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A Fieragricola, la 55ª Mostra nazionale della razza Bruna va a «Mirina». Diversificazione, qualità e turismo i fattori chiave per l’agricoltura di montagna

La 55ª Mostra nazionale della Razza Bruna, ultimo evento del programma della 117ª Fieragricola di Verona 2026 che si è tenuta dal 4 al 7 febbraio scorso, ha incoronato campionessa assoluta «Mirina», bovina nata il 28 luglio del 2019 e di proprietà della società agricola La Torre di Olzeri Adolfo e C., un allevamento multifunzionale con 70 capi totali (dei quali 35 bovine in lattazione) a Baceno, in provincia di Verbania-Cusio-Ossola.

Felicità alle stelle, suggellata da una pioggia di spumante nel ring di Veronafiere, proprio come meritano di essere festeggiate le grandi vittorie sportive. E così è per Luca Olzeri, 40 anni, titolare dell’azienda insieme al fratello Fausto, 20 ettari a valle e 150 ettari di pascolo a circa 1.700 metri di quota. Come in tutte le aziende agricole di montagna, il periodo estivo si passa in rigorosamente in alpeggio, per garantire un’alimentazione fresca di pascolo alle bovine. «La nostra è un’azienda agricola multifunzionale – spiega Luca Olzeri – perché trasformiamo il latte in latticini e formaggi sia nel nostro punto vendita, sia nei ristoranti e negozi di tutta la provincia. Abbiamo anche un agriturismo nel parco naturale Veglia Devero (la struttura si chiama Alpe Crampiolo, consente anche di adottare una mucca e di ritirare successivamente i prodotti caseari ottenuti dal latte dell’animale prescelto, ndr), con la possibilità di ristorazione e di pernottamento».

Nessun dubbio sulla scelta effettuata. «La multifunzione è una soluzione vincente, in particolare nelle nostre zone di montagna, perché ti permette di diversificare l’orientamento produttivo, poter contare quindi su redditi diversificati, e riesce inoltre a offrire la tua qualità direttamente ai consumatori», prosegue Olzeri. Un solco che permetterà un futuro anche alla zootecnia di montagna, che per l’allevatore di Baceno dovrà ispirarsi a tre fattori: «Diversificazione, qualità, turismo».

Grande soddisfazione per la conquista del titolo di campionessa assoluta a «Mirina» anche per Davide Errera, titolare dell’allevamento Corte Murata di Borgo Virgilio e fra i grandi vincitori delle più importanti mostre zootecniche nella razza Holstein, al quale è stata affidata la cura e la gestione della vacca nei giorni di sosta a Verona, in vista della gara a Fieragricola. «La mostra ha messo in luce capi con qualità notevolissime e sarà ricordata per la partecipazione di animali moderni, vale a dire funzionali, non estremi nelle dimensioni – analizza Enrico Santus, direttore di Anarb, l’Associazione nazionale allevatori di razza Bruna  –. Il giudice ha voluto dare un messaggio molto chiaro: arti e piedi devono essere in perfetta funzionalità, perché un animale deve durare in stalla. Qualità, arti e piedi, mammelle: sono i parametri per un animale sano, produttivo, completo e duraturo, perché la longevità resta uno dei grandi obiettivi per coniugare produttività, benessere animale e sostenibilità ambientale. Non ci deve essere dicotomia fra animale da mostra e animale da stalla, anzi. La bovina che vince qui deve essere quella che va bene anche in stalla».

Un altro significativo messaggio della 55ª Mostra nazionale della Bruna riguarda l’innovazione, claim peraltro adottato da Fieragricola per questa 117ª rassegna internazionale. «Per molto tempo si è pensato che le realtà svantaggiate interne avessero bisogno di meno tecnologia, mentre è esattamente il contrario – sostiene Santus –. Proprio nelle realtà più difficili come quelle di collina o di montagna, dove si fa una zootecnia eroica e di presidio del territorio, la tecnologia può aumentare molto la competitività di queste aziende. Abbiamo assistito alla diffusione in stalla di sensori, robot di mungitura e pensavamo fossero solamente tecnologie da pianura. Poi le abbiamo viste diffondersi nelle montagne e sono una delle risposte vincenti per mantenere gli allevatori in montagna, dove le antiche tradizioni devono potersi confrontare con l’aiuto fondamentale dell’innovazione tecnologica più avanzata».

Fonte testo e foto: servizio stampa Veronafiere

26-27 febbraio, a Treviso le Giornate internazionali di studio sul paesaggio guardano al connubio con la salute

Giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, la Fondazione Benetton Studi Ricerche organizza la ventiduesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, dedicate al tema Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere, e curate da Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Una due giorni di incontri e dibattiti, che coinvolgerà una quindicina di relatori italiani e stranieri, – esperti, studiosi, professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, dall’architettura del paesaggio all’ecologia, dalla biologia alla medicina, dalla psicologia ambientale alle neuroscienze –, e che riserverà uno spazio speciale anche al linguaggio del cinema, per proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio, tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana.

Un’intenzione che si esplicita fin dalla scelta del titolo di questa edizione, la parola Healthscapes, sintesi di Health (Salute) e Landscapes (Paesaggi), che apre una prospettiva sulla correlazione, non scindibile, fra lo stato della salute e quello dell’ambiente e del paesaggio, e sull’impatto che il secondo può avere anche sulla cura delle persone. E questo passando dalla dimensione individuale a quella sociale, sino alla scala planetaria.

Spiegano i curatori: «Il neologismo Healthscapes, che unisce le parole “salute” e “paesaggi”, tiene insieme molte questioni collegate all’influenza che il paesaggio esercita, in modi diversi, sul benessere e la salute dei viventi. Si pensi, ad esempio, e non solo in prospettiva antropocentrica, alla salubrità/tossicità dell’aria, dell’acqua e del suolo; alla disponibilità o meno, nelle città, di spazi accessibili a tutti per l’esercizio fisico e la socialità, per coltivare il proprio cibo o, semplicemente, entrare in contatto con la natura e goderne i benefici, ampiamente dimostrati sia a livello fisico che psichico.

I luoghi incidono sulla salute anche in riferimento alla loro condizione, quando diventano fonte di spaesamento di fronte alla banalizzazione del paesaggio e di vero e proprio malessere per il degrado di ambienti nei quali si vive ma non ci si riconosce più.

Alla scala planetaria, si pensi agli effetti del clima sulla salute dei viventi e agli impatti che hanno avuto le sue variazioni nella storia della vita sulla Terra, tutte manifestazioni della connessione tra la salute del pianeta e quella dei suoi abitanti, riassunta nell’efficace espressione one health. Una salute “unica” messa a dura prova, soprattutto nelle giovani generazioni, anche dalle conseguenze, dal punto di vista psicologico, della consapevolezza degli effetti disastrosi dei comportamenti umani rispetto all’emergenza ecologica (ecoansia).

In questo quadro, il progetto di paesaggio, alle diverse scale, a partire dal proprio giardino, ha un ruolo decisivo nel disegno responsabile di luoghi dedicati alla cura dei nostri corpi e delle nostre menti e, prima ancora, di ambienti urbani concepiti per il benessere individuale e collettivo; inclusivi del mondo animale, vegetale e minerale; orientati al ripensamento radicale che l’attuale crisi ambientale rende non più rimandabile».

Informazioni. Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione. Agli architetti e agli agronomi/forestali iscritti ai rispettivi ordini professionali, che ne faranno richiesta, saranno riconosciuti i crediti formativi. Ulteriori informazioni: fbsr.it

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton Studi Ricerche. Foto: Lungomare di Malmo_Progetto e foto di Jeppe Aagard Andersen

A Fieragricola i buyer dall’africa alla ricerca di soluzioni per un’agricoltura più produttiva

L’agricoltura dell’Africa si è ritrovata a Fieragricola, la cui 117a edizione si è appena chiusa a Veronafiere. Missione: l’acquisto di macchine agricole, attrezzature e tecnologie per sostenere lo sviluppo locale del settore primario, che per il Continente africano significa accompagnare la crescita di un comparto che rappresenta il 30-35% del Pil, assorbe il 50% dell’occupazione e costituisce la fonte di sostentamento per il 70% della popolazione.

A Fieragricola, infatti, grazie alle operazioni di incoming organizzate in collaborazione con ITA-Italian Trade Agency e con i delegati esteri di Veronafiere, sono presenti delegazioni provenienti da Algeria, Angola, Egitto, Ghana, Kenya, Libia, Mozambico, Senegal, Tunisia (oltre a buyer provenienti da Albania, Armenia, Azerbaijan, Canada, Cile, Cina, Costarica, Croazia, Ecuador, Georgia, Grecia, Guatemala, India, Kazakistan, Macedonia, Moldavia, Perù, Polonia, Romania, Serbia, Spagna).

La delegazione keniota si concentra, in particolare, su quattro comparti: meccanizzazione, cerealicoltura, frutta, zootecnia. Ken Kimani, allevatore di bovini da carne in Kenya, con 7mila ettari in gestione, è a Fieragricola per «rafforzare la genetica animale e incrementare le produzioni, ma anche per cercare macchine agricole in grado di ottimizzare le prestazioni e ridurre i consumi, grazie a sistemi di agricoltura di precisione. Sono interessato anche a pannelli per il solare o il fotovoltaico, così da produrre energia in autonomia, perché in Kenya a volte l’approvvigionamento energetico è complesso».

In Africa, secondo le stime della Banca africana di sviluppo, circa 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’elettricità. Il continente non resta comunque fermo. Secondo l’Africa Market Outlook for Solar PV 2026–2029, nel 2025 l’Africa ha incrementato di circa 4,5 GW la capacità solare fotovoltaica, con un aumento del 54% su base annua. Il Sudafrica è stato il primo mercato con 1,6 GW di incremento, seguito dalla Nigeria con 803 MW, dall’Egitto con 500 MW e dall’Algeria con 400 MW, davanti a Marocco (+204 MW), Zambia (+139 MW), Tunisia e Botswana (+120 MW ciascuno), Ghana (+92 MW) e Ciad (+86 MW). Entro il 2029 l’Africa potrebbe segnare un’ulteriore accelerazione superiore a 31,5 GW di capacità solare cumulativa.

A caccia di innovazione nell’ambito della genetica e della genomica bovina è anche David Kosgey Kipchirchir, allevatore con 10mila bovine da latte e mille ettari coltivati. «Il mio obiettivo è incrementare la produzione di latte e migliorare la resilienza dei capi, attraverso un’accelerazione sul versante della genetica – afferma l’allevatore keniota –. Oggi la produzione media per capo si aggira intorno ai 30 litri al giorno; abbiamo la necessità di produrre di più per il mercato locale».

Kelvin Wanjira è un produttore di uva da tavola, caffè e latte nel centro del Kenya. «Sono qui per trovare soluzioni adatte al packaging nel comparto frutticolo, ma anche per migliorare il benessere animale e la resa media per animale – afferma Wanjira –. Sul fronte della meccanizzazione, invece, cerco trattori versatili per i vigneti e atomizzatori con soluzioni di IA per migliorare l’impatto ambientale e ridurre i consumi».

Samuel Waiganjo guida un’azienda agricola con un duplice indirizzo produttivo, uva da tavola e produzione di latte, ed è portavoce delle esigenze della comunità locale di agricoltori. «Sono a Fieragricola per cercare soluzioni sostenibili in termini di meccanizzazione agricola, attrezzature per la lavorazione del terreno, soluzioni per l’irrigazione sostenibile, ma anche per migliorare la gestione dell’allevamento da latte, dalle sementi alle tecnologie per la mungitura».

L’attenzione degli operatori del Nord Africa è molto marcata verso l’olivicoltura, «dove il processo di meccanizzazione si sta diffondendo rapidamente e sono necessarie attrezzature per la raccolta delle olive. Anche la cerealicoltura, fra macchine da raccolta, seminatrici di precisione, aratri e rotofrese per lavorazioni pesanti». Lo comunica Abdelmalek Chelali, general manager della società World Bee Seeds.

Gli operatori provenienti dall’Algeria agricola cercano partner italiani per consolidare la crescita nel segmento avicolo e puntano a incrementare le produzioni zootecniche, dal latte alla carne bovina. L’attenzione degli importatori tunisini, dove l’export delle macchine e dei mezzi agricoli italiani è molto dinamico, si concentra invece su trattori, attrezzature per il pieno campo (con particolare attenzione alla cerealicoltura), ma anche sistemi per la distribuzione dei mezzi tecnici, fertilizzanti e sistemi di irrigazione.

L’obiettivo è produrre di più. In Libia, Paese in cui le dimensioni aziendali consentono di coniugare quantità e qualità delle produzioni agricole, cresce la domanda di tecnologie e macchine. In Tanzania, invece, il governo ha varato un piano per acquistare 10mila trattori e istituire mille centri di assistenza, così da ampliare le superfici coltivate nel Paese, oggi ferme a 10,8 milioni di ettari contro un potenziale di oltre 44 milioni di ettari.

Fra i visitatori dall’estero presenti a Fieragricola 2026 anche la Camera di Commercio Agricola in Ghana, che associa circa 1.200 imprese. Il focus degli operatori, in questa 117ª edizione «Full Innovation», resta sulle macchine agricole, dalla semina alla raccolta, passando per le attrezzature dedicate a filiere specializzate come uva, mango, caffè, cacao. L’innovazione corre anche per le colture da esportazione. E le macchine agricole italiane, per la loro versatilità e affidabilità, sono fra le più ricercate e acquistate nel continente africano, che sa di dover correre per rafforzare le filiere agricole e le catene di approvvigionamento, contenere gli sprechi dal campo alla tavola, migliorare la catena del freddo e rafforzare l’export continentale, sfruttando le opportunità offerte dall’Unione Europea.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Stime di pioggia e intelligenza artificiale, connubio possibile?

L’intelligenza artificiale (AI) sta trasformando il modo in cui leggiamo, interpretiamo e prevediamo l’atmosfera. Negli ultimi anni, la ricerca sui modelli meteorologici basati su AI ha mostrato progressi significativi, soprattutto nella velocità di calcolo. Ma quando si tratta della variabile più complessa – la precipitazione – la fisica continua a mantenere un ruolo centrale.

È in questo spazio di transizione, tra innovazione algoritmica e solidità dei modelli numerici, che si colloca il nuovo lavoro del ricercatore di Fondazione CIMA, Luca Monaco: “Exploring the viability of a machine learning-based multimodel for quantitative precipitation forecast post-processing”. Uno studio che esplora il potenziale dell’AI nella fase di post-processing delle previsioni NWP (Numerical Weather Prediction)1, con l’obiettivo di aumentare l’accuratezza delle stime di pioggia. «L’AI in questo lavoro non sostituisce la fisica, ma ci permette di intervenire in segmenti della catena previsionale dove possiamo davvero fare la differenza», premette Monaco.

I modelli meteorologici basati su intelligenza artificiale mostrano già prestazioni elevate su variabili a bassa complessità, ma faticano con campi meteorologici caratterizzati da un’elevata variabilità spaziale e temporale, come la pioggia. La risoluzione spaziale è spesso insufficiente, i pattern precipitativi risultano appiattiti, e le stime non raggiungono ancora la qualità delle previsioni dei modelli numerici tradizionali. I modelli di previsione numerica, infatti, continuano a identificare meglio la struttura spaziale degli eventi precipitativi, soprattutto in aree complesse. «Se c’è un punto di forza dei modelli fisici, è la loro capacità di prevedere non solo la posizione della precipitazione, ma anche l’intensità», evidenzia Monaco. Da qui nasce l’idea alla base dello studio: non sostituire i modelli fisici, ma fondere le loro informazioni grazie al machine learning.

Il cuore dello studio è la costruzione di un multimodel basato su machine learning per combinare previsioni da diversi modelli fisici: COSMO-2I, COSMO-5M, IFS e BOLAM. L’obiettivo? Una previsione unica, più robusta e più accurata dei singoli input. La valutazione è stata condotta su 406 eventi di precipitazione tra il 2018 e il 2022 in Piemonte e Valle d’Aosta, selezionati per garantire la presenza di un segnale piovoso rilevante. Le osservazioni utilizzate provengono dai campi di Optimal Interpolation (OI)2 di ARPA Piemonte. Particolare attenzione è stata dedicata alla struttura del dataset: suddivisione ripetuta in training, validation e test per aumentarne la stabilità; classificazione degli eventi in estremi, stratiformi, convettivi e intermedi tramite clustering; uso di due architetture AI: Multilayer Perceptron e U-NET, confrontate con benchmark quali due regressioni lineari. I risultati mostrano chiari miglioramenti sulle soglie basse e intermedie di precipitazione, mentre la performance su soglie elevate è solo marginalmente migliore rispetto al benchmark in quanto fortemente condizionata dalla risoluzione delle osservazioni disponibili. 

«La qualità delle osservazioni è un punto cruciale: senza dati ad alta risoluzione e in formati adatti al machine learning, il potenziale dell’AI rimane limitato», sottolinea Monaco.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal lavoro è il potenziale dei centri nazionali nella modellazione su area limitata. I grandi modelli AI globali avanzano rapidamente, ma il loro livello di dettaglio non è ancora sufficiente per molte applicazioni operative. In questo scenario, realtà come Fondazione CIMA possiedono due asset cruciali: dati ad alta risoluzione, spesso non disponibili ai grandi centri internazionali; competenze scientifiche maturate nella modellazione meteorologica locale. «Abbiamo un patrimonio di dati unico e la possibilità di costruire modelli AI interpretabili e affidabili. È uno spazio in cui possiamo davvero dare un contributo concreto alla meteorologia del futuro», afferma Monaco.

Questo lavoro, frutto del dottorato di Monaco al Politecnico di Torino e finanziato da ARPA Piemonte, rappresenta un passo importante nello sviluppo di strategie di post-processing AI-based. «Non dobbiamo avere paura delle grandi sfide: l’AI non è una scorciatoia, ma uno strumento che può ampliare ciò che già sappiamo fare», conclude il ricercatore.

Fonte: Garantitaly.it, da Cima Fondazione

Nuova giunta regionale: chi sono Dario Bond, assessore all’Agricoltura ed Elisa Venturini, assessore all’Ambiente

A dicembre 2025 si è insediata a Venezia la nuova Giunta regionale guidata dal presidente Alberto Stefani. Tra gli assessori di nuova nomina, evidenziamo coloro che seguiranno le tematiche da noi trattate, agricoltura (Dario Bond) e ambiente (Elisa Venturini).

Dario Bond è nato nel 1961 a Feltre, in provincia di Belluno. Laureato in Scienze agrarie, erborista, è stato consigliere comunale a Feltre dal 1989 al 1993 e presidente del Consiglio comunale. Poi consigliere regionale per due mandati e deputato alla Camera eletto nel 2018. Oltre all’agricoltura, Bond ha le deleghe Foresta, Montagna, Caccia e Pesca.

Elisa Venturini è nata nel 1979 a Piove di Sacco (Padova). Laureata in Giurisprudenza, è stata sindaco di Casalserugo dal 2008 al 2018, già Consigliere Delegato della Provincia di Padova e vicepresidente Anci Veneto, consigliere regionale nel 2023. Oltre all’Ambiente, ha assunto le deleghe Clima e Protezione Civile.

Al via la 7a edizione del premio “La Ghiandaia-custodi degli alberi”, candidature entro il 25 gennaio 2026

Veneto Agricoltura e Fondazione Alberitalia ETS indicono, per il 2025, la settima edizione del premio “La Ghiandaia – custodi degli alberi”, precedentemente noto come premio “Jean Giono – l’uomo che piantava gli alberi”.

Nonostante il nuovo nome, le finalità del riconoscimento sono rimaste le medesime: premiare persone che si siano contraddistinte per la promozione, la realizzazione e la gestione di alberi e arbusti in Italia o all’estero, fornendo ulteriore impulso alla promozione della cultura forestale produttiva e naturalistico-ambientale e della gestione sostenibile delle foreste. Il premio verrà assegnato il 6 marzo 2026, ma le candidature per la partecipazione dovranno pervenire entro il 25 gennaio a questo link

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

La protesta degli agricoltori contro il taglio della Pac di 90 milioni di euro (9 per l’Italia) arriva a Bruxelles

Il taglio di 90 miliardi di euro alla Politica Agricola Comune mette a rischio la sicurezza alimentare dell’Unione Europea e il futuro di milioni di agricoltori. È la denuncia lanciata da Coldiretti nel corso della grande mobilitazione pacifica a Bruxelles, dove migliaia di agricoltori provenienti da tutta Europa hanno gridato: “Non è questa l’Europa che vogliamo”.

“La presidente Von der Leyen sta portando avanti una strategia irresponsabile che colpisce al cuore l’agricoltura europea e penalizza in modo pesantissimo anche il Veneto – dichiara Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto –. Tagliare le risorse della Pac per dirottarle su altre voci di spesa significa minare la sovranità alimentare, aumentare la dipendenza dalle importazioni e mettere a rischio la salute dei cittadini. Senza agricoltori non c’è cibo, senza cibo non c’è futuro”.

La riduzione del 25% dei fondi Pac e la loro confluenza in un Fondo Unico Agricolo rappresentano una minaccia concreta soprattutto per i giovani agricoltori, per le aree rurali e per le aziende che operano nel rispetto di elevati standard ambientali, sanitari e sociali. Per l’Italia il taglio ammonta a 9 miliardi di euro, che diventano 90 miliardi se si considera l’intera Unione Europea.

“Mentre Stati Uniti, Cina e grandi potenze mondiali investono sull’agricoltura come settore strategico, l’Europa sceglie di smantellare il proprio sistema produttivo – prosegue Salvan –. Così si favorisce l’ingresso di prodotti stranieri che non rispettano le nostre stesse regole su pesticidi, ambiente e diritti dei lavoratori, come nel caso del Mercosur. Questo non è libero scambio, è concorrenza sleale”.

Coldiretti ribadisce la necessità di un’Europa diversa: più coraggiosa, meno burocratica e realmente vicina ai cittadini. Un’Europa che difenda il ruolo dell’agricoltura, garantisca reddito agli agricoltori, investa nelle filiere locali e promuova la trasparenza attraverso l’etichettatura obbligatoria di origine.

“Siamo europeisti convinti – conclude Salvan – ma questa Europa deve cambiare rotta. Servono risorse certe per la Pac, reciprocità negli accordi commerciali e rispetto per chi ogni giorno lavora nei campi custodendo territorio, ambiente e identità. Contro i contadini non si governa”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Coldiretti Veneto

22 novembre, a Rovereto (Trento) l’incontro “Coltivare il futuro”: agricoltura, clima e innovazione al centro del Festivalmeteorologia di Rovereto

Il mondo agricolo sarà protagonista al Festivalmeteorologia 2025 con la giornata tematica “Coltivare il futuro: agricoltura, clima e nuove frontiere dell’innovazione”, organizzata da Agriduemila Hub Innovation in collaborazione con Co.Di.Pr.A., Condifesa Bolzano, Asnacodi Italia e con il supporto di università, enti di ricerca e partner istituzionali. L’iniziativa, che si terrà sabato 22 novembre tra il Teatro Rosmini e il Progetto Manifattura di Rovereto (Trento), offrirà un’occasione unica di confronto sui temi del cambiamento climatico, dell’innovazione tecnologica anche delle trattrici agricole e della sostenibilità del settore primario. Ingresso libero, previa iscrizione, bit.ly/meteo2025

Mattina – Clima, ricerca e agricoltura a confronto

La mattinata, ospitata al Teatro Rosmini, sarà dedicata alla lettura degli impatti del cambiamento climatico sul territorio alpino e al ruolo della ricerca scientifica, della meteorologia e delle istituzioni nel supportare le aziende agricole. Seguiranno quattro focus tematici che esploreranno il contributo della tecnologia e dei dati all’agricoltura sostenibile: dall’intelligenza artificiale applicata alla gestione climatica, al monitoraggio ambientale attraverso le api, fino all’evoluzione digitale in campo e alla nuova gestione del rischio agricolo. Tra i protagonisti: Fondazione Edmund Mach, Università di Trento – C3A, Università di Padova, Fondazione Bruno Kessler, Meteotrentino e rappresentanti del mondo assicurativo e del Sistema Asnacodi Italia-Condifesa. “Il cambiamento climatico ci impone di ripensare il modo in cui gestiamo il rischio in agricoltura – spiega Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A. – come Condifesa, vogliamo accompagnare gli agricoltori in questo percorso di innovazione e consapevolezza, unendo strumenti assicurativi, tecnologia e formazione. La sostenibilità non è solo un obiettivo, ma un modo nuovo di fare impresa agricola, perseguendo la redditività”.

Pomeriggio – Demo live: “L’intelligenza in campo”

Nel pomeriggio, l’evento si sposterà al Progetto Manifattura, dove si terrà la demo live “L’intelligenza in campo: la rivoluzione parte dai trattori”. Una dimostrazione dal vivo di macchine agricole intelligenti, dotate di guida autonoma, riconoscimento degli ostacoli e sistemi di raccolta dati, per mostrare concretamente come la tecnologia stia trasformando il lavoro nei campi. Durante l’esperienza, agricoltori e tecnici racconteranno le proprie esperienze dirette con l’automazione e l’agricoltura digitale, aprendo un confronto sulle prospettive di una filiera sempre più sostenibile, efficiente e connessa. “L’innovazione è la leva strategica per costruire un sistema agricolo più resiliente e competitivo – evidenzia Andrea Berti, direttore generale di Asnacodi Italia e Amministratore Delegato di Agriduemila Hub Innovation – la gestione del rischio oggi passa attraverso i dati, la digitalizzazione e la collaborazione tra tutti gli attori della filiera. Coltivare il futuro rappresenta un passo importante per condividere visioni e soluzioni concrete al servizio delle imprese agricole italiane”.

Un laboratorio di idee per l’agricoltura del futuro

L’evento “Coltivare il futuro” si inserisce nel programma del Festivalmeteorologia come spazio di dialogo tra ricerca, imprese e istituzioni, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo dell’agricoltura nella transizione ecologica e climatica. “La collaborazione tra scienza, tecnologia e mondo agricolo è la chiave per costruire un futuro più resiliente e competitivo – afferma Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. –. Questo evento che rappresenta un passo concreto in quella direzione, ha appunto l’obiettivo di portare soluzioni in campo; gli agricoltori sono curiosi e disponibili all’innovazione ma giustamente dobbiamo responsabilmente trovare soluzioni che portino vantaggi concreti anche economici alle imprese agricole”. Ai partecipanti sarà consegnato un gadget agritech simbolo del legame tra innovazione, tecnologia e sostenibilità.

Fonte: Condifesa Trento

24-25 ottobre, Valle dei Laghi (Trentino). Il Reboro incontra il Chianti Classico nella manifestazione dedicata al vino appassito

Dal 24 al 25 ottobre r si tiene in Trentino, nella Valle dei Laghi, “Reboro. territorio & passione”, manifestazione che celebra il Reboro, vino frutto dell’appassimento dell’uva fino al tardo novembre sfruttando, come avviene per il Vino Santo, l’Ora del Garda. Si tratta di un prodotto unico che nasce da un progetto condiviso tra i 6 vignaioli della Valle dei Laghi.

Un vino dal grande potenziale sia perché parte da un’ottima uva sia perché si presta a grandi invecchiamenti che lo fanno diventare un vino dalla forte riconoscibilità. Dopo la vinificazione il vino viene lasciato maturare per tre anni in botti di rovere. Si dà così il via ad un processo di maturazione che porta a un vino morbido ed elegante, dal grande potenziale di invecchiamento. Un vino di colore porpora con riflessi dorati, mentre l’aspetto olfattivo sa di frutta matura, di amarena, abbinato alle note eteree dell’appassimento; il profumo è sempre mediato dall’invecchiamento in legno dove deve rimanere almeno per un anno. Il Reboro viene prodotto con il vitigno Rebo, un vitigno locale, frutto dell’incrocio tra il Teroldego e il Merlot. Un incrocio realizzato oltre 70 anni fa da Rebo Rigotti, genetista e agronomo nato a Padergnone (proprio in valle dei Laghi) e per anni presidente dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige.

Per l’edizione 2025 i Vignaioli del Vino Santo Trentino ospitano la Toscana, precisamente la zona del Chianti. Sarà infatti il Chianti Classico, rappresentato dall’associazione Greve in Chianti, il protagonista del gemellaggio 2025. Un gemellaggio tra due terre unite da antiche tradizioni vitivinicole che resistono nel tempo. La zona di produzione del Chianti Classico ha origini antichissime. Furono gli Etruschi che vi introdussero la coltivazione della vite. Dopo l’epoca Romana il territorio conobbe secoli di decadenza fino al XII sec. quando la sua vocazione vinicola riemerse grazie alle famiglie Ricasoli e Antinori contribuendo a rendere la denominazione Chianti una delle più antiche della Toscana. I primi documenti risalgono al XIII sec. quando nacque la “Lega del Chianti” e nel 1716 il granduca di Toscana Cosimo III emanò il bando di tutela basata su criteri geografici. Il vino Chianti Classico DOCG oggi come allora può essere prodotto solo in una specifica area della Toscana: la terra del Chianti.

Programma venerdì 24 ottobre. Ore 17.30 – Cantina Pravis – Lasino, “Un racconto DiVino”, masterclass guidata da Giuseppe Carrus di Gambero Rosso; ore 20.00 – Cantina F.lli Pisoni – Pergolese, “I sapori del rosso rubino”, cena gourmet preparata dal Master Chef Walter Miori con i vini Reboro e Chianti Classico che saranno gli indiscussi protagonisti. Saranno presenti anche studenti e insegnanti della Scuola CFP ENAIP Riva del Garda.

Programma sabato 25 ottobre. TREK&WINE Escursione enoturistica alla scoperta del territorio della Valle dei Laghi. Parcheggio di Via Guà a Pergolese – ore 9,30. Da Pergolese lungo il fiume Rimone e tra i vitigni, si raggiunge il lago di Cavedine passando dai vitigni del Rebo, quindi si raggiunge la Cantina Pedrotti dove ci sarà una degustazione di Reboro e di Chianti Classico accompagnata da un piccolo tagliere di prodotti locali. Si torna poi a Pergolese alla Cantina F.lli Pisoni per un brunch: un piatto di orzotto al Rebo accompagnato dai vini Reboro e Chianti Classico. Guidati da Federico Poli, accompagnatore di Media Montanga

Tutti in carrozza con il trenino della Valle dei Laghi. Orari: 10 -15 e 15 – 20, ritrovo a Sarche parcheggio centro commerciale Un viaggio evocativo e suggestivo alla scoperta del Reboro e del Chianti Classico, un’esperienza enoturistica tutta da vivere e da gustare in tre Cantine della Valle dei Laghi. In ognuna delle tre cantine si incontrano due vignaioli della Valle dei Laghi e due vignaioli di Greve in Chianti esi potrà degustare i 12 vini protagonisti dell’evento: 6 di Rebo e Reboro (uno per vignaiolo della Valle dei Laghi) e 6 di Chianti Classico (uno per vignaiolo di Greve in Chianti). Ogni degustazione sarà accompagnata dai prodotti della tradizione trentina e toscana ed è previsto il pranzo e la cena. Programma viaggio in Trenino. Prima tappa alla Cantina Giovanni Poli di Santa Massenza dove insieme alla Cantina Maxentia incontrerete due Vignaioli di Greve in Chianti. La degustazione preceduta dalla visita alla Cantina, sarà accompagnata da un piatto di prodotti tipici trentini

Alle 11.30 si parte per raggiungere la Cantina F.lli Pisoni di Pergolese passando da Padergnone e Calavino, arrivo alle 12 visita alla Cantina e alle 12.30 pranzo con un tagliere di prodotti dei territori trentini e un piatto di Orzotto al Rebo. Alle 13,30 partenza per la Cantina Pedrotti dove vi attende la degustazione di due dolci: la torta di fregoloti trentina e il castagnaccio toscano accompagnati dalla degustazione di un calice di Rebo, di Reboro e di due Chianti Classico. Alle 15 si ritorna a Sarche.

Wine Experience. Dalle 11 alle 19 nelle cantine della Valle dei Laghi F.lli Pisoni a Pergolese con Pravis, Gino Pedrotti a Pietramurata con Francesco Poli, Giovanni Poli a S. Massenza con Maxentia. Tre cantine dell’associazione Vignaioli Vino Santo aprono le loro porte per accogliere le altre tre realtà del territorio e in ognuna potrai incontrare anche due cantine dell’Associazione Greve in Chianti. Due vini simbolo, due territori uniti dalla passione per la viticoltura, raccontati direttamente dai loro vignaioli. Ogni calice sarà accompagnato da specialità gastronomiche tipiche delle due terre. Le cantine di Greve in Chianti sono: Castello Vicchiomaggio, Castello di Querceto, Fattoria Santo Stefano, Tenuta di Nozzole (Folonari), Conti Capponi (Villa Calcinaia), 20 € una degustazione (4 vini), 35 € due degustazioni (8 vini), 45 € tre degustazioni (12 vini)Non è necessaria la prenotazione, le degustazioni si acquistano direttamente nelle cantine.

Buono, pulito e giusto, alle 11,30 – Casa Caveau del Vino Santo, Padergnone, a tavola con il Reboro, il Chianti Classico e i cuochi dell’Alleanza Slow Food. Una degustazione in dialogo con Slow Food e con i cuochi dell’Alleanza, per scoprire il valore del cibo buono, pulito e giusto e l’importanza di custodire la biodiversità. Il cuoco dell’Alleanza Slow Food Fiorenzo Varesco, proporrà un assaggio di due piatti realizzati combinando olio extravergine di oliva, carne salada, noci del Bleggio, marroni di Drena e formaggi – protagonisti del Mese del Gusto. A chiudere l’esperienza un dolce. In abbinamento i vini protagonisti della manifestazione: Reboro e Chianti Classico. Tutte le informazioni sul sito: www.vinosantotrentino.it E’ possibile chiamare il 349-3365446 o scrivere via mail a: info@vinosantotrentino.it iscrizioni e info anche sul sito di Garda Trentino http://www.gardatrentino.it/reboro

Fonte testo e foto: servizio stampa Associazione vignaioli vino santo trentino

Venezia. Nell’ambito di “Saor, sapori e saperi veneziani in festa” (10-12 ottobre), speciale lezione di cucina sostenibile organizzata il 10 ottobre dal consigliere Argav Maurizio Drago, partecipazione gratuita su iscrizione

Dal 10 al 12 ottobre 2025 Venezia tornerà ad accogliere “Saor, sapori e saperi veneziani in festa”, il festival diffuso che celebra il patrimonio gastronomico veneziano con lo sguardo rivolto al futuro: sostenibilità ambientale, inclusione alimentare, creatività e condivisione culturale.

Nell’ambito della manifestazione, in collaborazione con Agrifood Management and Innovation Lab di Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il consigliere Argav Maurizio Drago, giornalista enogastronomico, organizza venerdì 10 ottobre, dalle 16.30 alle 18.30, l’incontro “L’emozione di realizzare un piatto con quello che c’è in casa: la cucina come atto creativo e sostenibile”. In particolare, un cuoco mostrerà come realizzare un piatto a partire dagli ingredienti del “frigo di casa”. Seguirà un confronto con un ristoratore sulle pratiche anti-spreco (tra cui figura la doggy bag). A conclusione, degustazione di tipicità veneziane e venete presso Spazio Ristorativo “La Corte” di ESU – Campus Economico San Giobbe (Fondamenta S. Giobbe, Cannaregio 873).

La partecipazione è gratuita, ma Il numero dei partecipanti è limitato, consigliabile effettuare l’iscrizione quanto prima al link  https://www.eventbrite.it/e/lemozione-di-realizzare-un-piatto-con-quello-che-ce-in-casa-tickets-1765163614889?aff=oddtdtcreator