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A Fratta Polesine (RO), tra grani antichi ed erbe profumate, lo scorrere dei fiumi, musei ecoambientali e musei della civiltà e del lavoro

soci Argav in visita all’ecomuseo Mulino al Pizzon di Fratta Polesine (RO), foto Nadia Donato, consigliere Argav

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Bella e interessante giornata quella trascorsa dai soci Argav sabato 24 luglio scorso a Fratta Polesine (RO), cittadina che può vantare secoli di storia, essendo stata, tra il XII e il X secolo a.C., un centro di scambi commerciali molto importante di quella che era chiamata la “via dell’ambra” (dal Mar Baltico e il Mare del Nord al Mediterraneo), come documenta il locale Museo Archeologico Nazionale, ubicato nelle barchesse della cinquestesca Villa Badoer, progettata da Andrea Palladio (1508-1580).

Luigi Marangoni (foto Marina Meneguzzi)

Un eco-museo per l’ambiente in cui la struttura è collocata, per la sua storia e la vocazione alla formazione, per l’energia sostenibile usata. L’occasione che questa volta ci ha portato in Polesine, terra che riserva sempre belle sorprese, è stata la visita ad un mulino terragno Ottocentesco oggi di proprietà di Donatella Girotto e Luigi Marangoni, due “visionari” che da oltre quarant’anni dedicano con passione le loro energie a valorizzare il territorio del Delta veneto dal punto di vista turistico, ambientale e culturale. Insieme a loro, ad accoglierci c’era anche Cristiano Fenzi, presidente del gruppo CTG “Rovigoti” (volutamente non rodigini o polesani, per accentuarne l’attaccamento alla tradizione), che con i suoi volontari ha contribuito e contribuisce tuttora a rendere il Mulino di grande interesse sia per adulti che per bambini e ragazzi, grazie alle coltivazioni sperimentali di grani

grani antichi (foto Marina Meneguzzi)

conca di navigazione (foto Alessandro Bedin, consigliere Argav)

antichi e alla visita a questo magnifico esempio di archeologia industriale costruito sulle rive di un antico corso del Po, che ora si chiama Tartaro-Canalbianco ed in cui si getta un altro fiume, lo Scortico, che deriva dall’Adige. All’incrocio dei fiumi, per ovviare al salto d’acqua che ostacolava la continuità della via navigabile tra Po e Adige, nel XVI secolo, la Serenissima vi costruì delle conche di navigazione, tuttora visibili. In seguito ad un alluvione, nel 1823, per risollevare le sorti economiche del paese, il comune di Fratta Polesine vi costruì il Mulino (1846-1850), che prese il nome di “al Pizzon” dalla forma del pezzo di terra che si interseca tra i fiumi.

Cristiano Fenzi, presidente Ctg Rovigoti, mostra ai soci Argav il macchinario ottocentesco del mulino (foto Alessandro Bedin)

Mulino al Pizzon, l’antica mola (foto Alessandro Bedin)

All’interno, al piano superiore, le cui pareti sono ancora annerite dal fumo del terribile incendio che devastò in parte la struttura nell’ottobre 2018, sono visibili l‘antica mola ed i macchinari originali ottocenteschi che la sostituirono nel tempo nella macina del frumento e del mais.

soci Argav in visita all’eco-museo Mulino al Pizzon di Fratta Polesine (RO), foto Alessandro Bedin

Attività fluviali e non. Di fronte al Mulino c’è anche uno “squero”, un piccolo cantiere per la riparazione e restauro di barche da fiume. Presenti anche un approdo per barche e canoe sul canale Scortico, mentre sul Tartaro-Canalbianco c’è un approdo per i battelli che percorrono la via navigabile Mantova-Venezia. In questi tratti fluviali, grazie agli insegnamenti di Cristiano, alcuni di noi hanno avuto un primo approccio alla voga veneta, che tutti possono provare come si possono affittare canoe per scoprire il paesaggio circostante dal fiume. In una corte antica c’è anche una fattoria didattica-sociale con una stalla-modello per allevamento mucche da latte e l’addestramento di cani e rapaci, e con asinelle, pappagalli, coniglietti, animali da cortile, visitabile su prenotazione (visite guidate e laboratori didattici per gruppi e scuole, collegati al pane, ai grani antichi, agli impianti di energie rinnovabili info@locandaalpizzon.com – tel. 393/9541500).

sala da pranzo del Mulino (foto Alessandro Bedin)

Ospitalità. Nel Mulino si può anche sostare per la notte – ci sono alcune camere nella casa dell’ex mugnaio- nonché mangiare le deliziose specialità preparate da Donatella e dal suo staff in cucina, frutto della sua passione culinaria che guarda anche all’uso sapiente delle erbe, come ad esempio l’elicriso, pianta simbolo del Giardino Botanico Litoraneo del Veneto di Porto Caleri a Rosolina (RO), che abbiamo visitato tempo fa (per informazioni e prenotazioni ristorante e alloggio: 393 9541500/info@locandaalpizzon.com).

Dopo la visita all’eco-museo Mulino al Pizzon, alcuni di noi si sono recati nel centro di Fratta per visitare una straordinaria realtà: il Museo della Civiltà e del Lavoro in Polesine “Il Manegium” (il nome deriva da un toponimo medievale indicatore dei territori che ne facevano parte, tra cui quello di Fratta Polesine), che sorge all’interno del Palazzo Grindatti-Boniotti (XVI secolo, più volte rimaneggiato), donato dagli eredi Boniotti all’associazione che si occupa di ricerche storiche, artistiche, archeologiche ed etnografiche. Nei tre piani del palazzo, completamente restaurato grazie al lavoro anche dei soci Argav Giorgio Pavan, Domizio Gabanella, Gilmo Miotto e Renzo Toso, che fanno parte dell’associazione Il Manegium e che ci hanno fatto da ciceroni nella visita, trovano spazio il Museo Etnografico sulla civiltà del lavoro in Polesine, una mostra storico-documentaria sulla Carboneria polesana (Fratta Polesine ha visto il primo arresto di un gruppo di Carbonari in Italia, con detenzione nel carcere dello Spielberg e la morte di Antonio Fortunato Oroboni narrata da Silvio Pellico ne “Le mie Prigioni”), una mostra storico-documentaria su Giacomo Matteotti (1885-1924) grande politico socialista e il più acceso avversario del regime fascista, che pagò con la vita per la sua azione e le sue idee e di cui, di fronte al Manegium, si può visitarne anche la casa-museo; ancora, nel Manegium c’è una mostra sulla religiosità popolare ed una raccolta di animali e uccelli imbalsamati, ma anche una stanza con i giochi “di una volta” e una arredata a mo’ di classe scolastica degli anni ’60, con tanto di banchi (senza rotelle), cartelle di cuoio e abcedario alle pareti.

25 luglio 2020: ritorno per i soci Argav a Fratta Polesine (RO) per visitare il Manegium, oltre all’Ecomuseo Mulino al Pizzon

Oggi, sabato 25 luglio 2020, i soci Argav tornano a Fratta Polesine (RO) dapprima  per un’inedita giornata esperienzale all’Ecomuseo Mulino al Pizzon e poi, grazie alla disponibilità dei gestori soci Argav, ri-visitare, o visitare per la prima volta per chi non c’è stato in precedenza, “Il Mangegium“, museo etnografico locale, eccezionale esperienza di conservazione del “genius loci” attraverso il volontariato.

Programma. ore 10:30 arrivo all’Ecomuseo Mulino al Pizzon, via Pizzon 915, Fratta Polesine (RO), (www.locandaalpizzon.com), ore 11:00 visita al complesso, ore 12:00 aperitivo, ore 12:30 pranzo con le specialità del Mulino (granotto laurus, pasta corta artigianale al pesto di elicriso, stinco al ginepro – faraona arrosto – contorni vari – dessert). Nel pomeriggio: passeggiata lungo il fiume e prove di voga alla veneta. A seguire: visita a Il Manegium. Il costo di partecipazione (comprende il pranzo con bevande, le attività guidate e la quota di partecipazione associativa) è € 20,00 per Soci/e A.R.G.A.V. (€ 15 per i Soci/e Sostenitori/rici); € 25,00 per esterni/e.

 

La cultura del fosso/10. Nei Colli Euganei, Parco naturale regionale, tutt’intorno scorre una ciclovia ma anche un antico anello navigabile che nessun guarda.

Ecco il decimo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Gianluigi Peretti, si intitola “Per argin di fossi, fiumi e canali, il ciclo anello dei Colli Euganei“.

Inizio dicendo che considero la mia prima età quella dell’oro della mia esistenza. Perché questa premessa? Per il fatto di aver potuto vivere in quella che oggi chiamiamo la civiltà rurale, in campagna e poi a ridosso della campagna con i suoi fiumi, canali, lunghi e tortuosi fossati, stradine dove ogni tanto passavano vecchi contadini con i loro arnesi e prodotti su dei carretti. Erano gli anni della ricostruzione postbellica ma in quella landa veneta i rumori e i lavori delle città arrivavano affievoliti, come un’attività quasi estranea.

In seguito non sarebbe più stato così. Si sono conosciuti altri territori, altri paesaggi, altre città. Tra questi, quelli più suggestivi e vissuti sono stati i Colli Euganei, dotati di scenari incomparabili e inconfondibili, con un centinaio circa di alture. E’ stato scoperto l’anello ciclabile dei Colli, e percorrerlo almeno una volta anche senza il giro completo, risulta un’esperienza indimenticabile da ogni punto di vista, una vera riscoperta dell’ambiente per chi vive abitualmente tra carte, scartoffie, tavolino e computer quando ha sostituito la vecchia macchina da scrivere. Le mete turistiche sono numerose. Se si parte da Villa Molin alla Paltana di Padova, tra i capolavori dello Scamozzi e si prosegue per Battaglia Terme sull’argine del canale omonimo, si scopre come in passato le vie d’acqua fossero le strade privilegiate per uomini e merci.

L’incrocio di canali che proprio nel paese della “battaglia” tra acque (con relativo Museo delle navigazione) si riscontra, ne è chiaro esempio. Proseguendo si incontrano il maestoso Catajo, le città murate di Monselice ed Este (per i più il tratto più accidentato), quindi il Castello di Valbona, la località Bomba presso una vecchia fornace, sede del Museo geopaleontologico dei Colli, (che fa il paio con quello naturalistico in vetta al Gemola), e alla fine, lasciata Bastia, si scorge, dall’alto degli argini del Bacchiglione presso Cervarese Santa Croce, il Castello Carrarese di San Martino della Vaneza con annesso Museo del Fiume vicentino-padovano.

Abbiamo parlato di argini di canali (e fiumi) storici, ma oltre a questi, si comprende non solo l’utilità ma la necessità dei fossi e fossati, soprattutto oggi, in presenza di ricorrenti dissesti idrogeologici. Purtroppo la loro manutenzione, per molteplici ragioni, non è sempre all’altezza, per usare un eufemismo. Per fare un esempio calzante, come accennato, il percorso dell’anello dei Colli diventa alquanto precario tra Monselice ed Este, dove anche la segnaletica appare carente. Ma in ogni caso basta gettare lo sguardo tutt’intorno e si individueranno fossi maltenuti, addirittura tombinati o diventati quasi una discarica nel caso peggiore, ponticelli pericolanti. Il canale Bisatto presenta più o meno le stesse caratteristiche di quello di Battaglia.

Nei pressi di Vo’ Vecchio si respirano atmosfere d’altri tempi. Diversamente salendo da Bastia a Rovolon, volendo accorciare il percorso, si potrà ammirare la magnifica Abbazia di Praglia, dove tutto si presenta tenuto con cura, e si arriverà ad Abano e Montegrotto (con la suggestiva Villa Draghi). Da tenere a mente che una breve salita si troverà tra Bastia e il Monte Sereo, comunque affrontabile senza fatica.

Elencare i monumenti, le ville, i castelli e i musei non menzionati a portata di mano (o di manubrio) dei percorsi riferiti necessiterebbe di maggiore spazio, ma le conoscenze paesaggistiche appaiono sicuramente più interessanti, anche con i dovuti confronti. Una realtà rimane inconfutabile: dall’alto degli argini si prende consapevolezza non solo della validità ma della necessità dei fossati maggiori e minori e della loro continua manutenzione e pulizia (e dei tombini stessi, che talvolta ostruiscono il libero percorso d’acqua).

Per concludere quest’esperienza di almeno un giorno, diverrà un sicuro arricchimento per chi ama la natura e la sua conservazione, aiuterà a capire che la crescita e lo sviluppo cui l’uomo è costantemente rivolto non devono andare solo e sempre verso la cementificazione e l’erosione nel caso dei Colli, (Arquà Petrarca docet!), già in parte compromessi, ma pure alla salvaguardia di canali, fossi e fossati. Una salvaguardia che diventerà indispensabile quando i ghiribizzi del tempo atmosferico si accaniranno contro l’uomo e le sue costruzioni spesso speculative o addirittura narcisistiche. Un consiglio finale: evitare, se non in casi necessari, i tratti malamente sterrati e asfaltati per fruire pienamente di una natura più autentica.

 

 

4 e 5 luglio 2020, una due giorni all’ecomuseo Mulino Pizzon a Fratta Polesine (RO) per “macinare” tradizione e cultura veneta

Il collega e socio Argav Efrem Tassinato, nostro anfitrione al circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco, ci informa della bella iniziativa organizzata sabato 4 e domenica 5 luglio dal‘EcoMuseo Mulino al Pizzon (via Pizzon 915) di Fratta Polesine (RO), che vedrà partecipe, tra gli altri, Alberto Ferrari, segretario nazionale dell’associazione ambientalista Movimento Azzurro, che abbiamo incontrato in occasione dei nostri incontri conviviali in Saccisica. Si tratta di due giornate dedicatate a far scoprire a famiglie e visitatori il Polesine, terra dei grandi fiumi nonché il territorio e le sue tradizioni. La manifestazione si tiene in spazi chiusi e negli ampi spazi aperti del complesso EcoMuseale, nel rispetto dei decreti ministeriali e regionali in vigore anti Covid-19.

Programma di sabato 4 luglio, aperto a tutti con prenotazione obbligatoria. Nella mattinata, sono previste visite esperienziali all’EcoMuseo, ore 10.30 e 11.30: da Mulino terragno ottocentesco a complesso di archeologia industriale restaurato, con il suo importante contesto ambientale e paesaggistico tra Scortico e Canalbian-co; Visita ai nuovi impianti per le energie rinnovabili e alla coltivazione dei grani antichi seminati e da raccogliere; Laboratorio “Il pane e i grani di ieri e di oggi” – ore 10.30 e 11.30, Camaron de la lisciara: selezione e conoscenza delle diverse farine; prove di un corretto impasto a cura dei partecipanti, sotto la guida di esperti. Pranzo a tema con prodotti tipici locali e di stagione, negli spazi dell’Ecomuseo. Nel pomeriggio, continuazione di attività del mattino, ed inoltre: Voga alla Veneta – esperienze dalla Tradizione Veneta: l’acqua come via di comunicazione ieri e oggi; esercitazioni su barche da fiume e attività di conoscenza sulle rive del Canalbianco: impariamo insieme! Valorizzazione della cultura tradizionale veneta – Tavola rotonda in Camaron de la Lisciara, ore 17.00, dopo i saluti delle autorità presenti, sono stati invitati a partecipare Cristiano Corazzari, assessore Regionale alla Cultura e Identità Veneta, Giuseppe Tasso, sindaco del comune di Fratta Polesine e Ivan Dall’Ara, presidente della Provincia; Introduce Nicola Gasparetto, presidente Regionale CTG Veneto e Alberto Ferrari, segretario nazionale dell’associazione ambientalista Movimento Azzurro, conduce il panel tra: Renzo Zattarin, Agronomo, già dirigente dei Consorzi Agrari di Padova, Venezia, Rovigo – Il grano: importanza socio-economica, coltivazione e utilizzi; Maurizio Spimpolo, presidente Ass. Valligrandi Veronesi – Le farine dei grani antichi e i loro prodotti; Fabio Ortolan, Accademia dei Georgofili di Firenze – Il mais nella storia agricola italiana; Gabriele Setti, presidente nazionale AIAMS – Un ruolo per i mulini storici; Alessandro Conte, food blogger “Vagabondare con stile” – Food tour designer: il nuovo turismo; Alberto Faccioli, vicepresidente Agriturist Veneto – Tradizione in cucina: la pinza alla munara; Cristiano Fenzi, presidente gruppo CTG Rovigoti – La voga alla veneta. Cena raccontata con menù del mugnaio, alle ore 20.00, Salone dei Grani, con momenti di musica e canti popolari della tradizione veneta.

Domenica 5 luglio, dalle ore 10.00, aperto a tutti, con prenotazione obbligatoria. ore 10.00 e 11.00: visite guidate al mulino e ai dintorni lungo i corsi d’acqua locali, in piccoli gruppi; ore 10.00 e 11.00: esperienze di voga alla veneta; ore 10.00: laboratori itineranti con esperienze pratiche tra panificazioni, farine e produzione di pasta; ore 11.00, Camaron de la lisciara, presentazione del libro “I barcari raccontano i cavallanti. Uomini e mestieri del ‘900 alle radici della nostra memoria collettiva, un passato dimenticato di cui siamo eredi” di Marina Bovolenta, Apogeo Editore; a cura di Lino Segantin, direttore rivista Ventaglio90, CeDi Editore. Sarà presente l’autrice. ore 13.00: pranzo degustazione, regolamentata negli spazi dell’EcoMuseo. dalle 15.00 alle 18.00: continuazione di alcune attività della mattinata e biciclettate su percorsi cicloturistici; ore 18.30: Conclusione. Novità: LUDOTECA PER BAMBINI attiva su richiesta dei genitori alla prenotazione, obbligatoria, durante tutte le giornate.

Quote di partecipazione agli eventi. Per la giornata di sabato 4 Luglio: a) attività (visite, esperienze, laboratori, ecc.), pranzo compreso: 25 euro. b) cena raccontata e animazione serale: 28 euro Prezzo scontato, comprensivo dei su esposti punti a) e b): 50 euro. Partecipazione alle sole attività in programma (esclusi pranzi e cena): 10 euro a giornata o frazione. Per la giornata di Domenica 5 Luglio: c) attività (visite, esperienze, laboratori, ecc.), pranzo compreso : 25 euro. Partecipazione alle sole attività in programma (esclusi pranzi e cena): 10 euro a giornata o frazione. Sconto previsto alle famiglie per i bambini e i ragazzi, in base all’età, determinato al momento della prenotazione. Possibilità di pernottamento per la notte del sabato, nella suggestiva cornice del Mulino, previa prenotazione (camere limitate): in camera doppia o tripla: 20 euro a persona. In doppia, uso singola (se disponibile): 35 euro. Sono da conteggiare a parte le eventuali, ulteriori consumazioni individuali o altri servizi particolari non sopra elencati. Tutti gli spazi sono adeguatamente e  regolarmente sanificati secondo le disposizioni vigenti. Nel rispetto della normativa in vigore contro il Covid 19, è obbligatorio prenotare la partecipazione agli eventi in programma rivolgendosi ai seguenti recapiti e seguendo poi le istruzioni che verranno fornite: per telefono ai numeri 347-3402463 (Donatella) oppure 339-1885961 (Alberto) – per mail a: info@ctgveneto.it oppure info@locandaalpizzon.com

La manifestazione è promossa da: Ctg Veneto con l’apporto organizzativo dell’EcoMuseo Mulino al Pizzon, in collaborazione con: Comitato Provinciale CTG Rovigo, Gruppi Ctg “Rovigoti “ (Rovigo) e “La Mongolfiera” (Badia Polesine), Coop. Soc. CeDi, Ecosezione Terre della Vangadizza di Movimento Azzurro, Associazione Valli Grandi Veronesi, Associazione Italiana Amici dei Mu-lini Storici, Vagabondare con stile, Venerabile Confraternita della Polenta , Agriturismo Valgrande.

 

 

 

Alti Pascoli della Lessinia, martedì 18 febbraio a Roma l’ultimo passaggio per la candidatura al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici

Martedì 18 febbraio alle ore 11.30 nella sede dell’Enit, Agenzia nazionale del Turismo in via Marghera 2/6 a Roma, si svolgerà l’evento conclusivo del percorso di candidatura degli Alti Pascoli della Lessinia al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici. Un territorio, quello della Lessinia, compreso tra le Regioni Veneto e Trentino Alto Adige, dove elementi di sostenibilità ambientale, persistenza delle attività produttive tradizionali, integrità paesaggistica e culturale, configurano un quadro di unicità a livello nazionale.

Un iter istituzionale, quello della candidatura, iniziato formalmente l’8 maggio 2019 con la costituzione a Verona di un’Associazione temporanea di scopo il cui obiettivo principale era quello di produrre un dossier di approfondimento sul territorio della Lessinia – richiesto dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali – per mezzo di un team di professionisti ed esperti profondi conoscitori di questo lembo di terra montano. Dopo i saluti istituzionali di apertura da parte di ENIT, il perito agrario Giuliano Menegazzi, coordinatore del progetto di candidatura, e ideatore nel 2015 assieme all’architetto Chiara Zanoni dell’iniziativa, illustrerà i motivi di unicità del territorio degli Alti Pascoli della Lessinia, che costituiscono anche i punti cardine del dossier. Accanto a lui Daniele Massella, allevatore e presidente dell’Associazione Tutela della Lessinia. A ricordare il significato e l’importanza del Registro dei Paesaggi rurali storici sarà Mauro Agnoletti, professore di Pianificazione dei sistemi agricoli e forestali e Storia ambientale presso la Scuola di Agraria dell’Università di Firenze. A mostrare in sintesi il lavoro svolto dal team operativo di professionisti e tecnici che per sei mesi e più hanno lavorato “sul campo” sarà il dottore forestale ed esperto alpicoltore Davide Pasut. A chiusura della mattinata, l’intervento della dottoressa Alessandra Albarelli, presidente nazionale di Federcongressi&Eventi, la quale illustrerà le opportunità di un nuovo sviluppo turistico per la Lessinia e gli ambienti rurali.

Elementi di unicità del territorio. Il territorio degli Alti Pascoli della Lessinia si sviluppa tra le province di Verona, Trento e Vicenza su una superficie di 10.387 ettari; rappresenta un paesaggio rurale prealpino tra i meglio conservati e tra i più significativi d’Italia, caratterizzato da fattori di unicità e storicità, tra i quali meritano di essere sottolineate le tracce di frequentazione preistorica e storica e il particolare uso della pietra locale. Nonostante i processi di abbandono della montagna italiana a seguito del boom economico, connessi con i fenomeni di globalizzazione e di trasformazione della zootecnia, in questi luoghi si è mantenuto integro un tessuto produttivo tenace e in grado di provvedere all’auto sostentamento, inserito armonicamente in un paesaggio oggi particolarmente apprezzato da un turismo attento alle produzioni locali e sostenibili, oltre che ai servizi ecosistemici, come quelli forniti dal mondo rurale.

Tra i motivi del successo attuale del territorio si possono annoverare l’ampia fruibilità fisica e visiva delle malghe dei Monti Lessini (una di queste, la “Casara di Malga Fittanze, è stata riprodotta in Vaticano lo scorso Natale come capanna per la Natività) e la dolcezza del territorio, che lo rendono gradito da escursionisti e famiglie, figure base del turismo rurale; la presenza di prodotti locali molto apprezzati, come gli gnocchi “sbatui” (fatti con acqua e farina e conditi con il burro), i formaggi (Monte Veronese di Malga presidio Slow food) e la pecora Brogna, esempio di biodiversità locale, rende inoltre questa zona particolarmente ricercata dal turismo gastronomico. Altrettanto importante l’insediamento stabile nel Medioevo di popolazioni germaniche conosciute come Cimbri, che hanno costituito per secoli una minoranza linguistica sopravvissuta fino ai giorni nostri e hanno contribuito nei secoli a dare alla Lessinia l’attuale conformazione strutturale con la creazione di sentieri e vie tra la pianura e la montagna, passando per il grande lavoro di “spietramento”, ovvero la raccolta delle pietre utilizzate per la costruzione dei muretti di confine delle malghe e di edifici in pietra adibiti ad abitazione per il periodo di monticazione, ad allevamento degli animali ed a trasformazione dei prodotti, alla costruzione di pozzi per la raccolta delle acque piovane e di pozze per l’abbeveraggio del bestiame.

Un territorio segnato anche dalla Grande Guerra vista l’importanza strategica, all’inizio del ventesimo secolo, della Lessinia quale zona di confine con l’impero austro-ungarico. Un territorio trasformato quasi un secolo dopo, nel 1990, nel “Parco Naturale Regionale della Lessinia” al fine di tutelare i caratteri naturalistici, storici, ambientali ed etnici del territorio. L’avvento dell’ente Parco ha portato anche alla crescita di una rete museale costituita da sette strutture, alcune di importanza internazionale. La trentennale attività dell’ente non sempre ha riscontrato i favori dei residenti, in particolare in ambito rurale.

La sfida prossima per il territorio degli Alti Pascoli della Lessinia sarà nel saper amministrare i cambiamenti attuali attraverso processi di valorizzazione delle produzioni, di salvaguardia dei metodi di produzione più sostenibili, di tutela del territorio, di incentivazione di politiche del lavoro specializzato necessario per le attività rurali, di dialogo con le istituzioni superiori e nel saper selezionare forme di turismo consapevole in linea con le direttive del Green Deal europeo. Anche per questo l’inserimento degli Alti Pascoli della Lessinia nel Registro viene considerato non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per una nuova e durevole conservazione, a tutto tondo, del paesaggio.

La nascita del progetto. Come ricordato, nel 2015 Giuliano Menegazzi e Chiara Zanoni avevano inoltrato per la prima volta la richiesta di candidatura degli Alti Pascoli al Ministero, il quale, con la seduta di consiglio del 27 maggio 2016, aveva approvato la richiesta, con riserva. Lo stesso Ministero, attraverso l’Osservatorio Nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali, aveva fatto sapere che «L’area (degli Alti Pascoli) è di sicuro interesse per il registro, ma si ritiene necessaria una sua più accurata perimetrazione e che si propone di approvare la proposta di candidatura con le raccomandazione espresse nella Valutazione». In pratica veniva richiesto ai soggetti promotori, tra cui l’Associazione di tutela della Lessinia e l’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna – oggi confluite nell’Associazione temporanea di scopo Alti Pascoli della Lessinia assieme a sette comuni, due società agricole private e altri enti territoriali di tutela e valorizzazione – di predisporre un dossier definitivo tenendo conto sia delle integrazioni richieste, sia dei criteri di candidatura pubblicati sul sito della Rete Rurale Nazionale che, in estrema sintesi, riconducono a requisiti di persistenza, unicità e integrità del territorio preso in esame. Per raggiungere questo obiettivo, l’ATS ha messo insieme un team di esperti e professionisti, tutti profondi conoscitori del territorio, che da maggio a dicembre 2019 hanno lavorato affrontando varie tematiche per evadere la richiesta ministeriale.

Il comitato promotore e il team di esperti. In provincia di Verona ne fanno parte i comuni di Bosco Chiesanuova, Erbezzo, Roverè V.se, Sant’Anna d’Alfaedo, Selva di Progno e Velo Veronese, in provincia di Trento i comuni di Ala e Avio, in provincia di Vicenza il comune di Crespadoro. Il comitato è formato poi da associazioni di tutela del territorio: l’Associazione Tutela della Lessinia, l’Associazione per la promozione e la tutela della Pecora Brogna, il Consorzio per la Tutela del formaggio Monte Veronese D.O.P., il Consorzio di Tutela della Pietra della Lessinia e l’associazione proprietari Malghe della Lessinia. Partecipano attivamente alcuni esperti e professionisti: Ugo Sauro, già professore all’Università degli Studi di Padova, Luca Battaglini, professore ordinario all’Università degli Studi di Torino, Geremia Gios, ordinario all’Università di Trento, l’esperta di lingua e tradizione cimbra Antonia Stringher,lo storico Bruno Avesani, l’architetto Chiara Zanoni, il dottore forestale Sebastiano Lucchi, il collega Davide Pasut, i medici veterinari Antonio Scungio e Marcello Volanti e il perito agrario Giuliano Menegazzi. Ulteriori informazioni www.altipascolidellalessinia.it.

Fonte: Servizio stampa Alti pascoli della Lessinia

 

Feste natalizie 2019/2020: a Segusino (TV), una delle edizioni del Presepio Artistico più belle di sempre. Ed il borgo si apre sempre più al turismo sostenibile con una nuova struttura ricettiva famigliare.

particolare Presepio Artistico di Segusino, edizione 2019/20 Laudato Sì

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Sarà per il tema scelto, il Cantico delle Creature “Laudato Sì” di San Francesco, che inneggia alle bellezze del creato, ma quella 2019 del Presepio Artistico di Segusino, borgo di 2 mila anime tra le provincie di Treviso e Belluno è, a mio parere, una delle edizioni più belle di sempre, visibile al pubblico sino al 2 febbraio 2020 (ulteriori informazioni http://www.presepiosegusino.it). Dal brolo con l’albero di mele e l’orto, al campo in cui si reca il contadino con il tabarro, alle stalle di ricovero degli animali, al granaio, alla strada di contrada storica di Feltre in cui si tiene il mercato di frutta e verdura, tutto concorre a creare stupore e ammirazione per il lungo lavoro di allestimento svolto con amorevole e certosina precisione dal gruppo dell’associazione parrocchiale Amici del Presepio di Segusino.

Antonio Zanella davanti alla sua casa vacanze Stajerat

Il borgo si apre sempre più al turismo. “Abbiamo scelto per questa edizione il cantico di San Francesco, che peraltro fu il primo a dar vita alla tradizione del presepe, con la riflessione che, ammirandolo nel suo insieme, si possa tornare a casa con un piccolo messaggio interiore di rispetto verso le meraviglie del creato“, ha spiegato Carlo Stramare, presidente dell’associazione, nonché socio onorario Argav, nell’accogliere insieme a Diego Longo, assessore al Turismo di Segusino, i soci Argav nella tradizionale visita natalizia al borgo. Che da quest’anno, nella borgata Riva Grassa, che abbiamo raggiunto a piedi in pochi minuti salendo da Riva Secca e ammirando i presepi allestiti nelle case, si arricchisce di una bella struttura ricettiva, la casa vacanze “Stajerat” (via De Gasperi 15), nome che rimanda al soprannome della famiglia di Antonio Zanella, la cui mamma era nota al tempo per la pesatura dei prodotti alimentari con la stadera, bilancia che si basa sul principio della leva. Antonio ha ben ristrutturato e arredato l’edificio di famiglia rispettando la struttura originaria e…la destinazione: vale a dire che la casa vacanze, composta da 3 camere matrimoniali e una camera singola, cucina, soggiorno e bagno, viene affittata – a prezzi molto convenienti – a famiglie e gruppi di amici che possano condividerne gli spazi in modo famigliare, oppure anche solo ad una persona, al momento da aprile a ottobre, ma presto anche d’inverno (per ulteriori informazioni e prenotazioni, tel. 347-5520851, email: zanellik1988@yahoo.it).

Marcello Coppe e Albino Zanella

Prodotti segusinesi, presto un logo per riunire i produttori. Dopo un gustoso aperitivo a base di salame fresco e arrosto, formaggio scek e vin brulè, preparati da altri Amici del Presepio, Marcello Coppe e Albino Zanella, che abbiamo trovato a “batter carta” nel cortile della casa vacanze Stajerat, ci siamo rifocillati con altri prodotti segusinesi nel locali comunali del CRA, con deliziosi piatti – dalle crespelle con pasta di salame e scek, allo spiedo, curato da Manolo Dalla Longa, menarosto dell’Accademia dello Spiedo dell’Alta Marca – al radicchio al forno alla pinza, preparati dai volontari della Pro Loco di Segusino, presieduta da Denis Coppe, altro socio onorario Argav. Che ha annunciato la prossima nascita di un logo in grado di riunire i tanti produttori locali, in modo da non disperdere le loro produzioni tipiche.

 

 

 

4 gennaio 2020, i soci Argav visitano il Presepio Artistico di Segusino (TV). Nell’occasione, presentato dalla Pro Loco il logo “Prodotti Segusinesi a Km 0”.

il formaggio s-cek di Segusino

Come tradizione, oggi, sabato 4 gennaio, i soci Argav fanno visita agli amici di Segusino (TV) ed al loro Presepio Artistico, frequentato ogni anno da migliaia di persone. Il programma della giornata prevede anche la presentazione del logo dei “prodotti segusinesi”, un ulteriore passo di un progetto di marketing territoriale cresciuto nel corso degli anni.

Programma. Il ritrovo è alle 10:00 in viale Italia 270 (zona Chiesa Parrocchiale), visiteremo il Presepio Artistico edizione 2019 dal titolo “Laudato Si“, visitabile dal pubblico sino al 2 febbraio 2020. Alle 11:00, andremo in passeggiata (su strada) verso i borghi Riva Secca e Riva Grassa di Segusino, con visita ad alcuni dei Presepi nei Borghi. Versoe le 11:30 nella borgata Riva Grassa, visiteremo la struttura ricettiva-casa vacanze “Casa Stajerat”, aperta di recente. Verso le 13:30 rientreremo in paese, nei locali del CRA (struttura comunale) per la presentazione del nuovo logo “Prodotti Segusinesi a Km 0” di Pro Loco Segusino.

Il Cantico delle Creature protagonista del Presepio artistico di Segusino (TV), aperto dalla notte di Natale al 2 febbraio 2020

Dopo le passate edizioni dedicate alla storia centenaria del territorio, in occasione del Natale 2019 il Presepio Artistico di Segusino (Tv), complice il Laudato Si’, sceglie un tema a carattere storico-religioso che celebra la lode per il mondo che ci circonda, per la terra ed il creato che purtroppo l’uomo, spesso mosso da interessi economici, sta progressivamente rovinando.

Visione  positiva della natura. Il Presepio segusinese si ispira quindi al Cantico delle Creature, composto da San Francesco intorno al 1224. È il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore (ma non il testo più antico in assoluto). Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita. È una preghiera colmata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra San Francesco, che è anche colui che nel 1223 diede vita al primo presepio vivente della storia, realizzato a Greccio (un piccolo centro in provincia di Rieti) con l’aiuto di Giovanni Velita, castellano del paese. Ogni elemento citato nel cantico di San Francesco trova posto nella rappresentazione del presepio, con la riflessione che, ammirandolo nel suo insieme, si possa tornare a casa con un piccolo messaggio interiore di rispetto verso le meraviglie del creato.
Un ricordo particolare nel presepio 2019 di Segusino è rivolto a don Francesco Maragno, parroco dei paesi di Segusino, Vas e Caorera; tornato alla casa del Padre nel dicembre di un anno fa.

Il Presepio Artistico di Segusino, visitato ogni anno da 15-20000 persone, propone ad ogni edizione un tema diverso. E’ un opera allestita su una superficie di ca. 80-100 mq presso la ex-casa del cappellano di Segusino (TV) -viale Italia 270-. Tradizionalmente è ambientato nel paesaggio rurale veneto pedemontano anni 20-40 del 1900 e si contraddistingue per diversi aspetti artistici e scenografici, tra cui la particolare tecnica delle scene riflesse tramite gli specchi per aumentarne la profondità di visione e la prospettiva; spiccano inoltre la cura dei dettagli ed i particolari in miniatura. Il Presepio Artistico di Segusino è allestito dall’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio, trentennale gruppo di persone (quest’anno ulteriormente arricchito di nuovi validi componenti) che si occupano della scelta del tema, dell’elaborazione delle scene e dell’allestimento dell’opera, partendo da uno studio che inizia sempre un anno prima e il lavoro di allestimento che impiega oltre 4 mesi di lavoro.

Visite guidate ai presepi nei borghi e passeggiata nella valle della Riù. Il Presepio è inserito nella rassegna intitolata “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” , che propone ai visitatori un’ampia panoramica di altre opere e rappresentazioni attraverso vie e borgate di Segusino. Ci saranno inoltre anche quest’anno le domeniche con visita accompagnata ai presepi nei borghi a cura dei vari gruppi spontanei di borgata; e la passeggiata, in collaborazione con gli Alpini di Segusino, alla scoperta del nuovo percorso naturalistico della valle della Riù. Il Presepio Artistico di Segusino fa parte anche de “L’Itinerario dei Presepi”, una guida che illustra alcuni tra i migliori presepi del Veneto e del Friuli.

Apertura. Il Presepio Artistico e “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” apriranno la notte di Natale, per rimanere aperti tutti i giorni fino a domenica 2 febbraio 2020. Tutte le info, il programma completo degli eventi e gli orari di apertura si possono trovare nel sito internet www.presepiosegusino.it o alla pagina Facebook: Presepio Segusino.

Fonte: Associazione Amici del Presepio di Segusino

Radicchio di Chioggia Ipg, da immagine dell’agricoltura a quella del turismo

Si è tenuto nei giorni scorsi all’Ortomercato di Chioggia (VE il workshop sul tema “Gli itinerari del radicchio di Chioggia IGP, il prodotto promuove il territorio, prospettive per arricchire e diversificare l’offerta turistica locale”.

Trait d’union turistico tra 10 comuni di produzione in tre province venete. Grazie alla sua riconoscibilità internazionale, il radicchio di Chioggia Igp può diventare il trait d’union turistico di un territorio diviso tra: Venezia, Padova e Rovigo. Dieci Comuni, su tre differenti province in cui ricade l’area di produzione, che non sono mai stati uniti se non, appunto, dal colore rosso intenso degli orti. Il radicchio di Chioggia, insomma, potrebbe dare un nuovo nome a questa terra, il suo, proponendone le peculiarità non solo attraverso i valori organolettici, che la storia di produzione e le caratteristiche pedoclimatiche gli hanno conferito, ma anche attraverso sette percorsi che permetteranno di integrare all’offerta turistica già esistente con altre forme di visitazione, necessariamente lente quel tanto da permettere di scoprire, vivere e godere le tante bellezze artistiche e paesaggistiche della Laguna Sud e del Delta del Po.

Sette itinerari al di fuori dalle ordinarie vie di comunicazione, che portano nei luoghi più riposti della campagna, tra dune fossili, valli, casoni dal tetto di canna, giardini litoranei, musei e i tanti ristoranti che custodiscono le ricette del radicchio di Chioggia Igp e le tradizioni enogastronomiche locali. “L’area di produzione del nostro prodotto Igp – spiega il presidente del Consorzio di tutela del radicchio di Chioggia IGP, Giuseppe Boscolo Palo – è una terra ricca, generosa nel dare sapore e proprietà nutrizionali al nostro radicchio, ma può dare ancora molto in termini di fascinazione e qualità della vita. Così dopo 10 anni di incessante lavoro speso nella tutela e nella promozione del celebre “Principe Rosso”, oggi il nostro impegno si estende anche al suo regno”.

Una terra piena di fascino e di opportunità. I valori predominanti dell’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp sono la bellezza e la vastità: la Laguna di Venezia con i suoi 550 chilometri quadrati è la più grande d’Italia, mentre il Delta del Po si estende su oltre 700 chilometri quadrati e si colloca tra i pochi apparati deltizi in Europa a raggiungere queste dimensioni. Il territorio del Delta, in alcune parti ancora integro, è di straordinario interesse naturalistico e rappresenta il più importante complesso di zone umide in Italia. Proprio per queste sue caratteristiche è anche fra i principali siti di interesse ambientale in Europa, paragonabile ad aree come la Camargue (Delta del Rodano) in Francia, il Delta del Danubio in Romania e Ucraina e il Parco Nazionale delle Doñana (foce del fiume Guadalquivir) in Spagna, tutte aree riconosciute come Riserve della Biosfera MaB UNESCO. L’area tuttavia finora ha conosciuto uno sviluppo turistico legato solo agli aspetti balneari, ma le mutate esigenze del turista italiano e internazionale verso il turismo lento offrono la possibilità di completare l’offerta con la visitazione di questo grande e affascinante territorio. Il turismo rurale, quello naturalistico e il cicloturismo, infatti, possono contribuire nell’integrare le presenze e gli arrivi degli attuali centri turistici: Rosolina con 142.000 arrivi e 1.055.000 presenze e Chioggia con 266.000 arrivi e 1.383.000 presenze. (Dati Sistema Statistico Regione Veneto 2018). Oppure rappresentare un’alternativa e un’integrazione al soggiorno dei più di 5 milioni di turisti che scelgono Venezia come luogo del loro viaggio o della loro vacanza.

Il turismo rurale e più in generale quello culturale, inoltre, possono rappresentare anche una concreta opportunità per aumentare la spesa media del turista. I dati contenuti in “Analisi del Sistema turistico del Veneto: la domanda, l’offerta, l’impatto economico, sociale e ambientale. Nov. 2018”, infatti, informano che la spesa più bassa si riscontra per la vacanza al mare (circa 67€ al giorno) mentre le vacanze per cui giornalmente si spende di più sono quelle culturali (134€ al giorno) e enogastronomica o green (circa 132€). In questo tipo di viaggi si evidenzia un maggiore coinvolgimento delle classi centrali della vita con una prevalenza della mezza età: circa il 20% ha 25-34 anni, circa il 30% ha 35-44 anni, quasi il 40% è tra i 45 e i 64 anni. È questa la fetta che potrebbe essere ampliata, proponendo al turista non solo le località più rinomate, ma attirandolo verso le altre preziose e molteplici destinazioni di cui l’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp è punteggiata.

Il paesaggio del radicchio di Chioggia Igp. I secoli di orticoltura, in cui si inseriscono anche i quasi cento anni di storia che portano all’odierno radicchio di Chioggia Igp, hanno contribuito a creare un paesaggio del tutto originale. Non va dimenticato che la vocazione orticola della zona è documentata fin da 1700 con diverse “fraglie” ed istituzioni dedicate, tra cui la “Scuola di San Giovanni di ortolani” che, con i suoi 544 allievi, era seconda solo a quella dei pescatori. Dunque gli orti appartengono all’orizzonte antico del territorio e con i loro casoni e le pezze di terra sabbiosa variegata dalle stagionali colture sono un elemento del landscape di questa parte della costa adriatica. Luoghi del lavoro dell’uomo che perfettamente si inseriscono in quelli creati dalla natura: scanni, barene, valli da pesca, boschi e giardini litoranei, dune fossili, strade che oggi costituiscono elementi di fascino e di grande suggestività per il turista.

Un territorio vocato al turismo lento. Il territorio di produzione del radicchio di Chioggia Igp è naturalmente vocato al turismo lento. Il particolare paesaggio creato dai fiumi e dal mare, gli aspetti naturalistici in esso contenuti, il senso di pace, di salute e benessere uniti agli elementi culturali dei suoi principali centri urbani rende quest’area del Veneto estremamente affascinante per gli amanti del viaggio su due ruote. Tanto più che le principali ciclovie che attraversano il Nord Italia hanno come terminal proprio l’area tra la Laguna di Venezia e il Delta del Po. Da Ovest raggiungono l’Adriatico la Destra Adige, che collega il centro Europa con Rosolina, la B12 Ciclovia del Po, che dalle foci del grande fiume giunge nella zona meridionale del Delta veneto, la Ciclovia VenTo, che da Torino raggiunge Venezia e attraversa il centro di Chioggia, l’Itinerario Tartaro-Fissero-Canalbianco che dal Medio Polesine raggiunge Porto Levante. Da Nord invece scende il Corridoio Adriatico che da Trieste raggiunge Santa Maria di Leuca in Puglia.

I sette percorsi dedicati all’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp sono stati pensati per collegare le importanti ciclovie presenti nella zona e per permettere al cicloturista di raggiungere i siti paesaggisticamente e culturalmente più interessanti dei dieci comuni, ovviamente tenendo sempre come riferimento gli orti del “Principe Rosso” e il suo particolare paesaggio fatto di piccoli casoni e del quotidiano lavoro dell’uomo. In via di sviluppo, una cartina in due lingue collegata al web da un Qr-Code, per le proposte di itinerario, roadmap e le schede di presentazione dei siti di interesse storico, architettonico e paesaggistico. Nonché le aziende disponibili per una visita e per conoscere le produzioni connesse al radicchio di Chioggia Igp e alla sua trasformazione. Si tratta di un strumento utile al turista, per muoversi è cercare nuove opportunità turistiche oltre all’offerta balneare.

Fonte: Con i piedi per terra

Strada di San Martino, Ippovia delle Prealpi, nuova app Veneto Sentieri: le novità regionali a Fieracavalli 2019 in fatto di turismo equestre e naturalistico

È stato presentato a Verona, in occasione di Fieracavalli, “NewPilgrimAge”, il progetto del programma Interreg Central Europe che l’Unpli Veneto, l’Unione delle Pro Loco del Veneto, sta completando e che ha per protagonista Martino di Tours, uno dei santi più conosciuti e amati d’Europa.

Strada di San Martino e Ippovia delle Prealpi. L’iniziativa ha lo scopo di valorizzare l’eredità del Santo in Europa, riscoprendo le numerose tracce che la sua figura ha lasciato nella nostra cultura, dal punto di vista religioso, ma anche folkloristico ed enogastronomico, sino ad arrivare a definire la “Via Sancti Martini”, la Strada di San Martino, già sviluppata in altri Paesi ma da noi ancora tutta da organizzare. “È un’iniziativa – ha evidenziato il presidente Zaia – che ci aiuta a ricordare che nella tradizione contadina il giorno di San Martino, l’undici novembre, segnava il passaggio dalla vecchia alla nuova annata agraria, il momento dei bilanci della stagione conclusa e della definizione dei contratti per quella successiva. Grazie al lavoro delle Pro Loco questa e tante altre preziose memorie della nostre origini e della nostra storia non vengono dimenticate. Ma con l’Unpli Veneto stiamo portando a compimento anche un altro progetto al quale stiamo lavorando da tempo – ha aggiunto Zaia – relativo all’Ippovia delle Prealpi: 357 chilometri complessivi, 12 tracciati lungo i quali sono presenti 54 malghe. Nei primi mesi del prossimo anno contiamo di presentare la nuova applicazione che si chiamerà ‘Veneto Sentieri’, che fornirà informazioni utili a quanti desiderano scoprire in sicurezza, a piedi, a cavallo o in bicicletta, alcuni dei più affascinanti scenari del Veneto, e in particolare proporrà tutti i percorsi georeferenziati”.

Percorsi green e slow. Una Mappa Parlante Interattiva, la Rete dei Centri di San Martino nel Veneto e il sito www.sanmartinoinveneto.it sono i primi risultati del progetto che ha come partner il Comune di Szombatherly (Ungheria), il Comune di Maribor (Slovenia), il Comune di Albenga (TO), il Comune di Dugo Selo (Croazia), il Centro di Ricerca Accademico della Slovenia, l’organizzazione non-profit Mindspace (Ungheria). “L’Unpli dimostra ancora una volta quanto sia prezioso il lavoro che i suoi volontari svolgono nell’ambito dell’ospitalità e della valorizzazione dei nostri territori – ha detto l’assessore regionale al Turismo Caner – e in particolare questo progetto si muove esattamente verso uno degli obiettivi che la Regione si è data per arricchire la propria offerta turistica: promuovere il Veneto come terra di viaggi interni. La nostra regione, infatti, oltre ad annoverare mete turistiche affermate, racchiude una vasta rete di itinerari inconsueti e di grande fascino, percorsi green e slow che sono imperdibili opportunità di viaggio alternativo nel territorio veneto, itinerari che ad ogni tappa permettono di godere di paesaggi e di assaporare le specialità culinarie e culturali di mete meno famose ma preziose per la loro unicità. La Via di San Martino – ha concluso Caner – rappresenterebbe un ulteriore tassello che andrebbe ad aggiungersi alle altre strade “a tema” che già esistono e che si stanno sviluppando, anche attraverso investimenti sul piano infrastrutturale. Il Veneto, infatti, è attraversato da ben 5 delle 10 ciclovie di interesse nazionale: quella ‘del Garda’, la ‘Trieste-Venezia’, l’Adriatica (che interessa tutte le regioni della costa adriatica), la ‘VenTo’ (Venezia-Torino) e la ‘Ciclovia del Sole’ che collega Verona a Firenze”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto