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29 febbraio 2012, a Lonigo (VI) il convegno “Vino veneto, strumenti per la competitività”, modera il socio ARGAV Renzo Michieletto

Mercoledì 29 febbraio p.v. a Lonigo (VI), presso la Cantina dei Colli Berici – Gruppo Collis, si svolgerà il convegno “Vino veneto, strumenti per la competitività“, organizzato da Veneto Agricoltura tramite il suo sportello Europe Direct Veneto, d’intesa con la Regione Veneto e Avepa.

Il convegno chiude il cerchio sulla vendemmia 2011. “Con questa iniziativa – afferma Paolo Pizzolato, amministratore unico di Veneto Agricoltura -,  non solo si intende illustrare i dati consuntivi dell’ultima vendemmia, ma anche presentare il sistema informativo per il settore vitivinicolo sviluppato da Avepa, in attuazione delle disposizioni della Giunta regionale al fine di rispondere alle specificità del comparto veneto. L’incontro sarà anche l’occasione per discutere, con alcuni esperti di marketing, gli scenari che si stanno delineando per un prodotto, il vino, così importante per l’agricoltura veneta che in termini di esportazione valgono ben 1,2 miliardi di euro.

La vendemmia 2011 verrà posta sotto la lente di ingrandimento: le produzioni saranno analizzate sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo; sarà tastata la temperatura dei mercati; si parlerà di nuovi sbocchi e di nuove mode del bere. Tutto ciò per contribuire a rendere sempre più competitivo un settore trainante dell’agricoltura, non solo veneta. Programma. Ore 10.00, i saluti di Federico Tassoni, Presidente Gruppo Collis e di Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura. Ore 10.15 Il sistema vitivinicolo veneto., Andrea Comacchio – Regione Veneto Commissario straordinario allo Sviluppo rurale. Ore 10.30 Un nuovo sistema informativo per il settore vitivinicolo veneto, Luca Furegon – Avepa, Settore Produzioni zootecniche e vegetali. Ore 10.45 Le produzioni vinicole venete di qualità: i dati 2011 e 2012, Giuseppe Catarin – Regione Veneto, Direzione Competitività sistemi agroalimentari. Ore 11.00 L’export del vino veneto, Maria Teresa Coronella – Regione Veneto, Direzione Sistema statistico regionale. Ore 11.15 Il marketing del vino a confronto, Carlo Repetto – Agenzia Vini Repetto srl, Abele Casagrande – Cantine Riondo spa, Sergio Soavi – Coop Italia. Modera Renzo Michieletto – Veneto Agricoltura, Ufficio Stampa – Europe Direct Veneto. Ore 12.00 Chiusura dei lavori, Franco Manzato – Assessore Regionale all’Agricoltura.

(Fonte: Veneto Agricoltura- Europe Direct Veneto)

Dal 25 febbraio 2012, “sboccia” la Primavera del Prosecco Superiore

Mancano solo 12 giorni ed in Veneto sboccerà la Primavera del Prosecco Superiore, che anche quest’anno metterà in mostra il meglio della produzione enologica locale coinvolgendo oltre 400 aziende. Dal 25 febbraio al 24 giugno, le 16 mostre afferenti al circuito enoturistico porteranno in degustazione i migliori vini del territorio collinare in collaborazione con la Provincia di Treviso, la Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane, l’Associazione Altamarca, la Strada del Prosecco e Vini dei colli di Conegliano e Vadobbiadene e da quest’anno anche con il Consorzio Conegliano Valdobbiadene Docg.

Una Primavera del Prosecco green e solidale. Si chiama Etico il box per la raccolta di tappi di sughero ideato e confezionato da Amorim Cork Italia e protagonista dallo scorso giugno di una campagna per il recupero del sughero a favore delle Onlus che operano nel territorio. Il progetto, che sta già avendo un buon successo coinvolgendo diverse cantine in Italia, dal 25 febbraio sbarcherà all’interno delle mostre della Primavera del Prosecco Superiore. Grazie ad una convenzione infatti, le 16 mostre coinvolte nella rassegna enoturistica raccoglieranno fino al 24 giugno prossimo tutti i tappi utilizzati nel corso della manifestazione in 240 appositi contenitori distribuiti tra le singole manifestazioni. Il ricavato dal recupero dei tappi servirà a finanziare i progetti della Fondazione ‘Oltre il Labirinto’ Onlus che dal 2009 opera nel territorio trevigiano a favore dei soggetti con Autismo.  Tutela dell’ambiente e delle foreste di sughero quindi e solidarietà, ecologia e sostegno alle iniziative di alto valore sociale al centro di questa iniziativa che vede la Primavera del Prosecco Superiore impegnarsi concretamente a favore di una nuova cultura ‘green’.

Le 14 mostre della Primavera del Prosecco Superiore. 33^ Mostra del Valdobbiadene Docg di Colbertaldo e Vidor, dal 25.02.1012 al 11.03.2012  – Vidor; 43^ Mostra Cartizze e Valdobbiadene Docg, dal 17.03.2012 al 01.04.2012 – Santo Stefano; 44^ Mostra del Valdobbiadene Docg, dal 24.03.2012 al 09.04.2012 – Guia; Col San Martino 56^ Mostra del Valdobbiadene Docg, dal 24.03.2012 al 15.04.2012 – Col San Martino; 48^ Mostra dei Vini d’Annata, dal 31.03.2012 al 09.04.2012 – Villa di Cordignano; 42^ Mostra Cartizze e Valdobbiadene, dal 07.04.2012 al 25.04.2012 – San Pietro di Barbozza; 4^ Mostra del Prosecco e dei vini dei Colli di Conegliano, dal 13 al 15.04.2012 e dal 20 al 22.04.2012 – Conegliano; 10^ Mostra Cartizze e Valdobbiadene Docg, dal 14.04.2012 al 25.04.2012 – San Giovanni; 34^ Mostra del Conegliano Valdobbiadene, dal 14.04.2012 al 01.05.2012 – Miane; 38^ Mostra del Torchiato Doc di Fregona, dal 21.04.2012 al 01.05.2012 – Fregona; Mostra dei Vini 43^ Edizione 2012 – Esposizione del Refrontolo Passito Docg e del Conegliano Valdobbiadene Docg, dal 28.04.2012 al 13.05.2012 – Refrontolo; É Verdiso 23^ Mostra del Vino e delle Grappe di Verdiso, dal 04.05.2012 al 13.05.2012 – Combai; 13^ Mostra dei Vini e delle Grappe ‘Città di Vittorio Veneto – Il Vino e l’Arte’, Dal 11.05.2012 al 27.05.2012 – Vittorio Veneto;  43^ Mostra Intercomunale del Vino Superiore dei colli, dal 19.05.2012 al 03.06.2012 – Corbanese; 41^ Mostra dei Vini di collina, dal 26.05.2012 al 10.06.2012 – San Pietro di Feletto; 4^ Mostra dei Vini in Loggia, dal 15 al 17.06.2012 e dal 22 al 24.06.2012– Serravalle – Vittorio Veneto.

(Fonte: Primavera del Prosecco Superiore)

Vino, via libera Ue all’etichetta “biologica” dalla prossima vendemmia

Via libera dall’Ue al riconoscimento del vino biologico, che dalla prossima vendemmia potrà avere le sue etichette. Il Comitato permanente per la produzione biologica (Scof) ha infatti approvato lo scorso 8 febbraio nuove norme europee che saranno pubblicate nelle prossime settimane nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

Il nuovo regolamento stabilisce infatti che, a partire dalla vendemmia 2012, i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette, che dovranno riportare il logo biologico dell’Ue, il numero di codice del competente organismo di certificazione e rispettare le altre norme in materia di etichettatura del vino. Le norme in vigore concernenti il “vino ottenuto da uve biologiche” non coprono le pratiche enologiche, ossia l’intero processo di vinificazione. Il settore vitivinicolo è infatti l’unico al quale ancora non si applica integralmente la normativa Ue sulla produzione biologica.

Maggiori garanzie per i consumatori. Soddisfazione è stata espressa dal commissario Ue all’agricoltura Dacian Ciolos, che si è detto “lieto che sia stato infine raggiunto un accordo” sulla questione. “Era importante fissare norme armonizzate per garantire un’offerta chiara ai consumatori, che sono sempre più interessati ai prodotti biologici”, ha sottolineato il commissario, constatando “che le norme adottate stabiliscono in modo trasparente la differenza tra vino convenzionale e vino biologico, come è il caso per altri prodotti biologici”. In questo modo, ha concluso, “si dà ai consumatori la certezza che un ‘vino biologico’ sia stato prodotto applicando norme di produzione più rigorose”.

(Fonte: Adnkronos.com)

A Montorso Vicentino, i “picai” del Recioto in festa

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Il piccolo comune di Montorso (VI), poco più di 3000 abitanti, ha festeggiato nei giorni scorsi l’ottava edizione dei “picai del Recioto”. Un evento che di anno in anno si rigenera e implementa il proprio successo.

Picai in spalla. I produttori del Docg Recioto di Gambellara arrivano in piazza per la spremitura pubblica affidata agli alunni delle scuole primarie. Buona la location dell’evento, nel piazzale di Villa da Porto che il sindaco Diego Zaffari mostra con  una punta d’orgoglio ai giornalisti pervenuti da mezza Italia. A fare da “cicerone” la neolaureata Marta Cocco, artefice di una tesi dal tema: “Il progetto di restauro di Villa da Porto Barbaran a Montorso Vicentino”.

Villa da Porto Barbaran

Nella giornata dei “picai” cinquanta figuranti hanno fatto la loro parte con il trasporto dei picai delle migliori uve dei produttori della Doc Gambellara sino al palco, dopo la simpatica performance dell’Anonima Magnagati. Antonio Tonello, presidente della Strada del Recioto  e dei vini di Gambellara, ha sottolineato che si è voluto coinvolgere i bambini cercando di far loro recuperare il contatto con la terra. Infatti i bambini stessi si sono divertiti a pigiare l’uva esibendosi in una gara fra scuole primarie. Il consorzio Tutela Vini Doc Gambellara, presieduto da Giuseppe Zonin, serba in sè, oltre che il Recioto di Gambellara Docg,  anche il Gambellara Vin Santo DOC e il Gambellara DOC. Una produzione che nel 2010 si è assestata sui 30 mila ettolitri ricavati da 700 ettari di vitigni con la produzione di un milione e 100 mila bottiglie. Il Recioto ha prodotto 1400 ettolitri con 255 mila bottiglie, il Vin Santo 28 ettolitri con 7500 bottiglie.

“Verze sotto graspia”. Montorso serba anche dei prodotti gastronomici, primeggia fra tutti le composte di Montorso, verze  messe sotto “graspia” per 40 giorni  in barile e poi cotte. E’ diventato prodotto DE.CO (prodotti a Denominazione Comunale della provincia di Vicenza), le si trova solo a Montorso. Volete sapere di più sulle composte di Montorso e, magari, assaggiarle? L’appassionato chef di Montorso, Maurizio Nori, ne fa il suo cavallo di battaglia, spiegandovi anche la ricetta,  a ragione.

Tra le novità di Vinitaly 2012, il salone delle produzioni enologiche da agricoltura biologica e biodinamica

Si chiama Vivit – Vigne, Vignaioli, Terroir, il salone che Vinitaly dedica quest’anno per la prima volta ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica. Lo spazio sarà allestito al 1° piano del Palaexpo, ingresso A. «Con questa iniziativa Vinitaly – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere coglie la richiesta che viene dal mercato di conoscere meglio i vini da agricoltura biologica e biodinamica. Il nostro approccio, già sperimentato con successo in varie edizioni, ultimo Sparkling Italy nel 2011, mira a dare evidenza a singoli segmenti produttivi con focus dedicati per mettere in contatto con efficacia offerta e domanda.»

Autocertificazione sui metodi di produzione per le aziende partecipanti. Il dibattito attorno ai vini da agricoltura biologica e biodinamica è in corso già da alcuni anni, perché le tecniche adottate non sono supportate, nella legislazione comunitaria, da regole a cui attenersi lungo tutto il processo di lavorazione. Per questo, dal punto di vista giuridico, si può parlare solo di “vino ottenuto da uve coltivate biologicamente”. Proprio per evitare fraintendimenti su quali vini saranno in esposizione, Vinitaly ha chiesto alle aziende partecipanti a ViVit di sottoscrivere un’autocertificazione molto restrittiva sui metodi di produzione applicati sia in vigneto che in cantina.

Un centinaio le aziende partecipanti. L’idea che il più grande appuntamento internazionale dedicato al vino, in programma a Verona dal 25 al 28 marzo 2012 apra a queste produzioni ha suscitato interesse tra i produttori e sono circa un centinaio le aziende, provenienti dai principali Paesi vitivinicoli, ad aver già aderito all’iniziativa. «Noi partecipanti a ViViT – afferma Elena Pantaleoni, dell’azienda biologica La Stoppa –  siamo vignaioli che hanno come obiettivo primario fare vini legati al territorio. Come dicono i francesi: vins de terroir. Spesso pratichiamo agricoltura biologica o biodinamica, ma non sempre siamo certificati. In cantina mettiamo in atto pratiche che non alterino le caratteristiche del territorio, ma anche dell’annata e del vitigno; cerchiamo con i nostri vini di esprimere l’unicità e la personalità propria di ogni zona vocata.»

Produrre con metodo biodinamico, cioè senza l’applicazione di metodi intensivi, lasciando al terreno la capacità di nutrire le piante senza alcun aiuto esterno «non è, di per sé, una garanzia assoluta di qualità – spiega Nicolas Joly, fondatore de La Renaissance des Appellations, l’associazione di vignaioli creata 2001 che conta circa 200 produttori di 14 Paesi, dei quali 34 in Italia -. Il risultato dipende dal luogo dove si coltiva, dal vitigno scelto, però quando si assaggia uno di questi vini si capisce la differenza perché si torna alla verità del gusto.»

Difficile avere dati precisi sulla viticoltura da agricoltura biodinamica, di territorio o naturali, anche se numerose sono le associazioni attive a livello sovranazionale con un numero di aderenti piccolo, ma significativo. Più monitorato il biologico: secondo il Sinab (Sistema informativo nazionale sull’agricoltura biologica) tra superfici già convertite e quelle in conversione, il biologico in Italia rappresentava nel 2009 poco più del 6% del totale vitato, pari a oltre 43.600 ettari. Le più coinvolte sono le regioni centro-meridionali, mentre tra le regioni grandi produttrici di vini solo la Toscana è interessata con una percentuale rilevante, pari al 10%.

(Fonte: Veronafiere)

Aspettando Vinitaly 2012: si apre il dibattito sul vino nella ristorazione

Finite le feste non bastano le bollicine, che a pieno diritto stanno diventando un vino da tutto pasto, a tenere su i consumi di vino nei ristoranti. Così le carte dei vini languono e l’offerta si assottiglia, specie dove una volta c’erano più di 100 etichette; lo dice il sondaggio di Vinitaly che ha coinvolto 300 ristoranti top in Italia estrapolati dall’incrocio delle principali guide italiane (Gambero Rosso, Il Golosario, Slow Food, L’Espresso, Jeunes Restaurateurs d’Europe).

Da ripensare l’offerta di vino nella ristorazione. “Nel 2011 per primi abbiamo aperto il dibattito sul recupero del mercato interno – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. Il tema è rimasto quanto mai attuale, così abbiamo deciso, in preparazione della nuova edizione di Vinitaly, di approfondire l’argomento focalizzandoci sul canale che ha indubbiamente necessità di individuare nuovi strumenti e modalità di approccio al consumatore, così da arrivare all’appuntamento del 25-28 marzo con un bagaglio di informazioni e opinioni dai quali cercare di trarre delle conclusioni utili per l’intero settore”.

Crisi, solo un alibi al calo di consumi? Quattro le domande poste ai principali attori della filiera: produttori, distributori, ristoratori e comunicatori, per capire se si tratta veramente di crisi economica o se piuttosto è in atto un cambiamento dei gusti dei consumatori, sempre più attratti dai vini di altri Paesi. E se i gusti stanno cambiando, dove stanno andando? Servono nuove strategie di presentazione del prodotto e in questo caso quali?

Secondo Daniele Simoni, direttore di Schenk Italia, “la riduzione del numero di etichette offerto presso i ristoranti è causata da una serie di eventi che si sono verificati nello stesso periodo: crisi economica, diminuzione del limite consentito come tasso alcolico per chi guida, con conseguenti controlli più severi, e una clientela più selettiva nella scelta dei vini. Messi a dura prova i ristoratori hanno dovuto fare di necessità virtù per evitare di avere stock con poca rotazione, e pertanto non redditizi”. L’analisi del rappresentante della distribuzione è solo in parte condiviso da produttori e ristoratori. Per i primi risponde Lucio Mastroberardino, presidente di Uiv (Unione italiana vini): “Credo che la crisi si sia innestata su un problema più profondo che riguarda la ristorazione. A dirlo non sono io,  ma il direttore di Fipe (Federazione italiana pubblici esercenti, Edi Sommariva, che riconosce alla categoria poca managerialità, ristoratori che scambiano l’incasso con il guadagno, per cui alla fine si trovano strangolati dalle spese, magazzino compreso”.Punta invece il dito sulle leggi che regolamentano la somministrazione di alcool lo chef Giancarlo Perbellini, proprietario del Ristorante Perbellini di Isola Rizza (Verona).

Per rivitalizzare i consumi non c’è una ricetta unica. “Occorre – secondo Mastroberardino – un differente approccio nella presentazione e nel servizio ai clienti, che sempre più necessitano di qualcosa in più, come informazione, formazione, anche intrattenimento sul vino, come il coinvolgimento dei produttori”.  Molto possono fare i sommelier. “Nel mio ristorante – dice Perbellini – il sommelier determina il 90% delle vendite. Il cliente apprezza la figura di un referente specifico, accettando di discutere i consigli che gli vengono suggeriti e i confronti che stimolano una conversazione competente e dalla quale poter trarre, magari, anche nuove considerazioni”. “Chi ha queste caratteristiche – afferma Marco Gatti, giornalista enogastronomico – sapendo gestire acquisti, vendita e servizio, non è un costo, ma diventa una risorsa preziosa per il locale in cui opera”.

Intanto cambiano anche i gusti dei clienti, con le bollicine che prendono il posto dei vini muscolosi tanto amati negli anni scorsi e le etichette straniere, non solo francesi, sempre più richieste. Secondo Gatti il crescente interesse per i vini di altri Paesi dipende dal fatto che “i consumatori oggi bevono meno ma meglio, il che implica una maggiore curiosità”. Questo allarga i confini della competizione e “la sfida oggi è più che mai sul campo della qualità. Senza pregiudizi”. Inoltre, “il consumatore italiano – puntualizza Simoni – é ormai abituato a viaggiare ed è sempre più interessato a riassaggiare i sapori che ha degustato all’estero.  Questo fenomeno fino ad oggi è andato a vantaggio dell’esportazione dei nostri vini, ma in futuro dovremo abituarci anche a subirlo in parte, soprattutto da Paesi, come la Spagna, molto interessanti dal punto di vista turistico, che sono anche un nostro concorrente temibile in termini di rapporto qualità/prezzo”. Le interviste complete sono disponibili sito http://aspettando.vinitaly.com dove è possibile partecipare al dibattito.

(Fonte: Veronafiere)

Il mondo saluta il 2012 con le bollicine italiane

Non c’è festa senza un brindisi, in Italia come all’estero. Per l’export continua e cresce con continuità il consumo delle bollicine prodotte in Italia. Per fine anno si stimano che saranno stappate oltre 160 milioni di bottiglie made in Italy per un valore al consumo di 1,4 mld di euro, pari al 64% di tutte le bottiglie esportate nel 2011. Queste stime, se confermate pur in un momento di crisi internazionale, faranno segnare un incremento dell’11% in volumi rispetto al 2010 e un incremento del 20% in valore al consumo. È un segnale che il vino e le bollicine “made in Italy” attirano e hanno incrementato il loro appeal internazionale (e quindi il loro valore aggiunto).

Sui vari mercati, la Germania resta il primo Paese per i brindisi tricolori di fine anno, ma quest’anno la leadership tedesca è incalzata da Stati Uniti e Regno Unito da sempre ai primi posti. A loro volta, questi Paesi sentono il fiato sul collo di una Russia innamorata del Prosecco e del Moscato italiano. Sicuramente il 2012 vedrà la Russia approdare al secondo posto dei consumi. Oltre al “prosecco” che all’estero è diventato in assoluto sinonimo di “brindisi italiano”, fra le etichette che fanno registrare i più brillanti risultati c’è il Muller Thurgau, in Giappone e Regno Unito, e il Franciacorta, in Usa e Europa dell’Est.

(fonte: Garantitaly.it)

Indagine “Vinitaly incontra la ristorazione”, aumenta l’offerta dei vini stranieri, ridotta la proposta di etichette

Francia, Germania, Austria per i vini bianchi e ancora Francia, ma seguita da Spagna, Cile, Stati Uniti, Australia, Argentina, Sud Africa per i rossi: c’è sempre più mondo nelle carte dei vini della ristorazione italiana, con ristoranti che arrivano ad offrire bottiglie canadesi, israeliane, libanesi, ungheresi o greche per stuzzicare la curiosità dei propri clienti.

Una risposta alla contrazione dei consumi. Alla crescente offerta di vini stranieri si contrappone una riduzione della proposta di etichette, infatti nel 2010 rispetto al 2009 sono diminuiti i locali con oltre 100 etichette sulla carta dei vini. Sembra essere questa la risposta alla contrazione dei consumi nella ristorazione, ma se per molti tenere nella propria cantina vini stranieri è una scelta obbligata, rimane un zoccolo duro di “patrioti” che continua ad offrire esclusivamente etichette italiane. Lo evidenzia l’indagine dal titolo “Vinitaly incontra la ristorazione”, realizzato su un campione rappresentativo di circa 300 operatori del settore della ristorazione di tutta Italia, ricavato dall’incrocio dei nomi presenti nelle principali guide (Gambero Rosso, Il Golosario, Slow Food, L’Espresso, Jeunes Restaurateurs d’Europe).

I risultati. Dalle risposte emerge che il 37% dei ristoranti italiani non propone vini bianchi stranieri; la percentuale sale al 40% per i vini rossi, fino ad arrivare al 72% per i rosati e scendere al 20% per le bollicine. La scelta invece di chi acquista vini stranieri è fortemente indirizzata alla Francia per tutte le tipologie: il 99% dei ristoranti offre bollicine provenienti da oltralpe, il 96% vini bianchi, il 91% rosati e il 94% rossi. Sono però in molti a proporre vini rossi spagnoli (49%), cileni (42%), statunitensi (39%) e circa un terzo dichiara di avere anche bottiglie di rossi australiani, argentini e sudafricani. Per i bianchi, invece, al secondo posto c’è la Germania (presente nel 49% delle carte dei vini internazionali), seguita a distanza dall’Austria (36%), mentre ancora più lontane ci sono Nuova Zelanda e Australia (rispettivamente con il 24 e il 22%).

Si preferisce bere il vino in bottiglia, ma a proporlo al bicchiere ancora pochi ristoranti . Dal sondaggio realizzato da Vinitaly emerge inoltre che il 60% dei clienti chiede vino in bottiglia, contro il 26% che ordina al bicchiere e il 4% che vuole la mezza bottiglia; il bottle sharing, lo scambio di bottiglia tra più tavoli, è fermo all’1%, mentre il 6% non si fa problemi di immagine e sceglie il doggy bag, portandosi a casa la bottiglia non finita. Nella maggior parte dei casi, però, la possibilità di bere solo un bicchiere del vino desiderato è limitata; solamente il 26% dei ristoratori, infatti, versa al bicchiere tutte le proprie bottiglie e i criteri per la scelta di cosa stappare sono la territorialità per il 62% di loro e il prezzo (38%).

(fonte: www.vinitaly.com)

“Ombre veneziane” nel padovano, il Consorzio Vini Venezia si presenta ai soci ARGAV

Carlo Favero, direttore del Consorzio Vini Venezia illustra la fusione ai soci ARGAV

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Lo scorso 14 dicembre i soci ARGAV hanno tenuto a “battesimo” nel territorio padovano il Consorzio Vini Venezia, nato il 9 settembre 2011 dall’unione del Consorzio Volontario Tutela Vini Doc Lison-Pramaggiore e del Consorzio Tutela Vini del Piave Doc.

Loris Pevere, direttore Consorzio Tutela Formaggio Montasio

Un gustoso “battesimo”. A presentare la nuova “creatura” al circolo di campagna Wigwam di Arzerello a Piove di Sacco (PD) è intervenuto il direttore Carlo Favero. L’incontro è stato allietato dalla degustazione dei vini del Consorzio abbinati a un ottimo Montasio servito in diverse stagionature (fresco, mezzano, stagionato) dal direttore del Consorzio di tutela del prelibato formaggio, Loris Pevere e dalle prelibatezze preparate da Efrem Tassinato, socio ARGAV nonché tesoriere UNAGA, e, in questo caso, nostro chef anfitrione.

Serenissimi vini bianchi e rossi. La fusione rappresenta un momento storico per una zona naturalmente e storicamente vocata alla viticoltura, un’area di eccellenze dove da secoli si producono “Serenissimi vini”, bianchi e rossi, che sono stati ambasciatori della Repubblica Serenissima di Venezia nel mondo ed ora lo sono di un’area che è tra le più importanti ed avanzate d’Italia. “La nascita del Consorzio Vini Venezia  – ha detto Favero – ha unito aree divise solo amministrativamente ma con la stessa origine, è stata una scelta coraggiosa e lungimirante e al tempo stesso una mossa strategica che permetterà ai produttori di affrontare il mercato nazionale ed estero sicuri di avere alle spalle un organismo forte e motivato”.

Carlo Favero, direttore Consorzio Vini Venezia

Il chi è del Consorzio. Il Consorzio Vini Venezia si estende su una vasta area pianeggiante che scende dai colli trevigiani alla foce del Piave e  verso est fino al fiume Tagliamento, per  poi raggiungere le coste del mar Adriatico. Comprende il territorio delle province di  Venezia e Treviso e piccola parte della  provincia di Pordenone. Il Consorzio tutela tutela 44 vini Doc e 2 vini Docg, uno bianco il Lison ed uno rosso il Malanotte del Piave, riunendo oltre 4 mila produttori delle province di Treviso e Venezia. Il Consorzio ha nominato un Comitato Esecutivo espressione delle cinque denominazioni che riunisce, e che risulta così composto: Antonio Bonotto (Doc Piave), Mauro Stival (Doc Lison-Pramaggiore), Alessandro Botter (Doc Venezia), Sergio Luca (Docg Malanotte del Piave), Francesco Favro (Docg Lison), oltre al presidente Giorgio Piazza e ai vice presidenti Pierclaudio De Martin e Franco Passador.

Alessandro Censori dirigente Veneto Agricoltura

Per il TAI, all’aeroporto Marco Polo di Venezia 37 mila contatti. Nell’occasione, Carlo Favero ha presentato i risultati di due progetti alla cui realizzazione ha contribuito il Consorzio Vini Venezia: la zonazione della Doc Piave e le azioni di promozione condotte per il progetto TAI, promosso dal Consorzio Vini Venezia e dal Consorzio Tutela Colli Berici e Vicenza  per la valorizzazione delle  nuove designazioni dei vini ottenuti da uve  Tocai: Tai DOC, Tai Rosso DOC e Lison DOCG, Finanziato dal MIPAAF attraverso la  Regione Veneto. Per la promozione dei vini TAI sono stati fatti convegni e workshop, realizzato materiale informativo, organizzato conferenze stampa, eventi e manifestazioni promozionali: uno stand allestito per 11 mesi presso l’aeroporto di Marco Polo, che ha portato a 37 mila contatti, una Crociera dei sapori MS e diversi Educational tour e degustazioni.

Il ricercatore Diego Tomasi, al centro, con lo staff scientifico

Zonazione Doc Piave. Sempre durante l’incontro è stato presentato l’interessante lavoro svolto da Diego Tomasi, ricercatore del CRA di Conegliano insieme ai ricercatori Patrick Marcuzzo, Federica GaiottiDespoina Petoumenai e Margherita Dalle Cestè,  in quattro anni di studio sulla vocazionalità  viticola dei principali vitigni della DOC  Piave in collaborazione con Arpav, Veneto  Agricoltura e CRA di Conegliano. “Il settore vitivinicolo è uno dei pilastri dell’economia veneta – ha detto Alessandro Censori, dirigente di Veneto Agricoltura -,  tanto che dà origine a un volume d’affari per l‘export pari a 1.200.000 euro“. Per gentile concessione di Diego Tomasi, ecco un sunto di “Delle terre del Piave, uve, vini e paesaggi”.

Visita dei soci ARGAV alle “Cantine dei Colli Berici” di Lonigo, che festeggiano i 60 anni in ottima salute!

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Nella barricaia delle Cantine dei Colli Berici di Lonigo (VI), in fondo al lungo corridoio con ai lati decine di botti barrique cariche di prezioso vino, si nota una statua di donna coperta di uva. Un tecnico della cantina la definisce simpaticamente  la dea dell’ebbrezza,  non avendone approfondito la conoscenza del nome. Noi  pensiamo che quella donna possa essere la Dea Vita o la Dea Madre, adorata già dagli antichi Sumeri, molto prima di Dionisio e poi del celeberrimo Bacco. Nella barricaia c’è la presenza di una accogliente sala di soggiorno  e una interessante  mostra che ripercorre i 60 anni della nascita della cooperativa Cantine dei Colli Berici,  intitolata Memorie.

Tra i primi in Italia per volume di uve raccolte e numero di soci. Nell’occasione di questo anniversario la Cantina di Lonigo ha invitato i giornalisti ARGAV a visitare sabato 17 dicembre scorso lo stabilimento. I tecnici della grande struttura, il loro presidente Pietro Zambon e il direttore Gianmarco Arzenton hanno presentato pertanto le varie sezioni, dalla raccolta dell’uva, alla spremitura sino alla vendita. Le Cantine Colli Berici si collocano ai primi posti in Italia per volume di uve raccolte e numero di soci.

I soci ARGAV in visita alle Cantine dei Colli Berici

La storia parte dal primo maggio 1951 (festa del lavoro!): un gruppo di imprenditori locali nello storico Caffè Borsa di Lonigo pose le basi per avviare l’idea di un progetto comune di una struttura di lavorazione delle uve e la produzione e commercializzazione dei vini.  La “Cantine dei Colli Berici” è oggi una cooperativa di trasformazione dell’uva con tre stabilimenti (Lonigo, Barbarano Vicentino, San Bonifacio), 2000 soci sparsi in 58 comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova, 3700 ettari di vigneto e una capacità produttiva di oltre 1 milione di quintali, l’8% dell’intera produzione vitivinicola del Veneto.  I dati vengono snocciolati da Pietro Zambon.  In questa annata si è prodotto meno uva: il 30% in meno di quella rossa e il 15% , tuttavia a vantaggio di una migliore qualità.  Il direttore ed enologo Gianmarco Arzenton (da dieci anni dirige la complessa struttura che ha il piu’ grosso gruppo unico di pressatura a livello europeo)  sottolinea che la “Cantine Colli dei Berici” è attenta ad una agricoltura sostenibile coinvolgendo piu’ tecnologia ma sempre meno prodotti chimici. Si produce il 70%  di vino bianco e il 30 % di quello rosso. Il mercato è quello nazionale e della Grande distribuzione. Ma l’attenzione viene rivolta anche ai  mercati emergenti come l’India, oltre che  la Cina e gli Stati Uniti con numeri non indifferenti.  Un segmento, questo, che permette una continua crescita dell’azienda.  Certamente un plauso ai dirigenti della “Cantine dei Colli Berici”  in questi tempi certamente non facili.