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Domenica 23 e domenica 30 agosto 2020, a Sant’Erasmo (VE), tour in orto bio con spettacolo teatrale e degustazione finale

Un evento unico e originale quello che si svolgerà nell’isola di Sant’Erasmo, da sempre considerata “l’orto di Venezia”, nella mattinata di domenica 23 e domenica 30 agosto 2020, alle ore 11, nell’azienda agricola i&s Farm Il biologico di Sant’Erasmo di Savino Cimarosto, che i soci Argav hanno potuto conoscere in uno dei passati incontri conviviali mensili organizzati al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD). Si tratta della messa in scena della pièce “Omero non piange mai” di Andrea Pennacchi con Francesco Gerardi e Giorgio Gobbo quest’ultimo musicista, ex Piccola Bottega Baltazar, anche lui incontrato a suo tempo in Saccisica.

Cultura&Coltura. L’evento, organizzato da Cantieri Teatrali Veneziani e dal Comune di Venezia, prevede alle ore 11.50, dopo la performance teatrale, la visita agli orti bio nonché la degustazione dei prodotti. Ritrovo ore 10.45 all’imbarcadero Chiesa di Sant’Erasmo, prenotazione obbligatoria, posti limitati, ulteriori informazioni e iscrizioni 339-3640736, 349-8375133.

Fonte: i&s Farm Il biologico di Sant’Erasmo

La nona edizione di “Made in Malga” rinviata al 2021

Made in Malga, l’evento nazionale dedicato ai formaggi e ai prodotti di montagna tradizionalmente in programma nella prima e nella seconda settimana di settembre ad Asiago e nell’Altopiano dei 7 Comuni, nel Vicentino, viene rinviata al 2021. Una decisione necessaria, sebbene sofferta, che è stata presa d’intesa tra il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, il Comune di Asiago e la segreteria organizzativa di Guru Comunicazione.

Fonte: Servizio stampa Made in Malga

 

 

Enoturismo, la ripartenza di Vo’, Città del Vino, con Calici di Stelle (2-16 agosto) dal tema “E quindi uscimmo a riveder le stelle”

Colli Euganei

Dopo il lancio del marchio VO’, nato da un’intesa tra il Comune-Città del Vino di 3.200 abitanti in provincia di Padova, il Parco Colli e la cantina cooperativa Colli Euganei ora è la volta di Calici di Stelle. Finito alle cronache nazionali per la prima vittima da coronavirus, e come prima zona rossa d’Italia, il territorio di Vo’ ora punta sull’enoturismo e sulla manifestazione più nota dell’estate per promuovere l’accoglienza, la qualità ambientale e i prodotti enogastronomici. Una meritata e meditata pausa di cultura e festa all’aperto nel rispetto delle norme di sicurezza.

Rinascita. “È con grande piacere che apprendiamo della volontà del comune di Vo’, una delle più importanti Città del Vino d’Italia e del Veneto, di organizzare anche quest’anno Calici di Stelle – commenta il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon –. Ritengo quest’adesione un segnale importante che dimostra la volontà di questa comunità, fortemente colpita dal Covid-19, di voler rinascere dopo quanto accaduto e di guardare al vino e all’enoturismo come un’occasione di ripartenza sociale, economica e culturale”.

Una filiera produttiva in sofferenza. “Sono stati momenti difficili da affrontare ma adesso vogliamo ripartire – afferma Giuliano Martini, il sindaco di Vo’ –.  La filiera produttiva dei Colli Euganei sta soffrendo, dall’agricoltura alla ristorazione fino al turismo e con Calici di Stelle vogliamo dare un segnale di ripresa. Il territorio di Vo’ ha un’antica tradizione vitivinicola, è sede del Consorzio di tutela e molte nostre cantine sono pluripremiate. Vogliamo rimetterci in gioco e cogliere l’occasione per ringraziare tutti i concittadini, le associazioni del volontariato e le istituzioni che hanno dato grande prova di maturità in questa circostanza, la Croce Rossa, le ASL locali, la Regione Veneto, l’Università di Padova. Il peggio è passato e pur con tutte le cautele necessarie, vogliamo guardare al futuro con speranza e Calici di Stelle è l’occasione giusta per farlo insieme ai miei concittadini e alle nostre prestigiose aziende”.

Un esempio per l’Italia. “La partecipazione di Vo’ Euganeo a Calici di Stelle pur con tutte le cautele del caso è un segnale importante di ripartenza – afferma Benedetto De Pizzol coordinatore regionale Città del Vino del Veneto -. Non possiamo fermarci e Vo’ è un esempio per l’Italia sia nella gestione dell’emergenza, sia ora con la voglia di organizzare Calici di Stelle. In segno di vicinanza e condivisione è nostra intenzione organizzare proprio a Vo’ una riunione del coordinamento delle Città del Vino del Veneto, magari a inizio settembre, per programmare le nostre attività”.

Calici di Stelle è una manifestazione organizzata da Movimento Turismo del Vino in collaborazione con le Città del Vino; quest’anno con accorgimenti e misure anti-covid. Per l’estate 2020 il tema dell’edizione dedicata è: E quindi uscimmo a riveder le stelle, da una citazione della Divina Commedia che invita alla ripartenza. Il programma dell’appuntamento di Vo è in corso di elaborazione da parte del Comune. Sul sito delle Città del Vino gli aggiornamenti anche sugli altri Comuni che parteciperanno a Calici di Stelle, in programma dal 12 al 16 agosto. Info a questo link .

Oltre alle Città del Vino (450 in tutta Italia) saranno coinvolte oltre 800 cantine del Movimento Turismo del Vino per un’edizione estiva in cui distanziamento e sicurezza saranno garantite attraverso gli ingressi contingentati e le prenotazioni in cantina. Gli eventi nei Comuni si svolgeranno nel rispetto delle norme vigenti.

Fonte: Servizio stampa Citta del Vino

A Fratta Polesine (RO), tra grani antichi ed erbe profumate, lo scorrere dei fiumi, musei ecoambientali e musei della civiltà e del lavoro

soci Argav in visita all’ecomuseo Mulino al Pizzon di Fratta Polesine (RO), foto Nadia Donato, consigliere Argav

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Bella e interessante giornata quella trascorsa dai soci Argav sabato 24 luglio scorso a Fratta Polesine (RO), cittadina che può vantare secoli di storia, essendo stata, tra il XII e il X secolo a.C., un centro di scambi commerciali molto importante di quella che era chiamata la “via dell’ambra” (dal Mar Baltico e il Mare del Nord al Mediterraneo), come documenta il locale Museo Archeologico Nazionale, ubicato nelle barchesse della cinquestesca Villa Badoer, progettata da Andrea Palladio (1508-1580).

Luigi Marangoni (foto Marina Meneguzzi)

Un eco-museo per l’ambiente in cui la struttura è collocata, per la sua storia e la vocazione alla formazione, per l’energia sostenibile usata. L’occasione che questa volta ci ha portato in Polesine, terra che riserva sempre belle sorprese, è stata la visita ad un mulino terragno Ottocentesco oggi di proprietà di Donatella Girotto e Luigi Marangoni, due “visionari” che da oltre quarant’anni dedicano con passione le loro energie a valorizzare il territorio del Delta veneto dal punto di vista turistico, ambientale e culturale. Insieme a loro, ad accoglierci c’era anche Cristiano Fenzi, presidente del gruppo CTG “Rovigoti” (volutamente non rodigini o polesani, per accentuarne l’attaccamento alla tradizione), che con i suoi volontari ha contribuito e contribuisce tuttora a rendere il Mulino di grande interesse sia per adulti che per bambini e ragazzi, grazie alle coltivazioni sperimentali di grani

grani antichi (foto Marina Meneguzzi)

conca di navigazione (foto Alessandro Bedin, consigliere Argav)

antichi e alla visita a questo magnifico esempio di archeologia industriale costruito sulle rive di un antico corso del Po, che ora si chiama Tartaro-Canalbianco ed in cui si getta un altro fiume, lo Scortico, che deriva dall’Adige. All’incrocio dei fiumi, per ovviare al salto d’acqua che ostacolava la continuità della via navigabile tra Po e Adige, nel XVI secolo, la Serenissima vi costruì delle conche di navigazione, tuttora visibili. In seguito ad un alluvione, nel 1823, per risollevare le sorti economiche del paese, il comune di Fratta Polesine vi costruì il Mulino (1846-1850), che prese il nome di “al Pizzon” dalla forma del pezzo di terra che si interseca tra i fiumi.

Cristiano Fenzi, presidente Ctg Rovigoti, mostra ai soci Argav il macchinario ottocentesco del mulino (foto Alessandro Bedin)

Mulino al Pizzon, l’antica mola (foto Alessandro Bedin)

All’interno, al piano superiore, le cui pareti sono ancora annerite dal fumo del terribile incendio che devastò in parte la struttura nell’ottobre 2018, sono visibili l‘antica mola ed i macchinari originali ottocenteschi che la sostituirono nel tempo nella macina del frumento e del mais.

soci Argav in visita all’eco-museo Mulino al Pizzon di Fratta Polesine (RO), foto Alessandro Bedin

Attività fluviali e non. Di fronte al Mulino c’è anche uno “squero”, un piccolo cantiere per la riparazione e restauro di barche da fiume. Presenti anche un approdo per barche e canoe sul canale Scortico, mentre sul Tartaro-Canalbianco c’è un approdo per i battelli che percorrono la via navigabile Mantova-Venezia. In questi tratti fluviali, grazie agli insegnamenti di Cristiano, alcuni di noi hanno avuto un primo approccio alla voga veneta, che tutti possono provare come si possono affittare canoe per scoprire il paesaggio circostante dal fiume. In una corte antica c’è anche una fattoria didattica-sociale con una stalla-modello per allevamento mucche da latte e l’addestramento di cani e rapaci, e con asinelle, pappagalli, coniglietti, animali da cortile, visitabile su prenotazione (visite guidate e laboratori didattici per gruppi e scuole, collegati al pane, ai grani antichi, agli impianti di energie rinnovabili info@locandaalpizzon.com – tel. 393/9541500).

sala da pranzo del Mulino (foto Alessandro Bedin)

Ospitalità. Nel Mulino si può anche sostare per la notte – ci sono alcune camere nella casa dell’ex mugnaio- nonché mangiare le deliziose specialità preparate da Donatella e dal suo staff in cucina, frutto della sua passione culinaria che guarda anche all’uso sapiente delle erbe, come ad esempio l’elicriso, pianta simbolo del Giardino Botanico Litoraneo del Veneto di Porto Caleri a Rosolina (RO), che abbiamo visitato tempo fa (per informazioni e prenotazioni ristorante e alloggio: 393 9541500/info@locandaalpizzon.com).

Dopo la visita all’eco-museo Mulino al Pizzon, alcuni di noi si sono recati nel centro di Fratta per visitare una straordinaria realtà: il Museo della Civiltà e del Lavoro in Polesine “Il Manegium” (il nome deriva da un toponimo medievale indicatore dei territori che ne facevano parte, tra cui quello di Fratta Polesine), che sorge all’interno del Palazzo Grindatti-Boniotti (XVI secolo, più volte rimaneggiato), donato dagli eredi Boniotti all’associazione che si occupa di ricerche storiche, artistiche, archeologiche ed etnografiche. Nei tre piani del palazzo, completamente restaurato grazie al lavoro anche dei soci Argav Giorgio Pavan, Domizio Gabanella, Gilmo Miotto e Renzo Toso, che fanno parte dell’associazione Il Manegium e che ci hanno fatto da ciceroni nella visita, trovano spazio il Museo Etnografico sulla civiltà del lavoro in Polesine, una mostra storico-documentaria sulla Carboneria polesana (Fratta Polesine ha visto il primo arresto di un gruppo di Carbonari in Italia, con detenzione nel carcere dello Spielberg e la morte di Antonio Fortunato Oroboni narrata da Silvio Pellico ne “Le mie Prigioni”), una mostra storico-documentaria su Giacomo Matteotti (1885-1924) grande politico socialista e il più acceso avversario del regime fascista, che pagò con la vita per la sua azione e le sue idee e di cui, di fronte al Manegium, si può visitarne anche la casa-museo; ancora, nel Manegium c’è una mostra sulla religiosità popolare ed una raccolta di animali e uccelli imbalsamati, ma anche una stanza con i giochi “di una volta” e una arredata a mo’ di classe scolastica degli anni ’60, con tanto di banchi (senza rotelle), cartelle di cuoio e abcedario alle pareti.

25 luglio 2020: ritorno per i soci Argav a Fratta Polesine (RO) per visitare il Manegium, oltre all’Ecomuseo Mulino al Pizzon

Oggi, sabato 25 luglio 2020, i soci Argav tornano a Fratta Polesine (RO) dapprima  per un’inedita giornata esperienzale all’Ecomuseo Mulino al Pizzon e poi, grazie alla disponibilità dei gestori soci Argav, ri-visitare, o visitare per la prima volta per chi non c’è stato in precedenza, “Il Mangegium“, museo etnografico locale, eccezionale esperienza di conservazione del “genius loci” attraverso il volontariato.

Programma. ore 10:30 arrivo all’Ecomuseo Mulino al Pizzon, via Pizzon 915, Fratta Polesine (RO), (www.locandaalpizzon.com), ore 11:00 visita al complesso, ore 12:00 aperitivo, ore 12:30 pranzo con le specialità del Mulino (granotto laurus, pasta corta artigianale al pesto di elicriso, stinco al ginepro – faraona arrosto – contorni vari – dessert). Nel pomeriggio: passeggiata lungo il fiume e prove di voga alla veneta. A seguire: visita a Il Manegium. Il costo di partecipazione (comprende il pranzo con bevande, le attività guidate e la quota di partecipazione associativa) è € 20,00 per Soci/e A.R.G.A.V. (€ 15 per i Soci/e Sostenitori/rici); € 25,00 per esterni/e.

 

La cultura del fosso/10. Nei Colli Euganei, Parco naturale regionale, tutt’intorno scorre una ciclovia ma anche un antico anello navigabile che nessun guarda.

Ecco il decimo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Gianluigi Peretti, si intitola “Per argin di fossi, fiumi e canali, il ciclo anello dei Colli Euganei“.

Inizio dicendo che considero la mia prima età quella dell’oro della mia esistenza. Perché questa premessa? Per il fatto di aver potuto vivere in quella che oggi chiamiamo la civiltà rurale, in campagna e poi a ridosso della campagna con i suoi fiumi, canali, lunghi e tortuosi fossati, stradine dove ogni tanto passavano vecchi contadini con i loro arnesi e prodotti su dei carretti. Erano gli anni della ricostruzione postbellica ma in quella landa veneta i rumori e i lavori delle città arrivavano affievoliti, come un’attività quasi estranea.

In seguito non sarebbe più stato così. Si sono conosciuti altri territori, altri paesaggi, altre città. Tra questi, quelli più suggestivi e vissuti sono stati i Colli Euganei, dotati di scenari incomparabili e inconfondibili, con un centinaio circa di alture. E’ stato scoperto l’anello ciclabile dei Colli, e percorrerlo almeno una volta anche senza il giro completo, risulta un’esperienza indimenticabile da ogni punto di vista, una vera riscoperta dell’ambiente per chi vive abitualmente tra carte, scartoffie, tavolino e computer quando ha sostituito la vecchia macchina da scrivere. Le mete turistiche sono numerose. Se si parte da Villa Molin alla Paltana di Padova, tra i capolavori dello Scamozzi e si prosegue per Battaglia Terme sull’argine del canale omonimo, si scopre come in passato le vie d’acqua fossero le strade privilegiate per uomini e merci.

L’incrocio di canali che proprio nel paese della “battaglia” tra acque (con relativo Museo delle navigazione) si riscontra, ne è chiaro esempio. Proseguendo si incontrano il maestoso Catajo, le città murate di Monselice ed Este (per i più il tratto più accidentato), quindi il Castello di Valbona, la località Bomba presso una vecchia fornace, sede del Museo geopaleontologico dei Colli, (che fa il paio con quello naturalistico in vetta al Gemola), e alla fine, lasciata Bastia, si scorge, dall’alto degli argini del Bacchiglione presso Cervarese Santa Croce, il Castello Carrarese di San Martino della Vaneza con annesso Museo del Fiume vicentino-padovano.

Abbiamo parlato di argini di canali (e fiumi) storici, ma oltre a questi, si comprende non solo l’utilità ma la necessità dei fossi e fossati, soprattutto oggi, in presenza di ricorrenti dissesti idrogeologici. Purtroppo la loro manutenzione, per molteplici ragioni, non è sempre all’altezza, per usare un eufemismo. Per fare un esempio calzante, come accennato, il percorso dell’anello dei Colli diventa alquanto precario tra Monselice ed Este, dove anche la segnaletica appare carente. Ma in ogni caso basta gettare lo sguardo tutt’intorno e si individueranno fossi maltenuti, addirittura tombinati o diventati quasi una discarica nel caso peggiore, ponticelli pericolanti. Il canale Bisatto presenta più o meno le stesse caratteristiche di quello di Battaglia.

Nei pressi di Vo’ Vecchio si respirano atmosfere d’altri tempi. Diversamente salendo da Bastia a Rovolon, volendo accorciare il percorso, si potrà ammirare la magnifica Abbazia di Praglia, dove tutto si presenta tenuto con cura, e si arriverà ad Abano e Montegrotto (con la suggestiva Villa Draghi). Da tenere a mente che una breve salita si troverà tra Bastia e il Monte Sereo, comunque affrontabile senza fatica.

Elencare i monumenti, le ville, i castelli e i musei non menzionati a portata di mano (o di manubrio) dei percorsi riferiti necessiterebbe di maggiore spazio, ma le conoscenze paesaggistiche appaiono sicuramente più interessanti, anche con i dovuti confronti. Una realtà rimane inconfutabile: dall’alto degli argini si prende consapevolezza non solo della validità ma della necessità dei fossati maggiori e minori e della loro continua manutenzione e pulizia (e dei tombini stessi, che talvolta ostruiscono il libero percorso d’acqua).

Per concludere quest’esperienza di almeno un giorno, diverrà un sicuro arricchimento per chi ama la natura e la sua conservazione, aiuterà a capire che la crescita e lo sviluppo cui l’uomo è costantemente rivolto non devono andare solo e sempre verso la cementificazione e l’erosione nel caso dei Colli, (Arquà Petrarca docet!), già in parte compromessi, ma pure alla salvaguardia di canali, fossi e fossati. Una salvaguardia che diventerà indispensabile quando i ghiribizzi del tempo atmosferico si accaniranno contro l’uomo e le sue costruzioni spesso speculative o addirittura narcisistiche. Un consiglio finale: evitare, se non in casi necessari, i tratti malamente sterrati e asfaltati per fruire pienamente di una natura più autentica.

 

 

4 e 5 luglio 2020, una due giorni all’ecomuseo Mulino Pizzon a Fratta Polesine (RO) per “macinare” tradizione e cultura veneta

Il collega e socio Argav Efrem Tassinato, nostro anfitrione al circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco, ci informa della bella iniziativa organizzata sabato 4 e domenica 5 luglio dal‘EcoMuseo Mulino al Pizzon (via Pizzon 915) di Fratta Polesine (RO), che vedrà partecipe, tra gli altri, Alberto Ferrari, segretario nazionale dell’associazione ambientalista Movimento Azzurro, che abbiamo incontrato in occasione dei nostri incontri conviviali in Saccisica. Si tratta di due giornate dedicatate a far scoprire a famiglie e visitatori il Polesine, terra dei grandi fiumi nonché il territorio e le sue tradizioni. La manifestazione si tiene in spazi chiusi e negli ampi spazi aperti del complesso EcoMuseale, nel rispetto dei decreti ministeriali e regionali in vigore anti Covid-19.

Programma di sabato 4 luglio, aperto a tutti con prenotazione obbligatoria. Nella mattinata, sono previste visite esperienziali all’EcoMuseo, ore 10.30 e 11.30: da Mulino terragno ottocentesco a complesso di archeologia industriale restaurato, con il suo importante contesto ambientale e paesaggistico tra Scortico e Canalbian-co; Visita ai nuovi impianti per le energie rinnovabili e alla coltivazione dei grani antichi seminati e da raccogliere; Laboratorio “Il pane e i grani di ieri e di oggi” – ore 10.30 e 11.30, Camaron de la lisciara: selezione e conoscenza delle diverse farine; prove di un corretto impasto a cura dei partecipanti, sotto la guida di esperti. Pranzo a tema con prodotti tipici locali e di stagione, negli spazi dell’Ecomuseo. Nel pomeriggio, continuazione di attività del mattino, ed inoltre: Voga alla Veneta – esperienze dalla Tradizione Veneta: l’acqua come via di comunicazione ieri e oggi; esercitazioni su barche da fiume e attività di conoscenza sulle rive del Canalbianco: impariamo insieme! Valorizzazione della cultura tradizionale veneta – Tavola rotonda in Camaron de la Lisciara, ore 17.00, dopo i saluti delle autorità presenti, sono stati invitati a partecipare Cristiano Corazzari, assessore Regionale alla Cultura e Identità Veneta, Giuseppe Tasso, sindaco del comune di Fratta Polesine e Ivan Dall’Ara, presidente della Provincia; Introduce Nicola Gasparetto, presidente Regionale CTG Veneto e Alberto Ferrari, segretario nazionale dell’associazione ambientalista Movimento Azzurro, conduce il panel tra: Renzo Zattarin, Agronomo, già dirigente dei Consorzi Agrari di Padova, Venezia, Rovigo – Il grano: importanza socio-economica, coltivazione e utilizzi; Maurizio Spimpolo, presidente Ass. Valligrandi Veronesi – Le farine dei grani antichi e i loro prodotti; Fabio Ortolan, Accademia dei Georgofili di Firenze – Il mais nella storia agricola italiana; Gabriele Setti, presidente nazionale AIAMS – Un ruolo per i mulini storici; Alessandro Conte, food blogger “Vagabondare con stile” – Food tour designer: il nuovo turismo; Alberto Faccioli, vicepresidente Agriturist Veneto – Tradizione in cucina: la pinza alla munara; Cristiano Fenzi, presidente gruppo CTG Rovigoti – La voga alla veneta. Cena raccontata con menù del mugnaio, alle ore 20.00, Salone dei Grani, con momenti di musica e canti popolari della tradizione veneta.

Domenica 5 luglio, dalle ore 10.00, aperto a tutti, con prenotazione obbligatoria. ore 10.00 e 11.00: visite guidate al mulino e ai dintorni lungo i corsi d’acqua locali, in piccoli gruppi; ore 10.00 e 11.00: esperienze di voga alla veneta; ore 10.00: laboratori itineranti con esperienze pratiche tra panificazioni, farine e produzione di pasta; ore 11.00, Camaron de la lisciara, presentazione del libro “I barcari raccontano i cavallanti. Uomini e mestieri del ‘900 alle radici della nostra memoria collettiva, un passato dimenticato di cui siamo eredi di Marina Bovolenta, Apogeo Editore; a cura di Lino Segantin, direttore rivista Ventaglio90, CeDi Editore. Sarà presente l’autrice. ore 13.00: pranzo degustazione, regolamentata negli spazi dell’EcoMuseo. dalle 15.00 alle 18.00: continuazione di alcune attività della mattinata e biciclettate su percorsi cicloturistici; ore 18.30: Conclusione. Novità: LUDOTECA PER BAMBINI attiva su richiesta dei genitori alla prenotazione, obbligatoria, durante tutte le giornate.

Quote di partecipazione agli eventi. Per la giornata di sabato 4 Luglio: a) attività (visite, esperienze, laboratori, ecc.), pranzo compreso: 25 euro. b) cena raccontata e animazione serale: 28 euro Prezzo scontato, comprensivo dei su esposti punti a) e b): 50 euro. Partecipazione alle sole attività in programma (esclusi pranzi e cena): 10 euro a giornata o frazione. Per la giornata di Domenica 5 Luglio: c) attività (visite, esperienze, laboratori, ecc.), pranzo compreso : 25 euro. Partecipazione alle sole attività in programma (esclusi pranzi e cena): 10 euro a giornata o frazione. Sconto previsto alle famiglie per i bambini e i ragazzi, in base all’età, determinato al momento della prenotazione. Possibilità di pernottamento per la notte del sabato, nella suggestiva cornice del Mulino, previa prenotazione (camere limitate): in camera doppia o tripla: 20 euro a persona. In doppia, uso singola (se disponibile): 35 euro. Sono da conteggiare a parte le eventuali, ulteriori consumazioni individuali o altri servizi particolari non sopra elencati. Tutti gli spazi sono adeguatamente e  regolarmente sanificati secondo le disposizioni vigenti. Nel rispetto della normativa in vigore contro il Covid 19, è obbligatorio prenotare la partecipazione agli eventi in programma rivolgendosi ai seguenti recapiti e seguendo poi le istruzioni che verranno fornite: per telefono ai numeri 347-3402463 (Donatella) oppure 339-1885961 (Alberto) – per mail a: info@ctgveneto.it oppure info@locandaalpizzon.com

La manifestazione è promossa da: Ctg Veneto con l’apporto organizzativo dell’EcoMuseo Mulino al Pizzon, in collaborazione con: Comitato Provinciale CTG Rovigo, Gruppi Ctg “Rovigoti “ (Rovigo) e “La Mongolfiera” (Badia Polesine), Coop. Soc. CeDi, Ecosezione Terre della Vangadizza di Movimento Azzurro, Associazione Valli Grandi Veronesi, Associazione Italiana Amici dei Mu-lini Storici, Vagabondare con stile, Venerabile Confraternita della Polenta , Agriturismo Valgrande.

 

 

 

Alti Pascoli della Lessinia, martedì 18 febbraio a Roma l’ultimo passaggio per la candidatura al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici

Martedì 18 febbraio alle ore 11.30 nella sede dell’Enit, Agenzia nazionale del Turismo in via Marghera 2/6 a Roma, si svolgerà l’evento conclusivo del percorso di candidatura degli Alti Pascoli della Lessinia al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici. Un territorio, quello della Lessinia, compreso tra le Regioni Veneto e Trentino Alto Adige, dove elementi di sostenibilità ambientale, persistenza delle attività produttive tradizionali, integrità paesaggistica e culturale, configurano un quadro di unicità a livello nazionale.

Un iter istituzionale, quello della candidatura, iniziato formalmente l’8 maggio 2019 con la costituzione a Verona di un’Associazione temporanea di scopo il cui obiettivo principale era quello di produrre un dossier di approfondimento sul territorio della Lessinia – richiesto dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali – per mezzo di un team di professionisti ed esperti profondi conoscitori di questo lembo di terra montano. Dopo i saluti istituzionali di apertura da parte di ENIT, il perito agrario Giuliano Menegazzi, coordinatore del progetto di candidatura, e ideatore nel 2015 assieme all’architetto Chiara Zanoni dell’iniziativa, illustrerà i motivi di unicità del territorio degli Alti Pascoli della Lessinia, che costituiscono anche i punti cardine del dossier. Accanto a lui Daniele Massella, allevatore e presidente dell’Associazione Tutela della Lessinia. A ricordare il significato e l’importanza del Registro dei Paesaggi rurali storici sarà Mauro Agnoletti, professore di Pianificazione dei sistemi agricoli e forestali e Storia ambientale presso la Scuola di Agraria dell’Università di Firenze. A mostrare in sintesi il lavoro svolto dal team operativo di professionisti e tecnici che per sei mesi e più hanno lavorato “sul campo” sarà il dottore forestale ed esperto alpicoltore Davide Pasut. A chiusura della mattinata, l’intervento della dottoressa Alessandra Albarelli, presidente nazionale di Federcongressi&Eventi, la quale illustrerà le opportunità di un nuovo sviluppo turistico per la Lessinia e gli ambienti rurali.

Elementi di unicità del territorio. Il territorio degli Alti Pascoli della Lessinia si sviluppa tra le province di Verona, Trento e Vicenza su una superficie di 10.387 ettari; rappresenta un paesaggio rurale prealpino tra i meglio conservati e tra i più significativi d’Italia, caratterizzato da fattori di unicità e storicità, tra i quali meritano di essere sottolineate le tracce di frequentazione preistorica e storica e il particolare uso della pietra locale. Nonostante i processi di abbandono della montagna italiana a seguito del boom economico, connessi con i fenomeni di globalizzazione e di trasformazione della zootecnia, in questi luoghi si è mantenuto integro un tessuto produttivo tenace e in grado di provvedere all’auto sostentamento, inserito armonicamente in un paesaggio oggi particolarmente apprezzato da un turismo attento alle produzioni locali e sostenibili, oltre che ai servizi ecosistemici, come quelli forniti dal mondo rurale.

Tra i motivi del successo attuale del territorio si possono annoverare l’ampia fruibilità fisica e visiva delle malghe dei Monti Lessini (una di queste, la “Casara di Malga Fittanze, è stata riprodotta in Vaticano lo scorso Natale come capanna per la Natività) e la dolcezza del territorio, che lo rendono gradito da escursionisti e famiglie, figure base del turismo rurale; la presenza di prodotti locali molto apprezzati, come gli gnocchi “sbatui” (fatti con acqua e farina e conditi con il burro), i formaggi (Monte Veronese di Malga presidio Slow food) e la pecora Brogna, esempio di biodiversità locale, rende inoltre questa zona particolarmente ricercata dal turismo gastronomico. Altrettanto importante l’insediamento stabile nel Medioevo di popolazioni germaniche conosciute come Cimbri, che hanno costituito per secoli una minoranza linguistica sopravvissuta fino ai giorni nostri e hanno contribuito nei secoli a dare alla Lessinia l’attuale conformazione strutturale con la creazione di sentieri e vie tra la pianura e la montagna, passando per il grande lavoro di “spietramento”, ovvero la raccolta delle pietre utilizzate per la costruzione dei muretti di confine delle malghe e di edifici in pietra adibiti ad abitazione per il periodo di monticazione, ad allevamento degli animali ed a trasformazione dei prodotti, alla costruzione di pozzi per la raccolta delle acque piovane e di pozze per l’abbeveraggio del bestiame.

Un territorio segnato anche dalla Grande Guerra vista l’importanza strategica, all’inizio del ventesimo secolo, della Lessinia quale zona di confine con l’impero austro-ungarico. Un territorio trasformato quasi un secolo dopo, nel 1990, nel “Parco Naturale Regionale della Lessinia” al fine di tutelare i caratteri naturalistici, storici, ambientali ed etnici del territorio. L’avvento dell’ente Parco ha portato anche alla crescita di una rete museale costituita da sette strutture, alcune di importanza internazionale. La trentennale attività dell’ente non sempre ha riscontrato i favori dei residenti, in particolare in ambito rurale.

La sfida prossima per il territorio degli Alti Pascoli della Lessinia sarà nel saper amministrare i cambiamenti attuali attraverso processi di valorizzazione delle produzioni, di salvaguardia dei metodi di produzione più sostenibili, di tutela del territorio, di incentivazione di politiche del lavoro specializzato necessario per le attività rurali, di dialogo con le istituzioni superiori e nel saper selezionare forme di turismo consapevole in linea con le direttive del Green Deal europeo. Anche per questo l’inserimento degli Alti Pascoli della Lessinia nel Registro viene considerato non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per una nuova e durevole conservazione, a tutto tondo, del paesaggio.

La nascita del progetto. Come ricordato, nel 2015 Giuliano Menegazzi e Chiara Zanoni avevano inoltrato per la prima volta la richiesta di candidatura degli Alti Pascoli al Ministero, il quale, con la seduta di consiglio del 27 maggio 2016, aveva approvato la richiesta, con riserva. Lo stesso Ministero, attraverso l’Osservatorio Nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali, aveva fatto sapere che «L’area (degli Alti Pascoli) è di sicuro interesse per il registro, ma si ritiene necessaria una sua più accurata perimetrazione e che si propone di approvare la proposta di candidatura con le raccomandazione espresse nella Valutazione». In pratica veniva richiesto ai soggetti promotori, tra cui l’Associazione di tutela della Lessinia e l’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna – oggi confluite nell’Associazione temporanea di scopo Alti Pascoli della Lessinia assieme a sette comuni, due società agricole private e altri enti territoriali di tutela e valorizzazione – di predisporre un dossier definitivo tenendo conto sia delle integrazioni richieste, sia dei criteri di candidatura pubblicati sul sito della Rete Rurale Nazionale che, in estrema sintesi, riconducono a requisiti di persistenza, unicità e integrità del territorio preso in esame. Per raggiungere questo obiettivo, l’ATS ha messo insieme un team di esperti e professionisti, tutti profondi conoscitori del territorio, che da maggio a dicembre 2019 hanno lavorato affrontando varie tematiche per evadere la richiesta ministeriale.

Il comitato promotore e il team di esperti. In provincia di Verona ne fanno parte i comuni di Bosco Chiesanuova, Erbezzo, Roverè V.se, Sant’Anna d’Alfaedo, Selva di Progno e Velo Veronese, in provincia di Trento i comuni di Ala e Avio, in provincia di Vicenza il comune di Crespadoro. Il comitato è formato poi da associazioni di tutela del territorio: l’Associazione Tutela della Lessinia, l’Associazione per la promozione e la tutela della Pecora Brogna, il Consorzio per la Tutela del formaggio Monte Veronese D.O.P., il Consorzio di Tutela della Pietra della Lessinia e l’associazione proprietari Malghe della Lessinia. Partecipano attivamente alcuni esperti e professionisti: Ugo Sauro, già professore all’Università degli Studi di Padova, Luca Battaglini, professore ordinario all’Università degli Studi di Torino, Geremia Gios, ordinario all’Università di Trento, l’esperta di lingua e tradizione cimbra Antonia Stringher,lo storico Bruno Avesani, l’architetto Chiara Zanoni, il dottore forestale Sebastiano Lucchi, il collega Davide Pasut, i medici veterinari Antonio Scungio e Marcello Volanti e il perito agrario Giuliano Menegazzi. Ulteriori informazioni www.altipascolidellalessinia.it.

Fonte: Servizio stampa Alti pascoli della Lessinia

 

Feste natalizie 2019/2020: a Segusino (TV), una delle edizioni del Presepio Artistico più belle di sempre. Ed il borgo si apre sempre più al turismo sostenibile con una nuova struttura ricettiva famigliare.

particolare Presepio Artistico di Segusino, edizione 2019/20 Laudato Sì

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Sarà per il tema scelto, il Cantico delle Creature “Laudato Sì” di San Francesco, che inneggia alle bellezze del creato, ma quella 2019 del Presepio Artistico di Segusino, borgo di 2 mila anime tra le provincie di Treviso e Belluno è, a mio parere, una delle edizioni più belle di sempre, visibile al pubblico sino al 2 febbraio 2020 (ulteriori informazioni http://www.presepiosegusino.it). Dal brolo con l’albero di mele e l’orto, al campo in cui si reca il contadino con il tabarro, alle stalle di ricovero degli animali, al granaio, alla strada di contrada storica di Feltre in cui si tiene il mercato di frutta e verdura, tutto concorre a creare stupore e ammirazione per il lungo lavoro di allestimento svolto con amorevole e certosina precisione dal gruppo dell’associazione parrocchiale Amici del Presepio di Segusino.

Antonio Zanella davanti alla sua casa vacanze Stajerat

Il borgo si apre sempre più al turismo. “Abbiamo scelto per questa edizione il cantico di San Francesco, che peraltro fu il primo a dar vita alla tradizione del presepe, con la riflessione che, ammirandolo nel suo insieme, si possa tornare a casa con un piccolo messaggio interiore di rispetto verso le meraviglie del creato“, ha spiegato Carlo Stramare, presidente dell’associazione, nonché socio onorario Argav, nell’accogliere insieme a Diego Longo, assessore al Turismo di Segusino, i soci Argav nella tradizionale visita natalizia al borgo. Che da quest’anno, nella borgata Riva Grassa, che abbiamo raggiunto a piedi in pochi minuti salendo da Riva Secca e ammirando i presepi allestiti nelle case, si arricchisce di una bella struttura ricettiva, la casa vacanze “Stajerat” (via De Gasperi 15), nome che rimanda al soprannome della famiglia di Antonio Zanella, la cui mamma era nota al tempo per la pesatura dei prodotti alimentari con la stadera, bilancia che si basa sul principio della leva. Antonio ha ben ristrutturato e arredato l’edificio di famiglia rispettando la struttura originaria e…la destinazione: vale a dire che la casa vacanze, composta da 3 camere matrimoniali e una camera singola, cucina, soggiorno e bagno, viene affittata – a prezzi molto convenienti – a famiglie e gruppi di amici che possano condividerne gli spazi in modo famigliare, oppure anche solo ad una persona, al momento da aprile a ottobre, ma presto anche d’inverno (per ulteriori informazioni e prenotazioni, tel. 347-5520851, email: zanellik1988@yahoo.it).

Marcello Coppe e Albino Zanella

Prodotti segusinesi, presto un logo per riunire i produttori. Dopo un gustoso aperitivo a base di salame fresco e arrosto, formaggio scek e vin brulè, preparati da altri Amici del Presepio, Marcello Coppe e Albino Zanella, che abbiamo trovato a “batter carta” nel cortile della casa vacanze Stajerat, ci siamo rifocillati con altri prodotti segusinesi nel locali comunali del CRA, con deliziosi piatti – dalle crespelle con pasta di salame e scek, allo spiedo, curato da Manolo Dalla Longa, menarosto dell’Accademia dello Spiedo dell’Alta Marca – al radicchio al forno alla pinza, preparati dai volontari della Pro Loco di Segusino, presieduta da Denis Coppe, altro socio onorario Argav. Che ha annunciato la prossima nascita di un logo in grado di riunire i tanti produttori locali, in modo da non disperdere le loro produzioni tipiche.

 

 

 

4 gennaio 2020, i soci Argav visitano il Presepio Artistico di Segusino (TV). Nell’occasione, presentato dalla Pro Loco il logo “Prodotti Segusinesi a Km 0”.

il formaggio s-cek di Segusino

Come tradizione, oggi, sabato 4 gennaio, i soci Argav fanno visita agli amici di Segusino (TV) ed al loro Presepio Artistico, frequentato ogni anno da migliaia di persone. Il programma della giornata prevede anche la presentazione del logo dei “prodotti segusinesi”, un ulteriore passo di un progetto di marketing territoriale cresciuto nel corso degli anni.

Programma. Il ritrovo è alle 10:00 in viale Italia 270 (zona Chiesa Parrocchiale), visiteremo il Presepio Artistico edizione 2019 dal titolo “Laudato Si“, visitabile dal pubblico sino al 2 febbraio 2020. Alle 11:00, andremo in passeggiata (su strada) verso i borghi Riva Secca e Riva Grassa di Segusino, con visita ad alcuni dei Presepi nei Borghi. Versoe le 11:30 nella borgata Riva Grassa, visiteremo la struttura ricettiva-casa vacanze “Casa Stajerat”, aperta di recente. Verso le 13:30 rientreremo in paese, nei locali del CRA (struttura comunale) per la presentazione del nuovo logo “Prodotti Segusinesi a Km 0” di Pro Loco Segusino.