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Export di cereali dall’Ucraina in aumento, in particolare per mais e frumento. Boom anche per il commercio della soia. L’Italia ha incrementato gli acquisti da Kiev

Fieragricola2024_Ennevifoto_Bricolo_Yaroslav Melnyk_DSCF1357«Sono a Fieragricola perché l’Ucraina è interessata a sviluppare rapporti nel settore primario. Per noi esportare materie prime agricole è fondamentale, in quanto è una voce importante dell’economia del nostro Paese. Siamo grati all’Italia, che ci dà un sostegno enorme, così come estremamente significativo è l’aiuto mostrato ieri a Bruxelles dalla Commissione europea per l’Ucraina». Così ha detto Yaroslav Melnyk, ambasciatore d’Ucraina in Italia (nella foto in alto a destra), che ha incontrato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo (nella foto in alto a sinistra), il direttore commerciale di Veronafiere Raul Barbieri e l’europarlamentare Paolo Borchia, prima di visitare Fieragricola di Verona, conclusasi nei giorni scorsi.

L’export ucraino di cereali è cresciuto negli ultimi mesi, nonostante il mancato rinnovo lo scorso luglio dell’accordo «Black Sea Grain Initiative», per volontà di Mosca. «La Russia è uscita, noi abbiamo cercato un altro modo per esportare, tramite i nostri porti marittimi di Odessa e di Chernomorsk – ha proseguito l’ambasciatore d’Ucraina, Melnyk –. Un grande lavoro, che ci ha permesso di incrementare l’export sui mercati esteri, non solo in Europa. Per noi è estremamente importante avere accesso ai mercati internazionali e il corridoio marittimo è fondamentale».

Export ucraino di cereali in aumento. Fra gennaio e novembre 2023 l’Ucraina – secondo le elaborazioni di Teseo.Clal.it – ha esportato 39,6 milioni di tonnellate di cereali (+16,56% tendenziale), per un valore superiore ai 7,4 miliardi di dollari (-8,31% sullo stesso periodo del 2022, per effetto della contrazione dei listini).

Mais. Più specificatamente, l’Ucraina ha collocato sul mercato 22,8 milioni di tonnellate di mais (+3,25% su base tendenziale) destinati per il 58% all’Unione europea. L’Ue nei primi 11 mesi del 2023 ha ritirato 13,36 milioni di tonnellate (+3,19 per cento). L’export ucraino è cresciuto anche con destinazione Italia: +72,29% nei primi 11 mesi del 2023; in termini di volume ha raggiunto quota 2,13 milioni di tonnellate di mais, rappresentando il terzo Paese di destinazione dell’Unione europea, dopo Spagna (3,23 milioni di tonnellate di mais) e Romania (2,83 milioni di tonnellate). Cina ed Egitto, rispettivamente con il 21% e il 10% della quota di mercato, sono le altre principali destinazioni del mais coltivato in Ucraina.

Frumento. Sempre nell’area dei cereali, l’Ucraina ha esportato fra gennaio e novembre 2023 14,4 milioni di tonnellate di frumento (+50,35% rispetto allo stesso periodo del 2022). Il 51% dei volumi di frumento venduti da Kiev sono stati collocati in Unione europea (+111,87%, per una quantità superiore ai 7,31 milioni di tonnellate). L’Italia rappresenta il 3% del market del frumento ucraino e ha ritirato oltre 482.000 tonnellate (+29,32% rispetto a gennaio-novembre 2022), dietro a Spagna (3,27 milioni di tonnellate) e Romania (2,24 milioni di tonnellate).  Alle spalle dell’Unione europea fra i Paesi di destinazione si collocano la Turchia, con il 16% della quota di mercato, l’Egitto (8%), il Bangladesh (6%), l’Indonesia (3%) e il Libano (3 per cento).

Prezzi dei cereali ucraini molto competitivi. Una parte dei Paesi dell’Europa Centro Orientale lamenta, con riferimento all’export di cereali provenienti dall’Ucraina, prezzi particolarmente competitivi, che metterebbero sotto pressione la redditività degli agricoltori locali. Le quotazioni del prodotto ucraino, con 147 dollari alla tonnellata, sono inferiori rispetto a Brasile (226 $/ton), Argentina (235 $/ton) e Stati Uniti (247 dollari alla tonnellata). Anche il prezzo medio di export del grano tenero con 155 dollari alla tonnellata (il riferimento è alle quotazioni rilevate a novembre 2023, fonte: Teseo.Clal.it) è ampiamente più basso rispetto ai prezzi medi di export del frumento tenero proveniente da Unione europea (253 $/ton) e Stati Uniti (304 dollari alla tonnellata.

Boom soia. Benché complessivamente l’export di semi oleosi e farine proteiche nei primi 11 mesi del 2023 abbia segnato una frenata (-4,41% in quantità e -24,11% in valore, fonte: Teseo.Clal.it), le esportazioni di soia hanno accelerato: +84,98% in volume e + 50,93% in valore. L’Unione europea rappresenta il primo mercato di sbocco, con il 41% della quota di mercato, in crescita del 61,19% tendenziale, con l’Italia al quinto posto in Ue per volumi di soia ritirati (poco meno di 128.000 tonnellate, +11,26% rispetto a gennaio-novembre 2022). Dietro l’Ue si posizionano i mercati di Turchia (28% del market share) ed Egitto (21%), con i porti turchi che con ogni probabilità fungono da primo porto di approdo, prima di intraprendere altre destinazioni.

Il sostegno europeo. Ieri la Commissione Ue ha trovato l’intesa fra i 27 Stati Membri per approvare un pacchetto di aiuti da 50 miliardi in quattro anni per l’Ucraina. Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha proposto di rinnovare da giugno l’esenzione dai dazi doganali di cui godono i prodotti agricoli che entrano nella Ue. Un provvedimento che andrebbe abbinato comunque a «misure di salvaguardia» per limitare i volumi dei prodotti più sensibili. Le importazioni totali della Ue dall’Ucraina hanno raggiunto i 24,3 miliardi nei 12 mesi fino a ottobre 2023. Nel 2021, prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le importazioni comunitarie da Kiev ammontavano a 24 miliardi di euro.

Fonte: Servizio stampa Fieragricola Veronafiere, foto Veronafiere Ennevifoto

Dal summit internazionale sulla Politica agricola comune le linee per il futuro: innovazione digitale, efficienza logistica, ricerca genetica, aggregazione delle filiere

Maciej Golubiewski

«Grazie alla Politica agricola comune possiamo trasformare l’agricoltura in Europa e renderla più produttiva, più sicura, con una maggiore qualità e in questo l’Italia rappresenta un esempio virtuoso per molti altri Paesi, in quanto siete leader nel valore aggiunto e nella sostenibilità, utilizzate meno pesticidi, sapete come fare rete e aggregarsi in maniera efficace». Quello di Maciej Golubiewski (nella foto in alto, credits Veronafiere), capo di gabinetto della Commissione Ue all’Agricoltura e Sviluppo rurale, è un elogio all’Italia e alla sua agricoltura, in occasione del Summit internazionale sui 60 anni della Politica agricola comune (Pac), evento inaugurale della 115ª edizione di Fieragricola, appena terminata.

Psn. Allo stesso tempo, Golubiewski, nella tavola rotonda di confronto con il sistema agricolo italiano moderata da Roberto Iotti, caporedattore del Sole 24 Ore, rassicura l’Italia in merito alla validazione del Piano strategico nazionale che il ministero delle Politiche agricole ha inoltrato a Bruxelles per l’approvazione. Novità assoluta introdotta con la riforma 2021-2027 (in vigore dal 1 gennaio prossimo), il Piano strategico nazionale garantisce maggiore flessibilità nella declinazione delle misure della Pac. Sul tema, Golubiewski anticipa alla platea di imprenditori italiani del settore agricolo e della filiera agroalimentare di stare tranquilli. «Entro la fine di maggio riceverete la lettera di risposta dalla Commissione Agricoltura sul Piano strategico nazionale, ma non preoccupatevi. Il commissario Wojciechowski afferma spesso che l’Italia è un ottimo esempio di come coniugare sostenibilità e produttività». Parole che stemperano qualche critica piovuta dal mondo agricolo nazionale, che giudica la Pac non sufficientemente attenta alla tutela del reddito degli agricoltori, una delle priorità per le quali la Politica agricola comune è stata istituita già nei Trattati di Roma del 1957 e applicata a partire dal 1962.

Cosa pensano le associazioni di categoria. «Volevamo una Pac che rimanesse una politica agricola – ha commentato ieri dal palco della Gran Guardia di Verona il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – oggi invece è diventata un mix di politiche agricole, ambientali, economiche e sociali, ma quando se ne vogliono far troppe si rischia di non raggiungere l’obiettivo. Abbiamo il 15% di risorse in meno rispetto alla precedente programmazione e non si garantisce il giusto reddito agli agricoltori». La sfida ora, per Giansanti, è legata all’innovazione «e l’agricoltura 4,0 è la risposta per un’agricoltura sempre più integrata, attenta a preservare le risorse ambientali e sempre più produttiva e competitiva». Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, guarda oltre le critiche alla Pac per proporre un nuovo paradigma di sovranità alimentare europea. «La crisi in Ucraina di questi ultimi giorni ci dovrebbe insegnare che dobbiamo investire ancora di più in agricoltura per cercare di avere una forma di autosufficienza produttiva e garantire i cittadini, i consumatori e le nostre filiere – spiega Prandini -. In una logica di globalizzazione spinta negli ultimi anni abbiamo assunto una posizione secondo la quale ciò che non potevamo produrre autonomamente lo acquistavamo dall’estero. Oggi siamo chiamati a compiere investimenti e con le risorse del Recovery Fund dobbiamo puntare sul rafforzamento degli stoccaggi delle materie prime e sui bacini di accumulo per le risorse idriche. Dobbiamo aumentare le rese delle colture in campo e per farlo da un lato serve disponibilità di acqua e dall’altra dobbiamo investire sulla cisgenetica come risposta ai cambiamenti climatici e sulla logistica per non perdere la sfida della competitività con gli altri Paesi europei».Altro aspetto fondamentale in chiave globale è, per il presidente Prandini, «la reciprocità dei sistemi produttivi sia fra gli stessi Stati membri che fra Unione europea e altre aree del pianeta, per evitare forme di concorrenza sleale che penalizzano in ultima analisi gli agricoltori italiani». La missione è dunque quella di valorizzare le produzioni italiane e le filiere Made in Italy, a partire dal mais per la zootecnia e dai cereali per la produzione di pane, pasta, biscotti, sollecita Dino Scanavino, presidente di CiaAgricoltori Italiani. «Dobbiamo scommettere sull’innovazione, la digitalizzazione, la ricerca genetica, l’aggregazione di prodotto, la forza del sistema fieristico, l’enfatizzazione della biodiversità animale e vegetale, ma anche su aspetti che interessano i consumatori come il paesaggio, il territorio, la corretta gestione ambientale». E se la Pac è nata con l’Europa, «oggi la situazione è diversa da quella di 60 anni fa e la Politica agricola comune – puntualizza Scanavino – ha alzato l’attenzione su altri temi oltre alla mera produzione, perché si parla di ambiente, di qualità per il cibo, di sostenibilità, di Farm to Fork e di transizione ecologica. Abbiamo a che fare con una Pac che non premia la produzione, ma i comportamenti, ma il mondo oggi è alle prese con due emergenze: la pandemia e la guerra in Ucraina, rispetto alle quali sono venuti a mancare non il cibo, ma gas e petrolio, i cui prezzi sono schizzati alle stelle. Ma attenzione, perché la mancanza di energia potrebbe creare una crisi del cibo».

Tcnologia e ricerca investendo sui giovani. Per Franco Verrascina, presidente di Copagri, «con questa riforma della Pac si chiede agli agricoltori di fare di più dando di meno; per questo dobbiamo puntare su quello che chiede il consumatore, quindi qualità e sostenibilità ambientale, senza dimenticare quella economica». La direzione che il mondo agricolo e alimentare dovranno seguire è chiara per il presidente di Copagri: «Dobbiamo poi lavorare sulla sicurezza del cibo italiano e sul versante della salute. C’è sempre più richiesta per un cibo salutistico e per questo dobbiamo puntare sulla tecnologia e la ricerca, investendo sui giovani». Per Eduardo Cuoco, direttore di Ifoam Organics Europe, «gli agricoltori sono parte attiva della società e ci possono aiutare a ridurre gas serra, purché sostenuti ad intraprendere nuovi modelli di business di agricoltura sostenibile. In quest’ottica, la Pac dovrà dialogare con altri strumenti di sostegno per accompagnare il mondo agricolo verso produzioni più sostenibili e per strutturare filiere europee che garantiscano indipendenza dall’import e valore aggiunto alle produzioni locali, così da avere un sistema di resilienza europeo efficace sulle filiere alimentari».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

A Fieragricola l’appello di seminare più mais per colmare il calo di import dall’Ucraina

mais

«Serve una presa di coscienza generale da parte delle istituzioni e degli operatori e, visto che siamo in prossimità delle semine primaverili, dovremmo seminare almeno 70-80.000 ettari in più di mais per recuperare il prevedibile calo di importazione dall’Ucraina, vista la criticità attuale». A lanciare l’appello per una coalizione agricola finalizzata a incrementare le superfici italiane di mais dalla 115ª Fieragricola di Verona (rassegna internazionale in programma fino a sabato 5 marzo) è Giulio Gavino Usai, responsabile economico di Assalzoo, l’associazione di rappresentanza dell’industria mangimistica, che associa oltre 100 aziende per una rappresentatività del 75% della produzione nazionale di mangimi, occupa 8.300 persone e sviluppa un fatturato aggregato del settore superiore a 8 miliardi di euro (dato del 2020, fonte: Assalzoo), grazie a una produzione di 15,1 milioni di tonnellate di mangime composito.

Fra gennaio e novembre dello scorso anno, secondo i dati elaborati da Teseo.Clal.it, l’Italia ha importato dall’Ucraina circa 733.000 tonnellate di cereali, prevalentemente mais (600.000 tonnellate, pari al 13% degli acquisti internazionali), su un totale di 4,6 milioni di tonnellate di import cerealicolo nazionale, con il rischio oggi che le importazioni dai porti ucraini si blocchino. Di scarso impatto, invece, gli acquisti italiani di soia e semi oleosi dall’Ucraina (circa 72.000 tonnellate nei primi 11 mesi del 2021). Poco meno di 100.000 tonnellate di mais arrivano in Italia dalla Russia, mentre i principali fornitori sono Ungheria, Ucraina, Slovenia, Croazia, Austria e Romania. «Il nodo principale riguarda il mais – prosegue Usai – con l’Italia che dovrà cercare altri mercati in un sistema maggiormente concorrenziale e con il rischio che i prezzi si mantengano elevati». In termini economici, un rischio tanto per l’industria mangimistica che deve acquistare materie prime dall’estero quanto per gli allevatori, che vedono aumentare sensibilmente i costi di produzione alla stalla. Per il responsabile economico di Assalzoo è necessario da parte dell’Unione europea un cambio di passo. «Alcune varietà di cereali e semi oleosi prodotte negli Stati Uniti non hanno ancora l’autorizzazione all’import da parte di Bruxelles – sottolinea –. Poi abbiamo una questione legata al tasso di autoapprovvigionamento e su questo l’Unione europea dovremmo incrementare le rese in campo e aumentare le superfici e le produzioni». Con 6,79 milioni di tonnellate di mais prodotte nel 2020-2021, l’Italia ha un tasso di autoapprovvigionamento del mais pari al 55% (nel 2014-2015 era del 71,9%, fonte: Teseo), contro un tasso dell’Unione europea pari all’86,3 per cento.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Fieragricola 2020, in Africa il 24 per cento della superficie agricola mondiale, difficoltà e potenziale sullo stesso piano

L’Africa è un Continente in ritardo strutturale anche in campo agricolo, con problemi organizzativi e tecnologici. Ne deriva una crisi di sistema della filiera che si evidenzia nella produzione di un’economia che, sebbene rappresenti il 24% della superficie agricola utilizzabile (Sau) mondiale, in termini di valore si ferma al 6%. È il combinato disposto di un’area gigantesca dalle forti contraddizioni, in cui le grandi potenzialità, frutto anche di una notevole ricchezza naturale, e le sconfinate aree rurali fanno a pugni con l’emergenza denutrizione e con un’agricoltura di pura sussistenza, mentre vola il deficit commerciale dell’agroalimentare e, paradossalmente, aumentano gli sprechi alimentari (al 15%) a causa di perdite lungo la filiera produttiva e distributiva.
Un Continente, infine, che rappresenta comunque il futuro in termini demografici (con oltre 1/4 della popolazione mondiale entro trent’anni), ambientali e commerciali. È il quadro di sintesi offerto dal report dell’Osservatorio Fieragricola – Nomisma “Agribusiness in Africa e le relazioni commerciali con Ue e Italia”, presentato a Veronafiere in apertura della 114ª edizione della manifestazione agricola scaligera. Al convegno, moderato dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, hanno partecipato la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, la ministra dell’Agricoltura della Croazia Marija Vučković, che presiede il Consiglio dei ministri agricoli dell’Ue nel primo semestre 2020, il professor Giulio Tremonti, giurista, già ministro dell’Economia e delle Finanze; padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, Denis Pantini, responsabile Area Agricoltura e Industria alimentare di Nomisma e, in collegamento da Bruxelles, l’europarlamentare Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale e  relatore per il Parlamento europeo della proposta di riforma della Pac post 2020.
Lo stato attuale. Pur con un quadro economico-demografico ancora in via di sviluppo, nonostante i trend positivi della ricchezza prodotta in particolare in alcune aree del Nord e del Sud, l’Africa è in assoluto l’area a maggior potenziale tasso di sviluppo agricolo. Basti pensare che i 232 miliardi di dollari di valore della produzione discendono in gran parte da colture a seminativo (epicentro mondiale di coltivazioni di mais e sorgo), mentre le colture a maggior valore aggiunto (frutta e ortaggi) rappresentano ancora solo il 3% della superficie coltivata (1,1 miliardi di ettari la Sau complessiva). Anche l’allevamento, pur rappresentando il 20% della produzione mondiale di carne ovina e bufalina, non riuscirà a tenere il passo del fortissimo incremento demografico, facendo sempre più del Continente africano un importatore netto di alimenti di origine animale. Infine, anche sul piano dei macchinari – evidenzia il report – i margini sono enormi. A oggi infatti il rapporto tra macchine agricole e trattrici per ettaro coltivato è infinitesimale: un macchinario ogni 31 in Europa e addirittura uno ogni 50 in Italia.
Veronafiere in prima fila per non perdere opportunità. Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: «Nel 2000 “The Economist ” definì l’Africa il continente senza futuro. Non è così. Oggi l’Africa è considerata ricca di speranze e di risorse ed è al centro di un rinnovato dialogo con l’Unione europea attraverso la Task Force for Rural Africa, che ha creato una partnership operativa tra Ue e Unione africana.Ed è importante oggi poter fornire indicazioni utili ainquadrare il sistema agricolo italiano nel contesto europeo e le  relative opportunità di interscambio commerciale». «L’Europa – il commento del direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – sta capendo l’importanza di lavorare su un rapporto complementare con l’Africa. Una partnership di prospettiva in termini commerciali e sociali che nel lungo periodo si rivelerà fondamentale e che non ci possiamo permettere di perdere, come sta accadendo, in favore di un nuovo  baricentro spostato a Est. Come Fieragricola, anche assieme a Ice e FederUnacoma, abbiamo avviato articolati percorsi di internazionalizzazione basati su attività promozionali e incoming – delle 30 delegazioni commerciali, invitate, 17 sono di stati africani –, mentre da tempo coltiviamo relazioni con importanti Paesi, dal Marocco al Sudafrica, dove siamo già presenti con nostre manifestazioni legate all’agricoltura».
Mercato. Negli ultimi dieci anni lo scenario delle importazioni agricole verso l’Africa ha infatti subito modifiche sostanziali, con la Russia che è diventata il principale fornitore di derrate agricole forte di una quota di mercato che dal 5% del 2008 è passataal 12%, grazie all’export cerealicolo. Per contro, perdono quote sia i Paesi europei che gli Usa a fronte di un nuovo player, l’India, che si sta prepotentemente facendo largo. I principali prodotti importati riguardano cereali (64% del totale), pesci e crostacei (13%), semi e frutti oleosi (8%). E se sulle derrate l’Italia gioca un ruolo marginale e in calo (l’1% del totale), nei macchinari vanta una storica posizione di leadership sempre più minata anche qui da fornitori orientali: l’India (al 23%), che precede il Belpaese (15%) nell’export di trattrici; la Cina, che domina (27%) sempre  sull’Italia (9%) nelle macchine agricole. Ed è proprio quest’ultima la voce più promettente nel breve periodo, con una crescita complessiva della domanda del 65% in 10 anni, da 1,4 a 2,3 miliardi di dollari. Anche l’Africa non è esente da una tendenza che si sta affermando su scala globale, che vede economie emergenti rafforzare le relazioni bilaterali tra di loro. Per il responsabile di Nomisma Agroalimentare, Denis Pantini: «In considerazione del progressivo aumento demografico e della relativa domanda alimentare, si comprende come la necessità per il Continente africano di un maggior sviluppo del proprio settore primario diventi fondamentale. Uno sviluppo che non può non passare da un contestuale incremento tecnologico e di dotazione di macchine in grado di aumentare la produttività in ottica sostenibile. Scendendo nel dettaglio del commercio di prodotti agricoli ed alimentari, si evince come la nostra bilancia commerciale presenti un saldo negativo di quasi 650 milioni di euro, determinato soprattutto dagli acquisti di derrate agricole africane riguardanti principalmente pesci (59%dell’import agricolo a valore), frutta e verdura (27%), per oltre un terzo rappresentati da agrumi, in gran parte provenienti dal Sud Africa». A questo link la sintesi per la stampa.
Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Al via oggi a Verona sino a sabato 1 febbraio 2020 Fieragricola

È scattato il conto alla rovescia per la 114ª edizione di Fieragricola, rassegna internazionale di agricoltura, meccanica agricola, zootecnia, agroforniture, energie rinnovabili e servizi, in programma a Verona Fiere da oggi, mercoledì 29 gennaio  a sabato 1 febbraio. Attese, al convegno inaugurale dedicato all’agribusiness di Ue e Italia in Africa, la ministra alle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e la ministra dell’Agricoltura della Croazia, Marija Vučković.

La manifestazione si conferma tra le più rilevanti nel panorama europeo e presenta numeri in crescita: 10 padiglioni occupati, 900 espositori (+8,2% sull’edizione 2018), una superficie netta di 67.600 metri quadrati netti (+18,7%), due aree demo esterne di 9.500 metri quadrati allestite per gli «special show», 800 capi di bestiame in esposizione (+14,3%), oltre 130 convegni, approfondimenti e corsi di formazione in calendario. Molti anche i premi e i concorsi in calendario nei quattro giorni di manifestazione.

Sicurezza prodotti, spreco, chimica e bio, Italia parte in pole. Lo studio realizzato dall’Osservatorio Fieragricola -Nomisma, presentato nei giorni scorsi a Roma, ha messo in luce come l’agricoltura italiana, in attesa del Green Deal europeo, il piano operativo sull’economia verde più importante della storia, sia già in vantaggio su uno dei paradigmi cardine: la salubrità e la sicurezza dei suoi alimenti, che presentano le percentuali più alte di prodotti che secondo i controlli dell’autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania. Buone notizie anche sul fronte degli sprechi, con i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) del 16% inferiori alla media europea e in forte calo nell’ultimo decennio. Dalla tavola alla terra, secondo il report, le virtù si sommano: lo Stivale detiene il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania, mentre calano anche le emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent’anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea. Ma la sensibilità green degli agricoltori e dei prodotti italiani è ancora più evidente alla prova di agrofarmaci e fertilizzanti. Infatti, secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nell’ultimo decennio se ne è fatto sempre meno uso e spesso i consumi si sono dimezzati: è il caso degli insetticidi (da 1 ,2 kg di principi attivi ad ettaro a 0,6 kg), dei fungicidi (-30%), degli erbicidi (-20%), ma anche di azoto (-25%), anidride fosforica (-36%), ossido di potassio (-50%).

Biodiversità e foreste da proteggere, emergenza acqua ed erosione suolo. E proprio dalla tutela del territorio e delle sue risorse arrivano gli elementi su cui sarà fondamentale operare un salto di qualità. Se – per l’indagine Fieragricola Nomisma – sul fronte della tutela della biodiversità e delle aree boschive l’Italia è stabilmente nella top 5 dei Paesi Ue, è invece più problematica la gestione del fattore acqua, con il Belpaese fanalino di coda nel rapporto prelievi/risorse idriche, dove l’agricoltura incide per la metà del proprio utilizzo complessivo. Un problema  strutturale da mitigare attraverso sistemi intelligenti di gestione – come l’irrigazione di precisione – al pari dei consumi di energia da fonti rinnovabili che nel primario rappresenta solo il 2% dei consumi totali. Gravosi infine, e sempre più nemici della preservazione del territorio e dell’ambiente, i fenomeni di consumo del suolo, cresciuti del 50% solo negli ultimi 30 anni, così come l’erosione da acqua che vede il nostro Paese in cima alla classifica europea per i danni inferti al territorio da tali eventi metereologici. In media in Italia si verifica un’erosione di quasi 9 tonnellate di suolo per ettaro all’anno, contro i 4 della Spagna e i 2 della Francia.

Sostenibilità ambientale ma non economica. «È evidente – ha detto il responsabile agroalimentare di Nomisma e curatore dello studio, Denis Pantini – come dallo studio emergano gli enormi sforzi fatti negli anni dagli agricoltori italiani per rendere la propria attività più rispettosa dell’ambiente e come il loro operato sia fondamentale per la tutela dei nostri territori, soprattutto a fronte delle calamità prodotte dai cambiamenti climatici. Una sostenibilità ambientale che però non può essere scollegata da quella economica, senza la quale l’attività agricola stessa non può esistere. E da questo lato, purtroppo, negli ultimi cinque anni i redditi delle imprese agricole italiane non si sono mossi, a fronte invece di quelli degli agricoltori spagnoli e francesi». Sul piano economico complessivo, l’Italia è in testa nel panorama produttivo europeo come valore aggiunto (32,2 miliardi di euro, media ultimo biennio), al secondo posto dietro la Francia (76,3 miliardi di euro) per valore della produzione (56,7 miliardi di euro, media biennio), mentre è più indietro (4ª) nell’export, a 7,6 miliardi di euro. Critica invece la situazione relativa al reddito delle imprese, segnalato nell’ultimo quinquennio in calo nel Belpaese dell’1% a fronte di una media Ue a +6%, con Spagna e Francia a +11%.

Fonte: servizio stampa Verona Fiere

Consorzi di bonifica e Regione del Veneto insieme contro la siccità

da sx, Vincenzi, Pan, Romano, Crestani

Con la Legge di Stabilità regionale 2018, approvata lo scorso dicembre, il Veneto si dota di un proprio Piano Irriguo, strumento fondamentale per affrontare il tema della siccità in maniera strutturata, uscendo cioè dalle logiche dell’emergenza. I dati, del resto parlano, chiaro: il 2017, secondo il Cnr, è stato l’anno più secco degli ultimi due secoli con precipitazioni inferiori del 30% rispetto alla media di riferimento (1971-2000).

Tra i compiti dei Consorzi, garantire acqua alle colture. Il tema è stato affrontato nei giorni scorsi a Veronafiere, nel contesto di Fieragricola 2018, in una conferenza dal titolo “Il Veneto oltre l’emergenza siccità: dal Piano Irriguo Regionale agli strumenti per il risparmio idrico” promosso da Anbi Veneto, l’associazione dei consorzi di bonifica, al quale sono intervenuti l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan, il presidente di Anbi Francesco Vincenzi, il presidente e il direttore di Anbi Veneto Giuseppe Romano e Andrea Crestani. I Consorzi di bonifica, che tra i propri compiti fondamentali hanno quello di garantire l’acqua alle colture, e Anbi Veneto, avevano sollevato il tema dell’efficientamento della rete irrigua nonché della realizzazione di nuovi bacini e infrastrutture già da tempo. Il Piano Irriguo regionale pertanto interpreta attentamente questo richiesta rappresentando uno strumento per un approccio strutturato alla tematica. Tematica fondamentale per l’agricoltura: si tratta infatti di preservare un comparto che in Veneto vale ogni anno 5 miliardi di euro, con produzioni di altissima qualità apprezzate anche all’estero.

Oltre cento gli interventi necessari. Il collegato alla Legge di Stabilità 2018 della Regione del Veneto prevede che il Piano Irriguo venga tracciato entro giugno (180 giorni dall’entrata in vigore della legge) e affida ai Consorzi di Bonifica la realizzazione degli interventi secondo criteri di efficacia ed efficienza sull’utilizzo della risorsa idrica irrigua, riconoscendo ai medesimi un contributo nella misura massima del cento per cento sulla spesa ammissibile. Gli undici Consorzi di Bonifica del Veneto (Acque Risorgive, Adige Euganeo, Adige Po, Alta Pianura Veneta, Bacchiglione, Brenta, Delta del Po, L.E.B., Piave, Veneto Orientale, Veronese) hanno individuato complessivamente 148 interventi necessari a garantire un’efficiente rete di distribuzione dell’acqua e che per dimensione e costo si candidano ad essere incluse nel Piano regionale. ll valore complessivo di queste opere ammonta a 60.990.000 euro, opere “minori” per dimensioni e costi – nessuna supera i 500mila euro -, ma non per gli effetti sul territorio, visto che tali opere interessano una superficie di ben 208.345 ettari. Tutte le opere rispondono, inoltre, a criteri legati al risparmio della risorsa idrica anche in relazione alla problematica molto attuale del deflusso ecologico.

I relatori. “Oggi a Fieragricola intendiamo ribadire che c’è tutto un sistema, quello dei consorzi di bonifica, che lavora costantemente tutto l’anno per mantenere la rete irrigua, affrontare stati di crisi e portare acqua nei nostri campi, per questo dobbiamo essere grati loro per questo lavoro. Negli ultimi dieci anni, stiamo registrando danni dovuti alla siccità soprattutto in periodi tradizionalmente caratterizzati da piogge e precipitazioni nevose, per questo dobbiamo prepararci ad un piano irriguo articolato che preveda in primis il mantenimento della rete attuale che ereditiamo da un passato glorioso precedente alla Repubblica Veneta”, ha affermato Pan. “Due anni fa abbiamo espresso la necessità di un piano Irriguo regionale, oggi il Piano è stato inserito nella legge di stabilità della Regione; siamo qui a Fieragricola a definire i particolari dato che sarà a regime nel 2018, dalle parole ai fatti dunque, pertanto ringraziamo il governatore Luca Zaia e l’assessore regionale Pan per la prontezza nella risposta. Questi sono fatti concreti, ancor più fondamentali dopo una stagione particolarmente siccitosa. Sono inoltre fatti strutturali che permetteranno ai Consorzi di bonifica di fare programmazione pluriennale”, ha affermato Romano. “Pensiamo ad un piano regionale che si focalizzi sulla manutenzione delle infrastrutture irrigue prima ancora a nuove opere , parliamo dell’ampliamenti delle reti già esistenti, sistemazione di manufatti di derivazione, sostegni, canalette, bacini di accumulo, sistemi di telecontrollo, potenziamento di pompe e opere di contrasto del cuneo salino”, ha aggiunto Crestani.

Il contesto nazionale. Il Piano Irriguo regionale si inserisce in un sistema di strumenti finanziari più articolato che a livello nazionale, per la “grande progettualità” (opere più complesse e onerose), include il Piano Irriguo Nazionale (per il quale in Veneto contempla progetti esecutivi per 147 milioni di euro) e il Piano Invasi, previsto nella legge di Stabilità del 2018 (per il quale in Veneto ha progetti di bacini di accumulo e riconversioni irrigue per 600 milioni di Euro). Grande fabbisogno di investimento dunque, a fronte di risorse ancora limitate (complessivamente lo stato mette a disposizione 646 milioni di euro di risorse, meno di quanto necessita il solo Veneto, prima regione per progetti presentati), ma intanto il tema della siccità comincia ad essere affrontato in maniera strutturale e si lascia alle spalle il concetto fuorviante di “emergenza. Per il presidente di Anbi Francesco Vincenziva preservato il reticolo idraulico minore così come vanno terminate le grandi incompiute idrauliche ed ottimizzato l’uso dei bacini esistenti, molti  dei quali hanno capacità fortemente ridotta per mancanza di manutenzione”. Vincenzi ha proseguito sottolineando come, per la prima volta, la rete irrigua sia entrata a pieno titolo tra le infrastrutture strategiche italiane come strade, porti, ferrovie ed aeroporti. “Una partita tutta da giocare ma nella quale i Consorzi di bonifica si caratterizzano per capacità progettuale ed operativa”.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

Il Veneto oltre l’emergenza siccità, a Fieragricola, giovedì 1 febbraio 2018 ore 13.30, Anbi Veneto incontra la stampa per fare il punto sulla situazione

I dati degli ultimi anni relativi alle precipitazioni piovose dimostrano che il Veneto, come tutto il Paese, si troverà sempre di più a far fronte a lunghi periodi siccitosi. La questione non può più essere trattata come emergenza ma attraverso misure strutturali che necessitano di progetti a lungo termine e nuove risorse.

Incontro rivolto alla stampa. A questo riguardo, Anbi Veneto organizza l’incontro stampa “Il Veneto oltre l’emergenza siccità” – Dal nuovo Piano Irriguo Regionale agli strumenti per il risparmio idrico“, che si terrà a Veronafiere nel Padiglione 3 – Area Forum giovedì 1 febbraio alle ore 13.30 nell’ambito di Fieragricola, in corso fino al 3 febbraio. All’incontro saranno presenti Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Regione del Veneto, Giuseppe Romano, presidente Anbi Veneto, Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto, Francesco Vincenzi, presidente Anbi.

Gli strumenti in via di definizione. L’istituzione del nuovo Piano Irriguo regionale, previsto nella legge di stabilità regionale 2018, rappresenta un nuovo fondamentale tassello nell’efficientamento della rete irrigua, affiancandosi ad altre misure quali il Piano Irriguo Nazionale, i nuovi strumenti finanziari previsti nella Legge di Stabilità dello Stato, l’aggiornamento sui fondi del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) e sui Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC), nonché le innovazioni tecnologiche messe in campo dai consorzi di bonifica per il risparmio idrico e il riuso delle acque di depurazione. L’incontro presenterà una panoramica su tali strumenti, partendo dal nuovo Piano Irriguo regionale, attualmente in fase di definizione, e che dovrà essere adottato entro giugno.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Tutti i numeri dell’agricoltura veneta a Fieragricola 2018. Tra gli eventi proposti a Verona da Veneto Agricoltura, incontri su agricoltura di precisione, biodiversità, agroforestazione. Info anche su bionergie e cambiamento climatico.

Alla fine tutti i nodi arrivano al pettine. Il vecchio adagio vale anche per il comparto agricolo che proprio in questi giorni sta tirando le somme sui risultati della scorsa annata. Purtroppo, le conseguenze del cattivo andamento meteo registrato nel 2017 (ad aprile le gelate, in estate la siccità) non hanno consentito il raggiungimento di performance destinate a rimanere negli annali. Anzi. Veneto Agricoltura, che giovedì 1 febbraio (ore 11,30) in Fieragricola (31/1-3/2) oa Verona (stand Regione Veneto, padiglione 4) con AVEPA, ARPAV ed il marchio regionale agroalimentare QV (Qualità Verificata), presenterà i primi dati sull’annata agroalimentare regionale 2017, parla di “annata difficile soprattutto per quanto riguarda le rese di produzione di molte colture sia seminative (mais -14%, soia -23%) che legnose (mele -21%, vite -19%)”.

Zootecnica, risultati interessanti. I tecnici dell’Agenzia regionale anticipano invece che per gli allevamenti zootecnici i risultati 2017 sono piuttosto interessanti. Negativi invece gli scambi con l’estero. L’Agenzia regionale proporrà anche una serie di iniziative che ruotano attorno alle tre frontiere simbolo dell’innovazione sostenibile in agricoltura, ovvero l’agricoltura di precisione, la biodiversità e i sistemi agroforestali.

Agricoltura di precisione. Nella giornata inaugurale, mercoledì 31 gennaio (ore 15.00) presso l’Area FORUM del Padiglione 3, è previsto il focus Precision farming nelle colture erbacee che affronterà il tema dell’agricoltura di precisione analizzato da tre distinti punti di osservazione: le Linee guida recentemente pubblicate dal Ministero, le indicazioni pratiche sperimentate nell’azienda pilota dimostrativa “ValleVecchia” di Veneto Agricoltura grazie al progetto europeo LIFE “Agricare” e il rapporto tra imprese e ricerca. Il programma dell’incontro disponibile a questo link.

Biodiversità. Giovedì 1 febbraio (ore 10,00) presso la Sala Puccini nella Galleria tra i Padiglioni 6 e 7, si terrà un incontro dedicato alla biodiversità intesa quale valore per l’agricoltura. Il focus, sostenuto dal Progetto BIONET che Veneto Agricoltura conduce con un’ampia rete di partner (Istituti agrari, Istituto Zooprofilattico delle Venezie, CREA, Provincia di Vicenza) nell’ambito del PSR Veneto, punta a mettere in evidenza il valore della biodiversità per le produzioni agricole. Tecnici e produttori si incontreranno forti anche dell’esperienza maturata nell’ambito di un altro progetto da poco concluso (VeroVeneto) che ha dato modo di misurare con metodo scientifico il grado di biodiversità e la qualità della produzione ortofrutticola veneta. Il programma di questo secondo incontro è disponibile a questo link.

Foreste. Venerdì 2 febbraio (ore 10.00), sempre presso la Sala Puccini, si terrà invece un convegno dedicato al ritorno dei sistemi agroforestali. Nell’occasione si parlerà di alberi tra le colture agrarie, elementi non intrusi ma fattori di produzione e stabilizzazione climatica. L’agroforestazione è una sorta di “ritorno al futuro” che è già realtà in diversi contesti agricoli europei e italiani. Ne parleranno i ricercatori (con due interventi europei), tecnici e produttori agricoli protagonisti di queste esperienze. Il programma è disponibile a questo link. Infine, presso lo stand regionale saranno presenti nei quattro giorni di fiera i tecnici del Settore di Veneto Agricoltura “Bioenergie e cambiamento climatico”, per fornire ai visitatori informazioni sulle attività progettuali in tema di biogas, biomasse solide e biocarburanti.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

31 gennaio-3 febbraio 2018, a Verona la 113a edizione di Fieragricola fotografa i cambiamenti avvenuti in 10 anni nei campi e sul mercato

bovino da latte

È scattato il conto alla rovescia per il via alla 113^ Fieragricola, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio. La grande kermesse scaligera aprirà i cancelli a tanti pubblici: allevatori, agricoltori, cerealicoltori, produttori di energie rinnovabili, imprenditori forestali, agriturismi, venditori di mezzi agricoli, imprese agromeccaniche, agronomi e professionisti. La manifestazione, nata nel 1898, è stata presentata ieri a Roma, insieme a uno studio di Fieragricola e Nomisma sul tema “Agricoltura 2007-2017: cosa è cambiato?“.

La fotografia del decennio. Circa 180mila imprese in meno, con una decrescita della forza lavoro di quasi l’8%. Ma anche una buona tenuta del valore aggiunto (+3,9%) e un valore medio della produzione per azienda cresciuto dell’88 per cento. È la morfologia della campagna italiana post-crisi ritratta dallo studio Fieragricola-Nomisma. Per l’agricoltura la crisi ha fatto da acceleratore nella struttura, nei processi e nella competitività delle imprese agricole italiane, alla stregua di un selezionatore naturale che ha sostanzialmente espulso le aziende più deboli, quelle meno strutturate e organizzate, ma anche chi non è riuscito a intercettare le tendenze di una domanda profondamente cambiata. L’uscita dal mercato, in dieci anni, di quasi il 20% delle imprese agricole, in buona parte a conduzione diretta, ha coinciso infatti con diversi salti di qualità: dal valore della produzione, alla crescita (del 58%) della superficie media per azienda, alla produttività che, con 36mila euro per addetto, è oggi quasi il doppio rispetto alla media Ue. Inoltre, fa ben sperare sia l’ulteriore incremento delle aziende a conduzione femminile – oggi al 20% contro una media Ue del 13% – e gli incoraggianti ultimi sviluppi di imprese under 35, a +14% negli ultimi 18 mesi, sebbene l’età media sia ancora molto più alta dei colleghi europei.

L’Italia agricola a metà del guado. “Rispetto ad altri settori, come l’intero manifatturiero o le costruzioni, il nostro primario ha reagito prima alla recessione, cercando di irrobustirsi e innovarsi – ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. Possiamo dire che oggi siamo a metà del guado: più strutturati ma ancora non abbastanza rispetto ai competitor, più professionali ma in attesa del grande passo digitale e in parziale ripresa sul fronte delle nuove trattrici, più giovani in un comparto ancora tradizionalmente dominato da conduttori in età avanzata. Fieragricola in questo studio ha analizzato il decennio 2007-2017 per capire come procedere verso il definitivo salto di qualità. Non a caso il tema chiave della rassegna sarà dedicato alla nuova Pac e all’agricoltura 4.0″.

Cambiano i consumi: boom del bio. Secondo lo studio Fieragricola-Nomisma, negli anni pre e post-crisi è cambiata la struttura, ma anche la congiuntura; una rivoluzione condotta da una domanda che ha ridotto tutti i consumi alimentari (-10,7% in media), con punte legate a prodotti più voluttuari (-13% per vino e alcolici). A fare in parte da contraltare, il boom del biologico – cresciuto nella Gdo del 160% e nei campi del 56% – unitamente alla crescita dei prodotti a marchio (+87%) e all’attività sempre più multifunzionale del settore primario, con l’agriturismo che ha visto crescere del 35% le proprie strutture e con il boom del contoterzismo. Infine, un chiaroscuro legato all’export della nostra materia prima, da record nel 2017 (6,6 miliardi di euro), ma con il massimo storico anche dell’import (12,8 miliardi). Ne consegue un saldo negativo senza precedenti: -6,1miliardi di euro. Per il direttore area Agroalimentare di Nomisma, Denis Pantini: “Nel prossimo futuro i produttori avranno bisogno di nuovi strumenti  finanziari e di gestione del rischio per combattere volatilità dei prezzi ed effetti nefasti del cambiamento climatico e di nuovi modelli organizzativi per rafforzare la competitività ed integrare maggiormente la loro posizione nella filiera. Da questo punto di vista, lo sviluppo tecnologico e la digitalizzazione potranno favorire l’implementazione di modelli produttivi più efficienti”.

Alcuni numeri della fiera. Dieci padiglioni occupati, oltre 1.000 espositori, una superficie netta di 57mila metri quadrati (+4,4% sull’edizione precedente), un’area demo esterna di 7.500 metri quadrati allestita per gli Special Show, 980 animali (+63,3%), delegazioni commerciali provenienti da 33 Paesi esteri e tre concorsi sulle razze bovine (compreso il debutto della mostra europea della Limousine), più di 120 convegni in calendario nei quattro giorni di manifestazione, durante i quali sono previsti corsi di abilitazione professionale alla guida delle trattrici.

Fonte: Servizio Stampa Verona Fiere

 

 

Energie rinnovabili, nel 2030 dall’agricoltura 8 miliardi di metri cubi di biometano

“L’Italia è il quarto Paese al mondo dietro a Germania, Stati Uniti e Cina e secondo in Europa per numero di impianti di biogas nelle aziende agricole, che sono più di 1.250 realizzati e dagli attuali 2 miliardi di metri cubi abbiamo la potenzialità per arrivare a 8 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030. L’agricoltura potrà raggiungere fino al 15% del fabbisogno nazionale del gas naturale, realizzando occupazione e favorendo nuovi investimenti”.

La fiera veronese. Lo ha detto Christian Curlisi, direttore del Consorzio Italiano Biogas (CIB), intervenendo alla prima tappa del roadshow 2017 di Fieragricola di Verona (31 gennaio al 3 febbraio 2018) di presentazione dei principali focus espositivi: meccanizzazione, zootecnia, energie rinnovabili, multifunzione, agrofarmaci e fertilizzanti, mangimistica. «Siamo la prima fiera dell’agricoltura in Italia in grado di garantire un’offerta trasversale in tutti i segmenti dell’agricoltura – ha spiegato Luciano Rizzi, area manager Agriexpo & Technology di Veronafiere – e puntiamo ad offrire servizi e approfondimenti in grado di dare risposte innovative al sistema agricolo e zootecnico, alle prese con la sfida della sostenibilità e dei mercati globali”.

Biogas, occupazione e prospettive. “I 4,5 miliardi di euro finora investiti nel settore del biogas hanno creato oltre 12mila posti di lavoro – ha proseguito il direttore del CIB, Curlisi – ma possono diventare molti di più e aprire nuove opportunità per l’agricoltura e la filiera delle energie rinnovabili”. In un futuro prossimo, infatti, gli agricoltori potranno essere i partner privilegiati nel progetto di una bioraffineria a biogas, nella quale si raggiungono diversi obiettivi: integrare le reti di energia elettrica e del gas; produrre fertilizzanti organici e rinnovabili, riducendo così l’impatto della chimica in campo; produrre biocarburante, biomateriali e chimica verde e ridurre le emissioni. “Non dimentichiamo che oggi l’agricoltura è responsabile del 12% delle emissioni di gas serra – ha ricordato Curlisi – e il biogas può essere uno strumento per aumentare il carbonio organico e i nutrienti nel suolo; ridurre il rischio di erosioni; incrementare il tenore organico e ridurre il compattamento del suolo”.

Biogas. ma fatto bene”. Il tutto a patto che il processo di filiera segua i canoni di quello che il CIB ha battezzato «Biogasdoneright», il biogas fatto bene. Integrazione produttiva, buone pratiche agricole, sostenibilità ambientale e processi rivolti al sequestro di carbonio nel suolo sono tutti gli ingredienti che, secondo Curlisi, “sono necessari per combattere i cambiamenti climatici e rispondere in maniera concreta agli obiettivi definiti dagli accordi della Cop21 di Parigi”.

Produrre di più e meglio non solo è possibile, ma è anche alla portata. Seguendo gli schemi definiti dal CIB, il cui modello è al centro di studi su scala internazionale per la validità delle soluzioni proposte per la filiera agricola, non vi sarebbe nemmeno sovrapposizione tra colture destinate all’alimentazione e quelle con finalità energetica, che possono coesistere nell’arco della campagna produttiva. È il caso delle combinazioni in campo fra grano e mais insilato oppure grano insilato e soia foraggera o, ancora, triticale e pomodoro. La nuova frontiera delle rinnovabili, in materia, è il biometano, sia per l’utilizzo nella rete energetica sia come biocarburante per le trattrici agricole. Per questo è necessaria la pubblicazione del decreto di modifica del precedente decreto ministeriale del 5 dicembre 2013, attraverso il recepimento delle osservazioni sollevate in sede di consultazione pubblica. Allo stesso tempo, anche lo sviluppo del mercato dei biocarburanti e l’immissione diretta del biometano nella rete del gas darebbe un impulso al settore. Sostenendo così in maniera alternativa gli agricoltori italiani.

Fonte: Servizio Stampa Verona fiere