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L’Unione Europea rischia di rimanere al palo nella corsa all’adattamento ai cambiamenti climatici

La politica di adattamento dell’Unione Europea (Ue) ai cambiamenti climatici rischia di non stare al passo, stando a una relazione pubblicata lo scorso 16 ottobre dalla Corte dei conti europea. Gli eventi climatici estremi, quali ondate di calore, siccità e inondazioni, sono sempre più gravi e frequenti, e hanno anche pesanti ricadute economiche. Benché l’Ue disponga di un solido quadro di riferimento per fronteggiare l’impatto dei cambiamenti climatici, secondo gli auditor è l’attuazione pratica delle politiche di adattamento a porre problemi.

Le perdite economiche

In media, nell’ultimo decennio le perdite economiche dovute a eventi climatici estremi nell’Ue sono ammontate a 26 miliardi di euro l’anno. Anche l’inazione ha un prezzo: se l’attuale economia europea venisse esposta a un riscaldamento globale compreso tra 1,5 e 3 °C al di sopra dei livelli preindustriali (secondo una stima prudente), si verificherebbe una perdita economica annuale compresa tra 42 e 175 miliardi di euro.

Il recepimento delle politiche di adattamento dell’Ue e nazionali
nelle norme locali è un processo difficile

Da un’indagine condotta dagli auditor presso 400 comuni degli Stati membri controllati, è emerso che gli interpellati ignoravano in gran parte le strategie e i piani di adattamento ai cambiamenti climatici e non utilizzavano gli strumenti dell’Ue per tale adattamento (Climate-ADAPT, Copernicus e il Patto dei sindaci dell’UE). Oltre la metà dei progetti sottoposti ad audit ha affrontato efficacemente i rischi climatici e gli auditor hanno individuato anche alcune buone pratiche. Si sono però imbattuti anche in casi in cui le priorità erano in contrasto fra loro e gli obiettivi di adattamento ai cambiamenti climatici dovevano coesistere con altri obiettivi quali la competitività o lo sviluppo regionale. Ad esempio, hanno rinvenuto progetti che rispondevano alla necessità di una maggiore irrigazione ma che rischiavano di aumentare i consumi idrici complessivi o un progetto di protezione dalle inondazioni che prevedeva ancora il rilascio di concessioni edilizie per nuove abitazioni nella stessa area a rischio. Hanno rilevato persino due progetti che possono portare al cosiddetto maladattamento, cioè a un aumento – anziché a una riduzione – della vulnerabilità o dell’esposizione ai cambiamenti climatici. Tra gli esempi di maladattamento si possono citare la promozione dell’irrigazione per colture ad alta intensità idrica invece di passare a quelle a minore intensità, oppure l’investimento in cannoni per l’innevamento artificiale (seppur energeticamente più efficienti) invece di concentrarsi sul turismo durante tutto l’anno. Inoltre, alcuni progetti (come il ripascimento, ossia l’aggiunta di sabbia nelle spiagge) offrono una soluzione di adattamento solo a breve termine.

Difficile il monitoraggio degli investimenti

Quanto all’assegnazione delle risorse, l’adattamento è una politica trasversale e quindi i finanziamenti dell’Ue per realizzarla provengono da varie fonti dell’Unione, connesse ad esempio all’agricoltura, alla coesione e alla ricerca. Diventa così più complicato assicurare il monitoraggio di questi finanziamenti. Le relazioni sull’adattamento vanno migliorate: infatti, secondo gli auditor, allo stato attuale non consentono di valutare i progressi compiuti dagli Stati membri nell’adattamento ai cambiamenti climatici, in quanto sono in gran parte descrittive e sprovviste di dati quantificabili.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

A.A.A. Cercansi nuovo gestore dell’oliveto storico delle Grotte di Catullo a Sirmione (Brescia), domande entro il 31 ottobre

Le Grotte di Catullo a Sirmione (Brescia) cercano un partner d’eccezione per gestire il loro storico uliveto. Chi ha passione per l’olio ed esperienza nel settore, può partecipare alla consultazione e far parte di un progetto che unisce storia, natura e gusto. La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia – l’istituto del Ministero della Cultura che coordina e gestisce diversi musei statali sul territorio lombardo fra cui le Grotte di Catullo e il Museo archeologico di Sirmione – intende affidare in concessione l’Oliveto storico che si trova all’interno dell’area archeologica delle Grotte.

Nel sito bresciano, olivi centenari

Le origini dell’Oliveto storico – che conta oggi circa 1.470 piante – risalgono al Cinquecento, ma la tradizione olivicola sirmionese è ben più antica e risale almeno all’epoca romana. “Proprio in considerazione dello straordinario valore culturale, storico e paesaggistico dell’Oliveto, che conta al suo interno alberi centenari, abbiamo voluto effettuare – prima dell’avvio della procedura di gara per l’affidamento in concessione – una consultazione preliminare, invitando chi già lavora nel settore a manifestare il proprio interesse o a sottoporre suggerimenti o soluzioni migliorative”, spiega Rosario Maria Anzalone, dal maggio scorso a capo della Direzione regionale Musei Lombardia. La tradizione olivicola nella zona di Sirmione è – letteralmente – millenaria: grazie al ritrovamento di manufatti legati alla produzione olearia locale, si ritiene che già in età romana nel territorio sirmionese si praticasse la coltivazione dell’olivo. Non si trattava probabilmente di una grandissima produzione, ma certo più che sufficiente per il fabbisogno locale. Conferme della presenza di oliveti a Sirmione nell’antichità arrivano anche dai ritrovamenti effettuati all’interno dell’area archeologica: fra i frammenti di intonaco dipinto, recuperati in abbondanza negli scavi del secolo scorso, si riconoscono chiaramente raffigurazioni di olivi mossi dal vento su fondo azzurro, che ci rimandano inevitabilmente alle piante che abbellivano i giardini della villa con lo sfondo del lago. Oggi l’oliveto delle Grotte di Catullo comprende alberi, distribuiti in tre zone principali all’interno dell’area archeologica. Le piante furono tramandate di famiglia in famiglia fino all’esproprio dei terreni da parte dello Stato (1947), e la successiva apertura al pubblico dell’area archeologica. Fino a quel momento, infatti, le famiglie possedevano degli appezzamenti di terreno all’interno dell’area archeologica e coltivavano, oltre agli ulivi, il grano. Gli abitanti della generazione degli anni Trenta del secolo scorso ricordano ancora di quando accompagnavano i genitori alla raccolta delle olive nel terreno, allora non cintato, delle Grotte per poi portare le olive con le barche fino a Malcesine, Toscolano o Fasano, dove c’erano i frantoi. Negli ultimi anni, grazie alle cure prestate su impulso della Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, l’oliveto è tornato a produrre olive (circa 5.000 Kg all’anno) da cui viene estratto un olio extra vergine di grande qualità (circa 600 l annui).  

Consultazione preliminare

L’invito a partecipare alla consultazione preliminare di mercato indetta dalla Direzione regionale è esteso a tutti gli operatori economici attivi nel settore di riferimento e alle loro associazioni di categoria purché in possesso dei requisiti speciali minimi di idoneità professionale e di capacità tecnica professionale. L’avviso, con tutte le informazioni e indicazioni sulle modalità di partecipazione è pubblicato sul sito della Direzione regionale. Il termine di partecipazione è fissato per le ore 12:00 di giovedì 31 ottobre 2024.

Fonte: Servizio stampa Direzione regionale Musei Lombardia

Il mondo del vino e del Prosecco piange la scomparsa di Etile Carpenè


Il 23 ottobre scorso, a Conegliano (Treviso) è mancato  all’età di ottant’anni Etile Carpenè. Ha amato il Prosecco e la sua terra, tramandando con rispetto e dedizione i valori fondanti dell’azienda di famiglia Carpenè-Malvolti, prima al mondo a produrre il vino spumante delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene.

Sabato 26 ottobre la cerimonia funebreEtile Carpenè ha dedicato la sua vita alla ricerca e alla cultura enologica, ispirando generazioni di studenti e professionisti con la sua passione e il suo impegno nel promuovere il rispetto per il territorio. Nell’ultimo periodo aveva lasciato la guida aziendale alla figlia Rosanna, attuale Ad della Spa. di famiglia, che porterà avanti l’operato del padre con amore e passione. Lascia nel dolore la moglie Nicoletta, la figlia Rosanna, la nipote Etilia ei parenti tutti. La cerimonia di commemorazione si terrà sabato 26 ottobre alle ore 10 nella chiesa parrocchiale dei Santi Martino e Rosa, Via Francesco Fenzi 28, Conegliano.

Chi era Etile Carpenè. Quarta generazione della più longeva Casa spumantistica italiana, si era diplomato al liceo scientifico di Rosenberg in Svizzera per poi frequentare un corso di specializzazione in Enologia all’Università di Talence a Bordeaux. Proseguì il suo percorso accademico iscrivendosi all’Università di Ferrara dove ottenne la laurea in Chimica pura. Dopo il percorso di studi iniziò a lavorare nell’impresa di famiglia divenendone in seguito Ad e presidente, espandendo la produzione, amplificando e potenziando la distribuzione, riorganizzando e rinnovando la rete vendita, sostenendo l’immagine della marca con campagne pubblicitarie in televisione e sulla stampa. Tra gli incarichi da lui rivestiti al di fuori del contesto aziendale ricordiamo: la presidenza dell’Istituto metodo classico dal 1990 al 2001, nel 1992 in Federvini, prima come consigliere e poi come vice presidente Sindacato vini spumanti: nello stesso anno fu nominato consigliere nel Consorzio tutela Prosecco, carica rinnovata per due mandati consecutivi. Fu nominato Accademico emerito dell’Accademia della vite e del vino.

Fonte: Ufficio Stampa Carpenè-Malvolti SpA

Il consigliere Argav Alessandro Bedin nominato presidente dell’Associazione italiana direttori e tecnici pubblici giardini

Alessandro Bedin

In occasione del Congresso nazionale dell’Associazione Italiana direttori e tecnici pubblici giardini, che si è tenuto a Lecce dal 10 al 12 ottobre 2024, il direttivo nazionale ha eletto i nuovi organismi nazionali: presidente nazionale dott. for. Alessandro Bedin (Comune di Montecchio Maggiore – Vicenza ), consigliere Argav, vice presidente dott. agr. Giuseppe Sarracino (Comune di Frosinone), segretario nazionale l’arch. Valerio Costantino (Comune di Leverano – Lecce). L’Assemblea nazionale ha ringraziato il presidente Roberto Diolaiti, il vice presidente Mauro Ianese, il segretario, Ciro Degl’Innocenti e tutto il direttivo uscente per il loro impegno e il lavoro svolto in questi anni che hanno visto crescere l’Associazione pubblici giardini.

Il chi è dell’Associazione

Fondata il 27 marzo del 1955 per volontà dei Direttori dei servizi giardini di alcune città, tra le quali Roma, Firenze, Torino, Genova, nel gennaio 1982 ne è stato registrato l’atto costitutivo alla presenza dei direttori e tecnici delle città di Roma, Torino, Milano, Genova, Bolzano, Caltagirone. Negli anni successivi aderiscono all’associazione direttori e tecnici dipendenti di innumerevoli città grandi e piccole fino a raggiungere l’attuale numero di circa 350 soci. L’associazione è impegnata attraverso i suoi soci a contribuire, direttamente o indirettamente, alla salvaguardia e al miglioramento del verde pubblico, del paesaggio e dell’ambiente, a valorizzare le figure professionali addette al settore del verde pubblico e dell’ambiente operanti nell’ambito di enti pubblici nonché di società e altri enti di diritto privato a prevalente partecipazione pubblica. L’associazione organizza importanti convegni a livello locale, nazionale e internazionale tra i quali i convegni e seminari dal titolo “L’albero in città” tenutisi in varie sedi italiane, è presente alle principali mostre e fiere nazionali ed internazionali, partecipa alla giuria di importanti premi nazionali come il Premio “La città per il verde”, promuove la cultura del fiore e del giardino attraverso la presenza dei soci alle più importanti manifestazioni floreali nazionali e internazionali.

Un ruolo oggi ancora più importante

Attraverso i propri soci, l’associazione gestisce e cura il più grande patrimonio a verde del nostro Paese. I direttori e tecnici dei pubblici giardini oggi, come in passato, intendono promuovere lo sviluppo del verde pubblico urbano e periurbano attraverso l’azione quotidiana dei propri soci proponendosi come competente punto di riferimento tecnico per sensibilizzare gli enti pubblici, nonché le società e gli altri enti di diritto privato a prevalente partecipazione pubblica, e gli operatori di settore alle tematiche del verde pubblico, del paesaggio e dell’ambiente e a informare i cittadini.

Fonte: servizio stampa Associazione italiana direttori e tecnici pubblici giardini

Presentato a Monselice (PD) un progetto sperimentale per la cattura dell’anidride carbonica emessa dal cementificio locale

Lo scorso 10 ottobre lo stabilimento Buzzi Unicem di Monselice (PD) ha presentato alle Istituzioni, alle parti sociali, sindacali e datoriali, e ad altri stakeholder del territorio un innovativo progetto pilota per catturare l’anidride carbonica sprigionata nella produzione del cemento. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’azienda britannica Nuada, specializzata in questa tipologia di tecnologie, è parte della strategia aziendale rivolta a ridurre l’impatto ambientale della produzione e raggiungere obiettivi di sostenibilità. I cementifici rilasciano infatti grandi quantità di CO2, liberata nei processi produttivi dalla scomposizione del calcare, è per questo che l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 risulta particolarmente sfidante e non può prescindere da modalità di cattura dell’anidride carbonica.

Il sistema attuale  

I sistemi attualmente disponibili a livello industriale per la cattura dell’anidride carbonica sono basati sul riscaldamento e sono molto energivori, mentre il progetto pilota realizzato presso lo stabilimento Buzzi Unicem si distingue per l’utilizzo di una tecnologia che sfrutta materiali avanzati e la pressione anziché il calore, con un grande risparmio in termini di energia e di costi. Questo assessorato – afferma l’assessore regionale al lavoro Valeria Mantovan –   ha seguito negli anni la crisi dei cementifici e coordina, con l’Unità di crisi aziendali, un tavolo permanente in sede regionale. Lo stabilimento di Monselice, acquisito da Buzzi Unicem nel 2017, oggi conta oltre 100 addetti, senza considerare l’indotto. Ha superato la crisi grazie ad una strategia industriale di rilancio lungimirante, basata su investimenti produttivi e per la salvaguardia ambientale che oggi gli consentono di essere efficiente e competitivo, ma anche di presentare livelli di emissioni ben al di sotto dei limiti di legge. Il progetto pilota presentato a Monselice ha sperimentato e dimostrato la capacità di catturare una tonnellata di CO2 al giorno dai gas di scarico dello stabilimento con un impiego di energia drasticamente ridotto rispetto ai sistemi tradizionaliE’ un modello che va verso l’unica direzione che oggi riteniamo praticabile, quella che consente di coniugare l’efficienza della produzioni e la salvaguardia dell’occupazione con la massima tutela dell’ambiente, contemperando sostenibilità economica, sociale e ambientale”.

Fonte: Regione del Veneto

 

25 ottobre, ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) corso di formazione Odg Veneto in collaborazione con Argav, tema “La zootecnia di fronte alle sfide della sostenibilità ambientale, economica, sociale”

Venerdì 25 ottobre p.v., dalle 18.30 lle 20.30, al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8, si svolgerà il corso di formazione giornalisti organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav dal titolo “La zootecnia di fronte alle sfide della sostenibilità ambientale, economica, sociale”. Il corso dà diritto a 2 crediti, iscrizioni entro il 22 ottobre nella piattaforma formazione giornalisti.

Programma e relatori

Il corso offrirà l’opportunità di conoscere come la zootecnia, tradizionale settore trainante dell’economia agricola italiana, stia adeguandosi alle crescenti esigenze ambientali e al cambiamento della cultura alimentare, nonchè gli strumenti a disposizione degli allevatori per migliorare la competitività sui mercati. Relatori: Renzo Michieletto, giornalista, vicepresidente Argav; Alessandro De Rocco, presidente dell’Organizzazione Produttori Azove, dell’Aop (Ass. di Organizzazione Produttori) “Italia Zootecnica” e dell’Organizzazione Interprofessionale “Intercarneitalia”, che riunisce allevatori, macellatori e distributori; Andrea Scarabello, dirigente dell’Ass. Produttori Carni Bovine Unicarve, responsabile dell’assistenza tecnica e consulenza alle aziende di allevamento e gestore di numerosi progetti nazionali ed europei, legati alla sostenibilità degli allevamenti; Giuliano Marchesin, direttore generale Unicarve; Fabrizio Stelluto, presidente Argav, vicepresidente Unarga, responsabile ufficio comunicazione di Anbi (Ass. Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue).

20 ottobre, Giardino Vegetazionale Astego (VI) in festa per i 100 anni dalla fondazione

Domenica 20 ottobre il Giardino Vegetazionale Astego, celebra i 100 anni dalla fondazione con una giornata dedicata a ripensare alla storia del giardino, legata sia alla comunità locale che alle vicende del Monte Grappa. Sarà quindi una giornata dedicata a conoscere le storie di alberi, fucili, uomini e urogalli!

Programma dell’evento

Ore 10:30 saluti e introduzione, Veneto Agricoltura, Comune di Pieve del Grappa, Cooperativa Salvatica. Visita guidata al Giardino con le guide di Salvatica e con letture e musica di Oreste Sabadin, artista e musicista. Ore 15:00 percorso tra i grandi alberi del giardino con Oreste Sabadin lettura di brani tratti da Arboreto Salvatico di Mario Rigoni Stern. Evento gratuito ad accesso libero (in caso di pioggia l’evento sarà rimandato a domenica 27 ottobre). È possibile pranzare presso la baita degli alpini, costo di 10 euro, disponibilità limitata, prenotazione pasto a questo link

Visite fino al 10 novembre

Giardino Vegetazionale Astego è aperto le domeniche del mese di ottobre e fino al 10 novembre dalle 10:00 alle 18:00, visita guidata gratuita le domeniche ore 10:30

Fonte: Selvatica

“Concorso e Premio Laura Conti 2024”, tesi di laurea da inviare entro il 30 novembre all’insegna delle tematiche legate ad ambiente, sostenibilità, educazione, sicurezza, risparmio e solidarietà

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Il “Concorso e Premio Laura Conti 2024”, promosso e sostenuto dalla Fondazione Icu (Istituto consumatori e utenti) di Venezia, celebra quest’anno il 25esimo anniversario. Pioniera delle tematiche ambientaliste negli anni Sessanta del secolo scorso, la friulana Laura Conti fu tra i fondatori della Lega per l’Ambiente, scrittrice e autrice di talento sulla questione dell’educazione, dell’assistenza sociale e dell’ambiente.

Il premio

Ha come obiettivo la valorizzazione e la divulgazione delle tesi di laurea che si occupano delle problematiche legate alla società sostenibile, alle energie rinnovabili, alla mobilità intelligente, al riciclo, ai rifiuti, alla bioedilizia, al commercio equo, alla difesa della natura, allo studio e alla difesa dei diritti dei consumatori. Oltre ai premi in denaro (1.000 euro al vincitore, 500 euro al secondo classificato e 250 euro al terzo), il Premio assegna ogni anno dei riconoscimenti speciali per categoria, inviando ai meritevoli di segnalazione uno specifico attestato. Questo perché la Fondazione ritiene che la maggior parte delle tesi siano il frutto di un grande impegno di ricerca e studio da parte degli studenti e meritano di essere conosciute. Per tale ragione, i migliori lavori diventano libri editi dall’Ecoistituto del Veneto, o dalla stessa Fondazione Icu, mentre altri vengono fatti conoscere attraverso la rivista Gaia. Inoltre, tutte le tesi di laurea verranno nel tempo archiviate con parole chiave in un database on-line. In questo modo, potranno essere trovate per soggetto e i vari autori avranno la possibilità di essere messi in contatto con chi volesse approfondire le tematiche affrontate.

Scadenza 30 novembre

Sono ammesse tesi di tutti i livelli, comprese quelle di dottorato e Master, discusse nelle università italiane negli anni accademici dal 2010-2011 in poi, inviate entro il 30 Novembre 2024 (farà fede il timbro postale) presso la sede dell’Ecoistituto del Veneto e della Fondazione Icu. La giuria è composta da Michele Boato, Anna Ciaperoni, Franco Rigosi, Paolo Stevanato. Per partecipare è necessario inviare il modulo di partecipazione on-line entro il 30 Novembre 2024. Tutte le informazioni si trovano nel Bando-Premio-ICU_Laura-Conti-2024 e nei siti www.ecoistituto-italia.com e www.fondazioneicu.org

Fonte: Fondazione Icu/Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”

Trento. Il gambero di fiume torna nelle acque della Valsugana

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(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) In passato molto diffuso in tutta l’Europa occidentale, nel corso degli ultimi 50 anni il gambero di fiume europeo (Austropotamobius pallipes) ha subìto anche in Trentino una drastica riduzione dell’areale di distribuzione.

La specie

E’ il crostaceo autoctono più grande presente nei corsi d’acqua e nei laghi della provincia trentina, fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi acquatici. Vive in fiumi, torrenti, ruscelli, fossi, laghi e stagni, dal fondovalle fino ai 1.500 metri di quota, prediligendo luoghi ricchi di massi, ciottoli, radici e detrito vegetale in grado di offrirgli rifugio nelle varie fasi del suo ciclo vitale. La specie presenta attualmente un tasso di estinzione molto elevato a livello nazionale ed europeo e la Direttiva Ue “Habitat”– lo strumento legislativo principe per la conservazione della biodiversità nel territorio dell’Unione Europea – lo elenca tra le specie a elevata priorità di conservazione in quanto ha subìto nel corso degli ultimi dieci anni una riduzione superiore al 50% dovuta al declino degli habitat disponibili, all’inquinamento, all’introduzione di specie alloctone e di parassiti e all’eccessivo prelievo di individui, fino a non molto tempo fa catturati a fini culinari.

In via di estinzione anche in Valsugana

Senza interventi specifici volti alla riduzione delle minacce e all’incremento delle popolazioni, esiste la concreta possibilità della sua estinzione nel medio-breve termine. I dati ci dicono che anche per quanto riguarda la Valsugana la situazione non è rosea: l’A. pallipes è stato censito in sole dodici delle 56 stazioni monitorate dalla Fondazione E. Mach (FEM) negli ultimi cinque anni nei bacini del Brenta e del Fersina. Risulta estinto ad esempio nel Rio Vena (all’interno della riserva naturale di Inghiaie a Levico Terme) dove era presente fino al 2011, nel Rio Resenzuola a Grigno dove i dati storici ci dicono che era presente fino al 1995 e nei canali e negli stagni della riserva naturale del Fontanazzo, ancora a Grigno, dove lo si trovava sicuramente fino al 2006.

Un piano per la reintroduzione

Da queste premesse è nato il progetto della Rete di Riserve del fiume Brenta volto a reintrodurre questo importante crostaceo almeno in una nuova area, individuata sulla base di dati scientifici. A occuparsi di questo tentativo è Maria Cristina Bruno, ricercatrice della FEM che sta seguendo anche il lavoro di contenimento delle specie aliene di gamberi presenti nel territorio e che nelle settimane scorse, assieme al presidente della Rete di Riserve Enrico Galvan e a Marcello Scutari del Servizio Aree protette della Provincia autonoma di Trento, ha presentato a Borgo Valsugana in un incontro pubblico il “Piano per la reintroduzione del gambero di fiume”.

Palude Roncegno per reintroduzione

Che cosa è stato fatto finora?

La prima fase ha riguardato l’individuazione della potenziale popolazione “donatrice” di gamberi di fiume europei, dalla quale prevedere di prelevarne un certo numero da destinare al ripopolamento. Fra le poche popolazioni ancora presenti in Valsugana la scelta è caduta su quella presente da tempo nel Rio Laguna di Grigno e nello stagno artificiale da questo alimentato; si tratta di una popolazione in ottima salute sia dal punto di vista numerico che, aspetto fondamentale, dal punto di vista sanitario, essendo risultata indenne da qualsiasi malattia e quindi non a rischio di trasmissione di patologie in altre zone. A questo riguardo è opportuno ricordare che il gambero di fiume europeo può essere portatore della “peste del gambero” e della “malattia della porcellana”. Individuata la popolazione donatrice si doveva trovare una zona adatta dove provare a traslocare i gamberi e una serie di considerazioni tecniche hanno fatto ricadere la scelta sulla riserva “Palude di Roncegno” (foto in alto) il biotopo che si estende su circa 20 ettari al confine fra i territori di Borgo Valsugana e Roncegno Terme, caratterizzato da una grande abbondanza di corsi d’acqua, stagni e laghetti che lo rendono ideale per accogliere i gamberi di fiume, con la possibilità che in futuro la popolazione del crostaceo si espanda autonomamente risalendo ad esempio parte del rio Chiavona.

I prossimi passi

Ora è arrivato il momento di entrare nel vivo e nel corso del mese di ottobre si passerà alla fase operativa che prevede la raccolta dal rio Laguna di una ventina di gamberi maschi e indicativamente del doppio di femmine. Questo è il rapporto numerico ideale per assicurare il massimo successo della reintroduzione; il numero complessivo di individui prelevati, pari a circa il 10% del totale della popolazione donatrice, è inoltre tale da non creare alcun problema a quest’ultima. I gamberi prelevati verranno immediatamente rilasciati all’interno della Palude di Roncegno distribuendoli in un tratto di qualche decina di metri, in zone di acqua relativamente ferma, permettendo così la dispersione naturale degli individui.

E dopo?

Il lavoro non finisce però qui. Intanto perché la traslocazione di gamberi dal rio Laguna alla Palude di Roncegno si ripeterà per altri due anni e poi perché si renderà necessario il monitoraggio della situazione per almeno cinque anni per stimarne la consistenza, verificarne lo stato sanitario e valutare la qualità dell’ambiente. Il successo dell’intervento potrà essere accertato a partire dall’anno successivo alla prima traslocazione: se alla conclusione del ciclo riproduttivo nella nuova area verranno individuati i cosiddetti “giovani 0+”, cioè i piccoli gamberi nati l’anno precedente, vorrà dire che la reintroduzione del gambero di fiume nella Palude di Roncegno avrà avuto successo.

Articolo già pubblicato dall’autore su “Il Cinque”

Fauna selvatica: Consorzi di bonifica del Veneto, togliere ogni vincolo che limiti la caccia alla nutria 

Nutria

“Nella battaglia per la difesa degli argini da nutrie, tassi, volpi e istrici, il presidente Zaia e il mondo dell’agricoltura possono fare pieno affidamento sui Consorzi di Bonifica, attivi da sempre nella manutenzione della rete idraulica minore e quotidianamente impegnati a far fronte ai danni causati dalla fauna selvatica – ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione regionale dei Consorzi di Bonifica e Irrigazione. “Serve una forte campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui danni che gli animali arrecano ad argini e sponde; le nutrie, in particolare, rappresentano una delle principali minacce per la sicurezza idraulica di centri abitati e campagne, ma anche per coloro che con automobili o mezzi di lavoro percorrono strade sulle sommità arginali a rischio crollo”. “Non devono esserci vincoli per la caccia alla nutria, una specie aliena pericolosa per l’uomo, per l’agricoltura e per l’ecosistema, e che deve pertanto essere completamente eradicata – aggiunge il direttore di Anbi Veneto Andrea Crestani –. Servono risorse per istituire una taglia per ogni capo abbattuto ma anche per ripristinare e tenere in efficienza la rete idraulica. I Consorzi di Bonifica del Veneto gestiscono oltre 25mila km di corsi d’acqua, i costi economici e il personale impiegato per ripristinare argini e sponde danneggiate dalla fauna selvatica sono notevoli e ad oggi insufficienti.”