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2 marzo 2026, a Veronafiere il corso di formazione giornalisti “Dazi e welfare: nuovi equilibri per il lavoro agricolo”, organizzato da Org Veneto in collaborazione con Fondazione Enpaia e Argav

 

C’è tempo fino a oggi per iscriversi, attraverso il sito http://www.formazionegiornalisti.it,  al corso di formazione “Dazi e Welfare: nuovi equilibri per il lavoro agricolo”, che si terrà lunedì 2 marzo p.v. dalle ore 14 alle ore 18 nella sala B-galleria padiglioni 11-12 di Veronafiere ((ingresso da Re Teodorico), organizzato da Fondazione ENPAIA in collaborazione con Argav.

Programma

Il corso affronta temi come la lotta al caporalato, lavoro sommerso, diritti dei migranti, welfare ovvero modelli di sostenibilità e giustizia sociale e impatto dell’AI nella trasformazione del lavoro. Un esercizio di connessione tra etica e attualità con l’obiettivo di riaffermare il ruolo responsabile del giornalismo

Relatori

Massimo Fiorio, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuseppe Peleggi, Direzione Studi, Ricerche e Rilevazioni Statistiche Enpaia; Fabrizio Stelluto, presidente Argav; Umberto Geri, comandante Gruppo Carabinieri Tutela del Lavoro di Venezia; Francesco Gagliardi, giornalista professionista, responsabile Area Comunicazione Fondazione Enpaia, direttore www.previdenzaagricola.it. Moderatore: Michele Bungaro, giornalista professionista e coordinatore nazionale del corso di formazione ENPAIA

11 dicembre, a Venezia-Marghera Argav presenta l’incontro “Giornalisti nel mirino”, in memoria dei giornalisti/e caduti/e per raccontare la realtà

L’abbiamo chiamata “Giornalisti nel mirino” ed è l’iniziativa che, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, Argav terrà giovedì 11 dicembre p.v. dalle ore 14 nella sala della parrocchia SS. Resurrezione, a Venezia-Marghera ((via Palladio 1), in ricordo delle centinaia di giornalisti/e caduti/e per raccontare la realtà.

Gli interventi previsti sono a cura di Shrouq Aila (videomessaggio), scrittrice palestinese, autrice del libro “Hanno ucciso Habibi”; don Nandino Capovilla, parroco, già coordinatore nazionale di Pax Christi; Paolo De Stefani, docente dell’Università di Padova, che parlerà de “La crisi del Diritto umanitario internazionale”; Romina Gobbo, consigliere Argav e giornalista di aree di crisi, che parlerà dei rischi dei giornalisti corsi nei teatri di guerra, in dialogo con Clara Zanardi, fondatrice e responsabile della casa editrice Wetlands Afterwords. A Introdurre l’incontro, sarà Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

L’iniziativa, che gode del patrocinio di Ordine Giornalisti del Veneto, Sindacato Giornalisti Veneto, Unione Nazionale Associazioni Regionali Giornalisti Agroambientali (Unarga), Italian Travel Press, Greenaccord, Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Veneto, vuole contribuire a promuovere l’appello  “La stampa internazionale entri a Gaza” e la raccolta di fondi per i giornalisti e le giornaliste palestinesi, nell’ambito della campagna “Alziamo la voce per Gaza”, promossa da Ordine dei giornalisti e Federazione nazionale della stampa Italiana.

Insediato il nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Veneto 2025-2028, tra i consiglieri eletti il presidente Argav Fabrizio Stelluto

Si è insediato lo scorso 14 aprile nella sede di Mestre (Venezia) il nuovo consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, che ha rinnovato le cariche istituzionali per il triennio 2025-2028. E’ stato eletto presidente Andrea Buoso, 60 anni, giornalista professionista della redazione veneta dell’Agenzia Ansa; vicepresidente è Elena Magro, pubblicista, direttrice di Assonautica Venezia, Ufficio Stampa di Assonautica Italiana e Compagnia della Vela. Segretaria è stata eletta Roberta De Rossi, giornalista professionista de La Nuova Venezia. Tesoriera è Nicoletta Martelletto, caporedattrice de Il Giornale di Vicenza. Completano il Consiglio Carlo Napoleone Mion, Camilla Ferro, Alberto Laggia, Tommaso Quaggio e Fabrizio Stelluto, quest’ultimo presidente Argav. Il collegio dei revisori dei conti è formato da Federica Repetto (presidente), Silvia Quaranta e Monica Broggio.

Il consiglio ha subito posto l’attenzione al tema del rilancio della formazione e dell’elaborazione culturale giornalistica, approvando la costituzione di un gruppo di lavoro formato da Martelletto, Ferro, Laggia e Mion, per l’elaborazione di progetti e coordinamento con la Scuola di formazione “Buzzati”.

Il direttivo e i soci Argav porgono i più sinceri auguri di buon lavoro alle colleghe e ai colleghi chiamati a dirigere l’ente, e in particolare al presidente Fabrizio Stelluto.

Provvedimenti in materia agricola Ue e proroghe decreto legge emergenze al centro dei “Pensieri obliqui” del presidente Argav, Fabrizio Stelluto

Nel Ferrarese, dimostrato il valore ambientale delle colture idroesigenti (risaie e prati stabili) presenti anche a Nordest, il pensiero obbliquo del presidente Argav Fabrizio Stelluto

Rinvio per l’Italia di altri 2 anni dell’applicazione della normativa europea sul deflusso ecologico, i Pensieri Obliqui del presidente Argav Fabrizio Stelluto

I “Pensieri obliqui” di Fabrizio Stelluto, presidente Argav, per Verde a nordest: quello del 2024 è il marzo più caldo della storia con 14,11 °C sulla crosta terrestre

Fabrizio Stelluto

La scorsa Pasqua, Italia divisa a metà, tra il Nord ricco di pioggia e neve e il Sud assetato, con temperature estive e comuni già con l’acqua razionata. Ne parla in modo approfondito Fabrizio Stelluto, presidente Argav, nella rubrica “Pensieri obliqui” tenuta per la trasmissione Verde a nordest.

“Pensieri obliqui” di Fabrizio Stelluto, la rubrica settimanale del presidente Argav su Verde a Nordest

Schermata 2023-12-26 alle 16.53.35Verde a Nord Est è la trasmissione più longeva nel panorama televisivo locale. È nata nel 1995 da un’idea di Placido Manoli e Silvano Facco e oggi va in onda in un network di emittenti per una copertura capillare del territorio che comprende Veneto, Friuli, Trentino, Emilia Romagna e, da qualche anno, anche in Piemonte e Lombardia (a questo link  gli orari di emissione). Ogni puntata dura trenta minuti ed è un viaggio diverso alla scoperta di un paesaggio rurale, di un’azienda agricola, di tradizioni e sapori identitari. Aspetti inscindibilmente legati alla promozione del territorio e al turismo, in particolare quello lento e sostenibile. I servizi sono realizzati dai conduttori Andrea Marcato e Laura Ferrari che con le loro interviste portano “nel cuore” delle produzioni agricole, ma anche dei fatti di attualità legati al settore primario, al turismo e all’ambiente. La regia di Verde a Nordest oggi è affidata a Luigi Piasentin.

Da qualche tempo anche il presidente Argav Fabrizio Stelluto partecipa alla trasmissione con uno spazio, chiamato “Pensieri obliqui” in cui, in pochi minuti, cerca di dare delle chiavi di lettura per capire meglio cosa succede dal punto di vista agroambienale in Veneto.

L’editoriale. Il contrasto al granchio blu non può essere uno show-cooking

granchio blu

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Si è soliti dire che gli italiani mostrano il meglio di sé nell’emergenza; è vero, ma ora c’è anche l’eccezione, che conferma la regola: l’invasione dei granchi blu, una calamità affrontata comunicativamente in maniera superficiale, come la si potesse risolvere, abbuffandosi del crostaceo alieno (a Settembre organizzeremo un corso di formazione sui problemi del comparto ittico).

L’informazione estiva, attenta più al costume che ad approfondire le questioni, è scappata di mano agli stessi promotori dell’utilizzo del granchio blu in cucina ed ora corrono ai ripari, evidenziando quanto perderemo della nostra tradizione culinaria (e non solo), se non si riuscirà a respingere l’animale invasore (con buona pace di chi lo vuole proporre come eccellenza alimentare veneta!).

Accettarne opportunisticamente la presenza fa parte della furbesca italianità, che se pare contrastare il problema, in realtà non lo risolve. E’ lecito allora chiedersi perché la soluzione gastronomica in grande stile va bene per i granchi blu, ma non per gli assai più buoni cinghiali, divenuti un problema per gli agricoltori (e non solo)? Vogliamo provare a cibarci coi siluri e le nutrie (altrove già lo fanno), tornando per altro a riutilizzarne il manto per le pellicce di castorino? E poi, perchè i granchi blu sì e la farina di grilli (per altro allevati) no?

La verità è che il granchio blu è una calamità, che sta azzerando la molluschicoltura e cui non si potrà certo rispondere a base di scorpacciate bensì, ad esempio, (re)introducendo fauna ittica antagonista; bisogna, però, davvero fare presto, altrimenti è come se svendessimo gioielli di famiglia, perché dietro ogni prodotto del territorio c’è veramente la storia e la cultura di una comunità. Dietro il granchio blu italiano non c’è nulla.

Ben fanno i pescatori di Goro che, catturati gli indesiderati ospiti, li (ri)spediscono negli Stati Uniti, dove pare siano ricercatissimi dai loro palati (e già questo la dovrebbe dire lunga sulle caratteristiche gustative…).

Infine, una domanda: della presenza del crostaceo alieno ci si è accorti quest’estate o qualcuno, in anni recenti, ha fatto orecchi da mercante a segnali premonitori? Con una battuta amara, una cosa è certa: l’emergenza granchio blu, che pregiudica il futuro di un importante settore della pesca italiana e la vita dei suoi operatori, non lo si può risolvere a tarallucci e vino.

L’editoriale.”Non nuovi licei, ma risposte concrete all’insostenibile leggerezza dell’essere contadini oggi”

Fabrizio Stelluto

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Sono ormai decenni che c‘è da preoccuparsi, quando il Governo parla di scuola; non fa eccezione l’idea del “liceo del made in Italy”, confondendo l’offerta formativa con l’offerta occupazionale. Da tempo, perlomeno nell’Italia dove il titolo di studio non è uno status symbol ma un viatico lavorativo, gli istituti tecnici, garantendo alti tassi di occupabilità, fanno concorrenza ai licei, che infatti (soprattutto i classici) lamentano non di rado cali di iscrizioni; quindi, parlare di “licei del made in Italy” non rende merito alla moderna didattica, sviluppata negli istituti agrari, così come nella gran parte delle scuole professionali.

In realtà è che, nella nostra società, la scuola sforna tenenti, che si credono colonnelli ed aspirano a diventare generali senza il necessario cursus honorum. E’ una profonda questione di riconoscibilità e rispetto sociale, amplificata dal culto dell’immagine, che condiziona la vita soprattutto dei più giovani. Oggi non è sufficiente essere bravi cuochi, è necessario ammantarsi di essere chef, come se nel successo di un locale non fossero determinanti anche la brigata di cucina ed il servizio al tavolo. Altrettanto può dirsi per le eccellenze agroalimentari, che abbisognano di sapienza realizzativa, ma nascono da materie prime, che si coltivano in campo o si allevano in stalla.

Quindi, il problema non è la scuola, ma affermare la consapevolezza che il successo di un prodotto è un percorso di filiera, dove ciascuno ha un ruolo determinante; invece, nella costruzione del valore agricolo, pesa smisuratamente più la distribuzione (con annessi e connessi) che chi produce le materie prime, privilegiando così la cornice alla qualità del prodotto.

Non servono, insomma, ulteriori licei, ma un Ligabue, che ci faccia innamorare dei “mediani” del settore primario, indispensabili non solo a far brillare i campioni ma, nel caso, a farci sopravvivere, perché senza cibo, così come senza acqua ed aria, tutto il resto è fuffa.