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Genius Vini: l’esperienza di Federvini, Unione Italiana Vini e Vinitaly al servizio del made in Italy

Lamberto Vallarino Gancia, presidente di Genius Vini

Genius Vini, il Consorzio formato da Federvini, Unione Italiana Vini e Veronafiere/Vinitaly, ha eletto presidente il 6 aprile scorso, Lamberto Vallarino Gancia, già presidente Federvini; si affiancano a lui in veste di vicepresidenti Andrea Sartori, past president di Unione Italiana Vini, e Giovanni Mantovani, direttore generale Veronafiere, mentre  Gianni Bruno di Veronafiere è stato nominato direttore del Consorzio.

La mission di Genius Vini è di contribuire al potenziamento di tutto il comparto enologico sfruttando l’esperienza dei tre associati per la valorizzazione del made in Italy nel mondo. Il programma della prossima presidenza si focalizzerà su varie tematiche, tra le quali lo  sviluppo di un osservatorio a supporto delle analisi di mercato delle imprese per competere sui principali mercati del mondo, l’educazione del consumatore al bere responsabile attraverso lo sviluppo del “Wine Moderation”, la scoperta delle grandi opportunità connesse alle indicazioni geografiche legate al territorio e la promozione del Concorso enologico internazionale e del Concorso internazionale di packaging. Genius Vini si pone l’obiettivo di realizzare il collegamento tra le analisi di mercato e le attività create per educare il trade e i consumatori esteri verso il consumo del vino italiano, con l’intento quindi di avvicinare le aspettative esistenti tra produttori italiani e mercato reale dei Paesi esteri.

(fonte Veronafiere)

Da Avatar al bicchiere, microbiologia vs chimica, se ne parla venerdì 28 maggio 2011 a Nevesa della Battaglia (TV)

La microbiologia come strada alternativa alla chimica nella viticoltura, e non solo. Un “consorzio” di funghi, batteri, microbi iniettati nel terreno e utilizzati al posto dei fitofarmaci nella coltura della vite. Di micorrize, i consorzi microbiologici che si sviluppano intorno alla radice delle piante, si parlerà durante l’incontro organizzato venerdì 27 maggio p.v. dall’azienda vitivinicola Serafini e Vidotto nella cantina di Nervesa della Battaglia (TV) dal titolo: “L’importanza della microbiologia nella filiera produttiva della vite: da Avatar al bicchiere”. All’incontro saranno presenti Roberto Causin, professore associato Patologia Vegetale Università di Padova, Sergio Capaldo, responsabile scientifico zootecnico Slow Food e il Prof. Vincenzo Longo, ricercatore CNR.

La parola all’autorevole studioso Prof. Giusto Giovannetti, ricercatore microbiologo, direttore del Centro Colture Sperimentali di Aosta. L’uso del consorzio microbiologico della rizosfera (i microrganismi che vivono in simbiosi con le radici delle piante) per migliorare la salubrità dei prodotti alimentari nasce infatti da una ricerca del professor Giovannetti che da sempre si muove nell’ambito delle biotecnologie, a basso impatto ambientale per individuare una nuova frontiera sulle modalità di produzione agricola in grado di aumentare le potenzialità delle colture e bonificare i terreni agrari. La nuova sfida consiste nell’utilizzare in viticoltura le micorizze, sorta di “esercito” microbiologico “alleato” della radice, per stimolare il sistema di autodifesa della pianta, abbassando l’intervento della chimica e rendere possibile un nuovo sviluppo della filiera produttiva agricola allo scopo di migliorare la salubrità e la qualità dei prodotti alimentari.

La microbiologia potrà essere la chiave in grado di aprire nuove porte nel modo di fare agricoltura? Limitando l’uso della chimica sarà possibile ritrovare le radici di una nuova coscienza agricola? Sono solo alcune delle domande alle quali l’incontro rivolto agli addetti ai lavori, ma non solo, cercherà di dare risposta. Alla Serafini e Vidotto la sperimentazione nell’utilizzo delle micorrize da cinque anni è di casa. Due ettari e mezzo di vigneto di Cabernet Franc, Sauvignon e Merlot (i classici rossi del Montello) vengono coltivati con il metodo della filiera con micorrize. Il procedimento consiste nell’iniettare alle radici della vite un “consorzio” di microorganismi, ognuno con una propria funzione, per favorire  lo sviluppo nell’apparato radicale della pianta e  stimolare le autodifese. Il metodo, ad oggi in fase di ricerca e sperimentazione, ha permesso di ridurre l’impiego della chimica del 90%, semplicemente ricostruendo l’equilibrio che la natura avrebbe fatto da sola, prima dell’intervento della mano dell’uomo.

(fonte Serafini e Vidotto)

Boom della grappa in Russia e Regno Unito

Una bevuta...nell'acqua, foto di Filippo Piccinini, secondo arrivato al concorso 2011 Grappa Image

Calano i consumi in Italia ma l’export spalanca le porte alla grappa tanto da arrivare in ben 102 paesi del mondo con un valore di quasi 36.000.000,00 di euro e una crescita del 7% rispetto al 2009. Merito anche di una promozione efficace, come dimostra Grappa Image, evento che si tiene fino a stasera a Verona (Palazzo della Gran Guardia, ore 17.00 – 23.00) unisce fotografia d’autore e distillato simbolo dell’Italia.

Boom della Russia, ma a guidare le vendite è sempre la Germania. Dai dati forniti durante la conferenza stampa di Grappa Image, cresce a tre cifre la Russia con + 136%, seguita dal Regno Unito (+37,7%) e Francia ( + 30,7%). La Germania continua a guidare le vendite con circa il 50%  dell’intero mercato e un fatturato di 17.811.294 di euro, seguita dal 15% della Svizzera (6.708.322 euro) e dal 5% dell’Austria (1.654.270). Interessante è anche il prezzo medio, che va dai 5 euro della Germania ai 20,6 del Giappone, garantendo così un valore minimo interessante per le distillerie italiane.

Scatti d’autore di fotografi professionisti e non interpretano il distillato simbolo dell’Italia. Nonostante si sia appena chiusa la fiera del vino più importante in Italia, nella città scaligera si continua a parlare del distillato simbolo del nostro paese. Grappa Image, manifestazione voluta e ideata dall’Accademia della Grappa e delle Acquaviti con la collaborazione ed il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Comune di Verona ed Ente Verona Fiere, ha l’obiettivo di promuovere la grappa in Italia e all’Estero.  “In un mercato che segna il passo – afferma il Presidente dell’Accademia della Grappa e delle Acquaviti Roberto Castagner -. la grappa è pronta ad affrontare la sfida dell’export ma mancava uno strumento efficace. Abbiamo quindi chiesto al mondo della fotografia d’autore di realizzare un’immagine glamour capace di promuovere questo prodotto simbolo dell’Italia, come avvenuto nel settore della moda “. Fino a stasera, domenica 17 aprile, Grappa Image unirà la mostra fotografica alla degustazione di grappe offrendo un vero percorso polisensoriale.

(fonte Accademia della Grappa e delle Acquaviti)

Al convegno de L’Informatore Agrario: sì a vini a bassa gradazione alcolica ma senza alterare il profilo sensoriale

Dopo anni in cui la critica enologica favoriva vini strutturati, a fronte di un calo del consumo medio di vino in Italia sceso sotto i 40 litri pro capite, il mondo produttivo ha fatto sistema con il mondo della ricerca nel convegno “»Intorno ai 12°, vini a ridotto tenore di alcol, un’opportunità di mercato” organizzato de L’Informatore Agrario durante l’edizione del Vinitaly appena conclusasi. Le prospettive? Abbassare il grado alcolico per alcune tipologie di vini, agendo in vigna e/o in cantina, senza alterare il profilo sensoriale.

Il confronto tra produttori. “Per una fascia di consumatori che puntano a bere 2-3 bicchieri di vino durante il pasto l’abbassamento del grado alcolico a 12% vol è una scelta auspicata – ha commentato Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi. Altro discorso vale per i vini da meditazione, una categoria che mantiene le sue caratteristiche e viene apprezzata dal suo pubblico di riferimento se non scende sotto i 14% vol”. “Considerato che il vino dovrebbe essere abbinato al cibo e, quindi, caratterizzato da un grado alcolico sui 12,5% vol, dovremmo ripensare il vigneto Italia alla luce di quanto è stato fatto negli ultimi 20 anni – ha spiegato Angelo Peretti, giornalista e direttore Consorzio Tutela Bardolino, denominazione che nel giro di pochi anni ha recuperato smalto puntando sulle tipologie più fresche, vivaci e caratteristiche. Inventore della categoria “vinini”, i vini che esprimono un legame con il territorio di origine, con una buona bevibilità ma non banali, Peretti ha attribuito la responsabilità dell’elevata concentrazione di zuccheri nelle uve alle scelte di impostazione “bordolese” di realizzare vigneti fitti, basse rese per ettaro e di utilizzare cloni “sofisticati”.

“ll successo della bassa gradazione alcolica è condizionato dal fatto che il consumatore percepisca comunque la qualità organolettica dei vini – ha detto Lorenzo Biscontin, direttore marketing di Santa Margherita Gruppo Vinicolo. Le richieste di vini a minor grado alcolico giungono per lo più dalla ristorazione, preoccupata per la riduzione dei consumi di bianchi o rossi a pasto legata all’alcol test”. La sua opinione è che si possano fare buoni vini anche con 11-11,5% vol.
Christian Scrinzi, enologo del Gruppo Italiano Vini ha commentato: “Sono favorevole a ottenere vini a bassa gradazione nel caso di uve che lo siano già in natura, come Muller Thurgau, agendo sul terroir e in base alle varietà. Le tecniche in cantina le considererei di soccorso. Certe vendemmie tardive vanno ridimensionate”. In Trentino, Mario Pojer, che dal 1985 ha proposto un vino a 9,5%vol, punta da anni su vini a bassa gradazione alcolica: “Dopo la tendenza alla concentrazione, all’enfatizzazione di colori e tannini, è arrivato il momento di esaltare l’eleganza e la finezza con gradazioni più basse, che rendano i vini più freschi e bevibili”.

(fonte Edizioni L’Informatore Agrario)

Chiuso Enolitech 2011, tra le novità esposte la “vendemmiatrice intelligente”e il distributore alla spina di olio fresco

Enolitech, il Salone internazionale delle tecniche per la viticoltura, l’enologia e le tecnologie olearie appena conclusosi a Veronafiere in contemporanea al Vinitaly, conferma anche quest’anno la sua vocazione ad essere vetrina privilegiata delle aziende maggiormente orientate a investire in ricerca e innovazione tecnologica.

Tra le novità dell’edizione 2011, alcune si candidano a cambiare radicalmente il concetto di lavoro in alcune fasi della filiera del vino e in quella dell’olio. È il caso della nuova vendemmiatrice New Holland, in grado di scegliere i grappoli in base alla qualità (vigoria, acidità, zucchero, ecc.) e di vendemmiare dividendo le uve in due tramogge direttamente in campo. La nuova vendemmiatrice EnoControl è stata sviluppata in collaborazione con un’azienda di fama mondiale, la Marchesi Antinori, che vanta oltre 600 anni di tradizione nella produzione vinicola. La Marchesi Antinori sta già utilizzando queste macchine per la raccolta delle proprie uve. Successo anche per il primo distributore automatico di olio fresco al mondo della Olivicoltori Riuniti, un’iniziativa che consente, da una parte, un notevole risparmio per il consumatore e dall’altra un incremento del reddito degli olivicoltori. Il tutto  nel rispetto della qualità dell’olio extravergine di oliva.

(fonte Veronafiere)

Chiusa con successo l’edizione 2011 del Vinitaly, dall’anno prossimo la rassegna apre di domenica

Il 45° Vinitaly chiude quasi a 156.000 visitatori, dei quali oltre 48.000 esteri (+3% esteri sul 2010). Nelle giornate business (giovedì, venerdì e lunedì) l’afflusso di operatori ha registrato un incremento del 10%. «La top ten delle provenienze – dice Ettore Riello, presidente di Veronafiere – vede la Germania in testa, seguita da Stati Uniti e Canada, Regno Unito, Svizzera, Francia, Austria, Paesi dell’Est Europa con una forte presenza della Russia, Cina e Hong Kong».

Dal 2012 si inizia di domenica. «La crescita degli operatori internazionali – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere -, è un evidente segno della tendenza del mercato mondiale. Inoltre, nonostante i drammatici eventi che hanno colpito il Giappone è stata confermata la presenza dei buyer provenienti dal Sol Levante e Vinitaly in the World sta pensando a un’iniziativa particolare a favore del popolo giapponese, grande estimatore dei prodotti e della cultura made in Italy». Chiusa con successo l’edizione 2011, già si pensa a quella del 2012,  che cambierà  nei giorni di apertura, iniziando alla domenica per finire al mercoledì (1-4 aprile 2012) per dare ancora più spazio al business.

Su 891mila addetti in agricoltura, 210mila sono impiegati nella vitivinicoltura. Nel giorno di chiusura di Vinitaly, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha sottolineato l’importanza dell’agricoltura e della viticoltura per l’occupazione, tanto da rappresentare un dato in salute. «L’agricoltura e in particolare il settore vitivinicolo, secondo i dati Istat – ha specificato il ministro Sacconi – hanno registrato nel 2010 una crescita dell’1,9 per cento sull’anno precedente, un dato in controtendenza rispetto alle cifre generali». In particolare, ha messo in evidenza Sacconi, «su 891.000 addetti in agricoltura, 210.000 unità sono impiegate nella vitivinicoltura, per un segmento che nel suo complesso di filiera occupa 1 milione e 200.000 lavoratori». Uno dei meriti di questo trend positivo è senza dubbio riconducibile ai voucher, uno strumento maggiormente utilizzato nel Centro-Nord dell’Italia, «in grado di svolgere un compito efficace per quanto riguarda l’integrazione degli immigrati».

(fonti Veronafiere)

Dal 7 all’11 aprile a Verona è di scena Vinitaly 2011

Con un export 2010 di 3,9 miliardi di euro, oltre 20 milioni di ettolitri e più di 2,5 miliardi di bottiglie tricolori stappate nel mondo, il vino italiano si conferma prima voce dell’export agroalimentare nazionale spingendo il settore oltre la crisi globale dell’ultimo anno. Un vero e proprio boom che registra una performance positiva anche in termini di valore: +11,7% sul 2009.

È questo lo scenario del mercato che preannuncia la 45^ edizione di Vinitaly (Veronafiere, 7-11 aprile; www.vinitaly.com), il Salone internazionale del vino e dei distillati che, con i suoi 4.000 espositori provenienti da tutto il mondo, richiama in media ogni anno oltre 150 mila visitatori specializzati, di cui più di un terzo da 114 Paesi. In mostra a Vinitaly tutto l’universo enologico, in rappresentanza di un settore che vale complessivamente per il nostro Paese 13,5 miliardi di euro di fatturato (2010), a cui si aggiungono ulteriori 2 miliardi di indotto, e che occupa 1,2 milioni di addetti nelle 770 mila aziende sparse su tutto il territorio nazionale.

A trainare l’export è il mercato americano, dove l’Italia è il primo esportatore di vino sia in termini di valore che di quantità: circa il 33% del vino consumato negli Usa, per un valore di circa 827,3 milioni di euro, è made in Italy. Buoni risultati anche in Russia (+59,6% l’export nel 2010) dove il valore delle nostre esportazioni ha superato i 100 milioni di euro, in Canada e in Svizzera (rispettivamente +28,6% e +12,5%), anche se la Germania rimane il nostro primo importatore con quasi 850,6 milioni di euro.

Mercati emergenti. La promozione e la valorizzazione del ‘sistema Italia’ nel mondo è tra i punti cardine della manifestazione che, con il Vinitaly in the World, porta il meglio dell’enologia nazionale nei principali Paesi esteri, soprattutto extra Ue, che condensano il 23% dell’esportazioni nazionali. Tra i mercati emergenti, soprattutto quello cinese che ha registrato un +109% lo scorso anno, con un raddoppio del valore del vino italiano, facendo diventare la città di Hong Kong il centro per la distribuzione e il commercio del vino in Asia. Proprio a questo importante hub del mercato asiatico, Vinitaly dedica uno dei suoi focus internazionali in calendario durante la rassegna.

(fonte Veronafiere)

Vino italiano, come sarà il 2011, inchiesta Vinitaly-Winenews

Come sarà il 2011 per il vino italiano? La risposta arriva da un’inchiesta Vinitaly-Winenews condotta fra le 50 aziende più rappresentative del made in Italy in bottiglia e presenti a Verona per il prossimo Vinitaly (7-11 aprile; http://www.vinitaly.com), l’evento di riferimento del panorama enologico internazionale. Le 50 cantine interpellate, tra le più importanti del Belpaese, chiudono un buon 2010, con fatturati cresciuti dell’8% ed export che corre a due cifre (+14%), e confermano un sentimentm positivo per il 2011.

Le imprese del vino, dunque, ritrovano fiducia e cominciano a non vedere così lontani scenari analoghi a quelli pre-crisi. La chiusura del 2010 ha confermato una ritrovata vitalità commerciale delle aziende tricolore del comparto, che hanno registrato (75% del campione) una crescita del proprio fatturato da un minimo del 2% ad un massimo del 25%. A tirare la volata sono decisamente le esportazioni, in crescita per il 90% delle aziende interpellate, con percentuali che vanno dal 3% fino al 50%. Il 15% delle aziende ha dichiarato una stabilità del proprio fatturato nel 2010, e sono relativamente poche (10%) quelle che hanno, invece, visto decrescere i propri introiti.

Sul fronte dell’export 2010, soltanto il 10% del campione ha rilevato il proprio andamento delle esportazioni stabile. Le aziende vitivinicole italiane ritrovano fiducia dopo due anni (2008-2009) di contrazione, sia nei fatturati che nella forza penetrativa sui mercati esteri, che tornano oggi a confermare il loro ruolo di principale sbocco commerciale per le etichette tricolori. Il 75% delle aziende dichiara un sentiment abbastanza positivo sull’anno appena cominciato, ulteriormente “rinforzato” da un 15% che lo prevede positivo, contro un 10% che, invece, lo percepisce ancora negativo. Il 2011 si presenta, dunque, come un anno che potrebbe sancire il definitivo recupero del trend di crescita innescato nel 2007.

Ma se guardiamo al comparto del vino, l’empasse economica mondiale ha posto di fronte agli imprenditori vitivinicoli criticità decisamente meno gravi di quanto si siano presentate in altri comparti e, agendo quasi esclusivamente sulla leva dei prezzi, un punto di assestamento è stato trovato abbastanza velocemente. Non senza, peraltro, il lavoro fondamentale e puntuale delle aziende sul loro core business ormai sempre più conclamato e cioè quello dei mercati esteri, dove accanto ad una ripresa di quelli storici e più maturi (Usa e Germania su tutti) sono cominciate operazioni interessanti anche sui cosiddetti mercati “emergenti” (Cina, ma anche Russia ed Estremo Oriente in genere).

I “talloni di Achille”. Si tratta di strategie che necessariamente hanno interessato soprattutto le aziende dal forte “peso economico specifico” e dalle capacità imprenditoriali più sviluppate. Realtà produttive che ancora restano tendenzialmente limitate rispetto al panorama complessivo del mondo vitivinicolo del Belpaese, caratterizzato da un patrimonio di imprese polverizzato e da fatturati ancora piuttosto deboli. Ma è improprio parlare di una situazione ormai risolta, tanto che gli imprenditori del vino italiano non hanno nascosto alcuni “tallone di Achille” che continuano a rappresentare potenziali minacce: al primo posto ci sono le incognite economiche (per il 46%), al secondo la debolezza dei consumi (forse l’unica criticità che rimanda al mercato interno, notoriamente quello più avaro di soddisfazioni, anche grazie ad un clima “neoproibizionista” che di certo non aiuta), ex-aequo con la perdita di competitività internazionale, al terzo (15%) la concorrenza degli altri Paesi produttori. Indicazioni che, evidentemente, rimandano tutte ai possibili problemi che possono generarsi soprattutto nei mercati esteri, come a ribadire ancora una volta che la strada del successo del vino italiano è sempre più misurata da ciò che accade fuori dai confini.

(fonte Veronafiere)

Dal cavatappi vintage al decanter di design, gli oggetti del desiderio degli eno-appassionati ad Enolitech/Vinitaly 2011

Cavatappi Swaroski

Non vanno solo a caccia dell’etichetta introvabile o della cantina di tendenza: tra gli eno-appassionati italiani cresce la febbre degli accessori, quel vastissimo universo di strumenti che ruotano intorno al mondo del vino. Dai cavatappi vintage ai decanter di design, passando per il termometro wireless, tutte le novità del settore saranno protagoniste al 14° Enolitech (Verona 7-11 aprile 2011 in contemporanea con Vinitaly, Sol e Agrifood Club – http://www.enolitech.it), appuntamento imperdibile per i wine lover, che qui trovano tutti gli oggetti per coltivare la propria passione.

L’interesse per il mercato degli accessori è in costante crescita: secondo uno studio Vinitaly l’eno-appassionato spende circa 150 euro per la sua attrezzatura “minima”, che comprende salvagoccia, cavatappi professionale, termometro per il vino, decanter e una coppia di bicchieri da vino a stelo lungo. Una cifra che può arrivare anche a 1.500 euro aggiungendo un versa-vino, un imbuto per decanter, o i più costosi frigo-cantina e armadi climatizzati. Una passione, quella per gli accessori, che sta contagiando anche gli estimatori dell’olio extravergine di oliva, un prodotto che sta riscuotendo sempre più successo nel mondo.

Tutti gli ultimi trend degli accessori per il vino e l’olio saranno presenti ad Enolitech: a partire dai decanter di grande impatto scenografico, fino ai termometri per il vino di ultima generazione con tecnologia wireless; una sonda applicata alla bottiglia (anche in frigo) dotata di display Lcd e collegata ad un’unità base in grado di ricevere il segnale fino a 25 metri di distanza, consentirà di visualizzare la temperatura ottimale.

L’interesse intorno al mercato degli accessori è in grande crescita anche in quei Paesi che negli ultimi anni stanno scoprendo il vino: a partire dalla Cina, che si configura come mercato di conquista non solo per le cantine, ma anche per le aziende che producono accessori di lusso. Tanto che uno dei colossi internazionali del settore ha appena annunciato la sua campagna d’Oriente, che prevede campagne di formazione e workshop per spiegare agli appassionati cinesi l’utilità del giusto bicchiere.

Ad Enolitech, vetrina per gli operatori, non solo accessori ma anche tutte le attrezzature che ruotano attorno alla filiera del vino e dell’olio di oliva: dalle macchine per ottimizzare le operazioni di campagna, alla gestione della trasformazione; dai nuovi impianti per la produzione di energia da vinaccioli e dai residui della spremitura delle olive fino alla commercializzazione e al packaging di vino e olio.

(fonte VeronaFiere)

Invito stampa de L’Informatore Agrario a Vinitaly 2011 per il convegno sui vini a ridotto tenore di alcol

Negli ultimi anni la gradazione alcolica dei vini italiani è tendenzialmente aumentata, nel contempo il consumo medio di vino in Italia è sceso sotto i 40 litri pro capite ed è cresciuta la tendenza a «bere responsabilmente». In questo scenario apparentemente discordante quali sono le opportunità di mercato per i vini a ridotto tenore alcolico e le tecniche più avanzate per ottenerli? È l’argomento di attualità del convegno «Vini a ridotto tenore di alcol, un’opportunità di mercato», organizzato da L’Informatore Agrario con Veronafiere a Vinitaly giovedì 7 aprile alle 14.30 in sala Rossini.

«L’innalzamento del grado alcolico è in parte dovuto ai mutamenti climatici, alla tendenza dei produttori a ridurre le rese in vigneto per migliorare la qualità dei vini e all’orientamento delle guide di settore a premiare vini strutturati – spiega Clementina Palese, giornalista de L’Informatore Agrario, motivando la scelta del tema. In parallelo, cresce all’estero la domanda di vini a ridotto tenore di alcol e alcuni Paesi, come Francia, Germania e California (Stati Uniti), si sono già attivati per proporre vini parzialmente a ridotta gradazione alcolica».

A confronto mondo della ricerca e mondo produttivo. «In particolare il convegno de L’Informatore Agrario – sottolinea Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario – mette a confronto il mondo della ricerca e il mondo produttivo per valutare le opportunità di mercato offerte dai vini a ridotto tenore alcolico e le tecniche per ottenerli, sia in vigneto, sia in cantina, considerando che la riduzione del grado alcolico è prevista dalla normativa vigente».

In vigneto molto si può fare per ottenere uve di qualità pur con tenore zuccherino contenuto, sia adottando tecniche consolidate, sia ricorrendo a interventi innovativi in corso di sperimentazione. Anche in cantina le possibilità di intervento sono diverse, dalla diminuzione delle rese in alcol della fermentazione alcolica alla modificazione della composizione dei mosti, fino alla dealcolizzazione.

L’evento è suddiviso in due momenti. Alle 15, primo piano sulle norme internazionali che condizionano la dealcolizzazione, nell’intervento di Eugenio Pomarici, del Dipartimento di economia e politica agraria dell’Università di Napoli Federico II. Antonio Seccia, del Dipartimento di scienze agro-ambientali e territoriali dell’Università di Bari, approfondirà il mercato dei vini parzialmente dealcolizzati. Nella seconda parte del convegno verrà affrontata la gestione agronomica per armonizzare maturazione tecnologica e polifenolica da Leonardo Valenti e Isabella Ghiglieno, del Dipartimento di produzione vegetale dell’Università di Milano, con un approfondimento sulle cinetiche di maturazione di Sangiovese e Sagrantino, mentre Alberto Palliotti, del Dipartimento scienze agrarie e ambientali dell’Università di Perugia, illustrerà un trattamento sperimentale per il controllo dell’accumulo di zuccheri. Roberto Ferrarini, del  Dipartimento di biotecnologie dell’Università di Verona, spiegherà le tecniche di dealcolizzazione dei vini, mentre Luigi Moio, del Dipartimento di scienza degli alimenti dell’Università di Napoli Federico II, si concentrerà sulle caratteristiche sensoriali di questi vini.

Utili per conquistare nuovi segmenti di mercato? In conclusione i vini a ridotto tenore alcolico, nell’ambito dei limiti di legge relativi alla definizione di vino, potrebbero essere utili per avvicinare i consumatori al «bere quotidiano» e per assecondare e conquistare nuovi segmenti della domanda sui mercati emergenti. Strada già intrapresa, con modalità e prodotti diversi da alcune aziende vitivinicole italiane. Per info: Monica Sommacampagna, Ufficio Stampa Edizioni L’Informatore Agrario cel. 335.6244116, mail monica@sommacampagna.com

(fonte Edizioni Informatore Agrario)