• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Ritorno alle origini per il Soave: bye bye Chardonnay e Pinot Bianco

Trebbiano di Soave

E’ un vero e proprio ritorno alle origini per il Soave, in seguito alla recente modifica del disciplinare, approvata a fine gennaio dal Comitato Nazionale Vini. Il Soave Superiore Docg ed il Recioto di Soave dalla vendemmia 2010 potranno essere prodotti esclusivamente con vitigni storici quali la garganega e il trebbiano di Soave, vengono quindi esclusi lo Chardonnay ed il Pinot Bianco. Quest’ultimo non potrà inoltre essere utilizzato come vitigno base del Soave Doc. In vigna vengono ridefiniti i sistemi di allevamento con il recupero della pergola soavese con la tradizionale apertura nell’interfilare.

Forte identità territoriale con un marcato orientamento ai gusti di oggi. Le nuove tendenze di consumo più orientate a vini freschi e fruttati hanno suggerito una ridefinizione degli estratti fissandoli a 17 grammi/litri per il Soave Classico e Colli Scaligeri e a 19grammi/litro per il Soave Superiore Docg. Nell’ambito del Soave Superiore è anticipata l’immissione al consumo al 1° aprile mentre per la tipologia Riserva la data di commercializzazione è stata individuata nel 1° novembre. In entrambi i casi è stato tolto l’obbligo dell’affinamento in bottiglia. Le nuove regole vanno quindi sostanzialmente a ridefinire un prodotto dalla forte identità territoriale ma con un più marcato orientamento alle moderne tendenze di consumo.

Dati 2009: sostanziale equlibrio tra domanda e offerta
. «Le nuove regole – afferma Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio di Soave –  giungono in un momento particolarmente significativo per la denominazione. Sul fronte produttivo i dati vendemmiali 2009 confermano un sostanziale nuovo equilibrio tra domanda ed offerta, dovuto sia alla costante azione di monitoraggio delle produzioni in vigna, sia alla decisione di ridurre a 130 quintali per ettaro le rese per il Soave Doc e per il Soave Classico. Per quanto riguarda la commercializzazione, nonostante un contesto internazionale difficile, soprattutto per i mercati inglese e tedesco dove nell’ultimo anno tante denominazioni italiane hanno mostrato segni di sofferenza, il Soave rimane un vino di riferimento». In merito all’imbottigliato i dati si riconfermano in linea con il 2008 – un risultato molto positivo in relazione al generale andamento dei mercati – diretta conseguenza questa dei contratti di vendita confermati per quanto riguarda il comparto della distribuzione moderna tedesca e inglese. Situazione analoga anche per il Soave sfuso che raggiunge le grandi centrali di imbottigliamento del Nord Europa e che, come per l’annata appena chiusa, si attesta intorno ai 50.000 ettolitri.

Nota positiva dal mercato interno. E mentre si rimane in attesa dei dati sul fronte statunitense, arriva una importante nota positiva dal mercato interno, spesso sottovalutato dai produttori del Soave. In base ai consuntivi relativi alla grande distribuzione e recentemente rilevati, si conferma infatti un’ulteriore crescita in volume e valore delle vendite pari ad +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con una generale tenuta dei prezzi medi a bottiglia. In questo contesto di confortanti notizie il Consorzio ha avviato un’ importante azione promozionale che interessa nel 2010 soprattutto Stati Uniti e Canada, con numerosi progetti tesi alla valorizzazione e al sostegno delle aziende socie.

(fonte: Consorzio per la tutela vini Soave e Recioto di Soave)

A Verona incontro tra i rappresentanti stampa agricola italiana e mondiale

a sinistra, Mimmo Vita (presidente Unaga) e Carlo Alberto Delaini (capo ufficio stampa VeronaFiere)

In occasione della 109^ edizione di Fieragricola, svoltasi a Verona dal 4 al 7 febbraio scorso, il presidente e il vicepresidente di UNAGA (Unione nazionale delle ARGA, le associazioni dei giornalisti agricoli, agroalimentari, dell’ambiente e territorio), rispettivamente Mimmo Vita e Carlo Morandini, hanno incontrato il presidente mondiale della stampa agricola, lo statunitense Mike Wilson. Wilson è Presidente dell’IFAJ, l’International Federation Agriculture Journalists. Originario di Chicago, realizza negli States una decina di riviste dedicate all’agricoltura. Da Vita e Morandini, il presidente mondiale ha potuto conoscere nei dettagli la struttura e l’attività della stampa in Italia. Richiedendo informazioni anche sull’organizzazione dei giornalisti e sugli organi sindacali. In particolare la FNSI, della quale l’UNAGA è un Gruppo di specializzazione. Peraltro, Wilson ha ricordato che ben diverse sono le problematiche che la stampa agricola americana deve affrontare, rispetto a quella italiana ed europea.

Carlo Morandini, Vicepresidente Unaga (sx) e Mike Wilson, presidente mondiale stampa agricola (IFAJ)

Negli States, giornalisti agricoli, non di vino. Innanzitutto ha precisato di non essere un giornalista del vino. Bensì eminentemente agricolo. “Negli Usa – ha spiegato – la stampa specializzata si occupa del mais e della soia, delle ‘comodities’ e delle grandi coltivazioni, di carattere industriale”. A causa della particolare situazione sociale degli Stati Uniti, e per esempio del fatto che le armi sono vendute e detenute liberamente, il consumo dell’alcol è considerato comunque pericoloso, e non si fanno distinzioni tra il consumo di superalcoolici o di alcolici. Così la cultura del consumo di alcol è vista diversamente, ed è ormai un fatto di costume che la sera, se un gruppo di amici si ritrova per una cena o una serata in compagnia, uno di loro, a turno, non beve. E ha il compito di guidare il mezzo di trasporto. L’abitudine al rispetto di queste regole è venuta con il tempo. E il presidente Wilson l’ha paragonata al divieto di fumare nei locali pubblici. Ormai si tratta di una situazione omologata dalla società e non ci si fa più caso.

foto greenme.it

I cittadini debbono poter scegliere tra prodotti Ogm e Ogm free . Con Wilson, Vita e Morandini, che erano accompagnati dal tesoriere dell’UNAGA, Efrem Tasinato, hanno parlato anche degli OGM, un altro argomento che vede la stampa specializzata italiana in prima fila assieme al Ministro per le Politiche Agricole, Luca Zaia. Negli Stati Uniti, ha spiegato Wilson, gli OGM ci sono da più di quindici anni. E fanno parte della vita quotidiana. Sempre secondo Wilson, se l’Europa è contraria all’utilizzo di colture geneticamente modificate, in Africa però le stesse colture OGM potrebbero contribuire a risolvere il problema della fame. Ma i cittadini, ha aggiunto Wilson –“debbono comunque poter scegliere tra i prodotti OGM e quelli non OGM”. In Italia, e in Francia, esiste una radicata e profonda cultura del cibo. E i cittadini sono capaci di scegliere la qualità e la genuinità. E la pretendono anche nel piatto.

In Canada, Svezia e Argentina i prossimi congressi mondiali della stampa agricola. In futuro, forse anche in Italia. Vita e Morandini hanno poi valutato assieme al presidente mondiale l’eventualità di organizzare nel prossimo futuro anche in Italia un Congresso mondiale della stampa agricola, ovvero dell’IFAJ. Che il prossimo anno si terrà in Canada. Nel 2012 in Svezia, nel 2013 in Argentina. altri Paesi candidati per gli anni a venire a ospitare la convention mondiale sono la Scozia, appunto l’Italia, la Serbia e la Finlandia.

(fonte: Asterisco Informazioni)