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Il 2024 l’anno più caldo in Veneto degli ultimi 30. Meno giorni di pioggia, ma fenomeni più intensi

Il 2024 in Veneto è stato l’anno più caldo di tutto il trentennio di riferimento 1991-2020, con un’anomalia climatica pari a +1,4° C. Anche per quanto riguarda le precipitazioni si osserva un cambiamento nella loro concentrazione: meno giorni di pioggia ma più intensi, con periodi di siccità più lunghi e una maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi con violenti temporali, grandinate, trombe d’aria, come avviene nel resto d’Italia. È quanto emerge dall’ultima edizione di ‘Statistiche Flash, numeri e grafici per capire il Veneto’, che focalizza l’attenzione sui cambiamenti climatici avvenuti nel tempo e sulle possibili soluzioni per ridurre le emissioni di sostanze inquinanti.

La situazione in Veneto rispecchia quanto osservato a livello nazionale e, in modo più ampio, su scala globale. Considerando le stazioni di ARPAV nel periodo di riferimento 1991-2020, la temperatura media annua sul Veneto è stata di 11,4°C, mentre nel 2023, si è attestata sui 12,7°C, esattamente come nel 2022: i due anni più caldi di tutto il periodo considerato. Relativamente al 2024, le prime stime indicano un ulteriore incremento, +1,4 °C rispetto alla media del periodo considerato, che porterebbe la temperatura oltre 12,8°C. È evidente quindi un tendenziale aumento, particolarmente accentuato a partire dal 2014, con ben 8 degli ultimi 11 anni con temperature medie sopra ai 12°C.

Per quanto riguarda le precipitazioni – si legge nel bollettino – il 2024 in Veneto è stato più piovoso del 38,5 rispetto alla media trentennale 1994:2023, con un picco nella stagione primaverile che ha visto un accumulo di precipitazioni quasi dell’87% al di sopra dello standard del periodo nel trentennio di riferimento. Rispetto agli eventi meteorologici più intensi, nel 2024 se ne sono registrati 54 contro una media di 49 degli ultimi 10 anni.

“Si passa da periodi di grande siccità a periodi di grande piovosità”, spiega l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. “Due facce della stessa medaglia che vedono la regione in campo già da anni. Basti pensare ad esempio a Piano di Mitigazione del Rischio Idrogeologico nato ormai 13 anni fa o al Piano di Tutela e Risanamento dell’atmosfera di cui la Regione Veneto si era dotata già vent’anni fa. I fenomeni meteo estremi registrati negli ultimi anni sono stati più rilevanti in termini di precipitazioni rispetto a quanto accaduto nel 2010 quando mezzo Veneto si allagò, ma non hanno dato gli stessi effetti al suolo proprio perché la Regione sta lavorando da anni su questo fronte”.

Rispetto ai cambiamenti climatici in atto, le azioni intraprese per la loro mitigazione si basano prevalentemente sul tentativo di ridurre le emissioni di gas nocivi e, in particolare dei gas serra, con il contenimento dei consumi di energia e con l’utilizzo di fonti rinnovabili e la contestuale diminuzione di quelle fossili.

Gli obiettivi posti dalla Commissione europea di coprire entro il 2030 almeno il 42,5% dei consumi energetici tramite fonti rinnovabili, si declinano a livello nazionale in una percentuale corrispondente pari a 39,4%, (contro il 19,2% rilevato nel 2022), attraverso un forte investimento nel settore elettrico. Questo dovrebbe portare ad una crescita della potenza annua installata degli impianti da fonti rinnovabili in Italia tale da raggiungere almeno gli 80.000 MW in più nel 2030 rispetto al 2020. Con il decreto 21 giugno 2024, sono stati definiti i singoli obiettivi regionali e, per il Veneto, si tratta di un incremento pari a 5.828 MW da raggiungere entro il 2030, sempre rispetto al 2020.

Un altro contributo al contenimento dell’inquinamento – viene evidenziato – può venire dallo sviluppo di aree verdi, perché gli alberi e le piante in genere svolgono un importante ruolo di assorbimento dei gas serra. Non a caso anche in Veneto i maggiori assorbimenti di CO2 equivalente sono concentrati nei comuni montani o comunque in prossimità delle zone boschive. “Come Giunta – ricorda Bottacin – abbiamo approvato la Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, con lo scopo di coordinare tutti i piani regionali e affrontare la sfida che abbiamo di fronte: dal Piano Energetico, alla Pianificazione Urbanistica, al Piano di Mitigazione del Rischio Idrogeologico a quello dei Trasporti e così via”. Per maggiori approfondimenti: https://statistica.regione.veneto.it/

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

L’Unione Europea rischia di rimanere al palo nella corsa all’adattamento ai cambiamenti climatici

La politica di adattamento dell’Unione Europea (Ue) ai cambiamenti climatici rischia di non stare al passo, stando a una relazione pubblicata lo scorso 16 ottobre dalla Corte dei conti europea. Gli eventi climatici estremi, quali ondate di calore, siccità e inondazioni, sono sempre più gravi e frequenti, e hanno anche pesanti ricadute economiche. Benché l’Ue disponga di un solido quadro di riferimento per fronteggiare l’impatto dei cambiamenti climatici, secondo gli auditor è l’attuazione pratica delle politiche di adattamento a porre problemi.

Le perdite economiche

In media, nell’ultimo decennio le perdite economiche dovute a eventi climatici estremi nell’Ue sono ammontate a 26 miliardi di euro l’anno. Anche l’inazione ha un prezzo: se l’attuale economia europea venisse esposta a un riscaldamento globale compreso tra 1,5 e 3 °C al di sopra dei livelli preindustriali (secondo una stima prudente), si verificherebbe una perdita economica annuale compresa tra 42 e 175 miliardi di euro.

Il recepimento delle politiche di adattamento dell’Ue e nazionali
nelle norme locali è un processo difficile

Da un’indagine condotta dagli auditor presso 400 comuni degli Stati membri controllati, è emerso che gli interpellati ignoravano in gran parte le strategie e i piani di adattamento ai cambiamenti climatici e non utilizzavano gli strumenti dell’Ue per tale adattamento (Climate-ADAPT, Copernicus e il Patto dei sindaci dell’UE). Oltre la metà dei progetti sottoposti ad audit ha affrontato efficacemente i rischi climatici e gli auditor hanno individuato anche alcune buone pratiche. Si sono però imbattuti anche in casi in cui le priorità erano in contrasto fra loro e gli obiettivi di adattamento ai cambiamenti climatici dovevano coesistere con altri obiettivi quali la competitività o lo sviluppo regionale. Ad esempio, hanno rinvenuto progetti che rispondevano alla necessità di una maggiore irrigazione ma che rischiavano di aumentare i consumi idrici complessivi o un progetto di protezione dalle inondazioni che prevedeva ancora il rilascio di concessioni edilizie per nuove abitazioni nella stessa area a rischio. Hanno rilevato persino due progetti che possono portare al cosiddetto maladattamento, cioè a un aumento – anziché a una riduzione – della vulnerabilità o dell’esposizione ai cambiamenti climatici. Tra gli esempi di maladattamento si possono citare la promozione dell’irrigazione per colture ad alta intensità idrica invece di passare a quelle a minore intensità, oppure l’investimento in cannoni per l’innevamento artificiale (seppur energeticamente più efficienti) invece di concentrarsi sul turismo durante tutto l’anno. Inoltre, alcuni progetti (come il ripascimento, ossia l’aggiunta di sabbia nelle spiagge) offrono una soluzione di adattamento solo a breve termine.

Difficile il monitoraggio degli investimenti

Quanto all’assegnazione delle risorse, l’adattamento è una politica trasversale e quindi i finanziamenti dell’Ue per realizzarla provengono da varie fonti dell’Unione, connesse ad esempio all’agricoltura, alla coesione e alla ricerca. Diventa così più complicato assicurare il monitoraggio di questi finanziamenti. Le relazioni sull’adattamento vanno migliorate: infatti, secondo gli auditor, allo stato attuale non consentono di valutare i progressi compiuti dagli Stati membri nell’adattamento ai cambiamenti climatici, in quanto sono in gran parte descrittive e sprovviste di dati quantificabili.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Imprese e cambiamenti climatici: lunedì 25 marzo 2019 ore 11 a Marghera (VE) conferenza stampa di presentazione del convegno che si svolgerà nel pomeriggio a Venezia a Palazzo Labia

Lunedì 25 Marzo 2019, alle ore 11, in sala Confindustria Made in Venice (via delle Industrie 19, Venezia Marghera), si svolgerà la conferenza stampa “Imprese e cambiamenti climatici: le priorità per un’economia amica del clima” organizzata dall’associazione Kyoto Club e Confindustria Venezia.

Partecipanti conferenza stampa. In occasione dei vent’anni di Kyoto Club, sarà presentato il convegno in programma nel pomeriggio (ore 14-18) a Venezia a Palazzo Labia (Campo San Geremia – Cannaregio, 275) e saranno affrontate le priorità dal punto di vista delle imprese, per un’economia amica del clima. Alla conferenza stampa interverranno: Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, Catia Bastioli, presidente di Kyoto Club – Ceo di Novamont e presidente di Terna, Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club. Saranno presenti anche i vicepresidenti dell’associazione: Gianluigi Angelantoni, presidente di Angelantoni Industrie e Francesco Ferrante, vicepresidente del Coordinamento Free. Per informazioni e per confermare la partecipazione: Giacomo Pellini – g.pellini@kyotoclub.org – tel. 06485539.

Tavola rotonda moderata dal presidente Argav Fabrizio Stelluto. Inizio ore 15.30 – 16:30 “Innovazione per la riduzione delle emissioni: buone pratiche dal territorio“, Andrea Bos (presidente Hydrogenpark), Andrea Razzini (direttore generale Gruppo Veritas), Fabio Sacco (presidente Alilaguna), Davide Spotti (presidente e co-fondatore Regalgrid). Programma completo del convegno a questo link

Fonte: Associazione Kyoto Club

25 marzo 2019, l’associazione Kyoto Club festeggia il ventennale con un incontro a Venezia dedicato ad un’economia amica del clima, partecipazione libera previa registrazione entro il 18 marzo. Tra i moderatori delle tavole rotonde, anche il presidente Argav Fabrizio Stelluto.

Kyoto Club, associazione che opera da vent’anni per la sensibilizzazione e l’informazione sui temi dell’efficienza energetica, delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile, organizza lunedì 25 marzo 2019 a Venezia a Palazzo Labia (campo San Geremia-Cannaregio 275), dalle ore 14.00 alle ore 19.00, l’incontro “I primi 20 anni e i prossimi impegni per un’economia amica del clima“. L’evento è aperto alla partecipazione, previo invio email a Giacomo Pellini g.pellini@kyotoclub.org entro e non oltre le ore 13:00 di lunedì 18 marzo 2019.

Programma. Ore 14-14:30, registrazione partecipanti; ore 14:30-15:30 saluti e introduzione: “Per un’economia amica del clima“, introduce e modera: Catia Bastioli – presidente Kyoto Club, Vincenzo Boccia, presidente Confindustria*(invitato); Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare*(invitato), Massimiliano De Martin, assessore Urbanistica, Edilizia privata, Edilizia convenzionata, Ambiente, Città sostenibile comune di Venezia, Vincenzo Marinese, presidente Confindustria Venezia e Rovigo, Filippo Munaro, Munaro Editore – Architettura & Design;  “Il valore del bello e del Made in Italy (con parte delle royalties a favore di Kyoto Club); ore 15:30-16:30 Tavola rotonda. “Innovazione per la riduzione delle emissioni: buone pratiche dal territorio“, introduce e modera: Fabrizio Stelluto, presidente Argav, Andrea Bos, presidente Hydrogenpark, Andrea Razzini, direttore genarale Gruppo Veritas, Fabio Sacco, presidente Alilaguna, Davide Spotti, presidente e co-fondatore Regalgrid; ore 16:30-17:30, “I prossimi impegni per un’economia amica del clima“, introduce e modera: Maria Rosa Vittadini, IUAV, Gianluigi Angelantoni, vicepresidente Kyoto Club, Laura Bruni, coordinatrice Gruppo di lavoro Efficienza energetica Kyoto Club, Stefano Ciafani, presidente Legambiente *(invitato), Massimo Colomban, AU Quaternario Investimenti, presidente Kyoto Club 1999/2003, Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club, Ermete Realacci , presidente Fondazione Symbola, vicepresidente Kyoto Club 1999/2009; ore 17:30-18 Interventi dei partecipanti e conclusioni, modera Gianni Silvestrini, direttore Scientifico Kyoto Club. Ore 18:00 – 19:00 Aperitivo.

15 marzo 2019, gli studenti di tutto il mondo scioperano per avere ancora un futuro, climatico e non solo

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) “Non fermarti, non arrenderti, datti da fare perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea…Vale la pena farlo“, ha lasciato scritto al figlio l’alpinista Daniele Nardi, morto nei giorni scorsi sul Nanga Parbat insieme al compagno di cordata Tom Ballard.

Una sedicenna attivista climatica. La speranza che le future generazioni possano comportarsi in modo migliore di noi nel pensare al mondo che verrà, sembra essere, per fortuna, più che fondata se guardiamo all’esempio di Greta Thunberg, la sedicenne svedese divenuta simbolo mondiale per la sua protesta, culminata in un movimento studentesco globale a cui aderiscono anche gli adulti e, fra questi, oltre tremila scienziati, iniziata con uno sciopero scolastico che la giovane studentessa ha condotto per circa un mese la scorsa estate nel suo Paese per chiedere al governo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Sciopero mondiale. Domani, venerdì 15 marzo 2019, come Greta, gli studenti di tutto il mondo saranno in sciopero da scuola e dall’università per manifestare, senza bandiere, nel Global Strike For Future, evento che ha ricevuto l’adesione di una sessantina di Paesi e più di 500 città, per chiedere nuovamente ai capi di stato e di governo del mondo impegni concreti contro i cambiamenti climatici. Un impegno a ridare loro indietro il futuro che gli stiamo rubando.

Ambiente. Giovedì 14 marzo 2019 esplorazione nella laguna di Venezia dedicata al cambiamento climatico e alle misure di adattamento, partecipazione gratuita sino ad esaurimento posti

La Comunità Locale Wigwam della Città di Venezia e la Consulta Lagunare del Polo Nautico di S. Giuliano organizzano giovedì 14 marzo 2019 la prima esplorazione lagunare dedicata al cambiamento climatico e alle misure di adattamento. Si tratta di un’iniziativa aperta alla cittadinanza e con accettazione di adesioni fino a raggiungimento della capienza e che si comporrà di una parte “navigante”, di una di conferenza e di un convivio. Il tema generale sarà quindi: la laguna di Venezia è attrezzata per il cambiamento climatico? Cosa è stato fatto e cosa manca in termini di capacità di adattamento? 

Wigwam-Venice Resilience lab rappresenta il focus della comunità veneziana che promuove lo sviluppo solidale sostenibile offrendo occasioni per agire insieme, prima possibile con quello che c’è, e provare il piacere della collaborazione, a cittadini, istituzioni sociali, ambientali ed economiche, visitatori, professori, ricercatori, studenti, artisti, artigiani, e professionisti.

Il programma in generale prevede alle 13:30 l’imbarco alle Zattere Gesuati, per la gita navigante offerta dagli studenti dell’Università di Reims, cui farà seguito alle 19:00 a San Giuliano al Buffet “Ciò che Ciò”, offerto da Wigwam e dalla Consulta Lagunare. Richieste di adesione: ceccogio@gmail.com o con sms 335-1379177. Dalle 14:00 alle 17:30 escursione con motonave in laguna di Venezia e visita al MOSE con 34 studenti dell’Università di Reims. Il gruppo di studenti sarà accompagnato da: Jon Marco Church, Associate Professor (currently visiting fellow at the IUAV University of Venice), University of Reims Champagne-Ardenne IATEUR – BP 30 – 57 rue Pierre Taittinger – 51571 Reims Cedex, France www.univ-reims.fr

Tema della giornata: “Pathways of Adaptation to Climate Change”. Come è tradizione, in queste occasioni, oltre alla visita e alle spiegazioni per gli studenti,  si svolgerà un workshop a bordo con inviti a veneziani e veneti come occasione di incontro e confronto sui problemi della gestione sostenibile e solidale della laguna. In particolare, si parlerà della gestione del Mose in caso di crescita del livello del mare: limiti operativi, adattabilità e opportunità per la salvaguardia ambientale. Saranno presentati alcuni risultati modellistici delle possibili chiusure per livelli del mare crescenti ed alcuni potenziali utilizzi delle barriere mobili per la gestione ambientale della laguna (ricambio forzato delle acque in occasione di crisi anossiche, gestione di dispersioni di inquinanti, gestione della risospensione e perdita in mare dei sedimenti). Per lo sviluppo di questi temi saranno anche invitati il Provveditorato e il Consorzio Venezia Nuova affinché vi sia un contributo di valutazioni, cui seguirà un dibattito con domande e risposte. La visita al MOSE e il workshop sugli effetti del cambiamento climatico in laguna e sulla gestione delle barriere mobili si svolgeranno nelle lingue inglese e italiano.

Il programma nel dettaglio. Ore 14:00  – imbarco ai Gesuati Zattere e presentazione del Bacino di San Marco e del concetto di co-evoluzione di laguna e società/acqua e terra. Learning and Building with Nature: il ripristino delle strutture naturali biostabilizzanti. Ore 14:30 – visita in Arsenale alla controll room delle barriere mobili in arsenale ed al jack-up il mezzo di manutenzione delle paratoie. Ore 15:30 – trasferimento in bocca di Lido. Le trasformazioni storiche della bocca lagunare per consentire la navigazione: dalle garzine ai moli foranei, al Mose. Ore 16:00 – partenza per Lazzaretto Nuovo, Murano, Arsenale, Zattere. Provveditorato: Stato di attuazione del Mose. Con illustrazione ad opera dell’ing. Giovanni Cecconi degli effetti del cambiamento climatico in generale in Laguna e sulla gestione del Mose. Ore 17:00 – discussione e conclusioni della giornata. Ore 17:30 – sbarco alle Zattere. Dalle ore 19 alle ore 23, al polo nautico di San Giuliano (presiede e controlla i tempi un giornalista di WigwamNews o de Il Gazzettino). Ore 19:00 – Giovanni Cecconi – Linkman della Wigwam Local Community Città di Venezia e Direttore di Venice Resilience Lab | Lo stato di interramento della laguna media e i problemi associati alla navigazione in Laguna. ORE 19:30 –Roberto Mel– L’uso dei modelli matematici nella comprensione dei processi lagunari e nella progettazione delle soluzioni (in attesa di conferma). Ore 20:00 – Alessandro Sartori – Habitat e avifauna in laguna di Venezia, come riconoscerla? (in attesa di conferma). Ore 20:30 – Discussione conviviale. Ore 23:00 – Termine del workshop.

A questo evento faranno seguito nel corso del 2019 di altre 10 giornate dedicate ai problemi lagunari e ai metodi “win-win” per risolverli, normalmente collocate in ogni secondo o terzo venerdì del mese.

Fonte: servizio stampa Wigwam

Futuro della PAC e cambiamenti climatici

Incredibilmente il cambiamento climatico rappresenta ancora un concetto astratto per molte persone, nonostante sempre più spesso si senta parlare di fusione dei ghiacci polari, di incremento delle temperature del globo terrestre, di eventi atmosferici quali uragani e trombe d’aria sempre più distruttivi, ecc. Troppe persone, cioè, danno poca importanza al verificarsi di questi fenomeni, soprattutto perché non influiscono direttamente nella loro vita quotidiana. Niente di più sbagliato: i cambiamenti in atto devono interessare tutti noi per svariate ragioni a partire dalle sorti dal cibo che  consumiamo, che dipende da un’agricoltura sempre più esposta proprio ai cambiamenti del clima.

Le conseguenze del cambiamento climatico nel settore agroalimentare influiscono sempre di più sull’agricoltura. Le condizioni meteorologiche estreme e i cambiamenti repentini di stagionalità hanno un impatto significativo sulla produzione agricola, influenzando sia la quantità che la qualità dei prodotti. In futuro questi effetti potrebbero intensificarsi sfidando il settore agroalimentare. Nella prima parte del 2017 l’Europa ha affrontato condizioni climatiche estreme, con gravi ripercussioni sulle produzioni. Per esempio, le grandi tempeste di grandine e gelo registrate nello scorso mese di aprile hanno causato gravi danni a molte colture, in primis al vigneto europeo. Di conseguenza, nel 2017 la produzione di vino è stimata in calo del 14% rispetto al 2016, segnando un preoccupante minimo storico. Non è però solo la quantità di prodotti agricoli ad essere minacciata dal cambiamento climatico ma anche la qualità. Un esempio è dato dalle frequenti piogge che sempre quest’anno hanno colpito l’Europa settentrionale, causa questa di una
forte riduzione di contenuto proteico nel frumento. Tutto questo determina
anche un impatto negativo sulle esportazioni agroalimentari europee.

La risposta dell’UE. In che modo l’Unione Europea risponde a queste importanti questioni? La Politica Agricola Comune (PAC) è una parte della risposta. Attraverso la PAC, infatti, l’UE ha messo in campo una serie di misure che contribuiscono a combattere i cambiamenti climatici. Non solo, la PAC offre anche concreti aiuti agli agricoltori che si trovano in difficoltà finanziarie a causa del clima in cambiamento. Ad esempio, nel settembre di quest’anno la Commissione europea ha permesso a 15 Stati Membri di aumentare i pagamenti anticipati agli agricoltori colpiti da difficili condizioni climatiche. Tale incremento è stato destinato ai pagamenti diretti (dal 50 al 70%) e ad alcuni pagamenti per lo Sviluppo rurale (dal 75 all’85%). Tuttavia, aiutare i produttori ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è solo una parte dell’impegno dell’UE. Un altro aspetto chiave si chiama “mitigazione”, ovvero come aiutare gli agricoltori a contribuire agli
sforzi generali che puntano a ridurre l’impatto del cambiamento climatico. L’UE sta lavorando con forza su questo fronte, rinnovando costantemente le sue politiche e assicurando importanti finanziamenti per contribuire a garantire l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali e limitare le emissioni.

Una politica in continua evoluzione. La PAC, nata nel 1962, si è evoluta nel tempo. Oggi più che mai le sue azioni si concentrano sulle questioni ambientali e climatiche e i risultati sono evidenti: dal 1990, ad esempio, si è registrata una riduzione del 23% delle emissioni di gas a effetto serra, mentre l’agricoltura biologica europea è cresciuta del 5,5% all’anno nell’ultimo decennio. Per raggiungere questi obiettivi l’UE ha modificato le sue strategie e di conseguenza la PAC, prevedendo tra l’altro una maggiore sostenibilità nel settore agroalimentare. Anche i pagamenti diretti agli agricoltori possono essere incrementati con somme aggiuntive in cambio delle cosiddette misure “verdi”, quali la diversificazione delle colture o la creazione di aree ecologiche in cui la terra non viene coltivata. Queste misure (a dire il vero per alcune solo in parte) hanno già evidenziato i loro vantaggi ambientali per la biodiversità, la qualità dell’acqua e del suolo, il sequestro del
carbonio e la valorizzazione dei paesaggi.

L’importanza della politica di Sviluppo rurale. Anche i Programmi di Sviluppo Rurale stanno svolgendo un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici. I PSR elaborati a livello di Stati Membri o di Regioni affrontano infatti obiettivi che rappresentano importanti priorità quali il ripristino, la conservazione e il miglioramento degli ecosistemi legati all’agricoltura e alla silvicoltura, alla promozione dell’efficienza delle risorse e il sostegno allo spostamento verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Innovazione, un alleato strategico contro i cambiamenti climatici. Anche l’innovazione e la conoscenza contribuiscono alla sostenibilità del settore agricolo. Dai robot ai satelliti, la tecnologia e l’innovazione stanno lentamente modificando l’agricoltura. Una grande quantità di informazioni è ora accessibile a un’ampia fascia di popolazione, consentendo agli agricoltori una maggiore precisione nelle loro attività in campo, ma anche contribuendo a migliorare la qualità delle previsioni meteo, monitorare i raccolti e prevedere i rendimenti. Questa combinazione consente di rispondere, a livello locale, all’utilizzo più responsabile delle risorse ma anche, a livello europeo, alla formulazione delle politiche. Attraverso il Programma Horizon 2020, l’UE investe con forza nella ricerca e nell’innovazione: nel suo ultimo programma di lavoro, lanciato lo scorso 27 ottobre, ben 1 miliardo di euro è dedicato alla conoscenza e all’innovazione in agricoltura, nel settore alimentare e nello sviluppo rurale, principalmente nei temi della sicurezza alimentare sostenibile, della rilancio delle aree rurali, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Il cambiamento climatico, un problema globale. È dunque fondamentale che l’UE adempia ai propri impegni nella lotta al cambiamento climatico ponendo al
centro l’agricoltura. Ricordiamo che gli impegni dell’UE derivano principalmente dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e dall’Accordo di Parigi adottato dopo i negoziati sul clima del COP21 svoltosi a Parigi nel novembre 2015, impegni che mirano a mantenere l’aumento globale della temperatura al di sotto di 2°C. L’Europa ha un settore agroalimentare ricco e diversificato, che dovrebbe essere protetto, e proprio per questo la futura PAC continuerà a mettere la sostenibilità al centro delle sue priorità, fornendo gli strumenti per consentire agli
agricoltori e agli attori delle aree rurali di affrontare le molteplici sfide causate dal cambiamento climatico.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura Europe Direct

Lotta ai cambiamenti climatici, un altro passo avanti

gas serraNei primi giorni di ottobre, il Consiglio dell’UE ha ratificato l’Accordo di Parigi del dicembre 2015, che stabilisce il quadro per l’azione globale sui cambiamenti climatici. La decisione di ratifica è stata subito depositata presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite, che è il depositario dell’importante Accordo.Gli Stati Membri procederanno ora alla ratifica insieme all’UE, se hanno già completato le procedure nazionali, oppure successivamente ma “il prima possibile”.

L’Accordo entrerà in vigore 30 giorni dopo la ratifica da parte di almeno 55 Paesi che nel loro insieme rappresentino il 55% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Sinora hanno ratificato l’accordo 63 Paesi, che rappresentano il 52,11% delle emissioni globali.

I principali elementi dell’Accordo di Parigi 2015. A quasi un anno di distanza, ricordiamo i passaggi salienti dell’Accordo. Obiettivo a lungo termine: mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C in più rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C; Contributi: a Parigi i Paesi hanno presentato precisi piani d’azione nazionali globali in materia di clima finalizzati a ridurre le rispettive emissioni; Ambizione: i Governi hanno deciso di comunicare ogni cinque anni i propri contributi per fissare obiettivi più ambiziosi; Trasparenza: i Paesi hanno accettato di comunicare – l’un l’altro e al pubblico – i risultati raggiunti nell’attuazione dei rispettivi obiettivi al fine di garantire trasparenza e controllo; Solidarietà: l’UE e gli altri Paesi sviluppati continueranno a fornire finanziamenti per il clima ai Paesi in via di sviluppo per aiutarli sia a ridurre le emissioni che a diventare più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici.

Fonte: Europe Direct

 

23-25 ottobre, all’High Summit Lecco 2013 si parla dell’impatto dei cambiamenti climatici sull’ambiente montano

High Summit Lecco 2013Si terrà a Lecco dal 23 al 25 ottobre prossimi, presso la nuova sede del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Lecco, la conferenza scientifica internazionale High Summit Lecco 2013 dedicata ai cambiamenti climatici e al loro impatto sull’ambiente montano.

Otto sessioni. Alla conferenza parteciperanno scienziati provenienti da tutto il mondo e alcuni tra i massimi esperti di cambiamenti climatici appartenenti a enti e organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) e l’International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD). La conferenza è strutturata in otto sessioni dedicate rispettivamente a: Clima, Ecosistemi montani, Criosfera, Acqua, Parchi Nazionali montani, Impatti ambientali e socioeconomici del cambiamento climatico, Meccanismo dei Carbon Credits, Strumenti di mercato per la politica ambientale. Due special focus dedicati alla Convenzione delle Alpi e al ruolo delle montagne nell’ambito di Expo 2015 introdurranno, durante la terza giornata, alla sessione conclusiva di condivisione di un documento di sintesi elaborato nel corso della conferenza, che verrà portato all’attenzione delle Nazioni Unite, durante il Cop19 di Varsavia (Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici). La conferenza è organizzata dal Comitato EvK2CNR insieme al Politecnico di Milano – Polo territoriale di Lecco, al CNR, e alla Camera di Commercio di Lecco ed è inserita nel calendario di iniziative di Lecco Città Alpina.  Per maggiori informazioni: www.highsummit.org

(Fonte: Università della Montagna)

La strategia UE per rispondere al cambiamento climatico

imgIl cambiamento climatico è uno dei temi più discussi, ed è un problema globale che richiede sforzi comuni per trovare soluzioni efficaci.  L’Europa e le sue istituzioni pongono da sempre al centro delle loro campagne e politiche il problema del cambiamento climatico, impegnandosi ad adottare strategie per una crescita sostenibile a tutti i livelli.

Presentati “Strategia Ue e Libro Verde”. Inoltre, si deve considerare il fatto che, al pari di molte altre regioni del mondo, l’Unione europea è vulnerabile a quasi tutti i tipi di catastrofi naturali. Queste provocano ogni anno danni per l’ammontare di miliardi di euro, che incidono sulla stabilità economica e sulla crescita. I costi di eventi particolarmente catastrofici, se non adeguatamente coperti da un’assicurazione, possono gravare pesantemente sul bilancio del paese colpito e causare conseguenti squilibri interni ed esterni. Si tratta quindi di un problema serio, che tocca cittadini, imprese e governi di tutta l’Unione. In merito a questo tema la Commissione europea, lo scorso 16 aprile ha presentato due documenti: la strategia UE di adattamento ai cambiamenti climatici e un Libro Verde. La strategia introduce un quadro normativo e meccanismi atti a rendere l’UE maggiormente capace di affrontare gli effetti attuali e futuri dei cambiamenti climatici. Il Libro verde lancia invece una consultazione pubblica sul grado di adeguatezza delle assicurazioni che tutelano da eventi catastrofici attualmente disponibili sul mercato.

Sviluppo territoriale all’insegna dell’adattamento al cambio clima. Connie Hedegaard, Commissaria responsabile dell’Azione per il clima, ha così dichiarato: “Ridurre le emissioni mondiali di gas serra deve restare una delle nostre massime priorità, se vogliamo contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C e scongiurare l’insorgere di cambiamenti climatici pericolosi. In Europa, tuttavia, gli effetti negativi dei cambiamenti climatici si fanno già sempre più sentire, perciò è fondamentale che lo sviluppo territoriale avvenga all’insegna dell’adattamento a questi cambiamenti. La nostra strategia aiuterà i governanti dei paesi europei a scegliere le soluzioni migliori nell’interesse dei loro cittadini, in modo da stimolare la crescita e l’occupazione ed evitare di dover affrontare domani ingenti costi umani, economici e ambientali”.  Questi temi saranno ulteriormente sviluppati il 7 giugno a Milano, quando la Commissaria Hedegaard risponderà alle domande dei cittadini su quello che l’Europa fa per contrastare il cambiamento climatico.

(Fonte: Asterisco Informazioni)