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I casoni lagunari ricostruiti in piazza nel Villaggio di Natale di Caorle (Venezia) per promuovere il pescato locale

unnamedA Caorle (Venezia) il villaggio natalizio, composta da oltre ottanta le casette distribuite per 2 chilometri lungo le vie cittadine, quest’anno si fa promotore del pescato locale. Storia e tradizione di sposano infatti nel “Villaggio dei Pescatori”, allestito in piazza Sant’Antonio con dei casoni tradizionali nei quali sarà offerto il pescato fresco di Caorle abbinato ai vini locali, con showcooking di ricette storiche per far rivivere i sapori autentici del territorio.

In mostra il saper fare antico

Per costruire le tradizionali costruzioni lagunari, un team di una decina di persone, aiutate dagli anziani del territorio, ha impiegato più di un mese, tagliando le canne che crescono “selvatiche” in laguna (materiale da costruzione d’eccellenza dei casoni, capace di far filtrare il fumo ma di fermare la pioggia) come si faceva un tempo e ha poi riallestito il casone come da tradizione. Un’esperienza che ha riportato in auge un saper fare antico, una tradizione, che la comunità di Caorle si sta impegnando a mantenere anche oggi viva. 

Proposti i tipici prodotti del mare caorlotto

Gli spazi saranno gestiti da figure storiche dell’enogastronomia locale, a loro sarà chiesto di proporre i tipici prodotti del mare caorlotto: il moscardino di Caorle, le cicale di mare (che tutti conoscono come “canoce”), ma anche seppie, calamari, triglie, vongole, canestrelli e sardine. La città lagunare è celebre anche per il suo mercato del pesce con trattative “silenziose” (i compratori sussurrano all’orecchio dell’astatore la propria offerta per la partita di pesce desiderata; ricevute varie offerte dai compratori, l’astatore aggiudica l’asta e invita chi ha fatto l’offerta più vantaggiosa a ripeterla a voce alta in modo che il procedimento sia trasparente per tutti) e l’occasione di mettere in mostra i casoni sarà unica nel suo genere. Il Villaggio di Natale chiuderà il 6 gennaio ed è organizzato da Confcommercio Portogruaro, Bibione e Caorle per il tramite della società di servizi Ascom Servizi Srl e dal Comune di Caorle, con il supporto della Fondazione Caorle Città dello Sport.

Fonte: servizio stampa Villaggio di Natale di Caorle

COP29: l’Ue presenta una tabella di marcia con i partner per raggiungere l’obiettivo collettivo di ridurre le emissioni di metano di almeno il 30%

BandiereBruxelles

In occasione della COP29 di Baku, in Azerbaigian, la Commissione europea in collaborazione con i paesi partner, l’Agenzia internazionale per l’energia e diverse Ong, ha presentato la Methane Abatement Partnership Roadmap, una nuova tabella di marcia per accelerare ulteriormente la riduzione delle emissioni  di metano associate alla produzione e al consumo di energia fossile. Wopke Hoekstra, Commissario Ue per l’Azione per il clima, ha dichiarato: “Ridurre le emissioni di metano provenienti dal settore dell’energia è un risultato facile da raggiungere per l’azione per il clima. Ha senso dal punto di vista economico perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica riducendo nel contempo le emissioni. La tabella di marcia mostra la via da seguire per promuovere la cooperazione tra i paesi importatori e i paesi esportatori. Per l’Ue è chiaro: saremo in grado di affrontare efficacemente le emissioni di metano solo se collaboriamo in tutte le catene di approvvigionamento globali, con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti”.

Le azioni da intraprendere

Nell’ambito dell’impegno mondiale sul metano, varato da Ue e Stati Uniti, oltre 150 paesi perseguono ora l’obiettivo collettivo di ridurre le emissioni antropogeniche globali di metano di almeno il 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020. La nuova tabella di marcia definisce una serie di azioni concrete da intraprendere, tra cui un solido sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica basato sui principi dell’Oil and Gas Methane Partnership 2.0 (OGMP 2.0) e un piano di progetto per ridurre le emissioni dei beni esistenti, completo di un calendario preciso, di un piano di investimenti e del fabbisogno di risorse umane. Tali partenariati sono stati annunciati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen in occasione della COP28 di Dubai e si basano sulla dichiarazione comune degli importatori e degli esportatori di energia sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dai combustibili fossili firmata da Unione europea, Stati Uniti, Giappone, Canada, Norvegia e Singapore in occasione della COP27. A seguito dell’avvio della tabella di marcia, i primi esempi di attuazione del partenariato saranno presentati in occasione della COP30 in Brasile.

Fonte: Rappresentanza Ue in Italia

Agromafie, in Veneto un progetto regionale per promuovere la legalità

IMG-20241126-WA0031“Quello di Coldiretti è un impegno costante per la legalità a tutela di tutti, agricoltori e consumatori. A livello nazionale opera l’Osservatorio Agromafie con un progettualità territoriale che proprio in Veneto ha favorito la programmazione di azioni mirate che continuano a coinvolgere enti ed istituzioni nel comune obiettivo di promuovere la trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare”. E’ quanto è stato puntualizzato a Verona nei giorni scorsi in occasione del convegno organizzato da Unioncamere e Regione del Veneto dal titolo:”Come studiare le mafie: analisi interdisciplinare” a cui ha partecipato Alberto Bertin dell’area legislativa di Coldiretti Veneto portando uno spaccato della realtà del settore primario.

La mafia arriva a controllare intere catene di supermercati e ristoranti

L’attività intrapresa con il coordinamento del comitato scientifico dell’Osservatorio stesso insieme all’ex Ispettorato Interregionale del lavoro, ai carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, al nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est ha permesso la realizzazione di studi e ricerche sulla realtà regionale e soprattutto una capillare promozione nelle scuole di ogni grado e ordine di interventi per favorire comportamenti attenti e virtuosi di fronte ai segnali della presenza confermata di un sistema malavitoso anche in Veneto. “Le infiltrazioni mafiose  compromettono la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del Made in Italy nel mondo – ha spiegato Bertin riportando il quadro generale raccolto nei dossier. Le mafie nelle campagne operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, pratiche commerciali sleali, caporalato, truffe nei confronti dell’Unione europea fino al controllo di intere catene di supermercati e ristoranti con un business criminale stimato – secondo Coldiretti – in oltre 24,5 miliardi di euro”.

Cibo settore di investimento della malavita

“Il cibo – ha ricordato Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto che recentemente ha partecipato all’audizione in 4^ commissione consiliare  –  è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana delle persone. È fondamentale conoscere le criticità che possono toccare l’agroalimentare sotto il profilo delle illegalità e della criminalità; altrettanto importante è però prevenire le condizioni che possono esporre le aziende agricole a questi fenomeni – conclude Salvan –  è necessario quindi garantire l’equa distribuzione del valore sugli attori della filiera, a partire dal produttore, e creare politiche attive che consentano alle imprese di non trovarsi in difficoltà ad esempio nel reperimento della manodopera, che spesso è straniera e senza possibilità di trovare banalmente un alloggio dove abitare”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Prezzi del latte alla stalla in Veneto: la cooperazione paga di piú, in crescita la produzione di formaggi Dop

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Nel primo semestre del 2024 i prezzi del latte alla stalla hanno mostrato una sostanziale stabilità, seguita da una lieve crescita. In Veneto, i valori sono leggermente aumentati, passando da 50,25 euro/hl a gennaio a 51,50 euro/hl a giugno (IVA esclusa), con un trend positivo seppur contenuto. Nonostante questo incremento, secondo i dati dell’Osservatorio Latte dell’Ismea, la media dei primi sei mesi del 2024 risulta inferiore dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.

La cooperazione veneta remunera più del mercato

Secondo l’analisi che l’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura realizza annualmente sui prezzi del latte pagato alla stalla dalle cooperative lattiero-casearie venete, emerge che il prezzo medio ponderato di liquidazione si è attestato a 62,7 euro/hl (incluso di IVA e premio produzione), registrando un aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente e proseguendo nel trend di leggera crescita dei pagamenti riconosciuti ai soci. L’aspetto più importante da evidenziare, in ogni caso, è che questo valore è superiore di circa l’11,8% rispetto al prezzo di mercato del latte alla stalla, a conferma della capacità della cooperazione veneta di remunerare più del mercato il prodotto conferito dagli allevamenti associati.

Per i formaggi Dop luci e ombre

Il 75-80% del latte prodotto viene trasformato in prodotti caseari e oltre la metà di questa produzione è costituita da formaggi a Denominazione di Origine Protetta (Dop). L’andamento della produzione di formaggi Dop nel Veneto rivela un quadro contrastante: nel lungo periodo, gli ultimi dieci anni, i quantitativi evidenziano solo una leggera flessione (-0,3%), rimanendo sostanzialmente invariati. Nel dettaglio si osserva una crescita in particolare nella produzione di Monte Veronese Dop (+13,2%) e Provolone Valpadana Dop (+7%), mentre dall’altro lato risultano in calo le produzioni di Montasio Dop (-14,7%) e Casatella Trevigiana Dop (-16,3%). Nel breve periodo, invece, la produzione di formaggi a Denominazione risulta essere in ripresa dopo le riduzioni registrate nel biennio 2021/22 post-Covid: nel 2023 i quantitativi certificati si sono riportati a circa 50.300 tonnellate, +2,2% rispetto al 2022. In crescita soprattutto la produzione di Grana Dop (+5,7%), Piave Dop (+25,4%), Casatella Dop (+11,4%) e Monte Veronese Dop (+8,3%), mentre presentano una riduzione il Montasio Dop (-11,8%), e in misura meno rilevante il Provolone Valpadana Dop (-2,8%) e l’Asiago Dop (-1,6%). Nel complesso, si stima che nel 2023 il valore della produzione dei formaggi a Denominazione di origine in Veneto si sia attestato a circa 435 milioni di euro, un dato in crescita di circa l’8,8% rispetto all’anno precedente.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

10 settembre: al via Ride 4 Fusion: ciclodivulgazione scientifica da Padova a Cadarache (Francia) per condividere i progressi della ricerca sulla fusione nucleare

mappa percorsoCon una cerimonia ufficiale, oggi, martedì 10 settembre alle ore 9.00 a Padova, nell’area antistante il Palazzo Bo dell’Ateneo patavino e Palazzo Moroni, sede municipale della città del Santo, prende il via Ride 4 Fusion, un’avventura scientifica su due ruote che porterà un gruppo di quindici ricercatrici, ricercatori e tecnici del Consorzio RFX, il laboratorio per ricerche sulla fusione e del Centro Ricerche Fusione dell’Università di Padova, a percorrere 700 chilometri in bicicletta fino a Cadarache, in Francia. La destinazione è il sito di ITER dove sta sorgendo il più grande tokamak sperimentale a cui spetterà il compito di dimostrare la fattibilità della fusione come fonte energetica sostenibile del futuro.

Lungo il percorso, 3 giornate di divulgazione scientifica

Ride 4 Fusion non è solo una sfida sportiva, ma anche e soprattutto un importante evento di divulgazione scientifica. Durante il percorso, il gruppo di ciclisti incontrerà il pubblico a Piacenza (12 settembre), Pavia (13 settembre) e Marsiglia (18 settembre) per condividere i progressi della ricerca sulla fusione e per raccontare la passione che anima chi si dedica a questa sfida scientifica. Le ricercatrici e i ricercatori padovani non saranno soli in questa impresa perché lungo la strada saranno affiancati da colleghi del laboratorio Istp-Cnr di Milano, del Centro Fusione ENEA di Frascati e da scienziati della ITER Organization che raggiungeranno i colleghi italiani alla frontiera francese, rendendo l’impresa un simbolo di cooperazione scientifica internazionale.

Fusione nucleare: fonte di energia pulita e sicura del futuro

Ride 4 Fusion mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della ricerca scientifica e a promuovere una strategia energetica sostenibile, mettendo in luce l’enorme potenziale della fusione come fonte di energia pulita e sicura del futuro. Partendo da Padova, sede dell’importante impianto di sviluppo e prova del sistema di iniezione di particelle che riscalderà il plasma di ITER – l’impianto NBTF – Neutral Beam Test Facility – il progetto sottolinea il forte legame che unisce la città del Santo e ITER nella missione comune verso un futuro energetico sostenibile.

Promotori e patrocinanti

L’iniziativa Ride 4 Fusion è ispirata dal gruppo ciclistico Scholares Vagantes, promossa da Iter Organization, con il patrocinio dell’Università e del Comune di Padova, in collaborazione con Eurofusion, Fusenet, Istp-Cnr, Università di Pavia, Politecnico di Milano e Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.La cerimonia di partenza vedrà la partecipazione delle autorità, il vice sindaco Andrea Micalizzi, i prorettori dell’Università di Padova Massimiliano Zattin, con delega al Dottorato e post lauream, e Antonio Paoli, delega al Benessere e allo sport, il presidente del Consorzio RFX, Piergiorgio Sonato, e rappresentanti degli sponsor. Ulteriori informazioni: Università degli Studi di Padova: stampa@unipd.it 049 827 3066/1576; Ride 4 Fusion e Consorzio RFX :  mariateresa.orlando@igi.cnr.it tel 3491131155  

Sponsor dell’iniziativa

Synecom, Generali Agenzia Pedrocchi Padova, Brembana&Rolle, STC FIlters, Beinsurance, Saes Getters, Centro Ricerche Fusione e Consorzio CREATE.

Fonte: servizio stampa Consorzio RFX

21 settembre – 16 novembre, al via il concorso fotografico Villa Riviera Brenta

449356846_870542878441178_7601467745831994663_nUn ricco programma di visite alle ville della Riviera del Brenta, previste di sabato dalle ore 16 alle ore 17.30, dal 21 settembre al 16 novembre con cadenza quasi settimanale, è al centro del Concorso culturale-fotografico con focus sulle ville della Riviera del Brenta che l‘associazione intercomunale Brenta Sicuro fa ai giovani per condividere con altre realtà del territorio le tematiche ambientali, in particolare quella del rischio idraulico e della conoscenza e il rispetto del territorio.

Com’è nato e come si svolge

A oggi sono tre le edizioni del concorso realizzate. L’idea di dedicare un’ iniziativa formativa per le più giovani generazioni (fino ai 35 anni), nasce dall’intuizione dell’arch. Antonio Draghi nel periodo pre-pandemico, che ha voluto creare dei momenti culturali finalizzati a valorizzare uno dei più significativi patrimoni mondiali: la cultura di villa (e no solo) della Riviera della Brenta con le sue tante e ricche sfaccettature da esplorare sia con la conoscenza diretta, guidati da esperti dei luoghi, sia con l’uso del cellulare per riprendere i momenti e i luoghi significativi. Le riprese fotografiche saranno successivamente valutate dalla commissione giudicatrice del contest (coordinamento storico Massimo Benetollo) ed esposte al termine del percorso. Sarà premiata la foto più significativa con un viaggio in battello per due persone, offerto dal partner del concorso Delta tour.

Programma di visite

21 settembre 2024: Il nodo idraulico di Stra fra Brenta, Piovego e la Tergola, cura di Massimo Benetollo. 28 settembre 2024: visita guidata a Villa Farsetti a S. Maria di Sala, a cura di Loris Vedovato. 5 ottobre 2024: visita guidata del centro storico di Dolo. I mulini,la conca e lo squero: un paese e il suo rapporto con il fiume, a cura di Gianpaolo Zampieri. 19 ottobre 2024: il vecchio Medoaco e la ninfa Seriola: paesaggio d’acqua da scoprire, visita guidata al nodo idraulico di Moranzani-Mira, a cura di Mauro Manfrin. 2 novembre 2024: Villa Sagredo a Vigonovo, nascita e storia della civiltà di Villa Veneta, a cura di Eleonora Tacchetto. 16 novembre 2024: esposizione archeologico – didattica “Gianna Ravagnan” a Campolongo Maggiore a cura del Gruppo Archeologico Mino Meduaco. Costo partecipazione: 40 euro a persona. Ulteriori informazioni: whatsapp 347 230597 eventibrentasicuro@gmail.com 

Partner

L’iniziativa partecipa al Premio Wigwam Stampa Italiana-Edizione 2024-2025 under 25. Altri partner sono: Coop Alleaanza, Bcc Veneta, Coccato Assicurazioni e l’associazione Il Portico, Associazioni amici del Gradenigo, il Gruppo Archeologico Mino Meduaco, Riviera al Fronte Rete Wigwam e sopratutto la prestigiosa partnership dell’associazione Cavalieri dell’ordine del Merito della Repubblica Italiana.

Fonte: Associazione intercomunale Brenta Sicuro

Lutto in casa Argav

Lo scorso 22 agosto è mancata Diana Calzavara, mamma del nostro socio, giornalista e consigliere, Mauro Poletto.

La cerimonia funebre sarà celebrata martedì 27 agosto alle ore 9.30 nel Duomo di Dolo.

Il direttivo e i soci Argav si stringono a Mauro, al suo papà Oscar e a tutti i suoi cari in questo momento di dolore.

Virus West Nile nel Nordest: rischi e misure preventive

west-nile-virus-veneto-zanzareLa presenza del virus West Nile (Wnv) nelle zanzare campionate in Veneto e Friuli Venezia Giulia si attesta intorno all’1%. È quanto emerge dagli ultimi dati comunicati dal Laboratorio di entomologia sanitaria e patogeni trasmessi da vettori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Nonostante la circolazione del virus nelle zanzare sia moderata, 

il rischio per la salute umana non va sottovalutato.

Secondo l’ultimo bollettino sulle malattie trasmesse da vettori della Regione del Veneto, sono infatti 8 i casi di West Nile neuroinvasiva e 4 di febbre West Nile, ma i numeri potrebbero aumentare nelle prossime settimane con il perdurare del caldo estivo. “Fortunatamente quest’anno la diffusione della West Nile è abbastanza contenuta, anche se l’attenzione da parte delle autorità sanitarie è sempre molto alta dopo i recenti casi di Padova e Pordenone – dichiara la dg Antonia Ricci. “A differenza dei casi di Dengue, Chikungunya e Zika, segnalati in persone di ritorno da viaggi all’estero, soprattutto in Sudamerica e paesi tropicali, il virus West Nile è endemico nel nostro territorio e pertanto la probabilità di contrarre l’infezione è maggiore. Pertanto è importante adottare corrette abitudini per evitare le punture di zanzara, come per esempio l’utilizzo di repellenti cutanei, zanzariere in casa e larvicidi nelle aree verdi private. Solo così è possibile ridurre il rischio di infezione, specialmente per le categorie di persone fragili come anziani e immunodepressi”.

Il monitoraggio

La sorveglianza entomologica dell’IZSVe prevede l’utilizzo di 92 trappole per la cattura delle zanzare, distribuite fra Veneto (64) e Friuli Venezia Giulia (28). Il monitoraggio è cominciato nel mese di maggio e proseguirà fino ad ottobre. Le catture avvengono una notte ogni 15 giorni per ciascun sito, in maniera alternata, in modo da avere delle trappole attive ogni settimana per ogni provincia. “Nel giro di pochi anni, con la ripresa del turismo dopo la pausa Covid, abbiamo avuto un aumento progressivo dei casi di Dengue nel nostro Paese, in persone di ritorno da regioni tropicali – ribadisce Antonia Ricci – Per affrontare al meglio un viaggio in zone a rischio, prima di partire è bene consultare i centri di medicina dei viaggi delle ASL per consigli e indicazioni, mentre se al ritorno si accusano sintomi come febbre e malessere occorre rivolgersi immediatamente al proprio medico curante.”

Cosa fare per evitare le punture

Uso di repellenti cutanei: uilizzare prodotti registrati come Presidi Medico Chirurgici al Ministero della Salute o come Biocidi secondo il regolamento (UE) n. 528/2012. I prodotti di comprovata efficacia sono quelli contenenti i seguenti principi attivi: Dietiltoluamide (DEET), Icaridina (KBR 3023), Etil butilacetilaminopropionato (IR3535) e Paramatandiolo (p-menthane-3,8-diol o PMD). In commercio esistono diverse tipologie di prodotti, ciascuno con diverse formulazioni e indicazioni di utilizzo, come indicato in etichetta. Lozioni: facilmente distribuibili con le mani, necessitano di particolare attenzione quando applicati sul volto. Roll-on: pratici, permettono una distribuzione uniforme del prodotto, evitando dispersioni nell’ambiente. Particolarmente adatti per l’utilizzo sui bambini. Spray: non assicurano un dosaggio uniforme. Non devono essere applicati direttamente sul volto, ma applicati con le mani. Comodi per l’impregnazione saltuaria di abiti da lavoro. Attenzione: infiammabili. Braccialetti: non sono molti i braccialetti registrati e che assicurano quindi una reale efficacia. Inoltre la loro azione protettiva si riduce in situazioni di ventosità. Salviette e spugnette: datte per l’utilizzo sul volto, rilasciano però un quantitativo limitato di principio attivo. Formulazioni spalmabili (creme, gel): sono le formulazioni dermatologicamente più tollerate, permettono un adeguato dosaggio e una corretta distribuzione. Ambienti e abbigliamento: eliminare tutti i contenitori che possono accumulare acqua anche in piccole quantità, come i sottovasi, e ricordarsi di tenerli sempre capovolti; evitare il ristagno di acqua nei sottovasi oppure svuotarli almeno una volta alla settimana: le uova di zanzara non si sviluppano e le larve vengono eliminate; mettere pesci in fontane e vasche all’aperto: si nutrono delle larve di zanzare.; coprire con zanzariere o teli di plastica vasche e bidoni senza lasciare fessure: così si impedisce alle femmine di deporre le uova; trattare i tombini privati e le vasche all’aperto con larvicidi, seguendo le istruzioni in etichetta; utilizzare zanzariere alle finestre. Anche l’aria condizionata tiene lontano le zanzare; indossare vestiti preferibilmente di colore chiaro, senza lasciare aree estese del corpo scoperte.

Repellenti a base di estratti vegetali

La maggior parte dei prodotti può essere utilizzata sui bambini di età superiore ai 2 anni. Verificare comunque quanto riportato in etichetta. Non ci sono particolari problemi di utilizzo in gravidanza o in allattamento, tuttavia è consigliato limitare le applicazioni. Per quanto riguarda i prodotti repellenti a base di estratti vegetali, occorre controllare sull’etichetta che si tratti di un prodotto registrato come PMC o Biocida. I prodotti registrati attualmente in commercio sono quelli a base di eucalipto e geraniolo. I formulati a base di citronella, lavanda e bergamotto non garantiscono invece un’efficacia adeguata. Un prodotto non registrato non è stato testato per possibili conseguenze derivanti dal suo uso, e va quindi considerato un prodotto non sicuro.

L’emendamento al Ddl Sicurezza e la stretta sulla cannabis light: rischi per il comparto della canapa

Olio-di-Semi-di-CanapaL’emendamento al Ddl Sicurezza, approvato nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, che prevede la stretta sulla cannabis light equiparata a quella non light, mette a rischio la sopravvivenza di un intero comparto impegnato in una coltivazione dove sono stati fatti investimenti significativi. Per questo Coldiretti chiede la modifica di un emendamento che danneggia pesantemente le aziende agricole. “Di fatto l’infiorescenza della canapa rappresenta una parte fondamentale del valore aggiunto della pianta, – spiega Carlo Belotti, direttore di Coldiretti Padova – e vietarne la raccolta e l’essicazione rischia di far crollare un intero settore dove sono impegnati diversi agricoltori, anche nella nostra provincia. Coldiretti aveva espresso più volte la necessità di tutele per gli agricoltori che producono canapa in piena legalità, come pure riconosciuto dalla normativa europea, anche per rispondere a mercati come quelli della nutriceutica, della cosmetica, dell’industria o dell’arredo”.

La produzione nella Bassa padovana

Nella provincia padovana la coltivazione della canapa è ripresa negli ultimi cinque sei anni sulla spinta di alcuni giovani agricoltori che, in particolare nella bassa padovana, tra Monselice e Montagnana, dopo aver frequentato alcuni percorsi formativi organizzati anche da Coldiretti, hanno deciso di scommettere su questa coltura alternativa che ben si adatta ai terreni del territorio e anche al cambiamento climatico, visto che è una pianta che richiede poca acqua ed è in grado di resistere a lunghi periodi di siccità. Attualmente il settore conta qualche decina di coltivatori in tutta la provincia con poco più di un centinaio di ettari coltivati negli ultimi anni. Un numero che potrebbe crescere ma che le incertezze normative rischiano invece di azzerare.

Una coltivazione sostenibile dal punto di vista ambientale

“Invece la canapa – aggiunge Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – è la coltivazione del futuro che viene da un passato non troppo lontano. Poco più di mezzo secolo fa era ancora coltivata nelle campagne padovane e venete (il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore al mondo dietro soltanto all’Unione Sovietica, poi il declino per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche) e ora è tornata in auge, tanto che nel giro di qualche anno la coltivazione è cresciuta sensibilmente. A spingere la diffusione della canapa anche la resistenza della pianta alla siccità, fenomeno ormai sempre più frequente proprio nel territorio della Bassa Padovana. La canapa non ha bisogno di essere irrigata e resiste molto bene anche nelle annate più secche. Inoltre non è minacciata dalle piante infestanti e non richiede perciò particolari trattamenti. Siamo ancora agli inizi ma le potenzialità ci sono perché di questa pianta non si butta via niente, dal fusto alle inflorescenze.

Il suo utilizzo

La canapa è utilizzata anche per esperienze innovative, con produzioni che vanno dalla nutraceutica agli usi terapeutici, dalle farine agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a pasta, biscotti e cosmetici. “L’agricoltura del domani è proprio questo continuo guardare all’innovazione – aggiunge Lorin – tenendo presente le richieste dei consumatori, sempre più attenti ai temi della salute e dell’ambiente. Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà normative, la coltivazione di canapa è cresciuta e siamo in grado pertanto di mettere a disposizione solo nella nostra provincia diverse centinaia di quintali di seme all’anno per gli usi terapeutici e alimentari, ma anche oltre 15 mila quintali di biomassa per molti altri impieghi. Siamo pronti a collaborare con le aziende di trasformazione e il mondo della ricerca farmaceutica per valorizzare al massimo questo prodotto”.

Un settore produttivo a rischio

Questo emendamento, invece, toglie la possibilità di raccogliere, utilizzare ed essiccare l’infiorescenza, blocca anche le esportazioni verso i mercati esteri che rappresentano una grossa fetta del nostro mercato tagliando le aziende italiane completamente fuori dalla competizione a livello europeo. Ora si mette a rischio un settore produttivo che in Italia conta migliaia di persone impiegate e circa 4mila ettari coltivati.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Le acque inquinate individuate grazie alle lucciole: eccezionale sperimentazione all’Università di Bologna

fotoUtilizzare le proprietà delle lucciole per individuare contaminanti nelle acque: è questo l’eccezionale risultato della ricerca, sviluppata nel Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna, partner scientifico del Consorzio C.E.R. – Canale Emiliano Romagnolo.

Le lucciole, infatti, emettono luce per reazione chimica:si preleva il loro gene e lo si trasferisce in una cellula batterica oppure di lievito o di mammifero e queste cellule possono essere riprogrammate, tramite biologia sintetica, illuminandosi con colori diversi in presenza di altrettanti inquinanti (PFAS, metalli pesanti, pesticidi, tossine, interferenti endocrini, ecc.). “E’ evidente l’importanza di tale ricerca per la salute pubblica soprattutto ora che all’ordine del giorno c’è l’utilizzo delle acque reflue in agricoltura. In Italia, un freno all’uso di tale risorsa è infatti l’incapacità della gran parte dei depuratori di intercettare le microplastiche, inquinanti in forte aumento e lesivi della salubrità alimentare: un sistema di alert, unitamente all’indispensabile certificazione di un ente terzo, aumenterebbe significativamente le garanzie per i consumatori” commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi).

Le cellule oggetto della ricerca in corso sono, però, Ogm (Organismo Geneticamente Modificato) e quindi, nel nostro Paese, utilizzabili solo in laboratorio; possono essere, però, sostituite nell’ambiente da batteri marini naturalmente bioluminescenti per l’analisi della tossicità oppure possono essere riprodotte attraverso sistemi di trascrizione e traduzione in vitro per analisi sul campo, utilizzando supporti in carta a basso costo e sostenibili, interfacciabili con smartphone per analisi e lettura dei dati. “La ricerca dell’Università di Bologna apre scenari nuovi ad ulteriore garanzia della qualità del cibo italiano, perché potrebbe mettere lo stesso agricoltore nelle condizioni di monitorare costantemente lo stato della risorsa idrica utilizzata. Si arricchirebbe così la proposta di Anbi per rendere sempre più sostenibile l’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione e che oggi, accanto alla costante ricerca di efficientamento della rete idrica, vede nel miglior consiglio irriguo di Irriframe e nella certificazione Goccia Verde, due strumenti, oggetto dell’interesse internazionale” conclude Massimo Gargano, direttore generale di Anbi.

Fonte: Servizio stampa Anbi