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12a Giornata europea del Gelato artigianale 2024. Domenica 24 marzo ad Agrimont Confartigianato Veneto e Longarone Fiere Dolomiti (BL) invitano a degustare il gusto dell’anno: Gaufre de Liège

20240318_Gaufre de LiègeL’appuntamento è di quelli da non mancare. Domenica 24 marzo prossimo dalle ore 11.00 (e fino ad esaurimento) nell’Area Incontri – Pad. C di Longarone Fiere Dolomiti (BL),in occasione di Agrimont, sarà possibile degustare in anteprima, grazie alla collaborazione tra Confartigianato Imprese Veneto e Longarone Fiere Dolomiti, il gusto 2024 designato da Artglace e proposto dal Belgio per la 12a Giornata Europea del Gelato Artigianale – 2024: Gaufre de Liège. Un fior di latte aromatizzato con vaniglia e cannella, variegato al burro salato e accompagnato da una cialda, la gaufre di Liegi (nella foto in alto).

Il gelato sarà offerto grazie anche al contributo dei prodotti da parte di Lattebusche, come il latte alta qualità, il burro e la panna provenienti dagli allevamenti bellunesi. È prevista però una offerta libera che andrà a beneficio della ricerca dell’Università di Padova sull’infestazione dell’insetto bostrico. Sarà presente la stessa Università a raccogliere le offerte e a rispondere alle eventuali domande sulla piaga che sta affliggendo le nostre foreste.

La Giornata europea del Gelato artigianale – il 24 di marzo di ogni anno – è stata istituita dal Parlamento Europeo nel 2012 sottolineando, tra le motivazioni, che “tra i prodotti lattiero-caseari freschi, il gelato artigianale rappresenta l’eccellenza in termini di qualità e sicurezza alimentare, che valorizza i prodotti agro-alimentari di ogni singolo Stato membro”. “Il gelato artigianale fa parte del nostro bagaglio di tradizione – spiega Michele Dal Farra, presidente Longarone Fiere Dolomiti -, non a caso proprio in questa città, nel 1959, si tenne la prima edizione della Mostra Internazionale del Gelato Artigianale (MIG) grazie alla presenza in zona di diverse famiglie di gelatieri che hanno reso famoso questo prodotto italiano anche all’estero. Una testimonianza di questo primato è data dalle numerose gelaterie diffuse su tutto il territorio regionale, ben 1.191 di cui 898 a carattere artigiano (la seconda regione dopo la Lombardia), e dalla spesa media delle famiglie che ISTAT stima per il 2023 in 153 milioni di euro. La terza spesa più elevata dopo Lombardia (328 milioni di euro) e Lazio (167 milioni). “Ma non solo – prosegue – è anche un alimento sempre più apprezzato dato che, anche a detta dei medici, è uno di quelli più adeguati specie per i bambini in quanto fornisce il giusto apporto calorico oltre a elementi importanti per la crescita come proteine, calcio, fosforo, ferro e vitamine A, B1 e B12”.

A far la differenza gli ingredienti. Va considerato poi che il perimetro delle attività artigianali relative al mondo del gelato è comunque più ampio, coinvolgendo i segmenti delle pasticcerie che producono dolci con il gelato e dei laboratori che producono gelati senza vendita al dettaglio. In tal senso nostre precedenti analisi hanno valutato che il 43,8% della spesa delle famiglie è intercettabile da parte delle gelaterie artigianali e micro e piccole imprese a vocazione artigiana. “Sono sempre gli ingredienti a fare differenza – conclude Cristiano Gaggion, presidente Alimentaristi di Confartigianato imprese Veneto -, perché la tendenza è infatti quella verso prodotti sempre più salutistici con “etichetta corta” e un ritorno ai gusti tradizionali. Da sottolineare, infine, che gli ingredienti, soprattutto quelli naturali, sono diventati carissimi: zucchero, latte, frutta sino al packaging e gli aumenti del costo dei gelati di quest’anno sono comunque inferiori rispetto all’aumento dei prezzi a cui dobbiamo tenere testa. Nessuno ha intenzione di imporre aumenti esponenziali ai propri clienti. In un momento in cui siamo già così preoccupati dall’inflazione, di tutto c’è bisogno fuorché dell’aumento vertiginoso del costo di un prodotto così amato e così popolare”.

Sostegno alla ricerca. Una nuova emergenza sta minacciando oggi i nostri boschi: l’infestazione del bostrico. In risposta a questa emergenza nasce il progetto di ricerca sul bostrico, condotto dai Dipartimenti Territorio e Sistemi Agro-forestali (TESAF) Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse Naturali e Ambiente (DAFNAE) dell’Università di Padova, grazie anche alla preziosa collaborazione con l’agenzia di comunicazione AKQA s.r.l e con l’azienda trevigiana di carte da gioco Dal Negro insieme all’Ateneo patavino. L’obiettivo del progetto è quello di finanziare due dottorati di ricerca di durata triennale in Selvicoltura e Entomologia forestale, i quali saranno finalizzati allo studio del fenomeno epidemico e di nuovi metodi e strumenti di prevenzione (www.unipd.it/sostieni/emergenza-bostrico).

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Confartigianato Veneto aggiorna la propria indagine sui capannoni dismessi inutilizzati nel territorio regionale: in 6 anni calano di 1.400 unità, ma ce ne sono ancora oltre 9 mila, in gran parte in ambiti rurali o in contesti urbani consolidati, poco funzionali ad un riuso produttivo

Schermata 2023-07-09 alle 16.32.59Cosa è successo al patrimonio edilizio industriale-artigianale veneto negli ultimi 6 anni (2016/2022)?Rispetto alle 10.600 unità immobiliari produttive inutilizzate in Veneto rilevate da Confartigianato Veneto nel 2016, dalla nostra precedente ricerca, nel 2022 ne stimiamo 9.200, rilevando una contrazione del 13%, pari a circa 1.400 unità immobiliari recuperate e riutilizzate in termini assoluti. Ad oggi, ogni 10 unità produttive, ve ne è una dismessa. A livello di superfici vi sono 18,15 milioni di mq di dismesso, in diminuzione del 16% rispetto alla precedente rilevazione del 2016.

Difficoltosa la riconversione se non ubicato in area produttiva e ad alta connessione stradale. “E’ una buona notizia che in Veneto, ancora uno dei territori più spreconi di suolo in Italia, si siano recuperati circa 3 milioni e mezzo di metri cubi di capannoni dimessi – afferma Roberto Boschetto,  presidente di Confartigianato Imprese Veneto-. Un recupero sicuramente agevolato da una crescita del valore aggiunto del settore manifatturiero che, secondo i dati Istat, è cresciuto del 12,9% tra il 2016 e il 2021. Anche se le imprese, secondo i dati Unioncamere, diminuiscono in termini numerici, crescono in modo rilevante gli addetti, +6,8% nel settore industriale e +14,6% nel settore della logistica. Una congiuntura quindi che conferma un cambiamento nella dimensione d’impresa e nel volume della produzione che porta con sé necessità diverse rispetto ad un tempo in termini di spazi, localizzazione ecc. Infatti -prosegue- è stato riconvertito prevalentemente il patrimonio di più grandi dimensioni, di tipologia riconducibile soprattutto al tipico capannone produttivo localizzato in area produttiva propriamente detta e posto in ambito ad alta connessione stradale. Il dismesso rilevato nel territorio al di fuori dagli ambiti produttivi propriamente detti, in contesti rurali, in ambiti impropri o inseriti in ambiti urbani consolidati risulta invece stabile e in alcuni casi in aumento. È evidente la difficoltà di riconvertire tali spazi – spesso di piccole-medie dimensioni, localizzati in ambiti a ridotta accessibilità e spesso inglobati alla residenza – che rappresentano il 41% del patrimonio produttivo inutilizzato ad oggi in Veneto in termini di unità immobiliari (circa 3.400 unità immobiliari produttive sulle 9.200 inutilizzate stimate) e il 30% in termini di superfici (5,3 milioni di mq)”.

Secondo i dati ISPRA e Arpav, la Regione Veneto si attesta ancora al 1° posto per superfici di edifici pro capite con 147 m2 ad abitante (a fronte di una media nazionale di 90 m2 ad abitante) e al 2° posto per incidenza di suolo consumato pari all’11,9% rispetto una media nazionale del 7,1%. Del nuovo suolo consumato irreversibile rilevato nell’anno 2020-2021 pari a 551 ettari, il 59% è da attribuire alla realizzazione di nuovi edifici industriali/produttivi e a spazi di pertinenza quali parcheggi e aree di movimentazioni mezzi. Particolarmente rilevante il peso del settore della logistica e dei trasporti nella produzione di nuovo suolo consumato: +50 ettari nell’ultimo anno disponibile (ma con una punta di 80 ettari nel 2018). Il comparto produttivo e quello logistico risultano i principali driver del consumo di suolo veneto.

Ma che consistenza ha in termini di superfici e immobili, il comparto produttivo del Veneto? – Sono oltre 37.000 le grandi superfici produttive/commerciali stimate su base dati Corine Land Cover, rilevando un peso del 17,2% sulla superficie consumata presente in regione, in costante crescita negli anni (+6,6% di superficie produttive/commerciali negli ultimi 6 anni). Dai dati dello stock catastale dell’Agenzia delle Entrate è possibile rilevare 97.130 unità immobiliari produttive, in crescita di 4.917 unità rispetto al 2016 e pari a +5,3% in termini percentuali. In Veneto ogni impresa attiva manifatturiera ha potenzialmente a disposizione 1,5 unità immobiliari produttive. La crescita dello stock si relaziona alle dinamiche del mercato del comparto. Secondo i dati rilevati dall’osservatorio del mercato immobiliare OMI, le compravendite del settore risultano in crescita esponenziale dal 2016 ad oggi: +53% di transazioni a fronte di valori medi di mercato in diminuzione del 3,1%. In Veneto un capannone nel 2021 vale in media 467 euro/mq a fronte di 482 euro/mq nel 2016.

Cosa manca da riconvertire e quale futuro per tali spazi? La dimensione media del patrimonio produttivo inutilizzato in Veneto è di 1.880 mq che scende a 1.440 mq se si escludono i grandi complessi produttivi. 1 unità immobiliare su 5 di tale patrimonio sarebbe da demolire in quanto inutilizzabile, mentre un 4% risulta incompiuto. Il 77% dell’inutilizzato è afferente alla tipologia del classico capannone, mentre un 20% è riconducibile a manufatti per lo più artigianali. Vi è poi un 3% di grandi plessi produttivi con superfici medie superiori a 10.000 mq. Il 41% di tale patrimonio e posto al di fuori delle aree produttive, in ambiti rurali o in spazi interclusi nei contesti urbani consolidati, poco funzionali ad un uso produttivo.

Quale futuro per questo patrimonio? La consistenza del patrimonio produttivo inutilizzato per tipologia, caratteristiche e localizzazione permette di individuare specifiche politiche di intervento e riconversione. Delle superfici produttive inutilizzate è possibile stimare pari al 24% il patrimonio produttivo inutilizzato che si suppone possa essere reimmesso sul mercato con la medesima funzione e in breve tempo, senza necessità di politiche e iniziative specifiche. 5,7 milioni di mq, pari al 31% dell’inutilizzato, per il loro riuso necessiterebbero di interventi di demolizione, che possono essere così stimati:  1 milioni di mq potrebbero essere avviati a politiche di rinaturalizzazione delle aree, usufruendo della L.R 14/2019 articolo 4 comma 2, in quanto localizzati in aree rurale; 2,6 milioni di mq potrebbero essere oggetto di politiche di rigenerazione urbana, in quanto localizzati in ambiti centrali urbani (mediante l’utilizzo di strumenti diversificati quali PUA, accordi di programma ecc); 2,1 milioni di mq che potrebbero essere oggetto di demolizione e ricostruzione in quanto localizzati in aree produttive. I rimanenti 9,1 milioni di mq potrebbero essere rifunzionalizzati usufruendo della L.R. 14/2017 art. 8, mediante l’utilizzo degli “usi temporanei”, ipotizzando per essi funzioni prevalentemente di welfare, se localizzati in aree produttive, o a vari usi, anche sociali, se localizzati in ambito urbano consolidato.

“Due i risultati principali che ci siamo prefissi con questa nuova indagine – aggiunge Boschetto -: stimare il mercato che sarebbe possibile attivare dalla riconversione di tale patrimonio che risulta essere pari a 7,51 miliardi di euro. Benefici economici che potrebbero attivarsi nell’ipotesi di un pieno e totale riutilizzo di questi immobili e delle relative superfici, ai quali vanno sommati i potenziali benefici sociali (risposte alla domanda di spazi alternativi anche per usi sociali, superfici a disposizione per la sostenibilità energetica, opportunità di nuovi servizi e funzioni per le comunità, incremento della sicurezza e della qualità del contesto urbano) ed ambientali (risparmio di suolo consumato, risparmio di CO2, rinaturalizzazione del suolo ecc) ricavabili a livello locale. In secondo luogo, mettere a disposizione un patrimonio informativo unico che può rappresentare la base utile per far maturare nel sistema delle imprese e nei Comuni maggiore consapevolezza sull’importanza di avviare processi di rigenerazione urbana. L’attenzione sulla pianificazione del territorio è infatti in carico alle Amministrazioni Comunali ma è anche vero che un ruolo importante lo riveste la Regione che può fissare limiti, vincoli ma anche agevolazioni per interventi che riportino a nuova vita edifici dismessi contribuendo così alla riduzione del consumo di suolo. E, proprio da alcuni mesi, la Regione Veneto sta lavorando a un Testo unico dell’edilizia e dell’urbanistica che punta ad un riordino della normativa in materia di urbanistica, edilizia, paesaggio. Il Testo unico si chiamerà “Veneto territorio sostenibile” e a breve sarà oggetto di confronto con gli amministratori pubblici, la Parti Sociali e gli addetti del settore. Siamo convinti che il nostro lavoro potrà avere un ruolo fondamentale come lo ebbe quello del 2017 per la approvazione della legge 14/2017 sul Consumo di Suolo”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Confartigianato Imprese Veneto traccia la prima mappa interattiva del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato per farne una futura risorsa

Schermata 2022-11-06 alle 21.56.39“Dopo diversi anni nel corso dei quali il settore delle costruzioni è stato oggetto di decine di interventi legislativi, da quelli finalizzati alla nuova residenzialità, per passare a quelli volti alla riqualificazione del patrimonio pubblico e privato, fino quelli più recenti dedicati alla ristrutturazione edilizia ed efficienza energetica nonché, dopo la pandemia da COVID-19 che ha influito anche sul nostro stile di vita, nasce l’esigenza di individuare nuovi obiettivi e nuove strategie compatibili con un approccio alla pianificazione ed alla progettazione urbanistica sempre più orientate a soddisfare esigenze di benessere e salute dei cittadini. Da queste considerazioni, è nato il progetto diConfartigianato Veneto, mirato a definire un quadro del sistema del recupero edilizio e territoriale del futuro, in supporto alle politiche economiche e territoriali della Regione del Veneto, a partire dal patrimonio pubblico inutilizzato, valutando le opportunità generate dalla riconversione e/o rottamazione di tale patrimonio sia dal punto di vista economico che ambientale. Un processo in grado di trasformare tali vuoti in risorsa per le imprese, i cittadini e il territorio”. A dirlo Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto, nel presentare la prima mappa interattiva da loro tracciata con i dati del Veneto su 58mila unità immobiliari pubbliche.

I dati. Il patrimonio pubblico del Veneto è composto da 58.130 unità immobiliari per un totale di 35,6 milioni di mq di superfici. Un immobile su quattro è stato costruito prima del ’45. A livello di unità immobiliari il 46% è da ricondurre a residenza. A livello di superfici invece prevale la destinazione scolastica, che ricopre il 26% delle superfici pubbliche. I principali proprietari del patrimonio pubblico sono i Comuni sia a livello di unità immobiliari (83%) che di superfici (45%).  L’8% di tale patrimonio pubblico in Veneto è inutilizzato: si tratta di 4.900 unità immobiliari, per una superficie complessiva pari a 1,67 milioni di metri quadrati. Di questi 1.430 inutilizzabili (il 30% dell’inutilizzato). Sono 429 mila metri cubi circa da demolire ed eventualmente ricostruire. A livello di unità immobiliari l’inutilizzato si concentra prevalentemente nei comuni con oltre 100.000 abitanti ma a livello di superfici sono i comuni più piccoli tra 10.000 e 50.000 abitanti quelli che concentrano la maggior parte di patrimonio inutilizzato.

Dunque sono i comuni i principali interlocutori nel processo di valorizzazione dei beni pubblici: 1 fabbricato su 2 del patrimonio pubblico dismesso è infatti di proprietà del comune (pari al 45% delle superfici totali inutilizzate). Del patrimonio dismesso inutilizzabile quasi 1 fabbricato su 3 è stato costruito antecedentemente al 1945 e il 54% tra il 1945 e il 1980, mentre a livello di superfici la maggior parte dell’inutilizzato è stato costruito antecedente al 1945 (circa il 50%). La maggior parte delle superfici inutilizzate ha una destinazione ricollegabile a strutture quali carceri, penitenziari e caserme (19%), fabbricati produttivi (13%), abitazioni (13%), edifici scolastici (12%), ospedali e case di cura (9%) e uffici (8%).

L’indagine ha mappato tutti i 4.900 edifici nel territorio, attraverso una analisi georeferenziata che andrà a costituire un sistema informativo a disposizione di Confartigianato Imprese Veneto per promuovere azioni di intervento e riuso sul territorio. Nel sistema informativo web sarà possibile conoscere nel dettaglio ogni singolo elemento costituente ciascun bene immobiliare, grazie alle informazioni mappate e derivanti dalla banca dati del MEF – Dipartimento del Tesoro.  Il patrimonio pubblico inutilizzato rappresenta un costo rilevante per gli enti pubblici oltre che un elemento di disvalore per il territorio in termini di qualità urbana, sicurezza ed in termini sociali (spazi potenziali di interesse sottratti alla comunità per i nuovi bisogni). Intervenire sul riuso funzionale di tale patrimonio significa per il Veneto attivare processi sostenibili e circolari in direzione di una riduzione del consumo di suolo, di un miglioramento della qualità e della sicurezza delle città; si tratta di un’opportunità in grado di restituire una nuova identità ai territori, ridando valore agli spazi non solo fisicamente (mediante ristrutturazioni e miglioramento delle performance energetiche) ma anche socialmente attraverso processi e meccanismi in grado di far incontrare all’offerta di spazi la nuova domanda sociale.

Si tratta di un’azione che mette in gioco tanto gli aspetti economici (in termini di investimenti per il settore delle costruzioni e in termini di risparmio o introiti per le pubbliche amministrazioni) quanto quelli sociali ed ambientali e che presuppone l’attivazione di sinergie tra pubblico-privato tra singolo-collettività, tra operatori economici e sociali. La forte varietà del patrimonio pubblico inutilizzato comporta modalità di intervento e azioni di messa in valore che si diversificano in base allo stato manutentivo, all’epoca di costruzione, alla destinazione d’uso attivando tutta la filiera delle costruzioni: dal restauro conservativo, alla demolizione e ricostruzione, alla ristrutturazione, ai piccoli interventi di adeguamento, all’efficientamento energetico; interventi di piccole e grandi dimensioni rivolte quindi sia ai piccoli artigiani che alle grandi società.

“In prospettiva dopo il 110% -conclude Boschetto- intervenire sul patrimonio pubblico inutilizzati del Veneto consentirebbe nel complesso di generare un beneficio economico per il settore di 1,7 miliardi di euro: 40 milioni dalle demolizioni, 7,5 milioni dalle rinaturalizzazioni, 116 da ricostruzioni; 258 da restauro conservativo, 38 milioni da adeguamento e256 da efficientamento. Ma gli effetti benefici vedono anche la possibilità di rinaturalizzare 185.000 metri quadrati di suolo, risparmiare 1,23 milioni di kg di CO2, ridurre ulteriormente la CO2 grazie a interventi di efficientamento energetico negli immobili pubblici, con un risparmio a regime di oltre 29 milioni di kg di CO2, risparmiare suolo per nuove costruzioni pari ad una superficie di 607.800 metri quadrati, altro elemento molto positivo considerando che il Veneto è la seconda regione italiana per suolo consumato. Da considerare infine l’occasione per dare una risposta concreta alle nuove domande della società, generando contesti urbani più vivibili, più belli e più sicuri. Il nostro obiettivo è progettare tutto questo assieme in primis ai Comuni proprietari di 1 immobile su 2 inutilizzato e a seguire con tutti gli altri enti in una rete che porti beneficio a tutti”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto 

Sabato 24 aprile 2021, dalle 10 alle 12, webinar di Confartigianato Imprese Veneto sulle Comunita’ Energetiche dal museo del ‘900 di Mestre (VE)

Comunita energetiche

Sabato 24 aprile, dalle 10 alle 12, si svolgera’ in diretta zu ZOOM e Facebook un interessante incontro virtuale dedicato alle Comunita’ Energetiche organizzato da Confartigianto Imprese Veneto, che ha tra i propri obiettivi quello di favorire la transizione verso modi di produzione e consumo più sostenibili. In questo quadro, un compito significativo è ricoperto, per l’appunto, dalle comunità energetiche, ossia unioni di utenti – famiglie e imprese – che aderiscono volontariamente ad un contratto per concorrere a produrre, consumare e gestire energia rinnovabile attraverso uno o più impianti locali, condividendo i benefici economici e sociali che ne derivano.

Appuntamento dedicato a imprese, cittadini e decisori. Quella della produzione distribuita di energia è un’idea che accompagna Confartigianato sin dai primi anni 2000 e che oggi, grazie anche all’evoluzione tecnologica, è matura per una discussione più estesa che porti a riflettere sui cambiamenti che avvengono per effetto di applicazioni e soluzioni orientate a migliorare la qualità dei luoghi in cui viviamo oltre all’impatto e all’efficienza ambientale delle attività che svolgiamo. L’appuntamento è dedicato a imprese, cittadini e decisori ed è finalizzato a rafforzare la consapevolezza dello sviluppo urbano sostenibile, favorire la conoscenza della produzione distribuita di energia da fonti rinnovabili, stimolare il confronto tra gli attori: tra questi ultimi certamente le micro e piccole imprese nel duplice ruolo di partner tecnologici e di partecipanti attivi alle stesse comunità.

Programma. 10.00 – SALUTI Siro Martin presidente Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia, Transizione energetica e polo museale M9. Fabrizio Renzi consigliere delegato M9 District 10.20 – INTRODUZIONE Dario dalla Costa presidente Nazionale Federazione Impianti Confartigianato 10.30 – RELAZIONI La sostenibilità come obiettivo, il riciclo come strategia, il territorio come laboratorio, Stefano Munarin docente Università Iuav di Venezia. Le Comunità energetiche: scenari ed esempi, Francesco Causone docente Politecnico di Milano 11.10 – TAVOLA ROTONDA Gianni Pietro Girotto presidente Commissione Industria Commercio Turismo Senato della Repubblica, Roberto Marcato assessore allo Sviluppo Economico Energia Legge Speciale per Venezia – Regione Veneto, Massimiliano De Martin, assessore Urbanistica Edilizia Privata Ambiente Comune di Venezia, modera: Martina Zambon giornalista Corriere del Veneto CONCLUSIONI  presidente Confartigianato Imprese Veneto.

Le credenziali di accesso per poter seguire l’evento su ZOOM saranno inviate direttamente a tutti coloro, che procederanno all’iscrizione tramite Eventbrite. E’ comunque possibile seguire il seminario in diretta sulla pagina Facebook di Confartigianato Veneto (https://www.facebook.com/ConfartigianatoImpreseVeneto/).

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Feste natalizie, “consumare veneto e attenzione agli abusivi, dannosi per economia e salute”, il consiglio di Confartigianato Imprese Veneto

Spenderanno oltre 1,1 miliardi di euro le famiglie venete per acquistare prodotti alimentari e bevande da mettere in tavola le prossime festività di Natale e fine anno. Pane, pasta, carni, salumi, formaggi, verdure, ortaggi, frutta e, soprattutto, dolci e vini, distillati e bevande, tutti prodotti dell’immenso “giacimento” della food economy del Veneto che, in particolare sotto le festività di Natale, registra sostanziose crescite di produzioni e vendite.

In Veneto più di 6.500 “artigiani del gusto” con oltre 13mila addetti. Un settore, quello dell’agroalimentare, rappresentato in regione da 6.576 imprese artigiane che danno lavoro a 13.102 addetti, con un’offerta enogastronomica 36 prodotti DOP, IGP e STG, ben 374 “tradizionali”, e una capacità export di circa 6 miliardi di euro all’anno. Sono questi alcuni dei numeri che emergono dall’analisi dell’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Veneto che, nel dossier “Food economy di MPI e artigianato alimentare nel 2019”, ha rielaborato i dati di Istat, UnionCamere-Infocamere e MIPAAF, su imprese e produzioni alimentari e consumi delle famiglie nell’ultimo anno. “I nostri artigiani del gusto utilizzano materie prime locali e metodi di produzione tipici che evidenziano il legame con il territorio regionale – commenta Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto e premio Argav 2018 – la genuinità di queste specialità fa bene alla salute, fa muovere l’economia e contribuisce a mantenere alta la bandiera del food regionale nel mondo. Per questo, i prodotti e le imprese della nostra tradizione alimentare, che hanno nella qualità e nell’artigianalità della lavorazione il proprio elemento distintivo, vanno promossi ancora di più”.

La spesa nelle festività natalizie. Le festività legate al Natale modificano notevolmente le abitudini di spesa anche dei consumatori veneti. A dicembre, infatti, il 95,3% della spesa in prodotti alimentari e bevande delle famiglie è costituita da prodotti alimentari e bevande analcoliche e per il restante 4,7% da bevande alcoliche. In particolare i prodotti più acquistati sono formaggi e latticini con una quota del 6,1% sul totale della spesa in prodotti alimentari e bevande, salumi con il 4,9%, pane con il 4,6% e altri prodotti di panetteria e pasticceria (tra cui rientrano in particolare i dolci da ricorrenza) con il 4,3%, prodotti in cui l’artigianalità rappresenta un importante fattore di qualità. Confartigianato stima una spesa delle famiglie venete in prodotti alimentari e bevande di 1,1 miliardi di euro, più alta di 181 milioni rispetto al consumo medio mensile. Inoltre, considerato come nella nostra regione una fetta consistente della spesa alimentare sia intercettabile dalle imprese artigiane, si stima che in Veneto verranno spesi circa 507 milioni di euro per prodotti da forno, salumi, latticini, formaggi, olio di oliva, dolci, gelati, condimenti e alcolici prodotti da artigiani. “I quasi 6 milardi di giro d’affari e l’export in continua crescita – continua Bonomo – certificano la qualità delle nostre produzioni alimentari, un patrimonio di bontà, varietà e tradizione unico al mondo. Impariamo a esserne orgogliosi e a difendere, tutti insieme, chi lo produce. In questo modo difendiamo il futuro dei nostri territori, delle nostre famiglie e delle nostre imprese e offriamo opportunità di lavoro per i giovani”.

Imprese e addetti dell’agrolimentare. Sono, come detto, 6.576 le imprese artigiane che operano in Veneto nel 2019 nella produzione di bevande e prodotti alimentari, in lieve calo rispetto allo scorso anno (- 1,4% equivalenti a 90 imprese in meno). A livello nazionale, invece, sono 87.499, con una perdita complessiva di 1.462 unità (-1,6%).

L’attacco di Confartigianato alle contraffazioni alimentari e all’abusivismo. “Da sempre siamo in prima fila contro il “fake food” – sottolinea il presidente di Confartigianato Veneto – una “rapina”, a livello nazionale, da 7 milioni di euro l’ora e da 60 miliardi di euro l’anno, di centinaia di milioni di euro solo in Veneto. E’ il business dell’agropirateria, della contraffazione, della frode nei confronti dell’agroalimentare made in Italy, il più clonato nel mondo, si tratta di un vero e proprio “scippo” ai danni del settore, un assalto indiscriminato e senza tregua, dove la criminalità organizzata fa veri affari. I consumatori vengono truffati, i piccoli imprenditori e gli agricoltori dell’agroalimentare derubati, a questo si aggiunge il fatto che ogni anno entrano nel nostro Paese prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente”.

L’appello. “Nel periodo delle feste crescono a dismisura i furbetti che, senza alcuna tutela per i consumatori, vendono prodotti alimentari in maniera totalmente abusiva – chiude Bonomo – tutto ciò sottraendo spazi di mercato a chi in maniera onesta rispetta le regole, paga le tasse, subisce i controlli, garantisce buste paga. Alle Autorità preposte, per questo, chiediamo più vigilanza in questo settore e sanzioni per gli abusivi”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

#Venetoinginocchio. Post alluvione, fronte comune aree montane del Veneto per chiedere interventi eccezionali di sgombero e stoccaggio piante cadute

Un allarme nell’emergenza post alluvione di fine ottobre arriva dal sistema veneto delle imprese boschive. Confartigianato Imprese Veneto, Confartigianato Belluno e Confartigianato Vicenza, assieme al Consorzio Imprese Forestali del Triveneto hanno spedito ieri un’accorata lettera di richiesta di aiuto al Governatore Luca Zaia, agli assessori regionali competenti oltre che alle Unità Organizzative Forestali di Belluno e Vicenza chiedendo interventi straordinari che aiutino a gestire l’urgente sgombero del materiale schiantato a terra (si stima in Veneto superi abbondantemente il milione di metri cubi), il suo stoccaggio e a programmare il risanamento e ripristino delle foreste danneggiate da fitopatie, infestazioni parassitarie ed eventi climatici.

Le azioni richieste. Le quattro organizzazioni chiedono prioritariamente: di aumentare la disponibilità finanziaria della misura 8.6.1 F.A. 2A (investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione, mobilitazione e commercializzazione dei prodotti forestali), concedendo anche la possibilità di eventuali deroghe sostanziali rispetto agli investimenti ammessi a finanziamento; stilare prontamente un altro bando, prima della fine del periodo programmatico, per la misura 8.6.1 F.A. “2A” e “5C”, provvedendo a ridistribuire le dotazioni del PSR tra le diverse misure e mutando la cronologia dei bandi. Queste azioni permetterebbero di aumentare il grado di competitività delle imprese in loco, che potrebbero assumere nuova forza lavoro, a tutto vantaggio del tessuto imprenditoriale veneto, nonché dell’economia locale e montana in generale, affrontando le criticità in essere con le maggiori ricadute sociali.

Ridurre al minimo le possibili speculazioni estere. “Chiediamo – recita ancora la lettera – un coordinamento regionale per gestire l’emergenza al fine di organizzare attentamente le operazioni di sgombero e di vendita del materiale schiantato e pericolante, mediante un’azione condivisa con i proprietari pubblici e privati, le comunità locali, le imprese dei territori colpiti e quelle italiane di settore, riducendo al minimo le possibili speculazioni estere. Per questo riteniamo necessario un appoggio scientifico dell’Università degli studi di Padova allo scopo di rafforzare le operazioni del personale regionale dei vari uffici forestali. In tal senso, si ritiene utile ipotizzare soluzioni alternative ed estreme di stoccaggio del materiale legnoso più pregiato, anche mediate l’utilizzo dei principali laghi montani, nonché coordinare lo stoccaggio su piazzali in zone agricole disseminate nel Triveneto, al fine di calmierare il mercato e sostenere i proprietari e le imprese locali”.

Priorità d’intevento a imprese venete e poi italiane. Si ritiene che, nel rispetto dei principi di libera concorrenza, in questa situazione di emergenza, i cui effetti a lungo termine ricadranno nuovamente sul territorio colpito e sulle imprese locali in primis, dovrebbe essere data una priorità d’intervento alle imprese venete e successivamente italiane, al fine di non “svendere” o peggio ancora “regalare” il nostro legname al mercato estero calmierando i prezzi e ponendo in essere un efficace contenimento degli effetti negativi.

Rivedere le misure già esistenti. “Le nostre imprese regionali -spiegano da Confartigianato- si stanno organizzando per realizzare piazzali di stoccaggio, almeno dei tronchi conservabili, al fine di regolare lo sfruttamento in modo progressivo, cercando di sostenere il mercato di filiera. Riteniamo che vadano velocemente ripresentate e adeguatamente sostenute con risorse proporzionate le misure già esistenti del Piano di Sviluppo Rurale in grado di poter contribuire ed affrontare l’attuale crisi: 8.4.1 – Risanamento e ripristino foreste danneggiate da calamità naturali, fitopatie, infestazioni parassitarie e eventi climatici; 8.5.1 – Investimenti per aumentare la resilienza, il pregio ambientale e il potenziale di mitigazione delle foreste; 4.3.1 – Sostegno a investimenti nell’infrastruttura necessaria allo sviluppo, all’ammodernamento e all’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura. Quest’ultima dovrebbe essere modificata allo scopo di permettere la reale manutenzione straordinaria della rete viaria silvopastorale regionale, al fine di consentire lo sgombero del materiale schiantato ed evitare un massiccio abbandono del territorio, con conseguenze pesantissime “oltre alle risorse straordinarie che dovrebbero sostenere i proprietari forestali pubblici e privati o attraverso indennizzi o attraverso contributi per il recupero dei boschi schiantati”.

Necessario un piano pluriennale. “Nel medio e lungo periodo -conclude la nota-, risulta altresì doveroso e auspicabile iniziare a programmare fin da subito il nuovo periodo programmatico “2021-2027” del Piano di Sviluppo Rurale con azioni ad hoc, precise e specifiche a sostegno del settore forestale, dei proprietari e delle imprese della filiera con lo scopo di contenere i danni, risolvere e sostenere l’economia locale e contribuire alla predisposizione di un modus operandi volto a limitare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, non dimenticando la cura del paesaggio e dell’ambiente quale volano per questi territori”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

27 ottobre 2018, a Quinto di Treviso si parla di come innovare e competere con l’economia circolare. A moderare il primo dei tre incontri organizzati da Confartigianato Imprese Veneto, sarà il vicepresidente Argav Gabriele Cappato.

Come creare 65 milioni di posti di lavoro? Basta salvare il clima. In estrema sintesi è questo il contenuto dello studio della Global Commission on the Economy and Climate che ha quantificato i vantaggi economici e sociali della salvaguardia del clima.

Numerose le resistenze ad un cambiamento inevitabile. Che la transizione ecologica rappresenti un’opportunità di cambiamento e di crescita alternativa rispetto a quella dettata dal modello attuale è stato ribadito da università, istituti di ricerca, conferenze internazionali. Eppure in molti non sembrano ancora convinti dell’interesse non solo ambientale e climatico, ma anche economico del cambiamento. Non lo sono numerosi governi (probabilmente anche per via delle pressioni delle stesse lobby poco inclini a spendersi per il clima), non lo sono le imprese grandi e piccole che siano (salvo alcuni casi molto sporadici).

Da queste premesse nasce l’obiettivo 2018/19 della Confartigianato Imprese Veneto di avviare un processo di conoscenza per aiutare gli imprenditori artigiani a comprendere perché dovrebbero guardare al cambiamento eco-sostenibile come ad un volàno di crescita, transizione che, secondo alcuni studi, potrebbe essere perfino più vantaggiosa del “business as usual”. Il primo appuntamento dal titolo: “Innovare & competere con l’economia circolare – i rifiuti“, moderato dal vicepresidente esecutivo Argav Gabriele Cappato, che si terrà sabato 27 ottobre 2018, a partire dalle ore 9.00, al BHR Treviso Hotel (S.R. 53 Via Postumia Castellana, 2 ) a Quinto di Treviso, va in questa direzione. Si tratta del primo di tre incontri, patrocinati da Argav, che Confartigianato Imprese Veneto dedica al tema dell’economia circolare, uno dei principali fattori di sviluppo e crescita per le imprese.

L’incontro è aperto al pubblico, per ragioni organizzative si prega di confermare la presenza registrandosi a questo link.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Veneto, vendemmia record 2018 (+20%), sinergia Confartigianato e Coldiretti regionali per procedura di riserva in assenza di ricevuta Pec del documento Movimenti VitiVinicoli, fondamentale per evitare intasamenti e danni economici

Il buon senso e la convergenza di interessi tra i produttori agricoli, rappresentati da Coldiretti del Veneto e gli autotrasportatori della Confartigianato Imprese Veneto (Confartigianato Trasporti regionali), hanno impedito ad un assurdo cavillo burocratico di trasformarsi in un grande danno economico.

La loro azione congiunta ha portato, infatti, alla definizione di una procedura di riserva, da applicare nell’eventualità di ritardi nella ricezione del messaggio di notifica di avvenuta consegna della convalida del documento vitivinicolo MVV mediante PEC (v. decreto dipartimentale 1021 del 17 giugno 2014), che permette ai camion di effettuare comunque la consegna della merce in tempi certi.

Vendemmia straordinaria in quantità. “Si tratta -spiegano Nazzareno Ortoncelli, leader regionale Autotrasportatori Confartigianato e Giancarlo Vettorello, dell’ufficio vitivinicolo Coldiretti – di una novità arrivata giusto in tempo per agevolare sia le imprese di autotrasporto che i numerosi viticoltori e cantine che operano sul territorio regionale che quest’anno, si trovano a gestire una vendemmia straordinaria, superiore del 20% rispetto allo scorso anno. Senza la necessaria flessibilità si sarebbe incorsi in danni economici particolarmente ingenti”.

Come funziona. In sintesi, l’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) ha definito, mediante la circolare n. 000617 del 3 agosto 2018, la prassi secondo la quale, nel caso in cui la ricevuta non ritorni entro un’ora, l’operatore, ferme restando le annotazioni da riportare nell’apposita casella (n. 18, sul fronte del documento), annoterà sul retro del documento una dicitura del tipo “Non è arrivata ricevuta di avvenuta consegna. Allego la PEC inviata”. In questo modo sarà possibile iniziare il trasporto con il documento MVV e con la stampa del messaggio di PEC per la convalida.

Sì alla semplificazione e ai dovuti controlli. “Grazie alla collaborazione di alcuni nostri colleghi –spiega Ortoncelli – abbiamo potuto, documenti alla mano, dimostrare come in taluni casi, la ricevuta ritornasse all’operatore soltanto dopo alcune ore dall’invio della PEC per la convalida, causando disservizi ed ostacoli all’attività economica degli operatori vitivinicoli e agli autotrasportatori costretti a ritardare la partenza del trasporto”. “Semplificazione sì ma non assenza di controlli, specifica Vettorello. Infatti, se entro le 24 ore successive all’invio del messaggio di PEC per la convalida, l’operatore viene in possesso della ricevuta attestante che l’invio della copia del documento MVV alla casella di PEC “AOO” degli Uffici territoriali competenti è andato a buon fine, non dovrà fare altro che allegare tale ricevuta alla propria copia del documento MVV e conservarlo in atti. Se invece riceverà un messaggio di notifica di mancata consegna definitivo, l’operatore entro il primo giorno lavorativo successivo, dovrà inviare nuovamente il messaggio PEC (con allegato l’MVV emesso) con le stesse modalità seguite nel primo invio. Nell’oggetto del messaggio PEC si dovrà aggiungere la seguente dicitura: “Reinvio PEC”. Qualora non si provvedesse secondo le modalità sopra indicate, la convalida non viene considerata effettuata”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto e Coldiretti Veneto

24 settembre 2018-4 febbraio 2019, in Polesine corso gratuito per i professionisti della panificazione “Dal chicco al pane” per valorizzare i grani coltivati nel Rodigino

Il Polesine è una terra straordinaria, ricca di storia e di cultura. Sono molti i prodotti tipici che lo contraddistinguono, ma uno in particolare lo caratterizza: il pane. In tutta la provincia lavorano 100 forni artigianali, a cui vanno sommate le numerose rivendite (spesso fornite dai forni artigianali vicini) e alimentari.

Dove aleggia l’odore di pane. Da qualsiasi parte vi si acceda, ad accogliere chi è entra in una delle tante frazioni che rendono ricco questo territorio è sempre lo stesso avvolgente odore di pane. Non un pane qualsiasi, ma quello tipico del posto, che appartiene alla tradizione polesana, ciabatta e pan biscotto in primis. Quello biscottato era il pane preparato dalle donne ogni 15 giorni nelle ‘casade’ o fattorie di campagna e aveva il vantaggio di conservarsi per settimane integro anche in ambienti umidi. Per prepararlo, servono lunghi tempi di lievitazione ed una notte intera di cottura dentro ad un forno, ormai spento, ma caldo. E’ in questo ambiente “favorevole” che operano due giovani artigiani e le loro famiglie: Andrea Finotti, panificatore di seconda generazione in Porto Viro e Gianluca Fonsato di Porto Tolle, consulente panificatore ideatore del progetto “officina energetica”.

pane polesano

Il corso. Insieme, hanno dato vita ad un percorso gratuito indirizzato a tutti i professionisti della panificazione dell’Alto e Basso Polesine, una importante collaborazione tra OE, EBAV, Confartigianato Polesine ed il Panificio Finotti. L’obiettivo è la valorizzazione dei grani coltivati nel Polesine, valutandone tutti gli aspetti in panificazione. Durata corso: 24 settembre 2018-4 febbraio 2019. Maggiori info: segreteria organizzativa Confartigianato Polesine, tel. 0425-474772, email: amministrazione@confartigianatopolesine.it

Andrea Finotti è “un ragazzo” di 45 anni, sposato con due figli, il più grande dei quali, Nicola, diciottenne, già collabora con successo nel forno. Imprenditore di seconda generazione ha fatto del Panificio Finotti, fondato dal padre nel 1977, uno dei baluardi di Porto Viro. Al punto vendita di via Forni si è aggiunta nel 2006 la rivendita in via Contarini, 58 denominata Pan di Zucchero. “Dedizione al lavoro e la scelta accurata delle materie prime e dei prodotti sono il nostro successo -spiega Andrea Finotti- ed hanno contribuito alla nostra crescita nel cuore del paese, che prosegue tutt’oggi. Siamo “fanatici” della genuinità che cerchiamo di mantenere in tutta la produzione: nel nostro panificio prepariamo tanti tipi di prodotti salati e dolci, ma prima di tutto il pane: la ciabatta e il pan biscotto in primis. Produciamo anche pizzette, salatini, rustici o anche mignon, pasticcini e dolci, sicuramente troverete sempre qualcosa che fa al caso vostro. Impastiamo i nostri prodotti solo con gli ingredienti migliori, che oltre a soddisfare anche i palati più esigenti, vi garantiscono anche un’alimentazione salutare ed equilibrata. Offriamo anche prodotti biologici”.

Gianluca Fonsato, classe 1987. “Da molti anni pratico l’arte della panificazione in maniera professionale, un’arte molto profonda che ti mette in contatto con la più potente espressione energetica della Terra: il cereale -afferma Fonsato-. Quest’arte mi ha spinto alla ricerca del legame inconscio tra cibo ed energia, portandomi alla conoscenza di strumenti di lavoro come il lievito naturale, farine di grani autoctoni, l’arte molitoria a pietra e cilindri, l’alchimia e la biodinamica. Officina Energetica è un insieme di laboratori creati con la consapevolezza di poter offrire una visione più ampia, profonda e alternativa dell’arte bianca. Un’Arte che comprende, oltre all’aspetto fisico e materiale, l’aspetto spirituale del cibo, ovvero di quell’energia che ci nutre attraverso le emozioni, sensazioni e lo stato d’animo”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Stop al consumo del suolo in Veneto attraverso il recupero degli immobili abbandonati, se ne parla stasera all’incontro Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD). Tra gli argomenti in programma, bosco di Mestre (VE) e protezione civile. Per i sapori in tavola, l’asparago di Cimadolmo (TV) e il pane polesano artigianale.

foto d’archivio, conviviale Argav-Wigwam

Stasera, venerdì 25 maggio, verso le ore 19, nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) ci sarà la consueta conviviale mensile Argav. Tema centrale della serata sarà il consumo del territorio nel Veneto e le proposte di recupero degli immobili abbandonati. Ne parleremo con Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Veneto, Paolo Bassani, presidente Edili Confartigianato Imprese Veneto e Federico Della Puppa, ricercatore Smart Land. Saranno inoltre ospiti: il giornalista Stefano Pittarello, per parlare del bosco di Mestre attraverso il suo libro “Il sacco bello”, Antonio Franciosi, componente di Allert, nuova struttura di protezione civile, creata dal Lions Club e, per la buona tavola anche, Daniela Burato, (azienda agricola Negrisia) con gli asparagi di Cimadolmo e i panificatori di Confartigianato Polesine.