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Sanità, approvato il Piano 2026 per l’eradicazione della rinotracheite bovina in provincia di Belluno

La Giunta regionale del Veneto ha approvato il “Piano facoltativo di eradicazione della Rinotracheite Bovina Infettiva (IBR) nel territorio della provincia di Belluno per l’anno 2026”, proseguendo il percorso avviato negli anni scorsi per rafforzare la tutela sanitaria degli allevamenti bovini del territorio bellunese e accompagnare il comparto verso l’obiettivo dell’eradicazione della malattia.

La Rinotracheite bovina infettiva (IBR) è una patologia virale che colpisce i bovini e può provocare sintomi a carico dell’apparato respiratorio e riproduttivo, con conseguenze anche rilevanti per la produttività degli allevamenti, come riduzione della fertilità, aborti e cali nella produzione di latte. Nel 2025 il livello di adesione al piano da parte degli allevatori bellunesi è stato particolarmente elevato: sono state controllate 265 aziende su un totale di 318 allevamenti di bovini da latte presenti nella provincia, con soltanto quattro aziende risultate positive alla malattia.

Il nuovo piano regionale, valido per il 2026 e rivolto agli allevamenti da riproduzione della provincia di Belluno su base volontaria, prevede una serie di misure sanitarie e controlli veterinari finalizzati sia all’acquisizione sia al mantenimento dello status di stabilimento indenne dalla malattia. Tra le principali misure previste vi è l’esecuzione di controlli sanitari periodici sui bovini da riproduzione, effettuati dai veterinari del Servizio veterinario dell’Ulss1 Dolomiti o da professionisti incaricati. Le attività di campionamento, che comprendono prelievi di sangue o analisi del latte, non comportano costi a carico degli allevatori aderenti al piano.

Il piano prevede inoltre specifiche procedure per l’ottenimento della qualifica di allevamento indenne dalla malattia. In particolare, lo status può essere riconosciuto agli stabilimenti nei quali non siano stati registrati casi di IBR negli ultimi 12 mesi e in cui non siano state effettuate vaccinazioni nei due anni precedenti, a condizione che gli animali siano sottoposti a controlli sierologici per individuare eventuali anticorpi del virus BHV-1. Le verifiche possono essere effettuate attraverso diverse modalità: prelievi di sangue sugli animali oppure analisi di campioni di latte negli allevamenti con una significativa presenza di bovine in lattazione. I controlli devono essere organizzati in modo da garantire un livello di affidabilità statistica tale da individuare eventuali positività con elevata probabilità.

Particolare attenzione è dedicata anche alla gestione degli animali introdotti negli allevamenti aderenti al piano. Tutti i bovini devono provenire da stabilimenti indenni oppure essere sottoposti a quarantena preventiva e a test sierologici prima dell’ingresso nell’azienda. Analoghe garanzie sanitarie devono riguardare anche il materiale germinale utilizzato negli allevamenti, che deve provenire da strutture riconosciute o indenni da IBR. Per mantenere lo status di allevamento indenne, sono richiesti controlli periodici sugli animali e l’assenza di nuovi casi della malattia. Negli allevamenti che mantengono la qualifica sanitaria per almeno tre anni, i controlli potranno essere effettuati su un campione rappresentativo di capi, secondo criteri statistici definiti.

Un aspetto rilevante riguarda anche le movimentazioni dei bovini verso gli alpeggi, molto frequenti nel territorio montano bellunese. Gli animali destinati all’alpeggio verso aree con un livello sanitario elevato – come le Province autonome di Trento e Bolzano o la Regione Friuli Venezia Giulia – dovranno essere sottoposti ai controlli sanitari previsti dalla normativa vigente prima dello spostamento. L’esecuzione dei campionamenti sarà affidata al personale veterinario dell’ULSS 1 Dolomiti o a professionisti incaricati dall’azienda sanitaria, mentre le analisi di laboratorio saranno effettuate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. “Con questo provvedimento – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa – proseguiamo un percorso che punta a rafforzare la prevenzione sanitaria negli allevamenti e a sostenere un settore fondamentale per l’economia agricola della montagna veneta. La situazione epidemiologica rilevata negli ultimi anni è incoraggiante e dimostra che il lavoro svolto finora sta producendo risultati concreti. Il piano consente di accompagnare gli allevatori verso il riconoscimento dello status di territorio indenne da IBR, che rappresenta un traguardo importante sia sotto il profilo sanitario sia per la competitività del comparto zootecnico. Garantire standard sanitari elevati significa infatti tutelare la qualità delle produzioni e facilitare gli scambi commerciali”.

Secondo l’assessore regionale alla Montagna Dario Bond, il piano rappresenta anche uno strumento strategico per sostenere le attività zootecniche delle aree alpine. “Gli allevamenti della montagna bellunese sono una realtà economica e sociale di grande valore per il territorio – evidenzia Bond – e iniziative come questa aiutano a garantire condizioni di sicurezza sanitaria che sono fondamentali per il futuro del comparto. Il tema inoltre è particolarmente rilevante per la gestione degli alpeggi, dove gli animali provenienti da territori diversi convivono durante la stagione estiva. Mantenere standard sanitari elevati consente di evitare limitazioni alle movimentazioni e di assicurare agli allevatori bellunesi le stesse opportunità di mercato dei territori confinanti che già dispongono di qualifiche sanitarie più avanzate”. La prosecuzione del piano nel 2026 consentirà quindi di consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni e di compiere ulteriori passi avanti verso l’obiettivo di un territorio provinciale completamente indenne da IBR.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

 

 

Che differenza c’è fra intolleranze alimentari e allergie? Ce lo spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nel video della serie «100 secondi» 

Allergie e intolleranze alimentari sono delle reazioni avverse dell’organismo, ma con caratteristiche totalmente differenti. Sono infatti due modalità diverse di rispondere all’interazione con sostanze estranee.

L’intolleranza alimentare è una reazione dell’organismo che coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario. È scatenata dall’ingestione di uno o più alimenti, o sostanze attive, e dipende dalla quantità di alimento ingerito. Le intolleranze si verificano per la carenza di enzimi necessari per metabolizzare e assimilare determinati alimenti.

Per allergia intendiamo invece una reazione eccessiva del sistema immunitario a una sostanza esterna, generalmente innocua, chiamata ‘allergene’, in individui geneticamente predisposti. Le allergie non dipendono dalla dose: anche una piccolissima quantità di sostanza può scatenare una reazione la cui gravità è soggettiva e imprevedibile.

Potete scoprire di più sulla differenza fra intolleranze alimentari e allergie nell’86esimo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Fonte: IZSVe

Arrivano le zanzare, previsto un ciclo di incontri nel Padovano, provincia fra le aree ad alto rischio di trasmissione del virus West Nile

Arrivano le prime zanzare, scatta la prevenzione. Le zanzare sono da sempre conosciute come insetti fastidiosi e molesti, ma ancora più importante è la loro capacità di trasmettere malattie all’uomo, anche pericolose, come la febbre del Nilo Occidentale (West Nile). La pianura padana è un habitat ideale per le zanzare, favorevole alla diffusione del virus West Nile. I dati epidemiologici degli ultimi anni indicano che la provincia di Padova è fra le aree ad alto rischio di trasmissione del virus West Nile (WNV), con numerosi casi registrati nelle zanzare, negli animali e nell’uomo.

La circolazione virale fra le zanzare ha un andamento ciclico che può cambiare di anno in anno e che dipende da molti fattori, su tutti i cambiamenti climatici. L’alternanza di piogge abbondanti e periodi di siccità, durante il periodo primaverile-estivo, infatti può incidere sulla diffusione di patogeni trasmessi da vettori e aumentare la probabilità di trasmissione all’uomo. A casa o all’aria aperta, soprattutto nei mesi più caldi, è importante quindi evitare le punture di zanzara e ridurre il rischio di infezioni, in particolare per le categorie di persone più fragili come anziani e soggetti immunocompromessi.

Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e Provincia di Padova scendono in campo insieme per combattere le zanzare e lo fanno con un decalogo anti-zanzara e un ciclo di incontri in alcuni comuni del Padovano, per sensibilizzare la popolazione sui rischi per la salute.Gli incontri saranno tenuti dagli esperti del Laboratorio di entomologia sanitaria e patogeni trasmessi da vettori dell’IZSVe, Fabrizio Montarsi, biologo-entomologo, e Federica Gobbo, medico veterinario. L’iniziativa mette al centro la corretta informazione e l’adozione di comportamenti adeguati: dallo svuotamento dei sottovasi all’utilizzo dei repellenti, dall’installazione di zanzariere alle finestre all’utilizzo di larvicidi nei tombini.

Incontri
Giovedì 24 aprile – Padova, Sala Paladin, Palazzo Moroni, Via del Municipio 1, ore 17:00
Giovedì 8 maggio – Conselve, Sala Dante, Piazza Dante, ore 17:00
Giovedì 15 maggio – Camposampiero, Sala Filarmonica, Piazza Vittoria, 10, ore 17:00
Giovedì 22 maggio – Monselice, Sala Consigliare, Piazza San Marco, ore 17:00
Giovedì 29 maggio – Piove di Sacco, Auditorium, Via Ortazzi, ore 17:00
Giovedì 5 giugno – Cittadella, Villa Rina, Via Riva del Grappa 89, ore 17:00
Giovedì 12 giugno – Montagnana, Sala Veneziana di Castel San Zeno, P.zza Trieste 15, ore 17:00

“Dobbiamo puntare sulla prevenzione del rischio e lavorare sui comportamenti dei singoli cittadini” dichiara la direttrice generale dell’IZSVe Antonia Ricci. “È molto importante che le persone siano informate sui rischi e sappiano come difendersi dalle zanzare. Evitare una puntura significa proteggersi da malattie anche gravi, in alcuni casi può salvarci la vita. La comunicazione del rischio è uno strumento fondamentale per la prevenzione e la collaborazione con la Provincia di Padova su questo fronte contribuirà a tutelare ancora di più la salute delle nostre comunità.”

“In Azienda Ospedaliera lo scorso anno hanno avuto accesso 61 pazienti di cui ricoverati 28 affetti da forma neuroinvasiva di West Nile e 5 da febbre West Nile” dichiara Serena Marinello, medico presso la UOC Malattie infettive e tropicali, Azienda Ospedaliera di Padova. “La terapia migliore contro la West Nile è la prevenzione attuata a livello regionale e soggettiva. Oggi è di fondamentale importanza nella lotta alle zoonosi adottare un approccio multidisciplinare e multisettoriale, capace di coinvolgere in un’ottica ‘One Health’ non solo medici e veterinari ma anche le altre figure professionali che possano contribuire alle attività di prevenzione. Al fine di consentire un adeguato monitoraggio degli arbovirus nel territorio regionale, è altrettanto fondamentale procedere all’integrazione dei sistemi di sorveglianza entomologica, animale e umana.”

Il consigliere provinciale Vincenzo Gottardo propone ai sindaci della Provincia di adottare una specifica ordinanza relativa alla prevenzione e il controllo delle malattie trasmesse da insetti vettori, con particolare riferimento alla zanzara tigre e alla zanzara comune. Il provvedimento, valido da maggio a novembre, mira a ridurre il rischio di diffusione di malattie infettive trasmissibili attraverso la puntura di questi insetti, garantendo la tutela della salute pubblica. “L’ordinanza – afferma il consigliere Vincenzo Gottardo – dispone una serie di misure per la limitazione della proliferazione delle zanzare, coinvolgendo cittadini, enti pubblici e privati, nonché imprese e responsabili di aree particolarmente critiche, come cantieri, aree dismesse, piazzali di deposito e parcheggi. Tra le principali prescrizioni richieste ai cittadini vi è il divieto di abbandonare oggetti e contenitori che possano raccogliere acqua piovana, l’obbligo di svuotare settimanalmente eventuali contenitori di acqua o di chiuderli ermeticamente e la pulizia dei tombini per evitare ristagni idrici. Inoltre, è previsto l’utilizzo di prodotti antilarvali per il trattamento dell’acqua stagnante, così come l’introduzione di pesci predatori delle larve nelle fontane e nei laghetti ornamentali.  Analoghi obblighi sono richiesti per i proprietari di edifici, orti e appezzamenti di terreno, che dovranno garantire la manutenzione degli impianti idrici e di scarico, oltre alla gestione corretta dei contenitori per l’irrigazione. I gestori di depositi e attività produttive, così come i responsabili di cantieri e aziende agricole, dovranno adottare misure specifiche per evitare la formazione di focolai larvali. In particolare, dovranno assicurare lo stato di efficienza degli impianti idrici e di scarico, evitare il ristagno di acqua nei tombini, coprire o svuotare periodicamente contenitori di acqua utilizzati per l’irrigazione e garantire la corretta gestione dei materiali stoccati all’aperto. I gestori di depositi di copertoni dovranno adottare misure per evitare l’accumulo di acqua nei pneumatici, mentre i responsabili dei cantieri dovranno assicurarsi che i materiali di costruzione non favoriscano la formazione di ristagni. Il provvedimento stabilisce che la lotta agli esemplari adulti avverrà solo in casi straordinari e su specifico intervento pubblico, limitando l’immissione di sostanze chimiche nell’ambiente per ridurre il rischio per la salute pubblica.”

Decalogo anti-zanzara
1. Proteggersi dalla puntura delle zanzare con repellenti registrati e di comprovata efficacia, seguendo attentamente le istruzioni riportate sul prodotto.
2. Eliminare i contenitori che possono accumulare acqua anche in piccole quantità, come secchi e sottovasi, e ricordarsi di tenerli sempre capovolti.
3. Evitare il ristagno di acqua nei sottovasi oppure svuotarli almeno una volta alla settimana: le uova di zanzara non si sviluppano e le larve vengono eliminate.
4. Coprire con zanzariere o teli di plastica vasche e bidoni senza lasciare fessure: così si impedisce alle femmine di deporre le uova.
5. Mettere i pesci in fontane e vasche all’aperto: si nutrono delle larve di zanzare.
6. Utilizzare zanzariere alle finestre.
7. L’aria condizionata tiene lontano le zanzare.
8. Trattare i tombini privati e le vasche all’aperto con larvicidi, seguendo le istruzioni in etichetta.
9. Indossare vestiti preferibilmente di colore chiaro, senza lasciare aree estese del corpo scoperte.
10. In ambienti chiusi o riparati si possono usare diffusori di insetticidi, ma ricordatevi di aerare il locale prima di soggiornarvi

Fonte: servizio stampa IZSVe

Virus West Nile nel Nordest: rischi e misure preventive

west-nile-virus-veneto-zanzareLa presenza del virus West Nile (Wnv) nelle zanzare campionate in Veneto e Friuli Venezia Giulia si attesta intorno all’1%. È quanto emerge dagli ultimi dati comunicati dal Laboratorio di entomologia sanitaria e patogeni trasmessi da vettori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Nonostante la circolazione del virus nelle zanzare sia moderata, 

il rischio per la salute umana non va sottovalutato.

Secondo l’ultimo bollettino sulle malattie trasmesse da vettori della Regione del Veneto, sono infatti 8 i casi di West Nile neuroinvasiva e 4 di febbre West Nile, ma i numeri potrebbero aumentare nelle prossime settimane con il perdurare del caldo estivo. “Fortunatamente quest’anno la diffusione della West Nile è abbastanza contenuta, anche se l’attenzione da parte delle autorità sanitarie è sempre molto alta dopo i recenti casi di Padova e Pordenone – dichiara la dg Antonia Ricci. “A differenza dei casi di Dengue, Chikungunya e Zika, segnalati in persone di ritorno da viaggi all’estero, soprattutto in Sudamerica e paesi tropicali, il virus West Nile è endemico nel nostro territorio e pertanto la probabilità di contrarre l’infezione è maggiore. Pertanto è importante adottare corrette abitudini per evitare le punture di zanzara, come per esempio l’utilizzo di repellenti cutanei, zanzariere in casa e larvicidi nelle aree verdi private. Solo così è possibile ridurre il rischio di infezione, specialmente per le categorie di persone fragili come anziani e immunodepressi”.

Il monitoraggio

La sorveglianza entomologica dell’IZSVe prevede l’utilizzo di 92 trappole per la cattura delle zanzare, distribuite fra Veneto (64) e Friuli Venezia Giulia (28). Il monitoraggio è cominciato nel mese di maggio e proseguirà fino ad ottobre. Le catture avvengono una notte ogni 15 giorni per ciascun sito, in maniera alternata, in modo da avere delle trappole attive ogni settimana per ogni provincia. “Nel giro di pochi anni, con la ripresa del turismo dopo la pausa Covid, abbiamo avuto un aumento progressivo dei casi di Dengue nel nostro Paese, in persone di ritorno da regioni tropicali – ribadisce Antonia Ricci – Per affrontare al meglio un viaggio in zone a rischio, prima di partire è bene consultare i centri di medicina dei viaggi delle ASL per consigli e indicazioni, mentre se al ritorno si accusano sintomi come febbre e malessere occorre rivolgersi immediatamente al proprio medico curante.”

Cosa fare per evitare le punture

Uso di repellenti cutanei: uilizzare prodotti registrati come Presidi Medico Chirurgici al Ministero della Salute o come Biocidi secondo il regolamento (UE) n. 528/2012. I prodotti di comprovata efficacia sono quelli contenenti i seguenti principi attivi: Dietiltoluamide (DEET), Icaridina (KBR 3023), Etil butilacetilaminopropionato (IR3535) e Paramatandiolo (p-menthane-3,8-diol o PMD). In commercio esistono diverse tipologie di prodotti, ciascuno con diverse formulazioni e indicazioni di utilizzo, come indicato in etichetta. Lozioni: facilmente distribuibili con le mani, necessitano di particolare attenzione quando applicati sul volto. Roll-on: pratici, permettono una distribuzione uniforme del prodotto, evitando dispersioni nell’ambiente. Particolarmente adatti per l’utilizzo sui bambini. Spray: non assicurano un dosaggio uniforme. Non devono essere applicati direttamente sul volto, ma applicati con le mani. Comodi per l’impregnazione saltuaria di abiti da lavoro. Attenzione: infiammabili. Braccialetti: non sono molti i braccialetti registrati e che assicurano quindi una reale efficacia. Inoltre la loro azione protettiva si riduce in situazioni di ventosità. Salviette e spugnette: datte per l’utilizzo sul volto, rilasciano però un quantitativo limitato di principio attivo. Formulazioni spalmabili (creme, gel): sono le formulazioni dermatologicamente più tollerate, permettono un adeguato dosaggio e una corretta distribuzione. Ambienti e abbigliamento: eliminare tutti i contenitori che possono accumulare acqua anche in piccole quantità, come i sottovasi, e ricordarsi di tenerli sempre capovolti; evitare il ristagno di acqua nei sottovasi oppure svuotarli almeno una volta alla settimana: le uova di zanzara non si sviluppano e le larve vengono eliminate; mettere pesci in fontane e vasche all’aperto: si nutrono delle larve di zanzare.; coprire con zanzariere o teli di plastica vasche e bidoni senza lasciare fessure: così si impedisce alle femmine di deporre le uova; trattare i tombini privati e le vasche all’aperto con larvicidi, seguendo le istruzioni in etichetta; utilizzare zanzariere alle finestre. Anche l’aria condizionata tiene lontano le zanzare; indossare vestiti preferibilmente di colore chiaro, senza lasciare aree estese del corpo scoperte.

Repellenti a base di estratti vegetali

La maggior parte dei prodotti può essere utilizzata sui bambini di età superiore ai 2 anni. Verificare comunque quanto riportato in etichetta. Non ci sono particolari problemi di utilizzo in gravidanza o in allattamento, tuttavia è consigliato limitare le applicazioni. Per quanto riguarda i prodotti repellenti a base di estratti vegetali, occorre controllare sull’etichetta che si tratti di un prodotto registrato come PMC o Biocida. I prodotti registrati attualmente in commercio sono quelli a base di eucalipto e geraniolo. I formulati a base di citronella, lavanda e bergamotto non garantiscono invece un’efficacia adeguata. Un prodotto non registrato non è stato testato per possibili conseguenze derivanti dal suo uso, e va quindi considerato un prodotto non sicuro.

Lotta alle zanzare: approda in Italia MosquitoAlert, app di “scienza partecipata” che permette ai cittadini di contribuire con un click

MosquitoAlertUn’app per conoscere i tipi di zanzare che vedremo arrivare, puntuali e numerose, con l’arrivo dei mesi caldi, ma soprattutto per contribuire a combatterne le infestazioni. Il tutto con una semplice fotografia dell’insetto da inviare tramite l’applicazione MosquitoAlert alla Task Force che ha riunito a collaborare a questo progetto esperti dell’Università Sapienza di Roma e dell’Ateneo di Bologna, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e del MUSE di Trento.

Già utilizzata in Spagna, l’app ha consentito di raccogliere migliaia di fotografie validate in tempo reale da esperti entomologi e utilizzate per tracciare l’invasione da parte di eventuali nuove specie, per identificare le regioni ed aree più infestate e dirigere gli interventi di controllo. Quest’anno MosquitoAlert è disponibile anche in Italia e contemporaneamente in altri 20 Paesi grazie al progetto europeo AIM-COST coordinato dalla prof.ssa Alessandra della Torre dell’Università Sapienza di Roma.

La Task Force di MosquitoAlert Italia si fa promotrice dell’iniziativa nel nostro Paese, senz’altro uno dei più infestati d’Europa, dove le zanzare non rappresentano solo una fonte di fastidio (spesso elevato), ma possono trasmettere virus capaci di provocare serie patologie all’uomo come il virus del West Nile, o quelli tropicali del Chikungunya o del Dengue. “Chiediamo ai cittadini di scaricare gratuitamente sul proprio telefono l’app MosquitoAlert e di ricordarsi, ogni qual volta avvistano o riescono a catturare una zanzara anche dopo averla colpita per autodifesa, di inviarne una fotografia tramite la stessa app” spiega il dott. Beniamino Caputo, ricercatore della Sapienza e coordinatore di MosquitoAlert Italia. “L’app consente anche di mandare semplici segnalazioni di punture o segnalare la presenza di raccolte d’acqua stagnante dove si possono sviluppare le zanzare e fornisce inoltre un indirizzo a cui inviare eventualmente l’intero esemplare. In cambio, gli utenti potranno conoscere la specie che li infastidisce e informarsi sui rischi sanitari connessi e avere accesso ad una mappa delle diverse specie presenti sul proprio territorio”. È proprio la primavera il periodo della prevenzione, in cui cioè intervenire con trattamenti nelle aree pubbliche e private (giardini, orti, terrazzi), per rimuovere, con prodotti idonei, o rendere inaccessibili alle zanzare tutte quelle piccole o grandi raccolte d’acqua in cui potrebbero deporre le uova e nelle quali si possono sviluppare le larve.

Collaborazione attiva dei cittadini. MosquitoAlert è un progetto di scienza partecipata (citizen science), come ormai ne esistono diversi che, grazie all’aiuto dei cittadini consentono di raccogliere preziosissime informazioni sulla biodiversità, sulle specie invasive, sui rifiuti in plastica, sulla qualità dell’aria e dell’acqua, sull’inquinamento acustico e luminoso. Le zanzare possono colpire meno l’attenzione di un bel fiore o di una farfalla, tuttavia rappresentano non solo motivo di forte fastidio per molti, ma anche un rischio per la salute pubblica a causa dei virus che tramettono con le loro punture. Ora, sono i ricercatori a chiedere una mano ai cittadini per conoscerle e combatterle meglio. Afferma il dott. Francesco Severini, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità da sempre impegnato nella ricerca e nelle attività che tutelano la salute dei cittadini: “La qualità delle foto inviate è di fondamentale importanza per un’accurata e valida identificazione. Inoltre la possibilità di inviare l’esemplare fotografato ai laboratori di riferimento consentirà di identificare anche gli esemplari difficilmente riconoscibili senza un microscopio o perché parzialmente danneggiati”.

L’Università Sapienza è in prima linea nel progetto Mosquito Alert ITALIA che nasce dalla vasta esperienza del gruppo di ricerca di Entomologia Sanitaria del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive e si propone di coinvolgere tutti gli studenti ed il personale dell’Ateneo nell’utilizzo dell’app. L’11 maggio scorso è partita la campagna social #SCATTALAZANZARA con il contributo degli studenti del corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Scientifica Biomedica, coordinati dalla prof.ssa Michaela Liuccio. “L’obiettivo è sensibilizzare studenti e personale della Sapienza a contribuire alla ricerca fornendo fotografie e segnalazioni ai colleghi entomologi e, al tempo stesso, sensibilizzare ai rischi associati alle zanzare e alle misure di prevenzione individuale e pubblica”. Ai più volenterosi si chiede inoltre di conservare eventuali esemplari di zanzare in freezer, utilizzando il codice della foto inviata tramite MosquitoAlert, e di consegnarle presso il punto di raccolta nell’atrio del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Ruggine del grano, Trovate nuove varietà in Europa, Africa e Asia Centrale. Particolarmente colpita dai nuovi ceppi l’area mediterranea

La ruggine del grano, una famiglia di malattie fungine che può causare fino al 100% della perdita dei raccolti di grano se le colture non sono state trattate, continua ad avanzare in Europa, Africa e Asia. Lo sostengono due nuovi studi scientifici elaborati in collaborazione con la FAO.

I rapporti, evidenziati nella rivista Nature dopo essere stati pubblicati dalla Aarhus University e dal Centro internazionale per il miglioramento del grano (International Maize and Wheat Improvement – CIMMYT), mostrano l’emergere nel corso del 2016, in varie regioni del mondo, di nuove varietà sia di ruggine gialla che di ruggine dello stelo. Contemporaneamente, gli studi confermano la diffusione in nuovi Paesi di ceppi di ruggine già esistenti e ben noti, e sottolineano la necessità di una diagnosi e di un’azione precoce per limitare danni maggiori alla produzione di grano, in
particolare nei Paesi del bacino del Mediterraneo.

Modalità di diffusione. La ruggine del grano si diffonde rapidamente su grandi distanze trasportata dal vento. Se non individuata e curata in tempo, può trasformare una coltivazione florida, anche a poche settimane dal raccolto, in un groviglio di foglie gialle, steli neri e chicchi striminziti. I fungicidi possono contribuire a limitare i danni, ma la diagnosi precoce e un intervento rapido sono cruciali, insieme a strategie di gestione integrate nel lungo periodo.

I Paesi del Mediterraneo i più colpiti. In Sicilia, nel 2016, una nuova specie di ruggine dello stelo ha colpito diverse migliaia di ettari di grano duro, provocando la più grande epidemia di ruggine dello stelo che l’Europa abbia visto da decenni. L’esperienza con ceppi simili suggerisce che anche altre varietà di grano possono essere sensibili ai nuovi ceppi patogeni. Questa varietà di ruggine dello stelo, la più recentemente ad essere stata identificata, senza un adeguato controllo potrebbe presto diffondersi su grandi distanze lungo il bacino del Mediterraneo e la costa adriatica. L’Italia, il Marocco e quattro Paesi scandinavi hanno visto la nascita di una varietà completamente nuova di ruggine gialla, a cui deve ancora essere dato un nome. Questo nuovo ceppo si è in particolare diffuso in Marocco e Sicilia, dove la ruggine gialla fino a poco tempo era considerata irrilevante. Analisi preliminari suggeriscono che questa nuova insorgenza è legata a una famiglia di ceppi aggressivi e più adattabili ad alte temperature rispetto a molti altri. Coltivatori di grano in Etiopia e in Uzbekistan, hanno dovuto fare i conti con focolai di ruggine gialla AF2012, un’altra varietà comparsa in entrambi i paesi nel 2016, che ha colpito duramente la produzione di grano, in particolare in Etiopia. L’ AF2012 era stata precedentemente riscontrata
solo in Afghanistan, prima di apparire nei Paesi del Corno d’Africa, dove ha distrutto decine di migliaia di ettari di grano. Per offrire un supporto, la FAO, in collaborazione con i suoi partner, sta intensificando il proprio impegno offrendo formazione ad esperti provenienti dai Paesi colpiti per aumentare la loro capacità di rilevare e gestire queste varietà emergenti.

Fonte: Europe Direct Veneto