543000.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Museo etnografico delle Dolomiti, una meravigliosa scoperta, a partire dal Giardino delle rose “narranti”, che domenica 29 maggio sarà in festa!

soci argav museo etnografico dolomiti

(di Marina Meneguzzi, consigliera Argav) A Seravella di Cesiomaggiore, paesino tra Belluno e Feltre, c’è una realtà museale che i soci Argav hanno avuto la possibilità di conoscere sabato 21 maggio scorso e di cui raccomandiamo vivamente la visita. Si tratta del Museo Etnografico delle Dolomiti, struttura di riferimento della rete dei musei della Provincia di Belluno, diretta da Cristina Busatta. E’ davvero uno scrigno di tesori della cultura popolare bellunese, con reperti ben esposti, anche con effetti multimediali, nei tre piani dell’edificio, un tempo villa di campagna del conte Alteniero Avogadro degli Azzonia.

Interno museo etnografico Dolomiti

Un’esposizione sorprendente. Parte della ricca collezione è esposta in mostre temporanee nell’annesso rustico, ma la gran parte è allestita in modo permanente in 18 sezione tematiche, i cui contenuti sono arricchiti da interviste raccolte da Daniela Perco, ideatrice ed ex conservatrice del museo: dalle consuetudini alimentari dell’area, dall’emigrazione obbligata per sbarcare il lunario – magnifica la sezione dedicata alle balie da latte, tra cui anche quelle di personaggi noti come il regista Luchino Visconti e casa Savoia –, esperienza dolorose che comunque ha avuto il merito di allargare gli orizzonti della gente del luogo; ed ancora, la sezione dagli attrezzi per cercare di alleviare la fatica di muoversi e lavorare in pendenza,  a quella dedicate alle fiabe, leggende, canti e musiche, alla sezione a tema animali selvatici e domestici (incredibile sentire i tanti e diversi modi con cui le donne chiamavano a sé il pollame) e saperi vegetali.

Daniela Perco Museo Etnografico Dolomiti

Esperienza sensoriale. Altra importante sezione della mostra, in continuo divenire ed in continuo fiorire tra metà maggio a metà giugno, è i Giardino pensile delle rose antiche che si sviluppa intorno al museo circondato da un muro, con un piccolo berceau da cui si spazia con lo sguardo sulla Val Belluna e sulle montagne dolomitiche che la incorniciano. E’ un luogo speciale in cui si possono ammirare oltre 300 rosai, tra cui primeggiano numerose varietà di rose antiche, raccolti a partire dal 1997 nel territorio della provincia di Belluno. Nato da una proposta di Daniela Perco (nella foto in alto), il giardino ha trovato concreta realizzazione attraverso un lavoro certosino di riproduzione, per talea o margotta, di varietà di rose antiche presenti nelle case contadine, nelle ville, nelle canoniche della provincia, grazie anche all’instancabile impegno di Alida Dal Farra, dipendente provinciale nonché appassionata di rose e Renato dal Cin, volontario del Gruppo Folklorico di Cesiomaggiore, associazione la cui collezione di oggetti è divenuta corpus essenziale dell’allestimento museale e che contribuisce attivamente alla manutenzione del giardino, insieme al sostegno tecnico di un’azienda privata locale. Il restauro delle strutture murarie è opera della Comunità Montana Feltrina, con il prezioso apporto dell’Amministrazione Provinciale di Belluno.

Feste delle rose. Nessuno dei rosai presenti è stato comprato: alcuni erano già presenti nella villa, altri provengono da diverse località del Bellunese, altri ancora sono legati a vicende di emigrazione. Tutti celano una storia legati agli abitanti del luogo. Per valorizzare il giardino, vengono organizzate periodicamente delle iniziative, come i corsi di disegno botanico sulle rose antiche, conferenze ed altri eventi. Tra questi, la Festa della rose, in programma domenica 29 maggio, con visite guidate e attività per bambini e adulti (per ulteriori informazioni, potete contattare il numero di telefono 0437/959162, o consultare il sito Internet del Museo). Da non perdere!

Venerdì 13 maggio 2022, i soci Argav visitano all’M9-Museo del ‘900 di Mestre (VE) la mostra “Gusto: gli italiani a tavola 1970-2050”

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Venerdì 13 maggio i soci Argav visiteranno la mostra: “Gusto: gli italiani a tavola 1970-2050” allestita nell’M9 – Museo del ‘900, a Mestre-Venezia.

La mostra, curata da Massimo Montanari e Laura Lazzaroni e aperta sino al 25 settembre 2022, è la prima di una trilogia di mostre che M9 dedica alle grandi passioni italiane, per un confronto con il passato, il presente e il futuro, tra ricerca scientifica, esperienza pop, gioco e indagine critica. L’esposizione racconterà come la relazione tra gli italiani e il cibo sia profondamente mutata in questi ultimi decenni, con un cambio di paradigma decisivo tra l’immagine tradizionale della cucina nazionale e una relazione sempre più complessa, segmentata e contraddittoria di un Paese che si sta trasformando nelle proprie abitudini, nei propri consumi e nella composizione sociale. Al centro della riflessione, la parola “gusto”, che meglio rappresenta il rapporto tra individuo e società, quell’insieme inscindibile tra piacere individuale e condivisione collettiva, meccanismi nutrizionali e fenomeni culturali, capace di rappresentare la complessità dei temi legati al cibo. La mostra è accompagnata da un calendario di workshop, show cooking, convegni, talk e iniziative che coinvolgeranno il pubblico con il contributo di cuochi, scienziati e artisti.

A Medaglino San Vitale (PD) aperto il museo della canapa

Particolare museo canapa

Fino alla seconda metà del secolo scorso la canapa era una coltivazione assai diffusa nella Bassa Padovana e ora, a Megliadino San Vitale, in provincia di Padova, un museo ne celebra la storia proprio mentre l’agricoltura riscopre questa pianta dai mille usi. Nato da un’idea dell’associazione “Il Ponte” e con l’appoggio dell’amministrazione comunale il museo della canapa raccoglie preziose testimonianze, dagli strumenti agli oggetti della vita quotidiana, di un passato in cui l’uso della canapa era rilevante per tutto il territorio del Montagnanese.

Il museo è allestito nella sala polivalente alla pineta comunale di via 28 Aprile. E un vero e proprio ecomuseo, parte del progetto #tuttamialacittà: le azioni di rigenerazione urbana del Volontariato per le comunità locali di Cavv-Csv di Venezia. L’iniziativa è finanziata dal Comitato di Gestione del Fondo Speciale Regionale per il Volontariato del Veneto. Al taglio del nastro, c’era il sindaco Silvia Mizzon insieme ai partner dell’iniziativa e agli agricoltori di Coldiretti Padova impegnati attivamente nel recupero della coltivazione della canapa insieme ad alcuni imprenditori. Con loro, Arianna Lazzarini, deputato nonché sindaco di Pozzonovo, Albero Zannol, dirigente della sezione agroalimentare della Regione Veneto e Anita Filippi dell’Associazione “Il Ponte” che si occupata dell’allestimento del museo.

Una pianta versatile. Il museo, aperto al pubblico,  effettua ricerche sulle testimonianze materiali, le acquisisce, le conserva e le espone per promuovere la coltura della canapa anche oggi perché dalla sua lavorazione non si producono solo fibre tessili ma anche farine, olio, prodotti cosmetici, materie prime biodegradabili e molto altro ancora. A questo proposito Coldiretti Padova da anni sta lavorando con un affiatato pool di imprenditori agricoli della zona, in particolare giovani, alla costruzione di una filiera della canapa dal seme ad uno dei tanti prodotti finiti che si ottengono da questa pianta. Una coltivazione, questa, che ben si adatta anche ai cambiamenti climatici degli ultimi anni, non teme la siccità e non richiede numerosi trattamenti. Inoltre, le radici di questa pianta favoriscono la bonifica del terreno perché sono in grado di asportare e trasformare gli elementi inquinanti. Per sfruttarne le potenzialità è necessario costruire una filiera produttiva che consenta anche di ottimizzare i costi di produzione, ha spiegato Paolo Roncon, responsabile ambiente e filiere innovative di Coldiretti Padova: “Con gli agricoltori interessati stiamo lavorando a soluzione che permettano lo sviluppo tecnologico di impianti mobili per la separazione della fibra dal canapulo, per abbattere i costi di lavorazione e favorire l’impiego della materia prima nella bioedilizia e nel settore tessile. La canapa è ideale per la produzione di alimenti e cosmetici, di semilavorati per le industrie e attività artigianali, di materiale organico per bioingegneria e bioedilizia, per la fitodepurazione, coltivazione per attività didattiche e di ricerca, coltivazioni destinate al florovivaismo e usi energetici per autoproduzione. La fibra di canapa può essere usata inoltre nel calzaturiero, nella pelletteria e nella produzione di accessori. Più controverso è l’aspetto che riguarda l’uso delle inflorescenze. La legge 242 infatti non nomina le infiorescenze ma neppure  ne vieta l’utilizzo. Questo fatto ha creato un ambiguità nell’interpretazione della norma dando vita al fenomeno della “cannabis light”, con tutte le contraddizioni del caso. Qualcosa si sta muovendo comunque: nel 2021 l’Ufficio Centrale Stupefacenti della Direzione Generale dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico ha rilasciato le prime autorizzazioni alla coltivazione di Cannabis Sativa da sementi certificate di varietà consentite dalla normativa europea, per la fornitura di foglie e infiorescenze  a officine farmaceutiche autorizzate. Pertanto l’azienda agricola che intenda chiedere l’autorizzazione alla coltivazione deve necessariamente stipulare  un accordo di conferimento del materiale vegetale di partenza, vale a dire foglie e infiorescenze”.

Formazione. Coldiretti ha promosso anche uno specifico percorso formativo per gli agricoltori già impegnati nella coltivazione della canapa o interessati ad intraprendere anche questa strada. “Non un semplice ritorno al passato, – ha aggiunto in conclusione Massimo Bressan,  presidente di Coldiretti Padova- , ma la riscoperta sotto una nuova luce e con una maggiore consapevolezza di una coltivazione che può essere valorizzata sopratutto grazie alle nuove tecniche di coltivazione, all’innovazione tecnologica e ai nuovi sbocchi produttivi. C’è la possibilità di sfruttare il valore aggiunto che ci offre questa coltivazione, finora in gran parte inespresso. Dobbiamo sviluppare proprio il business, attraverso la rete d’impresa fra i produttori interessati. Oltre alle questioni legali dobbiamo lavorare anche al superamento della burocrazia per le imprese“. Prospettive approfondite da due imprenditori presenti all’inaugurazione, Maurizio Poloni, che ha affrontato gli aspetti relativi alla produzione in campo edilizio, e Michele Ruffin, attraverso esempi concreti di utilizzo della canapa nel calzaturiero, nella pelletteria e accessori. Lo storico Gian Antonio Lucca e la docente Alessandra Mistrello hanno ripercorso le vicende storiche della coltivazione della canapa. Nel museo della canapa si possono trovare gli strumenti del mestiere come la gramola, i pettini, la mulinello, il telaio e sono esposte le testimonianze vissute di tutto ciò che riguardava il trattamento di questa fibra naturale, dalle sementi al prodotto finito, dalle matasse alla realizzazione di cordame, tappeti, biancheria. Inoltre sono esposti i pannelli dove si ripercorrono le varie fasi della lavorazione della canapa.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Casa di Matteotti a Fratta Polesine (RO), meta di visita dei soci Argav, tutelata e finanziata dalla regione Veneto

La casa di Giacomo Matteotti a Fratta Polesine è un simbolo per tutta l’Italia. Il nome a cui è legata non può essere inteso come quello di un uomo di parte ma come quello di un simbolo della libertà e della democrazia. Per questo considero come un importante traguardo la legge regionale, approvata nei giorni scorsi in Consiglio, che ne sostiene la conservazione e ne apre un futuro di sempre maggiore valorizzazione”.

Museo di interesse regionale. Così l’assessore regionale del Veneto alla Cultura, Cristiano Corazzari, esprime la sua grande soddisfazione per la legge regionale che assicura fondi fino a 105.000 euro in tre anni (35.000 annui) alla cura della dimora, meta di una visita dei soci Argav lo scorso maggio, del parlamentare socialista, assassinato nel 1924 nei primi anni del regime fascista. “È fondamentale onorare la memoria di Matteotti per quello che rappresenta per la comunità polesana e per tutta Italia – prosegue Corazzari -. La dimora è già riconosciuta museo di interesse regionale e per la storia che racchiude è meta di molti visitatori, anche da altre regioni. L’intervento della Regione del Veneto è il volano per una ulteriore diffusione della sua conoscenza, una sua ulteriore affermazione in campo culturale come luogo della memoria e come sede di eventi collegati ai valori della nostra storia e della nostra cultura. La figura di Matteotti è una delle più illustri della provincia di Rovigo – conclude l’Assessore -. La casa dove ha vissuto, e che ne conserva il ricordo, con la dovuta valorizzazione può essere una ulteriore perla; un vero gioiello della memoria storica che favorisca la conoscenza di un territorio come quello polesano già così ricco di attrazioni naturalistiche, paesaggistiche, artistiche e architettoniche”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

 

A Susegana (TV) un nuovo museo dei mestieri e della civiltà contadina

una delle sale del museo

Un migliaio di pezzi di medie e piccole dimensioni, provenienti da tutto il Triveneto, di cui alcuni risalenti all’Ottocento. È un viaggio straordinario che racconta la società rurale veneta quello che si può scoprire nella nuova ala ristrutturata dell’edificio settecentesco di località Mandre, a Susegana (Treviso), dove l’azienda Borgoluce ha allestito il nuovo Museo dei mestieri e della civiltà contadina con l’esposizione della collezione di Barbara Emo Capodilista.

Il percorso va ad arricchire il contesto della fattoria didattica di Borgoluce già operativo da alcuni anni a Mandre Roccagelsa, dove si trovano la moderna stalla delle bufale, il caseificio, l’antico mulino e un museo con le stanze rievocative della casa colonica e della vita contadina di un tempo. La nuova ala, che si sviluppa su un intero piano del grande edificio che sorge sul lato Nord della corte, raccoglie e ordina una raccolta di mezzi di trasporto utilizzati dal mondo agricolo tra Ottocento e Novecento e una collezione di manufatti che raccontano i mestieri lungo l’arco dell’anno. La collezione apparteneva alla contessa Barbara Steven Emo Capodilista, scomparsa nel 2003 a 87 anni, donna che si prodigò tutta la vita per mantenere splendente la villa palladiana di Fanzolo. Lì, nell’annesso fabbricato rurale, inaugurò nel 1992 il Museo della civiltà contadina, con i pezzi pazientemente collezionati, dagli anni Settanta, per mantenere la memoria della società rurale veneta, della sua evoluzione e del suo progresso. Una raccolta svolta con un’impronta scientifica grazie alla collaborazione con la Fondazione Benetton Studi e Ricerche ed Edward F. Tuttle, titolare della cattedra di Linguistica italiana e romanza all’Ucla (Usa). Nel 2015, 12 anni dopo la morte della contessa, la decisione di affidare la collezione alla famiglia Collalto, proprietaria della tenuta Borgoluce, per integrare la sua raccolta di manufatti agricoli e con l’impegno di garantirne la salvaguardia e la manutenzione, valorizzando il patrimonio anche con la promozione di mostre tematiche e convegni.

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Tra i pezzi clou del museo: un macchinario proveniente da una filanda, carri con sponde e a scale, antiche portantine e slitte in legno, gioghi per i buoi e poi forche, misurini, stadère, sgranapannocchie, zangole, ventilabri e tantissimi altri oggetti che il mondo contemporaneo, sempre più connesso e tecnologico, ha dimenticato.
Presenti anche due laboratori didattici ispirati ai ritmi e alle scansioni delle stagioni nel lavoro agricolo, connesso alla naturale ciclicità della terra, rivolti alle scuole primarie e secondarie di primo grado. Apparsa durante i recenti lavori di restauro c’è anche un’imponente meridiana (18 metri quadrati di superficie), che si presume risalga alla seconda metà del Settecento dato il sistema orario “a ore italiche” rimasto in uso fino alla conquista napoleonica. Il museo sarà visitabile su prenotazione, con una guida di Borgoluce, non solo dalle scuole ma anche dalle altre fasce di visitatori.

Fonte:Servizio stampa Borgoluce