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Granchio blu, minaccia o risorsa?

Il granchio blu atlantico (Callinectes sapidus) è una specie aliena introdotta nel Mediterraneo al di fuori del suo habitat naturale, che si estende lungo la costa occidentale dell’oceano Atlantico. Questo crostaceo è caratterizzato da un’elevata capacità di adattamento, fecondità e comportamento aggressivo, e oggi è considerato una delle specie più invasive presenti nei nostri mari. A partire dall’estate del 2023, infatti, il granchio blu ha invaso in modo massiccio il Delta del Po, mettendo in ginocchio la produzione di vongole veraci, settore in cui l’Italia detiene il primato europeo. In questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’IZSVe si può conoscere meglio il granchio blu e le attività che l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) sta conducendo relativamente a questa specie.

Fonte testo e video: servizio comunicazione IZSVe/credit foto Coldiretti Veneto

Granchio blu:  Zaia al porto di Pila. “L’ultima” pasta ai frutti di mare servita dai pescatori di Coldiretti. Presentato il dossier: perdite di vongole e cozze fino al 90%

Zaia che parla

Si è chiusa con la provocatoria “ultima spaghettata di cozze e vongole” tra reti divelte e gusci rotti di molluschi l’incontro con i pescatori di Coldiretti con il Governatore Luca Zaia al porto peschereccio di Pila, frazione di Porto Tolle, nella Bassa Polesana. I granchi blu, presenti in una nassa dedicata alla sua raccolta, rappresentano un vero disastro per le lagune veneziane e polesane e Zaia è stato il primo presidente regionale a chiedere al Governo lo stato d’emergenza. Questo fenomeno, per i molluschicoltori, è davvero un’emergenza e oggi il Governatore ha incontrato proprio loro, i pescatori, di Porto Tolle e non solo, che da qualche mese soffrono quella che è una vera invasione che purtroppo sta mettendo a rischio un intero comparto composto migliaia di lavoratori.  “Abbiamo chiesto stato calamità a luglio e stato d’emergenza ad agosto, che non basterà, ma aiuterà moltissimo – ha affermato Zaia -. Si stima dal meno 80 al meno 90% di produzione per il prossimo anno perché i granchi si cibano di vongole e cozze, anche le semine, rompendo le reti, è un cataclisma”.

Sono intervenuti all’incontro organizzato a pochi metri dai pescherecci anche il presidente del Consorzio pescatori Luigini Marchesini, il presidente della cooperativa Pila Giovanni Franzoso, il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli. Presenti, inoltre, tantissimi rappresentanti istituzionali, sia politici che delle forze dell’ordine. All’incontro tra i pescatori c’erano l’assessore Cristiano Corazzari e la consigliera Laura Cestari per la Regione, il presidente delle Provincia Enrico Ferrarese e numerosi componenti delle forze dell’ordine, presenti diversi sindaci e assessori del territorio a sostegno della situazione. Presenti i rappresentanti di Coldiretti dal direttore regionale Marina Montedoro, i direttori provinciali Silvio Parizzi di Rovigo e Giovanni Pasquali di Venezia oltre al responsabile di Coldiretti Impresapesca Alessandro Faccioli e la presidente di Venezia Tiziana Favaretto.

Nell’ultima pubblicazione di Veneto Agricoltura su dati del 2021, il Veneto vantava di essere la seconda regione italiana per produzioni di vongole veraci (39,5% del valore della produzione nazionale) un dato oggi a rischio a causa del granchio. La produzione del 2022, su dati del Consorzio di Scardovari si attesta sui 52mila quintali di vongole e 20mila quintali di cozze; nel 2023 la produzione fino a inizio giugno era del 10% in più rispetto al 2022, poi è arrivata la crisi del granchio blu. A spaventare sono le previsioni del 2024: si stima almeno un -80% fino al 90%. Fino a ieri raccolti 3.300 quintali di granchi prelevati dalle lagune (dato fornito dal Consorzio cooperative pescatori di Scardovari martedì 22 agosto) che sono tutti andati allo smaltimento. In media se ne raccolgono circa 130 quintali al giorno.
Coldiretti è tra i primi ad aver mostrato la versatilità gastronomica del crostaceo infestante, ma sa che non è questa la soluzione al problema: si stanno cercando delle filiere alternative, come l’utilizzo in impianti biogas.  Ma come è stato chiaramente detto stamattina non sono i granchi che rappresentano il nostro territorio, i pescatori vogliono continuare a coltivare cozze e vongole e pescare.

Il granchio è una specie aliena; il suo nome scientifico è Callinectes sapidus ed è diventato velocemente un’emergenza: Coldiretti ha sempre portato ai tavoli istituzionali il punto della situazione chiedendo più attenzione a questo fenomeno che ora ha dimensioni inquantificabili. Più volte Coldiretti ha ribadito che le lagune polesane erano in uno stato di sofferenza ambientale che ha provocato altri disagi, economici e sociali. Se non si raccolgono  più molluschi non c’è più lavoro per gli addetti. E probabilmente non ce ne raccoglieranno per molto tempo, perché le perdite riguardano sia il prodotto maturo che quello presente nelle nursery, le zone di semina, infatti questi crostacei indesiderati stanno mangiando avidamente e indistintamente quello che trovano nelle lagune. Coldiretti quotidianamente fa una ricognizione della situazione, che purtroppo si sta aggravando di giorno in giorno.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Granchio blu, la lotta si sposta in cucina. A settembre in Veneto la prima sagra dedicata alla specie aliena originaria delle coste Atlantiche dell’America che sta prendendo il sopravvento nei fondali delle nostre coste

tavolata coldiretti granchio blu

Dal granchio blu al rosmarino all’insalatina di granchio alla veneziana fino agli spaghettoni all’aglio saltati al granchio: sono alcuni dei piatti preparati dai cuochi pescatori e contadini della Coldiretti, in collaborazione con l’agriturismo Coda di Gatto a Eraclea (VE), per combattere a tavola l’invasione della specie aliena originaria delle coste Atlantiche che sta devastando quelle nazionali con danni per milioni di euro agli allevamenti di cozze e vongole e all’intero ecosistema.

Stanziamenti per contenere danni e proliferazione. “I cambiamenti climatici con il relativo riscaldamento delle acque hanno reso i nostri ambienti più idonei alla sopravvivenza e proliferazione del granchio blu, sottolinea Coldiretti. Il Consiglio dei Ministri con il decreto Omnibus ha deciso lo stanziamento di 2,9 milioni di euro a favore dei consorzi e delle imprese di acquacoltura che provvedono alla cattura ed allo smaltimento. Con decreto del Masaf – verranno individuate le aree geografiche colpite dall’emergenza, i beneficiari, le modalità di presentazione delle domande, i costi ammissibili ed i criteri di riparto”.

Da crisi a opportunità. L’obiettivo dell’iniziativa culinaria è mostrare una possibile soluzione per contenere l’eccessiva diffusione del granchio a beneficio della pesca per il consumo. “In questo modo – continua Coldiretti – sarebbe possibile trasformare quella che oggi è una calamità in un’opportunità, con l’inserimento nei menu a km zero, a partire dalle attività di ittiturismo, pescaturismo e dagli agriturismi sul litorale, nel rispetto delle normative territoriali”. Il granchio blu vanta tra l’altro proprietà nutrizionali importanti, grazie a una presenza forte di vitamina B12, estremamente preziosa per l’organismo umano ma ha anche un sapore delicato e gustoso. I prezzi per chi vuole acquistarlo si aggirano intorno ai dieci euro al chilo.

granchio bluDiffuso in tutte le coste italiane. “Il fenomeno sta assumendo le proporzioni di una vera e propria “calamità naturale” – denuncia Coldiretti -, che mina la sopravvivenza dell’economia ittica di molte regioni. Il granchio blu sta colpendo gli allevamenti di cozze e vongole, ma anche quelli di orate, lungo la costa nord dell’Adriatico, dalla sacca di Goro in provincia di Ferrara alla zona del Polesine, come la Sacca degli Scardovari a Porto Tolle (provincia di Rovigo) fino a Chioggia, nel Veneziano, e al Golfo di Trieste, in Friuli. Ma il crostaceo è ormai una minaccia anche nel Tirreno, a partire dalla Toscana dove sta assediando le coste da Orbetello, nel Grossetano, a Marina di Pisa. La presenza del granchio blu è stata segnalata un po’ lungo tutta la Penisola, dalla Puglia all’Abruzzo, dal Lazio alla Liguria, fino alla Sicilia. Oltre a devastare la biodiversità e l’ecosistema, il granchio blu danneggia anche le attrezzature di pesca, arrivando persino a tagliare le reti con le sue chele. Una minaccia per la sopravvivenza di oltre 3.000 imprese familiari nelle zone più colpite con la scomparsa di vere e proprie eccellenze alimentari”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Estate 2023, tra alghe, granchi blu e caldo torrido, anche le lagune sono in sofferenza

L'invasione delle alghe nelle lagune polesane

Alghe, granchio blu, temperature eccessive e scarsa circolazione dell’acqua: le lagune polesane sono in sofferenza. Lo afferma Alessandro Faccioli, responsabile Coldiretti Impresapesca dettagliando il quadro della situazione dopo aver relazionato ampiamente al convegno organizzato dal Cur di Rovigo all’interno del corso di laurea in “Water and geological risk engineering”. Negli anni scorsi, particolarmente nel 2022, una combinazione di fenomeni ha causato una prepotente moria di vongole. Questi molluschi sono minacciati dal clima ormai tropicalizzato al quale si aggiunge un nuovo problema che non è più da sottovalutare: la presenza della specie invasiva del granchio blu.

Fenomeno “acqua bianca”. “Non è la prima estate in cui gli ambienti lagunari si trovano in questa situazione – prosegue Faccioli -. Il quadro è peggiorato con l’arrivo della specie invasiva del Callinectes sapidus, un killer dei nostri molluschi che si sta appropriando delle nostre lagune, un danno non solo economico, che per il settore è decisamente grave, ma anche ambientale perché si sta mettendo a repentaglio la biodiversità. Nel frattempo, in questi giorni, è in atto la proliferazione di alghe di tipo ulva rigida e gracilaria e altre, in grandi quantità. Il fenomeno è dovuto allo scarso ricircolo idrico, ormai compromesso da tempo, un problema acuito dall’arrivo delle alte temperature. Le alghe, già visibili, stazionando in superficie, subiscono il fenomeno della decomposizione che, inevitabilmente, assorbe ossigeno dall’ambiente lagunare mettendo in difficoltà pesci e molluschi che vivono in quell’habitat. Questa decomposizione provoca un fenomeno comunemente chiamato “dell’acqua bianca”. Dal punto di vista visivo, le alghe stanno già invadendo la laguna; la proliferazione di queste e la loro decomposizione mettono a repentaglio l’ossigenazione dell’ambiente lagunare che necessita da tempo di interventi strutturali. La mancata ossigenazione della laguna porta alla moria delle altre specie che la vivono”.

Si confida nel Pnrr. “La situazione aggiornata degli ambienti di pesca è stata trasmessa anche al ministero competente tramite Coldiretti – prosegue Faccioli -. Sono indispensabili le soluzioni operative già chieste a più riprese dai pescatori alle istituzioni competenti: si tratta dei lavori di vivificazione. Sappiamo che sono molto costosi e le risorse sono difficili da reperire; per questo confidiamo nel Pnrr. Gli interventi sarebbero una soluzione a una questione economica e sociale dell’attività economica di pesca, ma affronterebbero allo stesso tempo un problema ambientale; le lagune sono ambienti fragili – conclude Faccioli -, sono ecosistemi basati su equilibri che oggi sono minacciati da più fronti, possiamo affermare con certezza che sono tutti fenomeni avversi legati ai cambiamenti climatici, ma anche la mancata operatività dell’uomo nella gestione delle lagune e delle bocche a mare ha sicuramente contribuito al peggioramento dell’ambiente”.