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Acqua, Ambiente e Territorio, parte il progetto scuola dei Consorzi di bonifica del Veneto

diario-alex-e-flora-e1384776063546Nasce il progetto scuola dell’Unione Regionale dei Consorzi di bonifica, dal titolo “Acqua, Ambiente e Territorio, alla scoperta dei Consorzi di bonifica”. Sono cinque gli Istituti Comprensivi coinvolti in Veneto, un’esperienza che mobiliterà circa 400 bambini.

Le tematiche affrontate. Negli incontri si parlerà del ruolo e dell’attività dei Consorzi di bonifica, toccando temi di interesse come la salvaguardia idraulica del territorio, l’uso della risorsa idrica a fini irrigui, i cambiamenti climatici, le innovazioni realizzate in campo ambientale e l’energia idroelettrica, al fine di comprenderne la rilevanza ed adottare, di conseguenza, comportamenti improntati alla sostenibilità e alla conservazione dell’ambiente in cui viviamo, con particolare riferimento alla gestione e al consumo consapevole dell’acqua, dando visibilità e valore alle azioni quotidiane dei soggetti che operano tutto l’anno sul territorio, come i Consorzi di bonifica.

Un diario per i ragazzi. È stato deciso di investire sui giovani sviluppando un progetto che sappia accompagnargli per tutta la durata dell’anno scolastico attraverso laboratori multimediali, lezioni in aula, visite guidate ai luoghi di bonifica. Alla lezione inaugurale verrà loro consegnato il “Diario di Alex e Flora – Alla scoperta del meraviglioso mondo dell’acqua”: un vero e proprio supporto che verrà consegnato alle scuole aderenti al progetto per aiutarle nelle loro attività extra scolastiche. Giuseppe Romano, presidente dell’U.V.B.: “i ragazzi impareranno a conoscere più approfonditamente l’ambiente in cui vivono, e di esso scopriranno e apprezzeranno aspetti inattesi e inimmaginati. Se, come auspico, sapremo dare continuità ai nostri propositi e alle nostre progettualità, allora potremo dire di aver gettato le basi di una futura e matura consapevolezza sulla quale costruire l’ideale convivenza tra l’uomo e il suo territorio”. A conclusione del progetto, i partecipanti saranno protagonisti di un grande evento da organizzarsi nella Fiera Campionaria di Padova, a maggio, in occasione della Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione e della Settimana Veneta dell’Ambiente 2014.

(Fonte: Unione Veneta Bonfiche)

19 e 29 novembre 2013, i soci ARGAV rendono territorio e tradizioni venete protagonisti alle Terme Euganee

Due soci ARGAV, Emanuele Cenghiaro e Vittorio Ingegneri, ci rendono partecipi di due iniziative che li coinvolgono direttamente, entrambe riguardano tradizioni e cultura del territorio veneto.

CopertinaSantuariPDMartedì 19 novembre Emanuele Cenghiaro presenterà ad Abano Terme (Pd) la guida “Santuari padovani, itinerari tra storia, arte e tradizione” (Tracciati Editore) che ha scritto insieme a Piero Cioffredi. La presentazione avrà luogo nella sede della Biblioteca Civica (via Matteotti 71, tel. 049.8617970, email: biblioteca@abanoterme.net), alle ore 21. Ospiti della serata sarà anche il gruppo Calicanto che proporrà alcuni brani in tema con l’incontro.

Grassie Barba“Grassie, Barba!”: venerdì 29 novembre l’Associazione Culturale “Dino Durante” in collaborazione con l’Editoriale Padova “Quatro Ciacoe” invita la cittadinanza alla presentazione del libro “Grassie, barba!” di Vittorio Ingegneri (F.lli Corradin Editore). L’incontro, condotto dal giornalista Mario Klein, si svolgerà alle ore 20.45 nella sala consigliare del Palazzo del Turismo a Montegrotto Terme (via Scavi 14). A presentare l’opera sarà Michele A. Cortelazzo, direttore del Dipartimento Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova, con l’intervento di Valeria Michieli, presidente Ass.ne Culturale “Dino Durante” e la partecipazione del coro La Valle diretto dal Maestro Luciano Pengo. Al termine, merenda rùstega offerta da Paolo Bertelli del Salumificio Bertelli di Montagnana (Pd).

5-8 novembre 2013, le api e i “neonicotinoidi”, confronto fra ricercatori a Padova e a Legnaro

apiE’ possibile difendere le colture agricole, la salute delle persone e la biodiversità, api in primis? La quattro giorni in programma da martedì 5 a venerdì 8 novembre 2013 tra Legnaro e Padova si pone questo obiettivo. Al centro delle riflessioni i “neonicotinoidi”, potenti fitofarmaci al bando in Italia come concianti (sostanze chimiche usate sul seme per proteggerlo) su mais dal 2008, attraverso i decreti di sospensiva al loro utilizzo avviati dall’allora Ministro all’Agricoltura Luca Zaia.

Una task force internazionale dibatterà sull’utilizzo e gli effettidei fitofarmaci. Il Palazzo del Bo, sede storica dell’Università patavina, e la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura (a Legnaro, PD) ospiteranno quindi il 7° Simposio internazionale sui pesticidi sistemici, evento che vedrà la partecipazione di ricercatori da tutto il mondo, ovvero i componenti di una task force (TFSP) altamente specializzata e multi-disciplinare istituita sotto gli auspici di IUCN, SSC e CEM e coordinata da Maarten Bijleveld van Lexmond. Padova e Legnaro accoglieranno quindi la prossima settimana esperti di alto livello per le problematiche relative all’utilizzo dei fitofarmaci e dei loro effetti. Per Veneto Agricoltura, che promuove le quattro giornate di studio, questo appuntamento rappresenta un importante riconoscimento al lavoro di ricerca e sperimentazione svolto in questo campo presso le sue aziende agricole e non solo. Il Simposio prenderà il via martedì 5 novembre (ore 9,30) al Palazzo del Bo con un incontro introduttivo che vedrà la presenza, tra gli altri, del Commissario Straordinario di Veneto Agricoltura, Giuseppe Nezzo.

In difesa delle api. Tutti i seminari e i focus della kermesse, in programma dal pomeriggio di martedì fino a venerdì, si svolgeranno invece a Legnaro (Pd), presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura. Tra i diversi incontri in calendario, va segnalato il Forum Fitoiatrico sui neonicotinoidi in programma venerdì 8 novembre. L’importanza dell’incontro sta nel fatto che negli ultimi anni l’uso di queste sostanze chimiche è diventato incerto a causa degli effetti ambientali, tra cui la riconosciuta tossicità sugli insetti pronubi e in particolare le api. La stessa Unione Europea sta confermando la messa al bando di questi prodotti, allineandosi a quanto l’Italia aveva anticipato fin dal 2008. Per una volta, è proprio il caso di dirlo, non è l’Italia che ha dovuto adeguarsi all’Europa ma viceversa! I lavori e i risultati della task force saranno messi a disposizione dei tecnici, agricoltori e apicoltori, in particolare saranno forniti aggiornamenti scientifici e normativi.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

PAC 2020, sondaggio Fieragricola assegna alle Regioni (quelle che spendono di più e meglio), il compito di gestire i fondi stanziati per lo sviluppo rurale

FieragricolaApprovata la riforma della Politica agricola comunitaria fino al 2020, gli agricoltori italiani chiedono che a gestire i 10,5 miliardi stanziati per lo Sviluppo rurale siano ancora le Regioni: quelle che spendono di più e meglio. Magari organizzandosi per aree omogenee, la strada privilegiata per garantire al comparto primario il presidio del territorio, la qualità delle produzioni Made in Italy, veicolo privilegiato per sostenere l’economia del Paese. Così hanno risposto 4.200 agricoltori e allevatori al sondaggio esclusivo apparso nei giorni scorsi sul sito di Fieragricola, manifestazione internazionale dedicata al settore primario, in programma a Veronafiere dal 6 al 9 febbraio 2014.

I quesiti posti. Si tratta, guardando l’elevato numero di risposte, di un campione altamente significativo formato da imprenditori agricoli del Nord (58%), Centro (27%) e Sud/Isole (15%). Tre le domande rivolte. Innanzitutto, la destinazione delle risorse per l’agricoltura non utilizzate, visto che per la prima volta i fondi residui non faranno ritorno a Bruxelles. Che farne? Ebbene, il 99% del campione ha risposto che «devono essere destinate alle Regioni con maggiori capacità di spesa agricola», mentre l’1% ritiene che debbano «ritornare nella disponibilità dello stato centrale», quindi del Governo.  Orientamento schiacciante anche sulla redazione dei prossimi Piani di sviluppo rurale (Psr), oggi di pertinenza di ciascuna Regione (oltre alle province autonome di Trento e Bolzano). Il 98% delle risposte insiste per mantenere l’autonomia delle Regioni, uniformando tuttavia i Psr in base a territori o produzioni omogenei; il restante 2% vorrebbe invece definire i Psr per aree territoriali omogenee, riducendone così il numero e di conseguenza la libertà decisionale delle Regioni.  Sostanziale equilibrio, invece, sulla modulazione, cioè la possibilità di trasferire fino al 15 per cento della dotazione nazionale dai pagamenti diretti (1° pilastro) allo sviluppo rurale (2° pilastro). Il 32% degli addetti ai lavori non vorrebbe modificare la ripartizione attuata da Bruxelles; il 35% dirotterebbe una parte delle risorse dal 1° al 2° pilastro, mentre il 33% compierebbe il percorso inverso, vale a dire spostando il 15% dei fondi dagli aiuti diretti allo sviluppo rurale.

Sulle risposte al sondaggio di Fieragricola è intervenuto anche Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo: «Gli agricoltori – commenta – saranno contenti di questa riforma. Anche negli Stati Membri che hanno una articolazione regionale, come l’Italia, non esisterà più il disimpegno, ma i fondi non utilizzati andranno a Roma, che le andrà a distribuire alle regioni più virtuose». Sulla necessità di uniformare i Piani di sviluppo rurale, mantenendo l’autonomia delle Regioni, De Castro spiega che si tratta di una linea «indipendente dalle politiche europee. L’Italia finora ha scelto i piani articolati per regione, ma queste possono mettersi d’accordo e definire regole con una certa similitudine, mantenendo l’autonomia, non per macroregioni».

Si svolge a Veronafiere il 45 per cento dell’offerta fieristica dell’agroalimentare. Per il prof. Dario Casati, economista agrario, «le risposte evidenziano la maturità degli agricoltori e una sostanziale fiducia nei confronti dei piani regionali». «Oggi Fieragricola è l’unica rassegna dell’agricoltura in grado di catalizzare e trasmettere su così ampia scala l’opinione degli imprenditori agricoli – osserva il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. Questo fa della manifestazione un punto di riferimento per gli espositori e i visitatori, ma anche uno strumento per trasmettere le istanze del settore alle istituzioni, Governo e Regioni in primis, in modo da sostenere concretamente con provvedimenti adeguati il futuro del comparto primario». Non solo. Fieragricola si inserisce nel sistema di Veronafiere dedicato all’agroalimentare dalla produzione al prodotto finito. «Da Fieragricola a Vinitaly, passando per Siab, Eurocarne, Sol&Agrifood, rappresentiamo il 45% dell’offerta fieristica dell’agroalimentare», conclude Mantovani.

(Fonte: Veronafiere)

Rovigo, per un giorno, capitale italiana degli agronomi e forestali

grandineSalone dell’Accademia dei Concordi affollato e diretta streaming in tutta Italia per il convegno, organizzato a Rovigo nei giorni scorsi dal locale Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali e dalla Federazione Regionale di settore in collaborazione con il Consiglio dell’ Ordine Nazionale (C.O.N.A.F.), per illustrare le novità derivanti dall’obbligo assicurativo, scattato il 14 agosto scorso, contro i danni provocati ai clienti (enti locali, operatori del settore ambientale, agricoltori, ecc.) nell’esercizio dell’attività professionale.

I cambiamenti climatici aumentano la possibilità di errore per chi opera nel settore agricolo. A presentare i nuovi adempimenti è stato il presidente C.O.N.A.F., Andrea Sisti, che ha evidenziato anche un’anomalia normativa: il professionista è obbligato ad assicurarsi, ma la compagnia non ha il dovere di farlo. Per questo, è stata stipulata una convenzione a livello nazionale, che prevede 13 attività professionali, il cui premio (contributo) è tarato “ad personam” sul fatturato e sulla rischiosità del tipo di attività svolta.  “Un esempio d’attualità – ha sottolineato Gianluca Carraro, presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali del Veneto – sono i cambiamenti climatici che, evidentemente, aumentano le possibilità di errore per chi opera nel settore agricolo.” Se stipulata entro il prossimo 10 settembre, la polizza collettiva aggiudicata a gara per 2 anni dal C.O.N.A.F. alla Compagnia AIG Europe Limited (Rappresentanza Generale per l’Italia), avrà valenza retroattiva dal 14 agosto, data di avvio del nuovo obbligo, che vede i Dottori Agronomi e Forestali, primi a percorrere una strada innovativa nell’interesse della categoria. “La nuova incombenza, a tutela del cittadino-cliente – ha concluso Andrea Sisti – è una prima, evidente conseguenza della riforma degli Ordini professionali, le cui tangibili potenzialità si potranno pienamente valutare nel prossimo futuro.”

(Fonte: Ordine Dottori Agronomi e Forestali del Veneto)

Dopo 2 settimane, don Bizzotto ha sospeso il digiuno pro tutela ambientale in Veneto ed incontra i rappresentanti del Consiglio regionale

don Albino Bizzoto al consiglio regionale veneto

don Albino Bizzoto al consiglio regionale veneto

Dopo due settimane, don Albino Bizzotto, fondatore dell’associazione “Beati i costrutturi di pace”,  ha sospeso pochi giorni fa il digiuno totale intrapreso per denunciare  l’emergenza ambientale in Veneto. A questo proposito, Ieri, martedì 2 settembre, don Bizzotto, accompagnato da Michele Boato e da Oscar Mancini, storici esponenti del movimento ambientalista) ha raccolto l’invito del presidente del Consiglio Regionale Veneto Ruffato e si è incontrato a palazzo Ferro-Fini sia con Ruffato che con i capigruppo ed il vicepresidente della Giunta Marino Zorzato.

Don Bizzotto: fermate le grandi opere e il consumo del suolo. “Il pianeta è ormai esausto – ha ribadito in Consiglio don Bizzotto – e il Veneto è una delle regioni più compromesse, dove si sono consumati 38 ettari di suolo al giorno e dove l’impronta ecologica (cioè il numero di ettari necessari per produrre le risorse consumate da ogni singolo abitante) è quattro volte maggiore del rapporto ideale di sostenibilità (6,4 ettari pro capite contro i 1,6 ettari di capacità effettiva). Da qui l’appello di don Bizzotto e dei comitati ambientalisti che ne hanno appoggiato e condiviso l’iniziativa a interrogarsi sull’utilità delle grandi opere, circa trenta quelle in progettazione, tra “autostrade, superstrade, svincoli e tangenziali, Mose e infrastrutture portuali, autodromi e aeroporti” che stanno cambiando il volto del Veneto. “Siamo capaci di fermarci e di rispettare la ‘grammatica’ della natura?”, ha chiesto don Bizzotto ai politici invitandoli a non scambiare per “nostalgia del passato” quello che è una revisione critica del’attuale modello di sviluppo.

Ruffato: nuove leggi in via di attuazione, ma necessaria anche una svolta culturale che coinvolga i cittadini. “Ringrazio don Albino – ha esordito Ruffato – perché con il suo gesto forte e coraggioso, ha richiamato l’attenzione di tutti, cittadini, politici e istituzioni, sul dovere primario di rispettare la terra e sugli eccessi dell’urbanizzazione che hanno contradistinto il Veneto negli ultimi decenni. Il suo digiuno interroga le coscienze di tutti noi e non può lasciare nessuno indifferente. Il problema della terra e del paesaggio – ha riconosciuto il presidente del Consiglio – mette in discussione il nostro modello di sviluppo e ipoteca il futuro delle nuove generazioni. Ereditiamo una situazione gravemente compromessa da scelte maturate in anni lontani, ispirate da altri modelli culturali. Tuttavia non possiamo e non vogliamo essere testimoni passivi e indifferenti dei processi di continua aggressione del territorio. Stiamo facendo nuove leggi, da quella sul commercio al nuovo piano casa, che stanno cercando di mettere ordine nella selva delle norme urbanistiche e di porre un freno a nuove cubature e nuovo consumo del territorio. Ma le leggi da sole non bastano – ha avvertito Ruffato – Serve una svolta culturale, una presa di coscienza collettiva, da parte dei centri decisionali ma anche dei semplici cittadini, perché siamo tutti responsabili”.

La discussione politica. Stefano Fracasso, presidente della commissione d’inchiesta sugli appalti pubblici istituita da pochi mesi dal Consiglio veneto ha invitato don Bizzotto e i comitati ambientali a collaborare nel lavoro di verifica critica di leggi e procedure. Il presidente della Giunta, Marino Zorzato, ha affermato: “La politica è responsabilità di programmare e di decidere”, invitando il Consiglio regionale ad affrontare in tempi rapidi il nuovo piano territoriale di coordinamento regionale e le nuove leggi che la Giunta ha predisposto (piano casa e disegno di legge sul contenimento del suolo). “Sulle grandi opere la pensiamo in maniera diversa, io resto convinto che infrastrutture come la Pedemontana siano utili e necessarie – ha replicato a don Bizzotto – ma gli strumenti che Giunta e Consiglio si stanno dando (Ptrc, nuova legge sul commercio, leggi urbanistiche) vanno nella direzione giusta”.

(Fonte: Consiglio regionale del Veneto)

Il cibo prodotto in Italia è il più sicuro d’Europa

ortofruttaSolo il 3,7% delle irregolarità su scala nazionale è riferibile alla produzione primaria e, di esse, solo lo 0,24% è causato da problemi di sicurezza alimentare dei prodotti. È quanto si evince dai dati della Relazione annuale al Piano Nazionale Integrato (PNI) per il 2012, che fornisce un panorama completo delle attività svolte da tutte le componenti del sistema dei controlli ufficiali, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi generali della legislazione alimentare. La maggior parte delle irregolarità sono dovute a carenze di natura amministrativa.

In Europa, media di campioni irregolari del 2,6%. Anche i dati riferiti alla presenza dei residui di agro farmaci nei prodotti ortofrutticoli devono rassicurare i consumatori. Infatti, ben il 99,5% dei campioni di ortofrutticoli sono risultati in regola, così come i prodotti di origine animale che sono risultati regolari per oltre il 99%. «Se si confrontano i dati relativi al 2011 con quelli degli anni precedenti, risulta evidente – sottolinea Confagricoltura commentando questi dati – come la percentuale di irregolarità negli ortofrutticoli abbia subito un progressivo decremento, più incisivo negli ultimi dieci anni, passando da 5,6% del 1993 allo 0,5% del 2011. La media di campioni irregolari in Europa è del 2,6%, quindi di gran lunga peggiore di quella italiana. Tale risultato positivo è attribuibile alle attività di controllo dello Stato e ad una sempre maggiore consapevolezza degli operatori agricoli nell’impiego dei prodotti fitosanitari e medicinali animali». Una parte dei prodotti esaminati sono di origine biologica: su un totale di 397 campioni di frutta, ortaggi, cereali, olio, vino, baby food, e altri prodotti, solo 1 ha presentato residui al di sopra dei limiti stabiliti dal Regolamento CE 396/2005.

(Fonte: Garantitaly.it)

Nel padovano, emergenza cinghiali sui Colli Euganei, allarme del mondo agricolo

Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia IMG00617-20121127-1139 (1)

terreno rovinato dai cinghiali

Emergenza cinghiali sui Colli Euganei, un fenomeno che ormai è sfuggito di mano e che sta mettendo in ginocchio centinaia di imprese agricole. Vigneti e uliveti, ma anche campi di mais, ortaggi e frutteti: non c’è coltivazione che si salvi dalla razzia incontrollata e sistematica di questi animali, un vero e proprio flagello che sta causando danni ingenti alle imprese e compromettendo anche quest’anno la stagione.

L’allarme del mondo agricolo è stato al centro dell’incontro di ieri in Prefettura con i rappresentanti di Coldiretti Padova, Confederazione Italiana Agricoltori Padova e Confagricoltura Padova. Il Prefetto Ennio Mario Sodano ha ascoltato con attenzione gli interventi di Ettore Menozzi Piacentini e Walter Luchetta per Coldiretti, Claudio D’Ascanio e Maurizio Antonini per la Cia, Leonardo Granata e Gianfranco Simonetto per Confagricoltura, che si sono fatti portavoce del grave disagio degli imprenditori alle prese con un’emergenza finora rimasta senza una soluzione apprezzabile.

Disponibilità del Prefetto a valutar le possibili soluzioni. Le contromisure adottate in questi anni, hanno osservato i rappresentanti delle tre organizzazioni agricole padovane, si sono dimostrate del tutto insufficienti ad arginare un fenomeno che cresce di anno in anno. Ormai i cinghiali scendono regolarmente dalle colline per razziare ogni genere di coltivazioni, causando danni irreparabili, sia alle produzioni che di tipo strutturale e idrogeologico, di fronte ai quali, tra l’altro, gli agricoltori hanno scarse possibilità di accedere ad indennizzi o parziali rimborsi.  Al termine dell’incontro gli esponenti di Coldiretti, Cia e Confagricoltura Padova hanno espresso soddisfazione per la forte sensibilità dimostrata dal Prefetto che si è impegnato a valutare con gli organi preposti le iniziative da adottare e ad individuare concrete soluzioni per dare una risposta ad un problema avvertito dagli imprenditori agricoli come una vera e propria calamità. Le organizzazioni agricole, ringraziando il Prefetto per l’attenzione dimostrata, ribadiscono la piena disponibilità a collaborare per il bene dell’agricoltura padovana e di un territorio naturale da preservare.

(Fonte: CIA Padova, Coldiretti Padova, Confagricoltura Padova)

 

Molino Quaglia di Vighizzolo d’Este (PD), ovvero quattro generazioni di mugnai con la voglia di sperimentare strade (e farine) nuove

Fabrizio Stelluto dà penna ARGAV a Chiara Quaglia

il presidente Fabrizio Stelluto consegna a Chiara Quaglia la penna ricordo ARGAV

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Non è da tutti i mugnai valutare il comportamento che avrà la farina durante l’impasto incidendo con i denti e assaggiando i chicchi di grano, bisogna avere molta esperienza, spirito di osservazione e…appartenere alla gens Quaglia! La tecnica di selezione della bontà dei raccolti di grano attraverso l’assaggio di un “chicco tra i denti”, appartiene infatti alla tradizione della famiglia di Annito Quaglia, che a sua volta l’apprese dal padre Angelo. Annito è stato il traghettatore verso il futuro di Molino Quaglia, azienda di Vighizzolo d’Este, nella Bassa padovana, cresciuta nel mercato a piccoli passi, affermando con coerenza l’obiettivo di quando era un piccolo molino di legno sull’Adige, oltre cent’anni fa: creare un prodotto sopra la media che esalti il valore delle materie prime ed il lavoro umano.

Lucio Quaglia resp.le sviluppo prodotti Molino Quaglia

Lucio Quaglia

Un molino nel molino. A onor del vero, oggi la selezione dei chicchi di grano al Molino Quaglia avviene con metodi supertecnologici, come ha spiegato ai soci ARGAV in visita allo stabilimento lo scorso 7 giugno Lucio Quaglia, figlio di Annito, che guida oggi l’azienda -32 dipendenti ed un fatturato 2012 di euro 35.457.800 – insieme ai fratelli Chiara e Andrea. Molino Quaglia è infatti, fino ad oggi, l’unico molino italiano ad utilizzare una selezionatrice ottica di seconda generazione che scarta uno per uno i chicchi di grano con difetti anche microscopici. Fatta salva la qualità totale del grano lavorato, 400 tonnellate al giorno all’interno dello stabilimento di 7 piani, dove il contatto con l’aria è praticamente nullo nelle diversi fasi della molitura, convivono due “molini”, uno progressivo destinato alla produzione di farina di grano tenero “tradizionale”, ed un moderno molino di macinazione a pietra, destinato ad una produzione “di nicchia”, le farine della linea Petra®.

Farine PetraNel vecchio molino, oggi si “cercano” nuove farine. Si tratta di una linea di farine di grano tenero 100% italiano proveniente da aziende agricole dislocate tra Rovigo e Ferrara che usano tecniche di agricoltura integrata e che forniscono i dati di tracciabilità dal campo fino al molino. Dopo la selezione ottica, il grano viene macinato con un moderno molino a pietra in un processo industriale ad elevato grado di sicurezza alimentare. Seduti nel Laboratorio, vale a dire il vecchio molino deputato oggi dalla famiglia Quaglia a luogo di ricerca e formazione e ubicato di fronte al nuovo stabilimento, i soci ARGAV hanno avuto modo di conoscere da Piero Gabrieli, responsabile marketing dell’azienda, le modalità di nascita di questa linea di farine, avvenuta nel 2006. “Petra® è l’espressione tangibile di un lavoro di ricerca che ha permesso di riportare sulla tavola dei consumatori i benefici nutrizionali e i profumi di un tempo con la massima sicurezza alimentare oggi possibile”. “L’idea che

Direttore Marketing Molino Quaglia

Paolo Gabrieli

ha condotto alla nascita di Petra® – ha continuato Gabrieli -, era quella di trovare un’alternativa ad un’alimentazione basata prevalentemente su materie prime raffinate, che richiedono dosi crescenti di integratori alimentari di origine non sempre naturale, e di dar vita ad un cibo in grado di apportare quegli elementi nutritivi e curativi che aiutano il benessere dell’organismo”. In un kg di Petra ci sono infatti meno parti di amido, più fibre, più vitamine e parti oleose del germe di grano. Ogni farina della linea Petra è indicata da un numero, 1, 3, 5 e 9, che contraddistingue una qualità delle proteine contenute nei grani di origine e che determina il comportamento in lavorazione di ogni farina (ad esempio, sviluppo di volume piuttosto che estensibilità dell’impasto). Ogni numero serve anche ad indicare per quale lavorazione la farina è consigliata: lievitati, pizze e focacce, frolle. Sono farine facili da lavorare e costanti nelle prestazioni, disponibili anche pacchi da 1 kg e acquistabili on line sul sito www.farinapetra.it, nei migliori negozi di alimenti in tutta Italia o nello spaccio aziendale di Vighizzolo d’Este (costo da 3,30 a 3,50 al Kg). “Il nostro prossimo obiettivo – ha concluso Gabrieli – è quello di lavorare su una miscela di farine personalizzata a seconda delle esigenze di salute dei consumatori”.

Pizzaioli Molino Quaglia

Giulia e Gianni Dodaj

Birraio Stelluto Quaglia

da sx Mauro Gajo, Fabrizio Stelluto, Chiara Quaglia

Pizze e birra gourmet. La qualità e bontà delle farine Petra® è stata “testata sul campo” Soci ARGAV degustazione pizze Molino Quagliagrazie agli assaggi di pizza proposti per l’occasione da Gianni e Giulia Dodaj, della pizzeria Fantasy di San Donà di Piave in provincia di Venezia (tel. 0421-336141), tutte pizze deliziose, innovative e molto digeribili: dalla “classica” margherita con pomodoro San Marzano e fior di latte pugliese si è passati alla pizza con prosciutto crudo, melone, misticanza croccante e stracciatella pugliese, seguita dalla pizza con stracciatella, culatello, ciliegie e mentuccia fino alla pizza con mozzarella di bufala, pomodoro San Marzano, pomodoro datterino e basilico.Soci ARGAV degustazione pizza 1 Molino QuagliaAd accompagnare le pizze, alcune birre artigianali altrettanto buone, presentate da Mauro Gajo, di “32 Via dei Birrai” di Onigo di Pederobba (TV). Si tratta di birre non pastorizzate, rifermentate in bottiglia, non filtrate e ad alta fermentazione (tra i 15 e i 25 gradi). In particolare, sono state proposte all’assaggio la speziata Curmi, la doppio malto Audace, la “luppolata” Oppale e la speziata e molto “luppolata” Tre+Due.

Soci ARGAV visita Abbazia Carceri 7 giugno 2013

7 giugno 2013, I soci ARGAV in visita all’Abbazia di S. Maria di Carceri (Pd)

Immagine 1 Dalla cultura del cibo, alla cultura dello spirito. Dopo la visita al Molino Quaglia, i soci ARGAV hanno avuto modo di effettuare un’altra bella e interessante visita all’Abbazia di S. Maria di Carceri, paesino a pochi minuti d’auto da Vighizzolo d’Este. A far da cicerone al gruppo, Diego Paluan, storico custode del complesso camaldolese di Carceri e volontario dei beni culturali ecclesiastici, con tanto di abilitazione. Tutto ebbe inizio nel 1107, quando Enrico il Nero, duca di Baviera, che dominava il territorio, donò ai monaci alcuni terreni detti “Le Carceri”. Dopo aver bonificato le terre, nel 1189 i monaci edificarono una chiesa più ampia di quella che avevano costruito in precedenza e di cui ancor oggi si può ammirare il Battistero, affrescato tra fine Trecento e inizi Quattrocento. Nello stesso periodo, i monaci edificarono un chiostro, di cui rimane ancora un lato adiacente alla chiesa. Gli agostiniani rimasero nell’abbazia fino al 1407, quando, decimati da carestie e pestilenze, ripararono a Venezia. Papa Gregorio XII affidò allora chiesa e monastero alla cura dei monaci Camaldolesi, che rimasero per circa tre secoli e diedero all’Abbazia un periodo di grande splendore, ampliando l’edificio con quattro chiostri, dei quali è rimasto il grande chiostro del ‘500. I monaci Camaldolesi costruirono anche un’ampia sala per la biblioteca, oggi adibita a sala convegni (info Parrocchia di Carceri tel. 0426-619777), una foresteria per i pellegrini che dal nord che scendevano a Roma, una farmacia, considerata la più antica del Veneto a prova della loro conoscenza botanica e delle erbe officinali. Ampliarono inoltre la chiesa con un coro ed al posto delle 3 navate romaniche bruciate in un incendio nel 1643 eressero l’attuale navata in stile barocco. Nel 1690, Papa Alessandro VIII soppresse l’Abbazia di Carceri e i suoi territori, 3600 campi bonificati e coltivati, furono messi all’asta per finanziare la Repubblica di Venezia nella guerra contro i Turchi. Il tutto fu acquistato dai Carminati, commercianti bergamaschi residenti a Venezia, che affidarono chiesa e parrocchia ai sacerdoti della diocesi di Padova. L’Abbazia venne trasformata in una grande fattoria agricola e, nella casa dell’abate, fu costruita la villa estiva dei Carminati, che rimasero proprietari della chiesa fino al 1951, quando, dopo aver venduto a poco a poco case e campagne, cedettero quanto restava alla parrocchia di Carceri. Nel 1994, la parrocchia acquistò la foresteria, restaurata di recente dalla Soprintendenza. Il Museo della Civiltà Contadina. Al primo piano del grande chiostro del ‘500 è stato allestito il bel Museo della Civiltà Contadina. Vi sono esposti moltissimi attrezzi, utensili e oggetti, oltre un migliaio, provenienti dalle famiglie della parrocchia e del circondario, e suddivisi per tipologia d’uso. Molto belle anche le ricostruzioni di interni rurali e delle attività lavorative, educative e di svago in uso nelle campagne del Novecento.

“Per scongiurare l’aumento IVA, tassiamo le sagre”. Ristoratori e baristi sul piede di guerra per la concorrenza sleale delle feste di paese.

feste birraTassare le sagre per evitare l’aumento dell’IVA previsto a partire dal primo luglio. La proposta, lanciata a livello nazionale dalla FIPE, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi aderente a Confcommercio, è stata accolta con trasporto dai baristi e ristoratori padovani associati all’APPE che da anni denunciano la concorrenza sleale di sagre, enti locali, pro-loco, onlus e affini.

No ad aree di privilegio. «Rimuovendo le esenzioni fiscali di cui beneficiano feste paesane, feste di partiti politici, club, circoli privati e sportivi – denuncia Erminio Alajmo, presidente provinciale APPE e regionale FIPE Veneto – si potrebbero agevolmente reperire le risorse necessarie, stimate in 5 miliardi di euro a livello nazionale, per evitare di aumentare l’IVA dal 21 al 22% ed evitare così di deprimere ulteriormente i consumi, già ampiamente collassati». «La crisi in cui ci troviamo – conclude Alajmo – non consente alibi di alcun tipo: le aree di privilegio non ce le possiamo più permettere!» La FIPE ha recentemente scritto al vice ministro dell’Economia e finanze, Luigi Casero, proprio per illustrare questa situazione e portare alla ribalta una battaglia intrapresa da molto tempo.

Commissione Ue, esenzioni paragonate ad “aiuto di Stato”. Il mercato della somministrazione legata a questa offerta “parallela” sviluppa un mercato di dimensioni stimate attorno al 15% rispetto a quello ufficiale. Oltretutto, alcune di queste esenzioni sono già state individuate dalla Commissione europea come “aiuto di Stato”. La FIPE ha già da tempo sottoposto la questione all’Antitrust sia a livello nazionale che comunitario. «Rimuovere i privilegi di alcuni – commenta il presidente federale Lino Enrico Stoppani – può corrispondere a creare condizioni migliori per tutti gli altri e consentire la ripresa economica».

(Fonte: APPE Padova)