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19-21 settembre, a Padova si tiene Flormart 2018. Tra le iniziative in programma, un convegno su come l’acqua disegna il territorio e la presentazione di un progetto di paesaggio rurale restaurato.

foto Consorzio di bonifica Acque Risorgive

Nell’ambito di Flomart 2018, l’expo & conference internazionale del florovivaismo in programma alla Fiera di Padova dal 19 al 21 settembre, segnaliamo alcune iniziative a carattere ambientale e di valorizzarione del territorio rurale, realizzate da Anbi Veneto e circuito Wigwam.

Il 21/9 un convegno per raccontare paesaggi d’acqua e servizi ecosistemici. L’associazione dei consorzi di bonifica veneti organiza venerdì 21 settembre alle 11.00, nel Pad. 11, area GPP Lab (dove GPP sta per Green Public Procurement) della fiera, il convegno “Paesaggi fluidi: come l’acqua disegna i territori” dedicato a territori di pianura, gestione della risorsa idrica e servizi ecosistemici. L’acqua è l’elemento costitutivo di ciascun territorio: regioni prospere, con elevati standard di qualità della vita, sono regioni dove l’acqua è ben distribuita in una rete di grandi, medi e piccoli corsi, naturali o artificiali, che rappresentano un tessuto connettivo di territori e mettono in relazioni spazi urbani, agricoli, prati, boschi, oasi. La gestione della risorsa idrica, a partire dalla sua distribuzione a fini irrigui, genera infatti servizi ecosistemici di cui si avvantaggiano i luoghi e le comunità. L’acqua è dunque un alleato dell’uomo, ma il rapporto non è incondizionato. Quando le sue esigenze non sono rispettate e l’edificazione consuma territorio irresponsabilmente, l’acqua finisce col prendersi lo spazio che le spetta: è il caso di esondazioni, allagamenti e frane. Il continuo lavoro di manutenzione e riconfigurazione del territorio non può non tenerne conto. Organizzare un territorio significa in gran parte amministrarne il regime idraulico. Anbi Veneto sarà protagonista anche il giorno precedente, giovedì 20, dalle 14.30 alle 15.30, nell’Auditorium Platanus nel Padiglione 14 per il rinnovo del protocollo d’intesa per l’educazione ambientale e l’alternanza scuola – lavoro con la rete scuole agrarie e forestali del Triveneto, da quest’anno allargato anche all’Anbi Friuli Venezia Giulia.

Il piagno realizzato nel sud est padovano dal circuito Wigwam

Paesaggio rurale restaurato: piagni e trosi, la nuova offerta turistica delle campagne. Rete Wigwam sarà a Flormart, oltre che con una significativa rappresentanza di assaggi enogastronomici dalle proprie Comunità Locali di Offerta e Interscambio italiane e di altri Paesi, anche con concreti esempi di architettura del recupero del paesaggio rurale, che creano nuovo lavoro per gli studi di progettazione, per le aziende di costruzione e giardinaggio, per una nuova ed inedita offerta paesaggistica dei territori rurali. Il principio è che nessuno fa turismo in un luogo degradato e che non possieda una propria peculiare attrattiva. Il paesaggio rurale anonimizzato e relegato a mera landa di monocolture, disseminata da villette simil rurali tarocche, dove qualunque segno di architetture storiche edilizie e verdi è stato cancellato o fortemente stravolto da insipienti quanto filologicamente improprie manomissioni, non solo non ha appeal turistico ma fa viver male perfino i residenti. Perlomeno quelli che ancora, non si sono assuefatti all’imperversare della bruttezza. Così Rete Wigwam, la più antica organizzazione ambientalista italiana (3 dicembre 1972) riconosciuta per Decreto, unica nel registro del Ministero dell’Ambiente ad essere nata in Veneto e, a tutt’oggi, con propria sede legale ed organizzativa in questa regione, ha recuperato un pezzetto del tipico paesaggio della campagna del Sud Est padovano ricreando un luogo umido attraversato da un piagno, ovvero il tipico ponticello in legno, un tempo frequenti ed oggi praticamente scomparsi. Il recupero, che viene portato come soluzione facilmente replicabile, crea di fatto, per iniziativa privata ma lungo una via pubblica, quindi a forte impatto visivo per chi vi transita, un’incastonatura costituita dalla ricreazione di una sorta di biotopo che ricrea l’habitat naturale floro-faunistico del fosso. Insieme ad esso, un artefatto ligneo di attraversamento, armonicamente inserito e che nell’insieme costituiscono di per sé elementi di gradimento, di curiosità e arricchimento di pregio paesaggistico. Questo piagno, che potremmo considerare “pilota” è parte di una più generale proposta di ripensamento della viabilità campestre pedonale, ciclabile ed equestre, fatta di sentieri (trosi in lingua veneta padovana) lungo fossati e scoli consortili, che formano anelli e reticoli intercettando ville storiche, piccoli santuari e luoghi della fede popolare, o anche solo semplicemente particolarità ambientali tipiche sapientemente recuperate. Dal recupero del paesaggio rurale sta nascendo quindi una nuova economia, dai bassi costi di investimento ma dalle grandi potenzialità per progettisti, per imprese di costruzione, per i fornitori di materiali lignei, infine, per il turismo e per il suo indotto che da tutto ciò sta già sperando.

L’accesso alla Fiera è gratuito, previa registrazione attraverso form online nel sito Flormart.

Dissesto idrogeologico, pronto il piano degli interventi, decreto presto in Gazzetta Ufficiale

Dissesto idrogeologicoSicurezza per la popolazione esposta, pronta cantierabilità, impatto economico sui beni a rischio: sono i principali criteri che stabiliscono le priorità di finanziamento degli interventi proposti dalle Regioni in materia di dissesto idrogeologico, compresi nel piano del governo da 7 miliardi in 7 anni per la sicurezza dei cittadini e del territorio. Parametri elencati nel decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che definisce, su proposta del Ministero dell’Ambiente, i principi per la composizione delle graduatorie. L’iter del decreto si è concluso e si avvia alla pubblicazione in gazzetta ufficiale.

Corsia preferenziale per le infrastrutture verdi. Parola d’ordine sicurezza, quindi. Ma anche tutela degli ecosistemi e una corsia preferenziale per le infrastrutture verdi. Il tutto realizzato attraverso una procedura informatica di raccolta dei dati e delle richieste trasparente.

Sicurezza. I progetti mirati alla sola riduzione del rischio verranno valutati in funzione dei seguenti principi: priorità regionale (peso 20), livello della progettazione approvata (10), completamento (10), persone a rischio diretto (60), beni a rischio grave (30), frequenza dell’evento (30), quantificazione del danno economico atteso (10), riduzione del numero di persone a rischio diretto (30), presenza di “misure di compensazione / mitigazione”(5).

Tutela degli ecosistemi. Avranno invece una ‘corsia preferenziale’ i cosiddetti interventi integrati (introdotti dal DL n. 133/2014) che mirano alla riduzione del rischio idrogeologico e alla tutela degli ecosistemi: il decreto parla di “infrastrutture verdi”, che avranno una priorità se soddisfano le condizioni di ammissibilità e sono ritenute finanziabili. A questi progetti sono dedicate risorse pari ad almeno il 20% della dotazione finanziaria complessiva dell’Accordo di Programma. I requisiti degli “interventi integrati” sono i seguenti: devono contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE; devono realizzare specifiche condizioni di riduzione del rischio e di incremento della biodiversità.

Trasparenza e informatizzazione. Il Ministero dell’Ambiente ha puntato fortemente sulla trasparenza nella raccolta informatica dei dati attraverso il sistema Rendis-Ispra, trasformato negli ultimi due anni in una piattaforma interattiva di raccolta dati e richieste, di verifica dello stato degli interventi di difesa del suolo e, ancor più con l’ultimo decreto, di colloquio con i soggetti interessati, in particolare le regioni, e ripartizione delle responsabilità.

Fonte: Ministero dell’Ambiente

Clima, raggiunto un livello di gas serra mai avuto in 800 mila anni, se ne è parlato all’incontro ARGAV-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd)

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da sx Marco Monai, Fabrizio Stelluto, Andrea Crestani ed Hermes Redi

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Asiago Dop

 

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I produttori ospiti de “La cucina del Wigwam” dedicata all’Asiago Dop

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Nell’arco di 800 mila anni, nella Terra si sono alternati periodi caldi e di glaciazione, rintracciabili attraverso le registrazioni climatiche ottenenute con le analisi del terreno (carotaggi) . Ma in questo lunghissimo arco di tempo, la concentrazione nell’atmosfera di anidride carbonica (gas serra) non aveva mai superato il livello di guardia di 300 punti, fatto invece successo negli ultimi anni, in cui si sono registrati 380 punti con previsioni di crescita a 400. La colpa? Dell’uomo e della sua opera di antropizzazione (combustione gas fossili, deforestazione). A confermare, ancora una volta, il fatto che il cambiamento climatico in atto sia dovuto al fattore umano (dissesto idrogeologico compreso, con relativi tragici fatti che ogni anno colpiscono l’Italia), è arrivato l’intervento di Marco Monai, direttore del Centro Meteo di ARPAV, intervenuto all’incontro ARGAV-Wigwam del 24 ottobre scorso, incentrato sul tema dell’acqua (da contenere, regimare, valorizzare).

Raggiunto presto il punto di non-ritorno? A suffragio di quanto esposto da Monai, arriva anche l’ultimatum lanciato nel frattempo dal rapporto finale dell’Ipcc (il gruppo di esperti sui cambiamenti climatici dell’Onu): “Le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% entro il 2050 e sparire definitivamente dal 2100, perché la temperatura media della Terra e degli Oceani ha acquistato 0,85C tra il 1880 e il 2012 e resta poco tempo per contenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi, limite per evitare conseguenze tragiche per l’uomo e la natura”.

Pevisioni meteo, attendibili sono nell’arco di una settimana. Monai ha spiegato che i dati di elaborazione attendibili delle previsioni meteo a livello stagionale sono molto bassi e che per l’Italia è ancora più difficile prevedere il tempo meteorologico al di là della settimana, causa la morfologia del Paese, molto diversificata. Dunque, non si dovrebbe dar retta a coloro che all’inizio di ogni stagione annunciano gran freddo oppure gran caldo, attenendosi a consultare, di settimana in settimana, fonti di informazioni, anche web, accreditate dal punto di vista scientifico. A proposito della condizione idrogeologica del Veneto, Andrea Crestani, direttore di Unione Veneta Bonifiche, altro ospite dell’incontro, ha ribadito la responsabilità dell’uomo sul dissesto in atto nel Belpaese (“abbiamo costruito dove non si poteva”), informando che dagli anni 70/80 del secolo scorso, abbiamo perso terreno agricolo pari a 13 campi di calcio al giorno. Crestani ha spiegato che il Veneto sta migliorando per quanto riguarda il rischio alluvioni – nel 2013 sono stati aperti 130 cantieri utili al riguardo – ma non per quanto riguarda gli allagamenti dei centri urbani, su cui incidono anche le scelte delle amministrazioni locali.

La difesa ambientale della laguna di Venezia. Altro ospite dell’incontro è stato Hermes Redi, direttore di Consorzio Venezia Nuova,  ente concessionario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Magistrato alle Acque di Venezia per la realizzazione dei piani di salvaguardia della Laguna di Venezia, tra i quali rientra anche il progetto MOSE, finito nella bufera per corruzione, tangenti e fondi neri. Al di là delle vicende giudiziarie – ancora in corso – che hanno travolto politici e imprenditori, Redi ha parlato di come il MOSE, che sarà completato a giugno 2017, non sia solo un progetto ingegneristico italiano per la difesa di Venezia dalle acque alte, ma anche un progetto di difesa ambientale. L’ente, infatti, è nato per salvaguardare Venezia e la laguna, un’area di 550 km quadrati afflitta da problemi di subsidenza, aumento livello maree, mareggiate, erosione, inquinamento, acque alte. A questo proposito, il Consorzio si è attivato nel rinforzare il litorale di Pellestrina, una cinquantina di chilometri in tutto, nell’aumentare la resilienza ambientale del territorio attraverso la ricostruzione di barene per oltre 1600 ettari, nel recuperare le isole abbandonate come le isole della Certosa e di San Servolo, nella difesa ambientale (40 km di canali industriali coperti e 100 km di rive rialzate e restaurate, adattamenti all’innalzamento del livello del mare, come ad esempio a Chioggia).

Tutte le forme dell’Asiago Dop. A fine serata, come è oramai tradizione negli incontri mensili ARGAV-Wigwam, Efrem Tassinato, chef-giornalista e nostro anfitrione, ha curato l’aspetto enogastronomico. La “Cucina del Wigwam”, ha portato in tavola il tema “Il formaggio Asiago DOP e le sue forme“. In particolare, si sono degustati gnocchi farciti al formaggio Asiago Dop (Agostini Elio di San Martino di Lupari), pasta fresca farcita al formaggio Asiago Dop (Pastificio Avesani di Bussolengo), vino Vespaiolo Breganze Doc (Cantina Maculan di Breganze), Asiago fresco Dop (Azienda Agricola Rela di Canove), birra Antoniana (Birrificio Antoniano di Villafranca Padovana), Asiago mezzano Dop (Consorzio Tutela Asiago Dop) e confettura (Azienda Agrituristica del vicentino), Asiago vecchio Dop (Consorzio Tutela Asiago Dop) e miele allo zafferano (Malga Asiago di Massimiliano Gnesotto di Asiago), Asiago stravecchio Dop (Azienda Agricola Rela di Canove e vino Torcolato di Breganze (Cantina Maculan di Breganze). Dulcis in fundo, abbiamo assegnato la deliziosa torta Ortigara (Pasticceria Carli di Asiago).