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20 novembre, alla biblioteca La Vigna di Vicenza la presentazione del calendario “El Poiana 2024”

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Anche quest’anno ritorna alla biblioteca “La Vigna” di Vicenza l’appuntamento con El Poiana, il vero ed autentico almanacco meteorognostico vicentino per l’anno 2024, che sarà presentato mercoledì 20 novembre alle ore 17.00. Con le illustrazioni litografiche di Galliano Rosset e i consigli dello chef Amedeo Sandri, il calendario offre molteplici e curiosi spunti sulla storia e sulle tradizioni popolari locali, alle cui ricerche ha collaborato anche il ristorante Molin Vecio di Caldogno (Vicenza).

Il filo conduttore

L’edizione 2024 del calendario ha come tema principale la vita delle campagne venete, un aspetto strettamente intrecciato con i progressi in ambito tecnico-agrario. Questi progressi erano il risultato del sapere accumulato dagli studiosi dell’epoca, spesso associati all’Università di Padova, da cui emergevano innovazioni e scoperte che poi venivano diffuse nelle campagne attraverso le cattedre di agricoltura. Sarà affascinante esplorare come le teorie e le scoperte degli studiosi siano state tradotte in metodi pratici per migliorare le coltivazioni, l’allevamento del bestiame e l’intero ciclo agricolo. La presentazione sarà un viaggio affascinante alla scoperta di come la scienza e l’istruzione abbiano avuto un impatto tangibile sulla vita quotidiana delle comunità agricole venete, creando una connessione vitale tra l’ambiente accademico e la realtà rurale.

Prospero Alpini

Una tavola speciale del calendario è dedicata a Prospero Alpini nel 470° anniversario dalla nascita, che per primo in Europa descrisse e disegnò la pianta del caffè, rendendo noto l’uso che veniva fatto dei suoi semi tostati per preparare una bevanda fino ad allora pressoché sconosciuta ai veneziani e a molta parte del nord Europa. La serata sarà allietata da un brindisi finale offerto dalla trattoria Molin Vecio.

Interventi

Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Biblioteca “La Vigna”, Galliano Rosset, scrittore, storico e illustratore, Amedeo Sandri, chef. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Lo studio del tempo attraverso gli alberi racconta la storia trentina e quello della Basilica della Natività di Betlemme

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Dendrocronologia: dal greco déndron, “legno”, chrónos, “tempo”. In pratica “lo studio del tempo attraverso gli alberi”. E’ stato questo il tema dell’interessante incontro che il 28 ottobre scorso la Rete di Riserve del fiume Brenta ha organizzato a Carzano (Trento) nell’ambito de “I Lunedì della Rete”, con ospite Mauro Bernabei, ricercatore del CNR-IBE, Centro Nazionale delle Ricerche – Istituto di Bioeconomia, e in particolare responsabile del laboratorio di dendrocronologia ospitato nella sede di San Michele all’Adige .

Dottor Bernabei, che cos’è la dendrocronologia?

Come detto, è la scienza che studia gli anelli di accrescimento degli alberi in relazione al tempo. Cioè, la scienza che assegna a ogni anello presente su un pezzo di legno o un tronco, un preciso anno di calendario. E’ stata fondata all’inizio del secolo scorso dall’astronomo americano Andrew Ellicott Douglas (1867-1962) che voleva studiare la periodicità delle macchie solari e lui è stato il primo a mettere su un piano cartesiano gli anni in ascissa e l’ampiezza degli anelli in ordinata; un tipo di grafico che usiamo ancora oggi. Da allora la dendrocronologia ha preso varie direzioni, tutte partendo dalla crescita annuale del legno degli alberi. In realtà ci sono altri “strumenti” che consentono lo studio del passato, come i coralli o le carote di ghiaccio, ma questi non hanno una “unità di misura” così piccola e ben definita come gli alberi, che appunto hanno una scansione annuale e quindi consentono una grande precisione.

Andando indietro nel tempo è giusto dire che, anche se non usava questo nome, già Leonardo da Vinci si occupava di dendrocronologia?

Il riferimento agli anelli degli alberi si trova in tantissimi testi antichi: ci sono citazioni nella Bibbia, nella letteratura assira ed egiziana e ne scrivono autori classici greci e latini come ad esempio Esiodo, Plinio e Vitruvio. Però il primo riferimento alla dendrocronologia lo fa proprio Leonardo da Vinci, che nel trattato sulla pittura, nel libro Degli alberi e delle verdure, scrive una frase che recita più o meno così “…li circoli degli rami e degli alberi segati mostrano il numero delli suoi anni”, cioè quello che sappiamo tutti, che contando gli anelli abbiamo l’età della pianta, e poi dice “quali furono più umidi e più secchi secondo la maggiore o minore loro grossezza”, cioè aveva capito che l’ambiente circostante agli alberi influiva sull’ampiezza degli anelli, vale a dire la base per ogni considerazione dendrocronologica, cioè che a un’annata favorevole tutti gli alberi rispondono formando grandi anelli, mentre durante un’annata negativa gli alberi formano piccoli anelli.

Tra i pionieri della dendrocronologia moderna troviamo però anche un trentino.

Eh sì. Il primierotto Elio Corona, scomparso nel 2015 a 85 anni di età, è stato il primo a pubblicare lavori scientifici sulla dendrocronologia ed è considerato un riferimento per tutti noi dendrocronologi. E’ stato il mio professore sia per la tesi di laurea che per la tesi di dottorato; anzi credo di essere stato l’unico studente ad aver svolto il dottorato con lui. Cosa dire di Elio Corona? Lui è stato un grande e tutti i suoi studenti lo ricordano con molto piacere. E’ stato, ad esempio, il primo a datare i violini di Stradivari con la dendrocronologia, a studiare dipinti su tavola di importanti artisti come Raffaello e in generale ad applicare la dendrocronologia ai beni culturali. Seguire le sue lezioni era per tutti noi studenti – e potrei citarne tanti – veramente bellissimo. E’ stato proprio l’aver seguito le sue lezioni che mi ha portato a fare il dendrocronologo. Nello scorso ottobre sono stato a parlare dei risultati di una ricerca che ho fatto in Primiero e per me è stato grande motivo di orgoglio essere tornato nella sua terra d’origine (lui era nato a Mezzano) a parlare di dendrocronologia.

Che cosa ci permette di conoscere la dendrocronologia?

Proprio per il fatto che è l’unico “strumento” a cadenza annuale, ci consente di conoscere le caratteristiche dell’ambiente nel quale le piante sono cresciute nel corso della loro vita. E intendo tutte le caratteristiche, perché come diceva il professor Corona, le piante contengono mille segreti scritti negli anelli. La cosa veramente difficile è decrittarne il significato. Da quando è nata, la dendrocronologia ha poi preso mille strade: c’è la dendroecologia, cioè lo studio dell’ecologia basata sugli anelli del legno e in Italia ci sono laboratori di eccellenza in questo campo, quelli di Padova e Viterbo su tutti. C’è la dendrogeomorfologia che è lo studio delle valanghe e dei movimenti franosi; a titolo di esempio ricordo che qualche anno fa, incaricato dal tribunale, avevo studiato anche i faggi della famosa valanga di Rigopiano, per valutare se quelle piante fossero già state percorse in passato da una valanga simile a quella che poi distrusse l’albergo. Poi abbiamo la dendroclimatologia per studiare il clima, ma anche la dendroglaciologia per lo studio dei ghiacciai. E così via. La dendrocronologia è utilizzata in mille aspetti diversi. Per esempio esiste una scienza che in Italia non conosciamo, che si chiama dendropirocronologia, cioè lo studio degli incendi che percorrono i boschi e che è molto applicata negli Stati Uniti oppure in Scandinavia.

Lei si occupa in particolare di datazione dendrocronologica, che ha uno stretto collegamento con la cultura, con l’archeologia. Venendo ai casi concreti, riuscite a datare manufatti molto antichi, come ad esempio strumenti musicali.

Ah, certamente! Gli strumenti musicali sono l’ideale. Io dato un paio di strumenti musicali quasi ogni settimana. Con questi è molto più facile che in altre situazioni, nel senso che gli strumenti musicali presentano una tavola armonica in abete rosso di risonanza, per la quale il liutaio ha usato legno senza difetti, senza nodi, senza deviazioni di fibratura, per cui basta fare una fotografia alla tavola armonica e la datazione viene fatta molto facilmente. Ma oltre agli strumenti musicali, ultimamente stiamo datando molti dipinti fiamminghi in quercia di incredibile fattura sia dal punto di vista della preparazione della tavola, spessa solo 5 mm, sia dal punto di vista artistico. Datiamo però anche strutture lignee antiche. Per citare alcuni esempi, in passato ho datato il tetto della Basilica della Natività di Betlemme, il palazzo Reale di Napoli, duomo, battistero e campanile di Giotto a Firenze, la “Sala dei Mappamondi” del Museo Egizio a Torino e così via. Per quanto riguarda il Trentino, quando sono arrivato io nel 2003 c’erano pochissime serie di riferimento, ma grazie ad un progetto portato avanti con il Servizio Foreste della PAT e in particolare con i forestali del distretto di Malè, utilizzando legni rinvenuti nelle torbiere della Val di Sole e Val di Non siamo riusciti a costruire delle cronologie che vanno indietro per oltre 11.000 anni e adesso abbiamo la possibilità di confrontare i manufatti che troviamo nel territorio trentino con cronologie di riferimento dello stesso territorio e della stessa specie e questo rende le datazioni molto più efficaci.

Nella serata fatta in Primiero alla quale ha accennato prima era intervenuto parlando dei “tabià”

Sì, nel Primiero esistono numerose di queste strutture diffuse sul territorio, mi sembra che ne siano state censite circa 4.000; sono bellissime, in legno e pietra, e di queste non si sa bene l’antichità. Non conoscendo l’epoca di costruzione le autorità hanno difficoltà a gestire i permessi per i loro restauri perché non si sa quanto siano antichi e quindi non si sa se devono essere soggetti a vincoli di conservazione particolari. Abbiamo allora iniziato a lavorare su un paio di “tabià”, uno nel centro del comune di Siror e un altro in località Poline e i risultati sono stati molto sorprendenti per tutti, in particolare per le amministrazioni e per la Soprintendenza: la parte più antica del “tabià” di Siror (nella foto in alto) risale al 1475 mentre per quello di Poline la datazione che abbiamo fatto lo indica come costruito addirittura nel 1446. Quindi edifici della metà del Quattrocento… nessuno l’avrebbe mai immaginato. E adesso, grazie all’aiuto della Soprintendenza, l’intenzione è di continuare a studiare altri edifici. Ha scoperto anche un possibile collegamento del Trentino con la Basilica della Natività di Betlemme

Ci sarebbe molto da parlare sulla Basilica della Natività di Betlemme…

Inizialmente non volevo nemmeno andare a fare il lavoro perché non avevo le cronologie di riferimento, quelle che adesso abbiamo qui per il Trentino che, come dicevo, sono fondamentali. Arrivando a Betlemme e andando a studiare i legni abbiamo visto che c’era anche del larice; inizialmente pensavo che si trattasse di un errore perché il larice a Betlemme non cresce: è infatti una specie assolutamente alpina. Proseguimmo con il campionamento sul larice, che datai al 1412 e confrontai la cronologia media della Basilica della Natività con quella del Trentino: praticamente erano la stessa. Andavano esattamente a sovrapporsi una sull’altra! Quindi quello è larice delle Alpi orientali, probabilmente trentino, tagliato a inizio QuattrocentoChiedendo come fosse possibile scoprii che c’era stato un accordo che aveva coinvolto il Papa, il Duca di Borgogna, il re d’Inghilterra e perfino un sultano Mamelucco per chiedere e finanziare al più grande commerciante e imprenditore dell’epoca, ovvero Venezia, la risistemazione del tetto della Basilica della Natività. E i Veneziani usarono legno delle Alpi orientali e le loro maestranze per costruirlo. A giudicare da come la serie di Betlemme va d’accordo con la serie del Trentino non escludo che possano venire da montagne d’alta quota dell’area compresa tra Trento e Venezia. Dico montagne d’alta quota perché su carotine lunghe 12-13 cm sono stati contati più di 400 anelli. Questo vuol dire che gli anelli erano veramente molto piccoli come si verifica quando le piante crescono in alta quota, dove l’accrescimento è molto lento.

Ci sarebbe molto altro da dire anche sulla quercia dell’Anatolia e sul cedro del Libano che abbiamo trovato nella Basilica…

Da quest’ultimo esempio intuiamo che la dendrocronologia non serve solo a datare un manufatto… Sì, ci sono alcune altre applicazioni importantissime. La prima è appunto quella utilizzata per il larice di Betlemme: se abbiamo un manufatto, per esempio un violino, del quale non conosciamo la provenienza del legno, confrontando la serie del violino con quella di tante cronologie di riferimento, riusciamo a capire da dove proviene quel pezzo di legno. Infatti, la correlazione sarà tanto maggiore quanto più simili saranno state le caratteristiche ambientali e quindi si riesce a fare studi che si chiamano di “dendroprovenienza”, cioè si può capire dove si è originato il legno. Un altro risultato che la dendrocronologia consente a volte di ottenere è quello che riguarda l’attribuzione delle opere: per esempio sempre facendo riferimento ai violini, noi sappiamo che i liutai usavano spesso legno dallo stesso tronco per fare i loro strumenti. Confrontando le serie noi riusciamo a capire e a confermare quindi se è stato lo stesso liutaio a costruire quel violino. Infine, tutti conosciamo la datazione al radiocarbonio. E’ importante sapere che questa datazione è basata proprio sulla dendrocronologia perché la curva di calibrazione del radiocarbonio, cioè dove si datano i manufatti con radiocarbonio, è costruita sulla base degli anelli del legno. Quindi è la dendrocronologia che consente la più famosa datazione al radiocarbonio.

Gli anelli di accrescimento

Un anello di accrescimento è lo strato di tessuto legnoso prodotto nel corso di un periodo vegetativo da una pianta legnosa. L’attività periodica del cambio dell’albero produce una serie di anelli concentrici intorno al midollo, ben visibili in sezione trasversale del fusto. Ogni anello è generalmente costituito da una porzione primaverile, chiara, e una estiva, scura, chiaramente distinguibile anche a occhio nudo. Contando gli anelli degli alberi è possibile risalire all’età della pianta, in quanto ognuno rappresenta la crescita di una stagione vegetativa. L’ampiezza degli anelli dipende dalle condizioni climatiche e ambientali in cui la pianta vive, temperatura e umidità in primis ma non solo. In linea di massima possiamo dire che più l’anello è ampio e più l’annata di crescita è stata favorevole, più è sottile e più la crescita è stata stentata. Quindi se in un anno si verificano piogge abbondanti e clima mite, la risposta della pianta sarà una crescita notevole o, al contrario, avremo un accrescimento minore quando la disponibilità di acqua sarà poca e il clima più rigido.

16 novembre, a Rovereto (Trento) c’è il Festivalmeteorologia

Droni-MeteoIl Festivalmeteorologia, in collaborazione con Condifesa di Trento, Condifesa di Bolzano, Asnacodi Italia e con il supporto di Agriduemila Hub Innovation, presenta un evento dedicato alle nuove frontiere dell’innovazione in campo agricolo. Il 16 novembre 2024, dalle ore 8.30, al Mart e Trentino Sviluppo a Rovereto (Trento), prenderà vita una giornata di incontri, dialoghi e presentazioni tecniche per esplorare l’integrazione tra meteorologia avanzata, tecnologia e sostenibilità agricola. L’evento è pensato per agricoltori, professionisti del settore assicurativo, scienziati e tutti coloro che vogliono scoprire e sperimentare le novità in campo agrometeorologico e tecnologico.

Un programma ricco di innovazione e networking

La sessione plenaria si aprirà nella sala conferenze del Mart con un intervento introduttivo di Giovanni Menapace (Co.Di.Pr.A.), Michael Simonini (Condifesa Bolzano) e Albano Agabiti (Asnacodi Italia), coordinati da Ilaria Pertot (C3A). Sarà una panoramica delle opportunità e delle sfide del settore, in cui verranno esposti i temi cruciali per l’agricoltura contemporanea: digitalizzazione, precision farming, e adattamento ai cambiamenti climatici. La giornata proseguirà con un dibattito tra Alessandro Molinari (ITAS Mutua), Andrea Sozzi Sabatini (Munich Re) e Yuri Narozniak (Datafolio) che si confronteranno sui modelli assicurativi e riassicurativi di fronte alle nuove sfide climatiche. I partecipanti scopriranno come il settore assicurativo stia evolvendo per rispondere alle esigenze di un’agricoltura sempre più esposta a eventi estremi e a nuove tipologie di rischio. La tavola rotonda, si aprirà con Antonio Boschetti (L’Informatore Agrario) che intervisterà figure di spicco come Francesco Pugliese (Diagram) e Gianluca Ferrari (Hypermeteo). A seguire, la tavola rotonda vedrà gli interventi di Andrea Berti (Asnacodi Italia), Samuele Trestini (Università di Padova), Marica Sartori (Co.Di.Pr.A. Trento), Salvatore Parlato (Diagram), Alessandra Bonetti (Rurall), Fabio Antonelli (Fondazione Bruno Kessler) e Andrea Piazza (Meteotrentino), che arricchiranno la discussione con una panoramica sui numeri, sulle risorse e sui progetti che stanno plasmando il futuro dell’agricoltura in chiave smart e sostenibile. L’intervento conclusivo sarà affidato a Dino Zardi (Aisam) e a un rappresentante della Provincia Autonoma di Trento, che tireranno le fila della mattinata e offriranno una prospettiva istituzionale su come l’innovazione tecnologica possa supportare la resilienza del territorio agricolo.

Droni in agricoltura

L’evento prenderà il via sotto la cupola del Mart, dove i partecipanti saranno accolti da una colazione di benvenuto, all’insegna del networking informale e della scoperta artistica. Un momento per incontrarsi e scoprire le opere suggestive di Paolo Tait, con la sua installazione “tra cielo e terra”, che esplora i legami profondi tra natura e ricerca. Saranno presenti rappresentanti e esperti di aziende e istituzioni come Co.Di.Pr.A., Condifesa Bolzano, ITAS, AgriRisk, Enogis, Netafim, Radarmeteo, Hypermeteo, Kuhen, Università di Trento-C3A e altri ancora, pronti a condividere conoscenze e innovazioni.Il pranzo sarà ospitato nella hall di Trentino Sviluppo, un momento di scoperta e di confronto su progetti d’avanguardia grazie alla presenza di 8 aziende innovative che presenteranno le ultime novità in campo agrometeo. La giornata si chiuderà con una dimostrazione pratica dedicata ai droni in agricoltura, organizzata in collaborazione con Rurall. I partecipanti potranno osservare in azione droni di ultima generazione, utilizzati per monitorare le colture e rilevare dati ambientali. Una tecnologia che promette di rivoluzionare la gestione delle risorse agricole e di migliorare l’efficienza produttiva.

Fonte: servizio stampa Condifesa Trento

15 novembre-22 dicembre 2024, a Treviso la mostra “Italia giardino del mondo” dedicata al patrimonio dei giardini italiani, classici e contemporanei

S’inaugura venerdì 15 novembre alle ore 18, in Fondazione Benetton studi ricerche, nella sede di Palazzo Bomben a Treviso, l’esposizione fotografica “Italia giardino del mondo” (Where Nature meets Art, Craft and Design), prima tappa italiana della mostra itinerante dedicata al patrimonio dei giardini italiani, classici e contemporanei, concepita, insieme all’omonima pubblicazione, come progetto di promozione integrata dell’Italia, prodotto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. All’inaugurazione pubblica, dopo un saluto di Luigi Latini, direttore della Fondazione Benetton studi ricerche, interverrà, con una relazione introduttiva, Chiara Santini, professoressa ordinaria di Storia dei giardini e del paesaggismo all’Ecole nationale supérieure de paysage di Versailles, coordinatrice del comitato scientifico e curatoriale della mostra. L’esposizione sarà aperta fino a domenica 22 dicembre, il venerdì ore 15-19, sabato e domenica ore 10-13, 15-19. Ingresso libero.

L’immagine e la cultura del “giardino italiano”

Sono questi gli aspetti al centro di un percorso espositivo prevalentemente iconografico, che descrive, in una prospettiva di lunga durata storica, dal Rinascimento ai nostri giorni, uno straordinario patrimonio di “monumenti viventi”, visto attraverso fotografie d’autore e documenti storici. Ma anziché procedere cronologicamente, o per modelli formali o regionali, la mostra si propone di dar conto della ricchezza di questo patrimonio articolando il percorso espositivo attorno a sette chiavi tematiche che attraversano la storia del giardino italiano: il rapporto con il paesaggio, il disegno, l’acqua, la ricerca botanica, il dialogo con le arti, la dimensione sociale, il valore del mestiere; si vuole puntare così l’obiettivo su quell’insieme di saperi e tecniche di cui i giardini italiani sono espressione attraverso il tempo, e che offrono uno sguardo su quel patrimonio di creatività tutta italiana che è stato una delle matrici della cultura europea, non solo dell’arte dei giardini, ma anche del paesaggio e più in generale del rapporto uomo/natura.

Dal Rinascimento e dall’affermarsi del cosiddetto “Giardino all’italiana”

Riferibile al modello dei giardini cinquecenteschi toscani e laziali, la mostra giunge ai giorni nostri, attraverso parchi pubblici e privati, ville storiche, giardini monumentali e richiami ai saperi e alle pratiche che, attraverso il tempo, hanno rivelato il “saper fare” italiano in questo campo. In tal senso, emergono da questo viaggio alcune delle figure protagoniste del progetto del giardino nell’Italia contemporanea. Primi fra tutti, Pietro Porcinai (1910-1986), paesaggista fiorentino cui dobbiamo il maggiore contributo al formarsi di un’idea di paesaggio italiano moderno, per la sua capacità di confrontarsi e intrepretare in chiave progettuale un’eredità ricchissima, riuscendo al tempo stesso a far dialogare storia e innovazione, evocando un ampio spettro di temi quali l’ecologia, la collaborazione tra le professioni, la missione sociale del paesaggio, allora del tutto estranei alla cultura italiana. E Maria Teresa Parpagliolo (1903-1974), capace di affermarsi, nel periodo tra le due guerre e nel secondo dopoguerra, in un campo professionale nuovo per l’Italia – quello dell’architettura del paesaggio – e sostenere l’importanza di un progetto sinergico tra parchi pubblici e giardini privati in cui conciliare funzione estetica e valori ambientali.

In mostra anche libri e carte sul tema del giardino italiano

Accompagna la mostra una pubblicazione che raccoglie tutte le immagini esposte, le fotografie d’autore e il materiale iconografico storico, con saggi accademici per ogni sezione. Inoltre, il percorso espositivo, in questa tappa italiana in Fondazione Benetton, sarà arricchito da una selezione, curata da Michele Tobia (architetto, borsista in Fondazione Benetton nel 2022), di libri e carte sul tema del giardino italiano posseduti nelle sezioni e nei fondi speciali del patrimonio documentario della biblioteca della Fondazione Benetton Studi Ricerche. La mostra sarà protagonista di un tour internazionale con il sostegno della rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura e sarà una vetrina itinerante di una bellezza e capacità inventiva italiana da valorizzare o ancora da scoprire, favorendo nuovi itinerari di turismo sostenibile e la diffusione di una rinnovata sensibilità ambientale e paesaggistica. Il progetto è stato curato da Sabina Minutillo Turtur e Renato Fontana, prodotto dalla Bye Bye Silos con il contributo di un comitato scientifico curatoriale di accademici specializzati in storia del giardino e architettura del paesaggio: Chiara Santini (École nationale supérieure de paysage, Versailles), Paolo Cornaglia e Marco Ferrari (Politecnico di Torino), Luigi Latini, Andrés Holguín e Lorenza Gasparella (Università Iuav di Venezia). Sono partner dell’iniziativa anche l’Associazione parchi e giardini Italiani, il Fondo per l’ambiente italiano e Grandi giardini italiani.

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche/foto giardino del Castello Ruspoli

Prezzi del latte alla stalla in Veneto: la cooperazione paga di piú, in crescita la produzione di formaggi Dop

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Nel primo semestre del 2024 i prezzi del latte alla stalla hanno mostrato una sostanziale stabilità, seguita da una lieve crescita. In Veneto, i valori sono leggermente aumentati, passando da 50,25 euro/hl a gennaio a 51,50 euro/hl a giugno (IVA esclusa), con un trend positivo seppur contenuto. Nonostante questo incremento, secondo i dati dell’Osservatorio Latte dell’Ismea, la media dei primi sei mesi del 2024 risulta inferiore dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.

La cooperazione veneta remunera più del mercato

Secondo l’analisi che l’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura realizza annualmente sui prezzi del latte pagato alla stalla dalle cooperative lattiero-casearie venete, emerge che il prezzo medio ponderato di liquidazione si è attestato a 62,7 euro/hl (incluso di IVA e premio produzione), registrando un aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente e proseguendo nel trend di leggera crescita dei pagamenti riconosciuti ai soci. L’aspetto più importante da evidenziare, in ogni caso, è che questo valore è superiore di circa l’11,8% rispetto al prezzo di mercato del latte alla stalla, a conferma della capacità della cooperazione veneta di remunerare più del mercato il prodotto conferito dagli allevamenti associati.

Per i formaggi Dop luci e ombre

Il 75-80% del latte prodotto viene trasformato in prodotti caseari e oltre la metà di questa produzione è costituita da formaggi a Denominazione di Origine Protetta (Dop). L’andamento della produzione di formaggi Dop nel Veneto rivela un quadro contrastante: nel lungo periodo, gli ultimi dieci anni, i quantitativi evidenziano solo una leggera flessione (-0,3%), rimanendo sostanzialmente invariati. Nel dettaglio si osserva una crescita in particolare nella produzione di Monte Veronese Dop (+13,2%) e Provolone Valpadana Dop (+7%), mentre dall’altro lato risultano in calo le produzioni di Montasio Dop (-14,7%) e Casatella Trevigiana Dop (-16,3%). Nel breve periodo, invece, la produzione di formaggi a Denominazione risulta essere in ripresa dopo le riduzioni registrate nel biennio 2021/22 post-Covid: nel 2023 i quantitativi certificati si sono riportati a circa 50.300 tonnellate, +2,2% rispetto al 2022. In crescita soprattutto la produzione di Grana Dop (+5,7%), Piave Dop (+25,4%), Casatella Dop (+11,4%) e Monte Veronese Dop (+8,3%), mentre presentano una riduzione il Montasio Dop (-11,8%), e in misura meno rilevante il Provolone Valpadana Dop (-2,8%) e l’Asiago Dop (-1,6%). Nel complesso, si stima che nel 2023 il valore della produzione dei formaggi a Denominazione di origine in Veneto si sia attestato a circa 435 milioni di euro, un dato in crescita di circa l’8,8% rispetto all’anno precedente.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Istituito il Premio Angelo Pangrazio per un servizio giornalistico dedicato ai temi dell’ambiente, elaborati da inviare entro il 31 dicembre

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L’assocazione “Amici di Angelo Pangrazio” bandisce la prima edizione del Premio Angelo Pangrazio, che si propone di tener viva la memoria del giornalista veronese (Zevio 1957 – Padova 2022), che dedicò tanta parte della sua attività ai temi dell’ambiente, sia come inviato del TGR Rai del Veneto, sia come autore del volume Lupi a Nordest. Antiche paure, nuovi conflitti (Cierre 2022), cui lavorò negli ultimi anni della sua vita.

Il premio

Dell’importo di € 1.000 (mille), il premio è sostenuto anche dal Sindacato dei giornalisti del Veneto e dalla Fnsi, e sarà assegnato a un servizio giornalistico in lingua italiana, pubblicato su qualsiasi supporto (carta stampata, internet, radio, televisione) e apparso negli anni solari 2023 e 2024. La data di scadenza per la consegna degli elaborati è fissata al giorno 31 dicembre 2024 alla segreteria del premio (gliamicidiangelo@gmail.com ) ) unitamente alla scheda di partecipazione , compilata in tutte le sue parti e a un breve curriculum vitae del richiedente. Per elaborati audio e/o video si prega di utilizzare un servizio di trasferimento dati, come wetransfer o simili. Il premio, attribuito da una giuria di giornalisti e di esperti nominata dal direttivo dell’associazione Amici di Angelo Pangrazio, verrà consegnato durante una cerimonia pubblica che si svolgerà sabato 22 febbraio 2025, alle ore 11, presso la sede del mensile «Nigrizia» (Verona, vicolo Pozzo 1).

Fonte: Sindacato giornalisti del Veneto

Alto Adige. 8-12 novembre, il mondo vitivinicolo si interroga sulla direzione da prendere al Merano WineFestival

Dall’8 al 12 novembre 2024 torna Merano WineFestival con un programma ricco di novità: in apertura giornata dedicata a bio&dynamica & more, che dà spazio a 160 produttori italiani di vini biologici, biodinamici, SqNnpi, Equalitas, Piwi, anfora e underwater, e GourmetArena nella cornice liberty del Kurhaus con 130 aziende tra food spirits e beer e il Mercato della Terra Slow Food. In serata, le attesissime premiazioni dei WineHunter Award Platinum, che sveleranno le eccellenze enogastronomiche protagoniste della Guida The WineHunter 2024, e la novità delle WineHunter Stars. Da sabato 9 a lunedì 11 le giornate centrali di The Festival, con la presenza di 330 aziende vitivinicole italiane e 110 internazionali; infine, martedì 12 è la giornata all’insegna delle bollicine di Catwalk Champagne&More, con 120 eccellenze selezionate tra maison di Champagne e produttori italiani di metodo classico. E poi showcooking, eventi collaterali, presentazioni e masterclass, tra cui i 4 appuntamenti con “Intrecci di Vite” al Castello Principesco. Con WH Ambassador Exclusive Lounge e WH Buyers’ Club, Merano WineFestival si fa sempre più internazionale, in un connubio armonioso tra eleganza, cultura e business.

“Quo vadis?”, il summit “respiro e grido della terra” sull’evoluzione della viticoltura

Tema centrale di questa edizione è l’interrogativo “Quo Vadis?”, un quesito che riguarda tutti gli attori del settore vitivinicolo, e più in generale agricolo, messi a dura prova da molteplici sfide quali la crisi climatica, la sostenibilità ambientale, il calo dei consumi, l’apertura a nuovi mercati internazionali e alle nuove generazioni di consumatori. Tematiche all’ordine del giorno che saranno affrontate nel summit “Respiro e Grido della Terra” composto da sei incontri, in collaborazione con la International Viticulture and Enology Society, che si terranno tra venerdì 8 e sabato 9 novembre, nei quali avviare un confronto sulla direzione che sta prendendo il mondo del vino con approfondimenti scientifici sulle strategie di adattamento della viticoltura al clima che cambia, sui vini da varietà di uve resistenti, sulle innovazioni in tema di viticoltura e agricoltura sostenibile. A conclusione del summit sarà redatto un Manifesto che sintetizzerà i contributi emersi durante gli incontri tematici, tracciando alcune direttrici per l’evoluzione del comparto enogastronomico.

Ingresso

Sul sito meranowinefestival.vivaticket.it sono aperte le vendite online dei biglietti con la possibilità di acquistare gli ingressi per le singole giornate tra l’8 e il 12 novembre, oppure gli abbonamenti per 2 o 3 giornate della rassegna. Attive anche le procedure di accredito sia per gli operatori del settore che per la stampa.

Fonte: Servizio stampa Merano WineFestival

7-10 novembre, a Veronafiere torna Fieracavalli, manifestazione articolata in diversi ambiti: sport, business, sostenibilità, spettacolo, inclusione e solidarietà


Fieracavalli, la manifestazione di riferimento del panorama equestre internazionale, taglia il traguardo delle 126 edizioni alla Fiera di Verona: dal 7 al 10 novembre più di 140mila visitatori tra appassionati, operatori e atleti, potranno avvicinarsi a oltre 2.200 cavalli di 60 razze scoprendo tutte le sfaccettature del mondo equestre grazie a 12 padiglioni e 6 aree esterne per oltre 128mila metri quadrati espositivi netti, 35 associazioni allevatoriali, 700 aziende espositrici da 25 Paesi e oltre 200 eventi in programma, tra competizioni, spettacoli e convegni.

Molti gli appassionati del settore equitazione

«I numeri confermano la forza del nostro brand più storico e conosciuto – afferma Federico Bricolo, presidente di Veronafiere –. Fieracavalli è stata capace di rinnovarsi negli anni, adattandosi alle evoluzioni della società e alle esigenze del mercato, trovando sempre l’equilibrio tra le varie anime della manifestazione: sport, business, sostenibilità, spettacolo, inclusione e solidarietà». «Fieracavalli è una rassegna passion-driven che può contare, oltre che sull’evento in fiera, su una delle community di horse-lover tra le più ampie – dichiara Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere –. La fan base digital della manifestazione vanta oltre 292.000 iscritti, con un incremento degli utenti del +13% sull’anno precedente, attivi tutto l’anno nel percorso di avvicinamento al salone». «La storia di Verona è fortemente collegata al mondo del cavallo e Veronafiere con Fieracavalli è espressione di questa vocazione – spiega Alessia Rotta, consigliera del Comune di Verona –. Oltre a considerare la manifestazione un evento immancabile nel palinsesto degli appuntamenti cittadini, le ultime edizioni hanno rappresentato sempre più un palcoscenico privilegiato da cui accendere i riflettori su tematiche come la sostenibilità ambientale, l’inclusione sociale e la parità di genere, centrali anche per la nostra Amministrazione».

Nel Padiglione 1 presente l’allevamento “Mini Pony for you”
per la pet therapy ai bambini portatori di disabilità

Dei mini pony, la cui altezza standard è pari a 62 centimetri, saranno presenti a Verona in occasione di Fieracavalli grazie all’allevamento Mini Pony Summano di Piovene Rocchette (Vicenza).“Gli animali sono una medicina!”, racconta Giorgia Tinelli, dell’associazione Fattoria La Rebecca di Fidenza (Parma) che collabora con la Asl di Fidenza, e ospita ben 260 animali abbandonati o maltrattati di tutte le specie: dai cani e gatti sino ai lama e agli alpaca, e naturalmente i cavalli e i pony. L’associazione ora si dedica, grazie agli animali ospiti, in particolare ai bambini e alle persone con disabilità anche attraverso laboratori creativi ed emozionali. Marzia Pennati, psicologa clinica e della riabilitazione, si sofferma sugli effetti positivi della Pet Therapy. Cresciuta in una fattoria di famiglia e con una sorella disabile ha sempre creduto nei benefici delle terapie con gli animali. Forte di una recente esperienza negli Stati Uniti, con l’acquisto di un mini pony intraprenderà un viaggio nei contesti “indoor” pubblici e privati per regalare sostegno, sorrisi ed emozioni. Anna Niero, horse assistant coach affermata è inoltre istruttore federale di ippica, nonché influencer riconosciuta nella sua regione, il Veneto, come Veneto Creators. “Gli animali non hanno barriere. Con loro non puoi essere una persona diversa da quella che sei”. Niero non solo guida i suoi allievi nel perfezionamento delle tecniche equestri, ma promuove anche un rapporto sincero e rispettoso con i cavalli, elementi essenziali per una crescita personale e professionale. Di “Mini Pony for you” ha parlato l’Agricoltore Nick, anch’egli content creator della regione Veneto. Sua l’idea di portare online la ruralità e il mondo agricolo spiegato ai giovani e agli adulti tramite i suoi canali social.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere, e allevamento Mini Poni Summano

Agricoltura sociale, il Veneto semplifica il settore e valorizza il ruolo dell’impresa agricola in ottica di nuovo welfare

Semplificazione e valorizzazione dell’imprenditore che sceglie di offrire servizi di agricoltura sociale rivolti all’inserimento lavorativo, all’inclusione di soggetti svantaggiati, alle attività a supporto di terapie. “Oggi (ieri per chi legge, ndr) il Veneto, primo in Italia a dotarsi di una legge sull’agricoltura sociale – commenta l’assessore all’Agricoltura Federico Caner, intervenuto a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale, alla presentazione del Pdl 285 a firma della consigliera Sonia Brescacin -, fa un ulteriore passo avanti: nell’adeguare la propria legge 14/2013 alla norma nazionale 141/2015, sceglie di valorizzare sempre di più la figura dell’imprenditore agricolo, ampliando e consolidando la gamma dei servizi erogabili nelle fattorie sociali. Non va trascurata questa ennesima evoluzione dell’impresa agricola, che diversifica e diventa sempre più multifunzionale, nell’ottica di recupero della tradizione e di un nuovo welfare”.

In Veneto 37 fattorie sociali iscritte nell’elenco regionale,
con una prevalenza nelle province di Vicenza e Verona

Esse sono indirizzate all’inserimento socio-lavorativo di soggetti deboli, a politiche assistenziali e di riabilitazione delle persone con disabilità fisico-psichica o con dipendenze, anche attraverso la creazione di centri di ospitalità per anziani e il ricorso a terapie assistite con animali e prodotti agricoli in produzione nell’azienda. “Ruolo centrale in questo contesto – aggiunge Caner -, lo riveste l’agricoltura che conferma la propria multifunzionalità nel fornire anche servizi innovativi. In un contesto di sempre maggiore sburocratizzazione, che è uno dei nostri primi obiettivi per agevolare le imprese del settore primario, è positivo che questo Progetto di legge (Pdl) semplifichi la procedura di avvio dell’attività di fattoria sociale, introducendo la semplice SCIA al Comune”.

Inserite le fattorie sociali nella rete regionale dei servizi sociali

La Regione Veneto – sottolinea l’assessore alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin –  non solo ha legiferato per prima in Italia riconoscendo la valenza sociale delle imprese agricole che aprono le proprie porte per inserimenti lavorativi di persone in difficoltà, percorsi educativi e riabilitativi per bambini, anziani, disabili, detenuti ed ex detenuti, ma ha anche inserito le fattorie sociali nella rete dei propri servizi sociali, allargando quindi ulteriormente e innovando la gamma delle risposte che il sistema di welfare pubblico-privato è in grado di offrire nelle situazioni di bisogno. Siamo fermamente convinti che la fattoria sociale, quando diventa impresa di solidarietà sociale, sia uno strumento riconosciuto e importante del welfare di comunità, un’opportunità volta a promuovere esperienze di benessere personale e relazionale. I progetti alternativi ai Centri diurni, i Ceod, che intercettano anche le Fattorie sociali, oggi vedono impiegati 1315 persone con disabilità. Costituiscono quindi una risposta molto importante. Per questo motivo la Regione del Veneto continuerà a sostenere e valorizzare in tutto il territorio il ruolo dell’agricoltura sociale, con l’obiettivo inoltre di avviare percorsi formativi rivolti agli operatori socio-sanitari”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

29 ottobre, 5 e 26 novembre, le date degli incontri pomeridiani del Masterplan del Vino organizzati da Vegal e moderati da Argav

Nell’ambito del Masterplan del Vino organizzato da Vegal, l’agenzia di sviluppo del Veneto orientale, avrà inizio oggi alla Mostra Nazionale Vini a Pramaggiore (Venezia) un ciclo di incontri che saranno moderati da rappresentanti Argav.

Martedì 29 ottobre – ore 17.00, moderatore Renzo Michieletto, vicepresidente Argav

La Rendicontazione della Sostenibilità Aziendale: il vitivinicolo tra obbligo, opportunità e consapevolezza. Gabriella Chiellino (Ad IMQeambiente). L’evoluzione della sostenibilità e la rendicontazione, Gianfranco Pilosio (direttore BCC Pordenonese e Monsile). Il rating ESG nella prassi bancaria di investimento / finanziamento, Cristian Arnas (Sustainability manager Gruppo Vinicolo Santa Margherita). Il Bilancio di Sostenibilità, Simone Pierazzo (Siquria). Schemi certificabili di sostenibilità nel mondo del Vino, Anna Quaggio (IMQeambiente). Digitalizzazione dei KPI di Sostenibilità.

Martedì 5 novembre – ore 17.00 modera Andrea Saviane, consigliere Argav

Dalla finanza sostenibile alle prassi di sostenibilità: verso un vino più “leggero”?, Vera Manenti (IMQeambiente). Best Practice nella sostenibilità nella filiera vitivinicola, Stefano Soligo (VenetoAgricoltura). Il Veneto che sperimenta la sostenibilità, Daniele Piccinin (Biodistretto Biovenezia). Il biologico come strategia, Giuliano Vantaggi (Associazione Unesco Conegliano Valdobbiadene). Esperienze di valorizzazione integrata, Damiano Li Vecchi (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste).

Martedì 26 novembre – ore 17.00 modera Fabrizio Stelluto, presidente Argav

Spirito di-vino, Gabriella Chiellino (AD IMQeambiente). L’ecologia integrale: verso una conversione ecologica, Cristina Santinon (Comunità monastica di Marango). Vite e vino tra simbologia e spiritualità. Partecipano: Paolo Corbini (Associazione Città del Vino), rappresentanti Comune di Pramaggiore.

Fonte: Vegal