• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

11 e 14 settembre, lo spettacolo teatrale (ingresso gratuito) “Far filò: storie della terra e del cielo” arriva nelle aziende agricole socie di Coldiretti Rovigo

Il filò contadino, l’antica usanza dei territori rurali, diventa tema d’ispirazione per la rassegna itinerante nata dalla collaborazione tra Teatro Stabile del Veneto, Arteven e Coldiretti Veneto con il sostegno della Regione del Veneto, all’interno del più vasto progetto “Coltivare Teatro”. Il progetto teatrale promuove il valore della sostenibilità ed è una iniziativa creata per recuperare il valore della narrazione orale, rurale ma anche per recuperare le radici della cultura veneta, valorizzando quella di provenienza rurale. L’ingresso ai due spettacoli è gratuito, prenotazioni su Eventbrite.

Appuntamento quindi con “Scano Boa” di Theama Teatro che sarà messo in scena nell’azienda agricola Andrea Giuriolo, in via Umberto Maddalena a Pettorazza Grimani (Rovigo) l’11 settembre alle 19. Lo spettacolo nasce come progetto di valorizzazione del territorio attraverso il recupero di un rapporto sinergico tra identità e ambiente. Così come narrato dallo scrittore Gian Antonio Cibotto l’uomo si forma in relazione all’ambiente nel quale vive. L’itinerario di viaggio della propria formazione non può prescindere dalla salvaguardia dell’ambiente in cui il viaggio stesso si compie.

Sposta poi lo sguardo sul lavoro agricolo lo spettacolo “Dal mulo al drone ma col motocoltivatore” il 14 settembre alle 16 nell’azienda agricola La Bocalina di Silvia Bertazzo in Località Caì Garzoni 32 ad Adria (Rovigo). A mettere in scena lo spettacolo per famiglie è Teatro Moro con un’originale favola che ha per protagonisti un agricoltore e un topo, entrambi alle prese con un mondo che cambia di continuo, dove l’aratro di legno lascia il posto all’aratro di ferro, poi alla falce, via via fino al drone.

“Il fare filò animava il nostro territorio e la gente bei campi nel passato, oggi quel bel racconto agricolo si trasforma in questa progettualità, in un network importante per tutti coloro che operano ai fini organizzativi che sarà arricchente per tutti coloro che ne usufruiranno – afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto -. Tutti abbiamo bisogno di riscoprire il valore della socialità e trovare una nuova dose di umanità, oltre che tenere accese le nostre comunità, soprattutto quelle più piccole. Per questo ci mettiamo a disposizione con le nostre aziende che conoscono già il termine della “multifunzionalità” e con questo progetto teatrale si apriranno anche a un nuovo modo di fare accoglienza. Come mondo agricolo abbiamo bisogno della vicinanza della cittadinanza per raccontare l’agricoltura di oggi, fatta di sfide economiche, ma anche sociali e sindacali. Necessitiamo di aprirci all’esterno per poter dialogare con le comunità fatta di persone e anche consumatori che potranno riscoprire l’agricoltura semplice e genuina”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Rovigo

 

21 luglio, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) la prima edizione della “Festa del giornalismo che non si arrende”

Patrocinata da Ordine Giornalisti e Sindacato Giornalisti Veneto si tiene lunedì 21 luglio prossimo, sull’ aia del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco, la prima edizione della “Festa del Giornalismo che non si arrende”, promossa da Argav. L’iniziativa, che si ripeterà annualmente, vuole essere un momento di incontro fra i gruppi dirigenti delle varie articolazioni organizzative di una categoria che crede nella funzione democratica del proprio lavoro e per questo è impegnata a valorizzarne la professionalità.

La serata, che avrà inizio alle ore 20.00, sarà imperniata sulla figura di Angelo Beolco, detto Ruzante che, attraverso l’arte scenica, fu difensore del mondo dei contadini pavani (padovani). Ne parlerà Francesco Jori, giornalista e scrittore, mentre Ferruccio Ruzzante, giornalista ed editore, focalizzerà l’attenzione sull’opera del critico ruzantiano, Guido Boldrin; toccherà poi a Remigio Ruzzante, giornalista e attore, interpretare alcuni passi del celebre commediografo. Ospiti della serata saranno anche Paolo Perini, cantautore, scrittore e guida ambientale, nonché Luca Perrino, giornalista e presidente dell’associazione “Leali delle notizie”, che organizza il Festival del Giornalismo a Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia.

La serata si svolgerà in un rilassante ambiente rurale e sarà accompagnata dal convivio della tradizione, che caratterizza le attività di Argav

A tessere le fila dell’incontro sarà Fabrizio Stelluto, presidente Argav, mentre Efrem Tassinato, giornalista chef presidente Wigwam, presenterà a fine serata una selezione di prodotti del territorio: dalle insalate del Medio Brenta (con Elena Marcon de La Marostegana di Piazzola sul Brenta), all’olio evo dei Colli Euganei (con Silvia Callegaro del Frantoio Evo del Borgo di Arquà Petrarca), dalle carni e dai salumi della Bassa Padovana (con Stefano Beltramello di Artèmis di San Pietro in Gu) al Friulano, vino delle terre del Ruzante (con Roberto Lorin, presidente della Conselve Cantine e Vigneti).

18-27 luglio, a Roana, nel Vicentino, sull’Altopiano dei Sette Comuni, si celebrano i vent’anni di Hoga Zait, il Festival Cimbro

Dal 18 al 27 luglio 2025, Roana e le sue frazioni ospiteranno la ventesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro. Da vent’anni, la rassegna anima l’Altopiano dei Sette Comuni con escursioni, racconti, musica, spettacoli e laboratori che intrecciano comunità, paesaggio e tradizioni.

Nato nel 2006 e promosso dal Comune di Roana, Hoga Zait – che in cimbro significa “tempo alto”, quindi “tempo di festa” – è un festival culturale partecipato che valorizza l’identità cimbra attraverso un dialogo costante con altre minoranze linguistiche e culturali. Progetto inclusivo e condiviso, costruito ogni anno insieme a chi abita questi luoghi, il festival testimonia un legame profondo e secolare tra il territorio e la propria identità che affonda le radici nella storia dei Sette Comuni.

Un po’ di storia

Nel 1404 secondo il calendario veneto (1405 per quello attuale), le comunità dell’Altopiano si legarono spontaneamente alla Repubblica di Venezia, ottenendo in cambio il diritto di mantenere autonomia, lingua e costumi propri. Fu l’inizio di un’alleanza durata quattro secoli, che consolidò una cultura montana fiera e distinta. Gli abitanti dei Sette Comuni – in cimbro Sleege, Lusaan, Gènebe, Vüutsche, Gèlle, Rotz, Robaan (rispettivamente Asiago, Lusiana, Enego, Foza, Gallio, Rotzo e Roana) – conservarono un patrimonio fatto di lingua, leggende e relazioni comunitarie.

È da questa eredità che prende vita Hoga Zait, attraverso escursioni, spettacoli all’aperto, laboratori e incontri culturali: una proposta che punta a essere autentica e accessibile, con particolare cura per la qualità e la narrazione. Elemento distintivo è anche l’attenzione alle innovazioni culturali e ai progetti di ricerca sul territorio, come il Lab Village – Turismo, Cultura e Industrie Creative (venerdì 18 luglio ore 17:30, sala consiliare del Municipio di Canove) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Questo laboratorio esplora nuove prospettive per un turismo culturale e sostenibile, valorizzando la memoria collettiva e le storie di vita degli abitanti attraverso esperienze sonore e artistiche innovative.

«Quest’anno Hoga Zait compie vent’anni: un traguardo importante per questo festival che non è soltanto un appuntamento culturale. È un’occasione per riappropriarsi della nostra identità particolare, per valorizzare quella cultura cimbra che rende unici Roana e l’Altopiano e al contempo li collegano ad altre realtà con cui condividiamo radici comuni”, dichiarano Marzia Rigoni, assessore al Turismo e Alessio Fabris, assessore alla Cultura del Comune di Roana. “Ogni edizione – continuano – è un ponte tra passato e futuro: coinvolge i giovani, dà valore al territorio e restituisce voce ai racconti, alle usanze, alla musica e ai sapori di una cultura che merita attenzione e rispetto. La ventesima edizione è un simbolo di continuità ma anche di innovazione e apertura: vogliamo che Hoga Zait continui a parlare a tutti, dentro e fuori il nostro territorio. Un grazie speciale va alle sei Pro Loco del nostro Comune, agli Schèllatragar, all’Istituto di Cultura Cimbra, alle associazioni culturali, ai volontari e a chi, anno dopo anno, rende possibile questo sogno. Che sia davvero un ‘tempo alto’ per tutti, per condividere e per sentirci parte di una storia che vive ancora»

A rendere unico Hoga Zait è il suo alfabeto simbolico, fatto di suoni, gesti e parole che affondano nelle radici della cultura cimbra. La Schèlla, antico campanaccio da malga, è al centro del rituale: un tempo legata alle mandrie, oggi accompagna la comunità nel riconoscersi parte di una storia collettiva. A portarla sono gli Schèllatragar, volontari che rappresentano i sei Lèntlen (le sei frazioni) del Comune di Roana. Durante il festival, ogni Schèllatragar, sfila con la propria Schèlla incisa in lingua cimbra, facendosi custode e narratore di un’identità montana profonda, fatta di gesti semplici e simboli antichi. La loro presenza accompagna i momenti più significativi della rassegna, aprendo cerimonie, concerti e spettacoli con la forza discreta della memoria collettiva.

Ma non è solo la campana a raccontare: è anche il modo in cui ci si veste, si cammina, si porta la propria storia addosso. Come ricordava nel XIX secolo l’abate Modesto Bonato, la cultura cimbra si esprimeva anche nel vestire: lana e lino locali, cappelli di feltro, fibbie d’acciaio, calze in cilestro, brache corte e cinture che distinguevano le classi sociali. È un’immagine viva di un’identità tramandata nei gesti quotidiani e ancora oggi evocata dalle cerimonie di Hoga Zait.

Il paesaggio è così un libro aperto: ogni frazione una tappa, ogni fuoco acceso un rito di comunità. Quest’anno, in occasione del 20° anniversario, il falò si concentra in un unico grande momento collettivo: venerdì 18 luglio a Mezzaselva, nella suggestiva località di Baito Erio.

Il festival si conferma anche un punto di riferimento per le realtà associative del territorio. Due fine settimana di eventi per ogni età: camminate, spettacoli nei boschi o nei teatri, laboratori esperienziali, presentazioni editoriali e progetti dedicati alla montagna.

Anche la musica è parte viva del racconto. Per l’edizione 2025, in occasione del ventennale, i concerti serali propongono un viaggio sonoro tra Alpi e Prealpi, tra lingue minoritarie e tradizioni che si incontrano e si trasformano. Un percorso musicale che rispecchia l’identità profonda del festival: radicata, ma aperta, capace di dialogare con storie affini e prospettive contemporanee. In scena, gruppi portatori di tradizione e formazioni giovani che ne rinnovano il linguaggio. Dal folk reinterpretato al cantautorato di confine, dal psych-folk al rap in lingua minoritaria. Ogni sera un concerto in una frazione diversa, tra malghe, prati e piazze (palazzetti in caso di maltempo). Per far vibrare, ancora una volta, il cuore dell’Altopiano.

Il programma completo della manifestazione è disponibile al link www.hogazait.it

Informazioni: IAT Roana, tel. 0424/694361 email: chalet@comune.roana.vi.it

Fonte testo e foto: servizio stampa Hoga Zait

Il problema della denatalità il tema 2024 del Presepio artistico di Segusino (Treviso), visitabile dalla vigilia di Natale sino al 2 febbraio 2025

Presepio Segusino particolare 2019 7“Siamo una società egoista in cui cani e gatti prendono il posto dei figli”: il paradigma dell’egoismo umano citato da Papa Francesco qualche tempo fa ha fatto molto riflettere i segusinesi, tanto da farli convergere all’unanimità nel dedicare l’edizione 2024 del Presepio artistico all’importante tema della denatalità, fenomeno che affligge in particolare l’Italia da qualche decennio a questa parte.

Affermano gli Amici del Presepio, soci onorari Argav: “Papa Francesco punta l’indice sulla negazione della genitorialità, affermando che la società contemporanea sta vivendo un inverno demografico un po’ dettato dall’egoismo, ma anche un po’ dettato (aggiungiamo noi) da situazioni economiche incerte che potrebbero far preferire ai figli, gli amici a quattro zampe; rischiando però di condannare la nostra società a restare orfana del futuro. Papa Francesco ha ribadito questo messaggio in occasione dell’Epifania di due anni fa, un messaggio che potrebbe apparire un po’ ironico, ma che a noi, Amici del Presepio di Segusino, ha fatto riflettere e ci ha portato indietro nel tempo agli anni 20-40 del Novecento: gli anni della fame, ma anche gli anni dove le famiglie erano numerose e dove non mancavano i figli. Quei figli che poi hanno dato vita allo sviluppo economico e alla crescita che oggi tutti noi, comodamente, viviamo”.

Genitori si diventa

Continuano gli Amici del Presepio: “L’accontentarsi delle cucce piene lasciando le culle vuote, nonostante Papa Bergoglio affermi che “non basta mettere al mondo un figlio per dire di esserne padri o madri”, ci dovrebbe portare a ragionare sia sul come si può essere genitori (e non necessariamente si può esserlo solo biologicamente, e qui infatti il Papa cita l’adozione) ma anche il “come” lo si è. Padri e madri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui: nell’etica religiosa, laica e nella responsabilità, dove il tutto si esplicita in un atto di puro amore unito all’insegnamento dei valori della persona nella società. Nel Presepio di Segusino, edizione Natale 2024 ci sarà questo forte confronto: l’oggi e il ieri, il nuovo e il vecchio, le nuove famiglie ricche di cani e gatti e le grandi famiglie di un tempo ricche di bambini. Le cucce piene, le culle vuote e le culle quando erano piene; il tutto vicino a quella che è la nascita più importante: quella di Gesù. Senza ovviamente il voler giudicare nessuno (non è sicuramente nostro compito farlo), ma solo ed esclusivamente con la volontà di voler aprire uno spunto di riflessione.

Informazioni per la visita

Il Presepio Artistico di Segusino (Treviso), allestito come di consueto nella ex casa del Cappellano, in viale Italia 270, sarà aperto tutti i pomeriggi dalla notte di Natale fino al 2 febbraio 2025, e i giorni festivi anche al mattino, gli orari completi e tutte le informazioni si possono trovare sul sito internet www.presepiosegusino.it sui canali social Presepio Segusino, oppure telefonando al 334.3797867. L’entrata è libera.

Alla scoperta dei presepi e dei borghi di Segusino

Ritorna a Segusino anche l’iniziativa “Alla scoperta dei presepi e dei Borghi di Segusino” con vari presepi allestiti nei borghi e una serie di eventi (dettagli nel sito sopracitato e nei canali social Presepio Segusino).

29 novembre, a Vipiteno (Bolzano) inizia il Natale delle campane (con mostra di quelle utilizzate in agricoltura)

Dal 29 novembre 2024 al 6 gennaio 2025 le vie del centro di Vipiteno (Bolzano) si illuminano per il Mercatino di Natale e le campane risuonano per il borgo medievale. Durante il periodo natalizio il centro si trasforma con il Mercatino di Natale in piazza Città. Il tema sono le campane, che risuonano dalla Torre delle Dodici che domina sul centro città addobbato a festa e dove è stato installato un carillon. Le campane scandiscono le giornate dell’Avvento mentre le vie del centro medievale si arricchiscono con le decorazioni natalizie, le bancarelle, le luci, il profumo del vin brûlé e dei dolci tipici, come i Zelten o lo Strudel, appena sfornati. Quello di Vipiteno è uno dei cinque mercatini di Natale originali dell’Alto Adige (gli altri sono Merano, Bolzano, Bressanone, Brunico).

Il carillon sulla Torre delle Dodici

La Torre delle Dodici che svetta sul centro medievale di Vipiteno è Il centro gravitazionale attorno a cui ruotano tutte le attività del Mercatino di Natale. Proprio su questa struttura in pietra del XV secolo, alta 46 metri e che divide Città Vecchia da Città Nuova, è stato montato un carillon con 25 campane realizzate dall’azienda austriaca Grassmayr. Da qui viene scandito il tempo dei mercatini con il carillon che suona dal lunedì al sabato alle ore 17 e la domenica alle ore 12. Ma gli appuntamenti clou sono per il sabato alle ore 17 e la domenica alle ore 12 quando piazza Città verrà avvolta da un suono ancora più armonioso con la musica dal vivo proposta da varie bande musicali che si aggiungerà al suono del carillon.

La via delle campane

La Città Vecchia di Vipiteno, all’interno del centro storico, durante il periodo dell’Avvento si trasforma nella “Via delle Campane”. In un piccolo museo dedicato si potrà scoprire la varietà delle campane utilizzate in agricoltura, mentre gli artigiani locali mostrano i loro prodotti realizzati a mano con amore e passione. Qui si potrà anche visitare una mostra di presepi.

La campana dei desideri a Monte Cavallo

In cima al Monte Cavallo, la montagna di casa per i vipitenesi, si può trovare una campana speciale: ognuno avrà la possibilità di suonare la “campana dei desideri”. Proprio sul Monte Cavallo si sviluppa il comprensorio sciistico di Vipiteno. La ski area è di dimensione contenute ma modernissima, ricca di servizi, con eccellenti piste per ogni livello. È raggiungibile direttamente dalla città con la nuova cabinovia del Monte Cavallo, inaugurata a dicembre 2022. Lo stesso impianto serve anche la pista da slittino illuminata e innevata più lunga d’Italia..

Orari d’apertura del mercatino di Natale Vipiteno

Dal 29 novembre 2024 fino al 6 gennaio 2025: tutti giorni dalle ore 10.00 – 19.00, 28 novembre dalle ore 17.00 – 19.00, 24 dicembre dalle ore 10.00 – 17.00 • 25 dicembre – apertura ridotta. Per ulteriori informazioni e il programma dettagliato: www.mercatinonatalizio-vipiteno.com

Fonte e credits foto: servizio stampa Società cooperativa turistica Vipiteno – Val di Vizze – Campo di Trens

20 novembre, alla biblioteca La Vigna di Vicenza la presentazione del calendario “El Poiana 2024”

Pojana_notizia

Anche quest’anno ritorna alla biblioteca “La Vigna” di Vicenza l’appuntamento con El Poiana, il vero ed autentico almanacco meteorognostico vicentino per l’anno 2024, che sarà presentato mercoledì 20 novembre alle ore 17.00. Con le illustrazioni litografiche di Galliano Rosset e i consigli dello chef Amedeo Sandri, il calendario offre molteplici e curiosi spunti sulla storia e sulle tradizioni popolari locali, alle cui ricerche ha collaborato anche il ristorante Molin Vecio di Caldogno (Vicenza).

Il filo conduttore

L’edizione 2024 del calendario ha come tema principale la vita delle campagne venete, un aspetto strettamente intrecciato con i progressi in ambito tecnico-agrario. Questi progressi erano il risultato del sapere accumulato dagli studiosi dell’epoca, spesso associati all’Università di Padova, da cui emergevano innovazioni e scoperte che poi venivano diffuse nelle campagne attraverso le cattedre di agricoltura. Sarà affascinante esplorare come le teorie e le scoperte degli studiosi siano state tradotte in metodi pratici per migliorare le coltivazioni, l’allevamento del bestiame e l’intero ciclo agricolo. La presentazione sarà un viaggio affascinante alla scoperta di come la scienza e l’istruzione abbiano avuto un impatto tangibile sulla vita quotidiana delle comunità agricole venete, creando una connessione vitale tra l’ambiente accademico e la realtà rurale.

Prospero Alpini

Una tavola speciale del calendario è dedicata a Prospero Alpini nel 470° anniversario dalla nascita, che per primo in Europa descrisse e disegnò la pianta del caffè, rendendo noto l’uso che veniva fatto dei suoi semi tostati per preparare una bevanda fino ad allora pressoché sconosciuta ai veneziani e a molta parte del nord Europa. La serata sarà allietata da un brindisi finale offerto dalla trattoria Molin Vecio.

Interventi

Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Biblioteca “La Vigna”, Galliano Rosset, scrittore, storico e illustratore, Amedeo Sandri, chef. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

20 maggio 2023, alla Biblioteca La Vigna “il caso Laverda”, 150 anni di storia di uno dei maggiori produttori italiani di macchine agricole

alma_foto_900_b_050

In occasione del 150° anniversario della fondazione della storica azienda vicentina Pietro Laverda, la Biblioteca Internazionale “La Vigna” presenta il convegno “Da archivio d’impresa ad impresa culturale: il caso Laverda“, che si terrà il prossimo 20 maggio alle ore 10.00 presso la sede della Biblioteca stessa, in contra’ Porta S. Croce, 3, a Vicenza.

Il convegno sarà l’occasione per presentare il progetto di valorizzazione dell’Archivio Laverda macchine agricole, avviato dalla Biblioteca “La Vigna” nel 2018 dopo la donazione da parte degli eredi, che ha consentito di preservare e promuovere un patrimonio culturale di inestimabile valore. L’archivio Laverda, infatti, conserva la memoria di uno dei maggiori produttori di macchine agricole dell’ultimo secolo, con documenti e testimonianze che raccontano l’evoluzione dell’azienda e della tecnologia agricola italiana. Sarà affrontato anche il tema del valore degli archivi storici industriali e della funzione di tutela come importante strumento per definire il valore pubblico degli archivi stessi, un patrimonio da preservare e valorizzare per le generazioni future. I documenti aziendali sono infatti elementi di importanza storica e culturale che vanno tutelati e valorizzati come patrimonio culturale, in grado di generare valore per la società attraverso la ricerca, la formazione e la divulgazione della cultura d’impresa.

Programma. Saluti iniziali Remo Pedon, presidente della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, Piergiorgio Laverda, storico della meccanizzazione agricola. Interventi: Annalisa Rossi, Soprintendente ai Beni Archivistici e Bibliografici del Veneto e del Trentino Alto Adige “Archivi & Heritage d’impresa: da asset a principio generativo di valore pubblico”, Primo Ferrari, archivista – Archivio Storico SDF “Il valore della memoria: l’Archivio storico SDF e il Museo SAME”, Team Progetto ALma – Archivio Laverda macchine agricole, Alessia Scarparolo, referente di progetto, Valentina Casara, grafico, Paolo Bordin, archivista “Il progetto di valorizzazione dell’Archivio Laverda macchine agricole”, Giovanni Luigi Fontana, presidente dell’Accademia Olimpica di Vicenza e Storico dell’Economia. Conclusioni. Moderatore: Raffaele Cavalli, consigliere scientifico Biblioteca Internazionale “La Vigna”. Partecipazione: in presenza, è gradita la conferma presso la segreteria della Biblioteca Internazionale “La Vigna”: info@lavigna.it |Tel. 0444543000.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

22 febbraio 2023, alla Biblioteca La Vigna di Vicenza è di scena la civiltà contadina

immagine copertina brotto

Mercoledì 22 febbraio alle ore 17.00, nella Biblioteca Internazionale “La Vigna” saranno presentati due libri sulla civiltà contadina scritti da due autori locali, Gianni Giolo e Piersilvio Brotto, ben noti per le trascorse collaborazioni con la Biblioteca. Grazie ai loro scritti, sarà possibile conoscere meglio la cultura contadina attraverso diverse prospettive e comprendere il modo in cui il mondo rurale è cambiato nel corso degli anni. Durante la presentazione il prof. Mario Bagnara, componente il Consiglio Scientifico della Biblioteca “La Vigna” e autore della prefazione di entrambi i volumi, dialogherà con gli autori. Ingresso libero.

Il primo libro, “La civiltà contadina: ieri e oggi. Un saggio sulla letteratura veneta” di Gianni Giolo, si distingue per la sua prospettiva letteraria e offre un’affascinante sintesi del mondo rurale passato e presente attraverso l’analisi di oltre sessanta scrittori veneti. Il professor Giolo, con la sua formazione classica e la lunga esperienza didattica, divide la trattazione in due parti: una pars destruens ed una pars construens, per giungere a una precisa conclusione personale. Nella prima parte, l’autore si concentra sulla critica del degrado delle tradizioni contadine, mentre nella seconda propone una visione più ottimista sulla speranza di un futuro migliore per il mondo rurale. Dopo la presentazione il libro verrà reso disponibile in formato pdf sul sito della Biblioteca, andando ad arricchire la sezione dei libri digitali con particolare riguardo al filone della civiltà contadina.

Il secondo libro, “Diario di Martino e Lucia. Il mondo contadino nel Veneto negli anni ’50 del ‘900” a cura di Piersilvio Brotto, è scritto come un vero e proprio dialogo tra un ragazzino di scuola elementare e il suo diario. Attraverso i suoi racconti, si scoprono le tradizioni e la vita familiare nella comunità contadina, evidenziando le componenti fondamentali della realtà del tempo: la famiglia, la scuola e la realtà parrocchiale. L’autore, laureato in filosofia e insegnante, ha una forte connessione con la realtà sociale della zona di S. Pietro in Gu (Pd) e una lunga esperienza come testimone appassionato e direttore editoriale di un periodico locale. Il libro presenta un originale apparato illustrativo, realizzato da Lanfranco Antonello utilizzando le foglie secche, per far rivivere le persone, gli animali e le case del territorio. Il ricavo dalla vendita del libro, per volontà dell’autore, verrà destinato alla Biblioteca “La Vigna”.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Muri in pietra a secco, in Trentino organizzato un corso per la loro costruzione, obiettivo recuperare quelli in stato di abbandono, importanti per migliorare la biodiversità

foto gruppo1

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Nel 2018 l’UNESCO ha inserito l’arte di costruire muri in pietra a secco nella lista dei “Patrimoni culturali immateriali dell’umanità” motivando la decisione con il fatto che le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa tra l’uomo e la natura e perché i muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.

L’Italia è uno dei paesi dove queste strutture sono da sempre molto presenti e la provincia di Trento non fa eccezione, con i suoi circa 4.500 km di muri a secco a sostegno dei terrazzamenti recentemente censiti dall’Osservatorio del paesaggio trentino. L’”Atlante dei paesaggi terrazzati del Trentino sud-orientale” ci dice che nelle tre Comunità di Alta Valsugana e Bersntol, Valsugana e Tesino, Primiero la superficie terrazzata è di oltre 2.600 ettari, oltre la metà dei quali in stato di abbandono, con circa 840 km di strutture di contenimento, costituite in buona parte da muri in pietra a secco.

Oltre che per il sostegno dei terrazzamenti questi tipi di muri sono diffusi anche come muri perimetrali per delimitare appezzamenti e proprietà o ai lati della viabilità rurale. Si tratta di strutture estremamente solide che sono al loro posto da secoli e al contempo estremamente “vive” perché grazie alla presenza di spazi vuoti, interstizi e  sostanza organica, ospitano una gran quantità di vita, sia vegetale che animale, arricchendo il territorio di biodiversità. Soprattutto per quest’ultimo motivo il piano di attività della Rete di Riserve del fiume Brenta ha previsto una specifica azione legata al recupero dei muri in pietra a secco che sostengono prati ricchi di specie e un apposito bando recentemente chiuso sta portando alla realizzazione di alcuni interventi in questo senso.

muro quasi finito2

Il corso. Considerato l’interesse per l’argomento, nei mesi scorsi la Conferenza della Rete aveva deciso di proporre ai cittadini un corso introduttivo teorico e pratico per la costruzione di muri in pietra a secco, assegnando il compito di organizzarlo all’associazione “Sassi e non solo” di Terragnolo, da anni impegnata in questo settore. La risposta all’invito è stata assolutamente positiva con i 21 posti disponibili occupati in breve tempo e con il via fissato per il 4 ottobre scorso. Quattro le lezioni teoriche di tre ore ciascuna nella Sala Rossa della Comunità Valsugana e Tesino con Antonio Sarzo, Massimo Stoffella, Ermanno Savoi e Giancarlo Manfrini che hanno toccato svariati aspetti dei muri in pietra a secco: dai paesaggi terrazzati in Trentino e nel mondo, alle importantissime funzioni ambientali ed ecologiche che queste strutture svolgono, per passare poi agli aspetti più tecnici legati alle tecniche costruttive e con un interessante primo approccio alla costruzione grazie a dei modellini che hanno portato gli entusiasti partecipanti a realizzare delle mini strutture, in granito piuttosto che in calcare o in porfido.

WhatsApp Image 2022-10-14 at 07.52.03 (1)

E poi la messa in pratica di quanto appreso: la ricostruzione di una ventina di metri di muro in pietra a secco degradato che delimita la via Claudia Augusta Altinate tra Marter e Roncegno. Tre giornate di lavoro in gruppo, armati di mazzetta e scalpello e guidati dai maestri costruttori di “Sassi e non solo” con il risultato di un muro realizzato a regola d’arte, seguendo passo passo le nozioni apprese nelle lezioni teoriche, partendo dalla scelta delle pietre, passando alla preparazione delle fondamenta, al posizionamento delle modine assicurando un’adeguata pendenza verso monte. E poi la posa delle pietre più grosse al piede per passare a quelle meno ingombranti a mano a mano che si sale verso la testa del muro, avendo la cura di smussarle dove necessario per riuscire a ottenere la massima superficie combaciante e sfalsando i giunti lungo i piani di posa per evitare le “fughe sorelle”. E ancora la costruzione del “contromuro”, la posa del drenaggio, e infine delle pietre grosse e ben sagomate per formare la “testa”. Risultato finale di ottima qualità e grande soddisfazione dei corsisti che ora potranno avviare la costruzione dei propri muri in pietra a secco.

Chiusura con la consegna degli attestati e con la richiesta dei “neo diplomati” di un corso di “secondo livello”, che insegni a costruire manufatti in pietra a secco più impegnativi, come possono essere scale, volte e elementi di arredo. Ma ecco i nomi dei primi “diplomati” in costruzione di muri in pietra a secco: Manuela Borsato, Cristiano Bortolato, Stefano Crosara, Manola Dalmaso, Antonio Danieli, Luca Dezulian, Simone Franzoni, Andrea Frisanco, Alberto Lopez, Nicolò Lorenzi, Ivano Lorenzon, Stefano Martinelli, Piero Mori, Stefano Natali, Filippo Quaiatto, Lorenzo Pradel, Mattia Rossi, Ermanno Stefani, Chiara Tomaselli, Andrea Valentini, Remo Zeni.

26 Ottobre 2022, alla Biblioteca La Vigna di Vicenza la presentazione del celebre almanacco meteorognostico “El Poiana”

3173-foto

Ritorna finalmente alla Biblioteca “La Vigna” l’appuntamento con El Poiana, il vero ed autentico almanacco meteorognostico vicentino per l’anno 2023 che sarà presentato mercoledì 26 ottobre alle ore 17.30. Con le illustrazioni litografiche di Galliano Rosset e i consigli dello chef Amedeo Sandri, il calendario offre molteplici e curiosi spunti sulla storia e sulle tradizioni popolari locali, alle cui ricerche ha collaborato anche il Ristorante Molin Vecio di Caldogno.

Interventi. Le “machine dea cusina”, “la spumilia”, “il telegrafo”, “la transumanza” sono solo alcune delle tavole che illustrano l’edizione 2023 del Poiana che termina, come ormai è d’uso, con una mappa a colori delle De.Co, questa volta dell’Altopiano dei Sette Comuni. La serata sarà allietata da un brindisi finale offerto dalla trattoria Molin Vecio di Caldogno. Dopo il saluto di Mario Bagnara, consigliere scientifico della Biblioteca “La Vigna”, l’incontro vedrà la partecipazione di Galliano Rosset, scrittore, storico e illustratore e di Amedeo Sandri, chef. Partecipazione in presenza con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Fonte: Biblioteca La Vigna