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Antiparassitari in vigna, cala (leggermente) il numero di trattamenti in Veneto

Cala l’uso degli antiparassitari nei vigneti in Veneto, legato non solo a fattori climatici ma anche a una crescente attenzione dell’uso dei viticoltori nell’impiego dei prodotti. I trattamenti vengono fatti soprattutto per la lotta alla peronospera e l’oidio. Si fanno più trattamenti in pianura che in collina e sono soprattutto i terzisti a effettuarli.

È quanto emerge dalla ricerca “Averla” presentata al Vinitaly, promossa da Confagricoltura Veneto con il Cirve, centro ricerca ed enologia dell’università di Padova, prima mappatura sui sistemi di difesa utilizzati dai viticoltori in Veneto. Una fotografia dell’esistente che mira a capire e interpretare la condotta dei vignaioli, analizzando le differenze dei comportamenti tra pianura e collina e la loro ricaduta economica, con l’obiettivo finale di suggerire buone pratiche per arrivare a un impiego più oculato e mirato dei prodotti antiparassitari.

Ricerca ispirata ad un uccello insettivoro un tempo molto presente tra le vigne. Vasco Boatto, responsabile dell’Osservatorio economico del distretto del Prosecco, ha spiegato che la ricerca, che si ispira a un uccello insettivoro che un tempo abbondava nelle vigne, ha preso in esame 22.000 ettari di vigneti delle aziende di Confagricoltura di tutto il Veneto, con un campione che ha riguardato soprattutto le province di Treviso e Verona (l’87%), utilizzando le informazioni raccolte dai registri di campagna dal 2015 al 2017. Da qui sono stati elaborati i dati sui trattamenti ed è stata eseguita una stima sui costi.

Ampi margini di miglioramento. “Da tempo si parla di abusi di trattamenti nelle vigne, ma senza avere in mano dati scientifici”, ha spiegato Boatto. “Da Confagricoltura Veneto è partita l’idea di una mappatura che quantificasse con certezza il numero dei trattamenti, la loro distribuzione geografica e l’evoluzione degli stessi nel corso degli anni. Ne è uscita una fotografia interessante, da cui emerge un’ampia variabilità che lascia spazio ad ampi margini di miglioramento. Accanto ad aziende che fanno ampio uso di prodotti fitosanitari pur di ottenere della bella uva, ce ne sono molte altre che hanno un atteggiamento più consapevole e accorto. Noi riteniamo che vada incentivato il ruolo dei servizi di consulenza e del fitoiatra, due figure che possono affiancare il viticoltore nel gestire prodotti che saranno sempre più sofisticati”.

I dati della ricerca dicono che i viticoltori hanno speso per la difesa fitosanitaria 973 euro all’ettaro nel 2017, meno dei 1.027 del 2016 e leggermente di più degli 865 del 2015. I prodotti fitosanitari sono stati usati soprattutto per la lotta alla peronospera e allo oidio e più in pianura rispetto alla collina. Per quanto riguarda gli utilizzatori di prodotti, sono soprattutto i terzisti a farne uso, con una spesa media che nel 2017 è stata di 976 euro all’ettaro contro i 908 delle aziende agricole. Dal 2017 al 2016 si è passati da 18 trattamenti medi per azienda a 17.

“Il prossimo step sarà una mappatura zona per zona sui livelli di rischio – anticipa Boatto – e le prime valutazioni sull’applicazione del piano di azione nazionale (Pan) sull’uso sostenibile degli agrofarmaci. Vogliamo anche individuare i modelli tecnico-economici più efficienti di difesa, quindi non solo sostenibili, ma anche più vantaggiosi”. “Vogliamo alimentare questo osservatorio anno dopo anno”, conclude Lodovico Giustiniani, “in modo da monitorare la situazione e accompagnare i viticoltori verso un’agricoltura sostenibile, anche con la formazione sulle nuove figure che oggi possono affiancarlo nell’utilizzo ponderato dei prodotti in campagna”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

L’Istituto Agrario di San Michele all’Adige in prima linea contro il moscerino dagli occhi rossi

L’Istituto Agrario di San Michele all’Adige nel proprio notiziario “Iasma notizie” ha raccolto informazioni e suggerimenti tecnici per fronteggiare il problema Drosophila Suzukii, il moscerino dagli “occhi rossi” che va ghiotto della polpa di diversi frutti, soprattutto ciliegia, fragola, lampone, mirtillo, mora, albicocca e altri spontanei come sambuco e caprifoglio. Per scaricare le informazioni, cliccare sul seguente link http://www.iasma.it/UploadDocs/7741_Ortoflorofrutticoltura_07_11web.pdf

Attivato un gruppo di studio. In questo momento l’Istituto Agrario di San Michele è il primo centro in Europa che sta analizzando la problematica in modo approfondito e presso la sede periferica di Vigalzano è attivo un gruppo di studio che coinvolge tecnici e ricercatori. In particolare, il Centro Trasferimento Tecnologico ha avviato un intenso programma di monitoraggio in collaborazione con l’ufficio fitosanitario della Provincia autonoma di Trento  per la  mettere a punto efficaci strategie di difesa tradizionali e biologiche e il Centro ricerca innovazione è impegnato a studiare le diverse modalità di comunicazione degli insetti al fine creare nuovi attrattivi in grado di ridurre i danni provocati  da questo insetto.  Più precisamente, sono in corso infatti indagini per la caratterizzazione sia del linguaggio sessuale della specie sia dei meccanismi che permettono il riconoscimento e l’ovideposizione da parte degli adulti sui frutti delle piante ospiti.

(fonte IASMA)

Marrone di Combai Igp, una vespa mette a rischio il 60 per cento della produzione, al via azione di lotta biologica

Domani, mercoledì 20 aprile, verrà avviata la lotta biologica alla famigerata vespa “cinipide galligeno” che sta mettendo in seria difficoltà la produzione di marroni IGP.  Alle ore 15.00,  presso l’Area sperimentale Canesella dell’Associazione dei Produttori del Marrone di Combai IGP, verrà rilasciato il “Torymus Sinensis” l’antagonista naturale della vespa del marrone. Accanto ai produttori, in questa sperimentazione di lotta biologica ci saranno: il Servizio Fitosanitario della Regione del Veneto, il Servizio Forestale Regionale di Treviso, l’Università di Padova e l’università di Torino. Il Piemonte infatti, terra dalla lunga tradizione castanicola, ha sperimentato per primo il successo della lotta biologica a questa specie proveniente dalla Cina.

L’attacco della vespa “Dryocosmus Kuriphilus” (cinipide galligeno) è partito nel 2006 nell’area boschiva della destra Piave allargandosi, due anni dopo, anche all’area della sinistra Piave provocando gravi danni alla produzione. Si prevede anche quest’anno un calo del 60% della produzione dovuto all’attacco di quest’insetto che inciderà, in termini quantitativi, con una minore produzione di circa 500 quintali sugli 800 totali. Una perdita ingente alla quale i produttori hanno deciso di opporsi con intelligenza, salvaguardando lo stato ambientale del bosco. Si calcola che l’attività dell’insetto antagonista (Torymus Sinensis) entrerà a regime nel giro di 5 anni, consentendo poi di salvaguardare gran parte della produzione.

La lotta biologica – spiega il Presidente dell’Associazione Produttori Gianni Pagos – non dà risultati immediati e costanti, ci saranno delle variazioni dovute al proliferare della specie predatrice che porteranno ad un calo della vespa e ad un conseguente calo del predatore. Tutta la lotta si svolgerà secondo cicli naturali con un andamento che non sarà lineare, ma noi ci crediamo perché il Piemonte sta portando avanti quest’intervento con ottimi risultati. Non dobbiamo mai dimenticare che la coltura del castagno, essendo una coltura boschiva, subisce delle forti limitazioni normative sull’uso della chimica e questo ci consente di sperimentare nuovi metodi di lotta ai parassiti, indubbiamente efficaci e al contempo rispettosi dell’ambiente naturale del nostro bosco.”

(fonte Associazione Produttori Marrone di Combai IGP)

In arrivo dall’Africa le nottue, guai possibili per il mais. Grazie al “Bollettino Colture Erbacee”, via e-mail ed sms suggerimenti per gli interventi fitosanitari da fare in campo

nottue

C’è una guerra in campo. Una guerra quotidiana contro i parassiti. Mais, frumento, soia, colza, ecc., sono a rischio, da sempre. E da sempre le coltivazioni vanno difese con interventi tecnici e trattamenti. Quali servono veramente? Quanti e quando farli?
Lo spiega Veneto Agricoltura, l’Azienda della Regione Veneto per lo sviluppo agricolo, che in collaborazione con Arpav, Servizio Fitosanitario regionale e Università di Padova, ha avviato uno specifico progetto informativo che punta soprattutto alla tempestività.

Il “Bollettino Colture erbacee”, attraverso e-mail ed sms informa oggi gli imprenditori agricoli su se, come e quando intervenire efficacemente in campo, riducendo il numero delle azioni e quindi i costi, e di conseguenza l’impatto sull’ambiente. Va anche segnalato che il “Bollettino” di Veneto Agricoltura, in linea con la nuova normativa europea sui fitofarmaci (Direttiva 2009/128/CE), che prevede l’attuazione obbligatoria della lotta integrata su tutte le colture, è tra i primi servizi del genere a livello europeo.

In arrivo le nottue. Nell’ultimo numero appena uscito, vengono segnalate le prime catture sulla pianura padana di farfalle migranti dall’Africa, “A. ipsilon” (le nottue), fatto che ha dato inizio allo sviluppo delle pericolose larve, che attaccano qualsiasi coltura, anche il mais, con notevoli danni ai raccolti. Il “Bollettino”, inoltre, informa sulle temperature dei terreni, si consigliano miscele appropriate di diserbanti e fungicidi, e si raccomandano metodi particolari per determinare la presenza degli insetti.

Chi fosse interessato a ricevere i messaggi di allerta via SMS può registrarsi (a titolo gratuito) fornendo il proprio numero di cellulare inviando una email bollettino.erbacee@venetoagricoltura.org a  o chiamando  il numero 049.8293847 che  sarà usato esclusivamente a tale fine.

(fonte Veneto Agricoltura)

Agricoltura, nel trevigiano la prima causa di morte non sono i tumori ma gli infortuni

Hanno ascoltato attentamente gli interventi per più di 3 ore gli oltre 300 cittadini, tra i quali erano presenti anche molti agricoltori, intervenuti al convegno organizzato dal Comune di Valdobbiadene, in collaborazione con il Co.Di.TV, presso l’Auditorium Nicolò Boccassino per fare chiarezza sull’utilizzo dei fitofarmaci nelle pratiche agricole in collina.

Presenti all’incontro, oltre alle autorità, tutti i rappresentanti delle associazioni di categoria e i principali attori delle politiche agricole sul territorio: il  Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, l’Eliconsorzio, il Servizio Fitosanitario della Regione Veneto, l’O.I.V. (Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino), l’Ulss 8 e lo Spisal Ulss7.

A suscitare il particolare interesse del pubblico sono stati i dati forniti dalle ULSS in merito all’incidenza dei fitofarmaci sullo sviluppo delle neoplasie maligne: i decessi causati dai tumori tra gli agricoltori sono di molto inferiori rispetto alle attese. Dai dati ISTAT è emerso che gli agricoltori si ammalano meno di altri lavoratori di cancro e che, la prima causa di morte continuano ad essere gli infortuni.

Su questi dati incidono in particolare: l’introduzione negli anni di normative molto rigide a tutela della salute dell’agricoltore e dell’ambiente (Es. il Registro di Campagna per monitorare l’utilizzo degli agrofarmaci), trattamenti fitoiatrici affidati a macchinari tecnologicamente avanzati a basso impatto ambientale, che abbattono la dispersione in atmosfera del prodotto, taratura degli atomizzatori e utilizzo di fitofarmaci solo se necessari. A ciò si aggiunge la “Difesa Guidata” operata da un gran numero di agricoltori del trevigiano con la collaborazione dei tecnici del Co.Di.TV. Un metodo di lavoro che permette di intervenire con i fitofarmaci  in modo mirato e responsabile, evitando inutili eccessi nell’utilizzo del prodotto con sprechi che incidono in modo importante nel budget delle imprese agricole.

Le istanze di agricoltori e cittadini. La serata si è conclusa con il dibattito che ha lasciato spazio alla richiesta di collaborazione da parte degli agricoltori che hanno dimostrato di essere attenti al tema dell’utilizzo dei fitofarmaci e di non sottrarsi alle responsabilità che derivano dalla gestione del territorio e dell’ambiente, ma che chiedono di istaurare un dialogo proficuo con la comunità che permetta loro di affrontare eventuali criticità senza incidere negativamente nel progresso delle aziende agricole. I cittadini presenti hanno dimostrato di apprezzare il dibattito aperto a tutti gli operatori del settore, improntato sulla discussione seria ed approfondita dell’argomento, fondato su dati certi e senza strumentalizzazioni di alcun tipo.

(fonte Co.Di.TV)

Allarme rosso per le api: Italia verso l’ok ai pesticidi “killer”

“Se già a settembre 2010 la “motivazione” del Decreto di riconferma della sospensione in Italia dell’uso dei pesticidi “killer” delle api, i neonicotinoidi, per la concia del mais era apparsa strana perché solo fino a giugno 2011 invece che per un anno, ora il Decreto 15 ottobre 2010, a firma del Ministro della Salute Ferruccio Fazio (modifica al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194), pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non lascia dubbi e prepara il terreno al riutilizzo degli insetticidi neurotossici”. 

E’ l’allarme lanciato da Francesco Panella, presidente Unaapi (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani), per il quale il Decreto “dietro l’apparente motivazione di applicare una Direttiva comunitaria, prelude e preannuncia palesemente la volontà del Governo italiano di esaudire le multinazionali venditrici di chimica e la filiera di interessi da esse dipendenti, definendo come “accidentali” morie e spopolamenti di alveari verificatesi in Italia in modo crescente fino al 2008, e di ri-autorizzare a breve le conce “killer” di api e ambiente in Italia”.

Accertati gli effetti letali sulle api. “E questo – sottolinea Panella – proprio ora che dalla relazione finale della ricerca Apenet, promossa dal Ministero delle Politiche Agricole, emerge che sono accertati gli effetti letali sulle api degli insetticidi sistemici in fase di semina del mais e sono confermati possibili rischi del loro effetto tossico cronico nel tempo sulle api”. Ma non solo: “un documento, pubblicato da WikiLeaks – spiega Panella – rende nota la collusione tra l’Epa (Agenzia Usa per l’Ambiente) e la Bayer per consentire, nonostante gli avvertimenti dei suoi stessi scienziati, l’autorizzazione d’uso della clothianidina (insetticida neonicotinoide che permea nel tempo piante e ambiente con drammatici effetti tossici per le api), consentendo così al colosso della chimica di realizzare un business di 183 milioni di euro nel solo 2009”.

Gli apicoltori insorgono. Alla luce di ciò, il National Honey Bee Advisory Board e la Federazione Americana degli Apicoltori, l’Associazione Americana di Produzione del Miele, Beyond Pesticide, Pesticide Action Network North America ed il Centro per la Biodiversità hanno chiesto all’Epa di prendere misure urgenti per fermare l’uso dell’insetticida. C’è poi l’inchiesta del quotidiano inglese “The Independent” che si chiede come possa essere nascosto e non pubblicato lo studio dell’equipe di scienziati del Ministero dell’Agricoltura Usa, “che dimostra la capacità di dosi infinitesimali di neonicotinoidi nello scatenare una patologia micidiale per le api. Studio che – spiega Panella – nel riconfermare uno analogo, ma pubblicato, effettuato in Francia inchioda tali molecole quali imputate dell’indebolimento immunitario delle api”.

“Ronzio globale”. E, sempre in Inghilterra, per la prima volta una mozione (Early Edm Motion Day 1267) è stata presentata alla Camera dei Comuni da un gruppo di deputati laburisti per chiedere al governo il ritiro dell’autorizzazione delle molecole a effetto sistemico neurotossico. Ma, soprattutto, aggiunge Panella, c’è “l’impressionante successo della campagna lanciata da Avaaz.org – inizialmente rivolta al Ministro dell’Agricoltura francese e poi diventata un “ronzio globale” dagli Usa all’Europa – con oltre 1 milione di persone da tutto il mondo che hanno sottoscritto l’appello per la sospensione degli insetticidi neurotossici “finché e qualora nuovi e indipendenti studi scientifici dimostreranno che siamo al sicuro””. Non per l’ultima, l’istituzione di un laboratorio di riferimento Ue per la salute delle api, da aprile 2011, a Sophia Antipolis in Francia, per far fronte alla carenza di dati comparabili.

In Italia? “Nonostante lo stop alle molecole neurotossiche per la concia dei semi – conclude Panella – nel 2010 si sono conseguite ottime medie produttive di mais, senza danni di rilievo da parassiti, in particolare laddove si è praticata l’antica ed efficacissima pratica della rotazione delle colture. E con notevole risparmio: per l’ambiente e per le api, ma anche per i coltivatori di mais, grazie al divieto di commercializzazione delle remunerative (per chi le vende) conce neurotossiche del mais, con alcune decine di milioni di euro rimaste nelle tasche degli agricoltori italiani”. Intanto la Regione Emilia Romagna scenderà in campo per chiedere lo stop definitivo all’uso dei neonicotinoidi.

(fonte Un. Naz.le Ass. Apicoltori Italiani)

Uso fitofarmaci in agricoltura: davvero gli agricoltori sono killer ambientali?

Gli agricoltori trevigiani discutono dell'uso di fitofarmaci

Non ci stanno ad essere ritenuti dei veri e propri killer ambientali. Non ci stanno a facili demonizzazioni e ad accollarsi le accuse di avvelenare il territorio e la salute dei cittadini. Per questo gli agricoltori della provincia di Treviso hanno organizzato a S. Lucia di Piave (TV) durante le Fiere di Santa Lucia un incontro per confrontarsi in modo chiaro su temi troppo spesso usati in modo strumentale dove l’agricoltura viene additata come l’unica responsabile di gravi danni ambientali. Sotto accusa l’utilizzo dei fitofarmaci o agrofarmaci, fatto in modo indiscriminato.

I relatori al convegno CoDiTv sull'uso dei fitofarmaci in agricoltura

L’idea del convegno è partita dal Co.Di.TV (Consorzio di Difesa delle attività agricole dalle avversità) che da anni lavora accanto agli agricoltori nella ‘lotta guidata’ alle malattie che colpiscono le colture trevigiane e che ha trovato il pieno appoggio di Coldiretti Treviso. Gli agricoltori quindi rispediscono al mittente le accuse di voler violentare il territorio riversando tonnellate di agrofarmaci in natura senza alcun criterio. All’incontro erano presenti in qualità di relatori Gabriele Zecchin funzionario del Servizio Fitosanitario Regionale, Alberto Zannol, dirigente di AVEPA e Giovanni Moro, Drettore dello SPISAL ULSS 7.

Uso fitofarmaci in aumento, diminuiscono però i ricoveri degli agricoltori che ne fanno uso. Dai dati forniti dall’ARPAV riferiti al periodo 2006-2008 si evidenzia che l’utilizzo ei fitofarmaci in agricoltura è aumentato del 23.2% in Provincia di Treviso e del 22.5% nel Veneto. Di questi in provincia di Treviso l’88.8% è composto da anticrittogamici (fungicidi) mentre nel Veneto la percentuale scende al 59.7%. Ciò nonostante, prendendo atto che nel 90% dei casi la pelle è la principale via di penetrazione delle sostanze e che dal 25% al 98% queste vengono assorbite dalle mani non protette, emergono quanto mai confortanti i dati veneti sui ricoveri ospedalieri per effetti tossici acuti da fitofarmaci, che evidenziano un drastico calo delle degenze dai 112 del 2000 ai 30 del 2005. Sono confortanti anche i dati ISTAT sulla mortalità degli agricoltori italiani che si rivela complessivamente più bassa rispetto alla popolazione generale ed in particolare i decessi causati da tumori sono inferiori rispetto alle attese. Purtroppo sono ancora gli infortuni la prima causa di mortalità nel settore agricolo.

Ue: dal 2011, uso agrofarmaci solo se necessario. Va sottolineato inoltre come la normativa, negli anni, sia cambiata molto in primis a favore della salvaguardia della salute dell’agricoltore. E’ infatti obbligatorio dal 1 gennaio 2003 che ogni azienda tenga il ‘registro di campagna’ dove vengono annotati acquisti e utilizzo dei fitofarmaci, registri che vengono controllati periodicamente da attori terzi incaricati di vigilare sul corretto utilizzo dei fitofarmaci, evitandone l’abuso. In Veneto tale ruolo è demandato ad AVEPA, ma anche ULSS e Corpo Forestale dello Stato possono procedere a tali verifiche e comminare eventuali sanzioni nel caso siano appurate irregolarità. Inoltre le nuove direttive comunitarie, che verranno applicate in tutti gli stati membri a partire dal 2011, imporranno l’utilizzo degli agrofarmaci solo se necessario e l’obbligo della taratura degli atomizzatori utilizzati per l’irrorazione dei fitofarmaci in agricoltura (taratura che deve essere effettuata con scadenza biennale) al fine di evitare sprechi di prodotto con la dispersione in ambiente.

Agricoltori pronti ad innovare. Una normativa più restrittiva dunque e una maggiore consapevolezza degli operatori agricoli. Gli agricoltori stanno già intervenendo fortemente sul rinnovamento delle pratiche agricole ad esempio attraverso l’utilizzo di attrezzature agricole che consentono un minore spreco di materiale e che tutelano la salute dell’agricoltore che procede ai trattamenti, o l’utilizzo della ‘lotta guidata’ alle malattie che consente, attraverso uno studio approfondito di condizioni meteorologiche, malattie e condizioni ambientali, di colpire con più precisione gli insetti dannosi con un minor utilizzo di prodotto e una riduzione dei tempi di impiego.

(fonte CoDiTv)

Uso fitofarmaci in agricoltura: nel trevigiano, serata-confronto tra sostenitori e contrari

Il Co.Di.Tv (Consorzio Provinciale per la Difesa delle Attività Agricole dalle Avversità) in collaborazione con Coldiretti Treviso organizza per venerdì 10 dicembre p.v. alle ore 20:30 presso la sala convegni Padiglione Ex Filanda – Fiere di Santa Lucia di Piave il convegno anteprima delle Fiere di Santa Lucia (11, 12 e 13 dicembre 2010) “Agricoltori: amici o nemici dell’ambiente?”.  Nella serata sostenitori e contrari all’utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura argomenteranno le loro opinioni nell’ambito di due aspetti: quello della tutela ambientale e della salute umana.

Partecipanti e interventi. Gabriele Zecchin – Funzionario Servizio Fitosanitario Regione Veneto “Evoluzione della legislazione comunitaria e nazionale per l’uso sostenibile degli agrofarmaci”; Alberto Zannol – Dirigente AVEPA Regionale “I controlli della Condizionalità  nell’uso del prodotti fitosanitari nell’azienda agricola“; Giovanni Moro – Direttore SPISAL ULSS 7 “L’utilizzo degli agrofarmaci e il rispetto della salute umana e dell’ambiente“; Introduzione: Fulvio Brunetta – Presidente Coldiretti Treviso; Conclusione:  Valerio Nadal – Presidente CO.DI.TV; Moderatore: Fiorello Terzariol –  Difesa Fitosanitaria  CO.DI.TV.  Segreteria  del Convegno:  CODITV   0422 – 262192  –  coditv@coditv.it.

(fonte Coditv)

Pesticidi: in Italia aumentano i prodotti contaminati

Secondo le conclusioni del rapporto di Legambiente Pesticidi nel piatto 2010“, aumentano i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%) e salgono anche i campioni irregolari (da 1,2 a 1,5%)”. Dal rapporto, elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e Laboratori zooprofilattici, emerge che tra le verdure il 76,4% dei campioni risulta senza residui contro l’82,9% del 2009, mentre l’1,3% dei campioni è considerato “fuori legge”. Diminuiscono i campioni di frutta irregolari, con residui oltre i limiti o molecole non autorizzate, dal 2,3% di un anno fa all’attuale 1,2%, mentre aumentano quelli regolari ma contaminati da uno (22%) o più residui (26,4%) che passano nel complesso dal 43,9% al 48,4%. Per quanto riguarda i prodotti derivati, come ad esempio pane, miele e vino, la percentuale dei prodotti “regolari”, con la presenza di un solo residuo, è scesa dall’80,5% del 2009 all’attuale 77,7%, mentre è balzato al 2,7% la parte di prodotti irregolari, “segnalando una novità rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero”. Rispetto allo scorso anno, il rapporto ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo, ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.

(Fonte: Legambiente)