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La filiera silvicola europea traccia le linee per una revisione della procedura “Forest Europe”

foresta scandinava

foresta scandinava

I proprietari e i gestori forestali, assieme alle industrie silvicole europee, hanno pubblicato una dichiarazione comprendente gli elementi chiave da includere nella revisione della procedura “Forest Europe”, che punta a garantire una gestione sostenibile delle foreste.

Cosa è stato fatto. Il tema sarà discusso alla prima riunione del gruppo di lavoro sulla futura direzione di Forest Europe a Bratislava. In pratica, i firmatari della dichiarazione comune riconoscono l’importanza della procedura “Forest Europe” per lo sviluppo e l’attuazione della gestione sostenibile delle foreste nella silvicoltura europea. Negli anni ‘90 i Ministri europei incaricati della silvicoltura si sono riuniti per condividere le loro inquietudini sulla salute delle foreste europee e per trovare soluzioni per migliorare la situazione. Da allora, “Forest Europe” ha contribuito a garantire il buon funzionamento dei sistemi di monitoraggio delle foreste, dei programmi di ricerca, delle banche di geni e dei sistemi avanzati di prevenzione degli incendi boschivi. Ha anche sostenuto l’agenda globale sulle foreste concordata al vertice UNCED di Rio nel 1992. “Forest Europe” permette una gestione sostenibile delle foreste economicamente fattibile proteggendo allo stesso tempo la biodiversità delle foreste, il suolo, le risorse idriche, l’utilizzo della biomassa forestale per la produzione di bioenergia e per altri scopi. Infine, è riuscita ad aprire un capitolo totalmente nuovo nella discussione di un quadro giuridicamente vincolante per le foreste europee.

Una revisione necessaria per affrontare le nuove sfide. Tuttavia è necessario riesaminare la procedura “Forest Europe” per garantire che le sfide attuali nel settore silvicolo e nel settore basato sulla silvicoltura, sempre più complesse ed esigenti, possano essere raccolte. I proprietari, i gestori e le industrie forestali dell’UE si dicono dunque favorevoli alla creazione del gruppo di lavoro sulla futura direzione di “Forest Europe”. I firmatari della dichiarazione considerano che “Forest Europe” debba essere in grado di rispondere alle attuali e future sfide e opportunità quali il cambiamento climatico, l’economia circolare, la bioeconomia, le fonti sostenibili di bioenergia, il capitale verde e la commercializzazione dei servizi ecosistemici. È quindi di vitale importanza rafforzare “Forest Europe” adesso per sviluppare maggiormente la gestione sostenibile delle foreste europee e il loro utilizzo multifunzionale a beneficio di tutti.  In sostanza, i firmatari della dichiarazione chiedono che “Forest Europe” sia il leader in materia.

Dialogo aperto e costruttivo. Uno dei principali meriti di “Forest Europe”, a cui partecipano 46 Governi europei, la Commissione europea, numerosi soggetti del settore forestale e altre organizzazioni internazionali, è quello di permettere alle parti interessate di avere un dialogo aperto e costruttivo. I proprietari, i gestori e le industrie forestali dell’UE intendono dunque partecipare attivamente alla revisione della procedura e contribuiranno all’elaborazione di una relazione entro la fine del 2017 per garantire che “Forest Europe” sia più forte e più efficace in futuro. La dichiarazione comune è stata elaborata da importanti proprietari e gestori forestali pubblici e privati, proprietari terrieri e industrie basate sulla silvicoltura rappresentati dalla Confederazione dei proprietari forestali europei (CEPF), dall’Organizzazione degli agricoltori e delle cooperative agricole dell’UE (Copa-Cogeca), dall’Organizzazione europea dei proprietari terrieri (ELO), dall’Associazione europea delle foreste nazionali (EUSTAFOR), dalla Federazione europea dei proprietari forestali municipali (FECOF), dall’Unione dei silvicoltori del Sud Europa (USSE), dalla Confederazione delle industrie cartarie europee (CEPI) e dalla Confederazione europea delle industrie della lavorazione del legno (CEI-Bois).

Fonte: Europe Direct Veneto

L’Europarlamento si oppone all’autorizzazione di cinque OGM

ogmIl Parlamento europeo si è opposto a una possibile autorizzazione da parte della Commissione europea per la coltivazione nell’UE di cinque prodotti OGM. Si tratta del mais Bt11 e 1507, MON810 (semi e prodotti) e cotone resistente al glifosate.

Rischi per agricoltori e ambiente. Gli eurodeputati hanno inoltre ribadito il loro appello per una riforma della procedura di autorizzazione degli OGM dell’UE. Le cinque risoluzioni non vincolanti approvate sono state presentate dai deputati Bart Staes (BE), Sirpa Pietikäinen (FI), Guilliaume Balas (FR), Lynn Boylan (IE) ed Eleonora Evi (IT). In pratica, gli europarlamentari hanno ricordato che i mais di tipo Bt11 e 1507 rischiano di danneggiare alcune specie di farfalle e falene e mettono in discussione il concetto, introdotto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), di una “mortalità locale accettabile” di alcune specie di lepidotteri. La valutazione dell’EFSA sui semi di mais MON 810 manca di alcuni dati – hanno detto i deputati – che hanno sottolineato inoltre come la possibile contaminazione incrociata di una pianta invasiva che trasporta la tossina Bacillus thuringiensis (Bt), utilizzata come pesticida, possa porre “grandi rischi per gli agricoltori e per l’ambiente”.

Chi autorizza gli OGM nell’UE? Nel caso dei prodotti MON810 e del cotone geneticamente modificato 281-24-236 x 3006-210-23 × MON 88913 (DAS-24.236-5×DAS-21Ø23-5×MON-88.913-8), gli eurodeputati hanno evidenziato che gli OGM sono autorizzati nell’UE dalla Commissione senza il sostegno dei pareri dei comitati degli Stati Membri. Questa procedura, sostengono , avrebbe dovuto essere un’eccezione, ma è di fatto diventata la norma.

Rinfreschiamoci la memoria. Il Parlamento europeo si è opposto nell’ottobre 2015 a una normativa comunitaria che avrebbe permesso a ogni Stato Membro di limitare o vietare sul proprio territorio la vendita e l’uso di alimenti OGM approvati a livello UE. I deputati erano infatti preoccupati che una normativa di questo tipo si sarebbe rivelata impraticabile o che avrebbe portato alla reintroduzione dei controlli alle frontiere tra i Paesi pro e anti-OGM. L’Europarlamento ha cosi invitato la Commissione a presentare una nuova proposta.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Corte dei conti europea, ancora troppa burocrazia, impossibilità di verificare sostenibilità e rispetto ambiente attività agricola UE

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiNell’ambito della PAC (Politica Agricola Europea), la condizionalità subordina la maggior parte dei pagamenti al rispetto, da parte degli agricoltori, di regole di base concernenti l’ambiente, la sicurezza alimentare, la salute e il benessere degli animali e le buone condizioni agronomiche e ambientali.

Attualmente si applica a 7,5 milioni di agricoltori, che nel 2015 hanno percepito aiuti per circa 47 miliardi di euro. Essi rappresentano il 68 % di tutti gli agricoltori sostenuti dalla PAC e percepiscono l’83 % di tutti i pagamenti. Le cifre suddette non includono i piccoli agricoltori, che non sono soggetti a sanzioni amministrative in caso di inosservanza degli obblighi di condizionalità. Le aspettative della società sono alte: gli agricoltori che ricevono sovvenzioni UE sono tenuti ad adempiere agli obblighi di condizionalità. Gli Stati membri traducono le norme a livello di UE in obblighi per gli agricoltori e ne verificano il rispetto. È compito della Commissione monitorare l’attuazione.

Commissione Ue non è in grado di garantire che il sistema sia efficace. Ebbene, stando a una nuova relazione della Corte dei conti europea, la Commissione europea al momento non dispone di informazioni sufficienti per valutare in maniera adeguata se le regole di condizionalità nell’ambito della politica agricola comune siano efficaci. La Corte ha rilevato che gli indicatori di performance hanno fornito una visione solo parziale, le procedure sono rimaste complesse e la Commissione non aveva una stima dei costi attendibile.

Le verifiche. Gli auditor della Corte hanno verificato se i sistemi di gestione e di controllo della condizionalità siano stati efficaci e se possano essere ulteriormente semplificati. Hanno condotto due sondaggi presso gli organismi pagatori e gli enti di consulenza per il settore agricolo, nonché visite di audit presso tre Stati membri: Germania (Schleswig-Holstein), Spagna (Catalogna) e Regno Unito (Irlanda del Nord).La Corte ha concluso che le informazioni disponibili non hanno consentito alla Commissione di valutare in maniera adeguata l’efficacia della condizionalità. Nonostante le modifiche apportate alla politica agricola comune (PAC) per il periodo 2014‑2020, ritiene che i sistemi di gestione e di controllo della condizionalità possano essere ancora semplificati. “La Commissione attualmente non può sapere con certezza se il sistema contribuisca, nell’UE, a un’attività agricola più sostenibile e maggiormente rispettosa dell’ambiente”, ha affermato Nikolaos Milionis, membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

Complessità delle procedure. La Corte ha riscontrato che gli indicatori di performance usati dalla Commissione hanno fornito una visione solo parziale dell’efficacia della condizionalità. Gli indicatori non hanno tenuto conto del livello di inadempienza da parte degli agricoltori. La Commissione, inoltre, non ha analizzato le ragioni delle infrazioni né il modo per porvi rimedio. Le modifiche apportate alla PAC per il periodo 2014‑2020 hanno ridotto il numero di obblighi di condizionalità in capo agli agricoltori, eliminando requisiti che non erano abbastanza pertinenti all’attività agricola, ma le procedure sono rimaste complesse. Occorre trovare un equilibrio fra le misure di semplificazione, come il regime per i piccoli agricoltori, e la necessità di conseguire gli obiettivi della condizionalità.

Doppioni. Le pratiche agricole previste ai fini del nuovo pagamento relativo alla componente di inverdimento presentano analogie con le precedenti norme per le “buone condizioni agronomiche e ambientali”. Di conseguenza, secondo la Corte, vi sono attualmente due insiemi di pratiche agricole complementari con i medesimi obiettivi: la manutenzione dei terreni agricoli e la tutela della biodiversità. Malgrado le analogie, il rispetto delle norme è controllato da due sistemi di controllo diversi. Ciò può generare inefficienze nei sistemi di controllo e un ulteriore onere burocratico.

I costi relativi all’attuazione della condizionalità non sono sufficientemente quantificati, sostiene la Corte. Fintanto che la Commissione non disporrà di una stima attendibile del costo complessivo della condizionalità, non potrà garantire che tale sistema presenti un buon rapporto benefici-costi. Inoltre, sempre stando alla Corte, il sistema sanzionatorio non ha costituito una base sufficientemente armonizzata per il calcolo delle sanzioni amministrative applicabili agli agricoltori dell’UE che non hanno rispettato le norme. Vi sono state variazioni significative, fra uno Stato membro e l’altro, nell’applicare a casi simili fattori quali la gravità, la portata, la durata e l’intenzionalità.

Raccomandazioni. La Corte raccomanda alla Commissione di sviluppare ulteriormente i propri indicatori di performance e conformità; migliorare la condivisione delle informazioni fra i propri servizi e prendere le misure appropriate per porre rimedio alle violazioni; proporre di adattare le norme che disciplinano i controlli in loco perché siano mirati in modo più efficace; promuovere sinergie tra i due sistemi che perseguono obiettivi ambientali simili; definire entro la fine del 2018 una metodologia per misurare i costi della condizionalità; incoraggiare un’applicazione più armonizzata delle sanzioni a livello dell’UE dopo il 2020.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

Corte dei Conti europea: “Occorre migliorare i sistemi per la mappatura dei terreni agricoli”

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiStando a una nuova relazione della Corte dei Conti europea, i sistemi esistenti negli Stati membri dell’UE per mappare i terreni agricoli che possono beneficiare di sovvenzioni contribuiscono a ridurre il numero di errori nei pagamenti a favore degli agricoltori, ma esistono ancora margini di miglioramento. I sistemi di identificazione delle parcelle agricole (SIPA), infatti, costituiscono un meccanismo di controllo fondamentale nell’ambito della politica agricola comune.

Necessaria maggiore affidabilità dei dati. Gli auditor hanno esaminato se i sistemi di identificazione delle SIPA fossero ben gestiti dagli Stati membri e adeguatamente monitorati dalla Commissione europea. Hanno effettuato visite di audit in cinque Stati membri: Austria, Germania (Saarland e Renania settentrionale-Vestfalia), Irlanda, Polonia e Regno Unito (Scozia). La Corte ha concluso che i SIPA sono uno strumento utile per determinare l’ammissibilità dei terreni agricoli, ma la loro gestione può essere ulteriormente migliorata. “Le debolezze dei sistemi inficiano la capacità degli Stati membri di verificare l’ammissibilità dei terreni” ha affermato Nikolaos Milionis, Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Per garantire la legittimità e regolarità dei pagamenti, è essenziale disporre di dati affidabili.”

L’analisi. Le fotografie aeree o satellitari erano aggiornate nella maggior parte dei casi, ma la loro interpretazione non è risultata sempre affidabile o conclusiva. Solo alcuni SIPA includevano informazioni aggiuntive sui diritti di proprietà e d’uso che consentissero di accertare che ogni parcella fosse stata dichiarata dall’agricoltore corretto. Inoltre, gli Stati membri non hanno analizzato se i loro sistemi garantissero un buon rapporto costi-efficacia, in modo da poter concepire meglio i relativi controlli. Anche se gli Stati membri hanno compiuto progressi nell’adeguare i SIPA ai criteri della politica agricola comune (PAC) 2014‑2020, i sistemi non sono ancora stati pienamente adattati per quanto riguarda gli obblighi di inverdimento. Inoltre, secondo gli auditor della Corte, alcune iniziative intraprese dalla Commissione per semplificare le norme relative ai SIPA hanno prodotto risultati contrastanti.

Le raccomandazioni agli Stati membri. Grazie al miglioramento degli orientamenti, a audit regolari, al follow-up dei piani d’azione degli Stati membri nonché alle rettifiche finanziarie, il monitoraggio svolto dalla Commissione è migliorato. Tuttavia, l’affidabilità dell’esercizio annuale di valutazione della qualità svolto dagli Stati membri sull’efficacia dei propri SIPA ha risentito di carenze metodologiche e di insufficienti controlli e monitoraggio da parte della Commissione. Quindi, gli auditor raccomandano agli Stati membri di: accrescere l’affidabilità dei dati, migliorando il processo di aggiornamento e appurare, ove possibile, se l’agricoltore abbia l’effettiva disponibilità del terreno; con il supporto della Commissione, istituire un quadro per la valutazione dei costi legati al funzionamento e all’aggiornamento dei SIPA, al fine di misurare la performance e il rapporto costi-efficacia dei miglioramenti introdotti; far sì che i SIPA individuino, registrino e monitorino in maniera affidabile le aree di interesse ecologico, i prati permanenti e le nuove categorie di terreni.

E quelle dirette alla Commisione. La Commissione dovrebbe riesaminare l’attuale quadro giuridico per semplificare e snellire alcune norme per il prossimo periodo della PAC; procedere ad un’analisi costi-benefici per stabilire se sia possibile migliorare la valutazione della qualità al fine di conseguire una migliore copertura delle parcelle; migliorare il monitoraggio dei risultati della valutazione della qualità, analizzando possibili incongruenze nella comunicazione degli stessi, monitorando il seguito dato a tale analisi, fornendo un feed-back e facendo sì che siano attuate azioni correttive.

Come funziona il Sipa. Il sistema di identificazione delle parcelle agricole è un sistema informatico basato su fotografie aeree o satellitari nel quale sono registrate tutte le parcelle agricole degli Stati membri. Si tratta di un meccanismo di controllo fondamentale nell’ambito della politica agricola comune, concepito per verificare l’ammissibilità delle sovvenzioni versate in funzione della superficie, che nel 2015 sono ammontate a circa 45,5miliardi dieuro. La Corte ha stimato, nella dichiarazione di affidabilità, il livello di errore del Fondo europeo agricolo di garanzia nel 2014 a 2,9%. Quasi la metà degli errori riguardavano le superfici dichiarate. I SIPA svolgono un ruolo crescente anche nella verifica del rispetto di vari obblighi ambientali. Attualmente, nei 28 Stati membri, sono operativi 44 SIPA nazionali o regionali, contenenti oltre 135milioni di parcelle di riferimento.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei Conti europea

Etichetta origine latte, storica conquista per allevatori e consumatori

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nuova etichetta latte

Storico via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari. Una conquista per i produttori e anche per i consumatori, che finalmente potranno sapere da dove arriva il latte a lunga conservazione o quello usato per latticini e altri prodotti.

L’obbligo dell’etichetta arriva perché sono scaduti senza obiezioni alle ore 24 del 13 ottobre i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento dell’Unione Europea quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. In occasione dell’apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio, Coldiretti ha presentato in anteprima le confezioni di latte, burro e mozzarella con le nuove etichette per aiutare i consumatori a scegliere.

Il provvedimento riguarda l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con: a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”; b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”; c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.

Le diverse diciture. Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte: nome del paese”. Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione. Infine se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione. L’entrata in vigore e fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi, auspicabilmente, dal primo gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.

Tre cartoni di latte uht su quattro sono di origine straniera. “Adesso finalmente le nostre mucche possono mettere la “firma” su tutto il latte che esce dalle stalle, la cui salubrità è garantita a livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa. Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta”, commenta Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova (circa 600 le aziende zootecniche associate della provincia, per un fatturato di 87 milioni di euro e una produzione di 2 milioni 150 mila quintali di latte l’anno).

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

Commissione Europea propone regolamento Omnibus per semplificare la politica agricola europea

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLa Commissione europea ha proposto una serie di nuovi provvedimenti volti a semplificare ulteriormente la PAC (Politica Agricola Europea), con l’obiettivo di stabilizzare il reddito degli agricoltori e di facilitare l’accesso al credito.

Pacchetto Omnibus. Allo scopo, nel corso dell’ultimo anno, la Commissione europea ha introdotto quattro provvedimenti “semplificativi” a cui ora si aggiungono le misure del pacchetto Omnibus proposto dall’Esecutivo. Queste proposte rientrano nel pacchetto di revisione del Quadro Finanziario Pluriennale e interessano tutti e quattro i regolamenti di base della PAC: Sviluppo rurale, Pagamenti diretti, OCM e Regolamento orizzontale. Le proposte contenute nel pacchetto Omnibus richiedono ora la piena co-decisione del Consiglio e del Parlamento europeo. Come ha precisato il Commissario Hogan: “Queste nuove modifiche non cambiano l’orientamento della PAC ma puntano a rafforzare il processo di semplificazione della PAC. Dotrebbero entrare in vigore entro l’inizio del 2018”.

Strumenti. Per quanto riguarda il regolamento sullo Sviluppo rurale, le nuove proposte di modifica prevedeno l’introduzione di strumenti di stabilizzazione del reddito su misura per settore specifico. La proposta risponde alla necessità di creare strumenti adeguati per sostenere gli agricoltori in tempi di crisi del mercato (basti pensare alla crisi che ha investito in questi ultimi due anni i settori europei della zootecnia e dell’ortofrutta). Accesso al credito. Un altra sostanziale proposta di modifica del regolamento sullo Sviluppo rurale prevede l’introduzione di norme più semplici per l’accesso ai prestiti e ad altri strumenti finanziari. Tali modifiche hanno lo scopo di migliorare l’uso degli strumenti finanziari nel settore agricolo e fornire un maggiore accesso al capitale per gli agricoltori, soprattutto per i giovani agricoltori per i quali l’accesso al credito rappresenta un problema reale. L’obiettivo generale è quello di garantire il più possibile l’uso mirato del denaro pubblico e aumentare la competitività del settore agricolo. Pagamenti diretti. Per quanto riguarda il regolamento sui Pagamenti diretti, la Commissione propone di consentire agli Stati Membri una maggiore discrezionalità nell’applicazione della definizione di “agricoltore attivo”. In questo modo ciascun Paese potrà decidere se continuare o meno ad applicare l’attuale definizione. Se applicata, il sistema risulterà molto meno gravoso e saranno sostanzialmente facilitate le pratiche burocratiche sia per gli agricoltori che per le Amministrazioni nazionali/regionali. Maggiori informazioni sui provvedimenti “semplificativi” della PAC sono reperibili a questo link.

Fonte: Europe Direct Veneto

Prezzi pomodoro, pesche e nettarine, nell’Unione Europea situazione migliore delle previsioni

SALUTE: COLDIRETTI, ARRIVA SUPERPOMODORO ANTI-ETA'Nell’Unione Europea i prezzi medi dei pomodori nel mese di luglio sono risultati superiori del 25% rispetto al prezzo medio registrato nello stesso mese negli anni 2013, 2104 e 2015. Lo rivelano gli ultimi dati pubblicati da Eurostat nell’ultimo cruscotto relativo il mercato del pomodoro.

I prezzi registrati in Italia, Spagna e Francia – tre dei quattro principali Paesi produttori dell’UE – sono aumentati dal 24% al 43%. Un dato decisamente migliore di quanto ci si aspettava all’inizio dell’estate, quando la combinazione data dall’aumento della produzione e dalla mancanza di sbocchi all’esportazione suggeriva un livello di prezzi molto basso. La situazione nei Paesi Bassi, l’altro grande produttore europeo, rimane invece più difficile, con prezzi che risultano oltre il 20% al di sotto del dato medio del mese di luglio (anche se gli ultimissimi dati mostrano una piccola ripresa).

Pesche e nettarine. Gli ultimi dati elaborati dalla DG Agricoltura della Commissione europea mostrano che i prezzi di mercato delle pesche e nettarine in alcuni Paesi dell’UE sono mediamente più alti del 10% rispetto allo stesso periodo degli ultimi anni, in particolare in Spagna, Francia e Italia. Per la Grecia, invece, i prezzi rimangono inferiori del 7%. La produzione stimata del 2016 dovrebbe risultare dell’8% inferiore rispetto al 2015. La stagione è iniziata con prezzi che, rispetto agli anni precedenti, tendevano verso il basso, tanto che si sono resi necessari alcuni ritiri dal mercato al fine di assorbire un eccesso di offerta a breve termine.

Fonte: Servizio Stampa Europe Direct di Veneto Agricoltura

Mangimi, approvato il codice di buone pratiche per l’etichettatura e modifiche al quantitativo di rame ammesso

MangimiLa Commissione Europea ha approvato il codice di buone pratiche in materia di etichettatura dei mangimi composti per gli animali destinati alla produzione alimentare.

Etichettatura. Sviluppato congiuntamente dall’Organizzazione agricola Copa-Cogeca e dalla Federazione europea dei fabbricanti di mangimi composti (FEFAC), il codice intende chiarire le norme stabilite dal regolamento europeo sull’etichettatura dei mangimi, fornire suggerimenti pratici ai produttori di mangimi composti su come realizzare un’etichetta e mettere a disposizioni degli agricoltori utili informazioni affinché possano compiere scelte informate sull’uso corretto dei prodotti. Il testo punta, inoltre, ad armonizzare le pratiche in tutti gli Stati Membri per semplificare le attività di agricoltori, cooperative agricole e mangimifici. L’approvazione formale della Commissione europea ha ottenuto anche il sostegno degli Stati Membri nel Comitato permanente per i vegetali, gli animali, gli alimenti e i mangimi (SCoPAFF).

Livelli di rame nei mangimi. L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha proposto, invece, una serie di modifiche ai livelli massimi di rame ammessi nei mangimi destinati  a suinetti, bovini e vacche da latt, mentre ha proposto  un aumento nei mangimi per capre. I livelli proposti dall’EFSA ridurrebbero la quantità di rame rilasciata nell’ambiente, il che potrebbe avere un ruolo favorevole nel ridurre la resistenza agli antimicrobici. Nello specifico, gli esperti dell’Agenzia europea raccomandano che il contenuto di rame nei mangimi completi per suinetti non superi i 25 mg per kg (una diminuzione rispetto ai precedenti 170 mg/kg). Il tenore massimo di rame in un mangime completo per vacche da latte e bovini dovrebbe invece essere ridotto da 35 mg/kg di mangime a 30 mg/kg. Per quanto riguarda la maggior parte dei restanti gruppi di animali, i livelli massimi attualmente autorizzati restano invariati, tranne per le capre, per le quali l’EFSA raccomanda un incremento. La riduzione del rame nei mangimi potrebbe dunque contribuire a ridurre la resistenza agli antimicrobici nei suini e nell’ambiente (nei suinetti il rilascio di rame nell’ambiente tramite deiezioni è stato calcolato del 20%). Ciò perché la resistenza agli antimicrobici potrebbe essere connessa alla vicinanza genetica tra alcuni geni di resistenza agli antibiotici e alcuni geni di resistenza al rame.

Fonte: Servizio Stampa Europe Direct di Veneto Agricoltura

Dermatite nodulare dei bovini, varcata la soglia orientale dell’Unione Europea

LSD_infezione in corso

foto da internet

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) mette in guardia gli Stati Membri contro i possibili rischi derivanti dalla diffusione della lumpy skin disease (LSD), o dermatite nodulare, malattia virale che colpisce anche i bovini.

Presente in Grecia, Bulgaria e paesi Balcanici. Con la pubblicazione di una dichiarazione scientifica, l’EFSA ha rimarcato che la vaccinazione dei bovini rappresenta l’opzione più efficace per controllare la diffusione della LSD. Lo studio è stato richiesto dalla Commissione europea a seguito della rapida diffusione della malattia in Grecia, Bulgaria e in altri Paesi balcanici. La LSD è una malattia che viene trasmessa da insetti ematofagi, come ad esempio alcune specie di mosche, zanzare e zecche. Nella nota, gli esperti dell’EFSA ricordano che quando la vaccinazione è completamente applicata, l’abbattimento parziale di animali colpiti risulta efficace per sradicare la malattia. In particolare, la vaccinazione è più efficace se applicata prima che il virus entri in una Regione o in un Paese. Gli esperti raccomandano che la vaccinazione venga applicata in modo uniforme in tutte le aree. La LSD è attualmente presente in molti Paesi africani; dal 2012 si é diffusa dal Medio Oriente verso l’Europa sud-orientale. Il rischio di una sua ulteriore diffusione è elevato.

Fonte: Europe Direct Veneto

TTIP nel limbo, in dirittura d’arrivo però il CETA, l’accordo di libero scambio Unione Europea-Canada

CETAMentre il TTIP sembra essersi arenato sul no francese ed i tempi stretti dettati dalla fine dell’amministrazione Obama, la Commissione Europea ha formalmente presentato al Consiglio dell’Unione Eropea una proposta riguardante la firma e la conclusione dell’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada, noto come accordo economico e commerciale globale o CETA.

Firma ad ottobre? Per accelerare la procedura di firma e l’applicazione provvisoria, la Commissione ha proposto il CETA come accordo “misto”. Ciò non pregiudica la sua interpretazione giuridica, quale espressa in una causa attualmente all’esame della Corte di Giustizia europea concernente l’accordo commerciale concluso tra l’Unione Europea e Singapore. Così facendo, la Commissione apporta il proprio contributo affinché l’accordo sia firmato durante il prossimo vertice UE-Canada, in ottobre. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato al riguardo che “l’accordo tra l’UE e il Canada è il nostro accordo commerciale migliore e maggiormente proiettato al futuro. Il CETA offre nuove opportunità alle imprese europee, promuovendo nel contempo i nostri standard elevati a beneficio dei cittadini”.

L’accordo.  Quello raggiunto con il Canada, viene presentato dalla Commissione Europea come un accordo commerciale in grado di generare crescita economica e nuovi posti di lavoro, e allo stesso tempo capace di difendere le rigorose norme europee in settori quali la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, la tutela dell’ambiente e i diritti dei lavoratori. Dopo aver ricevuto il via libera del Consiglio e l’approvazione del Parlamento europeo sarà possibile applicare l’accordo in via provvisoria. Il CETA eliminerà tutti i dazi doganali permettendo alle imprese dell’Unione Europea di risparmiare centinaia di milioni di euro all’anno, il che andrà anche direttamente a vantaggio dei consumatori poiché i prezzi diminuiranno e aumenterà la scelta di prodotti importati dal Canada. Il CETA dovrebbe incrementare lo scambio di servizi, creare nuovi sbocchi sul mercato e fornire un migliore accesso ai prestatori europei di servizi, che siano servizi marittimi, di telecomunicazione, d’ingegneria, ambientali o contabili. I prestatori di servizi potranno viaggiare più facilmente tra l’UE e il Canada mantenendo così migliori contatti con i loro clienti. Il riconoscimento delle qualifiche professionali nell’ambito delle professioni regolamentate (per esempio quelle di architetto, commercialista e ingegnere) sarà facilitato, aprendo nuove opportunità ai professionisti di questi settori. Le imprese dell’UE potranno partecipare ad appalti pubblici in Canada a tutti i livelli amministrativi (federale, provinciale e locale) in settori quali l’informatica, i trasporti su strada e su rotaia. Oltre a ridurre i dazi doganali, il CETA permetterà alle imprese dell’UE, in particolare a quelle di minori dimensioni, di ridurre i costi. Ciò sarà possibile grazie al reciproco riconoscimento dei cosiddetti “certificati di valutazione della conformità” per un’ampia gamma di prodotti. Il Canada si è inoltre impegnato a seguire l’approccio dell’UE e a pubblicare tutti i bandi di gara di appalti pubblici in un unico sito web. Sarà perciò molto più facile per le imprese dell’UE interessate accedere alle informazioni in merito.

Protezione dei prodotti (oltre 140 IGP). L’accordo prevede di non compromettere per motivi di interesse commerciale gli elevati standard dell’UE e a lavorare insieme per incoraggiare altri Paesi in tutto il mondo, in particolare quelli in via di sviluppo, a elevare i propri standard. Oltre 140 Indicazioni Geografiche di prodotti alimentari e di bevande potranno beneficiare di un elevato livello di protezione sul mercato canadese. Il CETA garantirà che solo i prodotti genuini possano essere venduti in Canada con tali denominazioni. L’accordo introduce un nuovo sistema giudiziario per la protezione degli investimenti e migliora le norme in questo campo. Questo garantisce il diritto dei Governi dell’UE di legiferare nell’interesse dei loro cittadini, pur incoraggiando gli investitori stranieri mediante la tutela dei loro investimenti. Il nuovo sistema rende la risoluzione delle controversie in materia di investimenti più equa e trasparente. In quanto tale, esso costituisce un importante passo avanti verso l’obiettivo ultimo dell’UE di dar vita ad un tribunale degli investimenti di livello mondiale.

Fonte: Europe Direct Veneto