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Cementificazione suolo, Padova “maglia nera” con oltre il 50 per cento del terreno occupato nel capoluogo

L’erosione dei terreni fertili a causa di cementificazione e degrado fa sparire ogni anno decine ettari di terreno feritile ma anche cibo e coltivazioni per decine di migliaia di euro. È l’allarme lanciato da Coldiretti, sulla base di dati Ispra, in occasione della Giornata mondiale del suolo che si è celebrata lo scorso 5 dicembre. A detenere “la maglia nera” è la città di Padova, con oltre metà del suolo cementificato e irrimediabilmente perduto, un record nazionale, e non va meglio nel resto della provincia dove nel 2024 sono andati perduti altri 116 ettari portando a quasi 40 mila gli ettari coperti da superfici artificiali.

Un fenomeno che non accenna ad arrestarsi. Questo processo ha generato serie conseguenze sulla cura del territorio e sulla sicurezza idrogeologica italiana, intensificando gli impatti dei mutamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi. “L’espansione incessante delle zone urbanizzate – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – ostacola l’assorbimento adeguato delle acque piovane, che scorrono invece in superficie, elevando i pericoli di inondazioni e smottamenti. Contiamo decine di zone esposte a rischi idrogeologici, in particolare allagamenti, una situazione aggravata dai cambiamenti climatici, con eventi estremi più frequenti, anomalie stagionali e precipitazioni brevi ma violente”.

Secondo Coldiretti occorre salvaguardare il capitale agricolo e i suoli produttivi, valorizzando il ruolo sociale, culturale ed economico delle imprese rurali nelle aree interne. Una posizione condivisa dal 78% degli italiani, secondo il report Coldiretti/Censis 2025, che considerano l’agricoltura il baluardo più efficace per prevenire il dissesto idrogeologico e tutelare il paesaggio.

Da ciò deriva l’urgenza di misure rapide per bloccare il consumo di suoli fertili, a iniziare dall’approvazione della legge sul consumo di suolo bloccata da tempo in Parlamento e che – secondo Coldiretti – potrebbe fornire all’Italia uno strumento innovativo e avanzato.

“Ma il suolo va ripristinato anche nelle città – continua Lorin – dove le aree verdi urbane rappresentano solo il 2,9% dei territori comunali e i parchi e giardini con aree gioco una porzione ancora più piccola. Da qui il nostro appello alla pubblica amministrazione per un cambio di passo necessario a garantire la presenza di alberi, fondamentali per la salute fisica e mentale, per ridurre le emissioni di CO2, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità, ridurre le temperature”.

Peste suina, cresce la preoccupazione nel Padovano per l’alta presenza di cinghiali sui Colli Euganei

maiali

Occhi puntati sulla minaccia della peste suina africana dopo la conferma degli ultimi focolai in Lombardia. Anche nella provincia di Padova l’attenzione è elevata e cresce la preoccupazione tra gli allevatori, considerata la presenza di cinghiali sia sui Colli Euganei come in alcune aree pedecollinari e di pianura.

Coldiretti chiede interventi rapidi per il contenimento dei cinghiali

“La diffusione della peste suina africana ha ormai raggiunto livelli allarmanti mettendo a rischio non solo la salute animale, ma l’intera filiera suinicola del nostro Paese, un settore cruciale per l’economia nazionale e per la tutela delle nostre produzioni di qualità”. Questo uno dei passaggi inziali che si legge nella lettera inviata dal presidente di Coldiretti Ettore Prandini al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida e a quello della Salute Orazio Schillaci, per sollecitare la massima attenzione sul tema della Peste suina africana (Psa) nonostante la piena fiducia sull’operato del nuovo Commissario straordinario per la Psa, Giovanni Filippini, che ha già iniziato a mettere in atto alcune delle richieste avanzate dall’associazione per contenere la diffusione del virus.

Biosicurezza e sorveglianza sanitaria

“Nella nostra provincia, – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova, – si contano circa 200 allevamenti suini professionali con 94 mila capi e un altro migliaio di allevamenti domestici, ciascuno con poche unità pro capite, per una produzione di oltre 24 mila tonnellate l’anno di carne, destinata per la maggior parte alle denominazioni di origine protetta. I nostri allevamenti applicano rigidi protocolli di biosicurezza e sorveglianza sanitaria ma è necessario mettere in campo tutte le azioni di prevenzione e controllo, altrimenti l’impatto potrebbe essere particolarmente devastante. Stiamo collaborando attivamente con la sanità regionali per promuovere una capillare ed efficace campagna di informazione rivolta agli allevatori di suini, ai medici veterinari ma anche agli altri soggetti coinvolti, come i cacciatori, con un particolare attenzione anche ad una corretta informazione verso i cittadini”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Padova

Domenica 21 gennaio 2018 a Maserà (PD) si festeggia il radicchio (con scopo benefico) e si mette sotto i riflettori il tema della giusta redditività agli agricoltori

radicchio bianco fior di Maserà (foto Consorzio Ortofrutticoli e tipici padovani)

La provincia di Padova vanta il primato della produzione veneta di radicchio, a partire dalla presenza di tutti i cinque radicchi veneti a marchio Igp: variegato di Castelfranco, Treviso precoce e tardivo, Chioggia, rosso di Verona, con oltre 2.300 ettari, più di un terzo del totale regionale di 7.800 ettari. Solo nell’ultimo anno la superficie è cresciuta del 12% incrementando anche la produzione, a fronte di un’annata segnata dalla siccità. Il fatturato complessivo per il Veneto è di oltre 40 milioni di euro.

Il problema, però, del radicchio, resta il prezzo all’origine, troppo basso soprattutto nel pieno della stagione, ma destinato a triplicare o quadruplicare nei passaggi dal campo alla tavola. Il radicchio variegato di Castelfranco viene pagato ai produttori intorno meno di 1 euro al chilo, ricorda Coldiretti Padova, e il tardivo di Treviso meno di 2 euro, per poi però essere venduto al dettaglio a più di 6-7 euro. Anche il Verona viene pagato all’ingrosso circa 1 euro mentre per il Chioggia il prezzo scende a 50 centesimi. Pochi spiccioli per un prodotto che richiede un lungo lavoro in campo.

Anche per garantire la giusta redditività agli agricoltori, a Maserà, nella Bassa Padovana, un piccolo ma determinato gruppo di produttori, riuniti nel Consorzio ortofrutticoli tipici padovani, ha scommesso sulle varietà locali, molto apprezzate dai consumatori, come il radicchio Bianco Fior di Maserà e l’originale radicchio rosa, creando così un solido legame con il territorio d’origine e una forte identità del prodotto. “Abbiamo deciso non di non scendere a compromessi sul prezzo – afferma Roberto Rigato, presidente del Consorzio – stabilizzandoci sui 3 euro al chilo e non spingendo eccessivamente sulla produzione per non svalutare il prodotto. La qualità paga e devo dire che i nostri clienti, i negozi del territorio padovano, rispondono positivamente. La nostra è una piccola realtà con quattro aziende e 10 ettari, dai quali ricaviamo circa 400 quintali di radicchio l’anno. Produciamo un radicchio di qualità che il produttore sa riconoscere ed apprezzare, per questo siamo consapevoli che di aver intrapreso la strada giusta. Il Bianco Fior di Maserà è il nostro cavallo di battaglia e ora sta crescendo anche la varietà rosa. Stiamo pensando di consegnare ai negozianti nostri clienti un adesivo con il marchio del radicchio in modo da informare subito la clientela che in quel punto vendita è disponibile il vero radicchio di Maserà. Chiediamo un atto di responsabilità anche ai commercianti, invitandoli a non rincorrere le facili speculazioni a scapito dei consumatori. Il radicchio è uno dei prodotti padovani e veneti per eccellenza e può garantire il futuro di decine di aziende, a patto però che il prodotto non venga svalutato nella corsa sfrenata alla quantità che fa crollare i prezzi”.

21 gennaio, festa del radicchio in piazza. Da 19 anni a questa parte, i produttori insieme al comune di Maserà e alle Organizzazioni agricole padovane propongono con successo una manifestazione dedicata al radicchio e alle altre tipicità dell’agricoltura locale, il tutto con uno scopo benefico. Quest’anno, la festa si terrà domenica 21 gennaio e dalle 10 alle 19 la piazza del municipio ospiterà la Mostra mercato e concorso dei radicchi Padovani, del radicchio bianco Fior di Maserà e dei prodotti tipici locali “made in Padova”. Nel pomeriggio alle 16 in piazza sarà proposta la tradizionale degustazione del risotto al radicchio, distribuita ai visitatori a offerta libera in collaborazione con le associazioni del territorio: Associazione Nazionale Carabinieri, Alpini, Protezione Civile, Fidas, Combattenti e Reduci, Federcaccia, Bocciofila Don Bosco. Il ricavato degli assaggi e delle degustazioni sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza di Padova, a favore delle attività di ricerca e di cura dei piccoli pazienti seguiti dall’associazione nell’ospedale padovano. In caso di maltempo la manifestazione sarà rinviata a domenica 28 gennaio.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Campagna “Salva il suolo”, petizione on line per una legge europea

Sulla scorta della forte discussione in corso nella Bassa Padovana per le ricadute negative su ambiente, paesaggio e viabilità in seguito alla possibile edificazione di un centro commerciale, che sarebbe il più grande in provincia di Padova, nelle vicinanze del casello A13 di Terme Euganee, in comune di Due Carrare, a poche centinaia di metri dal cinquecentesco Castello del Catajo, Coldiretti Padova informa, nella nota che riceviamo e pubblichiamo, della petizione – anche on line – “Salva il suolo”.

Ettari di terreno persi per sempre. “Negli ultimi cinque anni la provincia di Padova ha perso oltre 160 ettari di terreno agricolo, vale a dire più di 200 campi da calcio di suolo strappato alla campagna. Se si allarga lo sguardo all’ultimo ventennio, il quadro è ancora più desolante, con oltre 5 mila ettari di terreno coltivato perso per sempre, per far posto a strade e quartieri, ma anche a zone artigianali poi dismesse o semi deserte. “Ciononostante si continua a parlare di nuove lottizzazioni, di nuovi grandi centri commerciali, come quello di Due Carrare, di ampliamenti”, afferma il presidente di Coldiretti Padova Federico Miotto.

Oltre al danno ambientale, aumentano i costi a carico della colletività. “Oltre che un danno diretto per l’agricoltura, il consumo del suolo ha delle ripercussioni anche sulle tasche di ciascun cittadino. Un recente studio ha calcolato che in Veneto ogni ettaro di terreno cementificato comporta maggiori costi per la collettività di 6.500 euro, perché un suolo urbanizzato va gestito in termini di deflusso delle acque, di sicurezza idraulica, di manutenzione e altro. Ciò significa che nell’ultimo anno, a Padova la perdita di suolo agricolo è costata qualche decina di milioni di euro. Dobbiamo invertire questa tendenza perché minor suolo agricolo significa meno agricoltura e tipicità locali, ma anche un ambiente più fragile dal punto di vista idrogeologico e una superficie “irrecuperabile” sempre più vasta. Da qui, la nostra adesione alla campagna “Salva il suolo” insieme a molte altre associazioni e organizzazioni che condividono la nostra battaglia per la tutela delle nostre campagne e dell’ambiente”. Nella provincia di Padova la raccolta di firme è già attiva nei mercati di Campagna Amica Padova come negli agriturismi di Terranostra e in occasione delle iniziative di Coldiretti Padova sul territorio. E’ anche possibile firmare on line direttamente sul sito salvailsuolo.it.

L’invito a firmare vale per tutti, perché quello del consumo indiscriminato delle nostre campagne è un aspetto che ci riguarda da vicino come cittadini – aggiunge Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova. In Europa non esiste ancora una legge europea che difenda il suolo. Eppure tutelare il suolo è il primo modo di proteggere uomini, piante, animali. Senza un suolo sano e vivo, che ci protegge dai disastri ambientali, dai cambiamenti climatici, dai veleni nel piatto, non c’è futuro.  Con Coldiretti e Campagna Amica oltre 450 associazioni formano la coalizione “People4Soil” che chiede all’UE norme specifiche per tutelare il suolo, bene essenziale alla vita come l’acqua e come l’aria. Fare una nuova legge europea è possibile e il punto di partenza è proprio questa sottoscrizione”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

22 aprile, Giornata Mondiale della Terra: appello al presidente della Commissione Europea Juncker: “Ogni giorno in Europa degradati 500 ettari di terra fertile, serve una direttiva per proteggere il suolo!”

Oggi è la Giornata Mondiale della Terra, e Coldiretti Padova partecipa attivamente alla task force per la campagna “Salva il suolo“. “Vogliamo essere in prima linea per promuovere una concreta inversione di rotta sul consumo del suolo. Siamo noi responsabili dell’ambiente che lasceremo ai nostri figli e non possiamo voltarci dall’altra parte. L’agricoltura poi ha pagato anche nel nostro territorio un prezzo altissimo al cosiddetto sviluppo“, afferma Federico Miotto, presidente dell’associazione di categoria padovana.

L’appello, rivolto a Claude Juncker e inviato in questa occasione, fa riferimento all’obiettivo delle Nazioni Unitefermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030’ ed è rivolto alla Commissione Europea affinché faccia la sua parte, con la consapevolezza che le politiche europee hanno un’impronta molto profonda sui suoli e i territori del resto del mondo. A lanciarlo sono i promotori dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “People4Soil”, a nome delle 500 organizzazioni che hanno aderito al network europeo. Al presidente della CE si chiede di fermare il consumo di suolo sviluppando un quadro legislativo vincolante per gli Stati Membri, che riconosca al suolo lo status di “bene comune” proprio come l’aria e l’acqua.

La superficie agricola europea, pari a 170 milioni di ettari, benché ragguardevole, non è in grado di rifornire il mercato europeo delle materie prime, che dipende in larga misura dalle importazioni. Se abbiamo un così forte bisogno di terre coltivate, la priorità dovrebbe essere proprio quella di proteggere il nostro suolo! E invece ogni giorno vengono urbanizzati o degradati 500 ettari di suolo europeo, e in molti casi il degrado corrisponde a una perdita definitiva della risorsa, ad esempio in seguito a urbanizzazioni. “Il suolo è la risorsa naturale più preziosa e scarsa in Europa, ma non la proteggiamo! Negli ultimi 50 anni, in Europa la superficie coperta di cemento e asfalto è raddoppiata, arrivando a 20 milioni di ettari: due volte la superficie agricola italiana. Senza contare tutte le altre minacce a carico dei suoli: 3 milioni di siti contaminati, 10 milioni di ettari gravemente danneggiati dall’erosione e 14 milioni a rischio desertificazione sono alcune cifre di danni già registrati. Se vogliamo che la comunità internazionale arresti il degrado di suolo, dobbiamo iniziare dalla nostra casa comune: è urgente una direttiva europea per la tutela  dei suoli!”

In Italia la task force formata da ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food e WWF punta il dito anche sulla grave empasse del progetto di legge nazionale contro il consumo di suolo, da tre anni rimpallato dalle commissioni delle due Camere e, da 11 mesi, impantanato al Senato: “L’Italia per una volta poteva essere capofila europea, come primo Paese a darsi regole per il contenimento del consumo di suolo, ed invece quel provvedimento, che pareva sospinto da consenso unanime, sembra essersi infilato in un tunnel di cui ancora non si vede la fine”.

Una politica attiva a difesa del suolo è anche una politica di sicurezza e sviluppo economico: suoli sani e ricchi di sostanza organica consentono produzioni agricole di maggior qualità e più resistenti ai rischi climatici; allo stesso tempo fermare la cementificazione di suoli agricoli è l’unico modo per concentrare gli investimenti edilizi nei luoghi che hanno davvero bisogno di rigenerazione: le città. Si tratta di una politica di sviluppo di lungo termine, che salvaguarda le risorse e il patrimonio europeo, ma è anche il caposaldo delle strategie di mitigazione e adattamento climatico.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

Quote latte, rischio di nuove multe, allarme nelle aziende dell’Alta Padovana

latte_16492E’ allarme fra gli allevatori padovani, in particolare nell’Alta, la zona a maggior vocazione lattiero casearia della provincia, alla notizia di un possibile ritorno di nuove multe.

Quote latte, regime in scadenza. Nell’ultimo anno di attuazione del regime delle quote latte, che terminerà il 31 marzo 2015, c’è il rischio concreto di nuove sanzioni per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Unione Europea, dopo quattro anni in cui nessuna multa è stata dovuta dagli allevatori italiani. Per gli allevatori già alle perse con la “guerra” dei prezzi e l’invasione di prodotti stranieri a basso costo e bassa qualità sarebbe un ulteriore duro colpo. “Venti giorni fa abbiamo protestato in massa a Venezia – ricorda Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova – e subito sono arrivati i primi segnali positivi, come il decreto che il ministero delle politiche agricole sta mettendo a punto per rendere operativo il piano latte qualità che porta ad uno stanziamento di 108 milioni di euro, divisi in tre anni, per gli allevamenti italiani. Però non basta, per questo non abbassiamo la guardia. Ora infatti occorre intervenire a livello comunitario e nazionale per preparare con strumenti adeguati un atterraggio morbido all’uscita del sistema delle quote”.

In provincia di Padova la zootecnia è un settore cruciale: 40.000 vacche da latte e 2.600.000 quintali di latte prodotto, in stragrande maggioranza destinato, proprio per la sua elevata qualità, alla produzione dei formaggi veneti a marchio Dop come il Grana Padano, l’Asiago e il Montasio. In costante ascesa anche il consumo di latte fresco, di yogurt, formaggi e latticini attraverso i canali della vendita diretta e dei mercati di Campagna Amica. Il “polo” padovano del latte si localizza nell’Alta e conta centinaia di aziende che hanno affrontato notevoli difficoltà ed elevati investimenti per restare sul mercato con un prodotto di assoluta qualità. Ora però si riaffaccia lo spettro delle sanzioni. “Con la fine del regime delle quote latte – spiega Simone Solfanelli, direttore di Coldiretti Padova – è prevedibile un aumento della produzione lattiera italiana e  comunitaria che potrebbe aumentare del 5 per cento, secondo le nostre stime, con il rischio di ripercussioni negative sui prezzi del latte alla stalla, con notevoli difficoltà soprattutto per gli allevamenti da latte che risiedono nelle zone più fragili e sensibili. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’ultimo aggiornamento dei dati Agea, dai quali si evidenzia un aumento della produzione del 3,24 per cento rispetto allo scorso anno, con un incremento in valori assoluti di  2,561 milioni di quintali, sulla base dei primi nove mesi della campagna relativa al periodo che va dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015. Quello che si preannuncia è quindi il primo splafonamento dopo l’introduzione della legge 33 del 2009 la quale prevede la possibilità di compensazione solo agli allevamenti di montagna e delle zone svantaggiate, a quelli che non hanno superato il livello produttivo 2007-2008  e ultimi, in ordine prioritario, a quegli allevamenti che producono entro e non oltre il 6 per cento della quota loro assegnata. Ora è importante che le risorse previste dal “Fondo latte di qualità” vadano agli allevatori”.

Un po’ di storia. La questione quote latte iniziò 30 anni fa nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia – conclude la Coldiretti – fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992, con la legge 468, poi il 2003, con la legge 119, e infine il 2009, con la legge 33, sono state le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte che ha consentito alla stragrande maggioranza degli allevatori di mettersi in regola.

Fonte: Coldiretti Padova

 

Padova, decine di trattori Al Santo per celebrare il termine dell’annata agraria

Coldiretti Padova trattori Al SantoDecine di trattori con le bandiere di Coldiretti, provenienti da tutta la provincia di Padova , hanno sfilato per la prima volta nel cuore della città del Santo, dal Prato della Valle alla Basilica di Sant’Antonio, schierandosi sul sagrato, sotto alla statua del Gattamelata, per la tradizionale benedizione impartita dal Rettore Enzo Poiana,  al termine della messa solenne in occcasione della Giornata del Ringraziamento, la celebrazione che segna la fine dell’annata agraria.
Il Creato, meraviglia da conservare. Durante l’omelia, Mons. Dino De Antoni, arcivescovo emerito di Gorizia e delegato della Conferenza Episcopale Triveneto per i Santuari,  ha sottolineato il ruolo degli agricoltori: “Il Signore ci vuole custodi del creato, non tiranni. Riconosciamo che noi siamo nella mani della natura, che la natura non è nelle nostre mani. Per questo rendiamo grazie anche al termine di un’annata non facile, segnata dalle avversità climatiche, sulle quali dobbiamo comunque riflettere. Guardando all’ormai vicino Expo, il cui tema è “nutrire il pianeta, energia per la vita”, ricordiamo che il cibo è il dono di vita nell’alleanza dell’uomo con la terra. L’agricoltore è chiamato a conservare e custodire la terra per sfamare l’uomo, per questo non possiamo accettare che l’agricoltura industriale e la finanza si considerino il cibo come pura merce, spesso da destinare ad altri scopi, minacciando la salubrità dei prodotti. Dobbiamo pensare l’agricoltura come spazio in cui la giusta ricerca della remunerazione del lavoro si intrecci con la solidarietà e un modello di produzione agricola attento alla salvaguardia del territorio. La terra va custodita e preservata contro il degrado e la cementificazione, senza l’agricoltura la terra è meno curata ed esposta anche alle conseguenze degli eventi atmosferici. Il mondo agricolo deve diventare creativo e recuperare spazi, riparare errori e curare le ferite del nostro territorio. La custodia della terra richiama anche alle responsabilità delle singole persone nell’adottare comportamenti e stili vita in cui l’uso del cibo sia più lungimirante. Attraverso gli acquisti i consumatori responsabili possono dare sostegno all’agricoltura locale ed evitare gli sprechi. Il cibo che si butta è come se venisse rubato dalla mensa dei poveri”.
Agricoltore, custode del territorio. “Ringrazio il Vescovo De Antoni per questo richiamo autorevole – ha affermato Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova – che sottolinea il ruolo dell’agricoltore custode del territorio, un tema molto sentito in questo periodo nel quale siamo chiamati a rinnovare la rappresentanza nei Consorzi di Bonifica veneti. I nostri agricoltori hanno a cuore la tutela e la salvaguardia dell’ambiente in cui vivono e lavorano, che si esercita tutti i giorni in azienda ma anche attraverso l’impegno nel governo del territorio attraverso realtà come i Consorzi di Bonifica, fondamentali per la sicurezza idraulica non solo delle nostre campagne ma anche delle città, di tutti i centri abitati e delle zone produttive. Attraverso questa giornata vogliamo mettere in primo piano l’attenzione verso il territorio e le sue criticità”.
Prodotti della terra, un’idea utile per i regali natalizi. La festa è proseguita in Prato della Valle, al mercato regionale di Campagna Amica. Lungo i viali dell’Isola Memmia più di trenta aziende agricole arrivate da tutto il Veneto hanno presentato il meglio dell’agricoltura di casa nostra. In primo piano soprattutto le idee regalo per le festività natalizie, a partire dalle classiche ma sempre molto gradite ceste con i prodotti del territorio e della migliore agricoltura “made in Veneto”.
Fonte: Coldiretti Padova