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Pascolamento di terzi: l’inammissibilità a contributo dal 2014 desta preoccupazione fra gli allevatori. Manzato: “La Ministra intervenga”.

Mucche_al_pascoloC’è molta preoccupazione fra gli allevatori veneti per la decisione improvvisa con cui AGEA ha stabilito che, a partire dal 2014, il calcolo delle superfici a pascolo magro per la presentazione della Domanda Unica della PAC non può più comprendere il pascolamento da parte di terzi.

Un danno economico intorno ai 150 milioni di euro. La logica comunitaria vuole che le superfici a pascolo, per poter accedere al premio, devono essere conservate e utilizzate come tali; solo che, fino a questo anno, il titolare poteva pascolarle direttamente o anche farle pascolare, mentre, dal 2014, il pascolamento da parte di terzi non è più ammissibile. Ne deriverà un danno economico a carico degli allevatori veneti che si può calcolare intorno ai 150 milioni e un aggravamento del rischio di diffusione della blue tongue, la micidiale malattia infettiva contagiosa dei ruminanti. Se, infatti, fino ad oggi, grazie alla possibilità di tenere conto del pascolamento da parte di terzi ai fini del premio unico, era possibile contare su capi stanziali e distribuiti su di una superficie più ampia, in modo da ridurre il rischio di contagio in virtù della minor promiscuità e dei minori trasferimenti, dal 2014 il bestiame si ammalerà più facilmente. E ciò senza contare i vantaggi di natura ambientale che derivano dall’ammettere al pascolo terreni marginali e abbandonati.

E poi, è una questione di equità: perché viene proibita senza preavviso e senza fornire alcuna motivazione una prassi largamente diffusa fra gli allevatori, provocando loro un danno economico e mettendoli in difficoltà nella programmazione economica e finanziaria a breve termine? Il buon senso suggerisce, invece, di rinviare ogni decisione relativa alle modalità di gestione dei terreni ai fini dell’ottenimento dei contributi comunitari e quindi anche ogni decisione riguardante il pascolamento da parte di terzi, all’entrata in vigore della nuova PAC fissata al 2015, in modo da permettere ai produttori dirorganizzarsi in base alle nuove disposizioni.

Manzato: “Necessario intervento della Ministra”. Nunzia De Girolamo intervenga subito per ripristinare la possibilità di utilizzo di superfici a pascolo da parte di terzi”. Lo ha chiesto l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato con una lettera inviata ieri alla ministra delle politiche agricole, segnalandole questa anomalia, che non solo “discrimina alcuni allevatori”e cambia “le regole in corso d’opera”, ma lo fa anche con “assoluta assenza di motivazioni a sostegno di questo cambiamento repentino nelle modalità di utilizzo dei pascoli”. “Dal 2006, in accordo con la normativa comunitaria – ha ricordato Manzato – il pascolo da parte di terzi è previsto per le aree pascolative dichiarate ai fini della riscossione del Pagamento Unico”. “Oltre al danno immediato che questa scellerata ed immotivata decisione di Agea Coordinamento causerà per l’anno prossimo alle aziende interessate”, queste “rischiano di essere fortemente limitate nella riscossione dei premi previsti dalla riforma dei pagamenti diretti per il periodo 2015 – 2019”.

(Fonte: Confagricoltura Veneto/Regione Veneto)

Il gruppo Azove, l’unica OP di carni bovine ufficialmente riconosciuta in Veneto, festeggia i 40 anni di attività con risultati positivi

Azove_Carni_lavorazioneOggi, sabato 12 ottobre, il gruppo Azove – la piu’ grande organizzazione produttori di carni bovine del Veneto – festeggia il 40ennale di fondazione, presso la propria sede di Ospedaletto Euganeo (PD). Sarà l’occasione per ripensare i valori fondativi di Azove, che sono sempre stati fin dagli esordi solidarieta’ ed aggregazione, ma anche per guardare al futuro con rinnovata fiducia, considerati i risultati positivi del gruppo, in netta controtendenza rispetto all’andamento nazionale di settore (Azove Carni, la divisione commerciale del gruppo, chiudera’ il bilancio 2013 intorno ai 40 milioni di euro, contro i 26 milioni dell’anno precedente).

“Siamo un gruppo di oltre 150 soci, tra stalle sociali ed allevatori privati, distribuiti in tutte le province del Veneto – spiega Fabio Scomparin, presidente del gruppo Azove – in grado di produrre circa 50mila vitelloni l’anno, per un fatturato complessivo 2012 superiore ai 135 milioni di euro. Allo stato attuale siamo l’unica Organizzazione Produttori (OP) di carni bovine ufficialmente riconosciuta in Veneto, a testimonianza dell’autorevolezza che abbiamo conquistato nel tempo, lavorando fianco a fianco agli allevatori, offrendo loro servizi altamente qualificati, che vanno dall’acquisto del bestiame nei mercati francesi ed irlandesi, per arrivare all’assistenza sanitaria e nutrizionale, ma anche di gestione e management degli allevamenti, fino alla macellazione e vendita delle carni bovine, garantite dalla certificazione di filiera Azove”.

Azove Carni, chiuderà il 2013 con un bilancio quasi raddoppiato. Oltre alle attivita’ consolidate, attualmente viene dato parecchio impulso all’ultima nata: Azove Carni. La divisione produttiva e commerciale di Azove, con sede a Loria (TV), oggi e’ in grado di macellare e distribuire in modo diretto circa 500 capi a settimana, vendendo direttamente ai clienti finali: grande distribuzione, normal trade, canale Horeca. “Il bilancio 2013 di Azove Carni chiudera’ con un fatturato intorno ai 40 milioni di euro, contro i 26 milioni del 2012, – continua il presidente Scomparin – con un aumento del +70 per cento. Merito principalmente del nuovo sistema organizzativo e di business, che ha consentito ad Azove Carni di entrare in modo diretto nella grande distribuzione. Senza filtri e passaggi intermedi, fornendo al cliente non solo carne in osso, ma anche tagli anatomici e sottovuoto, gestendo in modo completo la filiera corta”. Giuseppe Borin, direttore del gruppo Azove, sottolinea la volontà di Azove “di diventare leader a livello regionale per l’aggregazione dei produttori carni bovine, per rappresentare il settore nei tavoli istituzionali, per la gestione del rapporto diretto con la Distribuzione Organizzata, per un’equa distribuzione del valore lungo tutta la filiera, unita ad un’adeguata valorizzazione delle produzioni di qualita’”.

(Fonte: gruppo Azove)

24 settembre 2013, a Padova si firma l’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e l’organizzazione di un progetto di filiera italiana

mucche in stallaQuesta mattina, alle 10.30, presso la sala convegni dell’Hotel Crowne Plaza di Padova, si terrà la presentazione dell’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e per l’organizzazione di un progetto di filiera italiana “4i”.

Programma. Ore 10.00 Registrazione partecipanti. ore10.30 firma Accordo Quadro da parte dei Legali Rappresentanti di Associazione Produttori Unicarve, Cooperativa Produttori Unicarve, Gruppo Colomberotto S.p.A., Consorzio L’Italia Zootecnica, Consorzio Agrario Lombardo Veneto, Intermizoo S.p.A., APROLAV – Associazione Produttori Latte del Veneto, Borsa Merci Telematica Italiana, Agriventure S.P.A. – Gruppo Intesa Sanpaolo, Cassa di Risparmio del Veneto – Gruppo Intesa Sanpaolo. Ore 10.45 presentazione dell’Accordo Quadro per la commercializzazione di bovini da carne e per l’organizzazione di un progetto di filiera italiana “4i”.  Ore 11.30 Intervento dei partecipanti all’Accordo Quadro. Ore 12.15 chiusura dei lavori.

L’Accordo Quadro ha due scopi: il primo è finalizzato a regolare il mercato dei bovini da carne, programmando l’acquisto dei ristalli, l’ingrasso, la macellazione, la commercializzazione della carne; il secondo è finalizzato alla produzione di ristalli italiani con l’utilizzo del seme sessato per garantire e migliorare la rimonta nelle aziende di vacche da latte e l’utilizzo del seme di tori da carne, per la produzione di vitelli italiani da svezzare e poi destinare all’ingrasso, per una filiera tutta italiana.

(Fonte: Unicarve)

Moria di mucche per botulino nel padovano. L’europarlamentare Zanoni: “L’Europa scopra eventuale collegamento con spargimento digestati residui prodotti da biogas”.

mucche in stallaL’europarlamentare veneto Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea sulla moria di 50 mucche per avvelenamento da botulino avvenuta lo scorso maggio a Trebaseleghe, in provincia di Padova.

L’interrogazione recita: “Quali iniziative intende intraprendere l’Europa per approfondire la possibile esistenza di un rapporto causa-effetto tra la presenza di impianti per la produzione di biogas e il botulismo nei bovini e per accertare la sicurezza biologica della pratica di spargimento dei digestati residui sui terreni? La Commissione europea indaghi al fine di accertare la sicurezza biologica della pratica di spargimento dei digestati residui sui terreni”.

Il fatto. Nel maggio 2013, a Trebaseleghe (PD) si è verificata una vera e propria moria di mucche a causa di avvelenamento da botulino. Il contagio ha coinvolto una cinquantina di animali e ha comportato il sequestro di un allevamento a opera dell’Azienda Sanitaria Locale, con un danno per l’azienda agricola di 100.000 euro. Le cause dell’infezione sono ancora sconosciute, ma secondo quanto emerso dalle indagini epidemiologiche svolte nell’immediatezza, la tossina potrebbe essere stata contenuta nel terreno presente nel fieno consumato dai bovini.

Episodi di moria di mucche occorsi anche in Germania. “Nel raggio di circa quattro chilometri rispetto all’allevamento dove si è assistito alla moria degli animali sono in funzione quattro centrali a biogas – ha dichiarato Zanoni -, tre delle quali site nel territorio di Trebaseleghe e una in quello di Piombino Dese (PD). Secondo le ricerche del professor Helge Boehnel, direttore per dieci anni dell’Istituto di biotecnologie tropicali dell’Università di Goettingen in Germania e massimo esperto di botulismo, negli ultimi anni in Germania si sono verificati circa mille casi di morti di bovini da botulismo in zone caratterizzate dal proliferare della presenza di centrali per la produzione di biogas. Bisogna porre massima attenzione a questo preoccupante fenomeno per evitare gravi conseguenze per la salute dei cittadini».

Il botulismo, malattia mortale anche per l’uomo, è legata al Clostridium botulinum, un batterio anaerobico che produce la neurotossina botulinica, la sostanza più tossica fino a oggi conosciuta. Il Clostridium botulinum può essere presente nel digestato di tali impianti, il materiale di scarto che viene sparso sui terreni a valle del processo produttivo del biogas.

(Fonte: www.andreazanoni.it)

Veneto, sì a “unita’ di crisi” per sostegno zootecnia

mucche_allevatoriLa zootecnia veneta fa fronte comune contro la crisi. La Regione Veneto ha infatti istituito con delibera regionale una specifica “Unità di crisi” per la zootecnia da latte e da carne, costituita insieme ai rappresentanti delle organizzazioni produttive, professionali e istituzionali del settore.

Filiera in singergia per contrastare la crisi. L’assessore Manzato, che aveva partecipato all’incontro allargato con il CdA di APROLAV lo scorso 7 giugno, ha dato seguito all’impegno preso nell’occasione. «Finalmente un’iniziativa che dà voce agli allevatori del Veneto e guarda ad un settore finora spesso trascurato», ha commentato il presidente di AProLAV Terenzio Borga. «Per la prima volta abbiamo a disposizione uno strumento che sfrutta la sinergia tra i vari attori della filiera per indicare una via d’uscita da questa situazione. Sia il latte che i derivati prodotti in Veneto stanno attraversando una fase molto complicata, dove oltre all’aumento dei costi di produzione, bisogna far fronte alle difficoltà di accesso al credito e alla concorrenza, spesso senza regole, delle produzioni straniere. Tutto questo a danno non solo delle nostre aziende, molte delle quali hanno chiuso o stanno chiudendo, ma anche dei consumatori che da sempre puntano sul valore dei nostri prodotti a denominazione, molto apprezzati anche all’estero».

L’Unità di Crisi sarà presieduta dallo stesso assessore regionale all’agricoltura e ne faranno parte i rappresentanti delle Organizzazioni professionali, delle Organizzazioni dei produttori, dell’AProLaV, di Unicarve, dell’ARAV, di Confcooperative, di Veneto Agricoltura e di Avepa, il Commissario regionale allo sviluppo rurale e i responsabili delle strutture regionali Competitività dei Sistemi Agroalimentari, Agroambiente, Tutela Ambiente, Sanità animale e Igiene Alimentare.

(Fonte: APROLAV)

Crisi economica, cambiano le abitudini alimentari degli italiani. Focus sulla produzione di carne bovina in Veneto.

Carne equinaSi svuota il carrello della spesa a partire dai prodotti base per l’alimentazione come frutta (-4 per cento), ortaggi (-3 per cento), grana padano (-7 per cento) e parmigiano reggiano (- 3 per cento) fino alla carne bovina che registra un calo delle macellazioni del 7 per cento nei primi mesi nel 2013. E’ quanto stima la Coldiretti di Verona nel sottolineare che uno degli effetti più evidenti della crisi è il cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani e dei veronesi.

A farne le spese, la carne rossa, meglio le carni avicole. Per quanto riguarda, in particolare, il consumo di carne, Coldiretti registra nel primo bimestre nel 2013 un taglio del 7 per cento nelle macellazioni bovine rispetto allo scorso anno. A farne le spese è stata soprattutto la carne rossa, visto che al crollo delle macellazioni bovine si aggiunge quello dei suini, calati del 5 per cento. Più contenuta la diminuzione per le carni avicole (-2 per cento). La situazione della zootecnia veronese, la qualità delle carni del territorio e la sicurezza alimentare sono stai al centro della manifestazione “Il Gran Galà della carne” organizzata nei giorni scorsi a Valeggio sul Mincio da Coldiretti di Verona, sezione Valeggio, l’amministrazione comunale e l’associazione Macellai di Verona, il Consorzio Ortofrutticolo e la Pro Loco di Valeggio. Presenti alla manifestazione Claudio Valente e Pietro Piccioni, rispettivamente presidente e direttore della Coldiretti di Verona, Giorgio Vicentini, presidente della Coldiretti di Valeggio, Alessandro Salvelli, direttore servizio veterinario Az. ULSS 22 Regione Veneto. Presente anche il sindaco di Valeggio sul Mincio, Angelo Tosoni.

La produzione di carne in Veneto e nella città scaligera. Verona è una importante produttrice di carne bovina con più di 1.000 allevamenti con almeno un capo per un totale di 130.000 capi circa allevati annualmente. La maggioranza di questi allevamenti soffre la dipendenza dalla Francia per quanto riguarda l’approvvigionamento dei ristalli, cioè il vitello maschio o femmina destinato all’allevamento. Il volume d’affari supera i 200 milioni di euro senza considerare l’indotto grazie al quale il volume raddoppia. Verona è, per gli allevamenti di bovini, la prima provincia del Veneto seguita da Treviso con 95.000 capi, Padova 70.000 poi Venezia e Rovigo con 40.000 capi. Minori gli allevamenti a Vicenza e Belluno. Per quanto riguarda l’allevamento di avicoli la produzione veneta conta 70.000.000 di polli di cui 45.000.000 a Verona e 20.000.000 di tacchini di cui più di 15.000.000 a Verona. Il giro d’affari per gli avicoli è di circa 400 milioni di euro. Per quanto riguarda i suini in Veneto solo allevati circa 620.000 capi di cui 350.000 a Verona per un volumi d’affari di 90 milioni di euro; l’allevamento dei conigli registra 10.000.000 capi allevati in Veneto di cui 3.000.000 a Verona per un volumi d’affari di circa 15 milioni conigli.

Prezzi d’origine in calo. Già da alcuni anni i comparti zootecnici sono in sofferenza per i prezzi all’origine che subiscono cali significativi, aumento dei mangimi per gli animali e un basso potere contrattuale nei confronti della distribuzione. “Le nostre preoccupazioni – ha precisato il presidente Valente – sono molte e riguardano sia la situazione dei produttori del settore zootecnico che i consumatori. A partire dalla crisi economica che ha determinato un calo dei consumi di carne ai recenti scandali sulla carne di cavallo trovata in alimenti senza indicazioni nelle etichette, alla chiusura di aziende del settore zootecnico riteniamo che siamo in un momento difficile e delicato. Dobbiamo, infatti, cercare di salvaguardare l’attività degli imprenditori agricoli, garantire e valorizzare la qualità dei loro prodotti. Ma dobbiamo anche rassicurare i consumatori sulla genuinità dei prodotti del territorio. La carne veronese è sicura e buona e rappresenta un importante pilastro dell’economia del terriorio”. La manifestazione “Gran Galà della carne” appena trascorsa è stato un modo per avvicinare le persone al prodotto attraverso l’assaggio e la degustazione. Ma durante la giornata i visitatori hanno anche appreso la conoscenza dei vari tagli e dei metodi di lavorazione della carne forniti dai macellai. Informazioni utili per mangiare bene riducendo la spesa.

Dal campo alla tavola. “L’iniziativa– ha sottolineato Giorgio Vicentini – ha voluto essere l’occasione per sottolineare la necessità di fare ritorno a forme di allevamento o di produzione meno intensive e più rispettose di una certa realtà territoriale agro-zootecnica che molto avrebbe da dire nella valorizzazione dei prodotti tipici, tanto da far rientrare nella nostra alimentazione, senza la ben che minima remora, la carne bovina. Il cosiddetto “dal campo alla tavola” è un concetto etico dal notevole impatto sull’opinione pubblica, in quanto, oltre a tener conto sia del benessere animale che di allevamento, si rende garante, grazie al competente e scrupoloso lavoro del Servizio veterinario della nostra Ulss, di tutte le fasi della filiera (controllo dell’alimentazione, dei farmaci, delle buone pratiche di allevamento, della macellazione e trasformazione). Ciò, per permettere al consumatore di mettere nel piatto un alimento sicuro”.

Importante leggere sempre l’etichetta. “La sicurezza alimentare – ha aggiunto il direttore Piccioni – è garantita sul territorio dai controlli effettuati dalle ASL ma fondamentale è imparare a leggere le etichette di una bistecca o di un prosciutto per dare il giusto valore alle cose che si acquistano. E’ bene sapere, per esempio, che per legge la bistecca di bovino deve indicare dove l’animale è nato, è stato allevato, macellato e sezionato, mentre la stessa cosa non è prevista per la braciola di maiale o per l’agnello. Tutta la frutta e verdura in vendita deve indicare per legge la provenienza. Se è italiana è molto probabile che si tratti di un prodotto di stagione. Il Made in Italy va salvaguardato e sostenuto perché rappresenta prodotti eccellenti, di qualità e sicuri”. Alessandro Salvelli ha evidenziato come il suo dipartimento sia tra i più grandi della Regione con 60 persone addette ai controlli e ha ricordato che il consumo della carne, in modo corretto come per altri alimenti, è importante per un’alimentazione equilibrata.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Il cavallo torna nei campi italiani. Se ne parla alla Fiera di Vita in Campagna (Montichiari, Brescia, 22-24/3/13)

razza italiana cavallo TPRIn tempi di crisi torna alla ribalta il cavallo come aiuto per lavorare piccoli appezzamenti contenendo i costi e per preservare l’integrità del terreno. Una tendenza di cui parlerà domenica 24 marzo, alle 10.30, alla Fiera di Vita in Campagna a Montichiari (Brescia), in programma dal 22 al 24 marzo 2013, Albano Moscardo, agricoltore veronese che da oltre 20 anni utilizza con successo oltre al trattore anche la trazione animale per operazioni come l’aratura, la concimazione, la raccolta o il diserbo di erbe infestanti negli orti.Ospite di eccezione l’ingegnere lussemburghese Paul Schmit, titolare di un’azienda dove i cavalli da tiro realizzano numerose attività in campo. Da anni si occupa di studi scientifici sugli sforzi di trazione legati alle varie attrezzature studiate per il lavoro agricolo con il supporto di cavalli.

In Italia, cavallo già utilizzato da aziende biologiche e vinicole. “All’estero questa pratica è molto diffusa – spiega Albano Moscardo. Negli Stati Uniti la utilizzano ben 200.000 aziende con superfici medie di 30-50 ettari, in Germania sono un centinaio, delle dimensioni medie di circa 15 ettari”. L’Italia sta riscoprendo ora la trazione animale, non mancano gli appassionati, in rapida crescita nel Centro e Nord del nostro Paese. “Da noi manca una vera e propria tradizione – continua Moscardo. Ma è in crescita in particolare tra le aziende biologiche e vinicole”. Il cavallo viene impiegato oltre che per lavorare terreni e in orticoltura anche per la fienagione e il trasporto di legna nel bosco.

Le razze più adate? L’italiana TPR e la francese Comptois. Il punto di partenza irrinunciabile è conoscere le esigenze del cavallo e prendersene cura, prestando attenzione all’addestramento, che dura un paio di mesi, e al rapporto tra animale e conducente. Conta inoltre molto acquistare i corretti finimenti e l’attrezzatura giusta. “In questi ultimi anni la trazione animale ha fatto passi da gigante, le aziende che la praticano costantemente, la richiesta di attrezzature moderne è sempre maggiore e si trovano in commercio nuovi macchinari, adatti alle dimensioni più contenute delle aziende agricole – conclude Moscardo. Nella costruzione, in particolare, viene dedicata attenzione all’equilibrio degli spessori del materiale per non gravare gli animali”. Tra le razze più adatte Moscardo menziona l’italiana TPR e la francese Comptois.

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)

Allevatori in campo per una comunicazione strategica

Tante fonti di informazione, scarsa qualità nella comunicazione tra allevatore e consulente ma soprattutto l’esigenza di una formazione in linea con le esigenze di miglioramento delle performance produttive delle aziende zootecniche italiane. È emerso domenica 28 ottobre scorso alla Fiera del Bovino da Latte dalla prima ricerca in Italia sulla comunicazione al servizio dell’allevatore, curata dal Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università di Milano con L’Informatore Agrario.

Scarsa la qualità della comunicazione percepita in zootecnia. In evidenza i dati rilevati da un centinaio di allevatori di 30 diverse province italiane, oggetto di dibattito tra un gruppo di allevatori coinvolti durante la manifestazione a Cremona. «Il veterinario è la figura professionale con il maggior gradimento degli allevatori (57% del gradimento rispetto al 32% per altri liberi professionisti), ma tale livello non può essere considerato sufficiente – ha spiegato Micaela Cipolla, del Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università di Milano. Il campione gli ha riconosciuto una comunicazione utile (69%), pratica (68%) e chiara (51%) ma molto rimane da fare per trasformare la comunicazione orientata alla soluzione di un problema urgente a una consulenza in grado di migliorare la produzione di un allevamento». In generale, la qualità della comunicazione in zootecnia è stata giudicata scarsa (il livello di soddisfazione del campione non supera il 60%).

Fonti di informazione più ricorrenti: incontri, riviste e Internet. La ricerca ha messo in luce che le esigenze informative di allevamenti sono diverse in funzione dei livelli produttivi e della qualità del latte. «Il problema per i diversi consulenti che operano in allevamento è quello di collaborare tra loro e, soprattutto, rispondere alle esigenze dei singoli allevamenti con programmi gestionali adeguati e a lungo termine – ha continuato Alfonso Zecconi, del Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università di Milano. Le fonti di informazione più ricorrenti sono incontri ad hoc (59%), riviste (51%) e Internet (32%)». Proprio su quest’ultimo tema Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario ha sottolineato: «L’80% degli allevatori con più di 200 bovine si informa sulle riviste. Il nostro compito è oggi più che mai di instaurare un flusso di comunicazione circolare con il settore per aggiornarlo sulle evoluzioni del mercato e mettere a punto nuovi sistemi di comunicazione per stimolare un confronto proficuo tra allevatori ».

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)

Allarme zootecnia veneta, a rischio chiusura

Il comparto zootecnico sta attraversando una delle peggiori crisi mai vissute a causa dell’’elevato costo dei vitelli da ristallo e dell’’aumento di tutti i costi di produzione. Questo, unito all’’assenza di una chiara politica per il settore, porterà nel breve tempo al drastico ridimensionamento dell’’intero comparto, con grave perdita anche per i consumatori, che non troveranno più le carni di qualità, frutto della professionalità dei nostri allevatori e degli elevati standard di produzione: è questo l’’allarme lanciato dal settore zootecnico di Confcooperative Fedagri Veneto, rappresentato dal presidente Fabio Scomparin.

Le cause. “Sono numerose –- spiega Scomparin – – le cause alla base di questa crisi profonda: in primis gli appesantimenti burocratici e i rigidissimi requisiti imposti, che assorbono tempo e costi per attività che in molti casi sembrano superflue e contrarie ad ogni logica produttiva. Inoltre, il costo delle materie prime per l’’alimentazione bovina è cresciuto esponenzialmente: la congiuntura climatica negativa ha ridotto quantità e qualità della produzione di cereali nazionale e internazionale; a questo si unisce la crescente domanda di materie prime di qualità da parte dei Paesi emergenti, che hanno fortemente ridotto l’’esportazione di cereali per privilegiare il consumo interno. A questi elementi si aggiungono anche i pesanti vincoli della Direttiva Nitrati, la cui efficacia nei nostri territori non è ancora del tutto dimostrata”.

L’UE taglia, necessario il sostegno della Regione. Un’’informazione poco corretta ha portato le Commissioni Comunitarie a non comprendere pienamente le peculiarità del nostro territorio e della zootecnia associata per ridurre i costi di gestione: le politiche comunitarie di sostegno al settore si sono affievolite e la proposta di taglio dei titoli speciali nella prossima programmazione comporterà una diminuzione massiccia delle imprese che operano nel territorio regionale. “Chiediamo da parte della Regione Veneto una chiara e forte presa di posizione a sostegno del comparto zootecnico anche attraverso l’’istituzione di un gruppo di lavoro e di conoscere quale sarà il futuro della zootecnia bovina da carne sapendo che l’’Italia è deficitaria per il 45%” aggiunge Scomparin. “La crisi economica e la forza eccessiva della GDO rendono incapace la filiera di trasferire a valle i maggiori costi di produzione: per questo riteniamo opportuno sia rilanciata con forza una politica volta a sostenere l’’aggregazione dei produttori per sviluppare economie di scala ed adeguate politiche commerciali indispensabili per la sopravvivenza del comparto».

Problema nitrati, Manzato: serve posizione comune regioni padane. A riguardo della Direttiva Nitrati, l’assesore all’Agricoltura della regione Veneto fa sapere in una nota che: “Il sistema agricolo può farsi carico della sua parte di responsabilità, ma non può essere arbitrariamente caricata di quelle degli altri. I nitrati di origine zootecnica non sono certamente, e purtroppo, l’unico fattore di inquinamento delle falde acquifere”. Secondo Manzato, questa prospettiva deve diventare patrimonio comune di tutta l’agricoltura della pianura padana e trasformarsi il più rapidamente possibile in una revisione dei parametri che definiscono le cosiddette zone vulnerabili. “Ne parleremo ancora tra assessori delle Regioni interessate al problema – ha aggiuto Manzato – tenuto conto che la questione non sembra aver ancora trovato soluzione. Ma se questa posizione è già ampiamente condivisa dalle istituzioni, Governo compreso, sarebbe bene che si trasformasse subito in previsioni normative e che ci venisse data immediatamente la possibilità di procedere alla revisione. Questa sarebbe una riforma ben accolta, altro che le continue mazzate istituzionali di questi giorni”.

(Fonte: Confcooperative Fedagri Veneto/Regione Veneto)

I soci ARGAV nel Veneto orientale, in visita a UNICARVE

I soci ARGAV in visita all’azienda agricola Nuova Annia (foto Maurizio Drago)

(di Bruno Lena, socio ARGAV) Ospiti di Nuova Annia di Lugugnana di Portogruaro (Ve), azienda agricola associata ad Unicarve, l’Associazione di produttori di carni bovine del Triveneto diretta da Giuliano Marchesin, i soci Argav hanno potuto conoscere lo scorso 16 giugno un’importante realtà di allevamento di bovini da carne, visitare un nuovissimo impianto per la produzione di energia elettrica da biogas, nonché recarsi nella vicina Valle Zignago tra canneti, valli da pesca e coltivazioni.

Fabiano Barbisan riceve la penna ricordo ARGAV da Umberto Tiozzo, vicepresidente vicario ARGAV (foto Maurizio Drago)

L’azienda. Fabiano Barbisan, titolare di Nuova Annia assieme ai figli Linda ed Andrea, nel dare il benvenuto ai numerosi ospiti ha presentato l’azienda agricola che con l’attuale ragione sociale nasce nel 1995. L’estensione dei terreni coltivati (tra proprietà ed affitto) è pari a 500 ettari in cui si coltiva in modo estensivo mais, soia, erba e barbabietola. Molto importante è l’attività di allevamento confinato protetto di bovini da carne con un massimo di capienza di 1600 posti stalla.

Bovini allevati nell’azienda Nuova Annia (foto Maurizio Drago)

Foraggio di mais per i bovini allevati in Veneto. “L’Italia, ha sottolineato Barbisan, dipende per i suoi allevamenti da carne da Francia e Irlanda, paesi che si sono specializzati nella struttura della vacca nutrice fornendo i giovani vitelli destinati all’ingrasso. Come allevatori-produttori dobbiamo fornire un prodotto sano (esente da malattie e da farmaci) ed apprezzato dal consumatore. A seconda della tipologia di alimentazione dell’animale da ingrasso, la carne ha sapori e gusti differenti. La carne degli allevamenti confinati e protetti del nostro Veneto e del settentrione italiano dove viene utilizzato il foraggio di mais ha la caratteristica di poter essere consumata con diverse modalità di cotture e tagli. Un tale tipo di alimentazione bovina ha fatto scuola e la carne bovina veneta e settentrionale è molto apprezzata ovunque.”

I soci ARGAV all’interno dell’azienda agricola Nuova Annia (foto Maurizio Drago)

Conosciamo davvero la bistecca che mangiamo? Ha suscitato profondo interesse la visita al nuovissimo impianto per la produzione di energia elettrica da biogas, che si trova a ridosso delle stalle da allevamento. L’impianto, progettato dalla Studio ing. Mazzon di Portogruaro, è costato ben 4 milioni di Euro e si alimenta con prodotti derivanti dall’attività dell’azienda agricola (erba insilata e letame). Non poteva mancare, a conclusione della visita all’Azienda Annia, la degustazione, tra l’altro, di una gustosissima costata, felice pretesto per parlare di come dovrebbe essere la carne che mangiamo.La carne bovina  (vitellone o bovino adulto) deve rispondere infatti a certi requisiti, in particolare il colore è molto variabile perchè è influenzato da fattori come l’età dell’animale, la razza, l’alimentazione  ed anche il grasso deve essere presente, bianco e compatto, perchè determina sapore e aroma della carne mentre la tenerezza della carne dipende dalla percentuale di connettivo del muscolo e dalla frollatura. La giornata in terra veneto-orientale, si è poi felicemente conclusa con la visita della Valle Zignago, splendida realtà ambientale a ridosso della strada bassa jesolana tra canneti, valle da pesca e coltivazioni.