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Pesca crostacei: -75 per cento in Alto Adriatico la bilancia commerciale. Molti gamberi da Ecuador e Spagna.

La raccolta di crostacei nell’Alto Adriatico (Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia) è stata nel 2009 pari a 4164 tonnellate. Di questo, facendo riferimento alle sole regioni italiane, 1263 tonnellate di pescato sono state esportate. L’importazione complessiva di crostacei nelle regioni italiane dell’Alto Adriatico, sempre nel 2009, ha invece raggiunto quota 29592,5 tonnellate.

Molti gamberi da Ecuador e Spagna. Questo significa che se da un lato entro i confini nazionali viene consumata buona parte della raccolta di crostacei (65%) praticata in Alto Adriatico, è altrettanto vero che il solo Ecuador destina ai nostri territori 9000 tonnellate (su 29592,5 totale import) circa di crostacei (3000 la Spagna, 2500 la Danimarca e 2000 circa il Regno Unito e l’Argentina). I dati, a cura dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, con sede a Chioggia (VE), sono stati elaborati su fonti statistiche Istat (Italia), Crostat (Croazia), Slostat (Slovenia) e Irepa (Istituto di Ricerche Economiche per la Pesca e l’Acquacoltura).

A farla da padrone sulla raccolta nostrana nel 2009 l’Emilia Romagna che da sola raccoglie il 56,2% dell’intera area (2341 t). A ruota il Veneto col 23,9% (993 t), la Croazia col 12,7% (529 t), il Friuli col 7,1% (296 t) e da ultima la Slovenia che col suo 0,1% (4 t) assomma un dato complessivamente poco rilevante. Entrando nel dettaglio i crostacei maggiormente catturati in Emilia Romagna sono le pannocchie (9861 quintali, 84,6% dell’intero comparto) seguite da mazzancolle e gamberi (1887 q insieme). Irrisorie le quote di scampi, aragoste e astici pescati. In termini di ricavi i valori di vendite registrati nel 2009 si sono attestati sui 17,4 milioni di euro circa.

Anche per il Veneto le pannocchie rappresentano la specie regina con una produzione di circa 6400 quintali (64,4% dell’intero settore) per ricavi realizzati pari a 9 milioni di euro. In Friuli Venezia Giulia le pannocchie assommano l’86,6% del totale delle catture (2564 quintali) per un ricavato pari a poco meno di due milioni di euro. Riguardo l’export è il Veneto con 532 t a guidare le esportazioni, seguito dall’Emilia Romagna (508 t) e dal Friuli Venezia Giulia (224 t). Si equivalgono nel 2009 le importazioni di Veneto ed Emilia Romagna (14000 t) mentre il Friuli si ferma a 757 t. Il valore economiche delle esportazioni delle regioni italiane dell’Alto Adriatico ammonta a 7,8 milioni di euro e finisce per quasi un terzo nelle tavole francesi (segue Slovenia e Croazia). Ben più consistenti i soldi impegnati nelle importazioni: 169,2 milioni di euro. Di questi 91,1 milioni si devono al Veneto, 73,3 all’Emilia e 4,7 al Friuli. Le 9000 tonnellate importate dall’Ecuador nelle regioni dell’Alto Adriatico sono composte soprattutto da gamberi bianchi e in misura minore da mazzancolle. Dalla Spagna le quantità importate sono egualmente distribuite tra gamberi, scampi e mazzancolle e sono per la maggior parte vendute come preparazioni surgelate.

(fonte Veneto Agricoltura)

Pesca: tonno rosso, Ue isolata sui tagli

foto Ministero Politiche Agricole

E’ stato un no corale quello che si è alzato dal tavolo del Consiglio dei Ministri della Pesca dell’Ue, a Lussemburgo, contro l’ipotesi lanciata dalla commissaria europea alla Pesca, Maria Damanaki, di intervenire con tagli, anche drastici, sulle quote di pesca del tonno rosso nella campagna 2011. Le quote attuali non si toccano, hanno detto in concreto il ministro per le Politiche Agricole e della Pesca Giancarlo Galan insieme agli altri colleghi europei.

(fonte Ministero Politiche Agricole e forestali)

Pesca Alto Adriatico: fortemente negativa la bilancia commerciale dei prodotti ittici

foto Veneto Agricoltura

Il saldo della bilancia commerciale nel 2009 per il settore pesca nell’alto Adriatico (Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia) evidenzia un saldo negativo di –150 milioni di euro: centoottanta milioni di euro il valore del pesce esportato e trecentotrenta quello importato. I dati, a cura dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, con sede a Chioggia (VE), sono stati elaborati su fonti statistiche Istat (Italia), Crostat (Croazia) e Slostat (Slovenia).

Veneto maglia nera. Eclatante il dato del Veneto, regione che incide maggiormente sul saldo negativo del bilancio commerciale ittico dell’area: 218,4 milioni di euro il valore delle importazioni e  46 milioni circa le esportazioni (-172 milioni circa, il saldo). L’unica area in controtendenza è la Croazia il cui saldo risulta positivo per 62 milioni circa (da sola esporta il 40% dell’intera area). Entrando nel dettaglio, se la quota di pesce vivo importato può considerarsi irrisoria, rilevanti per il Veneto sono gli acquisti di pesci refrigerati e di molluschi, tanto più in rapporto alle esportazioni delle stesse specie.Il trend del primo semestre 2010 vede un Veneto ancora più scoperto sul versante esportazioni rispetto al dato del 2009 e all’ultimo quinquennio. Nello stesso periodo la Croazia ha ampliato progressivamente la forbice tra esportazioni ed importazioni con un saldo sempre più positivo.

Dalla Spagna, maggior import-export. Il Paese maggior esportatore verso le regioni alto adriatiche italiane nel 2009 è stata la Spagna che da sola ha invaso le nostre pescherie con prodotti ittici freschi, refrigerati e lavorati per oltre 46 milioni di euro (15% del totale importato, 14,6% Francia e 12% Danimarca). Comunque la stessa nazione iberica è stata il primo Paese destinatario del nostro pesce assorbendo il 35% del totale esportato (18% la Germania e 9% la Francia).

(fonte Veneto Agricoltura)

Da luglio il Belgio alla guida del Consiglio UE

Dal 1° luglio la Presidenza di turno dell’UE è passata al Belgio, che rimarrà in carica per i prossimi sei mesi. La nuova presidenza intende dare attuazione al Trattato di Lisbona e garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati nella “Strategia 2020”. La principale priorità in questo momento, sostiene il primo ministro belga Yves Leterme, è la ripresa della fiducia nei mercati attraverso una maggior vigilanza e regolamentazione del settore finanziario. Occorre portare un miglioramento della governance economica europea attraverso il rafforzamento del Patto di stabilità e crescita.

In programma per il settore agricolo. La Presidenza belga continuerà il processo di riflessione sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013 in attesa della Comunicazione della Commissione europea prevista per la fine dell’anno. Sarà avviato un dibattito sulla revisione della politica europea di qualità dei prodotti agricoli e, per quanto riguarda il settore lattiero-caseario, la presidenza belga baserà il suo lavoro sulla raccomandazione del Gruppo di Alto di Livello e sulla relazione sul sistema delle quote latte fino al 2015. Sempre in materia agricola, la Presidenza intende raggiungere un accordo politico per il miglioramento e la semplificazione della politica di sviluppo rurale; mentre a livello internazionale l’obiettivo è la difesa della posizione dell’UE nelle negoziazioni del Doha round. Un’altra priorità sarà la riforma del Piano Comune per la Pesca. Nell’incontro del Consiglio di novembre sarà focalizzata l’attenzione sulla cooperazione tra comunità scientifica e settore ittico. In termini di salute e benessere degli animali, il Consiglio concentrerà il suo lavoro sulla road-map sulla TSE – encefalopatia spongiforme trasmissibile – e sulla questione della prevenzione e del controllo delle malattie animali. Non meno importante è l’obiettivo di sviluppare un’economia verde europea concorrenziale che consideri i cambiamenti climatici.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Pesca: le nuove opportunità per il settore in Sicilia arrivano dalla tradizione

foto Prodotti Ittici Tradizionali

Promuovere prodotti della pesca poco noti ma che fanno parte della tradizione culturale e gastronomica siciliana: questo l’obiettivo del progetto “Promozione dei prodotti ittici tradizionali”, proposto da Agci Sicilia, Associazione Generale Cooperative Italiane, e finanziato dal Dipartimento degli Interventi per la pesca dell’Assessorato Regionale alle Risorse Agricole e Alimentari. Lo scorso 9 giugno, durante il convegno che si è tenuto al Circolo Telimar di Palermo, sono stati presentati i risultati finali del progetto. Tra i presenti Salvino Roccapalumba, Salvo Manzella, Maria Galante e Patrizia Vinci del Dipartimento degli Interventi per la pesca della Regione Siciliana.

foto Prodotti Ittici Tradizionali

Comparto pesca Sicilia: 21% del totale nazionale. Un’occasione per mettere sotto la lente il comparto, che in Sicilia conta circa 3000 pescherecci che rappresentano il 21% del totale nazionale. Prevalentemente si tratta di piccola pesca, molto forte la componente dello strascico d’altura a Mazara del Vallo, anche se la marineria è concentrata anche a Milazzo e nella provincia di Palermo, la trasformazione è localizzata per l’80% nel Trapanese, nel Palermitano e in provincia di Agrigento.

Pesca in Italia non competitiva causa costi. Le recenti novità introdotte dalla normativa internazionale, rischia però di mettere in ginocchio i pescatori dell’Isola. “È necessario che le norme siano omogenee in ogni Paese e la loro applicazione venga vigilata”, ha spiegato Michele Cappadona, presidente regionale dell’Agci, che ha proseguito: “i costi ai quali sono assoggettati i pescatori italiani anche per il rispetto delle normative, sono ingenti e non consentono loro di competere sul mercato”. Secondo il presidente, “l’obbligo della tracciabilità può essere il valore aggiunto per le produzioni d’eccellenza come sono quelle del comparto ittico nazionale”.

Biso, foto Prodotti Ittici Tradizionali

Necessario il ritorno al pescato di un tempo. Una riflessione anche sul nuovo regolamento mediterraneo sulla pesca entrato in vigore il primo giugno: “La recente normativa si propone come obiettivo quello di tutelare le specie ittiche a rischio di estinzione, di garantire il nutrimento dei pesci adulti attraverso l’imposizione, tra l’altro, di limitazioni sulle distanze di pesca dalla costa”. Tra le specie tutelate, il tonno e il pesce spada. Una soluzione? Secondo Giovanni Basciano, responsabile regionale dell’Agci settore agroittico alimentare, “una piccola risposta può essere quella di spostare l’attenzione su altre specie pelagiche”. “L’obiettivo del progetto che abbiamo sponsorizzato anche attraverso il sito web è, infatti, quello di studiare e promuovere alcuni prodotti della pesca poco noti ai cunsumatori come l’Alalunga, la Palamita, il Biso e l’Alletterato che da sempre fanno parte della tradizione siciliana ma che i consumatori devono riscoprire, soprattutto perché i nostri pescatori hanno bisogno di fare reddito e se da un lato la normativa comunitaria impedisce loro di pescare quanto gli servirebbe, d’altra parte hanno bisogno di bilanciare vendendo di più e meglio le altre specie”.

Cambiamento necessario ma lento. “Il problema è che questo passaggio non è così immediato”, spiega Adriano Mariani, biologo del consorzio Unimar, “perché le barche attrezzate fino ad oggi per un determinato tipo di pesca non si possono utilizzare tal quali per pescare altre tipologie di prodotto”. “Ma i pescatori non hanno alternative visto che tutte le circuizioni che costituiscono il 90% della pesca del tonno sono state bloccate: oggi si può pescare solo con palangari e tonnare fisse”. Un problema forse anticipato dalla riduzione delle quote che Iccat fissa per ogni Paese e dei periodi di pesca. “In Italia le quote di tonno sono passate dalle 5264,60 tonnellate del 2003 alle 3100 del 2009”, ha spiegato l’esperto, “inoltre per il 2010 il periodo di pesca era stato fissato in due mesi, poi ridotto a un mese e poi praticamente abolito: adesso si dovrà aspettare l’anno prossimo per saperne di più”.

Pronte linee di credito. Nel frattempo i pescatori siciliani dovranno adeguare le loro strutture alla nuova realtà e per farlo dovranno ricorrere al credito, non sempre facile da ottenere, soprattutto quando si ha poco da dare in garanzia. A venire incontro è l’Ircac, Istituto Regionale per il Credito alla Cooperazione. “Serve certamente un maggiore coordinamento nella cooperazione siciliana: nel 2009 per esempio avevamo previsto un fondo speciale di 500 mila euro e non è stata presentata neanche un’istanza”, ha spiegato il commissario, Antonio Carullo, “però siamo pronti a dare una mano al comparto e alle coop, attraverso le nostre linee di credito per progetti di filiera, innovazione tecnologica, logica di mercato”.

Palamita, foto Prodotti Ittici Tradizionali

I tunnidi non rientrano nelle militazioni imposte al tonno rosso. Tra le professionalità messe in campo per la realizzazione del progetto dell’Agci e del Dipartimento degli Interventi per la pesca dell’Assessorato regionale alle Risorse Agricole e Alimentari, Bio&Tec, una cooperativa trapanese di ricerca applicata alla biologia marina, alla pesca e all’acquacoltura. Tra gli studi quello sugli altri tunnidi, ovvero tonni di piccole dimensioni che non rientrano nelle limitazioni imposte sul tonno rosso. “Ci sono regole da seguire per quanto riguarda gli attrezzi e le taglie minime di pesca”, spiega Francesco Bertolino, “ma sono specie poco considerate, non perché siano meno pregiati ma perché sono meno apprezzati dai consumatori per via della carne un po’ più scura, ad esempio, ma che vanno rivalutate anche per la trasformazione”. Tra questi, l’Alalunga, la Palamita, l’Alletterato e il Biso. “Il periodo di pesca è la primavera e l’estate, ma sia sulla loro biologia che sulle catture abbiamo pochi dati”, ha spiegato l’esperto, “di alcuni tunnidi si parla ad esempio di 100 tonnellate pescate in Sicilia in un anno, numeri molto bassi e certamente sottostimati, poiché queste specie sono accessorie alla pesca del tonno e del pesce spada e spesso non vengono neanche censiti”.

(fonte Agci Sicilia)

Dal 1 giugno 2010 nuove regole per la pesca nel Mediterraneo

Niente più seppie, calamaretti e telline nelle tavole degli italiani che potranno dire addio anche a rossetti, bianchetti e latterini, frittura di paranza per eccellenza dalla Liguria alla Calabria. Tutto questo a partire da martedì 1 giugno con l’entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo. La Commissione europea, infatti, detta nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa.

Obiettivo: la tutela di specie a rischio. Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l’obiettivo dichiarato dell’Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca. Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l’Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall’Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe.

La posizione del Ministro Giancarlo Galan. Il Ministro Galan ha dichiarato “Sono pienamente consapevole delle difficoltà che la pesca italiana sta affrontando.  L’entrata in vigore delle nuove regole per il Mediterraneo stanno creando molte preoccupazioni al settore, e mi fanno riflettere sulla esigenza di avviare strategie che non consentano più di accumulare ritardi rispetto alle politiche comunitarie. Proprio per questo  ritengo di condividere l’idea che si costituisca l’unità di crisi e ho richiesto la predisposizione di un dossier pesca che sto analizzando per affrontare con concretezza e  realismo i problemi. D’altra parte con le Associazioni della pesca sono pronto a condividere una politica basata su una pesca responsabile, capace di garantire le imprese nel rispetto del mare. Dobbiamo disegnare insieme un settore capace di affrontare i nuovi scenari economici, soprattutto utilizzando al meglio gli strumenti a nostra disposizione. Dovremo usare in modo corretto la programmazione triennale e la legge delega proprio per ridisegnare il settore alla luce delle ricorrenti emergenze.”
(fonte Ansa/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

Pesca in Alto Adriatico: luci ed ombre

Anche nel 2009 la flotta dell’Alto Adriatico si assottiglia un po’ (-0,7%). In particolare il Veneto perde 12 imbarcazioni, contro le 4 “pensionate” dal Friuli Venezia Giulia; l’unico aumento si è registrato per l’Emilia Romagna con 2 pescherecci in più.

Nonostante ciò, il Veneto registra un consistente aumento delle catture (+15% rispetto al 2008); Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia invece registrano un calo della produzione, rispettivamente di 3 e 5 punti percentuali. Di conseguenza il Veneto ha riportato un buon incremento dei ricavi (+20%); comunque discreto l’aumento per l’Emilia Romagna (+6,2%); a distanza invece il Friuli Venezia Giulia (+0,6%). Con 3.044 imprese attive che operano nel settore della pesca e della piscicoltura (sulle 5.396 totali presenti nelle Regioni dell’Alto Adriatico), il Veneto si aggiudica il primato, seguito dai romagnoli (1.922) e dai friulani.

2009 anno più produttivo rispetto al 2008. I dati,  a cura dell’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di  Veneto Agricoltura, si riferiscono alla pesca marittima e lagunare nel 2009, che, nonostante la crisi della vongola, è stato un anno complessivamente più produttivo del 2008, periodo che ha pagato lo scotto della crisi carburante con riduzione di attività e produzione. E’ azzurro circa la metà del pesce pescato dagli italiani nell’Alto Adriatico, per una produzione totale di 25.756 tonnellate, con un ricavo di 57 milioni di euro. In evidenza, opposta, il fatturato dei mercati ittici di Venezia (54 milioni di euro, -5%) e Chioggia (46,4 milioni di euro, +2%).

(fonte Veneto Agricoltura)

Incontro a Bruxelles sulla situazione della piccola pesca nell’Alto Adriatico

Una delegazione composta dal sindaco di Chioggia Romano Tiozzo, dall’assessore alla pesca Nicola Boscolo Pecchie, dal sindaco di Caorle Marco Sarta e dai rappresentati di AGCI pesca, Lega Coopesca Veneto, Lega Pesca Emilia Romagna, Federcoopesca, Coopesca, Mare Azzurro, è stata ricevuta oggi, giovedì 25 marzo 2010, dalla Commissione Parlamentare Europea della pesca.

Motivo dell’incontro: piccola pesca a strascico. “La delegazione ha incontrato le autorità comunitarie per chiedere la deroga delle scadenze europee per la piccola pesca a strascico entro le tre miglia, in maniera tale che in questo momento di crisi sia possibile garantire il lavoro agli operatori, pur tenendo conto degli obblighi comunitari. – ha spiegato il sindaco Romano Tiozzo – La nostra speranza è che il coinvolgimento dei Parlamentari veneti ed italiani ci possa portare ad un risultato positivo, anche se difficile da raggiungere”. “Le Amministrazioni locali non hanno alcuna competenza in materia, tuttavia il Comune di Chioggia ha voluto promuovere questa iniziativa in difesa dei cittadini. – ha commentato  l’assessore alla pesca Nicola Boscolo Pecchie – Se non sarà possibile ottenere la deroga chiederemo all’Unione Europea che le nostre attività possano continuare ancora a lavorare, cercando di diminuire lo sforzo di pesca in linea con gli obiettivi dell’UE per una maggiore tutela dell’ambiente. Valuteremo infine se sarà possibile ottenere delle misure di sostegno per la categoria”.

(fonte: Comune di Chioggia)

Pesca e acquacoltura: dominio commerciale del Veneto nell’Alto Adriatico. E nelle acque pubbliche del vicentino, al via la semina di trota fario.

foto Veneto Agricoltura

Le imprese della pesca e dell’acquacoltura veneta nel 2009 hanno raggiunto il numero di 3044, più della metà di quelle presenti in Alto Adriatico (Croazia, Slovenia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna). A dirlo sono i dati analizzati dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura (sede a Chioggia, Ve). Un trend che risulta in costante crescita nel corso degli ultimi 10 anni, tanto che in Veneto le imprese oggi risultano essere il 68% in più rispetto al 2000. La consistenza delle aziende ittiche è cresciuta del 3% rispetto al 2008, ma sono quelle che fanno allevamento ad aumentare più consistentemente, rispetto a quelle che esercitano la pesca professionale che invece sono in calo.

Rovigo e Venezia protagoniste. Dai dati risulta evidente la forte vocazione della provincia di Rovigo: 1.946 unità produttive e di queste 1.215 praticano l’allevamento ittico. Segue Venezia con 952 insediamenti dediti, invece, soprattutto alla pesca. In Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna sono presenti 80 aziende che fanno trasformazione di prodotti ittici, il 65% delle quali in Veneto e concentrate soprattutto a Rovigo e Venezia. Le aziende che praticano il commercio all’ingrosso sono complessivamente 197, il 56% delle quali operanti sul territorio veneto. Sono attivi 1.006 esercizi che operano nel commercio al dettaglio e ambulante, di cui oltre la metà, 514 esattamente, localizzata in Veneto e di questi ben 305 sono ambulanti concentrati primariamente nei territori veneziano e padovano.

Trota fario

Campagna di semina di trota fario nelle acque pubbliche del vicentino. Sempre a proposito di acquacoltura, ai fini del ripopolamento dei diversi corsi d’acqua regionali, sono riprese le consuete operazioni di semina d’inizo anno di trota fario nel quadro relativo all’assolvimento degli obblighi ittiogenici che Veneto Agricoltura gestisce per conto dei concessionari di derivazioni di acque pubbliche in provincia di Vicenza. Nel 2010 saranno immessi complessivamente in tutta la provincia 336.500 avannotti e 100.700 trotelle di taglia fra 4 e 9 cm. La campagna di semine ha preso già il via nei corsi d’acqua appartenenti ai Bacini dell’Astico-Posina e Leogra con il lancio di 336.500 avannotti; sempre in questo Bacino saranno immesse in tarda primavera 15.000 trotelle fario di taglia 4-6 cm e  in estate si terminerà con l’immissione di 4.300 trotelle 6-9 cm. Le operazioni di semina sono state regolarmente condotte in presenza delle guardie provinciali, con la collaborazione delle guardie volontarie del Bacino di Pesca Astico-Leogra e la supervisione dei tecnici di Veneto Agricoltura.

(fonte Veneto Agricoltura)