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La Commissione europea limita l’uso di un sottogruppo di sostanze chimiche Pfas per proteggere la salute umana e l’ambiente

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Lo scorso 19 settembre la Commissione europea ha adottato nuove misure a norma del regolamento Reachla legislazione dell’Ue in materia di sostanze chimiche – per proteggere la salute umana e l’ambiente limitando l’uso dell’acido perfluoroesanoico (PFHxA) e delle sostanze affini al PFHxA. Questi sottogruppi di sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) sono molto persistenti e mobili nell’acqua e il loro uso in alcuni prodotti presenta un rischio inaccettabile per la salute umana e l’ambiente.

Produzioni coinvolte: tessile, imballaggi, miscele di consumo, cosmetici, schiume antincendio

La restrizione adottata si concentra sugli usi per i quali il rischio non è adeguatamente controllato, sono disponibili alternative e i costi socioeconomici sarebbero limitati rispetto ai benefici per la salute umana e l’ambiente. La restrizione vieterà la vendita e l’uso dell’acido perfluoroesanoico in prodotti tessili di consumo quali giacche antipioggia, imballaggi alimentari come scatole per pizza, miscele di consumo quali spray impermeabilizzanti, cosmetici come prodotti per la cura della pelle, e in alcune applicazioni di schiume antincendio tra cui a fini di formazione e test, senza comprometterne la sicurezza. Non riguarda invece altre applicazioni dell’acido perfluoroesanoico, ad esempio nei semiconduttori, nelle batterie o nelle celle a combustibile per l’idrogeno verde. La restrizione entrerà in vigore dopo periodi transitori compresi tra 18 mesi e 5 anni a seconda dell’uso, lasciando il tempo necessario per sostituire la sostanza con alternative più sicure.

Fonte: Rappresentanza Commissione europea in Italia

Barbabietole da zucchero, in Veneto stagione da ko

Era partito bene il 2024 per le barbabietole da zucchero, segnando una ripresa dopo anni di difficoltà segnati dal calo delle superfici e dei prezzi. I numeri dicevano che in Veneto gli ettari investiti nella coltura erano oltre 8.500, in netto aumento rispetto ai 6.600 ettari del 2023. Invece poi la stagione ha cambiato rotta. Le piogge incessanti prima, e il caldo torrido poi, hanno portato a problemi nella maturazione delle piante e ad attacchi fungini. E, a raccolta quasi ultimata, il bilancio è negativo.

In seguito al cambiamento climatico, nel 2025 sarà anticipata la semina

“Il meteo avverso ha causato grossi problemi per la tenuta della produzione –  spiega Carlo Pasti, presidente del settore bieticoltura di Confagricoltura Veneto -. Innanzitutto ci sono stati forti attacchi della cercospora, malattia fungina che rappresenta la spada di Damocle per i nostri bietolai, e che non sempre riusciamo a controllare in quanto ci mancano i prodotti adeguati per difenderci. Inoltre c’è stato un notevole stress climatico, con le alte temperature tra luglio e agosto, che hanno portato al defogliamento delle bietole. In sostanza le piante, che in agosto dovrebbero essere verdi, erano quasi spoglie e quindi hanno smesso di lavorare. Le produzioni migliori sono state quelle raccolte a inizio campagna, cioè a metà e fine luglio, tant’è che l’anno prossimo, dato il trend climatico, si pensa di anticipare la partenza della campagna, per evitare di arrivare a fine settembre con le bietole molto brutte”.

Peggio il raccolto veneto di quello emiliano

A soffrire sono state in particolar modo le province di Rovigo, Venezia e Padova, mentre nella vicina Emilia-Romagna a Bologna è andata meglio. “Abbiamo avuto subito il problema delle semine tardive, causate dalle piogge primaverili – spiega Pasti -. Di conseguenza non tutte le semine sono avvenute nel periodo ottimale. Poi il caldo torrido ha dato il colpo di grazia. Il risultato è pessimo, perché faremo meno zucchero pur avendo una maggiore superficie rispetto al 2023. Ci sono zone peggiori e zone migliori, ma tendenzialmente la produzione media è molto bassa. Lo stabilimento di Pontelongo nel Padovano, che lavora le bietole, ha costi fissi alti e perciò, con meno prodotto, i prezzi pagati agli agricoltori saranno inferiori a quanto si ipotizzava. È vero che nel 2024 i contratti sono già determinati, ma si sperava di spuntare di più nel 2025. Invece non sarà così. Un peccato, perché la stagione deludente non invoglierà a investire nella coltura, contrariamente a quello che era successo lo scorso anno”.

La bieticoltura in Veneto

In Veneto gli investimenti sono concentrati principalmente nelle province di Rovigo (2.600 ettari, dati 2023 di Veneto Agricoltura) e Venezia (2.300 ettari), seguite da Padova (1.060 ettari), che insieme rappresentano quasi il 90% degli ettari regionali. L’anno scorso c’era stato un aumento del 30% coltivato a barbabietole, favorito dal prezzo europeo dello zucchero, risalito a 600-700 euro a tonnellata dai 380-400 di qualche anno fa. La cooperativa Coprob,che riunisce i produttori bieticoli ed è proprietaria dei due zuccherifici italiani rimasti, Pontelongo nel Padovano e Minerbio nel Bolognese, aveva incassato mediamente 950-1.000 euro a tonnellata di zucchero.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Giornata agroalimentare Cna: necessità di maggiore sostegno alle imprese femminili e flessibilità del lavoro le esigenze del settore

(di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav) Anche in un contesto difficile come quello odierno, chi opera nel mondo della ristorazione può avere successo. L’importante è avere le idee chiare, la voglia di fare e la capacità di essere originali. Come ce l’hanno i titolari degli esercizi che i soci Argav hanno potuto incontrare durante la Giornata dell’Agroalimentare Cna Veneto, svoltasi a Treviso lo scorso 23 ottobre.

Una tradizionale occasione di confronto

Un appuntamento che è ritornato, dopo quello del 2023, e che ha visto un momento di condivisione e confronto tra rappresentanti della stampa e alcuni associati e dirigenti del settore alimentare Cna di varie città del Veneto. Un settore questo che raggruppa oltre 35mila imprese in Italia per un ampia gamma di lavorazioni, dalla panificazione alle paste fresche, dalla gastronomia ai formaggi, dalle lavorazioni di carne e pesce alle conserve vegetali fino ai distillati e ai liquori, alla pasticceria e alla gelateria.

Le realtà agroalimentari incontrate

Due le imprese della ristorazione che hanno ospitato l’incontro veneto, in territorio trevigiano: la Pasticceria Sarti di Gianandrea Salvestrin a San Vito di Altivole (piazza S. Vito, 7), una vera istituzione nel territorio, e Castelli in Aria, aperto da due giovani, Max (Massimo Cecchin) e Denj, a Castelfranco Veneto (via Romanina, 14), un “concept” ristorativo che punta alla qualità e si propone contemporaneamente, in ambienti separati, sia come spazio per aperitivo che per cenare. Due perle nei rispettivi settori, capaci di attraversare un momento critico come quello del covid e del suo post, e di ripartire con vero e proprio slancio.

I problemi di fare impresa al femminile

Un tema che è emerso dall’incontro è quello dell’imprenditoria femminile e della conciliazione delle esigenze familiari con la famiglia. La grande maggioranza delle 1.211 pasticcerie artigiane venete, ad esempio, è ancora oggi a conduzione familiare. Non solo: secondo i dati forniti da Cna, quasi la metà è a conduzione femminile, ben 523 (43% del totale). Lo ha confermato Catia Olivetto, presidente Cna Dolciari e Panificatori Veneto, che ha spiegato come il trend sia confermato anche dalle iscrizioni negli istituti professionali. «Questo settore – ha detto la Olivetto – si dimostra una volta di più come una vera opportunità di lavoro per le donne come imprenditrici. Perché non sia un trend passeggero, però, è nostro compito cercare di creare una flessibilità diversa da quella esistente, per conciliare le esigenze sia della famiglia, sia dei giovani. E puntare su una formazione sempre più qualificante». Non solo donne, ma anche “giovani” donne: nelle iscrizioni all’Ebav, l’Ente Bilaterale Artigianato Veneto, nella categoria degli alimentaristi, le under 35 rappresentano il 60,9% del totale delle iscritte, che a loro volta sono il 52,5% del totale.

Flessibilità nei contratti un obiettivo da raggiungere

Flessibilità è anche la parola usata per il capitolo lavoro, in particolare giovanile. Perché i giovani di oggi hanno esigenze e aspettative diverse. «Si dovrebbe dare respiro più ampio a strumenti come i voucher, sotto il profilo del monte ore e del compenso massimo. Strumenti che aiutano le imprese nei picchi di lavoro, ma anche il lavoratore in cerca di un impiego extra; mediamente infatti le persone che vengono a fare catering o a lavorare al ristorante nel fine settimana hanno un altro lavoro e quindi lo fanno per pagare il mutuo, poter andare in vacanza o avere qualche soldo in più per i figli», ha spiegato Mirco Froncolati, presidente Cna Ristorazione Veneto.

In Veneto, 25 mila imprese Cna attive nei servizi di ristorazione

Quella di contratti meno ingessati è quindi una battaglia che Cna promette di portare avanti con più forza nei prossimi anni, soprattutto per preservare, in tutti i settori dell’alimentare, le famiglie: perché anche tra le 25mila imprese attive nei servizi di ristorazione venete queste sono preponderanti. Non solo: sono esse a difendere la tradizione della cucina italiana, candidata a diventare patrimonio Unesco, facendo da argine e offrendo alternative alle proposte delle catene, la cui offerta troppo spesso si basa sul contenimento del prezzo piuttosto che sul fornire l’alta qualità e nel promuovere la gastronomia territoriale. «Per sostenere il patrimonio culturale enogastronomico italiano – ha aggiunto Mirco Froncolati,  – si deve fare comprendere al cliente che un determinato servizio e una determinata qualità devono avere come corrispettivo un giusto prezzo, che permetta ai ristoratori di investire non solo in attrezzature, ma anche nella possibilità di offrire prospettive di carriera al personale, capitale umano preziosissimo».

La filiera agroalimentare artigianale incentiva il turismo sostenibile

Secondo CNA, la filiera agroalimentare si intreccia a quella del turismo, in particolare quello sostenibile: che, al di là dei numeri positivi, deve puntare alla crescita qualitativa. Una crescita che deve passare in particolare dalle piccole imprese, che di questo comparto sono l’ossatura, e che per l’organizzazione artigiana deve puntare – contro eccessi e ingolfamenti come quelli che stanno portando a proteste contro il “troppo turismo” e a ticket per limitarne i numeri – a favorire un decentramento territoriale, valorizzando i centri che sono minori solo sulla carta, e la destagionalizzazione.

A Divinazione Expo 24-G7 Agricoltura lo stato dell’arte sulla sostenibilità e qualità del sistema di allevamento italiano dei bovini da carne

Si è tenuto lo scorso 27 settembre, nella storica sala riunioni dell’hotel Residence alla Giudecca di Ortigia (SR), il convegno organizzato dall’OP Unicarve in collaborazione con il Consorzio Sigillo Italiano e l’AOP Italia Zootecnica nell’ambito di Divinazione Expo 24 – G7 Agricoltura. L’incontro è stato aperto dal presidente di OI Intercarneitalia, Alessandro De Rocco, che ha comunicato l’imminente provvedimento di proroga triennale del riconoscimento dell’Interprofessione, unica per la zootecnia bovina da carne in Italia, auspicando un allargamento ad altri operatori di settore per migliorare l’aggregazione e sviluppare progetti per la categoria. Sono intervenuti poi il presidente del Consorzio Sigillo Italiano, Franco Martini ed il direttore Giuliano Marchesin, socio Argav.

Interventi

Martini ha ricordato l’importanza per la zootecnia di poter disporre di un marchio-ombrello per comunicare ai consumatori le produzioni certificate con il Sistema Qualità Nazionale Zootecnia. Marchesin ha illustrato il Piano carni bovine nazionale, evidenziando il contesto operativo del Sistema di qualità nazionale, considerato il primo pilastro per la costruzione di un piano di settore per la zootecnia bovina da carne. Importante e dettagliato l’intervento della Dr.ssa Maria Chiara Ferrarese, direttore generale del Csqa, organismo di certificazione, che ha relazionato sul tema “Allevamenti sostenibili”: il disciplinare di produzione e il piano dei controlli per la zootecnia bovina da carne., evidenziando l’importanza e l’unicità del disciplinare recentemente riconosciuto nell’Sqnz dal Masaf plaudendo al fatto che la redazione è stata frutto della volontà degli allevatori che, invece di subire imposizion,i hanno scelto la strada maestra della sostenibilità ottenendo l’approvazione del disciplinare dalla Commissione europea. Molto dettagliato e ricco di dati produttivi l’intervento del prof. Vincenzo Chiofalo, docente dell’Università di Messina e coordinatore del Distretto produttivo filiera carni Sicilia che ha relazionato sul tema: “La linea vacca-vitello: valore aggiunto per le regioni del Sud e per la filiera nazionale delle carni bovine” e che ha lanciato numerosi messaggi volti alla collaborazione tra Nord e Sud puntando all’aumento delle vacche nutrici per ridurre il divario di produzioni di ristalli di cui l’Italia da sempre soffre. Terminate le relazioni sono iniziati gli interventi programmati con il presidente dell’OP Sicilia, recentemente riconosciuta dalla regione, il Dr. Marco Mocciaro, che ha relazionato sull’evoluzione del Consorzio carni di Sicilia in OP e capofiliera Sqnz del vitellone e scottona allevati ai cereali e ha evidenziato la difficoltà a rapportarsi con i bandi della Regione Sicilia poiché per la promozione è richiesta l’internazionalizzazione delle azioni che la carne bovina non potrà mai realizzare per la scarsità di produzione, auspicando  che i prossimi bandi ne tengano conto. E’ seguito poi l’intervento del Dr. Gianni Dipasquale, presidente del Distretto produttivo filiera carni Sicilia, che ha presentato il progetto per un modello di aggregazione tra operatori della filiera delle carni. Per la Regione Sicilia era presente il dirigente generale del Dipartimento delle attività produttive, Dr. Carmelo Frittitta, che ha parlato degli strumenti che la Regione mette a disposizione degli operatori per sviluppare azioni di supporto al mercato. La chiusura dei lavoridel convegno è stata affidata alla Dr.ssa Stefania Mastromarino, dirigente Pqa II – Agricoltura Biologica, sistemi di qualità alimentare nazionale del Masaf, che ha confermato la disponibilità della sua direzione ad accogliere le richieste degli allevatori per lo sviluppo del Sistema di qualità nazionale zootecnia.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Sigillo Italiano

4-6 ottobre 2024, torna il Festival dei giardini veneziani

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Da venerdì 4 a domenica 6 ottobre 2024 torna il Festival dei giardini veneziani, che in questa XX edizione sarà intitolato Venezia è un’oasi. Il Festival è promosso e sostenuto dal Wigwam Club Giardini Storici Venezia con l’adesione di  (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio) sezione Triveneto – Emilia Romagna. ll Festival ha l’obiettivo di diffondere la cultura del giardino e raccogliere fondi per proseguire nel restauro di giardini storici.

Visite guidate e performance

Nell’arco delle tre giornate si susseguiranno visite guidate e performance per conoscere vicende storiche, caratteristiche paesaggistiche e botaniche dei vari giardini. In particolare questa edizione vuole avvicinare al concetto di oasi come giardino primigenio, come isola insieme protetta dal recinto della laguna e minacciato dall’ambiente salmastro, come spazio fuori dal tempo. Le visite saranno guidate da paesaggisti, giardinieri, autori ed esperti fra cui: Mariagrazia Dammicco, presidente del Wigwam Club, autrice; Gottardo Bonacini, vicepresidente, architetto paesaggista e autore; Mariapia Cunico, consigliere e docente di Architettura del paesaggio; Antonietta Grandesso, consigliere e responsabile culturale Spazio Thetis; Francesca Saccani, fotografa e illustratrice; Franca Zanchi, studiosa dell’arte. In tutti gli incontri ci saranno letture e improvvisazioni al clarinetto con Oreste Sabadin oltre a momenti artistici e conviviali.

I giardini aperti per l’occasione

Per l’occasione verranno aperti il giardino privato di palazzo Albrizzi (San Polo); il giardino di palazzo Contarini dal Zaffo con il Casino degli Spiriti, alla Sacca della Misericordia (Cannaregio); il giardino di palazzo Rizzo Patarol, oggi Grand Hotel Palazzo dei Dogi, alla Madonna dell’Orto (Cannaregio); il giardino privato di palazzo Contarini della Porta di Ferro (Castello); il giardino privato di palazzo Erizzo a San Martino (Castello).

Programma

Venerdì 4 ottobre / tre turni di un’ora: ore 15:00 – 16:15 – 17:30, Giardino di palazzo Albrizzi / San Polo. Incontro di apertura del festival. Nelle vicinanze di Campo San Polo, il giardino privato del Palazzo Albrizzi si trova sulla sponda opposta del rio su cui si affaccia questa nobile dimora cinquecentesca, a cui è collegato al piano nobile da un ponte riservato ai proprietari e visibile dal Ponte delle Tette. Sorto alla metà dell’Ottocento in seguito alla distruzione del Teatro Novo di San Cassiano, fu ristrutturato negli anni ’80 dal paesaggista statunitense Bruce Kelly. Oggi si presenta come uno spazio intimo e ombroso, percorso da pergole e sentieri tortuosi, assolutamente singolare e inatteso con la scala che conduce alla torretta di ispirazione gotica.

Sabato 5 ottobre / due turni di un’ora: 10:30 – 11:45, Giardino di palazzo Contarini della Porta di Ferro / Castello. Nella zona di Santa Giustina, l’antico portale sovrastato dalla lunetta che racchiude un maestoso Angelo conduce a una suggestiva corte interna con pozzo. Una scala gotica porta alla loggia e all’arco di una finestra, che si apre sul giardino. Al bivio, una scultura trifronte del Dio Giano, divinità degli inizi e dei passaggi sia materiali che immateriali. Fu opera dell’architetto Ferruccio Franzoia, allievo di Carlo Scarpa, il restauro del complesso e del giardino in cui echeggia l’essenzialità dell’intervento del Maestro alla Fondazione Querini Stampalia: un tenero tappeto erboso, bordure e pareti di sempreverdi, un canale che culmina nel punto focale di una fontana da cui sgorga l’acqua. Uno spazio protetto dalla mole del palazzo trecentesco e da un alto muro di cinta su cui spicca la settecentesca statua della Madonna con il Bambino. L’incontro si concluderà con la visita all’atelier di Juliana Stolberg con le sue artistiche creazioni di fiori di carta.

Sabato 5 ottobre / tre turni di un’ora: 15:00 – 16:15 – 17:30, Giardino di palazzo Erizzo a San Martino / Castello. Racchiuso da un alto muro di cinta e dal seicentesco palazzo dove visse il doge Francesco Erizzo, è un suggestivo giardino privato con il fascino di una stanza di verzura, che si sviluppa intorno a una radura a prato. Al centro un bell’esemplare di Sophora japonica pendula, con la morbida chioma ricadente. Tutt’intorno sinuose fasce di arbusti e perenni con differenti texture e cromie. Una collezione botanica da apprezzare nell’alternarsi della varie stagioni, svelando sculture di scherzosi amorini. Una ombrosa pergola per momenti di riposo e conviviali culmina in un piccolo bacino con piante acquatiche. Da una decina d’anni il giardiniere collabora con la proprietaria francese per creare questo angolo insieme intimo e ospitale.

Domenica 6 ottobre / due turni di un’ora: 10:30 – 11:45, Giardini di palazzo Contarini dal Zaffo / Cannaregio. Il giardino del cinquecentesco Palazzo Contarini dal Zaffo con il leggendario Casino degli Spiriti in cui si ritrovavano artisti e letterati, fra cui Tiziano e l’Aretino, è lambito dalle acque della laguna nord e della Sacca della Misericordia. Era uno dei giardini più estesi e famosi della Venezia rinascimentale per la ricchezza delle invenzioni prospettiche e per il patrimonio di statue. Dopo vicende alterne, palazzo e giardino sono stati divisi fra due istituzioni religiose che tuttora la gestiscono: la Piccola Casa della Provvidenza Cottolengo e la Casa Cardinal Piazza. I cambiamenti apportati dalla storia non hanno però intaccato il fascino di questi luoghi, con i magnifici scorci panoramici sulla laguna aperta dalla grande terrazza, resti lapidei e murari, alberi secolari e i racconti nati dal suo fastoso passato.

Domenica 6 ottobre / tre turni di un’ora: 15:00 – 16:15 – 17:30, Giardino di palazzo Rizzo Patarol / Cannaregio. Il giardino del seicentesco Palazzo Rizzo Patarol, che nel Novecento fu sede di un convento e oggi ospita il Grand Hotel Palazzo dei Dogi, era originariamente il giardino botanico privato di Lorenzo Patarol, citato come “una delle singolarità veneziane da indicarsi ai forestieri”. Si affaccia sulla laguna nord attraverso un’elegante loggia di ispirazione palladiana, ridisegnata da Giuseppe Jappelli. Oggetto di un recente restauro, il giardino conserva la suggestiva veste ottocentesca con collinette, ponticello e ‘ghiacciaia’. Nel 2015, in occasione dei 300 anni dell’Erbario Patarol, il più antico fra quelli custoditi presso il Museo di Storia Naturale di Venezia, il Wigwam Club ha realizzato l’esposizione fotografica “Dentro l’Erbario” di Francesca Saccani e la cartellinatura delle piante e delle rose più significative.

I posti sono limitati. Prenotazione obbligatoria a prenotazioni.giardinivenezia@gmail.com

Attendere la risposta di conferma con indicazioni su orario e luogo di ritrovo. La quota di partecipazione è un contributo liberale suggerito per coprire i costi organizzativi e sostenere il progetto “Venezia è un Giardino”, dedicato a interventi di restauro. Per ogni evento, € 15,00 soci Wigwam e Aiapp 2024, € 20,00 non soci o soci non in regola con la quota annuale. A conclusione del festival ci sarà un brindisi e a ogni partecipante verrà donato un bulbo di croco.

Fonte: Wigwam Club giardini storici Venezia/Immagine del Festival: Illustrazione di Francesca Saccani / Grafica di Anna Saccani

Galzignano Terme (PD), il Museo dei Colli Euganei diventa museo diffuso

Museo diffusoVenerdì 4 ottobre prossimo sarà presentata a Galzignano Terme (PD) la nuova sezione a “cielo aperto” del Museo dei Colli Euganei, che darà la possibilità di approfondire la conoscenza del territorio dal punto di vista storico e artistico, nonché l’eccezionale sua ricchezza di biodiversità attraverso 3 nuovi percorsi esterni e l’avvio di un progetto di riscoperta di oltre 10 sentieri antichi attraverso contrade, valli e monti di Galzignano e Valsanzibio.

Un museo che esce dalle tradizionali sale espositive
per immergersi nel paesaggio di cui è espressione

Il Museo diffuso euganeo rappresenta un passo audace verso una nuova concezione di fruizione della natura, della storia, dell’arte, dell’archeologia e in generale della cultura. Non è più una rappresentazione in piccolo di esperienze grandi o di storie del passato, ma si fa esteso nell’ambiente, esce dalle sue mura, conduce nel presente, abbraccia tutti coloro che ne vogliono far parte, coinvolge verso un nuovo modo di vivere la natura, unendo passato e presente, emozione e pensiero. Forse non potrebbe essere diversamente in un territorio come quello dei Colli Euganei, di recente nomina al Mab Unesco, dove il paesaggio oltre a essere originalmente bello contiene frammenti della cultura che l’ha generato nella forma diffusa degli spazi aperti: nelle valli e sui colli, nei boschi, nelle ville, nei sentieri, nelle persone che sono custodi di quella stessa cultura. In questo modo, il percorso museale si fonde con i sentieri antichi percorsi da millenni dalla comunità che qui abita, oggi frequentati a piedi e in bici dai turisti del Parco regionale dei Colli Euganei e del bacino termale Euganeo. In un’epoca in cui i musei stanno sempre più diventando spazi virtuali, grazie all’uso di tecnologie avanzate come la realtà aumentata e le ricostruzioni digitali, aprendo nuove e straordinarie opportunità per esplorare e conoscere il passato, il MuCE conferma anche la necessità di non perdere il contatto con le esperienze concrete che solo i luoghi fisici possono offrire, creando una nuova offerta di Cultura on Life, tra reale, sensoriale e digitale, un modo per percepire il paesaggio che cambia, unendo l’esperienza concreta della realtà all’utilizzo della tecnologia.

Sulla via delle terme

Il 4 ottobre saranno inaugurati i primi tre percorsi, ma ne sono stati mappati ben 10 nel territorio di Galzignano e Valsanzibio, già percorribili. Alcuni sentieri mappati sono semplici e accessibili a chiunque, tanto da essere inseriti come percorsi inclusivi nel progetto, sostenuto dalla Fondazione Cariparo attraverso il bando Cultura OnLife, che ha permesso di riscoprire un patrimonio di storie tra natura e cultura. Nove di questi sentieri sono fruibili esclusivamente a piedi, uno è invece percorribile dalle biciclette e connette l’Anello dei Colli Euganei, patrimonio in capo alla Provincia di Padova, al MuCE e al territorio di Galzignano Terme. Proprio questo percorso, oggi inaugurato in una nuova veste, con pannelli e installazioni digitali, prende il nome “Sulla via delle terme” e connette l’area termale al Museo dei Colli, unendo anche il golf, i Giardini di Valsanzibio e la Colombara, fornendo così un punto di vista unico sul territorio tra terme e colli. E’ la bicicletta che permette di ritrovare un contatto con gli altri musei accessibili e inclusivi, inseriti in un progetto dedicato attorno all’Anello della Ciclabile, come il MuBA a Battaglia, il Termalismo a Montegrotto e Villa Bassi ad Abano.

Vino, olio e ciliegie

I percorsi a piedi invece conducono alla riscoperta dei paesaggi del passato, ritrovando giardini storici, ville, conventi e monasteri, entrando nei boschi e osservando campi coltivati, valorizzando le eccellenze del territorio, come il vino, celebrato dal Consorzio dei vini dei Colli Euganei, l’olio del Premio Pomea d’Oro e la ciliegia De.Co del Comune di Galzignano Terme, portando i visitatori direttamente dai produttori. I sentieri permettono esperienze coinvolgenti che non si limitano alla semplice osservazione, ma invitano i visitatori a interagire con il territorio, ampliando le informazioni e le emozioni che lo stesso museo può offrire. Basterà aprire la porta del MuCE e, attraverso una segnaletica dedicata, individuare l’itinerario per proseguire con l’approfondimento dei vari temi nella forma dinamica dell’escursione a piedi o su due ruote.

Dichiarazioni

“Il Museo è paesaggio, vive nel presente ed è espressione della comunità” – spiega la direttrice del Museo dei Colli Euganei, Giulia Deotto – “Qui, l’arte e la storia non sono più solo protette da vetrine, ma si fondono con l’ambiente che ci circonda, invitando visitatori di ogni età a scoprire e vivere la cultura in modo attivo e coinvolgente, riconoscendo le fragilità e imparando a proteggerle. In questo modo ogni visita diventa un’esperienza sensoriale, unica e personale.” “L’obiettivo che ci siamo prefissati qualche anno fa, quando l’intero progetto museale ha preso forma e corpo, con l’amministrazione e il comitato scientifico del MuCE, è stato quello di ascoltare la comunità e divenirne espressione, un luogo di incontro e un catalizzatore di idee, dove ciascuno di noi può sentirsi parte integrante di una storia proiettata verso il futuro. Con l’abbraccio tra museo e territorio, credo, ci siamo avvicinati ulteriormente a quel proposito”. – dice Valeria Lunardi, assessore alla Cultura del Comune di Galzignano Terme. “La bellezza del paesaggio celebrata dal MuCE – spiega il sindaco di Galzignano Terme, Riccardo Masin – non è solo uno sfondo per le esposizioni, ma un protagonista attivo e vibrante. Nel silenzio del bosco, tra lo stormire del vento, l’uomo ritrova sé stesso. In questo la tecnologia diviene uno strumento, utile ad ampliare il reale, senza sostituirlo, accrescendo l’esperienza, mostrando nuove prospettive, raccontando la vita dell’uomo e della natura di cui egli stesso è parte. Questo mi pare un principio importante, da estendere soprattutto alle nuove generazioni, per insegnare l’amore per la natura e il contatto con l’ambiente, le piante e gli animali che vivono su questa terra insieme a noi. E’ al futuro che guarda il Museo Diffuso, come progettualità aperta per ripensare e reimmaginare il paesaggio”. “Abbiamo patrocinato questo progetto sin dall’inizio perché perfettamente in linea con la Carta Europea del Turismo Sostenibile di cui il Parco Regionale dei Colli Euganei è parte. Il Museo Diffuso è un progetto aperto che si inaugura con i primi 3 sentieri ora e porterà ad una nuova visione per gli altri mappati e per il territorio che il Parco tutela, attraverso ricerche, studi e nuove prospettive” dice Alessandro FrizzarinL, presidente del Parco Regionale dei Colli Euganei. L’evento di inaugurazione è parte infatti del Re-Generation Festival, promosso dalla Destinazione Terme e Colli Euganei e coordinato dal Consorzio Terme e Colli Marketing, che avrà proprio nei giorni di 4, 5 e 6 ottobre un momento di forte rilancio e crescita del bacino termale euganeo e dei Colli. All’interno del Festival, ci sarà un ricco programma di eventi anche in sella, lungo l’Anello dei Colli Euganei.

Fonte: Servizio stampa Parco Regionale Colli Euganei

4 ottobre 2024, a Caorle (VE) giornata dimostrativa di Veneto Agricoltura a Vallevecchia delle tecniche di agricoltura sostenibile

Programma GIORNATA A VALLEVECCHIA 4-10-24

Venerdì 4 ottobre prossimo, i soci Argav parteciperanno alla giornata dimostrativa di Veneto Agricoltura a Vallevecchia di Caorle (Venezia), in occasione dell’iniziativa “Azienda aperta – Protocolli aperti: tecniche di agricoltura sostenibile”. con focus particolare sul progetto Interreg Bee2gether. Sarà l’occasione per approfondire le pratiche dell’agricoltura rigenerativa e conservativa flessibile olistica (Acfo), con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale.

Programma della giornata: mattina (9:00 – 13:00)

Presentazioni e discussioni teoriche seguite da dimostrazioni sul campo. Gli argomenti si concentreranno sull’uso delle arnie elettroniche, seguiti dalla presentazione dell’app Bee2gether per tenere sotto controllo da remoto la salute ambientale, e del Progetto Lens per l’agricoltura rigenerativa, oltre alla gestione delle colture di copertura e le tecniche di valutazione della struttura del terreno.

Pomeriggio (14:30 – 17:30)

Approfondimenti pratici su richiesta, con esercitazioni sul campo per l’uso dell’app Bee2gether e osservazione delle arnie elettroniche, nonché dimostrazioni sulla terminazione delle colture di copertura e la semina della coltura principale.

Come partecipare

Per iscriversi all’evento accedere al link, scegliendo tra partecipazione solo mattutina, solo pomeridiana o per l’intera giornata. L’evento è accreditato dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Venezia e dal Collegio dei Periti Agrari. Saranno riconosciuti crediti formativi ai partecipanti.

5-6 ottobre, a Caseus 2024 anche l’edizione autunnale del Festival delle Dop venete

e88b6e76-87c4-4650-b877-b0b1c8125042La 20^ edizione di Caseus 2024 si svolgerà il 5 e 6 ottobre a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD). Con l’occasione, Veneto Agricoltura presenterà nella stessa sede l’XI^ il Festival delle Dop Venete, edizione autunno: un momento ideale per scoprire e gustare le eccellenze del territorio veneto, incontrare i produttori e partecipare a interessanti workshop e degustazioni guidate.

Caseus riunisce grandi caseifici e piccoli produttori di malga

Anche per l’edizione 2024 verrà mantenuto lo spirito internazionale avviato due anni fa, ospitando e presentando tre percorsi: Caseus Veneti, Caseus Italie e Caseus Mundi. Saranno due giornate importanti, a ingresso libero, con degustazioni guidate, abbinamenti enogastronomici, incontri con i casari, masterclass e momenti di formazione e confronto.

Fonte: Veneto Agricoltura

Peste suina africana, scatta in Veneto la prevenzione della diffusione

maiali

Se  il virus della Peste suina africana (psa) colpisse gli allevamenti veneti potrebbe causare pesanti conseguenze dirette e indirette sulle imprese agrozootecniche, sulle produzioni della filiera suinicola e sull’economia legata all’indotto. Per questo la Regione Veneto ha ritenuto necessario individuare alcune misure urgenti da adottare per ridurre il rischio di introduzione del virus negli allevamenti e individuare azioni di preparazione della filiera delle carni suine in caso di estensione delle Zone di Restrizione dai territori delle regioni confinanti o in caso di conferma di focolai di Psa sul territorio regionale.

Che cos’è la Psa

E’ una malattia infettiva dei suidi (non si trasmette ad altre specie animali, compreso l’uomo) causata da un virus letale e sta circolando da poco più di due anni nella popolazione di cinghiali selvatici dei territori delle Regioni Campania, Calabria, Lazio, Piemonte, Toscana, Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna, oltre che in altri paesi europei ed extraeuropei, causando mortalità negli animali detenuti e determinando l’esecuzione di una serie di misure previste dalla normativa, tra cui l’abbattimento degli animali negli allevamenti coinvolti e pesanti limitazioni commerciali e sanitarie per la filiera suinicola e in particolare per le carni. Dall’ambiente selvatico la malattia può entrare, in carenza di biosicurezze strutturali o gestionali, negli allevamenti di suini domestici. Il fronte di avanzamento delle più vicine Zone di Restrizione della Lombardia e dell’Emilia Romagna dista circa 80 km dalle province di Verona e di Rovigo.

Le azioni

Nell’ordinanza vengono definite le azioni prioritarie che gli operatori della filiera suinicola devono metter in atto anche in riferimento alle ordinanze del Commissario Straordinario alla psa e alle recenti indicazioni ministeriali riguardanti i territori già colpiti dalla malattia. E’ necessario quindi rafforzare il controllo dell’adozione di misure di biosicurezza strutturali e gestionali negli allevamenti suini e le procedure per la movimentazione in sicurezza degli animali, lo smaltimento sicuro dei prodotti potenzialmente contaminati, la pulizia e la disinfezione di ambienti, strutture, attrezzature, aree e mezzi. Inoltre sul territorio regionale devono essere vietate fiere, mostre e mercati che interessino gli animali della specie suina. Negli allevamenti di suini del territorio regionale è vietato l’ingresso di personale non strettamente collegato alle attività di allevamento e alle attività di controllo ufficiale dell’Autorità competente e di controllo e sorveglianza della malattia. Tutta la popolazione deve essere sensibilizzata perché ci possono essere comportamenti che favoriscono la diffusione del virus: ad esempio, l’abbandono di rifiuti alimentari che potrebbero venire in contatto con i cinghiali o altra fauna selvatica rappresenta un rischio per la diffusione delle malattie degli animali quali la psa, il cui virus potrebbe essere presente in salumi provenienti da territori in cui il virus è diffuso. Viene disposto anche l’obbligo di allontanare e mettere in sicurezza i rifiuti alimentari nelle aree di sosta autostradali ai fini di non renderli disponibili per la fauna selvatica.

Sanzioni

La Direzione regionale Prevenzione fa presente che, ai sensi dell’Ordinanza del Commissario alla Peste suina Africana n. 3/2004, il riscontro di eventuale mancata segnalazione da parte degli operatori dei segni compatibili con un sospetto di Psa negli animali, in caso di successiva conferma del focolaio, comporta l’applicazione delle sanzioni previste dalle norme nonché la sospensione delle procedure di indennizzo dei danni diretti e indiretti e che laddove siano accertati negligenza, colpa o addirittura dolo si attiveranno le procedure per la decadenza dal beneficio, fatte salve le misure previste dal Codice di Procedura Penale.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

27 settembre, corso di formazione giornalisti sul lessico da usare in ambito agricolo e ambientale

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Venerdì 27 settembre p.v. riprendono gli incontri formativi per giornalisti al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) organizzati dall’Ordine dei giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav. L’appuntamento, che avrà inizio alle 18:30 per terminare 20:30, avrà per tema il linguaggio giornalistico nell’ambito agricolo e ambientale, iscrizioni sull’apposita piattaforma (2 crediti) entro il 25 settembre.

Programma e relatori

Il corso è incentrato sull’uso di una terminologia usata spesso impropriamente dai mass-media nell’affrontare tematiche agricole e ambientali. Per facilitare la comprensione delle pratiche rurali saranno illustrate le loro traduzioni dal dialetto delle campagne alla lingua italiana. A moderare l’incontro sarà il vicepresidente Argav Renzo Michieletto, giornalista; parteciperanno Romina Gobbo, giornalista professionista freelance, componente del direttivo Argav; Lorenzo Furlan, direttore della Sezione Innovazione di Veneto Agricoltura; Walter Basso, scrittore veneto, gestisce la casa editrice Scantabauchi – Centro di cultura veneta; Fabrizio Stelluto, direttore dell’agenzia giornalistica e radiotelevisiva “Asterisco Informazioni”, presidente Argav.