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Previsioni vendemmiali 2020, entro oggi le iscrizioni per il focus on line di Veneto Agricoltura in programma domani, 6 agosto, alle ore 10

Nel Veneto la vendemmia 2020 si annuncia eccezionale. A dire il vero gli aggettivi raccolti tra i tecnici delle cantine delle diverse aree produttive della regione si spingono anche oltre: c’è chi parla di grande annata, chi di vendemmia straordinaria o strepitosa, chi addirittura della migliore degli ultimi vent’anni. Fatto sta che ad oggi, incrociando le dita, ci sono tutte le prerogative per andare incontro ad una vendemmia che potrebbe davvero essere ricordata negli annali. Per saperne di più bisognerà attendere lo “storico” (46^ edizione) focus sulle previsioni vendemmiali, evento promosso da Veneto Agricoltura, Regione, Avepa, Arpav e CREA-VE in programma giovedì 6 agosto (ore 10:00) sulla piattaforma ZOOM, a causa delle restrizioni per Covid-19 (iscrizioni entro il 5 agosto su: https://previsioni2020.eventbrite.it). Nell’occasione sarà fatto il punto, grazie all’intervento di vari esperti, sulla prossima vendemmia nel Triveneto, in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Sicilia, nonché in Francia e Spagna. Più in dettaglio saranno presentate le primissime stime di produzione quali-quantitative nelle diverse aree del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentin-Alto Adige.

Ma quali condizioni hanno portato ad un quadro prevendemmiale così favorevole? In estrema sintesi, si può dire che la fase di germogliamento della vite è stata accompagnata da temperature miti, la fioritura da tempo stabile e lo sviluppo del frutto dalle giuste piogge. Tutto questo combinato con lunghe giornate soleggiate e favorevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, a parte gli ultimi due/tre giorni eccessivamente afosi (ma nel fine settimana è annunciata una perturbazione che dovrebbe abbassare la temperatura). Di conseguenza, anche lo stato sanitario del vigneto veneto si presenta buono e sotto controllo. L’annunciato anticipo della vendemmia si è leggermente ridimensionato di 5/7 giorni: le uve precoci Pinot Nero, Pinot Grigio e Chardonnay per base spumante potrebbero dunque essere raccolte a partire dal 20 agosto, poi via via arriveranno al traguardo tutte le altre. Vediamo in estrema sintesi come si presenta, ad oggi, il vigneto nelle principali aree di produzione del Veneto.

Nel Veneto Orientale la situazione si presenta buona e sotto controllo da parte degli operatori, aspetto questo che vale anche per tutte le altre aree produttive del Veneto. Se vogliamo guardare il pelo nell’uovo, va detto che nelle ultime settimane la peronospora, presente nelle chiome giovani (femminelle), ha tenuto sotto pressione i tecnici in vigneto. Nei 10 giorni scorsi, in particolare, si sono registrati anche sintomi di peronospora larvata (“negron” in dialetto), ma al momento non ci sono troppe preoccupazioni. Stesso discorso vale per l’oidio, per altro affrontato con grande professionalità da parte dei tecnici. Qualche attenzione in più, invece, bisognerà prestare al black rot, il marciume nero della vite, che si sta manifestando sempre più frequentemente negli ultimi anni, come pure il mal dell’esca sempre in agguato quando le annate si fanno umide. Detto questo, la buona fertilità e un più che soddisfacente sviluppo dei grappoli consentono già di affermare che nel Veneto Orientale la produzione raggiungerà quest’anno i quantitativi previsti dai diversi disciplinari. E’ evidente che tutto dipenderà ora da come andranno le cose da qui in avanti: stress idrici, ustioni da caldo eccessivo, ecc. possono disturbare un quadro che si presenta oggi ottimale.

La situazione dei vigneti all’interno dell’area di produzione della DO Prosecco si conferma in linea con le previsioni di metà giugno, con carichi produttivi coerenti con le rese previste dal disciplinare, compresi tra i 165 e 180 quintali ad ettaro. Se le condizioni meteo-climatiche si manterranno favorevoli fino alla maturazione delle uve (la vendemmia per la varietà Glera è attesa a partire dalla prima settimana settembre) saranno raggiunti ottimi parametri anche dal punto di vista qualitativo, con particolare riguardo all’acidità e al profilo aromatico delle uve.

Su Colli Euganei, dove da sempre uno dei principali problemi per il vigneto è dato dalla carenza idrica, sembra proprio che quest’anno la situazione, sotto questo punto di vista, sia più che soddisfacente. Nei momenti cruciali le precipitazioni sono infatti arrivate abbondanti, arricchendo le riserve idriche; le diverse malattie della vite sono state tenute sotto controllo, per cui l’uva si presenta sana e la produzione ottimale sotto il profilo quali-quantitativo.

Nel vicentino, Colli Berici, Gambellara, invece, l’anticipo è confermato in circa 7/10 giorni. Le prime uve a tagliare il traguardo saranno i Pinot, per i quali si prevede un calo del 10% rispetto allo scorso anno: per questa produzione la vendemmia inizierà subito dopo ferragosto. Per le uve a bacca bianca bisognerà attendere la fine di agosto; per la Garganega il 15/20 di settembre, come pure per il Tai rosso e il Carmenere; per il Cabernet e il Merlot si entrerà nel mese di ottobre. Tutti i rossi sono comunque annunciati in gran forma (non hanno patito stress idrici) e su quantità che si posizionano su quelle del 2019. Anche nel vicentino si attende dunque una grande annata.

Nell’area veronese il vigneto si presenta in ottima salute e con una buona vegetazione. Per quanto riguarda l’uva Corvina (Valpolicella) i tecnici fanno sapere che le alte temperature registrate negli ultimi giorni hanno un po’ rallentato la fase di maturazione, per cui quella del 2020 non sarà una vendemmia anticipata; la quantità sarà buona. In zona Soave anche la Garganega sta rispondendo molto bene e c’è grande attesa da parte dei produttori. La quantità di uva è buona e sarà dunque necessario puntare sulla cernita dei vigneti e dei grappoli. Anche la qualità si annuncia più che soddisfacente e non si registrano particolari problemi sanitari, ma saranno i prossimi giorni e le prossime settimane a determinare l’esito finale. Le cantine hanno programmato l’apertura per accogliere le uve precoci tra il 16 e il 20 agosto, non dappertutto in quest’area la Garganega si presenta in anticipo. Per quanto riguarda la vendemmia sarà fondamentale cogliere l’esatto momento di equilibrio tra l’acidità e il grado zuccherino del frutto.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Firmato il decreto che apre alle domande di riconoscimento dei vigneti eroici e storici

I vigneti eroici e storici, in base all’articolo 7 comma 3 del Testo Unico del Vino, vengono considerati patrimonio culturale. Il Decreto firmato dalla Ministra Teresa Bellanova, di concerto con i Ministri Franceschini e Costa, concretizza il percorso atteso da tempo perché i soggetti interessati possano presentare alle Regioni di competenza le domande per il riconoscimento dei vigneti storici o eroici.

Quali sono. Come indica il Decreto, si definiscono eroici i vigneti che “ricadono in aree soggette a rischio idrogeologico, o situati in aree dove le condizioni orografiche creano impedimenti alla meccanizzazione, in zone di particolare pregio paesaggistico e ambientale, nonché i vigneti situati nelle piccole isole”. Sono considerati viceversa storici “quei vigneti la cui presenza, segnalata in una determinata superficie/particella, è antecedente il 1960”. Vigneti la cui coltivazione è caratterizzata dall’impiego di pratiche e tecniche tradizionali “legate agli ambienti fisici e climatici locali, che mostrano forti legami con i sistemi sociali ed economici”.

Tipologie di interventi. Nei cinque articoli la norma, accanto alla definizione, affronta e definisce i criteri per l’individuazione dei vigneti storici ed eroici, e quelli per la definizione delle tipologie degli interventi. Ad esempio, fatte salve le aree già individuate dai piani paesaggistici regionali, i vigneti eroici devono possedere almeno un requisito tra: pendenza del terreno superiore al 30%; altitudine media superiore a 500 metri sopra il livello del mare, esclusi quelli situati su un altopiano; sistemazione degli impianti su terrazze e gradoni; viticoltura delle piccole isole. Per quanto riguarda i vigneti storici, sono individuati o dall’utilizzo di forme di coltivazione tradizionali legate al luogo di produzione, o per la presenza di “sistemazioni idrauliche-agrarie storiche o di particolare pregio paesaggistico”.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

16 luglio, andamento stagione 2020 vigneto bio, incontro in vigna organizzato daI Biodistretto Colli Euganei

Giovedì 16 luglio, dalle ore 8.30 alle ore 11, nell’azienda Reassi di Rovolon (PD) è in programma l’incontro sull’andamento della stagione 2020 in vigneto bio tenuto dai tecnici del Biodistretto Colli Euganei nell’ambito del progetto Territori BIO, finanziato dal PSR Vento e di cui è partner il Gal Patavino.

Si svolgerà dapprima in “aula” all’aperto per vedere l’evolversi della stagione 2020 (stato dell’arte, varietà precoci, monitoraggio insetti, peronospora, oidio). Seguirà visita in campo nei vigneti dell’azienda Reassi, che si trovano nel versante nord ai piedi del Monte della Madonna su terreni di vulcaniti acide, che derivano dalle disgregazione di trachiti. L‘ingresso è libero su prenotazione per gli operatori biologici e convenzionali.

Fonte: Gal Patavino

Vino, Consorzio Valpolicella: minori rese e stop a nuovi impianti la ricetta anti Covid

Meno vino e stop a nuove vigne: è quanto disposto in questi giorni da Cda e Assemblea dei soci del Consorzio tutela vini Valpolicella per reagire all’emergenza economica da Covid-19 e alle sue ripercussioni sulla filiera, a partire dal sostegno dei prezzi. Le leve sono quelle della riduzione delle rese dei vigneti del prossimo raccolto – quantificata, come da richiesta alla Regione Veneto, da 120 a 100 quintali per ettaro con una cernita dell’uva destinata all’appassimento di Amarone e Recioto pari al 45% -, oltre al blocco totale e senza deroghe degli impianti nella denominazione per altri 2 anni.

No a distillazioni e a vendemmie verdi. Misure queste, approvate complessivamente a larga maggioranza dai soci, che secondo il Consorzio si sono rese necessarie visto l’effetto Coronavirus sul mercato interno e maggiormente su quello internazionale, dove transitano quasi i 3/4 del valore delle vendite di Amarone, Ripasso, Valpolicella e Recioto. “Il mix di interventi deliberati è il risultato di un’analisi-simulazione dei fondamentali della denominazione alla vigilia della prossima vendemmia – ha detto il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Andrea Sartori -. La congiuntura ci ha infatti obbligati a considerare proiezioni legate agli aspetti produttivi, all’assorbimento del mercato e alla tenuta del prezzo medio per giungere a un punto di equilibrio approvato dai soci. È una responsabilità importante e largamente condivisa dai nostri associati – ha proseguito –, anche perché il contesto delle misure pensate dalle istituzioni (distillazione e vendemmia verde) non aiutano le produzioni di qualità come la nostra. In questo scenario è più che mai importante tenere sul fronte del prezzo medio, per questo facciamo appello anche alla Commissione prezzi della Camera di Commercio di Verona che tuteli l’alto valore dei prodotti della denominazione, per evitare speculazioni al ribasso”. Per il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello: “Gli interventi presi cercano di dare una risposta ad una situazione decisamente anomala che comunque ci chiederà di fare i conti con il mercato nel medio termine e con il contingentamento di un vigneto cresciuto del 26% negli ultimi 10 anni. Oggi più che mai serve lavorare più sulla qualità che sulle quantità, sui valori più che sui volumi: lo dicono i dati export di aprile, quando – dopo un avvio di 2020 molto promettente – il lockdown ha ridotto drasticamente le importazioni di vino italiano sul mercato interno e nelle nostre principali piazze di sbocco”.

Tra le misure richieste alla Regione, il range di tolleranza del 20% destinato a produrre vino non a denominazione è da calcolare sulla resa di 100 quintali a ettaro (e non 120), mentre si alza al 50% la quota di cernita dell’uva destinata all’appassimento per Amarone per i vigneti certificati biologici o RRR (riduci, risparmia, rispetta). Complessivamente su un’area di circa 8.300 è ormai di circa 1/4 la superficie di vigneto sostenibile tra biologico e certificazione RRR, per una denominazione che genera ogni anno un giro d’affari di 600 milioni di euro, di cui 360 milioni grazie all’Amarone. Lo scorso anno le vendite del Re della Valpolicella sul mercato interno sono cresciute a valore del 6,8% mentre all’estero l’incremento è stato del 4%. Germania, Stati Uniti e Regno Unito i principali buyer. Continua a guadagnare quote di mercato anche il Ripasso, che nel 2019 è cresciuto del 14,3% in Italia e dell’8,8% nel mondo, con il Canada che assorbe quasi 1/4 dell’intera domanda estera.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

 

 

Export vino Italia ai tempi del Covid-19, primi dati pronosticano una perdita italiana più contenuta rispetto ad altri Paesi produttori

Soffre ma resiste, per ora, il vigneto Italia all’attacco del Covid-19 sul fronte dei mercati extra-Ue. Al contrario del suo principale competitor, la Francia, in caduta libera. Il quadro del mercato del vino nel primo quadrimestre 2020, rilevato lo scorso 13 giugno dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor (a fonte dogane), è sempre più spezzato in 2 parti: il primo bimestre da record, il secondo da dimenticare.

Con un aprile in pieno lockdown globale e tra i peggiori di sempre. Nel complesso, andando a misurare le performance a valore del periodo nei top 10 Paesi importatori (che valgono il 50% dell’export del Belpaese), l’Italia segna a sorpresa +5,1% sullo stesso periodo dell’anno precedente, grazie all’ottima prestazione negli Stati Uniti (+10,8%, nei primi 2 mesi il dato era a +40%) e in Canada (+7,1%). Profondo rosso invece sul vino francese (-10,1%), in ritirata nelle sue piazze chiave sia in Oriente che in Occidente.

Il crinale, già sconnesso a marzo, si fa però quasi proibitivo ad aprile, dove per i fermi imbottigliati italiani si registrano pesanti cali in tutti i mercati considerati a eccezione di Canada, Russia e Corea del Sud. Si va dal -5,2% (a valori) del Giappone al -12,5% degli Usa (+6,8% gli sparkling), dal -26% della Svizzera al -48% della Cina, per un deficit complessivo sull’anno precedente del 7,2%, contro però il -22,2% francese. Nei prossimi mesi, secondo l’Osservatorio, la crisi peserà ancora su un bene voluttuario come il vino, alle prese con un minor potere di acquisto della domanda, oltre allo smaltimento dell’invenduto nella ristorazione e nei magazzini degli importatori. Senza considerare il trend della domanda Ue ad aprile, che si preannuncia con un segno negativo più marcato.

Ma la perdita italiana potrebbe continuare a rivelarsi più contenuta rispetto ad altri Paesi produttori: “I dati di aprile – ha detto il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini – parlano di un mercato made in Italy che ovviamente cala ma sembra rispondere alla crisi in maniera più efficace dei propri competitor. Il mancato crollo nel mercato statunitense, complici i dazi aggiuntivi sulla Francia, la maggior presenza del prodotto tricolore nella Gdo d’oltreoceano, un miglior rapporto qualità-prezzo, assieme all’ottimo risultato in Canada, rendono meno amaro il calice italiano in tempo di Covid-19”.

Secondo l’analisi, il potenziale rimbalzo potrebbe arrivare nel medio periodo dagli Stati Uniti – già in fase di ripresa dell’occupazione – e forse anche dalla Cina, che pur uscendo per prima dalla pandemia nell’ultimo mese ha dimezzato le proprie importazioni probabilmente a causa di una forte flessione economica accentuata dal conflitto commerciale con gli Stati Uniti. Nel frattempo, in piena crisi da Covid-19, l’Italia guadagna nelle quote di mercato in quasi tutti i Paesi importatori, con incrementi consistenti in Svizzera (dal 33,1% al 37,7%) e negli Usa (dal 31,4% al 34,2%). Dove da marzo ai primi di maggio si sono impennate del 31% le vendite nell’off trade, in particolare nelle fasce medie di prezzo (11-20 dollari), segmento in cui l’Italia è molto presente e competitiva. Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “È un momento decisivo per il futuro del vino italiano; la crisi globale impone di fare ora scelte importanti che influiranno anche sul lungo periodo. Perciò Vinitaly ha moltiplicato i propri punti di osservazione e in questi mesi che precedono il Wine2Wine Exhibition&Forum, previsto dal 22 al 24 novembre, condurrà sempre di più le aziende e le istituzioni in un percorso di lettura condivisa e multicanale delle dinamiche di mercato del nostro vino nel mondo”.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

XVI Rapporto sul turismo del vino in Italia, istituzioni locali determinate a ricoprire un ruolo strategico per il rilancio

Colline del Prosecco

L’Associazione Nazionale Città del Vino, fondata a Siena nel 1987, ha presentato nei giorni scorsi in webinar il “XVI Rapporto sul Turismo del Vino in Italia”, comparto che valeva nel 2019 oltre 2,65 miliardi di euro e 15 milioni di enoturisti. E che nel 2020 subirà una forte battuta d’arresto, anche se l’estate con la riscoperta della campagna e dei borghi minori, più congeniali alla nuova vacanza “protetta”, potrebbe risvegliare l’interesse per tantissimi italiani verso una forma di turismo ancora a molti sconosciuta, tra vigne, degustazioni all’aperto e piazze bellissime e non affollate.

Le misure di cui necessita il comparto. Nuovi fondi per riqualificare l’accessibilità ai territori, rendendoli più fruibili e sicuri, con finanziamenti certi e tempestivi. Ma anche una più incisiva detraibilità o almeno deducibilità della spesa turistica – ed enoturisticaper il 2020 estesa anche al 2021 e un riconoscimento concreto al ruolo guida dell’enoturismo per la ripartenza e la rinascita dell’Italia “minore” dei borghi e delle campagne, dove s’intrecciano le offerte d’esperienza e tempo libero di migliaia di Comuni, a partire dalle 460 Città del Vino, la più importante e numerosa rete di Città d’Identità nel nostro Paese.

Lavorare su una nuova accssibilità dei territori. 

“Anche le istituzioni locali devono essere messe in condizioni d’esercitare il loro ruolo oggi più strategico che mai per lo sviluppo di un turismo del vino ancora più intelligente, sostenibile e rassicurante, che raccolga le nuove sfide e vada nella direzione della nuova agenda economica, più rispettosa dell’ambiente e delle comunità. L’attuale crisi economica e i limiti della globalizzazione saranno superati con il ruolo forte degli Stati e dei governi. Allo stesso modo lo sviluppo locale, anche enoturistico, vedrà un impegno più forte e incisivo delle istituzioni dei territori, dalle Regioni fino ai Comuni”, ha dichiarato il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon.

Enoturismo come volano di benessere e rinascita dei territori “minori” del Belpaese. Un comparto che nel 2019 è cresciuto del 7% in termini di presenze, arrivate a 15milioni (erano 14 nel 2018), e di giro d’affari con un +6% che fa crescere il “fatturato” a 2,65 miliardi di euro (erano 2,5 nel 2018); questi in sintesi i dati economici del XVI Rapporto sul Turismo del Vino in Italia curato da Città del Vino in collaborazione con lo staff del corso di “Wine Business” dell’Università di Salerno, presentato in diretta web dal professor Giuseppe Festa, coordinatore dell’Osservatorio sul Turismo del Vino, in una sessione online che ha visto gli interventi – oltre che del presidente Floriano Zambon – di Donatella Cinelli Colombini, presidente Nazionale “Donne del Vino”; di Roberto Cipresso, winemaker e commissario del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino; e dei coordinatori delle Città del Vino di Veneto, Piemonte e Sicilia, rispettivamente Benedetto De Pizzol, Stefano Vercelloni e Corrado Bonfanti.

Il XVI Rapporto – I Comuni Città del Vino. “Lo studio dimostra ancora una volta lo standard più elevato di qualità delle Città del Vino nell’accoglienza enoturistica – ha commentato il presidente Floriano Zambon – e questo favorisce la ripresa, finita la fase d’emergenza, perché siamo avvantaggiati da condizioni ambientali, strutturali e di lunga esperienza che ben si adattano alla rinnovata idea di un turismo lento, piacevole, sicuro e di prossimità. C’è ancora molto da fare sui territori ma siamo già in linea con questo trend di sostenibilità ambientale, economica e sociale, valori e obiettivi che sono anche nell’agenda europea”. Dall’analisi del Rapporto emerge che il 2019 è stato l’anno con le performance più elevate per il turismo del vino in Italia, un dato ricavato con interviste tra 80 Comuni (il 18,22% delle Città del Vino) e 92 cantine.

La fotografia sui territori ha registrato il protagonismo dei sindaci e degli amministratori nell’animazione enoturistica. Ad esempio il 40% dei Comuni intervistati (32 su 80) applica la tassa di soggiorno e reinveste le entrate in comunicazione e servizi per il turismo. Quello di Alba (Cn) li destina alla promozione di eventi, in particolare la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba; quello di Avola in Sicilia per l’attivazione di un servizio di bus turistico; Aymavilles in Val d’Aosta per la manutenzione della rete escursionistica; Conegliano (Tv) per il restauro del castello; Piombino (Li) per l’ufficio IAT dedicato al turismo; Noto (Rg) per gli eventi estivi Effetto Noto; e tanti altri Comuni Città del Vino. Comuni che nell’86% dei casi hanno realizzato uno o più progetti per promuovere l’attrattività enoturistica del territorio e/o migliorare i servizi offerti. Ad esempio ad Annone Veneto (VE) con nuove piste ciclabili e azioni di sistema sul turismo lento; ad Avio (TN) con il Palio della Botte “Uve e Dintorni”; a Caluso in Piemonte con Divino Canavese e la Festa dell’Uva Erbaluce; a Castel Ritaldi in Umbria con la manifestazione “Fiabe saporite”; a Donnas (Aosta) con il recupero di vigneti, resi in parte fruibili ai disabili, tramite un finanziamento europeo sul progetto “Route des Vignobles Alpins”. E tanti altri eventi e manifestazioni enoturistiche in tutta Italia.

Nuove modalità per la manifestazione agostana. Senza dimenticare l’evento più enoturistico dell’estate, Calici di Stelle, organizzato da Città del Vino in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino (in oltre 150 piazze e borghi italiani) e che il prossimo agosto potrà essere riproposto con una formula nuova in linea con le prescrizioni di distanziamento fisico tra le persone. Il giudizio dei Comuni è positivo inoltre sulle carte dei vini di territorio proposte da ristoranti ed enoteche: lo fa il 95% degli esercizi con una presenza di etichette locali del 65%. Reputa invece insufficiente la qualità delle infrastrutture di collegamento (5,91 punti) e ha al suo attivo un ufficio turistico di promozione locale solo in 6 casi su 10, che a sua volta misura arrivi e presenze solo in 3 casi su 10.

Il quadro delle cantine. Il XVI Rapporto ha analizzato anche un campione di 92 cantine italiane. Le aziende hanno dichiarato una media di presenze nel 2019 di circa 3.700 enoturisti e un fatturato in cantina legato a vendite dirette e degustazioni di 132mila euro. Pressoché tutte (95-96%) fanno vendita diretta, degustazioni e visite alla struttura; il 22% accoglie “braccia” turistiche anche per la vendemmia; il 20% ha un servizio di ristorazione; il 19% un museo del vino o una galleria d’arte interna alla cantina; il 13% offre pernottamento; il 48% apre gli spazi al parcheggio dei camperisti e dei turisti en plein air; l’80% ha cantine accessibili ai disabili; il 40% ha vigneti aperti agli stessi disabili; l’86% ha anche sale degustazione accessibili; ma è molto meno accessibile il vigneto (42%) o il pernottamento (11%). Nell’ambito dei servizi di ristorazione va segnalato invece che il 24% dei ristoranti delle cantine offre cucina vegetariana/vegana. Tutte cantine comunque ben presenti sul web con siti (96%), sui social network (95%), sui portali turistici (52%), con possibilità di prenotazioni telematiche (64%) e app per dispositivi mobili (26%). Gli enoturisti arrivano in cantina attraverso internet nel 24% dei casi; tramite passaparola (21%); tour operator (16%); pubbliche relazioni (16%); col marketing diretto nel 9% dei casi e con la pubblicità (stampa radio e tv) solo nel 5% dei casi.

2019, anno positivo. nella percezione del 54,35% dei produttori che hanno risposto al questionario del XVI Rapporto sul Turismo del Vino, il flusso delle presenze enoturistiche in azienda è aumentato, mentre nella percezione del 23,91% dei rispondenti è perlomeno rimasto stabile. Il valore medio di tale aumento è stato calcolato pari al 23,54%. Mentre il fatturato enoturistico sarebbe aumentato per il 60% delle cantine e il valore medio di tale aumento sarebbe stato di quasi il 21%.

Il turista del vino italiano. Il XVI Rapporto ha analizzato anche un campione di enoturisti di età media di 48 anni. Il 45% ha dichiarato di visitare e trascorrere un periodo di vacanza nei territori del vino almeno una volta l’anno; il 30% più di una volta l’anno; il 9% almeno una volta al mese. Ed è un turista del vino prevalentemente “regionale” poiché il 30% rientra normalmente a casa a fine giornata e il 23% rientra sempre a casa. Nel 60% dei casi i turisti hanno anche dichiarato infatti di visitare più frequentemente le cantine della regione di residenza. Per l’escursionista giornaliero la spesa si traduce mediamente in 80 euro tra acquisti e degustazioni; mentre per chi pernotta la spesa giornaliera lievita mediamente a 155 euro. Anche quest’anno la Toscana si conferma la regione enoturistica percepita come più attrattiva; a seguire il Piemonte, il Trentino Alto-Adige e il Veneto al Nord e la Campania al Sud.

Fonte: Servizio stampa Associazione Città del vino

Vigneto veneto, dal “Trittico” diagnosi di buona salute per la futura vendemmia, al momento pronosticata “generosa” quasi ovunque e in anticipo rispetto al 2019

“Nel Veneto si sta delineando una buona annata vitivinicola, ma non posso nascondere le preoccupazioni dell’intero comparto legate a quelle che potranno essere nell’immediato futuro le risposte dei mercati, sia nazionale che internazionale. Le difficoltà dovute alla pandemia per Covid19 stanno infatti investendo l’intero settore agricolo, ma per il comparto del vino, visto che solo l’export nella nostra Regione vale oltre due miliardi euro, le difficoltà possono diventare grandi preoccupazioni. Per questo motivo la Regione Veneto ha già deciso di implementare le risorse da destinare alla promozione dei nostri vini nei Paesi terzi”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, intervenendo al primo focus del Trittico Vitivinicolo, iniziativa promossa da Veneto Agricoltura, con Regione, Avepa, Arpav, CREA-VE e Università di Padova, svoltasi ieri, giovedì 11 giugno, con grande partecipazione di operatori online sulla piattaforma Zoom a causa delle restrizioni dovute all’emergenza per Coronavirus.

Borsa di studio e “Trittico” dedicati a Bepi Catarin. “Nella nostra Regione – ha confermato Alberto Negro, commissario straordinario di Veneto Agricoltura – l’annata vitivinicola 2020 potrebbe dare grandi soddisfazioni ai produttori dato che, al momento, la situazione nei vigneti si presenta quasi ovunque buona sotto il profilo fitosanitario. Sarà quasi sicuramente una vendemmia anticipata di qualche giorno rispetto al 2019 e soprattutto medio-alta sotto il profilo quantitativo”. Per tutti, è stato forte il ricordo della recente prematura scomparsa di Bepi Catarin, già responsabile regionale del settore vino, al quale verrà dedicata una borsa di studio, ha segnalato Pan, mentre Veneto Agricoltura ha deciso di titolargli proprio il “Trittico”, progetto del quale Catarin fu forte sostenitore e attivo partecipante.

Diagnosi. Al momento, il vigneto veneto mostra di essere in buona salute, la vegetazione si presenta quasi ovunque sana e non si evidenziano problemi di peronospora, una delle patologie che maggiormente preoccupa i viticoltori. Qualche ansia in più viene invece provocata dalla flavescenza dorata e soprattutto dalla virosi del Pinot Grigio, visto che alcuni vigneti di Glera risultano aggrediti da questa malattia. Comunque, la fotografia complessiva per quasi tutte le varietà di uva presenti nelle diverse aree vocate del Veneto è soddisfacente, tanto che le prime indicazioni – come ha ricordato Diego Tomasi, del CREA-VE, intervenuto all’incontro online – confermano che quella del 2020 non sarà certo un’annata “scarica”, ovvero con poca produzione, a parte per il Pinot Grigio e probabilmente per alcuni vitigni a bacca nera.

I vigneti della Valpolicella si presentano in buone condizioni, lo ha rimarcato anche Olga Bussinello, direttrice del Consorzio di Tutela. Sotto il profilo fitosanitario la situazione è soddisfacente e non si registrano particolari patologie. Bisognerà però valutare quali saranno le eventuali conseguenze sulle uve dovute alle abbondanti precipitazioni degli ultimi giorni. Anche la grandine ha colpito localmente diversi vigneti, in particolare nel comune di San Pietro in Cariano, ma fortunatamente gli ettari interessati sono “solo” circa 150. Buone le attese anche sotto il profilo quantitativo, con una produzione che dovrebbe posizionarsi nella media degli anni più interessanti.

Soave. Per Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave, ma la situazione in vigneto è al momento nella norma e priva di particolari preoccupazioni di carattere fitosanitario. Le precipitazioni sono giunte fortunatamente “tranquille”, senza cioè quelle pericolose bombe d’acqua che più volte si sono viste in passato o peggio ancora le dannose grandinate. Anche sotto il profilo quantitativo l’annata 2020 nell’area del Soave si presenta interessante, casomai bisognerà intervenire nella selezione dei vigneti per le Doc.

Situazione positiva anche nel vicentino, in particolare per i vitigni a bacca bianca, Garganega e Sauvignon su tutti; leggermente in sofferenza le varietà precoci Pinot e Chardonnay, per le quali si prevede un lieve calo della resa. Giovanni Ponchia, direttore del Consorzio di Tutela Colli Berici e Vicenza, ricorda che anche per il Tai Rosso la stagione si annuncia favorevole con una buona uniformità e conformazione dei futuri grappoli. Qualche difficoltà nelle diverse fasi fenologiche è stata registrata per il Cabernet. La vendemmia potrebbe iniziare con 7-10 giorni di anticipo rispetto allo scorso anno. Fortunatamente le piogge di questi giorni hanno ripristinato le riserve idriche e soprattutto non sono stati registrati fenomeni grandinigeni.

Nell’area dei Colli Euganei – i partecipanti via Zoom hanno riservato un particolare saluto alla Cantina di Vo, presente il tecnico Roberto Toniolo, per le vicende del Coronavirus -, le piogge degli ultimi giorni hanno fortunatamente alleggerito una situazione che si stava pericolosamente complicando. Infatti, nei vigneti non serviti da irrigazione artificiale gli effetti della siccità cominciava a farsi sentire. Il lato positivo di questa prolungata carenza idrica – ricordiamo che sui Colli padovani non pioveva da fine marzo, come ha evidenziato Francesco Rech, del Servizio Meteorologico dell’Arpav, nella sua esaustiva relazione dedicata all’andamento meteo del primo semestre 2020 – è dato dall’assenza quasi totale di particolari patologie in vigneto, con la conseguente drastica riduzione dei temuti interventi fitosanitari. Il quadro complessivo è comunque eccellente sia sotto il profilo della sanità delle uve che fenologico. Si stanno ora organizzando i monitoraggi con l’uso delle trappole per capire come e quando intervenire. Qualche preoccupazione arriva, anche in quest’area, dalla virosi del Pinot Grigio che sta interessando soprattutto i nuovi impianti di Glera. I tecnici evidenziano comunque che i grappoli delle uve dei vigneti dei Colli Euganei si stanno formando in maniera omogenea. Si prevede però un calo della produzione dovuta sia alla già citata siccità, sia ad un abbassamento delle temperature registrato ad inizio aprile che hanno interferito con il germogliamento, non solo delle varietà precoci (Chardonnay) ma anche del Pinot Grigio, della Glera, del Merlot e dei rossi in genere, per i quali si prevede un calo produttivo anche del 20%.

Ad oggi, nel Veneto Orientale, un vigneto in così buone condizioni non si vedeva da molti anni, parola di Stefano Quaggio direttore del Consorzio Vini Venezia. Dispiace per quei vigneti colpiti nei giorni scorsi da una violenta grandinata, in particolare nei Comuni di Godega Sant’Urbano e Codognè, distrutti anche per l’80-90%. L’anticipo di 8-10 giorni, rispetto allo scorso anno, della ripresa vegetativa annunciato nei giorni scorsi è stato dunque rallentato dall’ondata di piogge degli ultimi giorni. Questo comunque non sta compromettendo un quadro complessivo assolutamente soddisfacente, considerato che nell’area del Veneto Orientale al momento non si registrano particolari patologie, a partire da quelle più temute quali la peronospora e l’oidio. Anche qui si segnala piuttosto la presenza della flavescenza dorata, contro la quale però si sta intervenendo con la lotta obbligata prevista dalla Regione Veneto. Le produzioni di Pinot Grigio, Tocai, Lison, Raboso e delle altre varietà tipiche dell’area del Veneto Orientale si annunciano dunque nella norma, considerato che la legagione post fioritura è al momento buona, con grappoli allungati. Sotto il profilo quantitativo l’annata 2020 potrebbe essere leggermente inferiore rispetto al 2019.

Anche i vigneti dell’estesa area di produzione del Prosecco DOC (Glera), che da Vicenza si estende fino Trieste, si presentano ad oggi in buona salute. I 180 quintali per ettaro previsti dal disciplinare – ha ricordato Andrea Battistella del Consorzio Prosecco DOC – dovrebbero essere raggiunti, nonostante si evidenzi una fertilità inferiore rispetto allo scorso anno, soprattutto nel trevigiano e nell’area di Conegliano, ma le dimensioni dei grappoli sono eccezionali, raggiungendo in alcuni casi addirittura i 30 cm. Queste due annotazioni fanno dunque pensare che le rese saranno quest’anno nella norma. È interessante notare come questa minor fertilità della Glera abbia radici lontane, nello specifico nell’andamento climatico negativo registrato nel mese di maggio 2019, momento in cui le gemme si differenziavano. Le conseguenze sull’annata 2020, in particolare nei sistemi di allevamento a Sylvoz, si evidenziano con una scarsità di grappoli presenti nella parte superiore della vegetazione e una forte concentrazione nella parte finale dell’archetto, corrispondente alle gemme che si sono differenziate nell’ultima parte di maggio – inizio di giugno 2019, quando le condizioni climatiche erano mutate. In sostanza, le gemme corrispondenti all’8^, 10^, 12^ gemma dell’archetto sono quelle che quest’anno risultano essere le più fruttifere, a conferma di come la natura sia andata di pari passo, quasi giorno per giorno, con le condizioni meteorologiche dello scorso anno. Purtroppo, le precipitazioni di questi giorni non consentono di difendere il vigneto dalla peronospora, per cui non resta che incrociare le dita e attendere il sole.

La registrazione dell’evento sarà disponibile sui profilo Social di Veneto Agricoltura.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

11 giugno, on line il primo focus 2020 del Trittico vitivinicolo veneto con le prime indicazioni di produzione

Ci ha pensato la grandine che nello scorso fine settimana ha colpito pesantemente alcune aree del Veneto a rompere le uova nel paniere, che in questo caso si chiama settore agricolo. Dal veronese al trevigiano fino ai Colli padovani e, a macchia di leopardo, diverse altre zone, chicchi di ghiaccio in alcuni casi grandi quanto noci hanno falcidiato vigneti, mais, frumento, orticole, ecc.

Primo focus on line. In queste ore si stanno quantificando i danni e senz’altro, per quanto riguarda il settore vitivinicolo, ne sapremo di più giovedì 11 giugno (ore 10:00) in occasione del 1° Focus del Trittico di Veneto Agricoltura dedicato proprio allo stato del vigneto e alle primissime indicazioni di produzione per il 2020. L’ormai “storica” iniziativa, promossa d’intesa con la Regione, ARPAV, CREA-VIT e Università di Padova, a causa delle restrizioni dovute al Coronavirus si svolgerà quest’anno online sulla piattaforma Zoom (https://venetoagricoltura-org.zoom.us/j/98598297231).

Tornando alla grandine che nei giorni scorsi ha interessato il Veneto, tra le zone più colpite si segnalano, a partire da Ovest: la preziosa Valpolicella (comuni di Marano e San Pietro in Cariano); Marostica e Thiene nel vicentino; i comuni di Bovolenta, Maserà, Albignasego, Abano Terme, Montegrotto Terme nel padovano; nel trevigiano la zona di Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Gaiarine e Codognè (Tv), dove alcuni vigneti hanno subito danni ingentissimi (80-90%).

La grandine ha dunque “disturbato” un andamento vegetativo del vigneto che, al momento, fa comunque ben sperare. Le indicazioni che giungono dalle diverse aree viticole regionali segnalano infatti uno stato sanitario nelle vigne sostanzialmente buono. Anche l’aspetto quantitativo della prossima vendemmia si annuncia interessante (medio-alta) con una raccolta delle uve prevista anticipata rispetto agli ultimi anni, in particolare rispetto al 2019. Il vigneto veneto, nonostante le interferenze meteorologiche, mostra complessivamente di essere in buona salute, la vegetazione si presenta quasi ovunque sana e non si evidenziano grossi problemi di Peronospora. Qualche preoccupazione arriva dal fronte della Flavescenza dorata e soprattutto della Virosi del Pinot Grigio.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Prosecco Rosè, obiettivo 50 milioni di bottiglie

“Il Prosecco Rosè è una grande opportunità per i produttori: c’è una grande attesa nei mercati esteri – commenta Giorgio Polegato, presidente della Consulta vitivinicola di Coldiretti Veneto – che precisa che l’obiettivo è il 10% della produzione, ovvero 50 milioni di bottiglie da immettere sul mercato”.

L’ok del Comitato nazionale Vini del Mipaaf alla modifica del disciplinare di produzione della Doc Prosecco che introduce e riconosce la tipologia Rosè è stato accolto dai viticoltori di Coldiretti Veneto come un traguardo oltre che un incoraggiamento alla ripresa per affrontare la Fase2 in chiave positiva. Le bollicine più famose al mondo possono ora vantare un ulteriore riconoscimento ufficiale ed incontrare il gusto dei consumatori sempre più attenti all’origine e al saper bere grazie alla preparazione degli imprenditori che in cantina propongono iniziative di approccio e approfondimento culturale ad un sistema che è espressione della qualità del patrimonio agroalimentare regionale.

Scenario difficile. “Con 14 docg, 29 Doc e 10 Igt il Veneto regione ai vertici nazionali per produzione (10mln di ettolitri) ed export (2,2 mild) affronta, dopo l’emergenza sanitaria, uno scenario molto difficile per il settore – aggiunge Polegato – sia per le conseguenze della pandemia in Italia che i per Paesi esteri dove tradizionalmente si apprezzano e si bevono i vini della nostra regione. C’è la consapevolezza e la volontà del settore di intervenire per contenere le produzioni e togliere dal mercato parte del prodotto utilizzando tutti gli strumenti possibili, ma le risorse per sostenere queste operazioni e per compensare i produttori non sono sufficienti. Si devono aggiungere – insiste Polegato – misure e risorse straordinarie per far in modo che la vitivinicoltura veneta, che rappresenta un quarto di quella nazionale, possa traghettare questo periodo contenendo i danni e una nuova ripartenza”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

 

Scomparsa di Giuseppe Catarin, il cordoglio del mondo vitivinicolo

“Con la scomparsa di Bepi Catarin il Veneto perde la cattedra ambulante della vite e del vino, innamorato del suo lavoro e ‘una ‘colonna’ dello staff tecnico del Dipartimento Agricoltura della Regione”. Così l’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan ricorda Giuseppe Catarin, enologo trevigiano, per quasi quarant’anni dirigente della Direzione competitività sistemi agroalimentari della Regione Veneto, tecnico di fama nazionale che ha tenuto a battesimo e accompagnato la costituzione della Doc del Prosecco e della nuova Doc del Pinot grigio delle Venezie.

Stimato nel settore vitivinicolo. Diplomatosi all’istituto Cerletti di Conegliano, professionalità stimata e conosciuta a livello nazionale e internazionale, Giuseppe Catarin è stato un grande formatore per imprenditori e operatori del settore vitivinicolo e un punto di riferimento per i progetti più importanti del comparto, ai quali ha partecipato intervenendo con grande competenza nelle sede istituzionali a Roma e a Bruxelles, e accompagnandone con passione lo sviluppo, da consulente, anche dopo la conclusione dell’esperienza lavorativa in Regione per raggiunti limiti di età.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto