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21 settembre – 16 novembre, al via il concorso fotografico Villa Riviera Brenta

449356846_870542878441178_7601467745831994663_nUn ricco programma di visite alle ville della Riviera del Brenta, previste di sabato dalle ore 16 alle ore 17.30, dal 21 settembre al 16 novembre con cadenza quasi settimanale, è al centro del Concorso culturale-fotografico con focus sulle ville della Riviera del Brenta che l‘associazione intercomunale Brenta Sicuro fa ai giovani per condividere con altre realtà del territorio le tematiche ambientali, in particolare quella del rischio idraulico e della conoscenza e il rispetto del territorio.

Com’è nato e come si svolge

A oggi sono tre le edizioni del concorso realizzate. L’idea di dedicare un’ iniziativa formativa per le più giovani generazioni (fino ai 35 anni), nasce dall’intuizione dell’arch. Antonio Draghi nel periodo pre-pandemico, che ha voluto creare dei momenti culturali finalizzati a valorizzare uno dei più significativi patrimoni mondiali: la cultura di villa (e no solo) della Riviera della Brenta con le sue tante e ricche sfaccettature da esplorare sia con la conoscenza diretta, guidati da esperti dei luoghi, sia con l’uso del cellulare per riprendere i momenti e i luoghi significativi. Le riprese fotografiche saranno successivamente valutate dalla commissione giudicatrice del contest (coordinamento storico Massimo Benetollo) ed esposte al termine del percorso. Sarà premiata la foto più significativa con un viaggio in battello per due persone, offerto dal partner del concorso Delta tour.

Programma di visite

21 settembre 2024: Il nodo idraulico di Stra fra Brenta, Piovego e la Tergola, cura di Massimo Benetollo. 28 settembre 2024: visita guidata a Villa Farsetti a S. Maria di Sala, a cura di Loris Vedovato. 5 ottobre 2024: visita guidata del centro storico di Dolo. I mulini,la conca e lo squero: un paese e il suo rapporto con il fiume, a cura di Gianpaolo Zampieri. 19 ottobre 2024: il vecchio Medoaco e la ninfa Seriola: paesaggio d’acqua da scoprire, visita guidata al nodo idraulico di Moranzani-Mira, a cura di Mauro Manfrin. 2 novembre 2024: Villa Sagredo a Vigonovo, nascita e storia della civiltà di Villa Veneta, a cura di Eleonora Tacchetto. 16 novembre 2024: esposizione archeologico – didattica “Gianna Ravagnan” a Campolongo Maggiore a cura del Gruppo Archeologico Mino Meduaco. Costo partecipazione: 40 euro a persona. Ulteriori informazioni: whatsapp 347 230597 eventibrentasicuro@gmail.com 

Partner

L’iniziativa partecipa al Premio Wigwam Stampa Italiana-Edizione 2024-2025 under 25. Altri partner sono: Coop Alleaanza, Bcc Veneta, Coccato Assicurazioni e l’associazione Il Portico, Associazioni amici del Gradenigo, il Gruppo Archeologico Mino Meduaco, Riviera al Fronte Rete Wigwam e sopratutto la prestigiosa partnership dell’associazione Cavalieri dell’ordine del Merito della Repubblica Italiana.

Fonte: Associazione intercomunale Brenta Sicuro

Lutto in casa Argav

Lo scorso 22 agosto è mancata Diana Calzavara, mamma del nostro socio, giornalista e consigliere, Mauro Poletto.

La cerimonia funebre sarà celebrata martedì 27 agosto alle ore 9.30 nel Duomo di Dolo.

Il direttivo e i soci Argav si stringono a Mauro, al suo papà Oscar e a tutti i suoi cari in questo momento di dolore.

Virus West Nile nel Nordest: rischi e misure preventive

west-nile-virus-veneto-zanzareLa presenza del virus West Nile (Wnv) nelle zanzare campionate in Veneto e Friuli Venezia Giulia si attesta intorno all’1%. È quanto emerge dagli ultimi dati comunicati dal Laboratorio di entomologia sanitaria e patogeni trasmessi da vettori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Nonostante la circolazione del virus nelle zanzare sia moderata, 

il rischio per la salute umana non va sottovalutato.

Secondo l’ultimo bollettino sulle malattie trasmesse da vettori della Regione del Veneto, sono infatti 8 i casi di West Nile neuroinvasiva e 4 di febbre West Nile, ma i numeri potrebbero aumentare nelle prossime settimane con il perdurare del caldo estivo. “Fortunatamente quest’anno la diffusione della West Nile è abbastanza contenuta, anche se l’attenzione da parte delle autorità sanitarie è sempre molto alta dopo i recenti casi di Padova e Pordenone – dichiara la dg Antonia Ricci. “A differenza dei casi di Dengue, Chikungunya e Zika, segnalati in persone di ritorno da viaggi all’estero, soprattutto in Sudamerica e paesi tropicali, il virus West Nile è endemico nel nostro territorio e pertanto la probabilità di contrarre l’infezione è maggiore. Pertanto è importante adottare corrette abitudini per evitare le punture di zanzara, come per esempio l’utilizzo di repellenti cutanei, zanzariere in casa e larvicidi nelle aree verdi private. Solo così è possibile ridurre il rischio di infezione, specialmente per le categorie di persone fragili come anziani e immunodepressi”.

Il monitoraggio

La sorveglianza entomologica dell’IZSVe prevede l’utilizzo di 92 trappole per la cattura delle zanzare, distribuite fra Veneto (64) e Friuli Venezia Giulia (28). Il monitoraggio è cominciato nel mese di maggio e proseguirà fino ad ottobre. Le catture avvengono una notte ogni 15 giorni per ciascun sito, in maniera alternata, in modo da avere delle trappole attive ogni settimana per ogni provincia. “Nel giro di pochi anni, con la ripresa del turismo dopo la pausa Covid, abbiamo avuto un aumento progressivo dei casi di Dengue nel nostro Paese, in persone di ritorno da regioni tropicali – ribadisce Antonia Ricci – Per affrontare al meglio un viaggio in zone a rischio, prima di partire è bene consultare i centri di medicina dei viaggi delle ASL per consigli e indicazioni, mentre se al ritorno si accusano sintomi come febbre e malessere occorre rivolgersi immediatamente al proprio medico curante.”

Cosa fare per evitare le punture

Uso di repellenti cutanei: uilizzare prodotti registrati come Presidi Medico Chirurgici al Ministero della Salute o come Biocidi secondo il regolamento (UE) n. 528/2012. I prodotti di comprovata efficacia sono quelli contenenti i seguenti principi attivi: Dietiltoluamide (DEET), Icaridina (KBR 3023), Etil butilacetilaminopropionato (IR3535) e Paramatandiolo (p-menthane-3,8-diol o PMD). In commercio esistono diverse tipologie di prodotti, ciascuno con diverse formulazioni e indicazioni di utilizzo, come indicato in etichetta. Lozioni: facilmente distribuibili con le mani, necessitano di particolare attenzione quando applicati sul volto. Roll-on: pratici, permettono una distribuzione uniforme del prodotto, evitando dispersioni nell’ambiente. Particolarmente adatti per l’utilizzo sui bambini. Spray: non assicurano un dosaggio uniforme. Non devono essere applicati direttamente sul volto, ma applicati con le mani. Comodi per l’impregnazione saltuaria di abiti da lavoro. Attenzione: infiammabili. Braccialetti: non sono molti i braccialetti registrati e che assicurano quindi una reale efficacia. Inoltre la loro azione protettiva si riduce in situazioni di ventosità. Salviette e spugnette: datte per l’utilizzo sul volto, rilasciano però un quantitativo limitato di principio attivo. Formulazioni spalmabili (creme, gel): sono le formulazioni dermatologicamente più tollerate, permettono un adeguato dosaggio e una corretta distribuzione. Ambienti e abbigliamento: eliminare tutti i contenitori che possono accumulare acqua anche in piccole quantità, come i sottovasi, e ricordarsi di tenerli sempre capovolti; evitare il ristagno di acqua nei sottovasi oppure svuotarli almeno una volta alla settimana: le uova di zanzara non si sviluppano e le larve vengono eliminate; mettere pesci in fontane e vasche all’aperto: si nutrono delle larve di zanzare.; coprire con zanzariere o teli di plastica vasche e bidoni senza lasciare fessure: così si impedisce alle femmine di deporre le uova; trattare i tombini privati e le vasche all’aperto con larvicidi, seguendo le istruzioni in etichetta; utilizzare zanzariere alle finestre. Anche l’aria condizionata tiene lontano le zanzare; indossare vestiti preferibilmente di colore chiaro, senza lasciare aree estese del corpo scoperte.

Repellenti a base di estratti vegetali

La maggior parte dei prodotti può essere utilizzata sui bambini di età superiore ai 2 anni. Verificare comunque quanto riportato in etichetta. Non ci sono particolari problemi di utilizzo in gravidanza o in allattamento, tuttavia è consigliato limitare le applicazioni. Per quanto riguarda i prodotti repellenti a base di estratti vegetali, occorre controllare sull’etichetta che si tratti di un prodotto registrato come PMC o Biocida. I prodotti registrati attualmente in commercio sono quelli a base di eucalipto e geraniolo. I formulati a base di citronella, lavanda e bergamotto non garantiscono invece un’efficacia adeguata. Un prodotto non registrato non è stato testato per possibili conseguenze derivanti dal suo uso, e va quindi considerato un prodotto non sicuro.

L’emendamento al Ddl Sicurezza e la stretta sulla cannabis light: rischi per il comparto della canapa

Olio-di-Semi-di-CanapaL’emendamento al Ddl Sicurezza, approvato nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, che prevede la stretta sulla cannabis light equiparata a quella non light, mette a rischio la sopravvivenza di un intero comparto impegnato in una coltivazione dove sono stati fatti investimenti significativi. Per questo Coldiretti chiede la modifica di un emendamento che danneggia pesantemente le aziende agricole. “Di fatto l’infiorescenza della canapa rappresenta una parte fondamentale del valore aggiunto della pianta, – spiega Carlo Belotti, direttore di Coldiretti Padova – e vietarne la raccolta e l’essicazione rischia di far crollare un intero settore dove sono impegnati diversi agricoltori, anche nella nostra provincia. Coldiretti aveva espresso più volte la necessità di tutele per gli agricoltori che producono canapa in piena legalità, come pure riconosciuto dalla normativa europea, anche per rispondere a mercati come quelli della nutriceutica, della cosmetica, dell’industria o dell’arredo”.

La produzione nella Bassa padovana

Nella provincia padovana la coltivazione della canapa è ripresa negli ultimi cinque sei anni sulla spinta di alcuni giovani agricoltori che, in particolare nella bassa padovana, tra Monselice e Montagnana, dopo aver frequentato alcuni percorsi formativi organizzati anche da Coldiretti, hanno deciso di scommettere su questa coltura alternativa che ben si adatta ai terreni del territorio e anche al cambiamento climatico, visto che è una pianta che richiede poca acqua ed è in grado di resistere a lunghi periodi di siccità. Attualmente il settore conta qualche decina di coltivatori in tutta la provincia con poco più di un centinaio di ettari coltivati negli ultimi anni. Un numero che potrebbe crescere ma che le incertezze normative rischiano invece di azzerare.

Una coltivazione sostenibile dal punto di vista ambientale

“Invece la canapa – aggiunge Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – è la coltivazione del futuro che viene da un passato non troppo lontano. Poco più di mezzo secolo fa era ancora coltivata nelle campagne padovane e venete (il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore al mondo dietro soltanto all’Unione Sovietica, poi il declino per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche) e ora è tornata in auge, tanto che nel giro di qualche anno la coltivazione è cresciuta sensibilmente. A spingere la diffusione della canapa anche la resistenza della pianta alla siccità, fenomeno ormai sempre più frequente proprio nel territorio della Bassa Padovana. La canapa non ha bisogno di essere irrigata e resiste molto bene anche nelle annate più secche. Inoltre non è minacciata dalle piante infestanti e non richiede perciò particolari trattamenti. Siamo ancora agli inizi ma le potenzialità ci sono perché di questa pianta non si butta via niente, dal fusto alle inflorescenze.

Il suo utilizzo

La canapa è utilizzata anche per esperienze innovative, con produzioni che vanno dalla nutraceutica agli usi terapeutici, dalle farine agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a pasta, biscotti e cosmetici. “L’agricoltura del domani è proprio questo continuo guardare all’innovazione – aggiunge Lorin – tenendo presente le richieste dei consumatori, sempre più attenti ai temi della salute e dell’ambiente. Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà normative, la coltivazione di canapa è cresciuta e siamo in grado pertanto di mettere a disposizione solo nella nostra provincia diverse centinaia di quintali di seme all’anno per gli usi terapeutici e alimentari, ma anche oltre 15 mila quintali di biomassa per molti altri impieghi. Siamo pronti a collaborare con le aziende di trasformazione e il mondo della ricerca farmaceutica per valorizzare al massimo questo prodotto”.

Un settore produttivo a rischio

Questo emendamento, invece, toglie la possibilità di raccogliere, utilizzare ed essiccare l’infiorescenza, blocca anche le esportazioni verso i mercati esteri che rappresentano una grossa fetta del nostro mercato tagliando le aziende italiane completamente fuori dalla competizione a livello europeo. Ora si mette a rischio un settore produttivo che in Italia conta migliaia di persone impiegate e circa 4mila ettari coltivati.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Le acque inquinate individuate grazie alle lucciole: eccezionale sperimentazione all’Università di Bologna

fotoUtilizzare le proprietà delle lucciole per individuare contaminanti nelle acque: è questo l’eccezionale risultato della ricerca, sviluppata nel Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna, partner scientifico del Consorzio C.E.R. – Canale Emiliano Romagnolo.

Le lucciole, infatti, emettono luce per reazione chimica:si preleva il loro gene e lo si trasferisce in una cellula batterica oppure di lievito o di mammifero e queste cellule possono essere riprogrammate, tramite biologia sintetica, illuminandosi con colori diversi in presenza di altrettanti inquinanti (PFAS, metalli pesanti, pesticidi, tossine, interferenti endocrini, ecc.). “E’ evidente l’importanza di tale ricerca per la salute pubblica soprattutto ora che all’ordine del giorno c’è l’utilizzo delle acque reflue in agricoltura. In Italia, un freno all’uso di tale risorsa è infatti l’incapacità della gran parte dei depuratori di intercettare le microplastiche, inquinanti in forte aumento e lesivi della salubrità alimentare: un sistema di alert, unitamente all’indispensabile certificazione di un ente terzo, aumenterebbe significativamente le garanzie per i consumatori” commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi).

Le cellule oggetto della ricerca in corso sono, però, Ogm (Organismo Geneticamente Modificato) e quindi, nel nostro Paese, utilizzabili solo in laboratorio; possono essere, però, sostituite nell’ambiente da batteri marini naturalmente bioluminescenti per l’analisi della tossicità oppure possono essere riprodotte attraverso sistemi di trascrizione e traduzione in vitro per analisi sul campo, utilizzando supporti in carta a basso costo e sostenibili, interfacciabili con smartphone per analisi e lettura dei dati. “La ricerca dell’Università di Bologna apre scenari nuovi ad ulteriore garanzia della qualità del cibo italiano, perché potrebbe mettere lo stesso agricoltore nelle condizioni di monitorare costantemente lo stato della risorsa idrica utilizzata. Si arricchirebbe così la proposta di Anbi per rendere sempre più sostenibile l’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione e che oggi, accanto alla costante ricerca di efficientamento della rete idrica, vede nel miglior consiglio irriguo di Irriframe e nella certificazione Goccia Verde, due strumenti, oggetto dell’interesse internazionale” conclude Massimo Gargano, direttore generale di Anbi.

Fonte: Servizio stampa Anbi

28 giugno, la biodiversità viticola del passato risorsa per la viticoltura del futuro, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) serata conviviale Argav in collaborazione con l’associazione Graspo

Dedicata al tema “La biodiversità viticola del passato risorsa per la viticoltura del futuro” la serata conviviale organizzata venerdì 28 giugno da Argav al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD) a partire dalle ore 18:30. La serata vedrà i saluti del presidente Argav Fabrizio Stelluto e sarà coordinata dalla consigliera Marina Meneguzzi (foto in alto credits Vini Milo). 

L’incontro è organizzato in collaborazione con Graspo (Gruppo di ricerca amelografica per la salvaguardia e la preservazione dell’originalità e della biodiversità viticola), associazione fondata da tre enologi veneti che opera a livello nazionale per la ricerca attiva sul fronte del recupero di antichi vitigni italiani e internazionali abbandonati perché considerati poco produttivi. Le diverse varietà di uva recuperate, dimostrano invece di poter diventare una risorsa per la viticoltura del futuro, sia in chiave di cambiamento climatico, sia dal punto di vista dell’offerta commerciale.

Interventi e relatori. Ore 18.30 Aldo Lorenzoni (Associazione Graspo). ““100 Custodi per 100 Vitigni, la biodiversità viticola in Italia” Ore 19.00 Viviana Ferrario (Università Iuav di Venezia) e Gianmarco Guarise (Associazione Graspo). “La vite maritata, la Vernazola e la piantata storica di Urbana (PD)”. Ore 19.30 Luigino Bertolazzi (Associazione Graspo). Introduzione ad alcuni dei vitigni dimenticati riscoperti: Brepona, Vernazola, Marcobona, uva gatta, Gambugliana, Cenerente, Liseiret, Vulpea, Piccola nera, Hoertroete, la Regina di Margreid.

Profili dei relatori. Aldo Lorenzoni: Accademico della Vite e del Vino, enologo, dal 1998 al 2020 direttore del Consorzio Tutela Vino Lessini Durello, del Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto e dei Consorzi Arcole DOC e Merlara DOC. Animatore delle Strade del Vino del Soave, del Durello e dell’Arcole. È autore e coordinatore di numerose pubblicazioni e promotore delle candidature e del riconoscimento delle colline vitate del Soave a primo paesaggio rurale di interesse storico italiano e le vigne tradizionali del Soave come patrimonio agricolo di valore globale del programma GIAHS – FAO. Dal 2001 fondatore e guida di Graspo. Viviana Ferrario: geografa, professore associato, insegna Geografia del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia. Si interessa di paesaggi agrari storici e di agricultural heritage. Coordina diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali per la conoscenza e la valorizzazione delle pratiche agricole tradizionali e del paesaggio agrario. Attualmente è responsabile scientifico dell’Accordo di collaborazione tra l’Università Iuav e la Regione del Veneto per il Piano Paesaggistico Regionale e del progetto Smart Meadows sulla conoscenza e valorizzazione del prati stabili finanziato su fondi FSE in partenariato con Slow Food. Luigino Bertolazzi: enologo presso affermate aziende veronesi, è esperto degustatore e divulgatore. Ha ricoperto ruoli tecnici presso Cantina di Soave ed è stato presidente dell’Associazione Enotecnici Italiana Veneto Occidentale. Attualmente è presidente di commissione per la valutazione dell’idoneità dei vini DOC presso l’ente certificatore Siquria e collabora come formatore con le principali istituzioni del settore vinicolo. Ha recentemente collaborato con l’azienda Monte Barro (Capo Verde) per indicare le migliori pratiche vitivinicole da seguire in zona tropicale. Partecipa alla individuazione e conservazione di vitigni residuali altrimenti destinati ad andare perduti. Attuale vice presidente di Graspo e Accademico della Vite e del Vino. Gianmarco Guarise: dal 1990, fotografo professionista a Borgo Veneto (Pd). Nel tempo libero si dedica alla sua grande passione: fare il vino, ottenuto dalla “Bina” (piantata storica veneta ultra centenaria). In qualità di viticoltore custode, con impegno e dedizione negli anni ho conservato, curato e mantenuto una delle tradizioni di famiglia. 

Terzo tempo. Al termine dell’incontro ci sarà la consueta ospitalità offerta ai partecipanti (previa iscrizione alla mail info@wigwam.it) dal nostro anfitrione e collega giornalista Argav Efrem Tassinato, presidente Wigwam Club Italia. 

 

Pesca/Flag veneziano-Galpa Chioggia e Delta del Po, al via i Piani di azione locale: in arrivo bandi e risorse per oltre otto milioni di euro

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Oltre otto milioni di euro per attuare le strategie di sviluppo locale tese a supportare il rilancio del sistema ittico regionale, colpito negli ultimi anni da una notevole contrazione, e rimetterlo al centro nell’economia locale. È l’ammontare delle risorse della Programmazione europea Feampa (Fondo europeo Affari marittimi Pesca e Acquacoltura) 2021-2027 – oltre 46 milioni l’importo complessivo per il Veneto – destinate al Flag Veneziano e al Galpa Chioggia e Delta del Po,che hanno presentato i loro Piani di azione locale (Pda). Prendono così avvio ufficiale le attività, che vedono prossima la promulgazione dei bandi per accedere ai fondi di finanziamento, rivolti a singole imprese, cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori, associazioni di categoria ed enti pubblici.

In particolare, in coerenza con gli obiettivi della strategia Feampa 2021-2027 per l’Italia, i due Pda mettono al centro la promozione della pesca sostenibile, la conservazione delle risorse biologiche, l’innovazione dei processi di trasformazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura e lo sviluppo dell’economia blu, anche in chiave turistica. Per entrambi i territori, attenzione speciale senz’altro è data alle sfide nuove da affrontare connesse agli effetti dei cambiamenti climatici sullo stato delle risorse e dell’ambiente: una su tutte l’emergenza granchio blu.

Il Flag Veneziano – area costiera di riferimento Venezia, Cavallino-Treporti, Jesolo, Eraclea, Caorle e San Michele al Tagliamento – vede partner Vegal (Agenzia di sviluppo del Veneto Orientale), che ne è capofila, i Comuni di Caorle, Cavallino-Treporti, San Michele al Tagliamento eVenezia, la Città metropolitana di Venezia, la Camera di Commercio di Venezia Rovigo, le tre organizzazioni di rappresentanza del mondo cooperativo Legacoop Veneto, Confcooperative e Agci (Associazione generale Cooperative Italiane), e ancora Ama (Associazione Mediterranea Acquacoltura), Coldiretti Venezia, Cia Veneto, Civ (Consorzio Ittico veneziano), le organizzazioni di produttori Bivalvia Veneto e I Fasolari.

Il Galpa Chioggia e Delta del Po – che interessa il territorio di due province (Venezia e Rovigo) e gli ambiti amministrativi di Chioggia, Rosolina, Porto Viro, Porto Tolle, Ariano nel Polesine e Taglio di Po – ha come partner i Comuni di Chioggia, Rosolina, Porto Viro, Porto Tolle, Ariano nel Polesine e Taglio di Po, la Città Metropolitana di Venezia e la Provincia di Rovigo, le tre organizzazioni di rappresentanza del mondo cooperativo Legacoop Veneto, Confcooperative e Agci (Associazione generale Cooperative Italiane), e poi Cia Veneto, Ama (Associazione Mediterranea Acquacoltura), Unci Agroalimentare, Associazione Polesana Coldiretti, Federazione Nazionale delle Imprese di pesca-Federpesca, Banca Adria Colli Euganei, Banca Patavina, Fondazione della Pesca, Consorzio Bonifica Delta del Po, Confagricoltura Rovigo, Camera di Commercio Venezia Rovigo, Fai Cisl Venezia, Ente Parco Naturale Regionale Veneto Delta del Po e le due organizzazioni di produttori Co.Ge.Vo Chioggia e I Fasolari.

Fonte: Servizio stampa Flag Veneziano/Galpa Chioggia e Delta del Po

18-26 maggio 2024, all’insegna del motto “L’acqua ci nutre e dà la vita”, al via la Settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione

Schermata 2024-05-17 alle 15.56.58n giorni così difficili per il Veneto colpito da una straordinaria ondata di maltempo, è particolarmente evidente l’importanza di un approccio alla cura del territorio che tenga quotidianamente conto del rapporto con l’acqua. La Settimana della Bonifica e dell’Irrigazione, che Anbi da anni promuove a livello nazionale a maggio e che anche in Veneto si apre oggi, sabato 18 maggio per concludersi domenica 26 maggio, rappresenta un momento di dialogo e contatto diretto tra Consorzi di Bonifica e cittadinanza inteso a raccontare con pluralità di linguaggi l’importanza che riveste la gestione di fiumi e canali per l’agricoltura, per la sicurezza idraulica, per l’ambiente e il paesaggio.

Nasce così un programma – scaricabile da questo link, di iniziative dei Consorzi di bonifica rivolte alle famiglie, agli studenti ma anche ai rappresentanti istituzionali per raccontare i territori dal punto di vista di chi vi opera quotidianamente per mantenere efficiente la rete idraulica. Convegni, visite guidate a impianti, incontri con gli studenti, spettacoli, mostre e concerti rappresentano la parte più festosa di un programma che al suo interno include anche attività istituzionali “di sistema” come convegni, seminari e incontri di formazione. Il tema scelto per l’edizione 2024 è “L’Acqua ci nutre e dà la vita” ; si tratta di un titolo d’ampio respiro che i Consorzi di bonifica declineranno autonomamente a partire dal concetto che l’acqua permette l’agricoltura di qualità dalla quale derivano il cibo e l’identità delle popolazioni.

Fonte: Anbi Veneto

11 maggio 2024, i soci Argav visitano il Parco delle cascate di Molina (VR), territorio dalla natura rigogliosa tra Lessinia e Valpolicella

Schermata 2024-05-03 alle 16.19.59Sabato 11 maggio p.v. i soci Argav visitano il Parco delle cascate di Molina, un’area protetta di circa 80.000 metri quadri compresa nel più ampio parco regionale dei Monti Lessini. Il parco (parcodellecascate.it) si trova a Fumane, vallata della Valpolicella e prende il nome dai mulini costruiti un tempo, vicino ai torrenti che sgorgano a monte del paese di Molina.

Programma. Ore 10.30 ritrovo all’ingresso del Parco via Bacilieri 1, Fumane (VR). Insieme alla guida del parco (Maurizio o Barbara), immersi in una natura rigogliosa, faremo il percorso che consentirà di vedere le 8 cascate presenti. Ore 13.00 ca. Pranzo in ristorante a Molina. Ore 14.30 Visita del borgo di Molina e della bottega artigianale Lana al pascolo, in cui la proprietaria Cristina Ferrarini ci parlerà di un esempio virtuoso di microfiliera sostenibile, che ha visto protagonista il recupero dell’allevamento della pecora Brogna. Visita dell”antico Mulino dei Veraghi (nostro cicerone, Agostino), uno degli ultimi mulini ancora in funzione esistenti nel borgo, restaurato utilizzando il più possibile pezzi originali, recuperati dai mulini ormai dismessi. Ore 17.30 ca. rientro.

Pfas in provincia di Vicenza, Padova e Verona, nell’area contaminata in 34 anni mortalità aumentata di 3.800 persone in più rispetto all’atteso

Premio Argav foto 3Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Comitato Mamme No Pfas (premio Argav 2021, nella foto in alto) la seguente comunicazione.

Nel 2013 in Veneto è stata scoperta una vasta contaminazione delle acque che ha interessato maggiormente i 30 comuni della cosiddetta “Area Rossa”, nelle province di Vicenza, Padova e Verona, dove le Pfas sono state rilevate in concentrazioni preoccupanti nelle acque superficiali, sotterranee e potabili, avvelenando circa 350.000 persone.

Mortalità: aumento per tutte le cause. Un nuovo studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Health, ha rivelato l‘impatto devastante della contaminazione da sostanze per-fluoroalchiliche e poli-fluoroalchiliche (Pfas) sulla mortalità della popolazione che risiede nei comuni veneti più colpiti. La ricerca, condotta dal prof. Annibale Biggeri assieme al suo team dell’Università di Padova, in collaborazione con ricercatori dell’Istituto Tumori della Romagna, il Servizio Statistico dell’Istituto Superiore di Sanità e con il contributo di citizen science del gruppo Mamme NO Pfas, ha evidenziato un aumento della mortalità. Per l’esattezza, dal 1985 al 2018 si è registrato un eccesso di oltre 3800 morti rispetto all’atteso, una morte in più ogni 3 giorni. Per dare un’idea più concreta, è come se in questi 34 anni fosse scomparsa la popolazione totale di due comuni dell’Area Rossa: Orgiano (3000 abitanti) ed Asigliano (800 abitanti). Lo studio ha rivelato che, dal 1985 al 2018, si è verificato un aumento di deceprima volta, è stata dimostrata un’associazione causale tra l’esposizione alle Pfas e un rischio elevato di morte per malattie cardiovascolari

Tumori: i giovani sono i più colpiti. Tramite l’analisi delle diverse classi d’età, lo studio ha evidenziato un aumento del rischio di insorgenza di malattie tumorali al diminuire dell’età. La popolazione più giovane, esposta ai Pfas già durante l’infanzia, è quella che paga il prezzo più alto.

Mamme protette, figli avvelenati. Sorprendentemente, si è anche osservato un effetto protettivo nelle donne in età fertile. Questo fenomeno potrebbe essere attribuito al trasferimento, già ampiamente documentato in letteratura scientifica, delle Pfas dal sangue materno al feto durante la gravidanza e l’allattamento, e alla conseguente diminuzione di livelli di Pfas nelle madri.

Studio di coorte: nessuna scusa. Queste drammatiche evidenze scientifiche sottolineano che non esistono più scuse per ritardare ulteriormente l’avvio dello Studio di Coorte, deliberato dalla Regione del Veneto già nel 2016, ma mai iniziato. E no, il Piano di Sorveglianza Sanitaria non basta perché ha metodi e obiettivi diversi. In particolare lo Studio di Coorte è fondamentale in questo contesto per diverse ragioni tra cui l’analisi a lungo termine, l’identificazione dei fattori di rischio, il delineamento di informazioni per le politiche di salute pubblica. Pertanto, nonostante il Piano di Sorveglianza Sanitaria fornisca informazioni preziose sulla salute della popolazione esposta, lo Studio di Coorte è un complemento indispensabile per comprendere a fondo l’impatto della contaminazione da Pfas sulla salute umana.

Ci interfacceremo con tutti gli enti e le istituzioni preposte perché siano comprese la necessità e l’urgenza di questo Studio di Coorte di cui la popolazione colpita ha diritto! Questo nuovo studio conferma ulteriormente il livello di tossicità di queste sostanze, che ormai sono presenti ovunque, dall’aria, all’acqua, a quello che mangiamo. Pertanto sosteniamo con forza la necessità di bandire la produzione e l’utilizzo delle PFAS, come intera classe si sostanze, a livello globale. Per maggiori informazioni, si prega di consultare lo studio completo disponibile al seguente link: https://ehjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12940-024-01074-2