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Riso, previsioni di semina +3,3%. Ma il nemico è la pioggia

Buone prospettive per le semine 2025 di riso in Veneto. Secondo il sondaggio dell’Ente nazionale risi si prevede + 1,46% per la varietà Vialone Nano, prediletta dalle province di Verona e Vicenza (Grumolo delle Abbadesse) e +2,75% per il Carnaroli, coltivato nel Delta del Po ma anche nel Veronese. Ancora più ottimistiche le previsioni per altre due varietà di riso che, oltre al Carnaroli, fanno parte del Delta del Po igp: 61,20% per il Baldo e +14,81% per l’Arborio.

Semine previste dal 15 aprile al 15 maggio

“Gli agricoltori sono invogliati a seminare perché le quotazioni del riso sono molto alte – spiega Filippo Sussi, presidente dei risicoltori di Confagricoltura Veneto -. Questo perché lo scorso anno la produzione è stata bassa a causa del meteo: troppe piogge in primavera in fase di semina e in autunno in fase di raccolta, oltre all’eccesso di caldo durante la fioritura. Anche quest’anno partiamo con parecchia acqua dal cielo, che in questi mesi ha reso impossibile entrare nei campi per la lavorazione del terreno. Ma ci auguriamo che, in prossimità delle semine, che andranno dal 15 aprile al 15 maggio, il tempo volga al bello e si riesca a eseguire l’operazione. Altrimenti si rischia un’altra annata con le rese basse. E sarebbe il quarto anno consecutivo condizionato da problematiche diverse. L’anno scorso dalle piogge, il 2022 e il 2023 dalla siccità”.

Nel Delta rimasti in pochi a coltivare riso

Per Marco Uccellatori, presidente della sezione riso di Confagricoltura Rovigo, la pioggia finora è stata benefica per il Delta del Po. “Con tutta l’acqua caduta non dovremmo avere problemi, quando arriverà il caldo estivo, di risalita del cuneo salino, che è letale per le coltivazioni di riso – sottolinea -. La stagione si prospetta dunque buona, anche se adesso ci auguriamo che il tempo migliori per riuscire a entrare nelle risaie, dove non abbiamo più fatto nulla da quando abbiamo trebbiato. Per quanto riguarda l’aumento di superfici, ce lo aspettavamo perché i prezzi sono molto elevati per le varietà del Delta. Basti pensare che il Carnaroli è arrivato a 100 euro al quintale, ma se si seminerà di più mi aspetto che torni a un livello più basso, attorno a 70 euro. Nel Delta siamo rimasti in pochi a coltivare riso, ma è una coltura in cui continuiamo a credere perché i prezzi sono sempre migliori di tutte le altre”. Secondo i dati di Veneto Agricoltura la superficie coltivata a riso nel 2023 è stata in lieve crescita (+0,8%), attestandosi a 3.050 ettari. Il 90% degli investimenti si concentra nelle province di Verona (2.180 ettari circa, +3,9%) e Rovigo (550, -8,3%).

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

Dal territorio alla tavola: l’Asiago Dop celebra la filiera corta a Formaggio in Villa (11-14 aprile, Cittadella, Padova)

Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, impegnato a favorire scelte a basso impatto ambientale per contribuire a un futuro più equo, sceglie Formaggio in Villa, evento dedicato all’eccellenza del mondo caseario in programma a Cittadella (Padova) dall’11 al 14 aprile, per promuovere il valore del formaggio Asiago, simbolo di artigianalità e tradizione, capace di valorizzare il territorio e sostenere l’economia locale.

Latterie sociali, caseifici cooperativi, malghe e aziende familiari porteranno a Cittadella la loro esperienza.

Nel cuore della sua area di produzione, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago – main sponsor della manifestazione – racconterà l’unicità del formaggio Asiago. Un prodotto vivo, frutto di una lavorazione che combina manualità e tecnica. Ogni litro di latte trasformato in formaggio diventa alimento sano, che genera un impatto positivo sulla salute e sul territorio grazie a una filiera certificata, non delocalizzabile e rispettosa della biodiversità. Affermando la forza di un legame profondo con la tradizione e il luogo d’origine, Latteria Sociale di Castelnovo, Latteria Sociale Villa, Latterie Vicentine, Malga Marcai, Casearia Monti Trentini, Caseificio San Rocco e Caseificio Pennar saranno i testimoni di una storia ricca di sfumature invitando i visitatori a scegliere un prodotto sostenibile, certificato in ogni fase della sua produzione e attento all’ambiente.

Due le masterclass in programma per i cheese lovers

Sabato 12  aprile alle ore 17:00, Asiago DOP, vini macerati e in anfora. Un viaggio sensoriale tra aromi profondi e affinità inaspettate, dove naturalità e artigianalità si incontrano in una degustazione guidata. Domenica 13 aprile alle ore 17:00, Asiago DOP, Gin & Tonic un felice percorso che, partendo dai 40 giorni di maturazione fino ai 2 anni di stagionatura, si avvia con le prime sensazioni lattiche, passando attraverso aromi floreali e fruttati per arrivare a note speziate e tostate del formaggio, per scorrere poi verso sentori erbacei e agrumati del gin. Un matrimonio perfetto da degustare e sorseggiare, ideale per un aperitivo o serate con amici.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela Asiago DOP

L’agricoltura altopolesana riflette su progetti di aggregazione cooperativistica per il mais, sull’impatto dei mutamenti climatici e sulla rivoluzione eco-tecnologica

Un incontro pregno di contenuti tecnici e programmatici, con oltre 200 partecipanti tra aziende agricole socie e simpatizzanti del medio e alto Polesine, in cui è emerso forte il messaggio della necessità di unire le forze cooperative per affrontare le nuove sfide dell’impatto dei mutamenti climatici e della rivoluzione eco-tecnologica.

La grande assemblea organizzata dalla cooperativa di servizi all’agricoltura Villa Nani di Castelguglielmo, che si è svolta a Runzi di Bagnolo di Po (Rovigo) il 10 febbraio scorso, si conferma come uno dei pochi punti di riferimento per l’aggiornamento e la carica motivazionale del settore primario di una vasta area del Polesine. Erano presenti anche l’assessore regionale Cristiano Corazzari e la consigliera Laura Cestari, entrambi con un intervento all’insegna dell’attenzione della regione Veneto all’agricoltura.

Titolo del convegno: “Il futuro dell’agricoltura tra innovazione, sostenibilità e cooperazione”. Tutta la prima parte è stata dedicata ai relatori tecnici di Agriges, Fmc agro Italia e Carla import sementi. Gli interventi hanno segnalato un cambio di passo per la concimazione, con prodotti biologici a base di microorganismi e alghe; ma anche la problematica della sempre più forte resistenza delle infestanti ai fitofarmaci, anche a quelli più potenti, che impone un cambiamento nelle tecniche di coltivazione. Infine i mutamenti climatici: un 2024 umido e piovoso ha compromesso la quasi totale produzione del seme di soia per il 2025, (una coltura molto importante in Polesine ai fini della rotazione agraria), che quindi non potrà essere seminata nei quantitativi programmati dagli agricoltori.

Nella seconda parte del programma assembleare è emersa con entusiasmo, passione ed energia tutta la forza e la competenza della vivace cooperativa Villa Nani, presentata dai suoi stessi dipendenti (seconda foto in alto). La segretaria amministrativa Elisa ha tracciato la differenza tra i servizi cooperativi e quelli di un qualsiasi soggetto privato: “Noi siamo qui per voi – ha detto – non incassiamo provvigioni e non abbiamo scopo di lucro: ci basta il bilancio in pareggio”. “Il primo valore per noi è l’Onestà – ha aggiunto il presidente Damiano Giacometti (prima foto in alto) – Non sto dicendo che gli altri non siano onesti, sto dicendo che noi lavoriamo con la massima onestà e trasparenza”. Quindi ha ricordato le prassi della coop: i pagamenti puntuali, le misurazioni accurate delle impurità della soia mai salite oltre il 10 per cento e così le tossine del mais, mai trovate delle penalità. I tecnici di Villa Nani, Alessandro Contato e Sara Canato hanno consigliato al pubblico dei concreti piani di concimazione per i cereali da provare subito, programmando gli acquisti dei mezzi tecnici. La cooperativa si mantiene più che mai vitale e si ingrandisce: nel 2025 partiranno i lavori per un impianto fotovoltaico finanziato all’80 per cento a fondo perduto; verrà poi modificato l’essiccatoio per il mais, con una struttura a colonna.

Per concludere l’intenso incontro, il presidente Giacometti e il presidente del Coordinamenti cerealicolo veneto Confcooperative, Emilio Pellizzari, si sono soffermati sul progetto “Grandi colture”, annunciando che il prossimo convegno nazionale del mais cooperativo sarà in Veneto, a Vicenza, il 10 marzo prossimo. Il messaggio arrivato forte e chiaro è all’insegna dell’unità cooperativistica e dell’aggregazione dell’offerta del prodotto. “Le aziende socie delle nostre cooperative come Villa Nani – ha detto Pellizzari – sono medio-piccole, sono di 10 ettari quelle che producono mais granella. Sono un patrimonio da difendere e devono trovare un loro spazio. Da sole non ce la possono fare, ma tutti uniti sì”.

Fonte: servizio stampa cooperativa Villa Nani

Come per i fondatori di Apple, Amazon e Google, il “garage di casa” fatale anche per Lorenzo Furlan, Premio Argav 2024, entomologo di importanza internazionale

(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) “Stralunato come deve essere uno scienziato, ma determinato come un dirigente. Mai stanco di ricercare, ha portato originali tasselli al mosaico della conoscenza umana. Fedele al motto “Nemo propheta in patria” è diventato entomologo di fama internazionale. Eclettico comunicatore spiega da anni la necessità di non forzare la natura, incapace di accettare che lo capiscano più gli insetti degli uomini. Onorati ed orgogliosi di conoscerlo, gli attribuiamo il Premio Argav 2024 nella speranza che i suoi costanti appelli per pratiche agronomiche e stili di vita più sostenibili trovino il maggiore ascolto possibile”. Così, il presidente Argav Fabrizio Stelluto ha motivato l’assegnazione dell’edizione 2024 del Premio Argav, che ricordiamo premia esponenti veneti o trentini, oppure altrove nati, che abbiano positivamente illustrato le terre cui fa riferimento la nostra associazione, a Lorenzo Furlan, nato a Valdobbiadene (Treviso) nel 1961 e cresciuto a San Donà di Piave (Venezia), laureato in Scienze Agrarie a Padova.

E le ricerche sul mondo degli insetti posizionano il ricercatore ed entomologo, nonché dirigente all’Innovazione e Sperimentazione a Legnaro (Padova) di Veneto Agricoltura, nel ristretto elenco degli scienziati mondiali più importanti del settore.

La specie da cui ha iniziato la sua carriera di scienziato è quella degli elateridi, una famiglia di coleotteri che negli anni Ottanta del secolo scorso non erano ancora stati classificati, chiamati dai contadini Ferretti o “picoi feri”, in quanto sono lunghi e stretti e sembrano dei piccoli chiodi. Piccoli ma micidiali, perché possono distruggere intere coltivazioni di mais, girasole, barbabietola, colza, ma anche orticole come la lattuga, il radicchio, la patata e il pomodoro.

I suoi studi, fatti nel laboratorio costruito nel garage di casa (in linea con i fondatori di Google, Amazon, Apple, tanto per citare i colossi americani originati nello stesso modo) e con l’aiuto concreto della mamma, che nutriva gli insetti mane e sera, sono stati i primi in materia.  Ad aiutarlo via via diverse persone: dal professor Giuseppe Platia di Gatteo (Forlì-Cesena) che gli ha insegnato il metodo di allevamento per gli insetti in questione, all’ingegner Biasio, direttore al tempo della ricerca della De’ Longhi, che lo ha aiutato trasformando un forno a microonde in una cella colturale, dai sigg. Sandrin e Redolfi, titolari dell’azienda Rosa Meccanica di Pordenone, specializzata nella produzione di materiale plastico, che lo hanno aiutato a fare gli stampi resistenti per le trappole (e che oggi vende in tutto il mondo) ad altri scienziati stranieri, un ungherese, un russo e un tedesco, che lo hanno aiutato a costruire le trappole. Alla fine, il suo metodo – classificazione, biologia, monitoraggio, trappole – è usato in tutto il mondo.

Mai domo, per concludere la carriera vorrebbe arrivare a fare una tabella della suscettibilità delle colture agli elateridi, ponendo come unità di riferimento le soglie di danno individuate per il mais. A Veneto Agricoltura, il suo gruppo di ricerca sta sperimentando scenari di agricoltura del futuro, provata dai cambiamenti climatici, che consentano di aumentare la sostanza organica dei terreni, ripristinare una buona biodiversità e ridurre il ricorso ai fitofarmaci (vedi video sottostante)=. Questo a beneficio dell’ambiente e di tutte le specie viventi. Anche gli insetti, tra cui gl iimpollinatori selvatici così utili al ciclo vitale del creato, non se la passano molto bene, nonostante la riduzione dei fitofarmaci più pericolosi.

Fieno, latte e miele, dalla cultura contadina dell’Alto Adige, alcuni salutari consigli per il 2025 (e oltre!)

Bagno di fieno Alto Adige

I trattamenti benessere hanno una lunga tradizione nella cultura contadina dell’Alto Adige, perché nelle vicinanze dei masi crescono piante ed erbe medicinali con principi attivi naturali, che le famiglie contadine hanno sempre utilizzato per la salute fisica e mentale, traendone benefici.

Alcuni agriturismi Gallo Rosso in Alto Adige si sono specializzati in vacanze benessere e offrono trattamenti speciali come il “bagno di fieno”, sperimentato da sempre in primis dai contadini altoatesini che, dormendo nell’erba appena tagliata dopo la faticosa raccolta del fieno, si svegliavano il giorno dopo rinvigoriti. Questo perché l’erba dei prati di montagna, provenendo esclusivamente da quote elevate, contiene molte specie di erbe che hanno un effetto particolarmente positivo sul corpo.

Prima del bagno, il fieno viene immerso in acqua a 40°C, in modo che rilasci oli essenziali stimolanti per il corpo che, attraverso la pelle, raggiungono articolazioni, muscoli e ossa, ma anche il sistema nervoso vegetativo.
 In questo modo, lo stress diminuisce e l’energia vitale aumenta. I masi Gallo Rosso che offrono il trattamento “bagno di fieno” sono: il Naturoase Stegerhof a Trodena, un maso con un’area benessere, cabina a infrarossi, sala relax e sauna finlandese. Il Naturoase propone anche trattamenti Kneipp, che prevedono camminate nell’acqua efficaci nel rafforzamento del sistema immunitario. Il bagno di fieno che vi si pratica utilizza l’energia rivitalizzante delle erbe di montagna ricche di fiori e fragranze, che aiuta ad essere in forma per ogni attività fisica; il Niederhof a Lana, con piscina con acqua salata, idromassaggio, sauna e la possibilità di fare massaggi; lo Zwiglhof a San Candido, che, oltre al bagno di fieno, nell’area benessere ha dei letti con il fieno, perché gli ospiti vi possano riposare. Il fieno proviene dal prato a 1700 metri della malga di proprietà “Oberwiese” ed è completamente naturale ed essiccato all’aria.

Il bagno nella lana di pecora è un’esperienza davvero molto speciale

Negli agriturismi altoatesini la lana viene utilizzata in molti modi diversi. Durante un bagno nella lana, il corpo viene avvolto in un vello naturale di pecora, che rapidamente attiva la circolazione sanguigna. Le tossine vengono così rilasciate e la pelle diventa più morbida ed elastica. La lana di pecora non solo trasmette relax, ma rilascia anche calore naturale, così da allentare anche le tensioni più profonde. I masi Gallo Rosso in cui si pratica il bagno nella lana sono: l’Oberfahrerhof a San Genesio Atesino, il Bacherhof a Nalles in cui viene offerta anche l’esperienza del bagno contadino, un trattamento con una lunga tradizione nel mondo rurale e che consiste in un bagno nell’acqua della fonte minerale o sulfurea di proprietà del maso, dove i contadini della zona curavano i loro mali.

Il massaggio al miele della schiena ha origini russo-tibetane

Con un effetto depurante e purificante, scioglie le contratture muscolari e grazie ad una particolare tecnica, la picchiettatura, l’energia del miele d’api viene applicata direttamente sulla schiena, riducendo gli accumuli di tossine, levigando la pelle e tonificando i tessuti.
Lo Schnagererhof a Bressanone/St.Andrä è un maso Gallo Rosso ad offrire il massaggio al miele. Il maso Nigglerhof a Dobbiaco prepara ai propri ospiti “bagni benessere” con vari elementi naturali: latte e miele, fiori di fieno, lavanda, pino cembro.

Gallo Rosso è il marchio che dal 1998 promuove e favorisce l’attività di 1.600 agriturismi in Alto Adige e che appartiene all’Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi (Südtiroler Bauernbund). Sin dalle origini lo scopo principale di Gallo Rosso è stato quello di sostenere i contadini dei masi nello sviluppo di attività da affiancare all’agricoltura. La filosofia dell’associazione è quella di avvicinare le persone allo stile di vita degli agricoltori altoatesini. L’obiettivo di questo progetto è dare agli agricoltori altoatesini nuove fonti di reddito e nel contempo dare ai visitatori la possibilità di conoscere il mondo contadino dell’Alto Adige. La classificazione dei masi che offrono alloggio (Agriturismo in Alto Adige) è organizzata in fiori, da 2 a 5; più alto è il numero dei fiori, più numerosi sono i criteri soddisfatti dalla struttura. Inoltre, attraverso standard qualitativi elevati e criteri severissimi, l’Associazione sostiene il lavoro di oltre 120 masi che si dedicano alla produzione di prodotti gastronomici genuini (Sapori del maso), alla ristorazione contadina, o all’artigianato autentico (Artigianato contadino). Ultimo pilastro nato nel 2023 è la Scuola di cucina di Gallo Rosso.

Oltre all’offerta wellness, i masi Gallo Rosso propone agli ospiti una colazione equilibrata con molti prodotti deliziosi del maso e appartamenti accoglienti, arredati in legno, in cui trascorrere un confortevole soggiorno. Per ulteriori informazioni: gallorosso.it

I casoni lagunari ricostruiti in piazza nel Villaggio di Natale di Caorle (Venezia) per promuovere il pescato locale

unnamedA Caorle (Venezia) il villaggio natalizio, composta da oltre ottanta le casette distribuite per 2 chilometri lungo le vie cittadine, quest’anno si fa promotore del pescato locale. Storia e tradizione di sposano infatti nel “Villaggio dei Pescatori”, allestito in piazza Sant’Antonio con dei casoni tradizionali nei quali sarà offerto il pescato fresco di Caorle abbinato ai vini locali, con showcooking di ricette storiche per far rivivere i sapori autentici del territorio.

In mostra il saper fare antico

Per costruire le tradizionali costruzioni lagunari, un team di una decina di persone, aiutate dagli anziani del territorio, ha impiegato più di un mese, tagliando le canne che crescono “selvatiche” in laguna (materiale da costruzione d’eccellenza dei casoni, capace di far filtrare il fumo ma di fermare la pioggia) come si faceva un tempo e ha poi riallestito il casone come da tradizione. Un’esperienza che ha riportato in auge un saper fare antico, una tradizione, che la comunità di Caorle si sta impegnando a mantenere anche oggi viva. 

Proposti i tipici prodotti del mare caorlotto

Gli spazi saranno gestiti da figure storiche dell’enogastronomia locale, a loro sarà chiesto di proporre i tipici prodotti del mare caorlotto: il moscardino di Caorle, le cicale di mare (che tutti conoscono come “canoce”), ma anche seppie, calamari, triglie, vongole, canestrelli e sardine. La città lagunare è celebre anche per il suo mercato del pesce con trattative “silenziose” (i compratori sussurrano all’orecchio dell’astatore la propria offerta per la partita di pesce desiderata; ricevute varie offerte dai compratori, l’astatore aggiudica l’asta e invita chi ha fatto l’offerta più vantaggiosa a ripeterla a voce alta in modo che il procedimento sia trasparente per tutti) e l’occasione di mettere in mostra i casoni sarà unica nel suo genere. Il Villaggio di Natale chiuderà il 6 gennaio ed è organizzato da Confcommercio Portogruaro, Bibione e Caorle per il tramite della società di servizi Ascom Servizi Srl e dal Comune di Caorle, con il supporto della Fondazione Caorle Città dello Sport.

Fonte: servizio stampa Villaggio di Natale di Caorle

COP29: l’Ue presenta una tabella di marcia con i partner per raggiungere l’obiettivo collettivo di ridurre le emissioni di metano di almeno il 30%

BandiereBruxelles

In occasione della COP29 di Baku, in Azerbaigian, la Commissione europea in collaborazione con i paesi partner, l’Agenzia internazionale per l’energia e diverse Ong, ha presentato la Methane Abatement Partnership Roadmap, una nuova tabella di marcia per accelerare ulteriormente la riduzione delle emissioni  di metano associate alla produzione e al consumo di energia fossile. Wopke Hoekstra, Commissario Ue per l’Azione per il clima, ha dichiarato: “Ridurre le emissioni di metano provenienti dal settore dell’energia è un risultato facile da raggiungere per l’azione per il clima. Ha senso dal punto di vista economico perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica riducendo nel contempo le emissioni. La tabella di marcia mostra la via da seguire per promuovere la cooperazione tra i paesi importatori e i paesi esportatori. Per l’Ue è chiaro: saremo in grado di affrontare efficacemente le emissioni di metano solo se collaboriamo in tutte le catene di approvvigionamento globali, con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti”.

Le azioni da intraprendere

Nell’ambito dell’impegno mondiale sul metano, varato da Ue e Stati Uniti, oltre 150 paesi perseguono ora l’obiettivo collettivo di ridurre le emissioni antropogeniche globali di metano di almeno il 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020. La nuova tabella di marcia definisce una serie di azioni concrete da intraprendere, tra cui un solido sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica basato sui principi dell’Oil and Gas Methane Partnership 2.0 (OGMP 2.0) e un piano di progetto per ridurre le emissioni dei beni esistenti, completo di un calendario preciso, di un piano di investimenti e del fabbisogno di risorse umane. Tali partenariati sono stati annunciati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen in occasione della COP28 di Dubai e si basano sulla dichiarazione comune degli importatori e degli esportatori di energia sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dai combustibili fossili firmata da Unione europea, Stati Uniti, Giappone, Canada, Norvegia e Singapore in occasione della COP27. A seguito dell’avvio della tabella di marcia, i primi esempi di attuazione del partenariato saranno presentati in occasione della COP30 in Brasile.

Fonte: Rappresentanza Ue in Italia

Agromafie, in Veneto un progetto regionale per promuovere la legalità

IMG-20241126-WA0031“Quello di Coldiretti è un impegno costante per la legalità a tutela di tutti, agricoltori e consumatori. A livello nazionale opera l’Osservatorio Agromafie con un progettualità territoriale che proprio in Veneto ha favorito la programmazione di azioni mirate che continuano a coinvolgere enti ed istituzioni nel comune obiettivo di promuovere la trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare”. E’ quanto è stato puntualizzato a Verona nei giorni scorsi in occasione del convegno organizzato da Unioncamere e Regione del Veneto dal titolo:”Come studiare le mafie: analisi interdisciplinare” a cui ha partecipato Alberto Bertin dell’area legislativa di Coldiretti Veneto portando uno spaccato della realtà del settore primario.

La mafia arriva a controllare intere catene di supermercati e ristoranti

L’attività intrapresa con il coordinamento del comitato scientifico dell’Osservatorio stesso insieme all’ex Ispettorato Interregionale del lavoro, ai carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, al nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est ha permesso la realizzazione di studi e ricerche sulla realtà regionale e soprattutto una capillare promozione nelle scuole di ogni grado e ordine di interventi per favorire comportamenti attenti e virtuosi di fronte ai segnali della presenza confermata di un sistema malavitoso anche in Veneto. “Le infiltrazioni mafiose  compromettono la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del Made in Italy nel mondo – ha spiegato Bertin riportando il quadro generale raccolto nei dossier. Le mafie nelle campagne operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, pratiche commerciali sleali, caporalato, truffe nei confronti dell’Unione europea fino al controllo di intere catene di supermercati e ristoranti con un business criminale stimato – secondo Coldiretti – in oltre 24,5 miliardi di euro”.

Cibo settore di investimento della malavita

“Il cibo – ha ricordato Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto che recentemente ha partecipato all’audizione in 4^ commissione consiliare  –  è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana delle persone. È fondamentale conoscere le criticità che possono toccare l’agroalimentare sotto il profilo delle illegalità e della criminalità; altrettanto importante è però prevenire le condizioni che possono esporre le aziende agricole a questi fenomeni – conclude Salvan –  è necessario quindi garantire l’equa distribuzione del valore sugli attori della filiera, a partire dal produttore, e creare politiche attive che consentano alle imprese di non trovarsi in difficoltà ad esempio nel reperimento della manodopera, che spesso è straniera e senza possibilità di trovare banalmente un alloggio dove abitare”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Prezzi del latte alla stalla in Veneto: la cooperazione paga di piú, in crescita la produzione di formaggi Dop

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Nel primo semestre del 2024 i prezzi del latte alla stalla hanno mostrato una sostanziale stabilità, seguita da una lieve crescita. In Veneto, i valori sono leggermente aumentati, passando da 50,25 euro/hl a gennaio a 51,50 euro/hl a giugno (IVA esclusa), con un trend positivo seppur contenuto. Nonostante questo incremento, secondo i dati dell’Osservatorio Latte dell’Ismea, la media dei primi sei mesi del 2024 risulta inferiore dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.

La cooperazione veneta remunera più del mercato

Secondo l’analisi che l’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura realizza annualmente sui prezzi del latte pagato alla stalla dalle cooperative lattiero-casearie venete, emerge che il prezzo medio ponderato di liquidazione si è attestato a 62,7 euro/hl (incluso di IVA e premio produzione), registrando un aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente e proseguendo nel trend di leggera crescita dei pagamenti riconosciuti ai soci. L’aspetto più importante da evidenziare, in ogni caso, è che questo valore è superiore di circa l’11,8% rispetto al prezzo di mercato del latte alla stalla, a conferma della capacità della cooperazione veneta di remunerare più del mercato il prodotto conferito dagli allevamenti associati.

Per i formaggi Dop luci e ombre

Il 75-80% del latte prodotto viene trasformato in prodotti caseari e oltre la metà di questa produzione è costituita da formaggi a Denominazione di Origine Protetta (Dop). L’andamento della produzione di formaggi Dop nel Veneto rivela un quadro contrastante: nel lungo periodo, gli ultimi dieci anni, i quantitativi evidenziano solo una leggera flessione (-0,3%), rimanendo sostanzialmente invariati. Nel dettaglio si osserva una crescita in particolare nella produzione di Monte Veronese Dop (+13,2%) e Provolone Valpadana Dop (+7%), mentre dall’altro lato risultano in calo le produzioni di Montasio Dop (-14,7%) e Casatella Trevigiana Dop (-16,3%). Nel breve periodo, invece, la produzione di formaggi a Denominazione risulta essere in ripresa dopo le riduzioni registrate nel biennio 2021/22 post-Covid: nel 2023 i quantitativi certificati si sono riportati a circa 50.300 tonnellate, +2,2% rispetto al 2022. In crescita soprattutto la produzione di Grana Dop (+5,7%), Piave Dop (+25,4%), Casatella Dop (+11,4%) e Monte Veronese Dop (+8,3%), mentre presentano una riduzione il Montasio Dop (-11,8%), e in misura meno rilevante il Provolone Valpadana Dop (-2,8%) e l’Asiago Dop (-1,6%). Nel complesso, si stima che nel 2023 il valore della produzione dei formaggi a Denominazione di origine in Veneto si sia attestato a circa 435 milioni di euro, un dato in crescita di circa l’8,8% rispetto all’anno precedente.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

10 settembre: al via Ride 4 Fusion: ciclodivulgazione scientifica da Padova a Cadarache (Francia) per condividere i progressi della ricerca sulla fusione nucleare

mappa percorsoCon una cerimonia ufficiale, oggi, martedì 10 settembre alle ore 9.00 a Padova, nell’area antistante il Palazzo Bo dell’Ateneo patavino e Palazzo Moroni, sede municipale della città del Santo, prende il via Ride 4 Fusion, un’avventura scientifica su due ruote che porterà un gruppo di quindici ricercatrici, ricercatori e tecnici del Consorzio RFX, il laboratorio per ricerche sulla fusione e del Centro Ricerche Fusione dell’Università di Padova, a percorrere 700 chilometri in bicicletta fino a Cadarache, in Francia. La destinazione è il sito di ITER dove sta sorgendo il più grande tokamak sperimentale a cui spetterà il compito di dimostrare la fattibilità della fusione come fonte energetica sostenibile del futuro.

Lungo il percorso, 3 giornate di divulgazione scientifica

Ride 4 Fusion non è solo una sfida sportiva, ma anche e soprattutto un importante evento di divulgazione scientifica. Durante il percorso, il gruppo di ciclisti incontrerà il pubblico a Piacenza (12 settembre), Pavia (13 settembre) e Marsiglia (18 settembre) per condividere i progressi della ricerca sulla fusione e per raccontare la passione che anima chi si dedica a questa sfida scientifica. Le ricercatrici e i ricercatori padovani non saranno soli in questa impresa perché lungo la strada saranno affiancati da colleghi del laboratorio Istp-Cnr di Milano, del Centro Fusione ENEA di Frascati e da scienziati della ITER Organization che raggiungeranno i colleghi italiani alla frontiera francese, rendendo l’impresa un simbolo di cooperazione scientifica internazionale.

Fusione nucleare: fonte di energia pulita e sicura del futuro

Ride 4 Fusion mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della ricerca scientifica e a promuovere una strategia energetica sostenibile, mettendo in luce l’enorme potenziale della fusione come fonte di energia pulita e sicura del futuro. Partendo da Padova, sede dell’importante impianto di sviluppo e prova del sistema di iniezione di particelle che riscalderà il plasma di ITER – l’impianto NBTF – Neutral Beam Test Facility – il progetto sottolinea il forte legame che unisce la città del Santo e ITER nella missione comune verso un futuro energetico sostenibile.

Promotori e patrocinanti

L’iniziativa Ride 4 Fusion è ispirata dal gruppo ciclistico Scholares Vagantes, promossa da Iter Organization, con il patrocinio dell’Università e del Comune di Padova, in collaborazione con Eurofusion, Fusenet, Istp-Cnr, Università di Pavia, Politecnico di Milano e Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.La cerimonia di partenza vedrà la partecipazione delle autorità, il vice sindaco Andrea Micalizzi, i prorettori dell’Università di Padova Massimiliano Zattin, con delega al Dottorato e post lauream, e Antonio Paoli, delega al Benessere e allo sport, il presidente del Consorzio RFX, Piergiorgio Sonato, e rappresentanti degli sponsor. Ulteriori informazioni: Università degli Studi di Padova: stampa@unipd.it 049 827 3066/1576; Ride 4 Fusion e Consorzio RFX :  mariateresa.orlando@igi.cnr.it tel 3491131155  

Sponsor dell’iniziativa

Synecom, Generali Agenzia Pedrocchi Padova, Brembana&Rolle, STC FIlters, Beinsurance, Saes Getters, Centro Ricerche Fusione e Consorzio CREATE.

Fonte: servizio stampa Consorzio RFX